A Milano i partiti del centrosinistra, Cgil e Anpi festeggiano la vittoria del
no al referendum in piazza del Duomo sulle note di Bella Ciao, di Vasco Rossi e
Rio Gaetano. La città si è espressa nettamente a favore del no in controtendenza
con il resto della Lombardia dove ha prevalso il sì. In piazza, oltre alla Cgil,
ci sono esponenti di Pd, Avs, M5S, Rifondazione comunista.
“Milano, ancora una volta, dimostra di avere a cuore i valori della
Costituzione, con un risultato straordinario non solo in città ma anche in città
metropolitana – dice la segretaria del Pd Lombardia Silvia Roggiani -. Hanno
mobilitato le tante bugie che la destra ha raccontato in questi mesi”. Per il
segretario milanese del Pd Alessandro Capelli, è ” bello il risultato che si
registra nella città metropolitana di Milano e nel Comune di Milano. Il No vince
con largo margine e manda un ennesimo messaggio alle destre”. In piazza anche la
Cgil con il segretario milanese Luca Stanzione secondo cui “è stato determinante
il voto dei giovani, c’è un Paese che reagisce quando si mette mano alla
Costituzione, ma credo che tutti con questo voto abbiamo voluto dire che quella
Costituzione va realizzata e che c’è un paese che non condivide la rotta che ha
preso questo governo”. A Milano in piazza Duomo per festeggiare la vittoria del
no c’è anche l’ex magistrato Armando Spataro secondo cui il risultato del
referendum è stato un “risveglio dell’impegno della società civile” per una
riforma che “tendeva a spaccare la Costituzione”. Per Primo Minelli presidente
di Anpi Milano infine “ci aspetta un grande 25 aprile dopo questo risultato.
Questo è un Paese che difende la Costituzione”
L'articolo Referendum, Anpi e Cgil festeggiano la vittoria del No in piazza
Duomo: cori e canti sulle note di Bella Ciao proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Milano
Un compleanno che doveva essere una semplice festa all’aperto si è trasformato
in un episodio surreale, degno di una cronaca da città iper-regolamentata. A
Milano, nel cuore del parco Sempione, un papà è stato multato per 80 euro mentre
cercava di organizzare la merenda per la figlia di 8 anni insieme ai compagni di
classe.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la famiglia aveva scelto il
parco per celebrare la fine della scuola in modo informale: tre tavolini,
qualche palloncino e uno striscione per rendere speciale il compleanno. Tutto
pronto per la torta, quando una pattuglia delle guardie ecologiche volontarie è
intervenuta, contestando la presenza di tavoli e decorazioni appese agli alberi,
proibite dal regolamento dei parchi pubblici.
“Ci hanno apostrofato subito in tono accusatorio, dicendo: “Cosa state facendo?
Non è permesso, dovete togliere immediatamente i tavoli e i festoni”, ha
raccontato il papà al quotidiano. Dopo aver chiesto di poter almeno finire di
mangiare la torta, ha ricevuto la multa di 80 euro. La scena, riferiscono i
presenti, ha lasciato i genitori interdetti: “Il regolamento c’è e va
rispettato, hanno detto, ma qui servirebbe un po’ di buon senso. Un cartello
appeso con fili di cotone e qualche palloncino davvero cosa possono fare agli
alberi? Il Comune dovrebbe, invece, avere a cuore e incentivare l’utilizzo dei
parchi da parte di bambini e famiglie”. Così, per solidarietà, i genitori hanno
deciso di fare una colletta per coprire la contravvenzione e hanno trasformato
l’episodio in una piccola rivolta civica contro la rigidità delle regole.
L'articolo “Cosa state facendo? Non è permesso”: merenda di compleanno al parco
per la figlia di 8 anni finisce con una multa da 80 euro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Erano in sella alla loro moto quando si sono scontrati con l’auto guidata da un
uomo di 61 anni. Una ragazza di 20 anni e un giovane di 23, sono morti la notte
scorsa alle 3.50, tra Viale Mugello e Corso Ventidue Marzo a Milano. Le cause
dello schianto sono in corso di accertamento. L’automobilista, un uomo di 61
anni, è invece rimasto ferito in modo non grave ed è stato traportato in codice
giallo all’ospedale Policlinico. Sul posto, oltre ai soccorritori del 118 e i
vigili del fuoco anche gli agenti della Polizia locale per ricostruire la
dinamica.
