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In bilico i negoziati Usa-Iran, saltano i colloqui di venerdì. Trump: “Khamenei dovrebbe essere molto preoccupato”
I colloqui tra Stati Uniti e Iran rischiano di fallire prima ancora di cominciare. Washington, secondo fonti statunitensi ad Axios, avrebbe infatti respinto le ultime richieste di Teheran, facendo saltare l’incontro previsto per venerdì tra l’inviato Usa, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. E a rendere ancora più teso il clima sono le parole di Donald Trump che avverte la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei: “Direi che dovrebbe essere molto preoccupato“, ha detto il presidente Usa in un’intervista a Nbc News. I negoziati, nati per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime, sono pertanto in bilico. “Il divario tra le parti è troppo ampio e non può essere colmato”, ha spiegato un funzionario israeliano a Ynet, al termine di una giornata di incertezze sul formato dei colloqui, sui temi da affrontare, perfino sulla sede dell’incontro. I colloqui però non sarebbero ancora definitivamente saltati. Stando a fonti americane di Axios e Channel 12, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, al termine della tappa di Abu Dhabi per la crisi ucraina, proprio per discutere della situazione con l’Iran. E poi rientrare a Miami senza proseguire per l’Oman dove avrebbero dovuto incontrare gli emissari di Teheran. Tuttavia, hanno sottolineato i funzionari statunitensi, “se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima”. Dopo un mese di minacce da parte di Trump, che prima ha intimato agli ayatollah di cessare la repressione violenta delle proteste e poi ha spostato il focus sul dossier nucleare iraniano, sembrava che i colloqui dovessero tenersi inizialmente venerdì a Istanbul con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva poi chiesto di spostarli in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento dell’incontro a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non era giunta alcuna conferma. “Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo”, ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio in conferenza stampa a Washington, aggiungendo che la questione della sede era “ancora in via di discussione”. “Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti”, aveva quindi ribadito. Ma, al di là della sede dei colloqui, ad accrescere le distanze tra le rispettive posizioni sarebbe stata soprattutto l’agenda sul tavolo. L’Iran aveva chiesto che i negoziati fossero esclusivamente bilaterali – senza la presenza di Paesi terzi – e si limitassero al solo dossier nucleare e delle scorte di uranio arricchito di cui dispone, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per mettere sul tavolo anche il programma dei missili balistici e il finanziamento delle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemeniti. “Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione”, ha ribadito Rubio ricevendo il no della Repubblica islamica: “La questione principale è la questione nucleare iraniana – ha fatto sapere il regime – e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi”. L'articolo In bilico i negoziati Usa-Iran, saltano i colloqui di venerdì. Trump: “Khamenei dovrebbe essere molto preoccupato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Dobermann Pinscher Penny trionfa al Westminster Kennel Club Dog Show 2026: le immagini della premiazione
