Grazia Di Michele con Rossana Casale ha partecipato al Festival di Sanremo 1993
arrivando al terzo posto con la ballad “Gli amori diversi”. Ma l’arrivo sul
palco del Teatro Ariston non è stato dei migliori perché le due cantautrici sono
state accolte da alcuni fischi provenienti dalla platea. Lorella Cuccarini, che
era co-conduttrice della serata con Pippo Baudo, ha cercato di frenare le
proteste, ma anche il conduttore ha voluto stoppare le polemiche.
Una vittoria inaspettata, come ha affermato la Di Michele stessa a “La volta
buona”, condotto da Caterina Balivo su Rai Uno: “Noi in realtà eravamo al
ristorante, non avremmo mai immaginato di arrivare ai primi posti e quindi
eravamo andate a mangiare. Ci vennero a cercare ovunque. Ci chiamarono e ci
dissero ‘Siete arrivate…’ e noi abbiamo attaccato, non pensavamo di essere
arrivate terze”.
L’arrivo di corsa all’Ariston: “Immagina noi balzate sul palco così, con la
puzza di frittura sui vestiti, io avevo il vestito macchiato di mostarda, con i
fischi…”. Ma le proteste erano per il quinto posto di Renato Zero con “Ave
Maria”.
“I suoi fan erano ovunque, la platea era piena di sostenitori e in quella
circostanza fu bravo Pippo Baudo che disse: ‘Loro non c’entrano nulla’”.
Il Festival di Sanremo 1993 ha visto trionfare Enrico Ruggeri con “Mistero”
nella categoria Big, davanti a Cristiano De André (“Dietro la porta”) e,
appunto, il duo Rossana Casale-Grazia Di Michele (“Gli amori diversi”). Tra le
Nuove Proposte il successo di Laura Pausini con “La solitudine”.
L'articolo “Io e Rossana Casale balzate sul palco di Sanremo con i fischi per
Renato Zero arrivato quinto, la puzza di frittura sui vestiti, io avevo il
vestito macchiato di mostarda”: così Grazia Di Michele proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Festival di Sanremo
Colpo di scena per il Festival di Sanremo 2026. No, nessun annuncio di
co-conduttori o ospiti speciali, Carlo Conti con un filo di commozione
attraverso un video pubblicato sul suo canale ufficiale ha rivelato: “Oggi c’è
una grandissima notizia che riguarda il Festival di Sanremo. Dopo 76 edizioni,
per la prima volta, i protagonisti del Festival saranno ricevuti dal Presidente
della Repubblica. Venerdì 13 febbraio io, Laura Pausini e i Big in gara saremo
ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. È una
gioia immensa, un grande onore e una grande emozione”.
L'articolo “Per la prima volta i protagonisti del Festival saranno ricevuti dal
Presidente della Repubblica Mattarella”: lo annuncia commosso Carlo Conti – IL
VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Noi non ci mescoliamo”. Così Leonardo Pieraccioni ha lanciato un video
pubblicato sui social in cui “prende in giro”, bonariamente, le scelte
dell’amico Carlo Conti che ha annunciato un nuovo co-conduttore di Sanremo: Can
Yaman. Conti ha lanciato l’ospite “travestendosi” da Sandokan, personaggio
interpretato dall’attore turco in una fiction Rai. Pieraccioni nella clip finge
di chiamare Giorgio Panariello, anche lui storico amico, decidendo di non andare
ospite all’Ariston: “Gli manca Spongebob, il trenino Thomas e Mary Poppins,
anche se ci chiama quest’anno non ci andiamo, non ci mescoliamo”.
L'articolo Sanremo 2026, Pieraccioni chiama Panariello e “prende in giro” Conti:
“Ha chiamato Sandokan, noi non ci mescoliamo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dall’isola di Mompracem alla Riviera ligure: Can Yaman sbarca a “Sanremo 2026”.
L’attore turco sarà il co-conduttore della prima serata del Festival martedì 24
febbraio, affiancherà Laura Pausini e Carlo Conti. Proprio il direttore
artistico in un post pubblicato sul suo profilo Instagram aveva lanciato un
importante indizio con un fotomontaggio dove appariva vestito da “Sandokan” e un
breve messaggio “Co-co”.