L'articolo Moto si schianta nella notte contro un’auto a Milano: morti due
giovani di 20 e 23 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Olly, ieri sera venerdì 20 marzo, è tornato all’Unipol Forum di Milano, una
delle 13 date sold out nei palazzetti del Tutta Vita Tour 2025-2026. In attesa
del Gran Finale con 5 concerti evento che chiuderanno oltre un anno di
spettacoli dal vivo: il 18, 20 e 21 giugno allo Stadio Luigi Ferraris di Genova,
il 30 giugno al Rock in Roma – Ippodromo delle Capannelle e il 3 luglio alla
Reggia di Caserta. Nel frattempo però cosa accadrà? Lo ha spoilerato lo stesso
Olly ieri in concerto: “Abbiamo tante belle sorprese in serbo per il futuro”.
C’è da scommettere che ci sono già delle canzoni nuove pronte per essere
lanciate ed essere inserite nelle scalette del Gran Finale, come ultimo grande
regalo di una carriera letteralmente esplosa nel 2023 con “Polvere” al Festival
di Sanremo.
Il segreto del successo di Olly? Bastava guardare ieri il suo pubblico, età
media 25 anni. Tutti in piedi e a cantare a squarciagola dal primo (“È festa”)
all’ultimo brano (“Menomale che c’è il mare” + “II Pescatore” di De Andrè), ad
applaudire, a ridere alle battute del loro beniamino. Insomma un caldo abbraccio
di un “popolo” che c’è ed è vivo.
Al termine del concerto, Olly ha voluto ringraziare con un messaggio, condiviso
sui social: “Grazie a ognuno di voi per tutto quello che fate per me. Da chi mi
conosce personalmente, a chi lavora con me, a chi come voi solo mi ascolta e a
chi mi forgia il carattere con la cattiveria. Siete tutti indispensabili per
questo mio viaggio che è la vita. Sono ancora incredulo per tutto quello che mi
sta accadendo sotto ogni punto di vista e sono eternamente grato all’universo
per tutto TUTTA CAZZO DI VITA”.
Dubbi non ce ne sono più, Olly è pronto per un lungo tour negli stadi, che allo
stato attuale riempirebbe senza alcun problema. Ma se si realizzerà questo
progetto bisognerà aspettare il 2027, con l’arrivo dell’album, di nuova musica e
perché no… Di un ritorno al Festival di Sanremo, in gara. Tanto il coraggio al
signor Federico Olivieri non manca.
L'articolo “Abbiamo tante belle sorprese in arrivo. Grato per tutta caz*o di
vita”: Olly infiamma il suo popolo al Forum di Milano ed è pronto per i 3 show
allo stadio di Genova proviene da Il Fatto Quotidiano.
La tragedia del Tram 9, deragliato a Milano lo scorso 27 febbraio, potrebbe
essere stata innescata da una fatale distrazione piuttosto che da un improvviso
problema di salute. A far propendere gli inquirenti verso questa drammatica
ipotesi è l’analisi delle tempistiche legate a una conversazione telefonica.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la discrepanza tra la fine
della chiamata effettuata dal manovratore e lo schianto del mezzo contro il
palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto sarebbe di soli 12
secondi, se non addirittura meno. Una finestra temporale ridottissima, che
coincide esattamente con gli istanti in cui il tram avrebbe dovuto rallentare
per la fermata, azionare lo scambio dei binari e affrontare la curva, presa
invece a folle velocità.
IL NODO DELLA TELEFONATA: DISTRAZIONE O MALORE?
