Il commercio estero italiano ha mostrato segnali di ripresa nel 2025, con un
incremento delle esportazioni del 3,3% in valore in lieve miglioramento rispetto
al 2024, quando si era registrata una flessione dello 0,5%. Le esportazioni sono
state alimentate però soprattutto dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%),
mentre i volumi esportati sono aumentati solo dello 0,7%.
Nel corso dell’anno, l’export ha visto un forte impulso in alcuni comparti come
quello dei metalli di base (+27,8%), dei mezzi di trasporto esclusi gli
autoveicoli (+25,2%) e degli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e
botanici (+28,5%). Settori che hanno avuto un ruolo determinante nell’andamento
positivo. D’altra parte, i prodotti petroliferi raffinati hanno visto una
contrazione significativa (-31%).
Dal punto di vista geografico, l’export verso la Svizzera è aumentato del 41,7%,
seguita dai paesi Asean (+48%) e dalla Polonia (+18,9%). Invece l’export verso
la Turchia ha subito un calo del 17%, mentre quello verso il Regno Unito, i
Paesi Bassi e il Belgio ha mostrato flessioni rispettivamente dell’8,7%, 9,7% e
8,9%.
Poi c’è il capitolo Stati Uniti. Nell’anno in cui Donald Trump ha lanciato la
sua guerra dei dazi, le esportazioni verso gli Usa sono salite del 7,2%. Ma a
dicembre sono scese dello 0,4%, mentre le importazioni sono aumentate del 61,1%
rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’aumento esponenziale è stato
in parte dovuto alle scorte accumulate prima dell’introduzione dei dazi, ma la
domanda è cosa accadrà nel 2026, con le scorte esaurite.
Nel quarto trimestre del 2025, le esportazioni italiane hanno subito una
flessione dello 1,4%, seguita da un calo delle importazioni dello 0,2%.
Tuttavia, sul piano annuale, le prospettive restano generalmente positive, con
una crescita robusta delle esportazioni verso i paesi extra-Ue (+5,1%) e un
moderato incremento verso l’Ue (+4,7%). L’aumento delle esportazioni verso paesi
come la Polonia, la Francia e la Svizzera suggerisce che l’Italia sta
diversificando i mercati di destinazione. Le importazioni, d’altra parte, hanno
visto una crescita complessiva del 3,1% in valore, trainata principalmente
dall’aumento degli acquisti dall’Ue (+7,1%), mentre le importazioni dai paesi
extra-Ue sono scese (-1,1%). Questo riflette una crescente interdipendenza con
l’Unione Europea, ma anche una riduzione dei flussi da altre aree, in
particolare quelle più vulnerabili alle fluttuazioni geopolitiche.
Per quanto riguarda i prezzi, l’Italia ha assistito a una flessione di quelli
all’import del 3,1% su base annua, con una diminuzione più contenuta per i
prodotti non energetici (-0,6%). La flessione potrebbe nascondere un
rallentamento delle importazioni di beni energetici, un settore che ha visto una
volatilità significativa negli ultimi anni. Nel complesso, l’Italia ha dovuto
affrontare il rallentamento dei costi legati all’energia, sebbene la crescita
dei volumi importati possa aver parzialmente compensato questo calo dei prezzi.
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dicembre boom dell’import dagli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Cina chiude il 2025 con un surplus commerciale record da 1.189 miliardi di
dollari, +19,7% sull’anno prima: è il più alto mai registrato. Un dato monstre
che certifica la forza dell’export di Pechino nonostante il rallentamento
dell’economia globale e le tensioni con Washington. Su base annua, le
esportazioni sono cresciute del 5,5%, mentre le importazioni sono rimaste
sostanzialmente stabili, ampliando ulteriormente lo squilibrio commerciale.
A dispetto della minaccia dei dazi Usa, finita poi con una tregua obbligata per
Donald Trump vista la minaccia cinese di bloccare l’export di terre rare, la
Cina ha compensato rafforzando l’export verso i mercati non Usa, in particolare
Asia, America Latina ed Europa. Una dinamica che, secondo i dati
dell’Amministrazione Generale delle Dogane, ha fatto crescere anche il disavanzo
commerciale con l’Unione europea. Solo nel mese di dicembre il surplus globale
ha raggiunto 114,1 miliardi di dollari, con export in aumento del 6,6% e import
del 5,7%, ben oltre le attese.
Nel complesso, il commercio estero cinese è cresciuto del 3,8% nel 2025,
raggiungendo un valore totale di 6.480 miliardi di dollari: il nono anno
consecutivo di crescita dal 2017. Le esportazioni sono salite del 6,1%, le
importazioni appena dello 0,5%, consolidando la Cina come secondo mercato di
importazione mondiale per il 17esimo anno consecutivo, secondo quanto riportato
dall’agenzia Xinhua.
A trainare l’export resta anche l’industria automobilistica. Nel 2025 la
produzione e le vendite di auto hanno superato entrambe i 34 milioni di unità,
un nuovo record storico. Secondo la China Association of Automobile
Manufacturers, la produzione è salita a 34,531 milioni di veicoli (+10,4%),
mentre le vendite hanno raggiunto 34,4 milioni (+9,4%). La Cina mantiene così il
primato globale. Ancora più marcata la spinta dei veicoli a nuova energia (Nev),
termine che comprende auto elettriche a batteria, ibride plug-in e ibride:
produzione e vendite hanno toccato rispettivamente 16,626 milioni e 16,49
milioni di unità, con aumenti annui del 29% e del 28,2%, confermando la
leadership globale per l’11esimo anno consecutivo.
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gli Usa. Produzione di auto al nuovo massimo storico proviene da Il Fatto
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