Ingressi record e incassi milionari da un lato. Lavoratori in appalto lasciati a
casa dopo anni di precariato dall’altro. Ecco il doppio volto delle Gallerie
degli Uffizi, uno dei più importanti musei italiani al mondo. Dietro ai
capolavori dell’arte rinascimentale, ci sono decine e decine di precari
invisibili che hanno iniziato il 2026 senza un lavoro.
Il motivo? “Il cambio di appalto dei servizi museali che ha visto la Coop
Culture sostituire la Opera Laboratori Fiorentini Spa – spiega il sindacato Sudd
Cobas – e così solo ai lavoratori che erano assunti a tempo indeterminato hanno
conservato il posto di lavoro”. Quelli con i contratti a termine sono rimasti
senza nulla. “Noi ci occupiamo di tutti i servizi aggiuntivi che ci sono dentro
i musei: dal controllo dei biglietti, alla gestione delle file esterne, al
guardaroba, tante mansioni che abbiamo svolto per anni accumulando esperienza”
racconta a ilfattoquotidiano.it Simone, precario dal 2015. Ma tra loro c’è anche
chi arriva a diciassette anni di rinnovi. “Sono persone che hanno lavorato per
nove mesi all’anno, che di fatto coprono lo stragrande periodo dell’anno,
lavorando – racconta Sarah Caudiera, coordinatrice Sudd Cobas – poi prendono la
Naspi e ogni anno aspettano la chiamata per rientrare al lavoro”. Ma con il
cambio di appalto quest’anno il rinnovo non è arrivato.
E così domenica pomeriggio i lavoratori e le lavoratrici hanno portato la
protesta nel piazzale degli Uffizi. “Basta vite precarie” si legge nello
striscione che hanno srotolato di fronte alla coda di turisti in attesa di
entrare. “Così non possiamo vivere perché non possiamo progettare il futuro –
racconta Elena, un’altra delle lavoratrici che non si sono viste rinnovare il
contratto – non possiamo comprare casa, non possiamo avere un mutuo, non
possiamo comprare una macchina, né una vacanza, perché ci sono periodi morti in
cui non lavoriamo e quindi rivogliamo il nostro lavoro, ma a tempo
indeterminato”. Una situazione che appare ancora più “sconfortante” se si pensa
allo stato di salute del museo. Oltre cinque milioni di visitatori e un
fatturato superiore a sessanta milioni di euro l’anno. “Questi sono musei
statali che hanno incassi milionari – riflette Simone – è paradossale che dentro
ci sia questo tipo di precariato e persone che guadagnano poco e
saltuariamente”.
La responsabilità di quello che sta accadendo, secondo il sindacato Sudd Cobas,
non si può circoscrivere alle cooperative che non hanno rinnovato i contratti.
“La responsabilità è del ministero della Cultura. Questa è una gara di appalto
pubblica, qui le aziende prendono l’appalto dal ministero, che organizza i musei
a livello nazionale, per cui è il ministero della Cultura che ha fatto la gara e
non si è preoccupato di tutelare tutti i lavoratori in sede di cambio di
appalto”. La richiesta è che il committente si prenda carico di quello che
accade nelle aziende a cui subappalta i servizi. “Nel sistema degli appalti
l’unico obiettivo e funzione dell’appalto è liberarsi della responsabilità dei
lavoratori – conclude la coordinatrice Caudiera – questo è il più grande
risparmio che i committenti hanno”. Il sindacato chiede anche alla direzione del
museo una presa di posizione, mentre nei prossimi giorni una delegazione sarà
ricevuta dall’assessore del Comune di Firenze Dario Danti.
L'articolo Uffizi, la protesta dei lavoratori in appalto non rinnovati:
“Lasciati a casa dopo 17 anni di precariato” proviene da Il Fatto Quotidiano.