Al centro dell’inchiesta c’è Pietro M., 60 anni e una lunga carriera alle spalle
come tranviere per Atm, oggi indagato per disastro ferroviario, omicidio e
lesioni colpose. Nell’incidente del nuovo modello Tramlink persero la vita due
persone — il 59enne Ferdinando Favia e il 49enne Okon Johnson Lucky — e si
registrarono oltre 50 feriti. La Procura è convinta che l’uso del cellulare alla
guida (severamente vietato dai regolamenti durante il servizio) sia la vera
causa della perdita di controllo del mezzo. Pietro M. è rimasto al telefono per
3 minuti e 40 secondi con il collega a cui aveva dato il cambio appena un’ora
prima. Il motivo della chiamata, a quanto emerge, sarebbe stato proprio quello
di raccontargli di un infortunio: una botta all’alluce sinistro rimediata circa
mezz’ora prima dello schianto, mentre aiutava un passeggero in carrozzina a
scendere in Stazione Centrale.
La difesa del sessantenne, tuttavia, respinge con forza l’ipotesi della
distrazione. Il tranviere ha sempre dichiarato di aver perso i sensi a causa di
una “sincope vasovagale” provocata proprio dal forte dolore al piede
infortunato. Inoltre, pur non negando di aver utilizzato il cellulare, i legali
dell’uomo collocano la fine di quella conversazione a ben sei minuti di distanza
dal momento dell’impatto, e non a ridosso del deragliamento. Collocare con
esattezza il contatto telefonico nella timeline di quel pomeriggio è ora
l’obiettivo primario degli investigatori.
L’ACQUISIZIONE DEGLI ATTI NELLA SEDE DI ATM
Per fare piena luce sulle responsabilità, le indagini — coordinate dalle pm
Elisa Calanducci e Corinna Carrara e condotte dal Radiomobile della Polizia
Locale — hanno subito una rapida accelerazione. Ieri, con il supporto dei
Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, gli inquirenti si sono recati
presso la sede centrale di Atm in Foro Bonaparte con un ordine formale di
esibizione degli atti.
L’obiettivo è acquisire un’ampia mole di materiale documentale, che si divide in
due filoni principali: sono stati richiesti infatti lo stato di servizio di
Pietro M. relativo agli ultimi tre anni, i documenti sulla sua formazione, i
verbali della sorveglianza sanitaria e i rapporti informativi stilati dai
controlli aziendali sui tranvieri della linea 9 a partire dal 2024. Sotto la
lente d’ingrandimento, in particolare, le circolari interne di Atm che
disciplinano e vietano l’uso dei telefoni cellulari in cabina. Gli investigatori
hanno prelevato poi anche il capitolato d’appalto, i verbali di messa in
servizio della serie “7707” (il nuovo modello coinvolto nel disastro) e l’intero
storico degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Particolare
attenzione è rivolta anche ai documenti sulla valutazione del rischio connesso
al fattore umano e agli accordi sindacali riguardanti l’installazione e l’uso di
telecamere di videosorveglianza all’interno delle cabine di guida.
L'articolo “Nessun malore, il conducente aveva chiuso una telefonata appena 12
secondi prima della tragedia”. Le ipotesi degli inquirenti sul deragliamento del
tram 9 a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’uscita didattica al centro islamico di Mezzago (Milano) programmata
dall’istituto comprensivo “Ai nostri caduti” di Trezzo D’Adda il 24 e 26 marzo
sarà annullata e ora rischia di diventare un caso. “Non per volontà della
scuola”, precisa Patrizia la preside Manuela Santini a ilfattoquotidino.it, ma
per scelta dell’associazione culturale Assalam che gestisce lo spazio brianzolo,
adibito a luogo di preghiera, come in molti altri centri islamici in Italia. Il
gruppo musulmano, secondo la dirigente scolastica, ha ingranato la retromarcia
“per via delle pressioni mediatiche“, travolti dalle polemiche sollevate dalla
Lega e Fratelli d’Italia sui rischi di “islamizzazione“. Anche il sindaco di
Mezzago Massimiliano Rivabeni è critico sulla testata online ilgiorno.it: “La
scuola pubblica deve mantenere equilibrio e neutralità, evitando che l’attività
didattica si trasformi in percorsi orientati verso una singola religione”. Così,
per la prima volta, verrebbe rifiutata una scuola che vuol conoscere la
religione islamica.
