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“Noi vittime delle correnti, votiamo comunque No perché è in gioco l’equilibrio tra i poteri dello Stato”: i pm Di Matteo e Woodcock al Forum del Fatto
“Io penso che Gratteri con le sue opinioni dia molto fastidio ai sostenitori del “Sì”, perché non possono dire di Gratteri, ma anche di me, di Henry e di qualche altro, che siamo espressione della casta. Noi siamo stati vittime, casomai, di quelle degenerazioni correntizie, ma votiamo “No” perché è in gioco un principio più importante di tutela dell’equilibrio di potere e di tutela delle minoranze”, queste le parole del sostituto procuratore Nazionale Antimafia, Nino Di Matteo, ospite insieme al procuratore della Procura di Napoli, Henry John Woodcock, al Forum “Perché No – speciale Referendum” organizzato dal Fatto Quotidiano e ilFattoQuotidiano.it. L'articolo “Noi vittime delle correnti, votiamo comunque No perché è in gioco l’equilibrio tra i poteri dello Stato”: i pm Di Matteo e Woodcock al Forum del Fatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Di Matteo sta con Gratteri: “Mafiosi e massoni votano Sì. Grave consegnare alla politica la scelta di quali reati perseguire”
“Sono perfettamente d’accordo con Nicola Gratteri: assieme alle persone per bene, per il Sì nel referendum voteranno mafiosi, massoni e architetti del sistema corruttivo”. Nino Di Matteo, sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, magistrato ed ex membro del Consiglio superiore della magistratura, non usa giri di parole. E avverte, in vista del voto del referendum confermativo della legge Nordio del 22 e 23 marzo: “Gli autori della riforma, in questo momento la campagna referendaria per il sì, partono dal quotidiano esercizio di denigrazione della magistratura“. E “la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata”, sottolinea il magistrato. Ricordando come, dal caso Garlasco a quello Tortora, non è mancato dal fronte del sì un uso strumentale di vicende giudiziarie per attaccare pm e giudici: “Delegittimano agli occhi del popolo e parlano alla pancia di coloro i quali hanno interesse, per la loro stessa essenza, ad una delegittimazione della magistratura. E questi sono i massoni, i mafiosi, coloro i quali temono il controllo della magistratura”. Argomenta Di Matteo: “Quando i mafiosi pensano che un esponente politico, una parte politica, possa andare contro la magistratura, già loro hanno deciso per chi votare”. Ricordando come, “quando nel 1987 alcuni partiti, il Partito Socialista e il Partito Radicale furono tra i principali fautori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, i mafiosi erano talmente entusiasti che decisero, anche cambiando quelle che allora erano le loro inclinazioni verso la Democrazia Cristiana, di votare per i socialisti e per i radicali”. Per Di Matteo la riforma è “dettata da un intento di regolamento di conti, non nei confronti della magistratura tutta, ma nei confronti di quella parte della magistratura che ha inteso fare il suo lavoro a 360 gradi. Vogliono evitare che in futuro la magistratura disturbi il potere“. Ma il pm guarda oltre il voto, ricordando quegli scenari già evocati all’interno di governo e maggioranza, da Tajani come da Nordio e non solo: “Dobbiamo avere uno sguardo d’insieme per capire quello che sta accadendo e dove vogliono arrivare. Ricordare quello che è già accaduto negli ultimi anni con l’approvazione della riforma Cartabia e con altri provvedimenti come l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la sterilizzazione del reato di traffico di influenze, fino ai limiti alle attività delle intercettazioni e il cosiddetto interrogatorio preventivo e tanto altro. Nel caso prevalgano i Sì, vorrebbero andare oltre, per esempio mettendo in discussione il principio fondamentale per cui il pubblico ministero conduce le indagini, vorrebbero affidarle alla polizia giudiziaria. Io mi chiedo quali processi che hanno riguardato il potere sarebbero stati portati a termine senza il coordinamento da parte del pubblico