Appuntamento per il 15 marzo per l’assegnazione. Intanto ecco le nomination con
la sorpresa e il record di Sinners-Peccatori.
MIGLIO FILM
Bugonià, F1 – Il film, Frankenstein, Hamnet – Nel nome del figlio, Marty
Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto, Sentimental Value, I
peccatori e Train Dreams. Questi sono i 10 film in lizza per l’Oscar al Miglior
film. I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di premiazione che si terrà
il 15 marzo. Record di nomination – ben 16 – per I peccatori (Sinners), l’opera
diretta da Ryan Coogler. Non era mai successo prima che l’Academy valorizzasse
un film con tutte queste candidature. Stracciati quindi i grandi di numeri di
Titanic, Eva contro Eva o La la land con 14 nomination.
MIGLIORI REGISTI
A Los Angeles nella lista dei migliori registi si sono: Chloe Zhao per Hamnet –
Nel nome del figlio, Josh Safdie per Marty Supreme, Paul Thomas Anderson per Una
battaglia dopo l’altra, Ryan Coogler per I peccatori, Joachim Trier per
Sentimental Value.
MIGLIORI ATTORI E ATTRICE
I candidati per il miglior attore sono Timothée Chalamet – Marty Supreme,
Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra, Ethan Hawke – Blue Moon, Michael
B. Jordan – I peccatori, Wagner Moura – L’agente segreto.
Le candidate come miglior attrice sono: Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del
figlio, Rose Byrne – If I Had Legs I’d Kick You, Kate Hudson – Song Sung Blue –
Una melodia d’amore, Renate Reinsve – Sentimental Value, Emma Stone – Bugonia.
Per la categoria di miglior attore e attrice non protagonisti, l’Academy ha
scelto Benicio del Toro e Sean Penn (Una battaglia dopo l’altra), Stellan
Skarsgård (Sentimental Value), Jacob Elordi (Frankenstein) e Delroy Lindo
(Sinners); come miglior attrice Teyana Taylor (Una battaglia dopo l’altra), Inga
Ibsdotter Lilleaas (Sentimental Value), Elle Fanning (Sentimental Value), Amy
Madigan (Weapons), Wunmi Mosaku (Sinners).
MIGLIOR FILM STRANIERO
I candidati agli Oscar nella categoria di miglior film straniero sono La voce di
Hind Rajab, già premiato alla Mostra del cinema di Venezia, L’agente segreto,
l’iraniano Un semplice incidente, il norvegese Sentimental Value e Sirât.
ANIMAZIONE
Per il Miglior film d’animazione concorrono: Arco, Elio, KPop Demon Hunters, La
piccola Amélie e Zootropolis 2.
SCENEGGIATURE
Per la Miglior sceneggiatura originale, le nomination vanno a: Blue Moon, Marty
Supreme, I peccatori, Un semplice incidente e Sentimental Value. Per la Miglior
sceneggiatura non originale sono in gara: ‘Una battaglia dopo l’altrà, ‘Bugonià,
‘Frankenstein’, ‘Hamnet – Nel nome del figliò e ‘Train Dreams
Italia assente tra le candidature. L’unica nomination possibile, quella del
Cortometraggio d’animazione Playing God di Matteo Burani e Arianna Gheller non
ha ottenuto la candidatura. Non era entrato nella short list delle nomination,
invece, Familia di Francesco Costabile, per la categoria di miglior film
internazionale.
L'articolo Oscar 2026 – Tutte le candidature categoria per categoria. Attori,
attrici, registi, film, cartoni e stranieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Notte degli Oscar
Bugonià, F1 – Il film, Frankenstein, Hamnet – Nel nome del figlio, Marty
Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto, Sentimental Value, I
peccatori e Train Dreams. Questi sono i 10 film in lizza per l’Oscar al Miglior
film. I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di premiazione che si terrà
il 15 marzo. Record di nomination – ben 16 – per l’opera diretta da Ryan
Coogler. Non era mai successo prima che l’Academy valorizzasse un film con tutte
queste candidature.
A Los Angeles nella lista dei migliori registi si sono: Chloe Zhao per Hamnet –
Nel nome del figlio, Josh Safdie per Marty Supreme, Paul Thomas Anderson per Una
battaglia dopo l’altra, Ryan Coogler per I peccatori, Joachim Trier per
Sentimental Value. I candidati per il miglior attore sono Timothée Chalamet –
Marty Supreme, Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra, Ethan Hawke –
Blue Moon, Michael B. Jordan – I peccatori, Wagner Moura – L’agente segreto.
Le candidate come miglior attrice sono: Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del
figlio, Rose Byrne – If I Had Legs I’d Kick You, Kate Hudson – Song Sung Blue –
Una melodia d’amore, Renate Reinsve – Sentimental Value, Emma Stone – Bugonia.
I candidati agli Oscar nella categoria di miglior film straniero sono La voce di
Hind Rajab, già premiato alla Mostra del cinema di Venezia, L’agente segreto,
l’iraniano Un semplice incidente, il norvegese Sentimental Value e Sirât.
