La commissione parlamentare Esteri e Difesa del Senato oggi (24 marzo) alle 13 e
30 sentirà il Capo della Direzione Nazionale Armamenti (DNA) del Ministero della
Difesa, Giacinto Ottaviani, per poi votare a ragion veduta per il sì o il no
alla cessione gratuita della nave Garibaldi agli indonesiani, un bene pubblico
del valore di 54 milioni.
Questa è una buona occasione per chiarire alcuni aspetti della cessione della
nave ammiraglia della nostra flotta fino al 2011 al Governo della Repubblica di
Indonesia, gratis. In particolare Ottaviani dovrebbe spiegare come e quando si è
arrivati a decidere di accettare la gratuità della cessione, proposta dagli
indonesiani con una lettera del 10 luglio e accettata (a nostro parere anche se
il Ministero della difesa lo nega) con una lettera del medesimo Ottaviani datata
1 agosto 2025.
Inoltre Ottaviani dovrebbe chiarire cosa sia stato accolto delle proposte
indonesiane. Quale sarà il ruolo dell’impresa italiana Drass, di cui parlano
esplicitamente sia la lettera del 25 settembre del 2025 sia quella precedente
del 10 luglio, pubblicate dal Fatto. Dovrebbe spiegare quale sarà anche il ruolo
della società indonesiana alleata di Drass, la Republik Palindo, nel rifacimento
della nave. E poi magari sarebbe il caso che Ottaviani spiegasse perché ha
accettato di discutere con gli indonesiani contestualmente della cessione della
nave Garibaldi (pubblica) e della commessa per i sommergibili (privati) di
Drass. Inoltre dovrebbe spiegare se sa qualcosa del ruolo che le due società
predette svolgerebbero invece nella commessa in fase di definizione della
Repubblica di Indonesia per i suddetti sommergibili DGK che dovrebbero essere
prodotti da Drass. Infine dovrebbe spiegare se ci sarà e quale sarà il ruolo di
Fincantieri e Leonardo in relazione ai lavori connessi alla nave Garibaldi. In
altri termini se e quanto sarà il guadagno delle società pubbliche e di quelle
private in relazione a un business di ammodernamento seguente e connesso alla
donazione della Garibaldi.
Domanda legittima visto che Fincantieri è il cantiere che ha creato 40 anni fa
l’ITS Garibaldi e visto che la società pubblica proponeva a giugno scorso al
Governo indonesiano un refitting sulla nave che invece potrebbe essere
ammodernata da altri. Ottaviani dovrebbe spiegare quale sarà il ruolo di
Leonardo, citata esplicitamente nella corrispondenza tra il ministero di
Indonesia e quello dell’Italia nell’estate scorsa come soggetto che avrebbe
partecipato al miglioramento dei sistemi di arma. L’audizione non ci sarebbe
stata senza la pubblicazione degli articoli del Fatto Quotidiano a partire dal 7
marzo che hanno svelato ai parlamentari notizie mai comunicate dal Governo e
contenute in un carteggio inedito intercorso tra luglio e settembre 2025 tra
Roma e Giakarta. Oggi sveliamo un ulteriore dettaglio inedito di questo
carteggio e riteniamo che l’ammiraglio Ottaviani debba dare una spiegazione
anche su questo: perché il Ministero indonesiano il 10 luglio ha proposto
all’Italia un’agenda che includeva tra i tre punti proposti al primo punto la
cessione gratis della nave Garibaldi da parte dell’Italia? E soprattutto perché
l’Italia il 1° agosto, proprio con una missiva a firma Ottaviani, (nella nostra
lettura almeno) ha accettato l’agenda in tre punti proposta, compreso il primo
punto, cioè la cessione ‘senza costi’. Ma procediamo con ordine, riavvolgendo il
nastro di questa storia dall’inizio anche a beneficio dei parlamentari oltre che
dei lettori.
IL CARTEGGIO GIAKARTA-ITALIA TRA LUGLIO E AGOSTO 2025
Il Fatto ha rivelato prima il 7 marzo in estratto e poi il 12 marzo
integralmente l’esistenza di una lettera del 25 settembre 2025 del Capo della
Logistica della Difesa di Giakarta, il generale Yusuf Jauhari, indirizzata al
capo della nostra DNA del Ministero della Difesa, Giacinto Ottaviani. Poi il 14
marzo, di fronte alle affermazioni del Ministero che sosteneva di non avere
tenuto in nessuna considerazione quella lettera non protocollata attraverso
canali ufficiali, Il Fatto ne ha svelata una precedente, datata 10 luglio 2025.
