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“Mascolinità tossica”: due ricerche internazionali denunciano il ritorno a modelli misogini e sessisti
A ridosso dell’8 marzo, due ricerche internazionali suonano il campanello d’allarme: se negli ultimi anni sembravano essersi aperti spiragli importanti sul fronte dei diritti delle donne – dall’onda lunga del movimento #MeToo fino all’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione francese – nuovi dati suggeriscono che, non solo la battaglia culturale non è vinta, ma che in alcuni casi sembra anzi di arretrare, con il ritorno massiccio degli stereotipi di genere e l’emergere di nuove forme di “mascolinità tossica”. Nel Regno Unito, la vasta ricerca condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra su 23.000 persone in 29 paesi, pubblicata giovedì scorso, mostra come i giovani uomini esprimano visioni più tradizionali sui ruoli di genere rispetto alle generazioni precedenti. Secondo lo studio, quasi un terzo dei ragazzi della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che una moglie debba obbedire al marito e il 33% pensa che l’ultima parola nelle decisioni importanti spetti all’uomo. Una quota più che doppia rispetto agli uomini della generazione dei baby boomer (nati tra il 1945 e il 1964), tra i quali solo il 13% condivide questa visione. La stessa tendenza emerge su altri aspetti: il 24% dei giovani uomini ritiene che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti (contro il 12% dei baby boomer), e il 21% pensa che una “vera donna” non dovrebbe mai prendere l’iniziativa nelle relazioni sessuali (contro il 7% dei baby boomer). Allo stesso tempo, il 59% dei ragazzi della Gen Z sostiene che oggi agli uomini venga chiesto uno sforzo eccessivo per favorire l’uguaglianza tra uomini e donne (contro il 45% dei baby boomer). In Francia, il Baromètre 2026 realizzato da Omnicom Media France per la Fondation des Femmes, pubblicata lunedì scorso, fotografa un altro aspetto della stessa problematica. Il 32% delle persone intervistate ritiene che, in materia di parità di diritti, la condizione delle donne sia peggiorata negli ultimi cinque anni: un balzo di 22 punti rispetto all’anno precedente. Quasi un quarto degli intervistati pensa inoltre che, sullo stesso periodo, i diritti delle donne siano stati rimessi in discussione, una percezione in aumento soprattutto tra i più giovani, i 18-24 anni (+12% in un anno). Le principali preoccupazioni restano le violenze. Per il 63% degli intervistati le violenze sessuali e quelle domestiche rappresentano il problema più urgente, seguite dalle molestie sessuali, in forte crescita (57%, +7 punti), con un aumento particolarmente marcato tra i giovani. Allo stesso tempo cala la fiducia nelle istituzioni: la fiducia nel governo nella lotta contro le violenze scende al 29% (-5 punti), quella nella polizia al 52% (-8) e nella giustizia al 44% (-2). Sempre più spesso in Francia si sente parlare di “masculinisme”, inteso come modello culturale misogino e antifemminista radicale che mette in discussione le politiche di parità, legittima una gerarchia tra uomini e donne e banalizza la violenza di genere. Per la prima volta, il rapporto 2026 dell’Alto Consiglio per la parità, pubblicato a gennaio, parla esplicitamente di “minaccia mascolinista” in Francia: il “mascolinismo”, si legge, è “una minaccia per l’ordine pubblico e una sfida per la sicurezza nazionale”. Secondo il rapporto, circa 10 milioni degli over 15 in Francia — il 17% della popolazione — aderiscono a forme di “sessismo ostile”, mentre più di 12 milioni condividono forme di “sessismo paternalista”. L’Alto Consiglio considera che il fenomeno sia amplificato dai social, definiti come “spazi di cristallizzazione e amplificazione delle discriminazioni e delle violenze sulle donne e le minoranze di genere”. L’84% delle vittime di cyber sessismo è donna. È in questo ecosistema che si inserisce anche la galassia degli incel — acronimo di involuntary celibates – , comunità online di uomini che attribuiscono alle donne la responsabilità della propria frustrazione sentimentale. Il tema è entrato anche nel dibattito politico quando il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, facendo eco al rapporto dell’Alto Consiglio, ha denunciato a sua volta la “minaccia mascolinista senza complessi” presente nel Paese. A fine gennaio, decine di chiamate “ostili e coordinate” hanno saturato il numero 3919, la linea nazionale di ascolto per le donne vittime di violenza. Attacchi che, secondo il ministro, rientrano in una strategia di intimidazione contro le politiche di uguaglianza e contro le associazioni femministe. L'articolo “Mascolinità tossica”: due ricerche internazionali denunciano il ritorno a modelli misogini e sessisti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il MeToo? Odio la violenza maschile, ma le donne non devono provocare in continuazione erezioni all’uomo. Stiano più tranquille e discrete”. Il ciclone Jacqueline Bisset travolge il Festival di Torino
