Il Comune di Milano ha ordinato l’abbattimento del palazzo di via Fauchè, uno
dei progetti coinvolti nelle inchieste sull’urbanistica. Si tratta, spiega
Palazzo Marino, di un atto dovuto in seguito alla sentenza del Consiglio di
Stato dello scorso novembre. È il primo ordine di demolizione che riguarda i
cantieri sotto inchiesta. Secondo il Consiglio di Stato le caratteristiche
dell’intervento edilizio andavano oltre la “ristrutturazione ricostruttiva”
(leggi l’articolo di Gianni Barbacetto) che era stata dichiarata e lo
qualificavano invece come nuova edificazione, quindi non bastava per questo una
super scia, cioè un’autocertificazione di inizio attività.
Per la prima volta. lo scorso novembre, il Consiglio di Stato si era pronunciato
sulle indagini urbanistiche a Milano e confermato le ragioni della Procura
contro Comune e costruttore. A finire sotto i riflettori appunto il cantiere di
via Fauché, dove i cittadini avevano denunciato la costruzione di un edificio di
tre piani all’interno del cortile, al posto di un laboratorio precedentemente
demolito. Per il Comune e i costruttori si trattava di rigenerazione urbana, ma
i giudici amministrativi non erano stati dello stesso avviso: la palazzina è
illegittima e va considerata “nuova edificazione”, con tutte le conseguenze del
caso in termini di permesso di costruire, non sostituibile dalla Super-Scia.
L’avvocato Wanda Mastrojanni, che assiste gli abitanti del condominio di via
Fauché-via Castelvetro, aveva spiegato che il Consiglio di Stato “stabilisce per
la prima volta il principio di neutralità urbanistica: il nuovo edificio
costruito dopo una demolizione deve essere ‘neutro’, non consumare suolo e non
aumentare le volumetrie”. E aveva aggiunto sul concetto di rigenerazione urbana:
“Si può parlare di rigenerazione urbana e di risparmio di nuovo suolo solo in
presenza di ristrutturazione edilizia, mentre la nuova costruzione consuma
sempre suolo”.
I giudici avevano tracciato tre criteri fondamentali per distinguere una
ristrutturazione dalla nuova edificazione: la neutralità urbanistica, la
contestualità temporale tra demolizione e ricostruzione e l’unicità
dell’immobile interessato. La neutralità significa che “il nuovo edificio deve
avere la stessa volumetria di quello abbattuto, senza ulteriori trasformazioni
della morfologia del territorio”. La demolizione e la ricostruzione devono
avvenire nello stesso arco temporale, altrimenti si configura una “nuova
costruzione”. Infine, l’unicità impone che non possa essere considerato
ristrutturazione edilizia né l’accorpamento di più volumi precedentemente
separati, né il frazionamento in più edifici di un unico edificio preesistente.
Intanto, in sede penale, prosegue il dibattimento che vede indagati costruttori,
progettisti e dirigenti comunali, accusati di lottizzazione abusiva, abuso
edilizio e falso.
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palazzo di via Fauchè dopo sentenza del Consiglio di Stato proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Lo scandalo urbanistica a Milano continua ad allargarsi. L’ultimo capitolo
riguarda il sequestro preventivo del cantiere Unico-Brera disposto dal gip di
Milano, Mattia Fiorentini, e iniziato nella mattinata di giovedì. La Guardia di
Finanza ha eseguito il provvedimento nella centralissima via Anfiteatro 7, dove
si sarebbe dovuto costruire il progetto dei costruttori Carlo e Stefano Rusconi.
Il progetto appare simile a quello di altri già finiti sotto sequestro: la
trasformazione di due ruderi settecenteschi di 5 e 3 piani, demoliti nel 2006,
in una torre di 11 piani per oltre 34 metri, 27 appartamenti e 45 abitanti
potenziali. Sono 27 gli indagati per abusi edilizi, lottizzazione abusiva e
falso fra imprenditori, architetti, ex componenti della commissione per il
paesaggio e funzionari comunali.
Articolo in aggiornamento
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La procura di Milano insiste e chiede ai giudici del Tribunale del Riesame di
decidere su nuove misure interdittive per l’ex assessore alla Rigenerazione
urbana Giancarlo Tancredi e per il numero uno di Coima Manfredi Catella. I pm
chiedono l’interdizione da incarichi pubblici o professionali. L’accusa è quella
di induzione indebita nell’ambito del progetto P39-Pirellino, una delle tranche
dei filoni d’indagine sull’urbanistica milanese che vede coinvolto, per lo
stesso reato non riconosciuto dal gip che firmò gli arresti poi decaduti per gli
altri indagati, anche il sindaco Giuseppe Sala.
LE PRESSIONI
La Procura, lo scorso agosto, aveva impugnato il mancato riconoscimento del
reato da parte del gip Mattia Fiorentini, che nell’ordinanza cautelare aveva
disposto — per corruzione e falso — cinque arresti domiciliari a vario titolo,
tra cui quelli di Catella (poi revocato dal Riesame e confermato dalla
Cassazione) e di Tancredi (colpito da interdittiva, anch’essa revocata dalla
Cassazione), oltre al carcere per l’immobiliarista Andrea Bezziccheri. Tutte
misure successivamente cadute. In aula erano presenti il pm Paolo Filippini,
titolare dell’inchiesta con i colleghi Marina Petruzzella e Mauro Clerici, e i
difensori: Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli per Catella, Giovanni
Brambilla Pisoni per Tancredi. Gli indagati non hanno partecipato all’udienza.
