“Questo è un sì obbligato dato l’articolo 111 della Costituzione che fu
riformato nel 1999. La separazione delle Carriere è obbligata da
quell’articolo”. A parlare è Marcello Pera, presidente del Senato dal 2001 al
2006, attualmente senatore di Fratelli d’Italia che oggi ha organizzato una
conferenza stampa per spiegare le ragioni del Sì al prossimo referendum sulla
separazione delle carriere e riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.
Per farlo più che rispondere alle obiezioni, Pera insiste sul “giudice terzo”.
Al punto da prendere, gentilmente, il microfono de ilfattoquotidiano.it e porre
lui domande a una collega giornalista presente nella sala stampa del Senato. A
dialogare con il senatore di Fdi, Cesare Salvi, ex ministro e parlatore di lungo
corso nelle file dei ‘Democratici di Sinistra’. Come Meloni ha motivato la
riforma? Ha detto una fesseria, capita anche a lei”. Nordio che dice che la
riforma servirà anche a Schlein una volta al governo? “E’ blasfemo quello che ha
detto Nordio”. La riforma approvata come un decreto legge senza nessuna
modifica, con il governo che nell’iter parlamentare ha respinto anche
emendamenti della maggioranza? “Questa è una buona obiezione – afferma Salvi –
io sono sempre stato a favore della separazione delle carriere e sono diventato
troppo vecchio per cambiare idea, mi manca l’elasticità”.
L'articolo Marcello Pera (Fdi) s’improvvisa reporter e intervista i giornalisti:
“Al referendum giusto votare sì” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I responsabili del pestaggio all’agente di polizia a Torino “votano No” al
referendum sulla riforma Nordio. Ne è sicuro il comitato per il Sì ispirato dal
governo, che sui social propone un surreale accostamento tra le violenze alla
manifestazione di sabato contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna –
oltre cento i feriti tra le forze dell’ordine – e chi si oppone alla legge
costituzionale voluta dal ministro della Giustizia. “Se sei per il Sì sei un
poco di buono e magari anche pregiudicato, è la tesi propagandata. Quel che è
certo è che per il No ci sono anche i delinquenti che ieri hanno aggredito in
branco un poliziotto a Torino, prendendolo a martellate, pugni e calci in
testa”, si legge nel post del comitato “Sì Riforma”, voluto dal sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con l’ex direttore del Giornale
Alessandro Sallusti come responsabile della comunicazione.
A ispirare l’ardito parallelo l’editoriale di domenica di Marco Travaglio sul
Fatto, intitolato “Incensurati per il No“: “La cosa più triste è che queste
persone violente probabilmente sono a oggi davvero incensurate (dando così
ragione a Travaglio). Sono violenti, delinquenti e, per ora, incensurati per il
No. Noi votiamo Sì”, prosegue il post. E conclude: “Solidarietà e vicinanza a
tutte le forze dell’ordine ferite durante lo svolgimento del loro servizio.
Grazie per quello che fate!”. In realtà i responsabili dell’aggressione non sono
stati ancora identificati e non c’è alcuna prova del loro orientamento
referendario (ammesso che ne abbiano uno e siano cittadini italiani): difficile,
dunque, iscriverli d’ufficio alla schiera dei contrari. Di certo però il
rapporto tra la magistratura e l’antagonismo torinese (a partire dal Movimento
No Tav) non è esattamente idilliaco: basta rileggere le parole pronunciate
proprio sabato, all’inaugurazione dell’anno giudiziario,dalla procuratrice
generale del Piemonte Lucia Musti, che ha parlato di una città “sotto scacco di
pochi ma violenti facinorosi“, verso i quali un'”area grigia di matrice colta e
borghese” avrebbe una “benevola tolleranza“. Ma in campagna referendaria tutto
fa brodo.