L’ufficialità è arrivata poche ore dopo, prima con una nota stampa e poi al Tg1
delle 20: “C’è una sfida lì con CarloCan, vediamo dovrei venire con la mia
spada. Sono molto contento perché so che è molto importante per gli italiani,
qualsiasi cosa che mi avvicina alla cultura italiana mi fa felice”, le prime
parole di Yaman che si aggiunge alla lista dei conduttori, con la presenza di
Achille Lauro prevista nella seconda serata in onda martedì 25 febbraio.
Can Yaman, 36 anni, è diventato noto in Italia grazie alle soap turche in onda
su Canale 5 dove, successivamente ha recitato, per due stagioni, in “Viola come
il mare” con Francesca Chillemi. Nei mesi scorsi l’exploit in Rai con il ruolo
da protagonista in “Sandokan” che avrà una seconda stagione. L’invito
all’edizione 2026 coincide con i 50 anni dal primo Sandokan interpretato da
Kabir Bedi.
Nelle scorse settimane era stato coinvolto in una triste vicenda, era circolata
la notizia di un suo arresto in Turchia nell’ambito di un’operazione antidroga
nei locali notturni, l’attore era stato rilasciato poche ore dopo. “Voglio
precisare che non c’è stato nessun arresto”, ha dichiarato Can nei giorni scorsi
al magazine americano “No Intervals”.
“È un locale dove vado sempre. È un posto dove le persone mi conoscono, faccio
tante foto, non è una novità che io sia lì. Faccio cinquecento foto, giorno e
notte. Quindi sapevano che ero lì e quello era un normale controllo di routine”,
aveva detto Yaman. Per poi ricostruire quanto accaduto: “La polizia arriva,
settantacinque agenti perquisiscono tutti e non trovano niente, mi hanno fermato
perché sono famoso. Loro fanno quello, devono controllare. È la loro procedura.
Non so perché lo abbiano fatto ma non hanno trovato niente su di me. Il che è
normale. E poi mi hanno lasciato andare in pochissimo tempo”.
Can Yaman aveva assicurato di aver collaborato con la polizia fin dal primo
momento: “Ho fatto dei test, ho collaborato con loro, gli ho dato subito il mio
telefono, la password per accedere e tutto il resto. Loro hanno controllato, mi
hanno prelevato un campione di capelli. Mi hanno prelevato il sangue per il
test. E poi mi hanno lasciato andare quindi ero libero di andare dove volevo.
Sono tornato in Italia il giorno dopo ed era tutto normale”.
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L'articolo “Dovrei venire con la mia spada”: Can Yaman sbarca a Sanremo 2026 e
Carlo Conti lo accoglie travestito da Sandokan proviene da Il Fatto Quotidiano.
Festival di Sanremo numero quattro. È un bel traguardo quello raggiunto da
Enrico Nigiotti che ritorna al Festival per presentare “Ogni volta che non so
volare”. La canzone farà parte del suo sesto album in studio, che si intitolerà
“Maledetti Innamorati” – prodotto da Juli, Celo ed Enrico Brun – e verrà
pubblicato il 13 marzo. Il nuovo disco raccoglie 11 canzoni. All’interno della
tracklist “L’amore è / L’amore va”, l’unico pezzo con un ospite del disco: Olly.
Prima di salire sul palco dell’Ariston, Enrico Nigiotti porta la sua musica nei
teatri italiani con “Maledetti Innamorati”, un tour sold out e prodotto da A1
Concerti, che si concluderà il 5 febbraio.
È il tuo quarto Sanremo, quanto è cambiato Nigiotti dall’ultima partecipazione
del 2020 con “Baciami Adesso”?
Sono cambiato come, come diceva Eraclito, “non ci si può bagnare due volte nello
stesso fiume”. Quindi sono cambiato come l’acqua di un fiume, ma sono sempre lo
stesso. Sono felice, sono successe tante cose in questi anni, brutte, ma anche
cose bellissime. Quindi sulle mie spalle ho più bagaglio, ho più vita addosso,
ho assaggiato più vita e dentro sia il pezzo di Sanremo che al mio album, c’è
vita nuova.
Qual è il messaggio di “Ogni volta che non so volare”?
È un flusso di coscienza che attraversa non solo la mia vita, ma anche la vita
un po’ di tutti.Viviamo in un momento dove performare sembra essere l’unica
maniera per esistere. Non solo nella musica, ma in tutti gli ambiti sembra quasi
che devi avere per forza successo. In realtà ‘io non so volare’, è bello
ammetterlo. Ma soprattutto è bello anche cadere e poi riuscire a rialzarsi,
anche perché in quei momenti lì riesci a capire chi veramente ti sta accanto.
