La faida tra i Beckham prosegue a colpi di tatuaggi. Negli scorsi giorni, era
diventata virale la fotografia del braccio di Brooklyn che ha cancellato il
tatuaggio con la scritta “papà”. Un segnale forte, che conferma ancora una volta
la spaccatura tra il figlio maggiore e i genitori Victoria e David. Per un
tattoo cancellato da Brooklyn ne è comparso uno addosso a Romeo. Il ragazzo si è
tatuato dietro il collo la scritta “family” (in italiano “famiglia”),
schierandosi al fianco della madre e del padre nella battaglia contro il
primogenito. Come testimoniato su Instagram, nella seduta presso lo studio
londinese Fine Line Hearts Club erano presenti anche Cruz Beckham e la fidanzata
Jackie Apostel. I due hanno approfittato dell’occasione per fare due nuovi
tatuaggi: lui una piccola J in omaggio alla compagna, lei la scritta
“Provvidence”. I Beckham (eccezion fatta per Brooklyn) sono più uniti che mai e
le foto scattate durante la Paris Fashion Week lo dimostrano.
Intanto, il figlio ribelle continua ad allontanarsi dai genitori. Come vi
abbiamo raccontato, negli scorsi mesi Brooklyn ha smesso di seguire mamma e papà
su Instagram, mantenendo vivi i rapporti solo con i nonni. I due anziani stanno
provando a convincere il nipote a riappacificarsi con Victoria e David, senza
successo. Negli scorsi giorni Posh Spice si è indispettita per lo sfogo del
figlio, il quale si è scagliato contro i genitori “manipolatori” dichiarando:
“Per loro il marchio Beckham viene prima di tutto”. Come riportato dai tabloid
inglesi, l’ex membro delle Spice Girls si sarebbe infuriata, ricordando al
figlio “ingrato” di aver ingaggiato in passato costosi avvocati per salvarlo da
storie che “non lo hanno sempre messo in luce al meglio”.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da FINE LINE HEARTS CLUB ❤️ (@finelineheartsclub)
L'articolo La faida tra Romeo e Brooklyn Beckham continua a colpi d’inchiostro:
il primo si tatua la parola “famiglia”, il secondo cancella il tattoo in onore
di papà David proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Tatuaggio
I tatuaggi non sono sempre innocui. Anzi, in alcuni casi, possono danneggiare
gravemente e irrimediabilmente la salute. Come è successo a un uomo polacco,
sulla trentina, in seguito a una reazione allergica grave all’inchiostro rosso
di un tatuaggio sul braccio. L’uomo ha perso i capelli e tutti i peli del corpo,
ha subito danni irreparabili alle ghiandole sudoripare e ha sviluppato la
vitiligine. Il caso, descritto sulla rivista Clinics and Practice, si aggiunge
alle crescenti preoccupazioni sugli effetti di alcuni moderni inchiostri per
tatuaggi sul sistema immunitario.
I tatuaggi sono una pratica antica e, per gran parte della loro storia, sono
stati eseguiti utilizzando inchiostri neri a base di fuliggine, iniettati
lentamente nella pelle con tecniche manuali. Oggi, gli inchiostri sintetici
colorati possono essere applicati rapidamente su ampie aree di pelle utilizzando
macchinette elettriche. Molti dei coloranti presenti negli inchiostri per
tatuaggi sono stati originariamente sviluppati per le stampanti e le vernici per
auto, piuttosto che per il corpo umano. Negli ultimi anni, sono aumentati i casi
di reazioni allergiche, in particolare in persone con patologie immunitarie
preesistenti come eczema, asma o celiachia. Una ricerca americana ha rilevato
che il 6% delle persone che si fanno un tatuaggio presenta una reazione che dura
più di quattro mesi, più comunemente se il tatuaggio contiene inchiostro rosso.
