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L’indagine sulle quote rosa e l’industria delle rinnovabili: “Ambiente inclusivo, ma la presenza femminile è bassa”
Parlare di energia significa parlare di un universo ancora al maschile. Se ci si concentra, però, sul mondo delle rinnovabili, la situazione migliora leggermente, almeno rispetto alla percezione dell’inclusività rispetto alle donne dell’ambiente aziendale: lo valutano positivamente il 96% degli intervistati della ricerca Donne nel settore energetico. Numeri, ruoli e dinamiche di lavoro, condotta da Excellera Intelligence per Italia Solare e Key-The Energy Transition Expo e realizzata in vista dell’8 marzo. L’indagine, effettuata su circa 600 aziende del settore delle rinnovabili, in particolare del fotovoltaico (245 le interviste a figure di responsabilità di indirizzo e gestione e 536 quelle a persone impiegate nel comparto energetico rinnovabile) si pone un doppio obiettivo: indagare la presenza delle donne nel panorama energetico e rilevare la presenza di eventuali episodi di discriminazione di genere. I risultati, però, mostrano un quadro in chiaroscuro e con molte ombre e criticità. Tornando al dato positivo della percezione dell’inclusività, ad esempio, se il 96% degli uomini pensa che ci sia un clima inclusivo, la percentuale si abbassa all’84% delle donne. “Pienamente inclusivo” è una definizione condivisa dal 70% degli uomini contro il 48% delle donne, mentre quella di “poco inclusivo” è condivisa dal 4% degli uomini a fronte del 13% delle donne. UN’AZIENDA SU 3 SENZA DONNE IN POSIZIONI APICALI Ma gli aspetti critici sono espressi soprattutto da altri numeri. Anzitutto, la presenza femminile in queste aziende, limitata ancora al 35% degli occupati. Solo il 28% poi delle donne lavora all’interno dell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni (amministrativa, commerciale, marketing e comunicazione, risorse umane). L’altra questione spinosa riguarda la leadership. Un’azienda su tre (33%) non ha neanche una donna in posizione apicale. Più in dettaglio, ha solo una donna in posizione apicale il 56% delle aziende, mentre il 22% ha solo 2 donne e oltre due donne l’11%. Inoltre, solo un’azienda su 10 (11%) esprime una donna nella posizione di amministratrice delegata, mentre solo il 17% ha una donna membro del cda e solo il 4% una donna presidente o vicepresidente. Venendo invece al clima aziendale, quasi una donna su due (48%) afferma di aver assistito a episodi riconducibili a disparità di genere (contro il 25% degli uomini), relativi a delegittimazione tecnica e professionale, utilizzo di linguaggio non inclusivo, differenze nell’attribuzione di responsabilità e nei trattamenti economici. Nello specifico, segnalano battute o ironie di genere il 23% degli uomini contro il 42% delle donne; comportamenti considerati aggressivi il 5% degli uomini contro il 31% delle donne; idee ignorate e attribuite ad altri l’8% degli uomini contro il 20% delle donne; esclusione da riunioni decisionali informali il 10% degli uomini contro il 17% delle donne; valutazioni più severe e meno riconoscimento l’8% degli uomini contro il 14% delle donne. RETRIBUZIONI EQUILIBRATE? SOLO PER IL 28% DELLE DONNE (MA PER IL 65% DEGLI UOMINI) L’indagine evidenzia inoltre una significativa differenza di percezione rispetto alle opportunità professionali nel settore. Tra gli uomini intervistati, circa due terzi (67%) ritengono che esistano pari opportunità di carriera tra i generi, mentre questa convinzione è condivisa solo dal 41% delle donne. Il divario percettivo risulta ancora più marcato sul tema della parità retributiva: il 65% degli uomini considera equilibrate le retribuzioni tra uomini e donne, a fronte del 28% delle lavoratrici. Più in dettaglio: l’esistenza di opportunità di carriera è concreta per il 67% degli uomini contro il 41%; il sostegno dopo la maternità è presente per il 66% degli uomini contro il 43% delle donne; esiste prevenzione contro la discriminazione di genere per il 49% degli uomini contro il 35% delle donne. Ancora, valutazioni eque e trasparenti sono presenti per il 68% degli uomini e 44% delle donne. Donne