L'articolo “Chi ha pestato il poliziotto vota No al referendum”: il surreale
post del comitato di governo sui fatti di Torino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Come cambia la Costituzione con la riforma Nordio-Meloni? Cosa comporta la
separazione delle carriere? Come saranno composti – e come funzioneranno – i due
nuovi Consigli superiori della magistratura e l’Alta Corte disciplinare? Marco
Travaglio parla di questo nella prima puntata di Perché No, la guida pratica al
referendum (il libro del direttore del Fatto, intitolato “Perché No, guida al
referendum su magistratura e politica in poche semplici parole”, è in vendita da
oggi 31 gennaio): cinque video-spiegazioni pubblicate a cadenza settimanale,
ogni venerdì alle 15, sul canale YouTube del direttore e sul sito del Fatto. Il
voto del 22 e 23 marzo, ricorda innanzitutto Travaglio, è senza quorum: la
consultazione sarà valida a prescindere dall’affluenza alle urne. Poi passa a
descrivere i contenuti della riforma costituzionale: la separazione delle
carriere, che dividerà i concorsi e la formazione di giudici e pm; lo
sdoppiamento dei Csm, in cui i magistrati saranno scelti per sorteggio e la
politica, invece, continuerà di fatto a nominare i propri rappresentanti; la
creazione dell’Alta Corte, nuovo giudice disciplinare dei magistrati, contro le
cui sentenze non si potrà più fare ricorso in Cassazione. Con i prossimi video,
invece, capiremo perché votare No conviene (ai cittadini ancor prima che ai
magistrati).
(Iscriviti a “Preferirei di No”, la newsletter settimanale gratuita del Fatto
Quotidiano sui temi del referendum a cura di Paolo Frosina)
L'articolo Perché No, la guida pratica al referendum di Marco Travaglio. Il
primo video: come cambia la Costituzione? Cosa comporta la separazione delle
carriere? proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Stiamo subendo una ferita democratica gravissima, un vunlus mai visto. Da un
anno, la Commissione di Vigilanza Rai è bloccata per un ricatto della
maggioranza”. A parlare è la presidente della Commissione, la 5 stelle Barbara
Floridia, a margine del convegno ‘Le sfide dell’informazione’ organizzato dalla
stessa Floridia. “Questa non è più una questione politica, di maggioranza e
minoranza, del votare o non votare Agnes, cioè la presidente proposta da Forza
Italia come presidente della Rai, il Consiglio di amministrazione funziona, qui
il tema è istituzionale” conclude. Anche il presidente del Movimento 5 stelle,
Giuseppe Conte, è intervenuto, con i cronisti, sul tema. “La Vigilanza Rai è
bloccata e non riesce a lavorare. Ne va della qualità della nostra democrazia.
Peraltro adesso stiamo affrontando un referendum, una campagna referendaria dove
c’è il governo che vuole far passare una riforma a tutela della casta dei
politici, o meglio dei politici che sono al governo. Non lo possiamo accettare,
c’è un problema di qualità di informazione – e conclude – come facciamo a fare
dibatti di pubblici se addirittura giochiamo senza la vigilanza una partita
senza arbitro?”.
L'articolo Floridia (M5s): “Blocco Vigilanza Rai è problema istituzionale”.
Conte: “Sul referendum è come giocare partita senza arbitro” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Per cambiare la Costituzione serve tempo, è scritto nella Costituzione stessa.
L’ho detto pure agli avvocati dello Stato: “Dovreste unirvi a noi e chiedere al
governo di ripensarci”. Veramente non possono aspettare tre mesi? Nel 2001 ha
aspettato pure Berlusconi, mica Stalin”. Pietro Adami è l’avvocato che ha
presentato – insieme al collega Carlo Contaldi La Grotteria – il ricorso al Tar
per i 15 giuristi promotori della raccolta firme per il referendum sulla riforma
Nordio. Un atto in cui si chiede la sospensione della delibera del Consiglio dei
ministri che ha fissato il voto al 22 e 23 marzo, mentre la raccolta era ancora
in corso, violando l’interpretazione – sempre rispettata nella storia
repubblicana – in base alla quale non si possono convocare le urne prima dei tre
mesi dalla pubblicazione della legge, cioè il termine a disposizione per
l’iniziativa popolare. Martedì la questione è stata discussa in udienza a porte
chiuse: il verdetto arriverà entro pochi giorni. La partita è difficile, ma
Adami non si dà per sconfitto: “I giudici sono consapevoli dell’importanza della
questione e del fatto che dalla loro decisione di oggi dipenderà anche il
futuro. Credo che ci rifletteranno bene”.
