I cittadini della Basilicata di mobilitano per cancellare i vitalizi,
reintrodotti con un emendamento approvato dal Consiglio regionale a pochi giorni
dal Natale. Prima sono state lanciate due petizioni online, adesso è nato un
comitato – composto anche da sindacati e associazioni – per avviare formalmente
l’iter per richiedere il referendum abrogativo contro quello che definiscono “un
privilegio inaccettabile“. “A decidere saranno i cittadini”, assicurano i
promotori anche se, al momento, ci sono alcuni problemi di carattere giuridico
che impediscono l’attivazione di un percorso referendario in Basilicata.
Come anticipato dal Fatto Quotidiano, il Consiglio regionale ha modificato il
trattamento previdenziale dei suoi ex componenti introducendo una pensione da
circa 600 euro al mese, al compimento dei 65 anni, a fronte del versamento di
570 euro di contributi al mese per i 5 anni di mandato. E le somme arriveranno
dal fondo di solidarietà introdotto nel 2017 (finanziato con la decurtazione del
10% della indennità dei consiglieri) che era destinato però a finalità sociali.
È stata chiamata “indennità differita” e il provvedimento è stato approvato
dalla maggioranza di centrodestra, col voto contrario del Movimento 5 stelle e
dei civici cattolici di Basilicata casa comune. Astenuto il consigliere di Avs
mentre non hanno partecipato al voto i consiglieri del Pd.
“Con un atto grave, opaco e moralmente inaccettabile – si legge nella nota
diffusa dai firmatari della proposta di referendum – il Consiglio regionale
della Basilicata ha reintrodotto i vitalizi mascherandoli sotto un nuovo nome:
indennità differita. Lo ha fatto nel silenzio delle festività natalizie,
attingendo persino a fondi destinati alla beneficenza. Un privilegio dal costo
enorme, mentre migliaia di famiglie lucane faticano ad arrivare alla fine del
mese. È una scelta irresponsabile – continuano – che colpisce al cuore il patto
di fiducia tra istituzioni e cittadini. Chi lavora per tutta la vita lo fa per
costruire la propria pensione, non per garantire rendite anticipate e
privilegiate a una classe politica già ampiamente tutelata”. L’obiettivo è
abrogare gli articoli 16 e 17 della legge regionale 30 dicembre 2025, n. 57.
“Sarà una grande mobilitazione della società civile contro il ritorno di una
politica che vorrebbe farsi casta. La Basilicata merita di più. E questa volta,
a decidere, saranno i cittadini”, assicurano i promotori.
Secondo quanto previsto dallo Statuto della Regione Basilicata, servono almeno
5mila firme di elettori per richiedere il referendum. Se ammessa, la
consultazione popolare è valida se partecipa alla votazione almeno il 33 per
cento degli aventi diritto e diventa efficace se raggiunge la maggioranza dei
voti validamente espressi. Il problema, come spiegano le due consigliere
regionali del Movimento 5 stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, è che “al
momento non esistono le condizioni giuridiche per attivare un percorso
referendario”. La consultazione popolare è sì prevista ma non è normata. “Nei
mesi scorsi, insieme a tutte le forze di opposizione, abbiamo presentato una
proposta di legge per disciplinare gli istituti di partecipazione democratica
previsti dallo Statuto regionale ma di fatto ancora inattuabili”, spiega a
ilfattoquotidiano.it la consigliere Araneo. Il testo è stato approvato in
commissione ma adesso deve essere integrato con le indicazioni arrivate dalla
Consulta di garanzia statutaria. Solo dopo la proposta potrà approdare in
Consiglio regionale.
Proprio per questo le consigliere regionali del M5s annunciano che si apprestano
“a depositare una proposta di legge per l’abrogazione dei vitalizi”, la cui
introduzione “ha generato un’ondata di indignazione diffusa e trasversale, che
attraversa territori, famiglie, lavoratori, amministratori locali,
associazioni”. “Non si tratta”, spiegano, “di una polemica di parte, ma di una
reazione collettiva a una decisione percepita come distante, ingiusta e
moralmente inaccettabile. Questa scelta arriva mentre la Regione è alle prese
con crisi industriali drammatiche, licenziamenti, un sistema sanitario sempre
più fragile, uno spopolamento che svuota intere comunità e un’emergenza idrica
che mette a rischio diritti fondamentali. In questo contesto, il messaggio che
passa è devastante: mentre ai cittadini si chiedono sacrifici, la politica si
garantisce tutele e benefici”. “Per questo abbiamo votato contro quella norma” e
“rifiutiamo di aderire all’indennità differita“, sottolineano Araneo e Verri.
“In queste ore – continuano – emerge con forza una richiesta di partecipazione
democratica: molti cittadini invocano strumenti come il referendum, segno
evidente di una distanza che non può più essere ignorata. Anche se al momento
non esistono le condizioni giuridiche per attivare un percorso referendario, la
politica ha il dovere di intercettare questa domanda di coinvolgimento e
trasformarla in un’azione concreta“.
Dopo che i suoi consiglieri non hanno partecipato al voto, anche il Partito
democratico contesta la decisione. Per il senatore Daniele Manca, commissario
regionale del Pd Basilicata, “questa maggioranza ha smarrito il senso di marcia,
guarda esclusivamente al potere e introduce misure utili agli eletti anziché
alle famiglie e alle imprese. Una vergogna che chiediamo al governo di
rimuovere”. Per l’esponente dem l’emendamento “presenta molte difformità
rispetto al contesto costituzionale a partire dall’utilizzo parziale di un fondo
istituito per finalità sociali. Anche la retroattività è insostenibile e priva
di conformità costituzionale”. Per questo chiede al governo “di impugnare la
norma e rimuovere un provvedimento truffaldino sotto il profilo della
trasparenza e del metodo legislativo, sostenuto dal presidente Bardi e dalla sua
maggioranza”.
L'articolo Ritorno dei vitalizi in Basilicata, i cittadini chiedono il
referendum: “È un privilegio inaccettabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.