L'articolo Oscar 2026, le nomination per ogni categoria. Il record dei Peccatori
con sedici candidature. Non era mai successo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Niente film italiano ai prossimi Oscar. Familia non è entrato nella shortlist
dei titoli che si contenderanno la statuetta del miglior film Internazionale
2026. Nessuna sorpresa perché il film di Francesco Costabile era la candidatura
più sciapa e risibile per siffatto contesto. Misteri della commissione ANICA
permettendo, shortlist o non shortlist, a contendersi l’Oscar come Miglior film
internazionale c’è un favorito assoluto e un outsider clamoroso: il primo è il
film diretto dal pluripremiato regista iraniano Jafar Panahi, Un semplice
incidente, che batte, fortunosamente per i transalpini, bandiera produttiva
francese; il secondo, invece, è una perla di assoluta bellezza che uscirà in
Italia a metà febbraio, ovvero una saga heimatiana imbevuta di gocce
tarkovskyane intitolato Sound of falling della tedesca Mascha Schilinski. Sarà
gara tra questi due titoli anche se tra i dodici film selezionati (il 22 gennaio
ne rimarranno cinque) ci sono i film a tema Gaza. sia con il palestinese
Palestine 56 che il tunisino The voice of Hind Rajab.
A rendere felice il tradizionale campanilismo italiano su arti e affini come
fossimo ai mondiali di curling ecco sbucare nella shortlist dei corti animati
Playing god di Matteo Burani e Eirù di Giovanna Ferrari. Fior di professionisti
dell’animazione che finiscono sulle pagine delle news giusto in questi minuti di
fervore notiziabile. Scrive l’Ansa rispetto a Playing God: “È una saga di sette
minuti su un artista tormentato che tenta di plasmare una figura umana dalle
proporzioni ideali ma la abbandona quando si accorge di aver fallito”.
Nelle immagini disponibili vediamo che il corto mostra tante piccole creaturine
di terracotta ispirate al Compianto del Cristo morto di Niccolò dell’Arca tra le
più nascoste e affascinanti sculture visibili a Bologna. Burani è infatti
bolognese, lavora allo Studio Croma di Bologna e sostiene, lo rileviamo dalla
pronta intervista del Resto del Carlino, che il corto è “ispirato alla mia
Bologna”. Ancora in salsa bolognese è la candidatura della Ferrari che è nata
sempre sotto le Due Torri e con Èiru affronta il mito fanciullo di una bambina
irlandese che deve dimostrare al suo clan dell’epoca del ferro di avere doti
magiche.
Le shortlist che precedono le cinque nomination definitive (verranno annunciate
il 22 gennaio prossimo) ha incluso alcune categorie tecniche (miglior canzone,
colonna sonora, effetti visivi, fotografia, suono, trucco e acconciatura) e la
nuova categoria miglior casting. Il primo posto per numero di menzioni lo
ottengono il capitolo due della saga Wicked e Sinners (8 menzioni), seguono
Frankenstein di Del Toro con sei, One battle after another e F1 con cinque e
Marty Supreme con quattro.
L'articolo Oscar 2026, l’Italia fuori dalla shortlist per il film straniero. Ma
brillano i corti italiani Playing god ed Eirù proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non sono un barbone come scrivono i tabloid inglesi”. Kevin Spacey è apparso in
un video pubblicato su Instagram per rettificare il titolo di un articolo
pubblicato sul Telegraph (ripreso da moltissimi media tra cui il
FattoQuotidiano) e rassicurare i suoi numerosissimi fan. In un articolo del 19
novembre Spacey aveva dichiarato: “Vivo in hotel, vivo in Airbnb, vado dove c’è
lavoro”. Ebbene, ha spiegato l’attore due volte premio Oscar, questo non vuole
dire che sia un senza fissa dimora (“homeless” ndr). L’interprete ha detto anche
che non è solito rispondere ai media perché se lo facesse, dovrebbe passare la
maggior parte del tempo a fare solo quello ma di voler spiegare a chi, i
tantissimi, si sono offerti di dare un aiuto o addirittura un alloggio. Spacey
ha elogiato il lavoro del giornalista, ma ha attaccato durante la testata per
aver scelto di “svendere” il lavoro del cronista “consapevolmente con un titolo
fuorviante per il gusto di fare click”.
“Alla luce dei recenti articoli che affermano che sono senza fissa dimora, sento
il bisogno di rispondere non alla stampa, ma alle migliaia di persone che mi
hanno contattato negli ultimi giorni, offrendomi un posto dove stare o
semplicemente chiedendomi se sto bene”. Spacey, oramai finito sotto la lente
mediatica per ogni sospiro dai tempi delle accuse di molestie e violenze (per
ora tutti i procedimenti legali più importanti sono finiti con delle assoluzioni
ndr), ha voluto ringraziare prima di tutto i fan: “Lasciatemi dire che sono
davvero commosso dalla vostra generosità, punto e basta. Mi sembra però
disonesto da parte mia farvi credere che io sia davvero un senzatetto, nel senso
colloquiale del termine”.