Stesso mittente indonesiano e stesso destinatario italiano. Stavolta però la
risposta c’era, e l’abbiamo pubblicata.
Oggetto della missiva di luglio: “Indonesia-Italia G2G (Government to
Government, cioè da Governo a Governo, Ndr) Difesa. Proposta di cooperazione”:
“È stato un piacere incontrarvi – scriveva il generale Jauhari – durante i
nostri recenti colloqui G2G presso il ministero della Difesa e assistere alla
firma dell’accordo tra Drass e Republik Palindo International”. Quest’ultima è
una grande società indonesiana di cantieristica navale che ha firmato un primo
accordo con Drass già nel febbraio 2025, seguito evidentemente da questo qui
citato di giugno a Giakarta, alla presenza di esponenti dei due ministeri. Drass
invece è la società che fattura 17 milioni e fa parte di un gruppo che ne
fattura il triplo, presente in Italia, Emirati e Romania, e che fa capo a Sergio
Cappelletti, imprenditore che si trovava a Dubai alla vigilia dell’attacco
Usa-Israele in Iran.
IL MISTERO SUL PRESUNTO INCONTRO A DUBAI
Piccola parentesi: in quei giorni c’era anche il ministro Guido Crosetto. Il
Fatto aveva chiesto a Crosetto e a Cappelletti se si fossero incontrati a Dubai:
entrambi inizialmente non hanno risposto alle nostre domande. Ciò non equivaleva
a una conferma ma certo non ha aiutato a diradare i dubbi sulla questione. Poi
nei giorni successivi, con comunicati o messaggi di whatsapp ai giornalisti,
Cappelletti e Crosetto hanno fornito la loro versione sul punto smentendo ‘una
riunione’ (Cappelletti) o l’incontro (Crosetto). Anche la trasmissione
PiazzaPulita si è occupata del caso in un servizio tv del 19 marzo. Al
giornalista Danilo Lupo che gli chiedeva di un “incontro con Cappelletti a
Dubai”, Crosetto rispondeva via whatsapp: “Avete una notizia sbagliata. E mai
parlerei di lavoro se mi prendo vacanza qualche giorno”.
Nel medesimo servizio Piazza Pulita ha trasmesso l’intervista di una persona
vicina alla Drass, anonima. Per replicare, con un video postato sul web dopo la
trasmissione, Cappelletti ha ricostruito prima quanto affermato dalla voce in tv
e poi ha replicato. “A un certo punto entra in campo una voce misteriosa e cosa
ci dice? Che per cambiare i destini del mondo Sergio Cappelletti e il ministro
Crosetto si sarebbero incontrati al gate del terminal dell’aeroporto di Dubai,
il posto più affollato del mondo. Io smentisco categoricamente di avere avuto
una riunione con il ministro Crosetto. Se ho bisogno di incontrare Crosetto –
concludeva Cappelletti – io gli chiedo una riunione a via XX settembre e lui mi
riceve”.
LA LETTERA INDONESIANA DEL 10 LUGLIO. IL PUNTO 1 (LA NAVE GARIBALDI) E IL PUNTO
2, I SOMMERGIBILI DRASS
Ma torniamo alla lettera indonesiana del 10 luglio. Qui si citano al punto 1 la
cessione (a nostro parere chiedendo che sia gratuita, anche se il ministero con
le sue smentite recenti lo nega) della nave italiana Garibaldi. E al punto 2
citano la commessa per i sommergibili DGK alla Drass. Secondo le recenti
dichiarazioni di Sergio Cappelletti l’interessamento indonesiano per i DGK non
sarebbe connesso alla Garibaldi dal punto di vista cronologico perché partirebbe
già nel 2024 e inizialmente puntava a ben 12 sommergibili poi ridotti a sei e
infine a due. Sempre a detta di Cappelletti, quindi, la trattativa sulla
Garibaldi lo avrebbe al limite danneggiato non aiutato. Comunque dal carteggio
emerge che la società indonesiana Republik Palindo firma gli accordi a giugno a
Giakarta con Drass alla presenza dei rappresentanti dei due ministeri, come ha
spiegato il nostro Ministero nelle scorse settimane al Fatto: “L’incontro
dell’Ammiraglio Ottaviani con le autorità indonesiane, come pure l’accordo
citato, sono occorsi al ministero della Difesa indonesiano, nell’ambito delle
attività istituzionali (…) svolte in qualità di Direttore Nazionale degli
Armamenti, nel contesto dell’Expo Indo-Defence svoltosi a Giacarta dall’11 al 14
giugno 2025”. Cosa contengano questi accordi, chi farà cosa sulla nave Garibaldi
e sui sommergibili tra italiani di Drass e indonesiani di Republik Palindo è una
domanda che i parlamentari dovrebbero porre a Ottaviani.