ascoltate? Sì per il 71% degli uomini contro il 49% delle donne. Quali sono, in conclusione, gli strumenti e le politiche aziendali per contrastare la disparità di genere? Anzitutto, la loro presenza è percepita diversamente: sono presenti per il 96% degli uomini contro il 79% delle donne. Meno di 2 aziende su 10 (18%) hanno adottato progetti specifici a supporto delle donne sui temi della diversità. Rispetto alla presenza di misure di flessibilità e conciliazione vita-lavoro: se il 78% degli intervistati dichiara che nella propria azienda sono attive, una donna su cinque (21%) ritiene che l’utilizzo di questi strumenti possa paradossalmente comportare ripercussioni sul percorso professionale. “Il comparto energetico, incluso il mondo delle rinnovabili e del fotovoltaico, è storicamente rappresentato da una forte presenza maschile. Negli anni abbiamo visto cambiare il trend, ma la strada da percorrere è ancora lunga”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. Per Aldo Cristadoro, ceo di Excellera Intelligence, “se le donne restano poco presenti nei ruoli tecnici e di leadership, il rischio è di indebolire la competitività di un settore strategico per il Paese. Servono quindi sia un cambiamento culturale sia strategie per rendere questo ambito più attrattivo per le donne”. Infine Cecilia Bergamasco di Italia Solare, che ha seguito l’intero progetto, afferma: “Occorre lavorare su due fronti: sull’incremento della partecipazione delle ragazze alle facoltà Stem, ma anche sul decremento della sensazione di inferiorità rispetto agli uomini. Il punto di vista delle donne è fondamentale su molti fronti, tecnici e meno tecnici, penso ad esempio al tema dell’accettabilità sociale degli impianti. Come Italia Solare”, conclude, “continueremo a monitorare la presenza femminile nelle aziende delle rinnovabili. L’idea è quella di un osservatorio permanente, vista l’importanza del tema”. L'articolo L’indagine sulle quote rosa e l’industria delle rinnovabili: “Ambiente inclusivo, ma la presenza femminile è bassa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rettifica anagrafica per un 13enne: lo Stato riconosce la sua identità di genere da femminile a maschile
È stato riassegnato il sesso anagrafico a un adolescente di 13 anni residente in Liguria. La vicenda riguarda un ragazzo, nato con un corpo femminile che non corrispondeva alla sua identità di genere. La sua vicenda rappresenta un passo importante perché è la persona più giovane in Italia che ha concluso un percorso di transizione da femminile a maschile. La storia, riportata dal Resto del Carlino e dal Corriere della Sera, racconta come sia stata la sorella gemella a intuire per prima i cambiamenti, osservandolo crescere con tratti di mascolinità. Giorno dopo giorno, la famiglia ha riconosciuto in lui la propria identità: “E per la sorella, come è stato anche per la madre e poi per il padre, è stato naturale riconoscerlo proprio come lui stesso si è riconosciuto: un bambino” si legge sulle pagine del Resto del Carlino. Il tribunale della Spezia ha accolto la richiesta dei genitori, assistiti dall’avvocato viareggino Stefano Genick, stabilendo la rettifica dell’atto di nascita. La decisione è stata presa tenendo conto “del percorso psicoterapico seguito con costanza, delle terapie ormonali praticate con successo e della matura gestione del disagio sociale conseguente al processo di cambiamento”. Secondo il tribunale, l’adolescente ha maturato “una piena consapevolezza circa l’incongruenza tra il suo corpo e il vissuto d’identità come fino ad ora sperimentato”, rendendo possibile “concludere, altrettanto consapevolmente, un progetto volto a ristabilire irreversibilmente uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale”. Con questa sentenza, lo Stato riconosce formalmente il ragazzo come maschio, sancendo il completamento del suo percorso di transizione di genere e la tutela della sua identità personale. L'articolo Rettifica anagrafica per un 13enne: lo Stato riconosce la sua identità di genere da femminile a maschile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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