Terminati gli impegni televisivi come coach prima con “The Voice Senior” e ora
con “The Voice Kids” su Rai 1 condotto da Antonella Clerici, Nek si prepara per
tornare in tour da marzo in Italia con “Nek Hits – Live 2025″ e poi ad aprile in
Europa, portando dal vivo i brani più amati di oltre trent’anni di carriera. Sul
palco una formazione Trio con Nek, che suonerà anche il basso, accompagnato da
Emiliano Fantuzzi alla chitarra e alle tastiere e Luciano Galloni alla batteria.
In scaletta con mancheranno “Laura non c’è”, “Fatti avanti amore”, “Lascia che
io sia”, “Almeno stavolta”, “Se io non avessi te”, “Unici”, “Sei grande”, “Se
una regola c’è”, la cover di “Se telefonando”, eseguita per la prima volta sul
palco del Festival di Sanremo nel 2015, e ancora “Sei solo tu”, “Uno di questi
giorni”, “Ci sei tu” e “E da qui”.
Cosa puoi raccontarci del tuo prossimo tour, scaletta, allestimento?
Si tratta dell’ultima leg di un tour che è partito la scorsa primavera, da
Malta, e che già ci ha portato a suonare la scorsa estate in Italia, ed in Nord
America lo scorso novembre. A marzo gireremo i teatri delle principali città
italiane, e chiuderemo ad aprile con un lungo tour europeo. È un progetto che si
chiama Nek Hits, e la scaletta segue esattamente il concept. Solo Hits, i
singoli, i brani che nel corso di questi 30 anni mi hanno rappresentato
evidentemente meglio, ai quali il pubblico è affezionato, e ai quali ovviamente
sono particolarmente legato anch’io. L’allestimento vuole valorizzare le
canzoni, la musica, l’energia, gli arrangiamenti essenziali ma potenti, molto
“suonati”. Sul palco siamo in tre, ma ci sono momenti in cui sembriamo in otto!
Stai creando nuova musica?
Si, ed è da un po’ che non lo facevo. Mi sono reso conto di avere il telefono
pieno di spunti, di mezze cose, di idee abbozzate nel corso di questi ultimi
anni, e credo sia arrivato il momento di provare a mettere un po’ di ordine in
questo materiale e vedere se c’è qualcosa di buono. Non mi metto pressione,
nessuna scadenza, ad un certo punto arriverà l’esigenza di “uscire”, e capiremo
come e quando farlo.
Cosa ti ha colpito dei protagonisti di The Voice Kids?
La particolarità di The Voice, nelle due versioni Senior e Kids, è che a
differenza degli altri talent non esistono da parte dei concorrenti aspettative
legate ad un futuro discografico, né i bambini né tantomeno i nostri Senior
hanno velleità o mire particolari. Vogliono stare su quel palco e cantare bene,
per la gioia di farlo. I kids poi sono emozione e talento allo stato
primordiale, ascoltarli e guardarli è davvero una gioia.
Quali differenze rispetto ai concorrenti Senior?
I Senior hanno un approccio differente, portano comunque delle storie, le loro,
un “vissuto” ed emozioni che puoi davvero sentire nelle loro performance. E
alcuni sono davvero bravi a fartele arrivare tutte, quelle emozioni, quel
vissuto.
Qual è secondo te lo stato della musica italiana delle nuove generazioni? Si
parla di un ritorno al cantautorato…
Di questa cosa del ritorno al cantautorato in realtà se ne parla già da qualche
anno. Il cantautore in realtà è colui che si scrive le proprie canzoni. Non è un
termine che definisce un genere musicale, un mondo sonoro, nel senso che se un
trapper si scrive le proprie cose, da solo, è cantautore pure lui. Detto ciò, di
tutto quello che esce, come sempre è stato da Elvis in poi, alcune cose sono più
forti di altre. Alcune mi piacciono più di altre, è sempre stato così ed è
normale che sia così. Tutto sta a vedere se resterà qualcosa, ed eventualmente
cosa. Se fra vent’anni non ci ricorderemo nulla di quello stiamo ascoltando
oggi, allora vorrà dire che qualcosa è andato storto. In generale. E io un po’
questo timore ce l’ho.
Televisivamente sei molto forte, dopo Dalla strada al palco c’è un programma che
ti piacerebbe condurre? O un format che ti piacerebbe portare in Italia?
Ovviamente sono “naturalmente” portato a prediligere i programmi in cui sono
valorizzati la musica, i talenti, l’intrattenimento in generale. Sono stato
fortunato a poter partire con gli Awards, per arrivare poi a “Dalla strada al
palco”. “The Voice” è perfettamente in linea con questa cosa, e spero ci sarà
l’occasione di proseguire su quest’onda. Poi, cosa vuoi che ti dica, in Italia
abbiamo il “principe” degli show televisivi, dove la musica la fa tra l’altro da
padrona, e mi riferisco ovviamente al Festival di Sanremo. E si, ovvio, mi
piacerebbe condurlo.
