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“Mio padre ha lasciato un vuoto enorme. Quando è morto ero in pizzeria con i colleghi. Ho visto il suo volto alla Finale di Sanremo 2026, era con me”: Sal Da Vinci commosso
Il vincitore del Festival di Sanremo 2026 Sal Da Vinci oggi, 22 marzo, è stato ospite nel salotto di “Verissimo“. Durante l’intervista con Silvia Toffanin, il cantante ha ricordato il padre Mario, morto nel 2015 a 75 anni. “Ha lasciato un vuoto enorme, – ha detto l’artista – questo vuoto è stato colmato naturalmente dall’amore della famiglia, però sono stati tre anni difficili io per tre anni non non riuscivo proprio a ‘mentalizzare’ la sua non presenza”. Da Vinci ha anche ricordato il giorno in cui è venuto a mancare il padre: “Quella sera praticamente avevo finito un tour teatrale, era il 10 maggio del 2015, e quindi festeggiavo con la compagnia l’ultima replica, andando a mangiare la pizza tutti insieme. 
A un certo punto, mi chiamano e scopro che papà era in ospedale, lascio tutto e lo raggiungiamo. Ma non mi ero preoccupato più di tanto. Entrai nel bagno perché mi volevo lavare le mani, prima di andare via. Quando sono uscito fuori, ho visto negli occhi degli altri una cosa che non mi piaceva. Non pensavo che lui fosse già andato via. Tra me e me pensavo che forse probabilmente stava proprio male e che l’avevano portato in terapia intensiva. Era il massimo che mi mi potevo augurare in quel momento”. Poi la dura realtà: “
E invece, quando sono arrivato lì, era già tutto finito. È un momento che non mi piace neanche tanto ricordare. Voglio ricordare, invece, mio padre con la voglia, la forza, la carica di uno che si è fatto da solo, ha combattuto da solo ogni momento della sua vita. È cresciuto senza un padre ma la famiglia per lui era tutto”. Sal Da Vinci ha ricordato un aneddoto curioso avvenuto dietro le quinte del Festival: “Quest’anno Sanremo è stato dedicato a Pippo Baudo. Sono andati in onda alcuni contributo, dove presentava il Festival di Sanremo. 
E in quel contributo c’era mio padre. A un certo punto, ho visto papà, il brano prima che io uscissi sul palco per cantare alla finale. Lui c’era. Si è trasformato in altro, non c’è più fisicamente, ma noi siamo comunque energia e quindi lui mi gira intorno sempre io lo sento l’avverto”. L'articolo “Mio padre ha lasciato un vuoto enorme. Quando è morto ero in pizzeria con i colleghi. Ho visto il suo volto alla Finale di Sanremo 2026, era con me”: Sal Da Vinci commosso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“È un lusso per i ragazzi restare in Italia e riuscire a vivere decentemente. Gli stipendi sono fermi e per uscire dalla povertà ci vogliono 5 generazioni”: così nayt
Zitto zitto nayt ha portato a casa il sesto posto al Festival di Sanremo 2026 grazie alla sua performance e le parole di “Prima che”. Ora l’artista romano, che ha una delle penne più interessanti del mondo rap, è tornato con il nuovo album “io Individuo”, il decimo della carriera che contiene 13 brani inediti. Nessuno sconto, parole come lame sulla collettività, l’industria discografica e gli individui, come recita il titolo del progetto discografico. Tra le chicche contenute: “Ci nasci, ci muori” con la citazione di “In Italia” di Fabri Fibra, mentre “Briciole” di Noemi è in “Astronauta” e poi “Stupido pensiero” feat. Elisa. La cover dell’album è un quadro acrilico su tela 120x120cm dipinto a mano dall’artista Ozy e ispirato dalla fotografia “De Schimmel” (1992), scattata dall’iconico fotografo tedesco Hannes Wallrafen. A novembre 2026 nayt sarà protagonista di Noi Individui Tour, il nuovo tour che lo vedrà protagonista nei palasport delle principali città italiane. Perché “in Italia è difficile restare, ma in Italia è difficile anche andarsene”? Perché l’Italia ha delle cose bellissime, perché a casa, per noi, è difficile andarsene. È difficile restare per tutte le difficoltà che però comporta restare a casa oggi, dove le cose non vanno bene sotto determinati punti di vista. Insomma è un Paese incredibile allo stesso tempo che diventa sempre più ostile per certi versi difficile. Diventa sempre più un lusso per i ragazzi di oggi restare in Italia e riuscire a vivere decentemente e dignitosamente. In un altro pezzo parlo del fatto che gli stipendi in Italia non crescono da non si sa quanti anni, che la statistica per uscire fuori dalla povertà è di cinque generazioni. Quindi ci sono dei contrasti importanti. Come mai “nessuna azienda