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Oscar 2026 – Tutte le candidature categoria per categoria. Attori, attrici, registi, film, cartoni e stranieri
Appuntamento per il 15 marzo per l’assegnazione. Intanto ecco le nomination con la sorpresa e il record di Sinners-Peccatori. MIGLIO FILM Bugonià, F1 – Il film, Frankenstein, Hamnet – Nel nome del figlio, Marty Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto, Sentimental Value, I peccatori e Train Dreams. Questi sono i 10 film in lizza per l’Oscar al Miglior film. I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di premiazione che si terrà il 15 marzo. Record di nomination – ben 16 – per I peccatori (Sinners), l’opera diretta da Ryan Coogler. Non era mai successo prima che l’Academy valorizzasse un film con tutte queste candidature. Stracciati quindi i grandi di numeri di Titanic, Eva contro Eva o La la land con 14 nomination. MIGLIORI REGISTI A Los Angeles nella lista dei migliori registi si sono: Chloe Zhao per Hamnet – Nel nome del figlio, Josh Safdie per Marty Supreme, Paul Thomas Anderson per Una battaglia dopo l’altra, Ryan Coogler per I peccatori, Joachim Trier per Sentimental Value. MIGLIORI ATTORI E ATTRICE I candidati per il miglior attore sono Timothée Chalamet – Marty Supreme, Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra, Ethan Hawke – Blue Moon, Michael B. Jordan – I peccatori, Wagner Moura – L’agente segreto. Le candidate come miglior attrice sono: Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio, Rose Byrne – If I Had Legs I’d Kick You, Kate Hudson – Song Sung Blue – Una melodia d’amore, Renate Reinsve – Sentimental Value, Emma Stone – Bugonia. Per la categoria di miglior attore e attrice non protagonisti, l’Academy ha scelto Benicio del Toro e Sean Penn (Una battaglia dopo l’altra), Stellan Skarsgård (Sentimental Value), Jacob Elordi (Frankenstein) e Delroy Lindo (Sinners); come miglior attrice Teyana Taylor (Una battaglia dopo l’altra), Inga Ibsdotter Lilleaas (Sentimental Value), Elle Fanning (Sentimental Value), Amy Madigan (Weapons), Wunmi Mosaku (Sinners). MIGLIOR FILM STRANIERO I candidati agli Oscar nella categoria di miglior film straniero sono La voce di Hind Rajab, già premiato alla Mostra del cinema di Venezia, L’agente segreto, l’iraniano Un semplice incidente, il norvegese Sentimental Value e Sirât. ANIMAZIONE Per il Miglior film d’animazione concorrono: Arco, Elio, KPop Demon Hunters, La piccola Amélie e Zootropolis 2. SCENEGGIATURE Per la Miglior sceneggiatura originale, le nomination vanno a: Blue Moon, Marty Supreme, I peccatori, Un semplice incidente e Sentimental Value. Per la Miglior sceneggiatura non originale sono in gara: ‘Una battaglia dopo l’altrà, ‘Bugonià, ‘Frankenstein’, ‘Hamnet – Nel nome del figliò e ‘Train Dreams Italia assente tra le candidature. L’unica nomination possibile, quella del Cortometraggio d’animazione Playing God di Matteo Burani e Arianna Gheller non ha ottenuto la candidatura. Non era entrato nella short list delle nomination, invece, Familia di Francesco Costabile, per la categoria di miglior film internazionale. L'articolo Oscar 2026 – Tutte le candidature categoria per categoria. Attori, attrici, registi, film, cartoni e stranieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Oscar 2026, le nomination per ogni categoria. Il record dei Peccatori con sedici candidature. Non era mai successo
Bugonià, F1 – Il film, Frankenstein, Hamnet – Nel nome del figlio, Marty Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto, Sentimental Value, I peccatori e Train Dreams. Questi sono i 10 film in lizza per l’Oscar al Miglior film. I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di premiazione che si terrà il 15 marzo. Record di nomination – ben 16 – per l’opera diretta da Ryan Coogler. Non era mai successo prima che l’Academy valorizzasse un film con tutte queste candidature. A Los Angeles nella lista dei migliori registi si sono: Chloe Zhao per Hamnet – Nel nome del figlio, Josh Safdie per Marty Supreme, Paul Thomas Anderson per Una battaglia dopo l’altra, Ryan Coogler per I peccatori, Joachim Trier per Sentimental Value. I candidati per il miglior attore sono Timothée Chalamet – Marty Supreme, Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra, Ethan Hawke – Blue Moon, Michael B. Jordan – I peccatori, Wagner Moura – L’agente segreto. Le candidate come miglior attrice sono: Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio, Rose Byrne – If I Had Legs I’d Kick You, Kate Hudson – Song Sung Blue – Una melodia d’amore, Renate Reinsve – Sentimental Value, Emma Stone – Bugonia. I candidati agli Oscar nella categoria di miglior film straniero sono La voce di Hind Rajab, già premiato alla Mostra del cinema di Venezia, L’agente segreto, l’iraniano Un semplice incidente, il norvegese Sentimental Value e Sirât. L'articolo Oscar 2026, le nomination per ogni categoria. Il record dei Peccatori con sedici candidature. Non era mai successo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Oscar 2026, l’Italia fuori dalla shortlist per il film straniero. Ma brillano i corti italiani Playing god ed Eirù