Nella stessa lettera del 10 luglio 2025, quindi, il generale Jauhari scrive:
“(…) sono lieto di ribadire il forte interesse dell’Indonesia ad ampliare la
cooperazione in materia di difesa con l’Italia. A tal proposito, proponiamo il
seguente ordine del giorno per la discussione”. E qui arriviamo allo snodo
centrale. Il generale cita tre punti: “1. Firma congiunta di una Lettera
d’Intenti (LOI) o di un memorandum of understanding (MOU) per il trasferimento
gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia. 2. Firma del Contratto per
l’acquisizione di sei sottomarini di classe DGK da Drass, comprensivo di
trasferimento tecnologico completo e localizzazione, tramite Republik Palindo
International”. C’è poi il terzo punto: “3. Request that the Italian Ministry of
Defense expedite the issuance of the export license for the Beretta weapons
being purchased by Indonesian ministry of Defense via Barzan, Qatar”. (“Si
richiede al Ministero della Difesa italiano di accelerare il rilascio della
licenza di esportazione per le armi Beretta acquistate dal Ministero della
Difesa indonesiano tramite Barzan, Qatar”). Sul punto Beretta spiega che: “La
commessa a cui si fa riferimento riguarda la fornitura al Qatar di armi per
l’esercito, precisamente fucili d’assalto. La commessa è stata stipulata da
Binding, la joint venture di Beretta con Barzan Holding, la società controllata
dal ministero della Difesa del Qatar. Ci sono dunque due licenze regolarmente
autorizzate dal Governo italiano: una per la fornitura Italia-Qatar e una
seconda per la fornitura Qatar-Indonesia. Infatti le armi di Beretta sono poi
state gestite dal Qatar che a sua volta ha stipulato una commessa con
l’Indonesia. Per ottenere questo passaggio però il Qatar ha dovuto spedire
un’informativa al Governo italiano, che a sua volta ha emesso una seconda
licenza. Solo a quel punto le armi vendute da Beretta sono arrivate in Indonesia
”.
I tre punti della lettera indonesiana del 10 luglio 2025 a noi sembrano esser
stati accolti dall’Italia con la lettera del 1º agosto 2025 firmata da
Ottaviani: “Grazie per le vostre lettere datate 10 e 22 luglio 2025 e per il
vostro impegno costante nel rafforzare la cooperazione tra Indonesia e Italia,
come espresso durante i recenti colloqui G2G (…) Apprezzo il contenuto completo
(comprehensive) dell’agenda da voi proposta e, allo stesso tempo, riaffermo il
nostro incrollabile (unwavering) impegno nel perseguire con successo ciascuno
dei punti elencati. In particolare, con riferimento alla ITS Garibaldi, sono
lieto di garantire il nostro massimo supporto e la piena cooperazione per quanto
riguarda l’esecuzione della visita di ispezione tecnica richiesta della nave.
Inoltre, credo che, avviando tempestivamente questa partnership, potremmo
massimizzare i benefici per entrambe le parti, e pertanto siamo pronti a
iniziare a lavorare insieme il prima possibile. La DNA si impegna a facilitare
questi processi, garantendo così una collaborazione fluida ed efficace. Non
vediamo l’ora di condividere ulteriori aggiornamenti e lavorare a stretto
contatto…”.
LA VERSIONE DEL MINISTERO
Il Fatto ha pubblicato questa lettera in un articolo del 14 marzo scorso.