Viviamo in un momento in cui è tutto un ‘fratello, brò’, ma poi alla fine le
vere amicizie, gli amori veri, insomma le persone che ti fanno star bene, che ci
sono e ci saranno sempre, si contano sulle dita di una mano.
Tra le collaborazioni spicca quella con Olly, che ha vinto lo scorso anno. Vi
siete sentiti? Cosa ti ha consigliato?
C’è stima con Olly, che tra altre cose, è l’unico ospite del mio nuovo disco
‘Maledetti innamorati” nel brano “L’amore è / L’amore va”. Ci siamo conosciuti
con Juli a un tavolino con del vino. Così è nata la collaborazione sia nel suo
album e adesso nel mio con un mash-up di due canzoni. Lui è sempre stato molto
carino con me, mi ha subito videochiamato quando ha saputo che ero nel cast di
Sanremo. In un mondo come quello della musica, nello showbusiness, dove tanti
rapporti sono più di circostanza, sono felice di aver trovato due amici, due
fratelli. Sono persone che ci saranno sempre, come io ci sarò sempre per loro.
In questi 4 anni ci sono stati momenti difficili e belli. Vuoi raccontarci un
momento difficile che hai dovuto affrontare e il primo momento bello che ti
viene in mente?
Uno dei momenti più difficili della mia vita si riallaccia alla paura di non
riuscire a vivere musica, ma anche quando ho cominciato a intraprendere questo
‘cammino’, ci sono stati tanti periodi in cui avevo paura di non riuscire a
continuare. Ci sono stati momenti in cui c’era poca fiducia nei miei confronti
da parte di tante persone che avevo attorno. Il momento più bello è il 13 marzo
del 2023 quando sono nati Masno e Duccio, i miei figlioli, che sono il panorama
più bello che potessi mai vedere
Ci racconti la scelta della cover e della collaborazione con Alfa per Sanremo
2026?
Ormai diciamo che con i genovesi c’è un bel rapporto (ride, ndr). Alfa l’ho
conosciuto un anno e mezzo fa perché mi aveva chiamato il suo produttore per
fare una piccola session in studio, insieme. Da lì ci siamo conosciuti e ‘presi
bene’, come dicono i giovani. Ho deciso di portare come cover a Sanremo ‘En e
Xanax’, che è un pezzo stupendo di Bersani, un gioiello. Mi piaceva l’idea di
condividere questa cosa e unire tre generazioni: la mia, quella di Alfa e quella
di Bersani. Certe canzoni, soprattutto quelle come questa, dovrebbero essere
conosciute da tutti.
Chi sono i Maledetti Innamorati per Nigiotti?
Sono quelli un po’ come me, innamorati della vita, dei sogni, dell’amore, che
comunque vedono il sole anche nelle giornate di pioggia. È importante non solo
essere sotto al sole ma anche essere sotto la pioggia per crescere un po’ come
accade nei campi in campagna. Quindi parliamo di tutti quelli che non si
arrendono, sono quelli che continuano a camminare in salita e non smettono mai.
Cosa dobbiamo aspettarci da questo disco?
È un disco importantissimo perché segna un po’ il mio ritorno. È un disco che
parla della mia vita, ma anche della vita di tutti perché lo ripeterò
all’infinito sono una persona come gli altri. Rispetto a 5 anni fa ho fatto più
di un bagno nella vita.
L'articolo “Performare a tutti i costi? Ammetto di non saper volare. I miei
figlioli Masno e Duccio sono il panorama più bello che potessi mai vedere”:
parla Enrico Nigiotti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fa lunghe pause come Adriano Celentano, sorride spesso, timido quanto basta,
elegante nei movimenti e per nulla banale. Sayf (vero nome Adam Viacava, ndr) è
uno dei protagonisti del Festival di Sanremo 2026, l’ennesimo cantautore della
scena genovese che arriva sull’onda lunga di Olly, Bresh e Alfa, solo per
citarne alcuni. Le luci puntate addosso perché potrebbe essere l’outsider di
questo Festival con la canzone “Tu mi piaci tanto” lo sorprendono, ma non lo
destabilizzano perché, in fondo, come dice lui stesso “questa è una canzone come
un’altra”, dice facendo spallucce.