Penny è la regina del Westminster Kennel Club Dog Show 2026. Il Dobermann Pinscher ha vinto il titolo “Best in Show” nella 150esima edizione della competizione che consacra l’animale come cane più bello del mondo. La vittoria di Penny alla manifestazione di New York segna il quinto successo per la razza Dobermann. A guidare la vincitrice c’era Andy Linton, veterano delle esposizioni canine. Con il successo del 2026, l’uomo è tornato a vincere dopo 36 anni. L’ultimo trofeo alzato, infatti, risaliva al 1989. Ai giornalisti lì presenti Linton ha dichiarato: “Penny è uno dei migliori esemplari che abbia mai visto”. L’uomo ha accompagnato il cane nonostante alcuni problemi di salute. Al secondoo posto si è classificata Cota, un Chesapeake Bay retriever. Il proprietario di Penny ha raccontato ai media presenti alla competizione che la cagnolina è un esemplare “intelligente, esigente e desiderosa di compiacere”. Ma che cos’è il Westminster Kennel Club Dog Show? Si tratta del più antico e prestigioso concorso cinofilo del mondo. La kermesse, a cui partecipano esclusivamente cani di razza già campioni, va in scena ogni anno al Madison Squadre Garden di New York. La prima edizione risale al 1877, quando un gruppo di appassionati fondò il Club per promuovere l’allevamento selettivo. Negli anni, la manifestazione è diventata un’istituzione cinofila. Nella competizione non viene giudicato l’addestramento ma la perfezione estetica del cane. L'articolo Il Dobermann Pinscher Penny trionfa al Westminster Kennel Club Dog Show 2026: le immagini della premiazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ucraina, iniziato ad Abu Dhabi il nuovo round di negoziati con Russia e Usa. Mosca: “Attaccheremo finché Kiev non prenderà le decisioni giuste”
Ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi, è iniziato il nuovo round di negoziati tra Ucraina, Russia e Usa. Ne ha dato notizia su X Rustem Umerov, segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale e Difesa di Kiev, precisando che “il processo negoziale è iniziato in formato trilaterale“, ovvero con i rappresentanti delle tre delegazioni riuniti nella stessa stanza. “Poi – ha aggiunto – il lavoro in gruppi separati” su temi specifici. Le questioni principali sul tavolo restano due: i territori che Mosca ha conquistato quasi per intero sul campo di battaglia e che vorrebbe fossero riconosciuti come suoi nella loro totalità e la presenza di truppe occidentali in territorio ucraino dopo la firma di un eventuale cessate il fuoco, cosa che Mosca non accetta. “Fin quando il regime di Kiev non avrà preso le decisioni appropriate, proseguirà l’operazione militare speciale”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Kiev cercherà di comprendere le “vere intenzioni” di Mosca e Washington, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, sottolineando che i colloqui nella capitale degli Emirati si concentreranno principalmente su questioni militari e politico-militari. Secondo il portavoce, i massicci attacchi della Russia contro le infrastrutture energetiche dell’Ucraina ostacolano il buon esito dei negoziati. Lunedì Zelensky aveva incontrato il team dei negoziatori del quale oltre a Umerov fanno parte Kyrylo Budanov, Sergiy Kyslytsya, Andrii Hnatov e Oleksandr Bevz. Se quel giorno il presidente aveva detto che “l’Ucraina è pronta a compiere passi concreti”, parole interpretate da molti come un’apertura verso possibili concessioni, dopo i bombardamenti russi sembra aver arroccato la propria posizione. I russi, ha detto martedì, “hanno infranto la promessa” fatta a Donald Trump “di astenersi dagli attacchi contro l’energia e le infrastrutture durante le riunioni dei nostri team negoziali”. I russi, ha aggiunto, “continuano a scommettere sulla guerra e sulla distruzione dell’Ucraina, e non prendono sul serio la diplomazia. Il lavoro del nostro team negoziale verrà adattato di conseguenza“. Nel frattempo i bombardamenti non si fermano. Nel mirino dei russi è tornata Odessa, nuovamente attaccata da raid che hanno causato danni alle infrastrutture civili e industriali. Missili russi hanno colpito per la seconda notte consecutiva anche Kharkiv e due persone sono state uccise in un attacco di droni nella regione di Dnipropetrovsk. L'articolo Ucraina, iniziato ad Abu Dhabi il nuovo round di negoziati con Russia e Usa. Mosca: “Attaccheremo finché Kiev non prenderà le decisioni giuste” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un 19enne uccide una donna incinta con 70 coltellate e dà fuoco al suo appartamento. L’assassino viene catturato e tenta il suicidio in carcere