Rispondendo alle nostre domande, dall’Ufficio Comunicazione del ministero della
Difesa ribattevano due cose: l’ammiraglio Ottaviani non aveva affatto accettato
i tre punti prospettati dagli Indonesiani, inoltre non era vero che Roma e
Giakarta trattassero già in estate del 2025 su una cessione gratuita della
Garibaldi nelle loro lettere. La gratuità del trasferimento della Garibaldi
(cristallizzata poi a febbraio 2026 nella richiesta di parere positivo al
Parlamento) insomma sarebbe apparsa dopo, non a luglio-agosto 2025. Scriveva
infatti il Ministero: “1. (…) Nella lettera del 1° agosto 2025, l’Ammiraglio
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale, utilizzata
per prendere atto dei contenuti di una comunicazione ricevuta, senza che ciò
comporti accettazione (…) eventuali interlocuzioni preliminari o formule di
cortesia non producono effetti amministrativi né costituiscono accettazione
delle proposte formulate (…). La lettera del 1° agosto 2025 non contiene alcun
riferimento al carattere gratuito o oneroso dell’eventuale trasferimento della
nave, ipotesi prospettata unilateralmente dalla controparte indonesiana (…)
2.(…) Nel successivo “Joint Statement concerning the transfer of the Italian
aircraft carrier Giuseppe Garibaldi”, firmato il 5 dicembre 2025, non è presente
alcun riferimento al carattere gratuito o oneroso del trasferimento della nave.
Al contrario, a tutela dell’interesse industriale nazionale, il documento
prevede che le eventuali attività di modernizzazione della nave possano essere
realizzate con il coinvolgimento di industrie italiane (…). 3. In merito al
coinvolgimento del ministro della Difesa. Il punto 1 dell’agenda (…) riguarda la
firma congiunta di un accordo (Joint signing) e non la ‘cessione gratuita della
nave Garibaldi’, mentre il punto 2 riguarda la firma di un contratto da parte
del Governo indonesiano (Signature of contract) e non una ‘commessa da 480
milioni per Drass’. Le attività richiamate rientrano nell’ambito delle
competenze (…) della Direzione Nazionale degli Armamenti. (…) trattandosi di
attività amministrative e tecniche incardinate nelle strutture competenti non
essendo stata presa alcuna decisione ma essendo ancora in una fase istruttoria
il ministro della Difesa non è stato informato né era necessario che lo
fosse(…)”.
LA SMENTITA NELLA LETTERA DEGLI INDONESIANI
Dunque per il Ministero la gratuità della cessione della Garibaldi era solo
nella prospettazione indonesiana. Eppure c’è un passaggio- finora inedito – in
cui proprio nella lettera del 10 luglio 2010 gli indonesiani parlano di “no
costs” da sostenere. In particolare ecco la traduzione della lettera del 10
luglio che forse, prima di deliberare, le Commissioni dovrebbero farsi
consegnare dal vice-ammiraglio Ottaviani. In particolare dovrebbero farsi
spiegare il passaggio ove si legge: “A supporto del punto 1 (ossia ‘Firma
congiunta di una Lettera d’Intenti – LoI – o di un memorandum of understanding –
MoU – per il trasferimento gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia’, ndr),
inviamo rispettosamente le seguenti proposte da includere nella LoI/MoU relativa
all’ITS Garibaldi: ‘ -L’Indonesia richiede formalmente il trasferimento dell’ITS
Garibaldi nelle sue attuali condizioni operative e a titolo gratuito (‘no
costs’)”.
Secondo il ministero “nella lettera del 1° agosto 2025 l’Ammiraglio Giacinto
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale (…)”.
I parlamentari che se lo troveranno davanti oggi dovrebbero chiedere a Ottaviani
perché il primo agosto approva una cosa che sembra contraria a quanto oggi dice
il ministero. Giakarta infatti scrive: ‘Indonesia formally requests the trasfer
of ITS Garibaldi in its current operational condition and at no costs’. E
Ottaviani rispondeva: “I reaffirm our unwaveringf committment in succesfully
tackling each of the point listed” . I parlamentari, se non vogliono basarsi
solo sulle lettere da noi pubblicate, dovrebbero farsi dare dall’ammiraglio
tutte le lettere del generale indonesiano e le nostre risposte. Poi potranno
valutare da soli.
Sulla questione della gratuità – onerosità della cessione della nave Garibaldi
poi c’è da chiarire anche un altro aspetto. Sarebbe interessante chiedere a
Ottaviani a cosa dovessero servire i 450 milioni stanziati dal Governo
indonesiano di cui parlava la stampa internazionale di settore in alcuni vecchi
articoli ripresi da media italiani questa estate. A cosa dovevano servire? A
pagare i miglioramenti della nave? E chi avrebbe lavorato e guadagnato dopo la
cessione? Imprese italiane o straniere? Quali?