“Chi me l’ha fatto fare? Eh perché stiamo in questo mondo, in questo sistema
qua. Sennò uno si fa le le canzoni per i fatti suoi. È un po’ andare incontro al
sistema, no? La musica si vende, quindi vendiamola!”. Insomma sul filo
dell’ironia (e delle pause ragionate) inizia così l’incontro con uno dei giovani
artisti più interessanti del panorama musicale italiano.
Nella serata dei duetti, Sayf sarà accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi
sulle note di “Hit The Road Jack” di Ray Charles. Non ci gira attorno l’artista:
“È nata abbastanza per caso questa collaborazione, perché abbiamo visto
recentemente su Internetche entrambi hanno suonato con Ray Charles e quindi ci è
venuta questa idea. Poi le cose, per come la vedo io, vanno sempre come devono
andare quindi destino ha voluto che andasse così”.
Aspettative dal Festival?
Sono tranquillo, non mi aspetto niente, vado a fare quello che faccio sempre e
basta. Per quanto riguarda il genere, non è una scelta così ragionata, è
semplicemente uscita così. L’unica scelta più ragionata, relativa la canzone, è
più sulla struttura, quindi aver dato spazio ai ritornelli, che magari nelle
canzoni che faccio io di solito rimane un po’ più statica, perché a me piacciono
i ritornelli anche un po’ più ‘cantautorali’. Cioè che non deve risultare
musicalmente piacevole basta, ma che va a dire qualcosa.
Cosa rappresenta questa occasione per te?
Sanremo per me è come se fosse un tirocinio, perché faccio musica da tutta la
vita, ma senza una particolare attenzione addosso, poi ora piano piano sta
arrivando questa attenzione qua e quindi sento anche la pressione di giocarsela
bene. Non sono qua per cercare di fare la popstar, faccio quello che farei a
prescindere. Poi se arriva il riscontro, il successo ok ma vorrei gestirla in
maniera tranquilla.
Conoscevi già Sanremo?
Sanremo è molto seguito in Tunisia, se non sbaglio anche in Albania. La
generazione di mia madre che del ’64 ha sempre potuto vedere Rai 1 non si è
persa una edizione. Molte delle parole in italiano che sanno questi popoli è
anche grazie alla tv italiana. Quando Carlo Conti ha confermato che ero nel cast
ho chiamato mia mamma, che era in Tunisia in quel momento. Però peccato perché
tra cugini, amici, parenti, non possono votare dalla Tunisia!
Si parla anche di pace nella tua canzone, come mai?
Sono un sognatore, quindi spero in un mondo tranquillo e unito. Siamo tutti
uguali, ma spesso lo dimentichiamo. Quindi questa immagina è il classico simbolo
di non violenza. Un signidicato per dire ‘Possiamo fare qualcosa, forse’. Perché
tanto qua ci vogliono tutti allo scontro. Alla fine chi ci marcia non siamo noi
che andiamo a manifestare, ma chi ci sta sopra. Io non sono un rivoluzionario,
faccio una canzonetta, poi magari qualcuno la interpreta come vuole o gli viene
voglia di far qualcosa, io comunque ci sono.
Silvio Berlusconi è citato con “l’Italia che amo”, dal famoso discorso della
discesa in campo. Perché hai preso questo riferimento?
Mi affascinano tutte le vicende che riguardano la Prima Repubblica, ma proprio
per un fine: capire cosa è successo, per capire poi quello che succede adesso e
quello che accadrà. Perché alla fine la storia è circolare. Conoscere la storia
ci consente di capire le dinamiche di quello che accade. Tutte cose che magari
scopriremo tra 50 anni sveleranno i segreti di Stato. Non sono eventi che ho
vissuto in prima persona, ma li ho studiati.
Ti inserisci sull’onda lunga della scuola genovese attuale da Olly a Bresh, come
mai questo successo?
Non mi sono mai interrogato il perché e il per come. Quando vedo che le cose
girano bene, così mi mi fa piacere e basta, sono contento. Poi allo stesso tempo
mi sembra di notare che comunque la musica che facciamo è si genovese, ma è
molto anche nazionale. Non si ha una narrazione ‘romantica’ di Genova però ci
sono dei punti di contatto che poi riguardano tutta l’Italia.
