È uscito lo scorso 9 gennaio un nuovo disco di inediti di Luca “Zulu” Persico,
leader storico dei 99 Posse. Si intitola Violenti e descrive in maniera fredda e
appassionata trent’anni di musica, impegno e paradossi della società italiana.
Da un po’ l’artista porta in giro uno spettacolo con la musicista Caterina
Bianco, un reading molto emozionante e coinvolgente, in cui in mezzo ad
arrangiamenti sapienti, virtuosi, misurati ed arrembanti, Zulù declama versi
inediti o di canzoni storiche che acquistano nuova linfa e vita completamente
diversa.
Nello spettacolo, che ho avuto modo di vedere lo scorso anno a Rosignano, Luca
va dritto come un treno: credo sia il giusto modo di portare la sua arte sul
palco. Leggiamo alcune parole del protagonista: “Ho passato la vita a cercare di
rendere le parole più forti con la forma canzone, col beat, con gli
arrangiamenti. Oggi esploro la violenza delle mie parole quando togli tutta la
sovrastruttura e le lasci vibrare, libere, in uno scenario sonoro dipinto strato
dopo strato dal violino e dai synth di Caterina Bianco, che le accompagna senza
porre limiti. È una cosa che mi emoziona molto, ogni volta, e ogni volta trovo
qualche nuova allusione, altre interpretazioni possibili di parole che,
evidentemente, quando ho scritto, non avevo ancora ‘capito’ fino in fondo, o
forse, semplicemente distratto dalla urgenza di renderle ‘canzoni’, mi sono
sempre soffermato sulla loro superficie. Violenti mi offre l’opportunità di
soffermarmi, soppesare, sorridere e a volte anche piangere, così, tra una parola
e l’altra”.
I trent’anni sono divisi in tre decadi: l’entusiasmo degli anni Novanta, la
crisi del secondo periodo, la rinascita artistica e creativa degli ultimi dieci.
I 99 Posse affondano le radici nel cuore della consapevolezza e dell’impegno,
nell’indipendenza del “tutto nuovo” a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, quando
il mondo era ancora analogico e le battaglie si rivolgevano a visi, forme e
possibilità concrete. Cosa rendeva la loro musica speciale? Ancora Persico:
“L’essere eretici e maledetti, e al tempo stesso militanti. L’essere
contemporaneamente in classifica e nei cortei, ma soprattutto la nostra
straordinaria bellezza. Le altre cose sono ripetibili, la bellezza no. La
vecchiaia non perdona. Dal 1999 ad oggi circa trentamila persone sono state
ammazzate sul posto di lavoro. Che parliamo a fare?”.
Tanti sono i temi del disco, caustico contro la nostra contemporaneità. L’accusa
dei morti sul lavoro è un momento importante: è una società sempre più
lobotomizzata in cui questo aspetto centrale non sembra essere proprio un
problema per molti. Sono parole che si snodano in tre atti, ognuno dei quali si
srotola in scene differenti.
Le tre parti rappresentano un continuo rincorrersi per situazioni irricevibili,
apparentemente irrisolte e concretamente cancerogene. L’unico vero denominatore
è l’energia che sprigiona la forza dei versi, e la sorniona volontà di
ribellarsi a qualunque sopruso, anche nell’insegnamento da dare al figlio Raul.
Il punto centrale è certamente la consapevolezza. Così il lascito è uno stimolo
alla contraddizione, una richiesta di essere forte e lucido finché l’uomo userà
sopruso sull’uomo.
Ma c’è spazio ancora oggi per la rivolta? Gli anni Novanta sembrano lontani,
oggi tutto sembra più ovattato. Ancora Zulù: “Era la prima volta che una
generazione di esclusi si prendeva tutto, dalla casa alla parola, dagli spazi ai
diritti. Da allora ad oggi non ci siamo mai fermati. È solo che a un certo punto
abbiamo smesso di fare notizia. Ma ora stiamo già ricominciando, non so se te ne
stai accorgendo.”
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trasformazione per il leader dei 99 Posse proviene da Il Fatto Quotidiano.