Ottaviani inoltre potrebbe illuminare i membri della Commissione spiegando il
passaggio successivo della lettera a lui rivolta il 10 luglio dal generale
indonesiano Yusuf Jauhari. Le proposte riportate nella lettera continuano così:
“Subordinatamente alla disponibilità di budget in conformità con le leggi
indonesiane, l’ammodernamento del sistema di combattimento della nave sarà
eseguito da Leonardo, sulla base di condizioni commerciali eque. – La
manutenzione della piattaforma sarà effettuata dall’industria indonesiana, con
il supporto degli OEM italiani quando necessario. – Nessun costo relativo allo
smantellamento della nave sarà a carico dell’Italia”. Dove OEM sta per Original
Equipment Manufacturer, cioè i produttori italiani dei pezzi originari della
nave Garibaldi, tipo Fincantieri o Calzoni che ha fatto l’impianto di
appontaggio e le piastre-luci del ponte.
A giugno, ci ha spiegato il Ministero della Difesa, la Drass e la Republik
Palindo hanno siglato un accordo a Giakarta davanti ai rappresentanti dei due
ministeri. Questi accordi tra Republik Palindo e Drass riguardano i lavori per
la nave Garibaldi? Riguardano i sommergibili DGK da costruire? O altro? Infine
cosa dovrà fare Leonardo, il colosso controllato dal Ministero dell’Economia,
per l’Indonesia sulla nave Garibaldi?
Nei giorni scorsi abbiamo chiesto a Leonardo cosa farà per quel che riguarda la
Garibaldi. “Leonardo, – spiegano dall’azienda – vista la sua esperienza nel
settore della difesa navale, avrebbe tutte le credenziali per fornire un
contributo al programma di modernizzazione di nave Garibaldi. In questo senso
sono note le capacità di Leonardo negli apparati e sistemi di difesa di unità
navali di questo tipo”. Sul fatto se ci siano commesse già affidate oppure
trattative, memorandum, intese, in corso e a che stadio siano, invece spiegano:
“Leonardo, in qualità di global security player, intrattiene relazioni
commerciali con molti paesi esteri, inclusa l’Indonesia dove ha un ufficio di
rappresentanza a Jakarta. Ad oggi Leonardo ha accordi in corso volti a favorire
la collaborazione nei domini aeronautico, navale e spaziale”. Anche questa è una
domanda interessante da porre a Ottaviani.
Oggi i commissari potranno chiedere all’ammiraglio Ottaviani tutte le
delucidazioni sul caso. E farsi consegnare tutte le lettere del generale
indonesiano e le sue risposte. Le stesse che il Governo, prima delle rivelazioni
del Fatto, non aveva fornito.
L'articolo Caso nave Garibaldi: in commissione esteri e difesa ascoltato
l’ammiraglio Ottaviani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Marina Militare
Dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano su una possibile cessione della nave
Garibaldi all’Indonesia, il Movimento 5 stelle ha deciso di presentare
un’interrogazione parlamentare. “Crosetto chiarisca l’interesse pubblico della
Garibaldi e quello privato della Drass Spa. Come si conciliano queste due
operazioni?”, chiede il parlamentare Mario Turco, vicepresidente M5s e
componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, in un video
pubblicato sui social.
“Vi ricordate la presenza di Crosetto a Dubai? Non era solo in vacanza.
Apprendiamo da fonti giornalistiche che in quei giorni c’era il socio e
presidente della Drass spa e sappiamo da fonti giornalistiche dell’esistenza di
una lettera d’intenti tra il governo italiano e quello indonesiano per una
doppia operazione – spiega il parlamentare – Da una parte il governo italiano
cede gratuitamente la nave Garibaldi, dal valore di 54 milione, e dall’altra
parte si parla di una compensazione con una commessa affidata alla Drass spa,
vicina al ministro Crosetto e che scopriamo ha finanziato la campagna elettorale
di Fratelli d’Italia”.
Turco fa riferimento a diversi articoli usciti sul Fatto Quotidiano a firma di
Marco Lillo e Valeria Pacelli che approfondiscono il caso della nave Garibaldi e
di alcune lettere, non mostrate dall’esecutivo al Parlamento, inviate dal capo
dell’Agenzia Logistica del ministero della Difesa indonesiano, l’Air Marshall
Yusuf Jahuari e dirette al capo della Direzione nazionale armamento del nostro
ministero della Difesa italiano, Giacinto Ottaviani.
