La notizia della possibile tombatura della discarica di Campo in Ferro,
all’interno dell’Arsenale militare marittimo della Spezia, nella zona al confine
con la borgata marinata di Cadimare, per decenni utilizzata per lo stoccaggio
fuori norma di un ingente quantitativo di materiale inquinante, ha scatenato un
putiferio. “Ribadiamo fermamente che il sito va completamente bonificato e non
tombato”, ha attaccato il presidente di Legambiente La Spezia Stefano Sarti.
“In sostanza le tonnellate di materiali tossico nocivi che sono tutt’ora
stoccati in quell’area rimarranno a contatto con falde e infiltrazioni marine”,
afferma l’associazione Murati vivi che gli abitanti della borgata Marola, a
breve distanza dalla discarica, hanno fondato nel 2010. “Per anni si è parlato
di restituzione del sito alla città. Oggi, invece, si sceglie di coprire una
discarica di rifiuti pericolosi pur di accelerare un’opera funzionale
esclusivamente alla Marina”, afferma Matteo Bellegoni, segretario regionale del
Partito comunista italiano. “L’Arsenale militare oggi è in gran parte
inutilizzato”, dicono Roberto Centi, Patrizia Flandoli e Giorgia Lombardi,
consiglieri comunali di LeAli a Spezia-Alleanza Verdi e Sinistra. “Invece di
avviare un percorso serio di restituzione alla città, si sceglie di espandere
ancora, consumando suolo e seppellendo problemi irrisolti”.
L’intervento rientra nel programma pluriennale denominato Basi Blu, relativo
all’adeguamento e ammodernamento delle capacità di supporto logistico delle basi
navali della Marina militare. Tra le quali appunto quella della Spezia. Da un
importo che nel 2022 si fermavano a 353.713.454 euro è lievitato nel giugno 2025
a 671.379.810 euro, dei quali 84.153.329 euro per la realizzazione in
corrispondenza della banchina ex Campo in Ferro “di una vasca di colmata, capace
di contenere circa 215 mila m3 dei fanghi del dragaggio necessario per
l’ormeggio delle Unità navali”.
In una nota del 2 gennaio 2026 il Comando interregionale Marittimo Nord della
Marina militare ha scritto che “non vi sono progettualità che ne prevedano la
tombatura”. Anzi: “La Marina Militare sta agendo in piena aderenza alle
prescrizioni della conferenza dei servizi”. Che “avendo accertato come le
periodiche analisi svolte a mare nelle acque prospicenti il campo in ferro non
evidenziano rischi per l’ambiente, ha prescritto la messa in sicurezza operativa
del sito”. La progettazione, già finanziata dalla Marina Militare, “è in
avanzata fase di affidamento e dovrebbe concludersi entro la fine del primo
quadrimestre 2026”.
Ma, intanto, Campo in ferro – un’area di oltre 30.000 metri quadrati, dei quasi
90 ettari sui quali si estende l’Arsenale militare marittimo, tra struttura
manutentiva e base navale della Marina militare – è ancora in attesa di una
bonifica. Da circa 23 anni. Insomma una storia lunga, tra inchieste della
magistratura e perizie, esposti di cittadini e caratterizzazioni, delle quali si
fa fatica a conoscere gli esiti. E una messa in sicurezza d’emergenza da parte
della Marina. Con le associazioni e i partiti di opposizione in Comune a
sollecitare la risoluzione della questione. La vicenda è anche finita diverse
volte in Parlamento tra il 2003 e il 2013 con interrogazioni che sono quasi
sempre rimaste senza risposta. “Una storia quasi paradossale”, dice a
ilfattoquotidiano.it William Domenichini, che da anni si occupa della questione.
L’11 maggio 2003 una delegazione parlamentare entra nell’Arsenale della Spezia.
Anche per chiedere chiarimenti sulla discarica, estesa su un’area di 16.600 mq.
L’area è posta sotto sequestro su ordine dell’allora procuratore aggiunto
Rodolfo Attinà. La perizia tecnica del 18 novembre 2003 dell’ingegnere Luigi
Boeri accerta la presenza, oltre che di residui di olii, vernici, solventi, di
13.500 metri cubi di amianto e di 760 chili di uranio impoverito usato nella
fabbricazioni di pale di elicottero finite al macero.
L’inchiesta per il reato di “abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi e non
pericolosi” si conclude a giugno 2005 con la richiesta del pubblico ministero di
archiviazione, perché “il fatto non costituisce reato”. La Marina provvede ad
una messa in sicurezza d’emergenza, attraverso la posa di un telone impermeabile
al di sopra della discarica. A partire dal 2017 il sito è oggetto, a cura
dell’Università di Firenze, di fitorisanamento sperimentale. A maggio 2019 gli
abitanti di Marola inoltrano alla Procura un esposto. Che viene archiviato a
novembre 2020. A marzo 2022 la convocazione della Conferenza per attivare un
aggiornamento del piano di caratterizzazione del sito.
Tra marzo ed aprile 2024 la Direzione del Genio per la Marina Militare effettua
la caratterizzazione dei fondali prospicenti la discarica. “Campo in Ferro è una
realtà sofferente che deve essere bonificata e quindi la Marina ha avviato con
una conferenza di servizi un processo di caratterizzazione dei fondali”, dice
l’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, ex comandante Marittimo Nord. “Sulla base dei
risultati di questo processo e delle analisi che seguiranno, verrà deciso se
procedere ad una bonifica completa o ad un contenimento. Dobbiamo ancora
decidere se quest’area rimarrà in ambito militare”. A giugno 2024 ci sono delle
trattative per la cessione tra la Marina militare e l’Autorità di sviluppo
portuale del Mar ligure orientale. “La Marina ci ha detto che alla bonifica
avrebbe pensato lei per poi consegnare l’area a noi, che faremo un progetto per
il riutilizzo”, sostiene il presidente dell’Ente Mario Sommariva.
“Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle
concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai bifenili
policlorurati”, si legge nella scheda relativa alle Informazioni ambientali, al
30 giugno 2025, nel portale del Ministero della Difesa. La questione permane.
“Abbiamo lanciato una petizione popolare che ha raccolto migliaia di firme,
abbiamo indetto assemblee pubbliche, abbiamo chiesto ai sindaci dei Comuni del
Golfo e cioè La Spezia, Lerici e Porto Venere di farsi parte attiva. Senza avere
risposta”, dice la Rete spezzina Pace e Disarmo.
Sembrava l’inizio di una nuova storia. Invece nessuna notizia sugli esiti della
caratterizzazione, nessuno sviluppo verso la cessione. “C’è una assoluta
mancanza di trasparenza dei dati”, dice a ilfattoquotidiano.it Stefano Sarti di
Legambiente La Spezia. “La Marina dovrebbe pubblicare la documentazione che ha
portato alla decisione di non rimuovere i rifiuti dalla discarica”, sostiene
Marco Grondacci, esperto di diritto ambientale. A La Spezia rimangono in attesa.
L'articolo La discarica dentro l’Arsenale militare di La Spezia e la bonifica
attesa da 20 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.