A far insorgere le destre è stata la circolare della preside, con i temi dei 5
laboratori previsti per gli studenti di terza media, durante la visita
all’associazione culturale: “La vita di Maometto; il rapporto tra fede e
scienza; i ‘cinque pilastri’ dell’Islam, i diritti delle donne e la scrittura
araba”. Obiettivi didattici e culturali della visita: “Approfondire la
conoscenza dell’Islam in alcuni aspetti e tematiche particolarmente importanti;
conoscere il radicamento e le manifestazioni dell’Islam sul nostro territorio;
rispettare il luogo di culto islamico con comportamenti adeguati; considerare le
diverse culture e religioni come una ricchezza da rispettare”. E’ tutto scritto
nella circolare – scaricabile dal sito della scuola – firmata dalla dirigente
Patrizia Manuela Santini.
Dunque la “gita” ha scatenato le reazioni politiche di Lega e Fratelli d’Italia,
che accusano di islamizzazione l’istituto. L’europarlamentare leghista Silvia
Sardone e il consigliere regionale Alessandro Corbetta hanno definito la scelta
della preside “preoccupante”. E hanno aggiunto: “La scuola non deve essere un
laboratorio di islamizzazione. Non è una semplice visita culturale ma una gita
con un percorso che sembra promuovere la religione islamica. Non esiste alcuna
intesa tra lo Stato italiano e le comunità musulmane; quindi non si capisce
l’utilità e lo scopo di questa iniziativa. Non è la prima volta che succede, è
un cortocircuito che lascia perplessi”. Immediata la risposta della preside alle
parole di Sardone: “La nostra scuola – ha precisato Santini – non indottrina
nessuno. Non spinge nessun alunno verso determinate idee politiche o religiose.
Educa al rispetto di tutti. Non ignora l’esistenza di religioni diverse, ma
tutte le presenta nella loro valenza culturale e nel contributo positivo che
hanno dato all’Umanità, condannando senza se e senza ma i fanatismi, le
intolleranze e gli oscurantismi da qualsiasi religione provengano”.
Sulla circolare, in realtà, Santini aveva già illustrato con precisione ogni
finalità chiedendo anche di “indossare calze pulite perché all’interno della
moschea si starà sui tappeti e senza scarpe”. Un’uscita – secondo quanto scritto
in una nota della preside – organizzata per “sviluppare un atteggiamento di
apertura e curiosità verso “l’altro”, imparando a rispettare le norme
comportamentali di un luogo di culto diverso dal proprio (togliersi le scarpe,
mantenere il silenzio, avere un abbigliamento consono) e per decostruire i
pregiudizi e gli stereotipi: favorire il superamento di visioni semplificate o
distorte della religione islamica attraverso l’incontro diretto con la comunità
locale, promuovendo una cultura della convivenza basata sulla conoscenza reale e
non mediata”.
E’ il secondo anno che l’istituto “Ai nostri caduti” promuove questa iniziativa
approvata dagli organi collegiali senza alcun problema. “Si esce da scuola – ha
detto ancora la preside – e ci si reca in un luogo di culto non per pregare ma
per conoscerlo sotto il profilo culturale, nel contesto della programmazione
annuale della disciplina di insegnamento della religione cattolica e del
Consiglio di Classe. La religione, infatti, non è solo culto, ma anche cultura:
concezione della vita, suggerimenti sui modi di affrontarla, rapporto fra fede e
conoscenza, uno degli argomenti della visita. E’ in questo solco che la nostra
scuola si colloca”. A schierarsi con Santini è invece Paola Pizzighini,
consigliere regionale del M5s: “Esprimo pieno sostegno alla scuola di Trezzo
sull’Adda per la visita didattica alla moschea di Mezzago e condanno le
dichiarazioni della Lega, che ancora una volta trasforma un normale percorso
educativo in propaganda basata su paura e pregiudizi. Parlare di ‘laboratorio di
islamizzazione’ di fronte a una semplice uscita scolastica inserita nel
programma di studi è ridicolo e pericoloso. Gli studenti vanno in moschea
esattamente come vanno in chiesa, in sinagoga o nei musei: per conoscere, capire
e studiare. Il vero pericolo per la convivenza civile non è una visita in
moschea è chi, come la Lega, continua a usare la religione per dividere i
cittadini e costruire consenso sulla paura dell’altro, si occupasse di
sicurezza, di non far piovere nelle scuole e di diritti civili”.