A 19 anni sei arrivato a Milano, poi sei tornato nella tua città Genova. Cosa è
accaduto?
Milano rappresentava, nel mio piccolo, il sogno americano. Così con alcuni amici
ci siamo ritrovati a Milano, abitavamo a Sesto Rondò. Siamo stati sfortunati
perché abbiamo beccato il lockdown in pieno. Quindi abbiamo vissuto a Milano per
un po’, poi sono tornato a Genova. Io sono dell’idea che le cose vanno come
devono andare, sono anche contento che non sia andata bene.
Pregi e difetti del sistema musica?
Purtroppo questo è un mondo che ti riempie di attenzioni, anche in maniera,
secondo me, sbagliata. È facile perdere il rapporto con la realtà e quindi
diventa l’ennesimo pupazzetto viene un po’ usato e poi finisce nel nulla. Cioè a
me va bene se finisse domani, non importa. Però almeno vivo con la
consapevolezza di gestire in prima persona certe dinamiche. La mia vita è la mia
vita a prescindere, da quante persone dicono che sono bravo.
Hai mai tentato la strada del talent?
Ho fatto anche io dei provini per il talent, come ad esempio Nuova Scena di
Netflix. Ma non mi hanno preso. Poi mi hanno richiamto ma non me la sono
sentita. Con tutto il rispetto ovviamente perché non voglio giudicare in alcun
modo, però nella mia testa è sempre stata un po’ come dire, me la ‘tengo come
ultima spiaggia, se non ho più carte da giocare vado, tanto non ho niente da
perdere’. Allo stesso tempo l’unica cosa che non condivido magari di quel tipo
di contesti è che è intrattenimento, però non viene comunicato come tale. Viene
fatto passare lo storytelling di uno che si sveglia e può diventare famoso
grazie al talent, come X Factor o altri. Ovviamente poi non è così. Poi ci sta
anche a sognare, non voglio veramente mancare di rispetto a nessuno, anzi.
Sei nato da madre tunisina e padre italiano a Genova. Cosa ne pensi dello ius
soli, hai vissuto direttamente o indirettamente questa situazione?
Non è una cosa che ho vissuto su me stesso, perché io ho avuto la fortuna di
nascere a Genova e quindi di essere italiano dalla nascita, poi mio padre è
italiano, ma è una dinamica che ho vissuto. Conosco persone anche della famiglia
che devono andare in Questura a fare i rinnovi del permesso di soggiorno, un
iter burocratico lunghissimo che inizia alla notte o alla mattina prestissimo.
Una follia. Insomma non si respira una bella aria. Ti pesa il doppio perché in
quei momenti pensi ‘devo far la fila per dimostrare che cosa, che sono qua, che
posso stare qua”. È brutto andare in Questura quando ormai vivi, lavori in
Italia da anni e hai il percepito di non essere accettato come italiano in
questo Paese. Ovviamente mi dispiace, spero che si possa un attimo, snellire il
sistema.
L'articolo “Non sono a Sanremo 2026 per fare la popstar. Cito Berlusconi perché
mi affascina la Prima Repubblica. Quello che accade oggi in Italia è frutto di
quella storia. Lo ius soli? Bisogna snellire la burocrazia”: così Sayf proviene
da Il Fatto Quotidiano.
J-Ax per la seconda volta nella sua carriera torna sul palco del Festival di
Sanremo 20226 e questa volta lo fa da solista con “Italia Starter Pack“. “Serve
una brutta canzone che fa pa pa parappa”. Ma quella di J-Ax non è una brutta
canzone, anzi è uno squisito country. Un manifesto impietoso e onesto
dell’Italia di oggi tra furbetti e santi in paradiso che non ci sono.
Sintetizzando il brano l’artista ha detto: “Il pacchetto base che serve per
iniziare a essere italiano e vivere nel nostro Paese”. La frase cult è: “Qui per
campare serve un po’ di culo sempre”
Il titolo richiama il trend virale degli “Starter Pack”, diventato popolarissimo
tra i giovani sui social: rappresentazioni visive che sintetizzano stereotipi e
caratteristiche di persone, luoghi o stili di vita. J-Ax trasforma lo Starter
Pack dell’italiano in una satira a ritmo country.
“Nel country trovo ancora storie che mi emozionano. – ha detto l’artista a Il
Messaggero – Reinterpretare la mia persona attraverso i generi è una cosa che
faccio da sempre: dal rap al pop, passando per il rock. Stavolta tocca al
country. Reinventarsi è l’unico modo per continuare a divertirsi in studio”.