“Le donne non provochino l’uomo e stiano più tranquille e discrete”. Il ciclone Jacqueline Bisset travolge il Torino Film Festival 2025. Non ne aveva mai parlato pubblicamente, ma una delle icone sexy della Hollywood anni sessanta/settanta, che fece girare la testa a tanti spettatori anche solo mostrandosi con una t-shirt bagnata in Abissi nel 1977, con le colleghe odierne del #MeToo non ci va troppo d’accordo. “Ho sempre avuto un atteggiamento molto ambivalente nei confronti del #MeToo perchè ritengo che le donne abbiano responsabilità nel non essere sempre provocanti a tutti i costi”. La bordata di Jacqueline, sotto la Mole letteralmente al galoppo, agile e splendida come una ragazzina (“parlare della bellezza? è indecente parlare di un dono divino”), nemmeno una ruga sul viso mai ritoccato (“la chirurgia plastica è una debolezza”), è di quelle da segnare sul calendario. “Non citatemi in modo volgare, travisando le mie parole, ma ritengo che sia fondamentale accettare una condizione di natura: per un uomo avere un’erezione è qualcosa che capita di frequente, ma questo non significa che una donna deve provocare in continuazione questo atto naturale che avviene nell’uomo, non deve essere la causa che la suscita”. Un sorso impercettibile di acqua naturale e prosegue: “Se un cane fa la pipì sul tappeto di casa, non ci si sbarazza del cane, ma si insegna al cane di farla fuori casa. Non voglio paragonare gli uomini ai cani, ma ci sono effettivamente dei punti di contatto. L’istinto dell’uomo nello spargere seme è per garantire la continuità dell’umanità. Su questo non discuto, ma discuto del fatto che le donne devono essere più tranquille e discrete. Perché gli uomini purtroppo spesso si comportano come quei cani che ho descritto. Certo, mi piace molto che gli uomini provino entusiasmo nei confronti del sesso e odio che le donne subiscano abusi e violenze; credo però che ciascuno debba assumersi la sua parte di responsabilità”. Bisset piena di flirt e fidanzati più o meno celebri, non si è mai sposata e non ha mai avuto figli. Più di 80 film in carriera, iniziano con Cul de sac di Polanski e passando nientemeno che dalle grinfie dell’orco Depardieu nel 2014 in Welcome to New Yoek, proprio su un violentatore come Domenique Strauss-Kahn. “Sono sopravvissuta a Hollywood, ho vissuto situazioni complesse e difficili, ma non ho mai subito violenze. Il comportamento che una donna ha nella vita detta l’andamento della sua intera esistenza. Rimango orripilata dalle violenze e dagli abusi, ma oggi c’è una sorta di voglia di esibizionismo ad oltranza sommata al narcisismo e amplificata dai social dove molte donne si espongono e provocano istinti privati che possono diventare incontrollati”. Bisset spiega che la causa di questo atteggiamento sia la mancanza di un’educazione materna adeguata: “Oggi vedo tante giovani disperate, senza talento, con un narcisismo patologico. Nelle loro fantasie sono delle star, ma una fantasia domestica esibita a 360 gradi e sinceramente fa paura. Non ho profili social, ma anch’io nel mio passato sono stata narcisista. Reputo però che non sia un elemento fondamentale per un attore. Essere attrici significa studiare i comportamenti degli esseri umani diversi da sé provando ad interpretarli. Non si stratta di partire con un trip dell’ego continuo”. Bisset è a Torino per presentare L’uomo dei sette capestri, film che interpretò assieme a Paul Newman nel 1972. L'articolo “Il MeToo? Odio la violenza maschile, ma le donne non devono provocare in continuazione erezioni all’uomo. Stiano più tranquille e discrete”. Il ciclone Jacqueline Bisset travolge il Festival di Torino proviene da Il Fatto Quotidiano.
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