L'articolo “Crosetto chiarisca sulla nave Garibaldi e l’interesse privato della
Drass”: M5s presenta un’interrogazione parlamentare dopo le rivelazioni del
Fatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
La cessione gratuita della portaerei Garibaldi all’Indonesia, finita al centro
di un’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano, si incaglia nelle
commissioni Esteri e Difesa. Il via libera era scontato, invece il governo ha
disertato e le opposizioni hanno ottenuto un rinvio del voto vincolante.
L’assenza dell’esecutivo pesa dopo le rivelazioni degli scorsi giorni,
pubblicate dal nostro giornale, sulla presenza a Dubai, nei giorni in cui è
rimasto bloccato il ministro della Difesa Guido Crosetto, anche
dell’imprenditore Sergio Cappelletti, titolare della Drass, società che potrà
guadagnare dal business sulla cessione gratuita della nave al governo di
Giakarta.
“È grave e incomprensibile – sottolineano i capigruppo Dem nelle due
commissioni, Enzo Amendola e Stefano Graziano – che oggi il governo abbia
disertato le Commissioni: il Parlamento aveva chiesto al governo di riferire
prima del voto per chiarire tutti i passaggi di un’operazione che presenta
diversi aspetti ancora poco chiari, sia sotto il profilo politico che
amministrativo. I dubbi riguardano anche i possibili risvolti diretti e
indiretti dell’operazione alla luce delle notizie stampa che chiamano in causa
direttamente il ministro Crosetto”.
Ricordando gli articoli del Fatto, contestati dal ministero e dall’imprenditore,
i componenti M5S della Commissione Difesa accusano l’esecutivo di essersi
“sottratto” ai chiarimenti, richiesti anche dalla presidente della commissione
Stefania Craxi: “Il governo non c’era, non c’era il ministro, non c’era il
sottosegretario, non c’era nemmeno uno dei due relatori di maggioranza. Per
questo, insieme alle altre opposizioni, abbiamo chiesto la sospensione della
seduta”, dicono il capogruppo Arnaldo Lomuti e il deputato Marco Pellegrini.
“Pretendiamo chiarimenti – concludono – sul ruolo di intermediazione della
società Drass e sul rapporto tra questa cessione e il ricco appalto che la
stessa ha vinto per la fornitura di sottomarini sempre all’Indonesia”.
Il rinvio, sottolineano i senatori dem Alessandro Alfieri e Graziano Delrio, è
stato “condiviso anche da una parte delle forze politiche di maggioranza” e
parlano di punti “poco chiari” riguardo al ruolo di Drass e al fatto che sia
stata indicata dall’Indonesia come “intermediaria” dell’operazione. “Ma Drass
stessa sarebbe già beneficiaria indiretta dell’operazione complessiva, che
secondo i dati forniti dagli uffici parlamentari avrebbe in via di definizione
un contratto per la costruzione di sei sommergibili del valore di 480 milioni di
euro – aggiungono Alfieri e Delrio – A questo punto, vista la delicata
situazione politica, è fondamentale che il ministro Crosetto venga direttamente
a chiarire i contorni dell’operazione al fine di allontanare qualsiasi ombra”.
Chiarezza viene chiesta anche dal M5s: “Vogliamo sapere perché la Difesa ha
scelto di regalare un patrimonio storico della Marina Militare che vale ancora
oltre 50 milioni di euro e poteva quindi essere venduto invece che ceduto in
dono, pretendiamo trasparenza assoluta sui rapporti tra Crosetto e il presidente
della Drass Sergio Cappelletti, sul loro presunto incontro a Dubai nei giorni
scorsi, sul rapporto tra l’azienda e il partito di Crosetto che la stessa
azienda ha finanziato negli anni scorsi. Il governo non può fuggire di fronte a
queste domande”.
La cessione della nave Garibaldi a titolo gratuito si inserirebbe – come ricorda
Avs – “in un quadro di cooperazione militare e industriale nella difesa tra i
due Paesi, cui seguirebbero possibili commesse per aziende italiane del comparto
difesa”. Tra le aziende beneficiarie, rimarca il capogruppo Peppe De Cristofaro,
“ci sarebbe la società italiana Drass Galeazzi già in trattative industriali”
con l’Indonesia per i sommergibili. “Abbiamo presentato un’interrogazione al
ministro Crosetto per chiedere se questa operazione favorisca operazioni di
esportazione di sistemi d’arma o tecnologie militari da parte di aziende
italiane – afferma – e se siano state valutate soluzioni alternative alla
cessione all’estero, tra cui la destinazione dell’unità a finalità museali,
culturali o di valorizzazione storica nel territorio nazionale”.