L'articolo La scuola organizza una visita al centro musulmano, le polemiche
scandalizzate di Lega e FdI la fanno annullare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Punto di svolta, elemento rivoluzionario, innovazione radicale. Questa è la
definizione di “game changer” e questo è quello che rappresenta la EX60 per
Volvo. Erede 100% elettrica della XC60, modello più venduto nella storia del
marchio svedese: non una semplice evoluzione ma il punto di partenza di una
nuova generazione, nata elettrica fin dal primo disegno.
Costruita a Torslanda sulla piattaforma SPA3, è un cambio di paradigma: qui
debutta la struttura cell-to-body, con la batteria integrata direttamente nel
pianale e parte attiva della scocca, e la produzione sfrutta la tecnica del
megacasting per ridurre componenti e peso. Il tutto si combina con
l’architettura a 800 volt – inaugurata con la Volvo ES90 – elemento chiave che
cambia il modo di vivere l’elettrico: ricariche fino a 370 kW, 10 minuti per
recuperare più di 300 km e tempi complessivi drasticamente ridotti (dal 10
all’80% in 19 minuti). Numeri che si traducono in un’autonomia dichiarata fino a
810 chilometri, rendendo la EX60 una delle proposte più avanzate della
categoria.
Vista dal vivo, in occasione della premiere italiana che si è svolta al Volvo
Studio di Milano, la prima cosa che colpisce non è la scheda tecnica ma il
design. Le dimensioni sono importanti – 4,80 metri di lunghezza e passo di 2,97
metri – ma la percezione è diversa, più dinamica, quasi da wagon rialzata. E, a
proposito di aerodinamica, il Cx è di 0,26, davvero ottimo per un suv. Il look è
pulito, scolpito, senza eccessi: davanti spicca la firma luminosa “a martello”
reinterpretata in chiave moderna, mentre l’assenza della griglia sottolinea la
natura elettrica.
Le fiancate sono attraversate da nervature tese che giocano con la luce e le
maniglie alte a “pinna di squalo”, integrate nella cornice del finestrino,
rappresentano una soluzione tanto originale quanto funzionale per migliorare
l’aerodinamica. Il risultato è un SUV elegante ma anche solido, con una presenza
scenica che dal vivo guadagna ancora più forza. Aprendo la porta si entra in un
ambiente che segna un ulteriore salto generazionale. Se dietro al volante c’è un
cruscotto digitale da 11,4” con le informazioni di guida, l’abitacolo è dominato
da un grande display centrale orizzontale da 15 pollici, leggermente curvo, che
sostituisce il classico sviluppo verticale Volvo. Tutto passa da qui, in un
sistema fluido con servizi Google integrati.
Ma la vera novità è meno visibile e molto più profonda: la EX60 è la Volvo più
“intelligente” di sempre, grazie a una potenza di calcolo capace di arrivare a
250 trilioni di operazioni al secondo. Il nuovo sistema centrale gestisce
infotainment, sicurezza e assistenza alla guida in modo integrato e apre la
porta a un’evoluzione continua dell’auto tramite aggiornamenti software. Molto
più di un semplice assistente di bordo ma intelligenza artificiale generativa e
infatti a bordo debutta anche Google Gemini, capace di interagire in modo
naturale con conducente e passeggeri, rendendo l’esperienza più intuitiva e meno
distrattiva.
La tecnologia, però, per Volvo non è mai fine a sé stessa. Il cuore resta la
sicurezza, e anche qui la EX60 introduce una novità destinata a fare scuola: le
cinture di sicurezza multi-adattive. Un sistema evoluto che analizza la
corporatura dell’occupante e le condizioni di guida per modulare la risposta in
caso di impatto, migliorando ulteriormente la protezione.