Negli Stati Uniti, un 19enne ha ucciso una donna incinta con 70 coltellate e ha dato fuoco alla casa a seguito di un litigio. A comunicare la notizia è stata Abc7 Chicago, che ha ripercorso i momenti del brutale omicidio di Eliza Morales commesso da Nedas Revuckas. Il giovane aveva acquistato sul Marketplace di Facebook un pick-up Ford Ranger messo in vendita dal marito della 30enne, Gabriel Morales. Lo scorso 26 gennaio, Revuckas è andato a casa della donna per scambiare alcuni documenti e ricevere un atto di vendita. Secondo le prime ricostruzioni degli agenti della contea di DuPage, il 19enne avrebbe incontrato Eliza nell’atrio del condominio dove la donna viveva insieme al coniuge e alla figlia di 2 anni. Tra i due è nato un battibecco, proseguito nell’appartamento della vittima. Lì, l’omicida ha sferrato 70 coltellate, uccidendo Morales e il bimbo che portava in grembo. Revuckas ha pugnalato in mezzo agli occhi anche Zula, la cagnolina della coppia, che attualmente è ricoverata in una clinica veterinaria. A scoprire il corpo di Eliza sono stati i vigili del fuoco, intervenuti a seguito dell’incendio appiccato in cucina dal 19enne. Il criminale ha cosparso la casa di detersivi e prodotti altamente infiammabili e ha dato fuoco all’abitazione. Gli inquirenti ipotizzano che il giovane volesse cancellare le sue tracce bruciando ogni prova. Dopo l’omicidio Revuckas ha rubato il cellulare della donna. Tramite la geolocalizzazione, la polizia ha raggiunto e arrestato l’assassino il giorno successivo alla strage. Secondo i documenti del tribunale riportati dall’emittente locale Abc7 Chicago, il ragazzo “ha deciso di sfogare la sua frustrazione su Eliza“. Nelle carte si legge anche che il ragazzo non ha mostrato alcuna emozione quando il giudice gli ha ordinato di rimanere dietro le sbarre durante l’udienza dello scorso giovedì 29 gennaio. Revuckas è stato definito come “una vera minaccia per la comunità”. Poche ore dopo l’udienza, il portavoce dello sceriffo della contea di DuPage ha dichiarato che il 19enne si trovava in condizioni critiche a causa di alcune ferite che si era autoinflitto. Dopo essere stato medicato e dimesso dall’ospedale, Revuckas è tornato in carcere. Il ragazzo dovrà rispondere di una serie di accuse, tra cui omicidio di primo grado, rapina a mano armata, incendio doloso e maltrattamento di animali. “VIVRÒ PER IL BENE DELLA NOSTRA BAMBINA” Intanto, sulla piattaforma di raccolta fondi “GoFundMe” è stato creato un salvadanaio per sostenere economicamente la famiglia di Eliza. Moses Morales, parente della vittima, ha scritto: “Tutto ciò che faceva era radicato nell’amore. Era motivata dalla famiglia, guidata dalla lealtà e da un cuore veramente altruista. La sua perdita è un dolore che risiede nel profondo di tutti noi, ma la sua presenza rimane in ogni ricordo, in ogni lezione, in ogni momento che ha toccato”. Ieri, lunedì 2 febbraio, la raccolta fondi ha superato i 150 mila dollari. Gabriel, il marito della giovane, ha scoperto la notizia della morte mentre si trovava al lavoro. Il vedovo ha rilasciato alcune dichiarazioni ad Abc7 Chicago. Moses ha detto: “Trascorrerò il resto della mia vita sentendo la sua mancanza e cercherò di vivere attraverso lei per il bene della nostra bambina di 2 anni”. L'articolo Un 19enne uccide una donna incinta con 70 coltellate e dà fuoco al suo appartamento. L’assassino viene catturato e tenta il suicidio in carcere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Usa abbattono drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico
L’esercito statunitense ha abbattuto un drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Lo scrive il Times of Israel citando un funzionario statunitense che lo ha riferito alla Reuters, secondo cui il drone iraniano Shahed-139 stava volando verso la portaerei ed è stato abbattuto da un caccia statunitense F-35. La notizia è stata confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) che ha dichiarato che un caccia della Marina statunitense ha abbattuto il drone. Secondo il Centcom, il drone si è avvicinato “in modo aggressivo” alla portaerei con “intenzioni poco chiare” e ha continuato a dirigersi verso la nave nonostante le misure di de-escalation adottate dalle forze statunitensi operanti in acque internazionali. L’esercito americano ha riferito che l’abbattimento è avvenuto poche ore dopo un altro episodio in cui forze iraniane hanno tentato di fermare una nave mercantile battente bandiera statunitense e con equipaggio americano nello Stretto di Hormuz. Il drone, identificato come uno Shahed-139, è stato distrutto da un caccia F-35C imbarcato sulla Lincoln, che al momento dell’incidente si trovava a circa 800 chilometri dalla costa meridionale dell’Iran. Non si registrano feriti tra il personale statunitense, né danni alle attrezzature. L’episodio avviene a pochi giorni dall’annunciata ripresa dei colloqui tra i due Paesi a Istanbul. L'articolo Usa abbattono drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La chiave per smascherare uno dei più grandi insabbiamenti della storia”: un filmato inedito potrebbe riaprire il caso dell’assassinio di John F. Kennedy
A oltre sessant’anni dall’assassinio di John F. Kennedy, un filmato amatoriale girato il 22 novembre 1963 potrebbe rimettere in discussione la ricostruzione ufficiale dell’omicidio. Lo riferisce l’Ansa, citando sviluppi giudiziari negli Stati Uniti legati a una pellicola in 8 millimetri realizzata da Orville Nix, un riparatore di condizionatori di Dallas presente a Dealey Plaza il giorno dell’attentato. Il video, secondo quanto riportato anche dal New York Post, riprenderebbe l’area della cosiddetta “grassy knoll”, la collinetta erbosa da tempo al centro delle ipotesi su un possibile secondo attentatore oltre a Lee Harvey Oswald. Proprio da quel punto, secondo numerosi testimoni dell’epoca, sarebbero partiti alcuni degli spari che colpirono mortalmente il presidente degli Stati Uniti. Orville Nix morì nel 1972: da anni la nipote conduce una battaglia legale per recuperare il filmato, che sarebbe oggi in possesso delle autorità federali. La donna sostiene che la pellicola potrebbe “contenere la chiave per smascherare uno dei più grandi insabbiamenti della storia” e ne stima il valore potenziale in oltre 900 milioni di dollari, proprio per l’eventuale rilevanza storica e probatoria. Un giudice federale ha ora autorizzato la prosecuzione dell’azione legale per chiarire la sorte del materiale e valutare un’eventuale divulgazione pubblica. La decisione non certifica il contenuto del filmato né la presenza di un secondo attentatore, ma consente di andare avanti nel tentativo di stabilire se la pellicola possa offrire nuovi elementi sul delitto che scosse l’America. La telecamera di Nix, secondo le ricostruzioni, era puntata esattamente verso la collinetta erbosa di Dealey Plaza, il luogo indicato da decenni dai teorici della cospirazione come possibile postazione di un secondo uomo armato, nascosto dietro una recinzione. La versione ufficiale, basata sulle conclusioni della Commissione Warren, attribuì invece l’omicidio esclusivamente a Oswald, che sparò dal Texas School Book Depository. L'articolo “La chiave per smascherare uno dei più grandi insabbiamenti della storia”: un filmato inedito potrebbe riaprire il caso dell’assassinio di John F. Kennedy proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La strana “pioggia” di iguana in Florida: per il freddo perdono il controllo del loro corpo e cadono dagli alberi. Le autorità: “Non muoiono, sono ibernate”