Niente film italiano ai prossimi Oscar. Familia non è entrato nella shortlist dei titoli che si contenderanno la statuetta del miglior film Internazionale 2026. Nessuna sorpresa perché il film di Francesco Costabile era la candidatura più sciapa e risibile per siffatto contesto. Misteri della commissione ANICA permettendo, shortlist o non shortlist, a contendersi l’Oscar come Miglior film internazionale c’è un favorito assoluto e un outsider clamoroso: il primo è il film diretto dal pluripremiato regista iraniano Jafar Panahi, Un semplice incidente, che batte, fortunosamente per i transalpini, bandiera produttiva francese; il secondo, invece, è una perla di assoluta bellezza che uscirà in Italia a metà febbraio, ovvero una saga heimatiana imbevuta di gocce tarkovskyane intitolato Sound of falling della tedesca Mascha Schilinski. Sarà gara tra questi due titoli anche se tra i dodici film selezionati (il 22 gennaio ne rimarranno cinque) ci sono i film a tema Gaza. sia con il palestinese Palestine 56 che il tunisino The voice of Hind Rajab. A rendere felice il tradizionale campanilismo italiano su arti e affini come fossimo ai mondiali di curling ecco sbucare nella shortlist dei corti animati Playing god di Matteo Burani e Eirù di Giovanna Ferrari. Fior di professionisti dell’animazione che finiscono sulle pagine delle news giusto in questi minuti di fervore notiziabile. Scrive l’Ansa rispetto a Playing God: “È una saga di sette minuti su un artista tormentato che tenta di plasmare una figura umana dalle proporzioni ideali ma la abbandona quando si accorge di aver fallito”. Nelle immagini disponibili vediamo che il corto mostra tante piccole creaturine di terracotta ispirate al Compianto del Cristo morto di Niccolò dell’Arca tra le più nascoste e affascinanti sculture visibili a Bologna. Burani è infatti bolognese, lavora allo Studio Croma di Bologna e sostiene, lo rileviamo dalla pronta intervista del Resto del Carlino, che il corto è “ispirato alla mia Bologna”. Ancora in salsa bolognese è la candidatura della Ferrari che è nata sempre sotto le Due Torri e con Èiru affronta il mito fanciullo di una bambina irlandese che deve dimostrare al suo clan dell’epoca del ferro di avere doti magiche. Le shortlist che precedono le cinque nomination definitive (verranno annunciate il 22 gennaio prossimo) ha incluso alcune categorie tecniche (miglior canzone, colonna sonora, effetti visivi, fotografia, suono, trucco e acconciatura) e la nuova categoria miglior casting. Il primo posto per numero di menzioni lo ottengono il capitolo due della saga Wicked e Sinners (8 menzioni), seguono Frankenstein di Del Toro con sei, One battle after another e F1 con cinque e Marty Supreme con quattro. L'articolo Oscar 2026, l’Italia fuori dalla shortlist per il film straniero. Ma brillano i corti italiani Playing god ed Eirù proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non sono un barbone come ha scritto il Telegraph per fare click”, lo sfogo di Kevin Spacey
“Non sono un barbone come scrivono i tabloid inglesi”. Kevin Spacey è apparso in un video pubblicato su Instagram per rettificare il titolo di un articolo pubblicato sul Telegraph (ripreso da moltissimi media tra cui il FattoQuotidiano) e rassicurare i suoi numerosissimi fan. In un articolo del 19 novembre Spacey aveva dichiarato: “Vivo in hotel, vivo in Airbnb, vado dove c’è lavoro”. Ebbene, ha spiegato l’attore due volte premio Oscar, questo non vuole dire che sia un senza fissa dimora (“homeless” ndr). L’interprete ha detto anche che non è solito rispondere ai media perché se lo facesse, dovrebbe passare la maggior parte del tempo a fare solo quello ma di voler spiegare a chi, i tantissimi, si sono offerti di dare un aiuto o addirittura un alloggio. Spacey ha elogiato il lavoro del giornalista, ma ha attaccato durante la testata per aver scelto di “svendere” il lavoro del cronista “consapevolmente con un titolo fuorviante per il gusto di fare click”. “Alla luce dei recenti articoli che affermano che sono senza fissa dimora, sento il bisogno di rispondere non alla stampa, ma alle migliaia di persone che mi hanno contattato negli ultimi giorni, offrendomi un posto dove stare o semplicemente chiedendomi se sto bene”. Spacey, oramai finito sotto la lente mediatica per ogni sospiro dai tempi delle accuse di molestie e violenze (per ora tutti i procedimenti legali più importanti sono finiti con delle assoluzioni ndr), ha voluto ringraziare prima di tutto i fan: “Lasciatemi dire che sono davvero commosso dalla vostra generosità, punto e basta. Mi sembra però disonesto da parte mia farvi credere che io sia davvero un senzatetto, nel senso colloquiale del termine”. In pratica, sottolinea Spacey, “nella mia conversazione con Mick Brown, il meraviglioso giornalista… ho detto che fondamentalmente vivevo in hotel e Airbnb e andavo dove c’era lavoro. Proprio come quando ho iniziato la mia carriera in questo settore, ho lavorato quasi senza sosta per tutto l’anno“. Spacey ha poi voluto spendere un pensiero affettuoso verso le “tante persone che realmente vivono per strada, nelle loro auto o in situazioni finanziarie terribili”: “Il mio cuore è con loro, ma è chiaro dall’articolo stesso del Telegraph che non sono uno di loro, né stavo cercando di dirlo”. L'articolo “Non sono un barbone come ha scritto il Telegraph per fare click”, lo sfogo di Kevin Spacey proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Kieslowski dei dinosauri”. Juliette Binoche e la libertà di scegliere
“Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Film Blu di Kieslowski che i dinosauri”. Risulterebbe un po’ snob, se non fosse per la naturale simpatia che sprigiona da quel viso semplice, da quel fascino discreto da signora normale. Juliette Binoche al Torino Film Festival presenta la sua prima regia. Si tratta di In-I In Motion – tra i titoli in Concorso per il miglior Documentario – dove vengono mostrati preparativi e versione finale di uno spettacolo di danza del 2007 che vide la Binoche protagonista assieme al danzatore Akram Khan. Due ore di sudore, fatica, piroette. Una danza eminentemente fisica, con corpi che non solo si sfiorano ma che si spingono, toccano, plasmano insieme con veemenza. Inevitabile che in conferenza stampa si affronti proprio il segreto del cinema: la chimica tra attori in scena oggi regolata sempre più di frequente da intimacy coordinator. “Un intervento razionale in una situazione che a che vedere col desiderio non è molto calzante. Capisco comunque dell’esistenza di questo ruolo a causa di tutti gli errori che sono stati fatti nel passato”, spiega la 61enne attrice parigina che ha da tempo conquistato non solo il cinema d’autore europeo ma anche Hollywood. “Dovrebbe spettare all’attore dire fino a che punto si sente libero di esprimersi con il proprio corpo e con l’altro attore; e soprattutto andrebbe valutato se c’è il rischio che il partner in scena o il regista distorcano o utilizzino in modo non corretto le scene (un riferimento che pare carta carbone con le vicende di Ultimo tango a Parigi ndr). La situazione ideale sarebbe quella di girare liberamente una scena, mostrarla agli attori e se sono stati rispettati consenso e spontaneità si dà l’ok”. Proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, Binoche torna ad affrontare il tema della “forza” maschile e di come viene esercitata ed interpretata nell’universo femminile: “Siamo abituate come donne a vedere la rappresentazione del potere come una forza che arriva dall’esterno. Quando in realtà la forza interiore delle donne è naturale e più genuina; diamo la vita e la proteggiamo, ce l’abbiamo come struttura genetica a livello istintivo. Eppure la forza è intesa sempre come qualcosa al maschile. Tanto che nelle relazioni sentimentali pensiamo di poter ricevere protezione solo da un uomo. Io stessa per anni ho pensato fosse normale dover trovare un uomo forte accanto a me, ma è un’illusione, questa figura maschile non esiste”. Oltre ottanta film all’attivo (“amo Dreyer e La passione di Giovanna D’Arco, ma anche i film di King Vidor e le interpretazioni di Lillian Gish”), secondo la leggenda attrice più pagata della storia nel cinema francese, Binoche è comunque in una fase di cambiamento: “I figli sono andati via di casa. Mi è morto il gatto. La sofferenza e le chiusure costringono ad aprirsi. Ora del resto mi sento pronta a fare la regista. Di film di fiction sì. Come artista cerco nuove sfide. La ripetizione uccide”. Inevitabile quindi si torni a parlare dei grandi rifiuti della Binoche. A partire dai tre no a Steven Spielberg. “La prima volta gli dissi di no perché stavo realizzando Gli Amanti del Pont-Neuf, cercavamo (assieme all’ex Leos Carax, dal quale si separò proprio dopo il film ndr) il budget per chiuderlo. La seconda proposta di Spielberg fu per Jurassic Park, ma Kiselowski mi aveva proposto Film Blu. Lessi lo script di Jurassic Park e la parte che mi voleva assegnare (quella di Laura Dern ndr) e dissi a Spielberg: avrei fatto volentieri un dinosauro, ma altro di più stimolante da fare. La terza volta mi chiamò per Schindler’s list, ma non me la sono sentita. Ero incinta, e il ruolo di una donna torturata, violentata e uccisa non faceva per me in quel momento. Una volta ci trovammo a parlare di un suo progetto su Eleonora Duse e Sarah Bernhardt. Gli dissi che avevo rilevato come lui fosse più interessato a personaggi maschili che a quelli femminili. Come Scorsese, fanno parte di una generazione di cineasti appassionati a storie di guerre, di killer, di violenza”. L'articolo “Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Kieslowski dei dinosauri”. Juliette Binoche e la libertà di scegliere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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