La reazione dell’uomo polacco è invece iniziata circa quattro mesi dopo che si
era fatto tatuare un grande tatuaggio multicolore sull’avambraccio. Ha iniziato
a provare un prurito intenso e ha sviluppato un’eruzione cutanea rossa su tutto
il corpo. Ha anche gradualmente perso tutti i peli sulla testa e sul corpo, le
sue unghie sono diventate gialle, i suoi linfonodi si sono gonfiati e ha perso
la capacità di sudare. Dopo due anni di questi sintomi, ha anche iniziato a
sviluppare ampie chiazze di vitiligine, una malattia che schiarisce la pelle.
L’uomo ha consultato dermatologi, allergologi, endocrinologi, neurologi,
oculisti e specialisti in medicina interna, ma nessuno è riuscito a capire cosa
stesse succedendo. Alla fine, si è manifestata una reazione rivelatrice: i
motivi a fiori rossi e fiamme nel disegno apparivano gonfi. Una biopsia di un
linfonodo ingrossato all’inguine ha poi fatto emergere anche tracce di
inchiostro rosso, che si era trasferito dalla sua pelle.
In carenza di opzioni terapeutiche, l’uomo è stato sottoposto a otto interventi
chirurgici per rimuovere le sezioni rosse del tatuaggio e sostituirle con
innesti cutanei. Da allora, i suoi capelli sono ricresciuti e la vitiligine ha
smesso di progredire. Tuttavia, non riesce ancora a sudare a causa di danni
permanenti alle ghiandole sudoripare. Questo lo espone al rischio di colpi di
calore, il che lo ha costretto a dal suo impiego militare. Inoltre, il paziente
è costretto a spruzzare regolarmente il proprio corpo con acqua.
GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE
I dermatologi dell’Università di Medicina di Breslavia, in Polonia, che hanno
supervisionato il trattamento dell’uomo, non sono riusciti a ottenere un
campione di inchiostro rosso dal suo tatuatore per testarlo. Tuttavia, in altri
casi di reazioni allergiche a tatuaggi di colore rosso, i test sull’inchiostro
hanno identificato la presenza di coloranti organici sintetici chiamati
coloranti azoici. Il motivo per cui l’inchiostro dei tatuaggi a volte scatena
problemi di salute è perché attiva cronicamente il sistema immunitario. La
maggior parte dell’inchiostro dei tatuaggi rimane nella pelle, ma una parte
arriva ai linfonodi, che fanno parte del sistema immunitario. Lì, le cellule
immunitarie chiamate macrofagi catturano l’inchiostro e cercano di eliminarlo,
ma falliscono perché le particelle di inchiostro sono troppo grandi. Quando un
macrofago muore, passa l’inchiostro catturato a un altro, instaurando un ciclo
perpetuo. “Il sistema immunitario cerca costantemente di fare qualcosa per
questo inchiostro, innescando una risposta immunitaria cronica”, afferma Signe
Clemmensen dell’Università della Danimarca Meridionale.
L’uomo polacco aveva poi una condizione autoimmune preesistente chiamata
malattia di Hashimoto che potrebbe aver reso il sistema immunitario
particolarmente sensibile, che avrebbe poi iniziato ad attaccare ingiustamente
la sua pelle. Numerose ricerche dimostrano che anche le persone senza patologie
immunitarie possono avere effetti negativi a lungo termine sui tatuaggi. La
ricerca di Clemmensen, ad esempio, ha scoperto che avere un tatuaggio di
qualsiasi colore triplica il rischio di sviluppare un linfoma, un tumore che
colpisce i linfonodi. Nel gennaio 2022, dopo che l’uomo polacco si era fatto
tatuare, l’Unione Europea ha cercato di rendere i tatuaggi più sicuri limitando
l’uso di alcune sostanze chimiche comunemente utilizzate negli inchiostri,
compresi i coloranti azoici. Tuttavia, altre giurisdizioni non hanno ancora
seguito l’esempio. Gli scienziati dunque esortano a fare chiarezza e a
promuovere la sicurezza di chi decide di tatuarsi la pelle.