investe nella cultura, nessuno Stato, né un partito, nessun padre”? Non è effettivamente proprio così, ma sembra che ci sia molto questa tendenza, soprattutto dove non dovrebbe esserci, o dove non dovrebbe ma potrebbe non esserci. Allora sembra che la cultura sia in mano agli artisti, ma soprattutto che è anche una roba fisiologica, nel senso anche normale che lo sia, ma sembra che non ci sia nessuna struttura e che quindi poi gli artisti vengano eletti ed ‘eletti’ a ‘salvatori’ o educatori nella nostra società, cosa che mi sembra un po’ assurda. Chi sono i protagonisti dei tuoi interludi nel disco? Nel primo interludio c’è mia madre, nel secondo interludio c’è una persona per me molto importante che è un mentore col quale ho tanti scambi di questo tipo anche dove parliamo di tante cose e in quell’interludio in particolare si parla di devozione, si parla di contraddizioni, si parla del culto dell’idolo. Sottolineo un po’ delle contraddizioni che fanno parte di noi come individui, della nostra società, della nostra collettività. e anche di me in quanto artista e personaggio pubblico esposto. Com’è nata la collaborazione con Elisa? Ho proposto il pezzo e ci siamo visti in studio una mattina presto, siamo rimasti fino alle tre di notte, lavorando a questo pezzo completamente da zero ed è uscito quello che è uscito. È stata un’esperienza incredibile, sono molto felice. Per me Elisa è una maestra di vita, di musica. Il disco è generazionale, quale messaggio vorresti che arrivasse? La mia generazione, la mia in particolare che ho 31 anni, ha una grande potenzialità per fare da ponte tra queste nuovissime generazioni che ci sono, che nascono con il telefono in mano, e i nostri genitori e chi prima di loro, che invece si sono ritrovati ad un certo punto in questo mondo del digitale. Ma a prescindere dai social e dalla tecnologia, parlo proprio di linguaggio, dei tempi, degli spazi, dei ritmi diversi. E noi siamo un po’ in questa metà. Che bambino sei stato? A dieci anni passavo i pomeriggi in camera di mia madre con il suo stereo, i cd che aveva…C’era proprio un procedimento diverso di fruizione della musica, c’era una complessità diversa. Ora questo è sulla musica, ma potremmo traslarlo in tantissimi altri contesti. Quindi credo che abbiamo questa possibilità di fare da ponte tra queste macro generazioni, però ovviamente siamo anche in questa confusione… Di cosa si tratta? Come fai a scegliere come fai a capire chi sei? È veramente difficile. L'articolo “È un lusso per i ragazzi restare in Italia e riuscire a vivere decentemente. Gli stipendi sono fermi e per uscire dalla povertà ci vogliono 5 generazioni”: così nayt proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Festival di Sanremo
Interviste
“Lascio Sanremo, sono stufo, largo ai giovani. E a Stefano De Martino dico…”: Pippo Balistreri, storico direttore di palco, dà l’addio al Festival
Dopo 41 Festival come direttore di palco, Pippo Balistreri lascia Sanremo. A 74 anni una delle colonne della kermesse, almeno dietro le quinte, saluta la città dei fiori. Lo conferma in una lunga intervista concessa a Fanpage: “Questa volta per me è arrivato il momento di lasciare. Anche perché, come è giusto, bisogna aprire la strada ad altra gente che, nel frattempo, mi ha seguito e ha imparato il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani“. PERCHÉ BALISTRERI LASCIA IL FESTIVAL DI SANREMO Quello che faceva lui, dal prossimo anno “lo faranno tre o quattro persone” dice, “Si divideranno i vari compiti e riusciranno a lavorare bene”. La sua sembra una decisione da cui non si torna più indietro. Diversi i fattori che lo hanno portato qui. “Per esempio che io non sono un dipendente Rai, ma un esterno. E dentro la tv pubblica, tra sindacati, dirigenti e altri funzionari, c’è un sacco di gente che, se non fai parte dell’azienda, ti guarda sempre come fossi diverso. Insomma, non fai parte della loro famiglia e mi chiamavano solo perché avevano bisogno. Sono tutti elementi che mi hanno portato a stufarmi e ad abbandonare tutto. Non c’è stato nessuno che mi ha detto di lasciare, ma è tempo di dare spazio ad altri”. UN TESTIMONE PREZIOSO Balistreri è stato testimone di tanti episodi accaduti sul palco sanremese: I Queen in playback per protesta, i numerosi disguidi tecnici che possono capitare in una manifestazione così complessa come Sanremo, la lite Bugo-Morgan, la rivolta dell’orchestra nel 2010 quando Malika Ayane fu esclusa dalla finale mentre