Un’ondata di freddo sta mettendo a dura prova la sopravvivenza delle iguana della Florida, negli Stati Uniti. Come riportato dai media locali, gli animali sono storditi dalle temperature gelide degli ultimi giorni, in uno degli Stati più caldi degli Usa. A causa del freddo, i rettili perdono il controllo del proprio corpo, precipitando dalle piante. In alcuni casi, l’impatto col suolo si è rivelato fatale. La popolazione ha lanciato diversi allarmi alle autorità competenti. Le persone hanno raccontato di aver trovato in giardino le iguana prive di sensi. Le associazioni hanno specificato che, nella maggior parte dei casi, i rettili non muoiono ma si ibernano a causa del gelo. Le segnalazioni delle persone stanno aiutando i responsabili della fauna selvatica della Florida a catturare le iguana. I rettili soffrono il gelo perché non sono autoctoni. Gli enti che si occupano della salvaguardia degli animali hanno dichiarato che la presenza delle iguana è dovuta al gesto di alcune persone che, dopo averli acquistati, gettano gli animali per strada. Il freddo e la conseguente immobilità può aiutare le autorità a raccoglie e trasportare le iguana nelle apposite strutture della Florida Fish & Wildlife Conservation Commission, dove i rettili saranno poi smistati in ambienti a loro idonei. Le iguana rappresentano un pericolo anche per la fauna locale e per la popolazione. Sono tendenzialmente vegetariane ma, quando si sentono in pericolo, possono aggredire il predatore con i denti affilati. Le iguana non sono gli unici animali che tendono a fuggire dal freddo. Come vi abbiamo raccontato, nelle scorse settimane centinaia di lamantini si sono radunati nell’area di Three Sisters Springs, una zona della Florida ricca di sorgenti naturali che mantengono la temperatura dell’acqua attorno ai 23 gradi Celsius. L'articolo La strana “pioggia” di iguana in Florida: per il freddo perdono il controllo del loro corpo e cadono dagli alberi. Le autorità: “Non muoiono, sono ibernate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un cane viene immerso in una vernice tossica. La ragazza che lo ha salvato: “Era spaventato, è il cucciolo più dolce del mondo”
A Los Angeles, negli Usa, un cane è stato immerso in una vernice viola tossica. Lo sfortunato protagonista della storia si chiama Benny ed è un incrocio tra un Bassotto e un Chihuahua. Il cane è stato ritrovato da una famiglia che, non potendolo tenere, lo ha portato al Deity Animal Rescue. Lì, la co-fondatrice e amministratrice dell’ente animalista Ellen Ballon Dante ha curato il cucciolo. La donna ha raccontato a The Dodo che la situazione di Benny è apparsa subito grave. Ha aggiunto che il cagnolino era spaventato ma molto docile. Non appena la ragazza lo ha preso in braccio, l’animale ha appoggiato il muso sulla sua guancia. La donna ha raccontato: “Era un po’ spaventato, ma era anche tranquillo. È fondamentalmente il suo carattere. È tipo il cucciolo più dolce, più coccolone e più gentile del mondo”. Osservando le condizioni di Benny, l’amministratrice del rifugio ha fatto alcune supposizioni su ciò che potrebbe essere successo al cucciolo: “Forse la tinta è entrata nell’occhio e lui si grattava. A parte queste cose, per fortuna è un tipo piuttosto sano”. Lo staff del canile ha somministrato al cane un collirio e ha preparato per lui un bagno accurato. Tuttavia, il colore non se ne andava. Dopo i momenti di paura e difficoltà, Benny è tornato a vivere. Il cagnolino è stato adottato da una donna che ha già adottato altri cuccioli dal rifugio di Los Angeles. L'articolo Un cane viene immerso in una vernice tossica. La ragazza che lo ha salvato: “Era spaventato, è il cucciolo più dolce del mondo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Catherine O’Hara ha nascosto a tutti e per anni la sua malattia: soffriva di destrocardia. Solo il marito sapeva e ha mantenuto il segreto”: le rivelazioni di Page Six