La Procura ha depositato una memoria contenente tutte le chat emerse nei mesi
scorsi e ritenute fondamentali per sostenere l’accusa.
Secondo i pubblici ministeri, nel 2023 l’allora presidente della Commissione
paesaggio Giuseppe Marinoni non sarebbe stato costretto, ma “convinto a mutare
le sue determinazioni amministrative” con un parere favorevole al progetto, per
la “evidente convenienza di non compromettere le relazioni con il livello
politico (assessore/sindaco)”. Rapporti che gli avevano garantito la posizione
al vertice della Commissione e che avrebbero alimentato un rapporto di
“riconoscenza” che Marinoni avrebbe avuto interesse a non tradire. Il gip aveva
però già escluso il reato di induzione indebita, ritenendo che, pur in presenza
di presunte pressioni da parte di Tancredi e Sala — pressioni intensificatesi
dopo le minacce di “rottura” da parte di Catella e dell’archistar Stefano Boeri,
anche lui indagato — non fosse stato prospettato a Marinoni alcun vantaggio
personale che lo inducesse a favorire il progetto.
LA CHAT
Tra le chat citate dai pm spicca quella del 20 giugno 2023, in cui Tancredi
scrive a Marinoni: “Ti ricordo per esame domani Pirellino che un parere positivo
con raccomandazioni o parere positivo solo sulla soluzione planivolumetrica ci
metterebbe al riparo da attacchi, anche ovviamente a me personalmente, da parte
di Catella e Boeri. Boeri ovviamente ha già parlato al Sindaco della vicenda.
Confido nella tua sensibilità e grande capacità nel gestire questo parere”.
Boeri il giorno prima di quella seduta avrebbe anche mandato, come si legge, un
messaggio vocale a Catella nel quale parlava “di un incontro avvenuto in Comune
con Tancredi” e il dg aggiungendo – l’ipotesi dei pm – “che occorreva far
intervenire su Marinoni (presidente della Commissione paesaggio, ndr) il sindaco
Giuseppe Sala, a cui lui aveva già mandato un messaggio”. Tancredi, per i pm,
attraverso Marinoni, avrebbe fatto cambiare il “parere” sul progetto che prima
la Commissione paesaggio aveva valutato come “negativo” per l’impatto “dei
volumi” e altre “gravi incongruenze progettuali”. Dopo queste “ripetute
pressioni” su Marinoni, il 5 ottobre 2023 la Commissione dava parere
“favorevole”, indispensabile per “ottenere le autorizzazioni edilizie”.
Per l’accusa, l’“acquiescenza” di Marinoni alle richieste dell’assessore sarebbe
stata funzionale a mantenere la propria posizione di potere. Tanto che, alla
scadenza del suo mandato nel dicembre 2024, l’allora presidente sarebbe stato
nuovamente confermato — su proposta dell’assessore e con provvedimento del
sindaco — nonostante fosse già indagato dal 7 novembre 2024, circostanza nota
all’amministrazione. Per questa nomina, Sala risulta anche indagato per falso.
IL CASO PAPINIANO 48: “IMPRESE IN BUONA FEDE, FUORVIATE DAL COMUNE”
In un altro capitolo dell’inchiesta sull’urbanistica milanese, la giudice per le
indagini preliminari, Sonia Mancini, non ha convalidato il sequestro preventivo
d’urgenza richiesto dalla Procura per presunti abusi edilizi nel cantiere di
viale Papiniano 48. Secondo la giudice, sarebbero stati “i comportamenti dello
stesso Comune di Milano” a “fuorviare il privato”, ossia il costruttore
Salvatore Murè e il progettista Mauro Colombo, già a processo anche per
interventi in via Fauchè.
Il progetto riguarda la demolizione di un edificio di quattro piani per la
costruzione di una torre di otto, in un’area sottoposta al doppio vincolo
‘Naviglio Grande’ e ‘Nucleo rurale di interesse paesaggistico’. L’intervento era
stato autorizzato con Scia alternativa al permesso di costruire come
ristrutturazione edilizia anziché come nuova costruzione, pur non prevedendo un
piano attuativo obbligatorio per il nuovo carico urbanistico. La gip ha
riconosciuto la “buona fede” delle imprese, pur rilevando la “assoluta
antigiuridicità dell’intervento”. Nel provvedimento di 18 pagine, la giudice
avverte che “da questo momento in poi” la situazione non potrà più dirsi
sorretta dalla buona fede e auspica l’adozione di un piano attuativo in
sanatoria “per ricondurre alla piena legalità l’intervento edilizio” e
“riportare a sistema l’interesse pubblico” della città.
L'articolo “Pressioni sul progetto Pirellino”, chieste nuove interdittive per
Tancredi e Catella dai pm di Milano. Il caso del cantiere di viale Papiniano
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