tra i finalisti c’era il trio Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici (“All’inizio non ho gradito quella protesta. In seguito, però, ho capito che l’orchestra aveva ragione”) e Blanco che devasta la scenografia floreale (“Mi è sembrato tutto programmato per compiere l’azione che poi ha fatto sul palco durante la diretta. Un modo per farsi pubblicità” commenta Balistreri). IL CONSIGLIO A STEFANO DE MARTINO Il prossimo anno il Festival sarà condotto da Stefano De Martino. Lo storico direttore di palco ha un consiglio per lui: “Prima di iniziare, dovrebbe andare sul palco, chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: ‘Io sono il direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho bisogno del vostro aiuto‘. È importante la collaborazione di tutti”. E conclude: “Il Festival non si organizza dall’oggi al domani: è una macchina molto difficile da far funzionare”. L'articolo “Lascio Sanremo, sono stufo, largo ai giovani. E a Stefano De Martino dico…”: Pippo Balistreri, storico direttore di palco, dà l’addio al Festival proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sanremo
“Gli artisti? Sono un po’ rompic**oni e grandi esperti di ristoranti. La mia droga è l’abitudinarietà, ma provo a sconfiggerla uscendo fuori dal mio guscio. Volevo vincere Sanremo, anche se…”: così Fulminacci
Dopo il Festival di Sanremo, dove ha presentato il brano “Stupida sfortuna” conquistando il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio Assomusica Sanremo 2026 per la “Migliore Esibizione Live di un artista rivelazione”, Fulminacci pubblica il suo nuovo bell’album “Calcinacci”, venerdì 13 marzo. Una tracklist che fa godere canzone dopo canzone, da ascoltare all’aria aperta con l’arrivo della primavera perché comunica speranza, voglia di ricostruire e di rinnovarsi. Per l’occasione il cantautore sarà anche protagonista sul grande schermo con l’omonimo cortometraggio proiettato in tre date speciali questa settimana nei cinema di Roma (12 marzo), Napoli (13 marzo) e Milano (14 marzo). “Nel corto sono una persona vittima degli eventi a cui succedono una serie di cose che, – ha raccontato l’artista a FqMagazine – senza rendersene conto, mette mattoncino dopo mattoncino insieme i calcinacci delle altre persone, cioè risolvo dei problemi degli altri”. Dal 9 aprile da Roma parte Palazzacci Tour 2026. Perché in “Mitomani” hai citato “Quello che le donne non dicono”? Perché ‘Mitomani’ è una canzone dissacrante, quindi ho preso un verso di una canzone estremamente emotiva e l’ho trasformata… Racconto del grido d’aiuto di questi cuori infranti, di questi mitomani che vivono di storie assurde. Mi faceva ridere l’idea delle persone che gravitano attorno al jet-set che confessato ‘ma gli diremo ancora un altro Si’ all’artista e idolo di turno. È un tipo di disperazione di queste persone che stanno alle dipendenze di questi cantanti, attori, personaggi dello spettacolo che rompono i coglioni costantemente e che vanno accontentati. Ti metti dentro alla categoria di questi artisti “rompi…i?”? Certo! (ride, ndr) Mi sono reso conto, ad esempio, che tutti i cantanti che conosco sono esperti di ristoranti. C’è questa cosa che si va a cena, perché c’è la possibilità, ma anche il tempo di fare delle cose, perché noi abbiamo vite in cui per mesi magari non abbiamo niente da fare e per altri mesi siamo le persone più impegnate della terra. E quindi questo è un po’ una caratteristica di chi fa questo lavoro e questo li rende esperti di ristoranti. Cosa pensano di te i tuoi amici? Mi tutti ridiamo di questa cosa e comunque un po’ ne facciamo parte. Ed è una canzone che a me fa molto ridere per questo, perché racconta proprio dinamiche reali di questo mestiere. Non so quanto la gente ci si possa riconoscere, infatti questa è un po’ la scommessa… Qual è il tuo occhio critico nei confronti di questo ambiente dello spettacolo? Mi fa molto ridere raccontare questo lato del mondo dello spettacolo per farlo pure un po’ scendere dal piedistallo per dire comunque siamo persone con le nostre debolezze che fanno cose come riempire il nostro tempo. In alcuni momenti facciamo serate in giorni della settimana in cui la gente lavora. Volevo fosse un’autodenuncia, in realtà. Hai una visione quasi infantile in questo disco. È voluto? Secondo me ho un po’ la sindrome di Peter Pan o qualcosa di simile, ma non diagnosticato. In che senso? Mi va di rimanere bambino in modo patologico un po’ la sento questa cosa e