La tua cover di Se telefonando ha avuto un grande successo. Cosa ne pensi delle
polemiche che ci sono state recentemente su alcuni brani storici della canzone
italiana. Qual è il modo “migliore” per interpretare una cover?
Ognuno affronta il tema “cover” a modo suo, certo non posso parlare per gli
altri. Quando si è trattato di approcciare “Se telefonando” ci siamo trovati a
dover affrontare due questioni non da poco. Scritta da Morricone e Costanzo,
cantata da Mina. L’idea dovrebbe essere quella di portare qualcosa di diverso ed
in qualche modo “interessante”, senza stravolgere il senso della versione
originale del brano. “Se telefonando” è stata completamente “smontata” e
ricostruita. Linea ritmica, velocità, l’abbiamo cambiata davvero parecchio, il
risultato ci sembrava efficace e comunque “rispettoso” della versione originale.
Ed è andata molto bene. In generale, quando ci mettiamo a lavorare su brani
molto famosi, che hanno già ottenuto riscontri enormi, ci vuole un’idea, un
qualcosa che possa portare se possibile un valore aggiunto rispetto alla
versione originale del brano, e non è per niente facile.
Non credi che i fandom di artisti contrapposti a volte esagerino o creino un
clima avvelenato?
Ma è quello che succede oramai da anni “grazie” ai social. E non riguarda solo i
cantanti o il mondo della musica, ma tutto. Nel momento in cui a chiunque è
consentito di dire la propria su tutto, a dare giudizi ed emettere sentenze su
tutto, con (nella maggior parte dei casi) nessuna cognizione di causa, è normale
che vale tutto. Giusto o sbagliato che sia. Credo che basti dare il giusto peso
a quello che leggiamo, o in certi casi non dargliene proprio.
Ti piacerebbe tornare a Sanremo?
Credo dipenda sempre da quello che hai da dire, quindi di base dalla musica. La
canzone. Ci tornerei, certo, se come è stato in passato ritenessi di avere
qualcosa da voler fare ascoltare, e va da sé che in questo senso quello di
Sanremo è in assoluto il palcoscenico più “efficace”.
Il tuo amico e collega Renga quest’anno è tra i Big hai ascoltato il suo pezzo?
Che ne pensi?
Allora, non ho ancora sentito il pezzo di Francesco. Ma sabato sera sono a cena
da lui, sono certo che me lo farà ascoltare, così come sono certo che mi
toccherà dirgli che è fortissimo! Va da sé.
L'articolo “The Voice Kids è emozione pura. Pronto a girare Italia e Europa con
le mie hits. Le critiche alle cover frutto del clima avvelenato sui social.
Condurre Sanremo? Perché no!”: così Nek proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Nek
Nek è impegnato in prima serata su Rai Uno come nuovo coach di “The Voice
Senior” e nel frattempo si prepara per il tour italiano ed europeo, al via da
marzo 2026. Il cantautore è stato ospite della seconda stagione del podcast
“Casa Perfetta”, disponibile ogni martedì su YouTube e le principali piattaforme
di distribuzione.
Naturalmente non si poteva che parlare di case. “Se le pareti di casa mia
potessero parlare sarebbe un una miscela di hot, – ha affermato l’artista –
perché io ho consumato in tutti gli ambienti di casa mia, per sentirla nostra.
Addirittura, quando la casa ancora, si dice in gergo tecnico, era grezza. Quando
doveva essere completata, insomma, eravamo già attivi in questo. Avevamo già
preso confidenza con l’ambiente, addirittura c’erano le tracce dei piedini di
Patrizia nel pavimento di sucupira. Legno sucupira, legno rarissimo. Che adesso
francamente non si trova… Si fa fatica a trovare, però io a casa mia ce l’ho e,
tra le altre cose, va trattato ogni tot di tempo. Chiusa parentesi tecnica.
Però, sicuramente, a parte il momento hot, c’è quello legato a quando sono
entrato in casa con Beatrice che era grande così”.
Poi ha continuato: “E io sono scoppiato a piangere perché ero a casa mia con mia
figlia, alla quale avevo tagliato il cordone ombelicale, avevo assistito al
parto, ero esattamente in sala operatoria. Praticamente ho fatto tutto io, ecco,
diciamoci!”.
Il discorso poi si sposta sulla musica: “La canzone di un altro cantante che mi
sarebbe piaciuto scrivere? ‘Every Breath You Take’ perché è un pezzo che ha
tutte le caratteristiche per essere un evergreen. Io ho la passione per i Police
da una vita insomma, mi vengono in mente anche altri pezzi ma sicuramente
questo. È una canzone che ha la semplicità e al tempo stesso quella malinconia
che ti prende alla gola e quando è finita la canzone che dura 4 minuti, non vedi
l’ora di riascoltarla perché hai bisogno di quell’emozione, di quel cuore che
batte e va in relazione con il pezzo, si muove col pezzo”.
L'articolo “Se le pareti di casa mia potessero parlare sarebbe un una miscela di
hot, perché io ho consumato in tutti gli ambienti di casa mia”: la confessione
di Nek proviene da Il Fatto Quotidiano.