Meloni potrebbe apprezzare il resto? “Non saprei: se si ferma in superficie, la
canzone potrebbe anche piacerle”. Ma J-Ax ha le idee chiare sulla battaglie
sociali e politiche nel nostro Paese: “Basta ai paradisi fiscali in Europa per
le multinazionali. È inaccettabile che le piccole imprese italiane si trovino a
fare i conti con un carico fiscale totale elevatissimo e le multinazionali no.
Seconda: il salario minimo. Terza: che la sanità pubblica torni ad essere di
nuovo pubblica”.
“Italia Starter Pack” a Eurovision farebbe discutere: “Vado e cambio il testo
della canzone mettendoci dentro un bel proclama su quello che penso. È vietato?
Lo farei con intelligenza: inserirei un passaggio ambiguo che quelli non sono
svegli abbastanza da cogliere. Le ricordo che sono quello che ha fatto Ohi Maria
e mezza Italia pensava che l’avessi dedicata alla Madonna o a Maria De Filippi”.
L'articolo “Se Giorgia Meloni si ferma in superficie Italia Starter Pack
potrebbe piacerle. A Eurovision metterei nel testo un bel proclama su quello che
penso”: così J-Ax proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Festival di Sanremo si avvicina e il cast inizia a formarsi. Di ieri sera 29
gennaio l’annuncio di Carlo Conti al Tg1: Achille Lauro sarà sul palco nella
seconda serata, quella di martedì 25 febbraio: “Sarà con me e con Laura Pausini,
per tutta la sera, dall’alto della sua arte, con grande leggerezza e
intelligenza. Ha detto sì rubando tempo al grande tour che sta preparando, lo
ringrazio per questo”, le parole del conduttore e direttore artistico.
La voce di Incoscienti Giovani era data come presenza al Festival già da
settimane, e si prevederebbe un omaggio da parte sua alle vittime del terribile
rogo di Crans Montana: durante i funerali del 16enne Achille Barosi, la mamma
Erica ha cantato davanti alla bara del figlio Perdutamente, un brano di Achille
Lauro che aveva commentato: “Vi sono vicino con tutto l’amore possibile”. Lauro
compare anche in un duetto del nuovo album di Pausini, Io Canto 2.
L'articolo “Sarà con me e con Laura Pausini per tutta la seconda serata del
Festival”: Carlo Conti annuncia Achille Lauro a Sanremo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Celebrare l’amore per la propria città è anche essere consapevoli delle diverse
sfaccettature, dei limiti, dei colori. Serena Rossi, la sua Napoli, la apprezza
così com’è, con “i suoi tratti fascinosi e vulnerabili”. Le ha dedicato lo
spettacolo teatrale “SereNata a Napoli” e, adesso, anche l’omonimo disco. Un
album che raccoglie quattordici cover con cui l’attrice, celebre tra le altre
produzioni per la fiction Rai Mina Settembre e il film su Mia Martini Io sono
Mia, omaggia la tradizione musicale napoletana con brani come “Dicitencello
vuje”, “Io, Mammeta e tu” e “Tammurriata nera”.
Nel frattempo, ha finito di girare il film Netflix “Non abbiamo bisogno di
parole” ed è impegnata sul set de “La famiglia Panini”, una serie che andrà in
onda su Rai1 e racconta la nascita delle figurine che hanno fatto sognare
generazioni. “Io collezionavo quelle delle Disney”, rivela a FqMagazine. Rossi
interpreta la signora Olga Cuoghi Panini, rimasta vedova dopo la morte del
marito e costretta a crescere otto figli insieme ai quali ha dato vita a
un’azienda visionaria. “Ogni tanto mi ripeto quanto sia stata brava a gestire la
famiglia con amore e coraggio”, riflette l’attrice. Che, tra le altre affinità
con la sua vita, ha trovato nel progetto Rai il valore del “non dimenticarsi mai
da dove si viene”. Le sue radici sono alle pendici del Vesuvio, nella città dove
è nata e di cui è innamorata.
Da dove nasce l’idea di trasformare il tuo spettacolo per Napoli in un album?