L'articolo “Ecco gli effetti che gli inchiostri possono avere sulla salute”:
perde tutti i capelli e tutti i peli per un tatuaggio, poi gli viene la
vitiligine e non riesce più a sudare. Il caso studio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il tema dei tatuaggi entra ufficialmente nel campo della sanità pubblica. È
infatti allo studio un decreto che, all’interno delle misure per la prevenzione
del melanoma e dei tumori della pelle, introduce regole più stringenti per il
mondo dei tatuaggi, fino a equipararli, sotto il profilo sanitario, a veri e
propri trattamenti estetici invasivi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la
tutela della salute, aumentare la consapevolezza dei cittadini e ridurre i
rischi legati sia ai pigmenti utilizzati sia alla possibile difficoltà di
individuare precocemente lesioni sospette sulla pelle tatuata.
Tra le novità più discusse c’è l’ipotesi di rendere obbligatorio il consenso
informato prima dell’esecuzione di un tatuaggio, con informazioni chiare sui
potenziali rischi dermatologici, sulle controindicazioni e sulla necessità di
controlli nel tempo. Una scelta che solleva interrogativi non banali: quanto
questa stretta normativa potrà incidere davvero sulla prevenzione del melanoma?
E quanto il dibattito sui tatuaggi riflette una crescente attenzione – ma anche
una certa confusione – nel rapporto tra pratiche estetiche, salute della pelle e
diagnosi precoce dei tumori cutanei? Ne abbiamo parlato con la professoressa
Pucci Romano, Dermatologa e Presidente di Skineco, Associazione scientifica
internazionale di ecodermocompatibili, per capire cosa c’è di scientificamente
fondato e cosa invece rischia di restare solo sulla carta.
LA DERMATOLOGA: “C’È ANCHE UNA RESPONSABILITÀ DELL’OPERATORE”
Professoressa Romano, il decreto introduce l’obbligo del consenso informato per
i tatuaggi. Dal punto di vista dermatologico è una misura davvero utile o c’è il
rischio che resti solo un passaggio burocratico?
“Il rischio che il consenso informato sia soltanto un adempimento burocratico
esiste, inutile negarlo. Molto dipende però da chi lo somministra. Se
l’operatore spiega davvero, in modo dettagliato e comprensibile, a chi vuole
tatuarsi quali sono i possibili rischi e gli eventuali effetti collaterali,
allora il consenso informato può avere un valore reale. In questo senso diventa
anche un compito e una responsabilità dell’operatore, che dovrebbe essere
adeguatamente qualificato”.
Uno dei punti centrali del decreto è il legame tra tatuaggi e melanoma. Esistono
evidenze scientifiche che dimostrino un aumento del rischio di melanoma nei
tatuati?
“Ad oggi non esistono dati che dimostrino una relazione di causalità tra
tatuaggio e insorgenza di melanoma. Il problema vero non è tanto che il
tatuaggio provochi il melanoma, quanto il fatto che possa coprire un neo a
rischio. Un neo displastico, o addirittura una lesione già in evoluzione verso
un melanoma, può essere mascherato dal tatuaggio e quindi non essere notato”.
L'articolo Tatuaggi, in arrivo regole più stringenti per equipararli a
trattamenti estetici invasivi. Ecco cosa cambierà proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il tatuaggio non resta sulla pelle. Finisce nei linfonodi”. È la conclusione,
inquietante, a cui è arrivato l’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di
Bellinzona. Lo studio, realizzato su cavie animali, ha dimostrato che i pigmenti
iniettati nel derma migrano lungo i vasi linfatici e si accumulano nei
linfonodi, le stazioni chiave del nostro sistema immunitario. Di fatto, le
particelle di inchiostro vengono intercettate dai macrofagi – le cellule
deputate a “ripulire” i tessuti – che però non riescono a degradarle. Così,
invece di essere smaltiti, i pigmenti restano intrappolati.
