Quante poltrone ha e quanto prende? “Il Presidente ha bisogno di 48 ore”. Non ha
tempo neppure per questo Elbano De Nuccio, il presidente dei commercialisti
italiani che da domani e fino al 16 gennaio sono chiamati a votare da remoto per
il rinnovo delle cariche territoriali e a marzo sul Consiglio nazionale da cui
dipenderà la sua permanenza al vertice dell’Ordine. Non erano poi domande
complicate: riguardavano i ricorsi e le polemiche sul sistema di voto
elettronico e i plurimi incarichi grazie ai quali il presidente De Nuccio sembra
aver risolto – almeno per sé stesso – il problema dell’equo compenso dei
professionisti, tema su cui a parole si spende volentieri.
Su questo fronte, diversi iscritti lamentano da tempo che lui si sia portato
avanti con il proprio compenso grazie a regole elastiche e indennità
progressivamente ritoccate – sempre con delibere che portano la sua firma – che
gli hanno consentito di accumulare una nutrita collezione di incarichi
retribuiti con risorse pubbliche provenienti da enti, società partecipate e
nomine istituzionali. Compensi che, secondo cifre mai smentite e già riportate
dalla stampa, arrivano a circa 600mila euro nel triennio, oltre ai trattamenti
economici per gli altri incarichi di natura privata.
Avremmo voluto essere più precisi elencandoli tutti, ma il presidente non ha
tempo per farlo, né lo ha il suo ufficio: alla fine si è limitato a rinviare
alla tabella dei compensi da presidente già pubblicata sul sito del Consiglio
nazionale. La trasparenza, insomma, può attendere. Eppure qualche domanda resta,
soprattutto se si prova a capire come l’agenda del Presidente riesca ormai a
sfidare i limiti del tempo.
Negli ultimi mesi, del resto, il suo peso politico è cresciuto sensibilmente.
Non solo perché è uno dei protagonisti della riforma delle professioni, ma
perché ha contribuito a costruire “Professionisti Insieme”, una nuova
associazione interprofessionale che riunisce più Ordini e ambisce a
rappresentare oltre un milione di iscritti. L’iniziativa rafforza la sua
capacità di influenza che lo ha portato anche a entrare in attrito diretto con
la ministra del Lavoro Marina Calderone proprio sul perimetro e sulla governance
della riforma.
Il presidente ubiquo
Facciamo due conti. Nel 2024 De Nuccio ha rendicontato 181 giornate di “assenza
dallo studio” al Consiglio nazionale. Nello stesso anno è sindaco effettivo di
Banco BPM, incarico che, secondo il regolamento interno dell’istituto, richiede
80 giornate annue. Una banca vigilata da Banca d’Italia e Consob, dove il
rispetto dei limiti di tempo per i sindaci è una prescrizione stringente. Il
totale fa 261 giornate. Ma le giornate lavorative teoriche di un anno sono circa
252.
Il conto, peraltro, non include altre presidenze di collegi sindacali pubblici
come Acquedotto Pugliese, le docenze all’Università LUM di Bari, né l’incarico
di commissario straordinario di Condotte (dal febbraio 2025), che copre nove
società del gruppo ed è anch’esso di nomina pubblica. Si capisce, allora, perché
il presidente non trovi tempo per rispondere. La sua agenda deve spingersi ormai
ai confini dell’ubiquità.
Tutto regolare, per il regolamento
A rendere possibile questa compressione del tempo entra in gioco il regolamento
del Consiglio. Proprio nell’era De Nuccio, sulla scia del Covid, il Consiglio
Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha modificato le
norme interne: la partecipazione da remoto è equiparata a quella in presenza ma
– dettaglio decisivo – non esiste alcuna soglia minima di tempo giornaliero per
far scattare l’indennità di “assenza dallo studio”. Una giornata è una giornata,
indipendentemente dalle ore dedicate. Bastano anche pochi minuti di collegamento
online. Un sistema che consente, legittimamente, di concentrare più incarichi
nella stessa data. Una flessibilità che nessuno, in passato, aveva mai
interpretato in questo modo. A controllare, poi, è lo stesso organo che ha
scritto le regole.
L’auti-aumenti
Tra il 2022 e il 2024, dunque in piena era De Nuccio, anche i compensi del
presidente vengono regolarmente aggiornati. Il 1° giugno 2022, giorno
dell’insediamento, una delibera (la n. 4) fissa l’indennità di carica a 66.000
euro annui, con una diaria di 400 euro per ogni giorno di assenza dallo studio.
Otto mesi dopo, il 2 febbraio 2023, la delibera n. 33 equipara definitivamente
presenza fisica e collegamento da remoto, eliminando qualsiasi soglia minima di
tempo. Il 21 marzo 2024, con la delibera n. 84, l’indennità sale a 72.600 euro
annui e il gettone giornaliero a 500 euro. Solo sommando la parte fissa, le 181
giornate di indennità e i compensi da Banco BPM (circa 120mila euro lordi), si
arriva a 258mila euro. Quanto si raggiunga includendo tutti gli altri incarichi
resta un dato ignoto. Quando avrà tempo, bontà sua, il presidente potrà
chiarirlo. Anche l’ultima dichiarazione dei redditi sarebbe già qualcosa.
Elezioni blindate
Il tema della trasparenza investe anche le operazioni di voto che, per volontà
del presidente, si svolgeranno esclusivamente da remoto, su una piattaforma
unica online gestita dal Consiglio nazionale. Una scelta che ha innescato
polemiche e ricorsi, lasciando fino all’ultimo 120mila professionisti
nell’incertezza.
Alcuni ricorrenti hanno lamentato rischi per la sicurezza e la segretezza del
voto, dal momento che l’intero processo è gestito dal Consiglio, che cumula i
ruoli di regolatore, gestore tecnico, controllore e giudice dei ricorsi. Il
timore preventivo è che i vertici possano esercitare un’influenza indiretta sul
rinnovo degli organi territoriali e, a cascata, sul Consiglio nazionale chiamato
a decidere il secondo mandato. Un ricorso cautelare dell’Ordine di Latina è
stato respinto: il Tar del Lazio ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico
allo svolgimento delle elezioni sulle contestazioni di un numero limitato di
iscritti. Ha invece rinunciato spontaneamente all’istanza cautelare un’azienda
informatica che aveva impugnato la gara per il servizio di voto a distanza. Si
tratta di Eligo (Id Technology srl), che si ritiene ingiustamente esclusa:
offerta da 60.035 euro più IVA, affidamento finale a 119.300 euro, accesso agli
atti negato, delibera del 4 novembre comunicata solo il 10 dicembre. Circostanze
che l’azienda contesta e che non sono state esaminate nel merito.
Conclusione: si vota. Ma la domanda che accompagna l’urna non è solo giuridica,
è culturale. Può una categoria fondata su rigore, terzietà e fiducia permettersi
una leadership che ha risolto con eleganza regolamentare il problema del tempo e
dello spazio a proprio favore? Che scrive le regole con cui si giudica? Che
gestisce le elezioni con cui si ricandida? Il calendario, per ora, prende atto.
L'articolo Commercialisti al voto, bloccati i ricorsi. Il presidente De Nuccio
non risponde sui suoi diversi incarichi e prende tempo proviene da Il Fatto
Quotidiano.