Era un peccato lasciare le versioni riarrangiate di questi brani e le loro
interpretazioni solo sulle tavole di legno del palcoscenico. Con il maestro
Chiaravalle e i musicisti ci siamo detti di voler imprimere un segno nella
discografia con queste canzoni immortali. Ci siamo chiusi due giorni in studio e
ne abbiamo registrate 14, suonando e cantando insieme come fossimo a teatro. Ci
emozionava l’idea che magari tra 100 anni degli artisti cercheranno questi brani
e, tra i vari Murolo, Lina Sastri e Massimo Ranieri, ci saremo anche noi.
La tua città, e lo dici anche sul palco nel tuo show, è amata e odiata. Perché
pensi che susciti questi sentimenti contrastanti?
Perché è una città che ha dentro di sé diverse sfumature e molti mondi. Mille
colori, come diceva Pino Daniele. Napoli è femmina: una donna orgogliosa e
inafferrabile. Ha tratti fragili e vulnerabili e poi dopo un attimo ti graffia,
ti fa male, ti seduce. Ti ammalia e poi ti abbandona. Questa personalità così
dirompente la rende piena di contraddizioni e di fascino allo stesso tempo. Mi
piace anche quando è un disastro ed è incasinata, perché è un po’ come una
mamma. Le perdoni tutto, l’amore è più grande.
Negli ultimi anni la città è tornata sotto i riflettori…
Devo dire che è in un momento di grande luce sotto diversi punti di vista. È una
città da cui nessuno vorrebbe andar via. Poi la vita, un po’ per scelta e un po’
per necessità ti porta ad allontanarti.
È stato così anche per te.
Da napoletana che vive a Roma perché inseguiva il sogno del cinema, devo dire
che sono felice di stare nella Capitale. Qui ho la mia casa e la mia
indipendenza, ma il cuore parla napoletano. Il sottile senso di colpa nell’aver
abbandonato la mia città ogni tanto si fa sentire, ma il mio modo di farmi
perdonare è proprio quello di cantarla, portarla in tv, al cinema e in teatro.
Nel disco ci sono alcuni brani come “Santa Lucia Luntana” che parlano di
emigrazione. Cos’hai provato quando sei andata via?
Non è stato facile, a Napoli avevo le mie amiche e la mia famiglia. Quando sono
arrivata a Roma avevo Davide (il marito, ndr) che era già tantissimo, ma sentivo
il bisogno di crearmi una vita e una mia indipendenza a prescindere da lui.
All’inizio è stata dura, mi sono sentita sola e molto piccola. Ma è stato un
percorso, crescere non è mai facile.
Tra le cover c’è anche “Tammurriata nera”: una giovane donna dà alla luce un
bambino nero concepita con un soldato afroamericano.
Napoli è stata la prima città in tutta Europa a liberarsi da sola
dall’occupazione tedesca. Quando sono arrivate le truppe alleate tanti soldati
erano afroamericani. Molte ragazze napoletane, per fame, amore, violenza o
disperazione hanno avuto con loro delle relazioni. Il messaggio è che i figli
sono tutti uguali a prescindere dal colore. C’è una frase del brano che recita
“dove semini grano, cresce grano”, a dimostrazione che a nascere è sempre un
bambino figlio di questa terra. Ho scelto di cantare “Tammurriata nera” perché
abbraccia forte la tematica dell’inclusione e Napoli è una città molto
accogliente. E poi è una canzone che dimostra che anche nella tragedia riesce
sempre a esserci uno spiraglio di positività.
Rimaniamo sul Novecento, ma voltiamo pagina. Sei sul set de “La famiglia
Panini”, com’è arrivata questa serie nella tua carriera?
La mia agente me l’ha presentata e mi ha detto che dovevo assolutamente farla.
Io le ho chiesto cosa avessi io in comune con una signora che parte nella serie
a 40 anni, finisce che ne ha 70 e deve essere modenese. Lei mi ha risposto:
“Perché tu incarni un po’ la mamma d’Italia e questa donna è stata una grande
mamma”. Ho attenzionato il progetto e mi sono commossa da subito: mi sono detta
che era una storia che volevo raccontare.
Cosa ti ha colpito?
Il coraggio che ha avuto questa famiglia, una donna e i figli. Partendo da
niente hanno creato un mito, un impero, una leggenda che ha fatto sognare
generazioni.
Oggi è ancora possibile sognare?