L'articolo Nave Garibaldi gratis all’Indonesia: il governo non va in
commissione, si incaglia il via libera dopo gli scoop del Fatto proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Sono Giuseppe Iannelli, 39 anni, e Giuseppe Russo, 62 anni, i due foggiani in
carcere da lunedì a Lecce perché ritenuti componenti della banda che ha
assaltato il portavalori sulla statale 613 tra Brindisi e il capoluogo
salentino. Entrambi di origine foggiana non hanno precedenti specifici. Anzi era
stato un uomo che aveva servito lo Stato: Iannelli è un ex paracadutista e ha
avuto una lunga esperienza nel battaglione San Marco, uno dei reparti da sbarco
delle Forze armate.
Nell’assalto al blindato il commando, composto da almeno sei persone, ha
bloccato la superstrada all’altezza di Tuturano, ha fatto esplodere un furgone
impugnando kalashnikov, ha rapinato una studentessa dell’auto per fuggire e, nel
corso dell’inseguimento, ha sparato alcuni colpi contro una gazzella dei
carabinieri, fortunatamente senza provocare feriti.
Al termine degli accertamenti e dei relativi riscontri, i carabinieri hanno
proceduto al fermo con le accuse, in concorso, di tentato omicidio, rapina
pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale
esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Iannelli e
Russo compariranno nelle prossime ore davanti al giudice per le indagini
preliminari per l’udienza che dovrà decidere riguardo alla convalida del fermo.
L'articolo Assalto al portavalori tra Brindisi e Lecce: uno dei due arrestati è
un ex militare proviene da Il Fatto Quotidiano.
La notizia della possibile tombatura della discarica di Campo in Ferro,
all’interno dell’Arsenale militare marittimo della Spezia, nella zona al confine
con la borgata marinata di Cadimare, per decenni utilizzata per lo stoccaggio
fuori norma di un ingente quantitativo di materiale inquinante, ha scatenato un
putiferio. “Ribadiamo fermamente che il sito va completamente bonificato e non
tombato”, ha attaccato il presidente di Legambiente La Spezia Stefano Sarti.
“In sostanza le tonnellate di materiali tossico nocivi che sono tutt’ora
stoccati in quell’area rimarranno a contatto con falde e infiltrazioni marine”,
afferma l’associazione Murati vivi che gli abitanti della borgata Marola, a
breve distanza dalla discarica, hanno fondato nel 2010. “Per anni si è parlato
di restituzione del sito alla città. Oggi, invece, si sceglie di coprire una
discarica di rifiuti pericolosi pur di accelerare un’opera funzionale
esclusivamente alla Marina”, afferma Matteo Bellegoni, segretario regionale del
Partito comunista italiano. “L’Arsenale militare oggi è in gran parte
inutilizzato”, dicono Roberto Centi, Patrizia Flandoli e Giorgia Lombardi,
consiglieri comunali di LeAli a Spezia-Alleanza Verdi e Sinistra. “Invece di
avviare un percorso serio di restituzione alla città, si sceglie di espandere
ancora, consumando suolo e seppellendo problemi irrisolti”.
L’intervento rientra nel programma pluriennale denominato Basi Blu, relativo
all’adeguamento e ammodernamento delle capacità di supporto logistico delle basi
navali della Marina militare. Tra le quali appunto quella della Spezia. Da un
importo che nel 2022 si fermavano a 353.713.454 euro è lievitato nel giugno 2025
a 671.379.810 euro, dei quali 84.153.329 euro per la realizzazione in
corrispondenza della banchina ex Campo in Ferro “di una vasca di colmata, capace
di contenere circa 215 mila m3 dei fanghi del dragaggio necessario per
l’ormeggio delle Unità navali”.
In una nota del 2 gennaio 2026 il Comando interregionale Marittimo Nord della
Marina militare ha scritto che “non vi sono progettualità che ne prevedano la
tombatura”. Anzi: “La Marina Militare sta agendo in piena aderenza alle
prescrizioni della conferenza dei servizi”. Che “avendo accertato come le
periodiche analisi svolte a mare nelle acque prospicenti il campo in ferro non
evidenziano rischi per l’ambiente, ha prescritto la messa in sicurezza operativa
del sito”. La progettazione, già finanziata dalla Marina Militare, “è in
avanzata fase di affidamento e dovrebbe concludersi entro la fine del primo
quadrimestre 2026”.
