“Sono andata via dal TG5 perché non piaccio al direttore Mimun e, come tutti quelli della vecchia guardia legati a Mentana, vengo vista male. L’azienda mi fa la guerra e mi dimetto”: così Mimosa Martini

Il Fatto Quotidiano - Tuesday, March 24, 2026

Mimosa Martini è stata una delle inviate storiche del TG5 sotto la direzione di Enrico Mentana, che parte il 13 gennaio 1992. “Non trovandomi più bene, me ne sono andata da Mediaset senza essermi preparata un piano B. E non avevo ancora computo 60 anni”, ha detto a Libero. Oggi la giornalista afferma: “Per mantenermi faccio la traduttrice letteraria di saggi e romanzi, principalmente dal francese e dall’inglese”.

Era il 2014 e l’addio al TG5 fa rumore: “Non piaccio al direttore Mimun e, come tutti quelli della vecchia guardia legati a Mentana, vengo vista male. Mi spostano all’agenzia News Mediaset, ma poi, nel 2021, quando mi accorgo che l’azienda mi fa la guerra, mi dimetto”.

Tra i tanti aneddoti professionali raccontati il momento in cui dal Tg3 si trasferisce al TG5: “Il mio impegno non viene riconosciuto e Curzi propone un nuovo contratto nel quale dovrei rinunciare a quasi dieci anni di diritti acquisiti. La considero un’ingiustizia, voglio far causa, ma improvvisamente mi chiama Enrico Mentana”.

Una offerta che però non viene accettata: “Inizialmente rifiuto, perché in quel periodo conta solo la Rai, e poi chiedo consiglio a Curzi, il quale però, a sorpresa, mi suggerisce di accettare l’offerta di Canale 5. Per me è una coltellata: vado al colloquio e firmo. È la mia prima assunzione a tempo indeterminato”.

“Si comincia da zero, l’azienda non ha una cultura dell’informazione, non ci sono corrispondenti dall’estero e, ogni volta che succede qualcosa, mi viene chiesto di partire”, ha detto Martini.

Il primo conflitto? “Quello in Bosnia”. Poi l’11 settembre 2001 in America per le Torri Gemelle: “Sono tutti in vacanza, anche Mentana che, saputo dell’attacco, mi telefona: “Parti, voglio che tu vada a New York”. Mi imbarco sul primo aereo disponibile che, però, arrivato a metà Atlantico torna indietro. Non mi arrendo, dormo a Fiumicino e la mattina trovo un altro volo: il 13 settembre, dopo mille peripezie, sono a Ground Zero. Ed è un incubo. Il primo impatto? Terribile, mi sento sola e circondata dalla morte. Odore di bruciato e il surreale silenzio di Wall Street”.

Le difficoltà ci sono: “Fare le riprese perché non ho il permesso per stare a Ground Zero. Per fortuna, però, ogni mattina riesco a intrufolarmi tra i volontari passando, di nascosto, da un varco ricavato in una rete metallica. Mi fermo diciassette giorni. Poi mi chiama Mentana: “Ti voglio in Pakistan, perché la storia ora si fa lì. E parto, senza passare dall’Italia”.

Ma il desiderio di tornare a fare l’inviata si è spento? “Se ci fosse da andare in giro per Mentana, come ai vecchi tempi, farei subito la valigia”, ha dichiarato.

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