alla soglia dei 30 anni comunque lo sento particolarmente cioè mi rendo conto che io voglio giocare il più possibile. A parte quando si tratta di andare alle poste, pagare le multe, le tasse, per tutto il resto del tempo io voglio giocare. E quindi questo è il mio obiettivo nella vita in realtà. Però è chiaro che questa cosa si porta dietro un po’ di frustrazione perché comunque ho i primi capelli bianchi e mi rendo conto che comunque sono un adulto, ma io mi sento esattamente identico a quando ho fatto la maturità. Quindi non so se è una cosa positiva o no. “Maledetta timidezza. Maledetta educazione”, dici di te stesso. Perché ritieni ti abbiano “frenato”? Semplicemente perché più volte nella vita mi sono trovato ad essere quello che in inglese si definisce un ‘people pleaser’, quindi con il bisogno di fare bella figura, piacere agli altri, risultare educatissimo. Non rischiare niente però questo non rischiare niente poi ti porta a non dire spesso e a limitarti a ringraziare e chiedere scusa più volte. Ho fatto questo errore. Cosa hai imparato da questi errori? Che è importante parlarsi dei fatti veri, invece, di dirci le cose educate, edulcorate che poi alla fine sono vuote. Però ciò non vuol dire che bisogna insultarsi chiaramente però bisogna dire la verità. Ultimamente mi sono un po’ di più. Ho accettato il fatto che non si deve per forza piacere, perché il fatto di dover piacere a tutti quanti poi fa di te un personaggio inesistente, perché se l’obiettivo è piacere ci riusciamo tutti, basta dire a volte delle cose che non sono vere del tutto, invece no. Ma poi pure ho imparato una cosa che quando ero più piccolo mi mettevo in difficoltà, non essere d’accordo con il mio interlocutore per me equivaleva a litigarci. Hai cambiato atteggiamento negli anni? Sì perché persone più adulte di me mi hanno spiegato ‘guarda tu puoi dire che non sei d’accordo e puoi continuare a farti volere bene da una persona’. Perché per me era ‘se io adesso ti dico che non siamo d’accordo, tu non mi vuoi più bene’. Era un binomio proprio sbagliato, una distorsione della realtà. Ho capito che si può dire ‘a me è piaciuta questa canzone, a te no. Perfetto, adesso andiamo a bere una birra insieme, lo stesso, non è che ti odio per questo’. E concretamente tutto questo, come lo hai applicato? Ho fatto tutto il Festival di Sanremo sbandierando il fatto che avrei vinto cioè onestamente mi divertiva l’idea di vincere e quindi ho detto che ti aspetti a questo festival? La vittoria perché l’ho affrontata con come un bambino. Ero sicuro della mia canzone. Questo stato d’animo mi ha portato a comunque a vivere come una vittoria perché ho vinto il Premio della critica che è una vittoria gigante però poi sono arrivato settimo nella gara. Bilancio positivo? Sento di aver vinto per come l’ho affrontata proprio per come ho vissuto anche per questo fatto di dire che ‘vincerò io’ ho tolto completamente la scaramanzia e ne ho fatto anche una forma di comunicazione legata alla mia canzone. Ho combattuto la scaramanzia tutto il tempo proprio per non farla vincere contro di me perché poi nel mio caso non ha mai funzionato, mi ha sempre alimentato la paura. In “Nulla di stupefacente” si parla di richieste d’aiuto. Hai avuto difficoltà a chiedere aiuto? La canzone fa parte della colonna sonora del film ‘Strike – Figli di un’era sbagliata’ (in uscita il 26 marzo, ndr), ambientato in un cento di recupero con al centro ragazzi che si aiutano. Più volte mi è successo di non chiedere aiuto o di vedere un mio amico che aveva bisogno di aiuto e non lo chiedeva ed è anche difficile se tu vuoi dare aiuto a chi non lo chiede e ne ha bisogno. Succede quando si è piccoli, a 18 anni, al liceo, quando vedi persone in difficoltà e non capisci che cosa gli devi dire, perché comunque sono persone ancora non formate, che non ti chiedono nulla, ma che in realtà stanno gridando dentro. Oggi come vanno le cose? Pago dei professionisti per farmi aiutare. Vivo meglio la vita sicuramente con meno paura, così come vivo molto meglio la dimensione live della performance, come è accaduto in questo Sanremo perché non mi sono fatto frenare dall’ansia, dalla prestazione, dalla paura che sono cose terribili che fanno solo male. Ora io mi concentro solo sul collezionare dei ricordi, anche perché faccio un lavoro che è una benedizione e quindi non collezionare ricordi positivi è bruttissimo. Nelle canzoni si parla di macerie, di essere single con nell’ombra una storia