Ma, intanto, Campo in ferro – un’area di oltre 30.000 metri quadrati, dei quasi
90 ettari sui quali si estende l’Arsenale militare marittimo, tra struttura
manutentiva e base navale della Marina militare – è ancora in attesa di una
bonifica. Da circa 23 anni. Insomma una storia lunga, tra inchieste della
magistratura e perizie, esposti di cittadini e caratterizzazioni, delle quali si
fa fatica a conoscere gli esiti. E una messa in sicurezza d’emergenza da parte
della Marina. Con le associazioni e i partiti di opposizione in Comune a
sollecitare la risoluzione della questione. La vicenda è anche finita diverse
volte in Parlamento tra il 2003 e il 2013 con interrogazioni che sono quasi
sempre rimaste senza risposta. “Una storia quasi paradossale”, dice a
ilfattoquotidiano.it William Domenichini, che da anni si occupa della questione.
L’11 maggio 2003 una delegazione parlamentare entra nell’Arsenale della Spezia.
Anche per chiedere chiarimenti sulla discarica, estesa su un’area di 16.600 mq.
L’area è posta sotto sequestro su ordine dell’allora procuratore aggiunto
Rodolfo Attinà. La perizia tecnica del 18 novembre 2003 dell’ingegnere Luigi
Boeri accerta la presenza, oltre che di residui di olii, vernici, solventi, di
13.500 metri cubi di amianto e di 760 chili di uranio impoverito usato nella
fabbricazioni di pale di elicottero finite al macero.
L’inchiesta per il reato di “abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi e non
pericolosi” si conclude a giugno 2005 con la richiesta del pubblico ministero di
archiviazione, perché “il fatto non costituisce reato”. La Marina provvede ad
una messa in sicurezza d’emergenza, attraverso la posa di un telone impermeabile
al di sopra della discarica. A partire dal 2017 il sito è oggetto, a cura
dell’Università di Firenze, di fitorisanamento sperimentale. A maggio 2019 gli
abitanti di Marola inoltrano alla Procura un esposto. Che viene archiviato a
novembre 2020. A marzo 2022 la convocazione della Conferenza per attivare un
aggiornamento del piano di caratterizzazione del sito.
Tra marzo ed aprile 2024 la Direzione del Genio per la Marina Militare effettua
la caratterizzazione dei fondali prospicenti la discarica. “Campo in Ferro è una
realtà sofferente che deve essere bonificata e quindi la Marina ha avviato con
una conferenza di servizi un processo di caratterizzazione dei fondali”, dice
l’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, ex comandante Marittimo Nord. “Sulla base dei
risultati di questo processo e delle analisi che seguiranno, verrà deciso se
procedere ad una bonifica completa o ad un contenimento. Dobbiamo ancora
decidere se quest’area rimarrà in ambito militare”. A giugno 2024 ci sono delle
trattative per la cessione tra la Marina militare e l’Autorità di sviluppo
portuale del Mar ligure orientale. “La Marina ci ha detto che alla bonifica
avrebbe pensato lei per poi consegnare l’area a noi, che faremo un progetto per
il riutilizzo”, sostiene il presidente dell’Ente Mario Sommariva.
“Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle
concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai bifenili
policlorurati”, si legge nella scheda relativa alle Informazioni ambientali, al
30 giugno 2025, nel portale del Ministero della Difesa. La questione permane.
“Abbiamo lanciato una petizione popolare che ha raccolto migliaia di firme,
abbiamo indetto assemblee pubbliche, abbiamo chiesto ai sindaci dei Comuni del
Golfo e cioè La Spezia, Lerici e Porto Venere di farsi parte attiva. Senza avere
risposta”, dice la Rete spezzina Pace e Disarmo.
Sembrava l’inizio di una nuova storia. Invece nessuna notizia sugli esiti della
caratterizzazione, nessuno sviluppo verso la cessione. “C’è una assoluta
mancanza di trasparenza dei dati”, dice a ilfattoquotidiano.it Stefano Sarti di
Legambiente La Spezia. “La Marina dovrebbe pubblicare la documentazione che ha
portato alla decisione di non rimuovere i rifiuti dalla discarica”, sostiene
Marco Grondacci, esperto di diritto ambientale. A La Spezia rimangono in attesa.
L'articolo La discarica dentro l’Arsenale militare di La Spezia e la bonifica
attesa da 20 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.