Lo spazio a bordo è abbondante, merito del passo lungo e del pianale
completamente piatto, con un’abitabilità posteriore ai vertici della categoria e
un bagagliaio che parte da 523 litri per arrivare a 1.647 abbattendo i sedili. A
questi si aggiungono i 58 litri presenti sotto al cofano per riporre i cavi di
ricarica. Anche la qualità è elevata, con materiali ben combinati e una cura per
i dettagli che si nota in ogni elemento, dai vani portaoggetti alla modularità
del tunnel centrale.
La gamma prevede tre tagli di batterie: da 83, 95 e 117 kWh rispettivamente per
la P6 che ha trazione posteriore, 374 cavalli e 620 km di autonomia dichiarata,
si passa alla P10 integrale da 510 cavalli e 660 km di autonomia e si arriva
alla P12 da 680 cavalli e autonomia dichiarata dalla casa che arriva a 810 km.
Due gli allestimenti, Ultra e Plus con prezzi a partire da 65.350 euro e un
equipaggiamento già molto completo.
Con questo modello “Volvo Cars entra nel più grande segmento BEV a livello
globale, espandendo il proprio mercato elettrico potenziale” come ha spiegato
Michele Crisci – Presidente di Volvo Cars Italia – nel corso della presentazione
italiana. Ordinabile dal 21 gennaio, sarà in concessionaria a inizio luglio, le
prime consegne sono previste da metà dello stesso mese è il prezzo di partenza è
di 65.350 euro.
E non è finita qui. Perché insieme alla versione standard, la casa svedese ha
già confermato l’arrivo di una variante ancora più robusta e orientata
all’avventura: la Volvo EX60 Cross Country che avrà sospensioni pneumatiche di
serie, cerchi da 20 o 21 pollici, sarà più alta di 20 mm da terra e potrà
alzarsi o abbassarsi di altri 2 cm per una migliore efficienza energetica. Le
motorizzazioni saranno P10 AWD e P12 AWD e rappresenta un ulteriore tassello che
completa il quadro di un modello destinato a segnare, davvero, un nuovo inizio.
Il prezzo? A partire da da 71.450 Euro.
L'articolo EX60, anteprima italiana a Milano per il “game changer” firmato Volvo
– FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Alcuni dei militanti pro-Pal ritenuti responsabili degli scontri del 22
settembre 2025 alla stazione Centrale di Milano durante le manifestazioni a
sostegno del popolo palestinese e della spedizione umanitaria internazionale
della flotta ‘Global Sumud Flotillà’ avrebbero avuto ‘intento rivoltoso’
lasciandosi andare a scene di ‘vera guerriglia’ con ‘violenza e ribellione’
contro la ‘polizia’ attraverso il ‘lancio’ di ‘oggetti contundenti, sanpietrini,
segnaletica stradale’”. Sono le valutazioni della giudice per le indagini
preliminari di Milano, Giulia D’Antoni, nell’ordinanza con cui ha disposto sei
misure cautelari tra obblighi di firma e divieto di dimora per giovani
frequentatori del centro sociale Lambretta, mentre per altri otto indagati ha
fissato interrogatori preventivi.
Secondo la gip, gli scontri davanti alla stazione Centrale “non sono frutto di
un occasionale episodio scatenante la rivolta, bensì di un radicato risentimento
nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei
confronti delle Forze di Polizia”, uno “sfogo di un istinto di ribellione” che
ha trasformato una manifestazione pacifista in un teatro di violenza. Gli
episodi, spiega, sono “espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni
dello Stato e, in particolar modo, le Forze dell’Ordine”, con un atteggiamento
di sfida verso la tutela dell’ordine pubblico, vista dai manifestanti come un
“limite alla libera manifestazione del pensiero”.
Quel 22 settembre, al termine del corteo pro-Palestina che aveva raccolto circa
15.000 persone tra movimenti e collettivi studenteschi, quattro giovani erano
stati arrestati in flagranza, tra cui due minorenni e due studentesse
universitarie. Per i minori il Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto
nove mesi di “messa alla prova”, sospendendo il processo e prevedendo lavori
socialmente utili, con possibilità di estinzione dei reati in caso di
valutazione positiva.