importante conclusa. Hai sofferto molto? Sì c’è stata una rottura importante della mia vita dopo sette anni e quindi mi sono ritrovato da solo a ricostruirmi, questo disco è pure il frutto di questo percorso. Ho conosciuto persone, ho nuove amicizie, ho capito cosa vuol dire essere ‘scomodo’. E cosa vuol dire? Ho capito che stare scomodo è la chiave per avere soddisfazioni nuove perché io sono sempre stato molto fedele alla mia routine. Mi ha sempre molto messo in crisi il viaggio, la scoperta, il cambiare persone, il cambiare luoghi. Però poi ho capito che, a un certo punto, tutto questo era una trappola, perché è come chi si droga, cioè si ritorna sempre lì, perché c’è un porto sicuro, una stampella, però che poi non ti fa vivere. Ed è un po’ la mia droga, la mia dipendenza era un po’ questa: l’abitudinarietà. Cosa hai fatto? Ho riempito il disco di tante collaborazioni, ho fatto cose diverse, sono andato al concerto di Paul McCartney a Manchester che era il mio più grande sogno e ce l’ho fatta. Ho fatto tante cose in quest’anno e quindi sono stato molto più ‘scomodo’. Ho fatto colazione a casa mia, meno volte di quanto sperassi però proprio per questo è successo qualcosa. Ne è nato un disco che a me piace e che non vedo l’ora di suonare live ma soprattutto per capire cos’è che piace di più o non piace agli altri. L'articolo “Gli artisti? Sono un po’ rompic**oni e grandi esperti di ristoranti. La mia droga è l’abitudinarietà, ma provo a sconfiggerla uscendo fuori dal mio guscio. Volevo vincere Sanremo, anche se…”: così Fulminacci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Dopo la separazione con il papà di Sayf ho avuto un cancro al seno. Lui mi ha chiesto: mamma, morirai? Io gli ho detto moriamo tutti, ma hai una famiglia”: lo rivela Samia
Sayf è una delle rivelazioni dell’ultimo Festival di Sanremo 2026. Il cantante con “Tu mi piaci tanto” si è classificato al secondo posto ad un soffio dalla vittoria che poi è andata a Sal Da Vinci. L’artista è protagonista di “Giorno di Prova” con Gabriele Vagnato che lo ha seguito durante i 7 giorni del Festival. In molti hanno notato che Sayf si è fatto accompagnare, oltre che dal suo team, anche dalla mamma Samia, alla quale è molto affezionato. Samia ha ricordato il momento in cui il figlio si è licenziato nel 2023 dal suo lavoro come corriere all’ingrosso perché voleva dedicarsi completamente alla musica: “Adam, per fare musica a tempo pieno ci vogliono i soldi. E lui mi ha detto, mamma! Ma tu non capisci! È come un investimento, il risultato arriverà dopo. E aveva ragione lui”. Sayf ha una promessa da mantenere verso chi ha sempre creduto in lui: “Se svolto davvero con la musica devo comprare almeno due case, una per la mamma e una per il papà… Fai tre, una per uno, e una per me”. Poi il racconto si è fatto più intimo con la mamma del cantante: “Dopo la separazione con il papà di Adam ho avuto un cancro al seno, lui mi ha chiesto: mamma, morirai? Io gli ho detto ‘moriamo tutti, però hai una famiglia che ti vuole bene, sia giù in Tunisia che qui in Italia (evocando le origini italo-tunisine del protagonista, ndr), e io se dovessi morire ti guarderò dall’alto, dal cielo’. Sono molto orgogliosa di lui”. Sayf ha confermato di aver vissuto momenti difficili: “Avevo 13 anni quando mia mamma ha avuto il tumore al seno. Avrei voluto esserle più vicino, invece ero spaventato. Evadevo. Quello mi dispiace”. Infine una curiosità sulla serata delle cover con Sayf sul palco con Alex Britti e Mario Biondi mentre canta “Hit the Road Jack” di Ray Charles. La prima scelta però era Fiorello, ma poi qualcosa è cambiato. L'articolo “Dopo la separazione con il papà di Sayf ho avuto un cancro al seno. Lui mi ha chiesto: mamma, morirai? Io gli ho detto moriamo tutti, ma hai una famiglia”: lo rivela Samia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Renzi replica a Meloni citando Sanremo: “Non vorrei che sperando che sia ‘per sempre sì’ vi arrivi una ‘gelida paura’”