Catherine O’Hara ha nascosto a tutti e per anni la sua malattia. I siti statunitensi raccontano in queste ore che l’attrice canadese e interprete di Mamma ho perso l’aereo, morta venerdì scorso a Los Angeles a 71 anni, non ha reso pubbliche le sue condizioni critiche di salute dovute ad una rara patologia cardiaca scoperta 20 anni fa. Solo il marito, Bo Welch, sapeva e ha mantenuto la totale riservatezza sulle condizioni di salute di sua moglie nel corso degli anni. O’Hara ha accusato una crisi respiratoria venerdì mattina 30 gennaio ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale, ma per lei bon c’è stato nulla da fare. Da alcune settimane aveva comunque interrotto il suo lavoro sul set di The Studio. Come spiega Page six, O’Hara soffriva di destrocardia, un raro difetto cardiaco congenito (presente alla nascita) in cui il cuore è posizionato sul lato destro del torace invece della sua posizione normale sul lato sinistro. “La destrocardia da sola di solito non causa problemi, ma tende a verificarsi con altre condizioni che possono avere gravi effetti sul cuore, sui polmoni e su altri organi vitali”. Ufficialmente non si sa ancora se la destrocardia ha contribuito alla morte dell’attrice. L'articolo “Catherine O’Hara ha nascosto a tutti e per anni la sua malattia: soffriva di destrocardia. Solo il marito sapeva e ha mantenuto il segreto”: le rivelazioni di Page Six proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trump annuncia accordo commerciale con l’India: “Modi non acquisterà più petrolio russo. Da oggi dazi al 18%”
Dopo il recente accordo di libero scambio tra Unione europea e India (definito il più ampio e ambizioso mai firmato dalle due parti), il primo ministro indiano Narendra Modi ha siglato un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Ad annunciarlo è stato il presidente Donald Trump sottolineando che l’India ha promesso di non acquistare più petrolio russo, e in cambio gli Usa ridurranno i dazi. “È stato un onore parlare con il premier Modi ed è uno dei miei più grandi amici. Ha accettato di smettere di acquistare petrolio russo e di acquistarne molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Questo aiuterà a porre fine alla guerra in Ucraina“, ha scritto Trump sul suo social Truth. “Con effetto immediato”, rende noto il tycoon, gli Usa applicheranno una tariffa reciproca ridotta, abbassandola dal 25% al 18%. L’India, di contro, “si impegnerà a ridurre a zero le proprie tariffe e le barriere non tariffarie nei confronti degli Stati Uniti”. Modi “si è anche impegnato ad acquistare prodotti americani in misura molto maggiore, per un valore di oltre 500 miliardi di dollari, in energia, tecnologia, prodotti agricoli, carbone e molti altri prodotti statunitensi”, ha messo in evidenza Trump. “Il nostro straordinario rapporto con l’India si rafforzerà ulteriormente in futuro. Io e Modi siamo due persone che portano a termine i progetti, qualcosa che non si può dire della maggior parte delle persone”, ha concluso al termine del colloquio telefonica con il premier indiano. Poco dopo è lo stesso Modi a ringraziare il presidente Usa. “È stato fantastico parlare oggi con il mio caro amico, il presidente Trump. Sono lieto che i prodotti ‘Made in India’ avranno dazi ridotti al 18%. Un grande grazie al presidente Trump, a nome degli 1,4 miliardi di persone dell’India, per questo splendido annuncio”. Ha commentato il premier indiano. “Quando due grandi economie e le più grandi democrazie del mondo lavorano insieme, questo va a beneficio dei nostri popoli e apre immense opportunità di cooperazione reciprocamente vantaggiosa”, ha scritto Mosi su X, aggiungendo che “la leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la prosperità globali. L’India sostiene pienamente i suoi sforzi per la pace. Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per portare la nostra partnership a livelli senza precedenti”, ha concluso. L'articolo Trump annuncia accordo commerciale con l’India: “Modi non acquisterà più petrolio russo. Da oggi dazi al 18%” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra dei Dazi