Il 19 gennaio 2023, la Terra è stata colpita da una potente tempesta solare,
accompagnata da un’intensa tempesta geomagnetica di classe G4, il secondo
livello più alto sulla scala di cinque. La più è potente dal 2003. Questo evento
è stato causato da un’esplosione solare di classe X1.9 che ha lanciato una
rapida espulsione di massa coronale (CME) verso il nostro pianeta. Le particelle
solari espulse a velocità eccezionali, tra i 1.000 e i 1.400 km al secondo,
hanno raggiunto il nostro pianeta in un tempo record di circa 25 ore. Il
fenomeno ha avuto effetti significativi sulle infrastrutture tecnologiche e ha
anche generato spettacolari aurore boreali visibili in gran parte d’Europa,
Italia inclusa.
LE ORIGINI DEL FENOMENO
Le tempeste solari, o tempeste geomagnetiche, sono fenomeni che si verificano
quando il Sole emette un’enorme quantità di particelle cariche, che
interagiscono con il campo magnetico terrestre. Questi fenomeni sono solitamente
associati a brillamenti solari di forte intensità, come il brillante evento di
classe X1.9 che ha avuto luogo il 18 gennaio. Le espulsioni di massa coronale
(CME), che si verificano durante questi brillamenti, sono grandi eruzioni di
plasma solare che viaggiano a velocità straordinarie. Quella del 18 gennaio ha
raggiunto la Terra con una velocità tripla rispetto alla norma, arrivando al
nostro pianeta in tempo record.
Una volta che le particelle solari hanno colpito il campo magnetico terrestre,
hanno innescato una tempesta geomagnetica che ha raggiunto il livello G4. Questo
tipo di tempesta può generare una serie di problemi per le infrastrutture
tecnologiche, inclusi sbalzi di tensione nelle reti elettriche, interferenze con
le comunicazioni satellitari e i sistemi di navigazione GPS. Sebbene al momento
non siano stati segnalati danni significativi, questi eventi sono noti per il
loro potenziale di disturbare i satelliti e di compromettere la stabilità delle
reti di comunicazione.
A livello pratico, le tempeste geomagnetiche di questa intensità possono anche
influire sui sistemi di navigazione, come quelli utilizzati per i voli aerei che
attraversano le regioni polari, dove la ionosfera può essere alterata. La
perturbazione della ionosfera è un altro aspetto cruciale, in quanto può
interferire con le comunicazioni radio a lunga distanza, in particolare nelle
latitudini artiche, dove il fenomeno è stato osservato con maggiore intensità.
LA TEMPESTA DI RADIAZIONI SOLARI
Oltre alla tempesta geomagnetica, un altro fenomeno ha accompagnato questo
evento solare: una tempesta di radiazioni solari. Questo tipo di tempesta si
verifica quando una potente eruzione solare accelera particelle energetiche,
come i protoni, a velocità impressionanti, spesso superiori a 100.000 km al
secondo. Queste particelle possono raggiungere la Terra in meno di mezz’ora, con
effetti immediati sulla tecnologia satellitare e sulla salute degli astronauti.
La tempesta di radiazioni solari che ha accompagnato l’espulsione solare del 18
gennaio ha raggiunto il livello S4, un’intensità rara, che non si vedeva dal
2003. Sebbene queste radiazioni non siano pericolose per le persone sulla Terra
grazie alla protezione offerta dal campo magnetico terrestre e dall’atmosfera,
possono essere un rischio per gli astronauti e le missioni spaziali. I satelliti
e i veicoli spaziali possono subire danni diretti, mentre gli astronauti che
operano al di fuori della protezione della Stazione Spaziale Internazionale
possono essere esposti a livelli di radiazione dannosi.
AURORE BOREALI: UNO SPETTACOLO
Uno degli effetti più affascinanti di questa tempesta geomagnetica è stato
l’apparire delle aurore boreali, fenomeni di luce che si verificano quando le
particelle solari interagiscono con il campo magnetico terrestre, eccitando gli
atomi dell’atmosfera. Le aurore sono state particolarmente visibili nelle
regioni settentrionali, ma fenomeni rari si sono verificati anche in zone più
meridionali, come l’Italia. Le Dolomiti bellunesi, per esempio, hanno visto
un’esplosione di colori tipici delle aurore, visibili per l’incredibile bellezza
e rarità del fenomeno a queste latitudini. L’astrofotografa Alessandra Masi ha
catturato immagini mozzafiato dell’aurora che danzava sopra la Pieve di Cadore,
un’area montuosa al confine con il Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi,
Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
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regala anche l’aurora boreale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un problema di salute che ha colpito uno degli astronauti a bordo della Stazione
spaziale internazionale ha costretto la Nasa a sospendere la passeggiata
spaziale prevista per oggi e a rivedere l’intero calendario operativo della
missione Crew-11. L’agenzia spaziale americana ha confermato che la situazione è
sotto controllo, ma non esclude un rientro anticipato dell’equipaggio sulla
Terra.
Secondo quanto comunicato dalla Nasa, il problema medico si è manifestato nel
pomeriggio di mercoledì all’interno del complesso orbitale. Per ragioni di
riservatezza, non sono stati forniti dettagli sull’identità dell’astronauta
coinvolto, né sulla natura del disturbo. “Stiamo monitorando un problema di
salute di un membro dell’equipaggio – ha spiegato l’agenzia -. La situazione è
stabile, ma per motivi di privacy medica non possiamo condividere ulteriori
informazioni”.
La criticità ha avuto immediate conseguenze sulle attività programmate. È stata
rinviata l’attività extraveicolare (EVA) che avrebbe visto gli astronauti Mike
Fincke e Zena Cardman impegnati per circa sei ore e mezza all’esterno della Iss.
L’intervento era finalizzato alla preparazione dei sistemi di aggancio per
l’installazione di una nuova coppia di pannelli solari iRosa, prevista nei
prossimi mesi per aumentare la capacità energetica della Stazione.
Il rinvio ha anche un valore simbolico: con quella passeggiata spaziale, Fincke
sarebbe diventato il sesto astronauta statunitense a raggiungere quota dieci EVA
nella sua carriera. Ora, però, l’incertezza riguarda anche una seconda uscita
programmata per il 15 febbraio, durante la quale era prevista la sostituzione di
una telecamera esterna ad alta definizione. Al momento, sottolinea la Nasa, non
è possibile fare previsioni sull’evoluzione della missione. “La sicurezza delle
nostre operazioni è la priorità assoluta — si legge nella nota ufficiale — e
stiamo valutando attivamente tutte le opzioni, inclusa la possibilità di una
conclusione anticipata della missione Crew-11”.
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