Matteo Renzi nelle dichiarazioni di voto sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo, ha replicato a Giorgia Meloni citando le canzoni di Sanremo 2026. “Capisco che in questa fase ha bisogno di fare campagna. Ma questo continuo riferimento, dove tutto quello che accade è sempre responsabilità dei giudici, suona un po’ stridente. Perché non vorrei che continuando a sperare che il 22 e il 23 marzo sia ‘Per sempre sì’, ho letto che in qualche modo state cercando di coinvolgere Sal Da Vinci, non vorrei però che in attesa di Sal Da Vinci non vi arrivi quella ‘stupida, stupida, stupida sfortuna e quella gelida, gelida, gelida paura‘ di vivere i prossimi dieci giorni di campagna referendaria e i giorni successivi cercando di andare allo scontro e non cercando di fare l’unica cosa che serve, e cioè l’interesse degli italiani sui problemi seri, e non una campagna propagandistica come quella che avete messo in campo fino a questo momento”. Il leader di Italia Viva nel suo affondo sul referendum oppone alla canzone sanremese di Sal Da Vinci quella di Fulminacci sottolineando la “paura” nelle file dell’esecutivo. L'articolo Referendum, Renzi replica a Meloni citando Sanremo: “Non vorrei che sperando che sia ‘per sempre sì’ vi arrivi una ‘gelida paura’” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Volete ascoltare ‘Per sempre sì’ di Sal Da Vinci in giapponese? Eccola (e attenzione, potrebbe piacervi)
Una canzone napoletana che diventa improvvisamente la sigla perfetta di un anime. È quello che sta succedendo online con “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, il brano vincitore di Sanremo 2026, tornato virale sui social in una versione del tutto inaspettata. In rete, infatti, sta circolando una reinterpretazione in giapponese realizzata con l’intelligenza artificiale: tra il cambio di lingua e un arrangiamento leggermente diverso, la canzone cambia completamente atmosfera e sembra uscita direttamente dalla sigla di una serie animata. Il video si è diffuso rapidamente su Instagram, Threads e TikTok, dove gli appassionati di anime e cultura giapponese hanno iniziato a condividerlo con entusiasmo. Nei commenti molti utenti hanno subito trovato somiglianze con le sigle di alcune serie amatissime: c’è chi parla dell’energia tipica di JoJo’s Bizarre Adventure, chi invece richiama le atmosfere più intense di Neon Genesis Evangelion, mentre altri citano Dragon Ball, Soul Eater o Kaguya-sama: Love Is War. La fantasia del pubblico ha fatto il resto. Qualcuno ha immaginato addirittura scene epiche da anime sulle note della canzone, come Tanjiro che combatte utilizzando il respiro del fuoco mentre parte la sigla. Un crossover immaginario che ha alimentato ancora di più la viralità del video. Tra i commenti più ironici c’è chi scrive: “Sembra la sigla di un anime su uno studente tormentato di Tokyo con poteri telepatici”, mentre un altro utente scherza: “Troppo tardi per essere l’opening di Vento Aureo, troppo presto per la prossima sigla di Evangelion”. “PER SEMPRE SÌ” IN GIAPPONESE È VIRALE: PERCHÉ ORA MOLTI LA TROVANO MIGLIORE Il dettaglio più curioso, però, è un altro. Molti utenti che in passato avevano criticato la canzone originale stanno ammettendo che la versione giapponese funziona addirittura meglio. “Così è nettamente superiore”, scrive qualcuno senza mezzi termini, mentre altri confessano di aver cambiato idea: “Prima non mi piaceva, ora devo ricredermi”. Persino alcuni detrattori si arrendono con commenti del tipo: “In giapponese questa canzone ci sta eccome”. C’è anche chi prova a spiegare il fenomeno in modo più razionale: eliminando la ‘declinazione’ neomelodica data da Da Vinci, l’orecchio si concentra maggiormente sulla struttura musicale del pezzo, che è costruita come un vero tormentone, con una melodia immediata, ritmica e facilmente memorizzabile, caratteristiche che funzionano praticamente in qualsiasi lingua. Questo piccolo caso virale ha aperto anche una riflessione più ampia. Alcuni utenti hanno tirato fuori perfino il tema Eurovision, scherzando sul fatto che se il pubblico internazionale non capisce il testo, forse il brano potrebbe funzionare molto meglio di quanto si pensi. Una battuta, certo, ma che racconta qualcosa del rapporto spesso complicato tra la musica italiana e il pubblico globale. Nel frattempo, tra meme, commenti e condivisioni, sotto il video continua a comparire sempre la stessa richiesta: tutti vogliono ascoltare la versione completa della canzone. L'articolo Volete ascoltare ‘Per sempre sì’ di Sal Da Vinci in giapponese? Eccola (e attenzione, potrebbe piacervi) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Intelligenza Artificiale
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Festival di Sanremo
“La tua ‘Per sempre sì’ è un regalo per il referendum”: la telefonata a sorpresa di Giorgia Meloni a Sal Da Vinci