ministero”, sottolinea Di Matteo. Secondo cui la riforma Nordio “non è una riforma della giustizia, ma una riforma della magistratura contro la magistratura, contro l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e quindi contro i cittadini“. Ma non solo. Perché se lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva già fatto intendere quale sia il piano per quanto riguarda le priorità dei reati da perseguire, quando aveva parlato di “disomogeneità da Procura a Procura” e di necessità di “trovare un criterio in modo che tutte abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare”, Di Matteo ammonisce ai microfoni del Fattoquotidiano.it: “Consentire alla politica, attraverso le maggioranze parlamentari e quindi attraverso il Parlamento, di dettare i criteri per le priorità nell’esercizio dell’azione penale alle Procure significa consegnare alla politica la scelta di quali reati perseguire e quali di fatto trascurare. E questo è un grave vulnus, una grave violazione di un principio fondamentale dell’obbligatorietà dell’azione penale, che rende veramente i cittadini tutti uguali davanti alla legge”. E se dentro il fronte del Sì, da Forza Italia ma non solo, più volte la legge Nordio è stata associata al nome di Silvio Berlusconi e al suo disegno di riformare la magistratura, Di Matteo sottolinea: “Forse bisognerebbe ricordare che quando viene dedicata una riforma a Berlusconi, ci sono sentenze definitive che parlano della complicità, del concorso che uno dei fondatori di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, ha avuto con l’associazione mafiosa. Bisognerebbe ricordare che è stato accusato di essere stato il garante di un patto mantenuto da entrambe le parti, tra Silvio Berlusconi, allora imprenditore, e i capi della mafia palermitana”. Per poi concludere: “Non possiamo permetterci che la memoria di Falcone, Borsellino, Saetta, Livatino, Chinnici sia oggetto di uno sterile esercizio retorico. Tutti sono bravi oggi a fingere di onorare quei nostri martiri, forse dovremmo cercare di avere un po’ più di rispetto per la verità”. In vista del voto Di Matteo così auspica: “Spero che vinca il No perché costituirebbe un’argine anche a un andazzo, cioè quello di cercare di concentrare più poteri sull’esecutivo a scapito dei poteri di controllo. Un’alterazione importante alla democrazia. Credo che noi tutti dobbiamo capire che questa tappa del referendum è una tappa significativa e importante”. L'articolo Referendum, Di Matteo sta con Gratteri: “Mafiosi e massoni votano Sì. Grave consegnare alla politica la scelta di quali reati perseguire” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nino Di Matteo replica a Nordio: “La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm”
È stato tirato in ballo nel dibattito sul referendum dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha alzato il livello dell’offensiva paragonando il Consiglio superiore della magistratura a “un sistema para-mafioso“. Il magistrato Nino Di Matteo, però, non ci sta a essere chiamato in causa dal ministro: “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino”, ha replicato Di Matteo. Nordio, nell’ultima sua uscita, ha detto che il sorteggio secco, previsto dalla riforma per eleggere i consiglieri togati dei due Csm (uno per i pm e uno per i giudici) “rompe questo sistema paramafioso” che ha caratterizzato le nomine effettuate dall’unico Consiglio superiore della magistratura. Dichiarazioni che hanno provocato l’indignazione dell’Associazione nazionale magistrati e dei leader delle opposizioni. A loro, poco dopo, il guardasigilli ha risposto tirando in ballo proprio Nino Di Matteo: per giustificarsi, infatti, Nordio ha citato parole simili pronunciate dal pm della Direzione nazionale antimafia nel 2019, subito dopo lo scandalo Palamara, come se una critica alla magistratura dal suo interno (proveniente, peraltro, da chi ha avuto minacciata la vita dai clan) fosse paragonabile all’attacco politico di un membro del governo in carica. Alla vigilia della campagna referendaria, tra l’altro, il sostituto procuratore nazionale antimafia Di Matteo ha annunciato la sua decisione di lasciare l’Anm. L'articolo Nino Di Matteo replica a Nordio: “La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Di Matteo smonta la riforma della giustizia: “È contro i magistrati e l’autonomia. Nessun articolo sulla lentezza dei processi o per i detenuti”