L’ordinanza della gip ricostruisce episodi concreti di violenza: un agente è
stato colpito “ripetutamente con la ‘punta metallica di un ombrello’ al ‘volto e
alla gola’” mentre cercava di contenere la folla, altri sono stati spinti
“all’interno della folla tumultuosa dei manifestanti” e privati “dello scudo e
dello sfollagente”. Sono stati lanciati transenne, sanpietrini, fumogeni e
torce, mentre alcuni indagati hanno commesso atti di oltraggio a pubblico
ufficiale mostrando il “dito medio” e “mimando atti sessuali” nei confronti
degli agenti, e un altro ha tentato una rapina cercando di portare via lo scudo
di protezione di un poliziotto.
“La manifestazione pacifista in favore del popolo palestinese è divenuta teatro
di scontri accesi” scrive ancora D’Antoni, aggiungendo che gli scenari
potrebbero “nuovamente riproporsi e che gli indagati possono reiterare” i reati,
anche perché sono “soliti prendere parte a manifestazioni pubbliche organizzate
riguardanti tematiche geopolitiche di interesse nazionale, oltre che quelle per
‘perorare la causa palestinese’”. L’inchiesta, coordinata dalla pm Francesca
Crupi e diretta dal Procuratore Marcello Viola, ha finora portato
all’identificazione e alla denuncia di 27 persone ritenute responsabili di gravi
reati “di piazza” in concorso: resistenza aggravata a pubblico ufficiale,
lesioni gravi o gravissime, interruzione di servizio pubblico, oltraggio e porto
abusivo di armi improprie. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Digos.
L'articolo “Intento rivoltoso e ostile istinto di ribellione”, sei misure e 27
indagati per gli scontri alla manifestazione pro-Pal di Milano proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Minacciava i passanti con un coltello militare lungo 30 centimetri. La vicenda
si è svolta martedì 17 marzo in via San Damiano, angolo Corso Venezia. L’autore
un 55enne, pregiudicato, è stato immobilizzato dopo poco dai carabinieri del
Nucleo radiomobile. L’uomo, dopo una chiamata al 112, è stato raggiunto sul
posto.
Proprio qui, pochi minuti prima, secondo la ricostruzione delle forze
dell’ordine, aveva cercato di aprire la portiera di un’auto, ferma davanti al
semaforo all’incrocio. L’automobilista, alla vista dell’uomo che brandiva la
lama, era scappato. Il 55enne aveva poi raggiunto una coppia che stava
parcheggiando uno scooter, li aveva rincorsi gridando: “Vi ammazzo“. I due
giovani erano poi riusciti a sfuggire all’aggressore e a mettersi in salvo,
entrando in un palazzo in via San Damiano.
I militari giunti sul posto lo hanno convinto a deporre il coltello per poi
bloccarlo. L’uomo è stato arrestato e trattenuto nelle camere di sicurezza.
L'articolo Con un coltello militare minaccia i passanti in pieno centro di
Milano: “Vi ammazzo”. Arrestato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un ragazzo di 20 anni è stato aggredito martedì 17 marzo, poco dopo le 22, in
via Orefici a Milano. Il giovane egiziano è stato colpito da un connazionale,
poi bloccato dai carabinieri e indagato per lesioni personali. La notizia,
riportata da MilanoToday, racconta che tutto sarebbe avvenuto nella via che
collega piazza Duomo a Cordusio, più precisamente all’altezza del civico 10.l
Non si conosco le ragioni che hanno portato allo scontro i due, che apparivano
entrambi in un evidente stato di alterazione psicofisica.
Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma, dopo la chiamata al 112 di
alcuni passanti che avevano notato la zuffa. Immediato l’intervento con
un’ambulanza e un’automedica dei sanitari del 118 che hanno soccorso la vittima.
Il giovane è stato stabilizzato e trasportato con la massima urgenza al pronto
soccorso del Niguarda. I medici hanno rilevato un trauma cranico e un
sanguinamento da un orecchio. L’aggressore è stato poi bloccato dai carabinieri.
L’uomo, 20enne egiziano anche lui, è stato denunciato per lesioni personali.
L'articolo Ventenne aggredito davanti al Duomo di Milano, trauma cranico e
lesioni per la vittima proviene da Il Fatto Quotidiano.