In pratica, sottolinea Spacey, “nella mia conversazione con Mick Brown, il
meraviglioso giornalista… ho detto che fondamentalmente vivevo in hotel e Airbnb
e andavo dove c’era lavoro. Proprio come quando ho iniziato la mia carriera in
questo settore, ho lavorato quasi senza sosta per tutto l’anno“. Spacey ha poi
voluto spendere un pensiero affettuoso verso le “tante persone che realmente
vivono per strada, nelle loro auto o in situazioni finanziarie terribili”: “Il
mio cuore è con loro, ma è chiaro dall’articolo stesso del Telegraph che non
sono uno di loro, né stavo cercando di dirlo”.
L'articolo “Non sono un barbone come ha scritto il Telegraph per fare click”, lo
sfogo di Kevin Spacey proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Film Blu di Kieslowski che i
dinosauri”. Risulterebbe un po’ snob, se non fosse per la naturale simpatia che
sprigiona da quel viso semplice, da quel fascino discreto da signora normale.
Juliette Binoche al Torino Film Festival presenta la sua prima regia. Si tratta
di In-I In Motion – tra i titoli in Concorso per il miglior Documentario – dove
vengono mostrati preparativi e versione finale di uno spettacolo di danza del
2007 che vide la Binoche protagonista assieme al danzatore Akram Khan.
Due ore di sudore, fatica, piroette. Una danza eminentemente fisica, con corpi
che non solo si sfiorano ma che si spingono, toccano, plasmano insieme con
veemenza. Inevitabile che in conferenza stampa si affronti proprio il segreto
del cinema: la chimica tra attori in scena oggi regolata sempre più di frequente
da intimacy coordinator. “Un intervento razionale in una situazione che a che
vedere col desiderio non è molto calzante. Capisco comunque dell’esistenza di
questo ruolo a causa di tutti gli errori che sono stati fatti nel passato”,
spiega la 61enne attrice parigina che ha da tempo conquistato non solo il cinema
d’autore europeo ma anche Hollywood.
“Dovrebbe spettare all’attore dire fino a che punto si sente libero di
esprimersi con il proprio corpo e con l’altro attore; e soprattutto andrebbe
valutato se c’è il rischio che il partner in scena o il regista distorcano o
utilizzino in modo non corretto le scene (un riferimento che pare carta carbone
con le vicende di Ultimo tango a Parigi ndr). La situazione ideale sarebbe
quella di girare liberamente una scena, mostrarla agli attori e se sono stati
rispettati consenso e spontaneità si dà l’ok”.
Proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla
donna, Binoche torna ad affrontare il tema della “forza” maschile e di come
viene esercitata ed interpretata nell’universo femminile: “Siamo abituate come
donne a vedere la rappresentazione del potere come una forza che arriva
dall’esterno. Quando in realtà la forza interiore delle donne è naturale e più
genuina; diamo la vita e la proteggiamo, ce l’abbiamo come struttura genetica a
livello istintivo. Eppure la forza è intesa sempre come qualcosa al maschile.
Tanto che nelle relazioni sentimentali pensiamo di poter ricevere protezione
solo da un uomo. Io stessa per anni ho pensato fosse normale dover trovare un
uomo forte accanto a me, ma è un’illusione, questa figura maschile non esiste”.
Oltre ottanta film all’attivo (“amo Dreyer e La passione di Giovanna D’Arco, ma
anche i film di King Vidor e le interpretazioni di Lillian Gish”), secondo la
leggenda attrice più pagata della storia nel cinema francese, Binoche è comunque
in una fase di cambiamento: “I figli sono andati via di casa. Mi è morto il
gatto. La sofferenza e le chiusure costringono ad aprirsi. Ora del resto mi
sento pronta a fare la regista. Di film di fiction sì. Come artista cerco nuove
sfide. La ripetizione uccide”. Inevitabile quindi si torni a parlare dei grandi
rifiuti della Binoche. A partire dai tre no a Steven Spielberg. “La prima volta
gli dissi di no perché stavo realizzando Gli Amanti del Pont-Neuf, cercavamo
(assieme all’ex Leos Carax, dal quale si separò proprio dopo il film ndr) il
budget per chiuderlo.
La seconda proposta di Spielberg fu per Jurassic Park, ma Kiselowski mi aveva
proposto Film Blu. Lessi lo script di Jurassic Park e la parte che mi voleva
assegnare (quella di Laura Dern ndr) e dissi a Spielberg: avrei fatto volentieri
un dinosauro, ma altro di più stimolante da fare. La terza volta mi chiamò per
Schindler’s list, ma non me la sono sentita. Ero incinta, e il ruolo di una
donna torturata, violentata e uccisa non faceva per me in quel momento. Una
volta ci trovammo a parlare di un suo progetto su Eleonora Duse e Sarah
Bernhardt. Gli dissi che avevo rilevato come lui fosse più interessato a
personaggi maschili che a quelli femminili. Come Scorsese, fanno parte di una
generazione di cineasti appassionati a storie di guerre, di killer, di
violenza”.
L'articolo “Ho detto di no a Spielberg tre volte. Meglio Kieslowski dei
dinosauri”. Juliette Binoche e la libertà di scegliere proviene da Il Fatto
Quotidiano.