Lo credo e mi piacerebbe che dalla serie venisse fuori questo messaggio. Una
frase semplice che la famiglia ripeteva spesso è: “Andiamo a vedere”. Quando
avevano un’idea non si paralizzavano mai, se l’intuizione non era vincente
cercavano sempre un modo per rialzarsi e provare a percorrere altre strade. Il
coraggio di visualizzare il sogno e provare a realizzarlo è un grande
insegnamento che questa serie può lasciare.
Come ti sei trovata nei panni della signora Olga Cuoghi Panini?
All’inizio è stato molto difficile, ma una volta che mi sono immedesimata l’ho
amata. Ha tenuto su una famiglia in equilibrio, nell’amore, nella diversità e
nel coraggio. Adesso che conosco i nipoti della signora Olga, mi rendo conto
ancora di più di quanto questo senso del dovere, del rispetto del proprio
lavoro, di serietà, famiglia e unione sia stato forte. Valori che condivido e
che mi emozionano perché li sento miei.
Durante la tua carriera hai recitato per diversi anni in “Un Posto al Sole”.
Come hai reagito alla notizia della presenza di Whoopi Goldberg in alcuni
episodi della soap?
Mi ha sorpreso, non me l’aspettavo: ha portato sul set un tocco di Hollywood. Mi
ha fatto sorridere vedere i miei colleghi farsi i selfie con lei. Se anche
Whoopi Goldberg è venuta a recitare a Napoli, vuol dire che la città è arrivata
davvero anche dall’altra parte dell’oceano.
Nelle ultime edizioni sei stata più volte accostata al Festival di Sanremo come
co-conduttrice. Potremmo vederti all’Ariston quest’anno?
Se dovesse succedere sarei molto felice. Vediamo…
L'articolo “Napoli è fragile ma poi ti graffia, ti fa male, ti seduce. Whoopi
Goldberg a Un Posto Al Sole? Mi ha sorpresa. Sanremo 2026 chissà, vediamo…”:
così Serena Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dimenticate la Serena Brancale dello scorso anno di “Anema e Core”. Stavolta la
cantante si presenta al Festival di Sanremo 2026 con “Qui con me” un brano
intimo, una ballad che parla alla madre scomparsa. Serena Brancale ha deciso di
mostrare i muscoli della voce e ci riesce bene, molto bene con questa super
ballad. Un dispiegamento di violini e di archi che poggia sulla voce che
potrebbe strappare addirittura qualche standing ovation. Sanremese con
cognizione di causa. Tra i versi più toccanti della canzone: “E se ti portassi
via da quelle stelle per cancellare il tuo addio dalla mia pelle”.
“‘Qui con me’ dunque nasce dall’esigenza di dover mettermi a nudo e finalmente
raccontare qualcosa che ho tenuto per
me per sei anni e questo è il momento giusto per parlarne. – ha raccontato la
cantante a FqMagazine – Questa canzone è una lettera che dedico a mia madre, ci
ho messo sei anni per arrivare a questo, perché ha avuto bisogno di tempo per
trovare le parole giuste. È un brano che ha tanti respiri e ne respiri c’è tanta
musica“.
E ancora: “Mi auguro che la gente si possa rivedere in me perché può capitare di
di perdere una persona molto cara improvvisamente ed è giusto ricordarla e
celebrarla sempre, senza la paura di essere pesante, nostalgica, ma con il
sorriso è giusto che si festeggi una persona e per me ‘Qui con me’ è una grande
celebrazione su quel palco”.
“Quest’anno non ho nessuna maschera, non gioco con nessun colore, mi presento
qui per quella che sono con quello che ho provato e quello che voglio
raccontare. È una scelta voluta perché sento di dover cambiare, è stata
un’esigenza voluta, è un’esigenza quella di tornare naturale e voler non portare
la festa di ‘Anema e Core’ ma portare una lettera d’amore. Porto una verità che
mi farà emozionare tantissimo. L’obbiettivo è quello di raccontare una cosa che
ti ferisce e continua a ferirti, però che hai metabolizzato. Ho mio padre, mio
fratello, sono loro la forza che mi porta avanti nel fare questo passo”.
Per chi tifa Brancale? “Ditonellapiaga, Levante, Arisa e Sayf”.
L'articolo “A Sanremo 2026 con una lettera a mia madre che non c’è più. Ci ho
messo sei anni per scriverla, ma è una ferita ancora aperta”: così Serena
Brancale proviene da Il Fatto Quotidiano.