Una telefonata a sorpresa di Giorgia Meloni a Sal Da Vinci. La vittoria a “Sanremo 2026” con il tormentone “Per sempre sì” ha portato al centro della scena mediatica il cantante napoletano: virale sui social, alle prese con le critiche del vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo e anche con tentativi di truffa. Venerdì scorso Salvatore Michael Sorrentino, vero nome dell’artista partenopeo, era a Napoli per esibirsi con la canzone vincitrice del Festival allo stadio Maradona prima di Napoli-Torino quando ha ricevuto una telefonata della Premier. A svelare il contatto telefonico è il quotidiano Repubblica (“una telefonata confermata da due fonti”), con i complimenti di Giorgia Meloni per la performance festivaliera e con una battuta: “La tua ‘Per sempre sì’ è pure un regalo per il referendum”. Una battuta che rischia di diventare una linea politica, il quotidiano diretto da Mario Orfeo fa sapere che all’interno di Fratelli d’Italia c’è chi vorrebbe usare il brano tormentone come colonna sonora dei comizi: “Forse già giovedì, quando la premier è attesa a Milano, al Teatro Parenti, per il primo raduno della sua campagna referendaria. Il ministro Francesco Lollobrigida ha già piazzato la strofa sotto a un post di Instagram. Improbabile che Meloni faccia sul palco il gesto della mano con l’anello. Ma non è escluso che le casse del Parenti sparino il motivetto. La Campania è una delle regioni del Sud dove il No è in testa. E tutto può servire, anche l’aiuto canoro”, spiega Repubblica. Al momento l’artista non ha fornito commenti. Nei giorni scorsi sui social era diventato virale un meme che riportava l’intenzione di voto di Sal Da Vinci, in questo caso con un “no” al referendum sulla giustizia. “Non ho mai dichiarato nulla su questo argomento, perché credo che ognuno fino all’ultimo momento può decidere di fare e dire quello che vuole. Non mi sono mai esposto da questo punto di vista e quindi è una fake news“, queste le parole pronunciate dal cantante in conferenza stampa lo scorso 1 marzo. L'articolo “La tua ‘Per sempre sì’ è un regalo per il referendum”: la telefonata a sorpresa di Giorgia Meloni a Sal Da Vinci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giorgia Meloni
Festival di Sanremo
“Non c’erano vacanze, si strappava qualche giornata al mare ai nonni. Della mia malattia ho saputo dopo perché ero troppo piccolo”: così Francesco, il figlio di Sal Da Vinci
Tra gli autori di “Per sempre sì'”, il brano con cui Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026 c’è anche il figlio Francesco, che racconta la storia della propria famiglia a “La volta buona”, nella puntata in onda lunedì 9 marzo. Nei giorni della kermesse erano rispuntate alcune dichiarazioni che Sal aveva fatto qualche mese prima a Repubblica, cui aveva rivelato che quando Francesco si era ammalato di meningite e lottava tra la vita e la morte all’età di un anno e mezzo, lui era pronto a fare un voto: “Pregavo la Madonnina del reparto, all’ospedale Santobono: se lo salvi smetto di cantare. Stavo per giurare e mi hanno chiamato per firmare, dovevano fargli la puntura lombare. E Dio lo ha salvato”. “L’ho scoperto in seguito perché ero molto piccino quindi fortunatamente non ho questo brutto ricordo” dice Francesco ospite di Caterina Balivo a proposito della malattia. L’INFANZIA DI FRANCESCO DA VINCI L’infanzia e l’adolescenza non sono state facili per lui e la sorella: “Dura, da un certo punto di vista ma devo ammettere che [i nostri genitori, ndr] non ci hanno fatto mai mancare nulla, anche un’attenzione in più per noi era tantissimo. Dall’esterno si può pensare che siamo cresciuti sotto una campana di vetro ma non è affatto così”. Alla conduttrice che chiede come fossero le vacanze di famiglia, Francesco replica: “Non c’erano, era strappare qualche giornata al mare ai nonni, papà in quel periodo cercava di trovare lavoro ma non ha mai abbandonato la strada della musica”. GLI INSEGNAMENTI PATERNI Il giovane Da Vinci sui dice grato per quel che ha vissuto, “un’adolescenza con persone che avevano pure meno di me, quindi ho imparato a stare sia con chi aveva meno che di più. Apprezzavo tanto i ragazzi del quartiere che nutrivano sempre un sogno. Con loro ho vissuto gran parte della mia vita”. Per il padre non può che spendere parole d’amore, e dalla sua vicenda professionale spesso in salita ha imparato molto: “Mi ha insegnato che la gavetta era la cosa più importante e che non tutto arriva subito, ma attraverso sacrifici, dedizione e costanza si può raggiungere quello che oggi è arrivato, che non è il premio di Sanremo, ma il coronamento di una carriera fatta di tanti sacrifici“, conclude. L'articolo “Non c’erano vacanze, si strappava qualche giornata al mare ai nonni. Della mia malattia ho saputo dopo perché ero troppo piccolo”: così Francesco, il figlio di Sal Da Vinci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sanremo