“Non è una riforma della giustizia ma è una riforma contro i magistrati”. Da Napoli il sostituto Procuratore nazionale Antimafia Antonino Di Matteo commenta il referendum in tema di Giustizia, sul quale gli italiani saranno chiamati a votare nei prossimi mesi. “Ascolto in questi giorni quelli che sono gli autori di questa riforma dire pubblicamente che se i cittadini non sono soddisfatti dell’andamento della Giustizia allora dovranno votare ‘Sì’ al referendum. Ma andateli a vedere questi articoli della riforma – spiega Di Matteo – non ce n’è uno che sposti di un centimetro almeno uno dei problemi principali, cioè quello della lentezza dei processi. Non c’è un solo articolo che sposti di un centimetro il tema delle garanzie per indagati e imputati o la condizione carceraria dei detenuti. Questa – prosegue Di Matteo – è una riforma della magistratura, sulla magistratura e contro la magistratura e contro l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Nei paesi ad esempio dove vige la separazione delle carriere, che oggi si vuole introdurre in questa riforma, gli uffici del Pubblico Ministero sono sottoposti al controllo dell’esecutivo e al controllo del Ministro della Giustizia, cioè alle direttive della politica e questa riforma, che in maniera ingannevole per i cittadini viene chiamata riforma della Giustizia è fatta proprio con uno spirito di rivalsa nei confronti di quella parte della magistratura che nei decenni scorsi ha avuto il coraggio e la forza, avendo autonomia e indipendenza dagli altri poteri, di fare – conclude Di Matteo – indagini e processi che hanno riguardato i potenti, che hanno riguardato il potere in Italia, che hanno riguardato le collusioni del potere con la criminalità organizzata e i sistemi corruttivi”. A Scampia, ospite di un evento sul tema della giustizia che si è svolto nel Centro ‘Officina delle Culture – Gelsomina Verde’, una ex base di spaccio oggi sede di decine di associazioni, il Di Matteo parla di un potere che negli anni si è creato una sorta di immunità generando una Giustizia a due facce. “Quella che abbiamo oggi è una Giustizia efficace, rigorosa, certe volte anche spietata nei confronti delle manifestazioni criminali perpetrate dagli ‘ultimi’ della Società, e un’altra Giustizia – prosegue Di Matteo – con le armi spuntate nei confronti dei potenti. Oggi il sistema carcerario italiano conta circa 60 mila detenuti, se andiamo vedere le statistiche, quelli che stanno scontando una pena per corruzione o reati simili alla corruzione sono giusto una decina. Ne consegue – spiega Di Matteo – che in Italia il fenomeno della corruzione non esiste, che siamo un Paese virtuoso, o che nei confronti dei ‘potenti’ si è creato una sorta di scudo di protezione e di impunità”. “E tutte queste riforme che si sono succedute negli anni – conclude il sostituto Procuratore nazionale Antimafia – vanno in questa direzione: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, le intercettazioni che possono durare solo 45 giorni, l’interrogatorio preventivo quando c’è una richiesta di custodia cautelare che riguarda soprattutto i reati tipici dei colletti bianchi, tutto va in questa direzione e il referendum che si propone – ribadisce Di Matteo – non risolve nessuno dei veri problemi della Giustizia ma indica una generale tendenza, nazionale e internazionale, ad accentrare sempre più il potere in capo ai governi di turno in danno del potere legislativo e giudiziario”. L'articolo Di Matteo smonta la riforma della giustizia: “È contro i magistrati e l’autonomia. Nessun articolo sulla lentezza dei processi o per i detenuti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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