I ricercatori hanno osservato che, nel tempo, questo accumulo può determinare
uno stato di infiammazione persistente, e nei topi ha mostrato un effetto
misurabile sulla risposta anticorpale dopo la vaccinazione. In altre parole: una
ridotta produzione di anticorpi. Ma quanto possiamo trasferire questa
informazione all’essere umano? Su questo punto serve prudenza. Perché se da un
lato la ricerca di Bellinzona apre un tema sanitario reale – quello
dell’esposizione sistemica a pigmenti chimici non biodegradabili – dall’altro
non autorizza scorciatoie interpretative. Lo spiega al FattoQuotidiano.it il
professor Stefano Calvieri, dermatologo e professore emerito di dermatologia
dell’Università La Sapienza di Roma, tra i maggiori esperti italiani in materia
di patologie cutanee e reazioni ai pigmenti.
L’ESPERTO: “ANCORA NON CI SONO DATI CERTI”
“Non possiamo dire, oggi, che i tatuaggi indeboliscano il sistema immunitario
dell’uomo – afferma Calvieri -. Possiamo dire che nei modelli sperimentali
questo accumulo c’è, e che i macrofagi lo gestiscono in modo imperfetto. Ma non
esistono dati certi che traducano questo fenomeno in un danno clinico
documentato nell’essere umano”. Quello che si sa, però, è già sufficiente per
accendere un faro. Quando ci si sottopone a un tatuaggio, l’inchiostro viene
depositato nel derma, sotto l’epidermide. Le particelle sono troppo grandi per
essere eliminate dal corpo e restano derma. È questo che rende permanente un
tatuaggio. Una parte dei pigmenti può comunque raggiungere i linfonodi: un
fenomeno osservato sia nel modello animale sia nella pratica clinica e
documentato dal fatto che nel tempo i tatuaggi sbiadiscono.
PIÙ RISCHI QUANDO SI ELIMINANO?
Ma “il rischio maggiore potrebbe non essere il tatuarsi, ma il cancellare il
tatuaggio – sottolinea Calvieri. La rimozione con laser frantuma le particelle
di inchiostro in micro-frammenti che entrano in circolo molto più facilmente. È
lì che i macrofagi si trovano a dover gestire una quantità di materiale
enormemente superiore rispetto a quella presente durante il tatuaggio. Di fatto,
durante la rimozione aumenta la probabilità che i pigmenti raggiungano i
linfonodi”. E questo vale soprattutto per i colori più complessi: nero, rosso,
blu, ognuno dei quali richiede laser diversi, con lunghezze d’onda specifiche.
Più colori, più passaggi, più frammentazione. “Il problema è capire cosa c’è
dentro quegli inchiostri – continua l’esperto -. Chi si fa tatuare ha il diritto
– e direi il dovere – di farsi consegnare la composizione del pigmento
utilizzato”.
LE ATTUALI CONFERME
Sul piano clinico, i rischi certi – e documentati – restano quelli
dermatologici: infezioni, reazioni allergiche, dermatiti da contatto,
ipersensibilità ai metalli (presenti in diversi pigmenti), difficoltà nel
monitorare nei e lesioni pigmentate coperte dal tatuaggio. Per cui, le categorie
che dovrebbero evitare il tatuaggio, come indica Calvieri, sono:
* chi è allergico ai metalli o presenta sensibilità chimiche importanti;
* chi ha una diatesi allergica (dermatiti atopiche, pelli iper-reattive);
* chi ha molti nei nella zona da tatuare (“il tatuaggio può rendere difficile
la diagnosi precoce di un melanoma”);
CONSULTARE IL DERMATOLOGO E CONOSCERE GLI INCHIOSTRI
Infine, il nostro esperto sintetizza ciò che può essere definito un principio
semplice di cautela: “Più grande è il tatuaggio, maggiore è la quantità di
inchiostro che introduciamo nel corpo. E maggiore sarà la quantità di pigmenti
mobilizzati nel caso di una futura rimozione”. In definitiva, attualmente,
conclude Calvieri, “Le certezze sono tre: consultare dermatologi competenti,
conoscere la composizione degli inchiostri e ricordare che la fase più rischiosa
non è l’applicazione ma la rimozione del tatuaggio con laser”.
L'articolo “Il tatuaggio non resta sulla pelle. Finisce nei linfonodi, colpisce
il sistema immunitario e manda in tilt le nostre difese”: il nuovo studio e il
parare dell’esperto proviene da Il Fatto Quotidiano.