La maschera di Tony Pitony? Si può acquistare online ma il prezzo è folle: ecco a quanto è venduta su eBay
La partecipazione alla serata dei duetti del Festival di Sanremo ha portato a Tony Pitony una platea ben più ampia di quella che lo conosceca da che si esibiva nel circuito indie. Da quando è comparso all’Ariston per duettare con Ditonellapiaga, l’interesse attorno al suo personaggio è cresciuto rapidamente e, come spesso accade con gli artisti diventati improvvisamente virali, anche il mercato del collezionismo ha iniziato a muoversi. Negli ultimi mesi, infatti, sono comparsi diversi annunci di vendita legati all’artista. Alcuni dei suoi vecchi vinili stanno circolando su piattaforme come eBay a cifre decisamente più alte rispetto ai prezzi originali. Copie di dischi usciti agli inizi della sua carriera arrivano a sfiorare anche i 200 euro, segno di una domanda crescente da parte dei fan e dei collezionisti. Da artista di culto della scena indie, Tony Pitony è diventato rapidamente un nome molto discusso nella musica italiana, e i suoi oggetti legati alla carriera stanno iniziando a entrare in un vero e proprio circuito di rivendita online. DALLA MASCHERA INTROVABILE AI VINILI RIVENDUTI ONLINE: QUANTO VALGONO OGGI GLI OGGETTI DI TONY PITONY Con l’aumento dell’interesse attorno al cantante, anche i suoi oggetti più iconici stanno diventando merce ricercata. La maschera, che teoricamente potrebbe essere acquistata online da chiunque, è ormai difficilmente reperibile nei principali store e spesso risulta esaurita. E quando compare in vendita, il prezzo sale rapidamente. Secondo quanto riportato da Fanpage, su eBay è comparso un annuncio di un utente che propone tre maschere simili a quella indossata da Pitony insieme al vinile Vinilony in un bundle da circa 240 euro. Poco sotto, tra gli articoli più costosi legati all’artista, c’è una copia autografata dell’album “Peccato per i testi”, proposta a circa 200 euro. Non sono però gli unici oggetti che stanno circolando nel mercato secondario: cercando il nome di Tony Pitony sulle piattaforme di vendita compaiono anche diversi vinili della sua discografia iniziale. Proprio Vinilony, che raccoglie alcuni dei suoi primi brani, è uno dei più ricercati. Sul sito ufficiale partiva da circa 30 euro, ma oggi è difficile trovarlo a meno di 60 euro, mentre alcune inserzioni arrivano anche a 130 euro. Anche su Amazon la maschera associata al personaggio risulta ormai quasi introvabile. Segnali che raccontano bene quanto il fenomeno Tony Pitony si stia muovendo oltre la musica. PERCHÉ TONY PITONY INDOSSA LA MASCHERA: LA STORIA DIETRO IL VOLTO ISPIRATO A ELVIS Se oggi c’è un oggetto che identifica Tony Pitony più di qualsiasi altro, è proprio la maschera ispirata a Elvis Presley. Non è una riproduzione realistica del volto del Re del rock: al contrario, è volutamente caricaturale, quasi grottesca, con grandi occhiali scuri e una forma che ricorda Elvis in modo ironico. L’artista la utilizza fin dalle prime apparizioni pubbliche, compreso il provino a X Factor, dove si presentò già con il volto coperto. In quell’occasione solo Mika votò a suo favore, mentre gli altri giudici lo eliminarono. Quel momento, però, è diventato negli anni uno dei primi tasselli della costruzione del suo personaggio. In realtà la scelta della maschera non nasce come tributo a Elvis. L’artista siracusano ha raccontato di averne provate diverse prima di decidere quale usare sul palco: tra le opzioni c’erano anche una maschera del Fantasma dell’Opera e una maschera veneziana che lui stesso ha definito “terribile”. Alla fine ha scelto quella che oggi lo rappresenta. Come ha spiegato durante una puntata del podcast BSMT condotto da Gianluca Gazzoli, il motivo è soprattutto pratico: la maschera gli permette di separare la persona dal personaggio e di proteggere la propria privacy, mantenendo un certo anonimato anche mentre cresce la sua popolarità. L'articolo La maschera di Tony Pitony? Si può acquistare online ma il prezzo è folle: ecco a quanto è venduta su eBay proviene da Il Fatto Quotidiano.
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