Com’era il clima in aula? Lei e il suo collega eravate in due contro 14 tra
avvocati dello Stato e dei comitati per il Sì.
Se mi è consentito dirlo, è stata una bellissima udienza. È durata oltre un’ora,
che per il Tar è tantissimo: di solito si discute per una decina di minuti. Noi
abbiamo parlato per primi, poi ci hanno concesso una breve replica alla fine. E
lì sono andato un pochino sopra le righe.
In che senso?
Ho fatto notare che, se passasse la linea del governo, nulla impedirebbe non
solo di convocare le urne, ma addirittura di votare mentre la raccolta firme è
ancora in corso. E infatti l’avvocato del Comitato Sì Separa (promosso dalla
Fondazione Einaudi, ndr) ha sostenuto che, una volta ammessa la richiesta dei
parlamentari, l’iniziativa popolare non dovrebbe essere più consentita. Ma la
Costituzione non dice questo: i tre mesi per raccogliere le firme servono anche
per riflettere sugli effetti della riforma, proprio come i tre mesi che devono
passare tra il primo e il secondo via libera in Parlamento. E convocare le urne
in anticipo danneggia i cittadini.
In che modo? In fondo le 500mila firme sono state raccolte.
Con la fissazione della data è iniziata la campagna elettorale, a cui i miei
assistiti non possono partecipare come comitato promotore, perché non hanno
ancora depositato le firme. Dal momento in cui lo faranno, la Cassazione avrà
fino a 57 giorni per validarle. In teoria, quindi, la procedura potrebbe
terminare anche quando il referendum si è già svolto. Non solo: il quesito che
proponiamo è diverso da quello dei parlamentari, e secondo noi è l’unico
corretto in base alla legge, perché indica gli articoli della Costituzione
modificati dalla riforma. Ma dato che ormai il voto è stato fissato, la
Cassazione potrebbe rifiutarsi di prenderlo in considerazione per modificare
quello già ammesso: è imprevedibile, perché non ci sono precedenti. In ogni
caso, secondo me forzare la mano è stato un rischio anche per il governo.
Cosa intende?
È rischioso convocare le urne con delle questioni inedite ancora irrisolte. Il
Tar potrebbe decidere di sollevare la questione alla Corte costituzionale, e a
quel punto il referendum potrebbe anche essere rinviato a data da destinarsi.
Cosa l’ha spinta ad assistere i 15 giuristi?
L’ho fatto gratis, alcuni di loro li conosco dai tempi dell’università. Ho
apprezzato moltissimo la loro iniziativa, un esempio di vero impegno civico: se
il giudice li condannasse alle spese, dovrebbero rimetterci i soldi di tasca
loro. Lo fanno per affermare un principio, umanamente è molto bello.
Anche lei è un avvocato per il No?
Assolutamente. Il tema non è la separazione delle carriere, ma la demolizione
del Csm, uno dei pochi organismi anti-maggioritari rimasti: organismi che invece
andrebbero fortificati. Sembra non servano a nulla, ma in realtà sono gli unici
a tutelare i diritti dei cittadini.
Quante chance si dà di vincere al Tar?
Il 40%. Ma se perderemo non credo faremo appello: dal giorno dopo si lavora per
la campagna.
L'articolo Referendum, l’avvocato dei 15 giuristi: “Al Tar si può vincere, il
governo rischia. Persino Berlusconi aspettò i tre mesi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Assolutamente corretto aprire una discussione” sui temi sollevati da Antonio
Tajani. Lo afferma il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto,
collega del segretario di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro
degli Esteri. L’occasione è la presentazione del vademecum per il Sì preparato
dal partito fondato da Silvio Berlusconi e presentato oggi alla Camera dei
Deputati. Al viceministro Sisto chiediamo di quantificare le “modestissime
mazzette” per indagare le quali, secondo il ministro Nordio, poi i Pm utilizzano
il Trojan. Strumento da limitare il caso di vittoria del Sì al prossimo
referendum sulla separazione delle Carriere dei Magistrati e sulla riforma del
CSM. “Quello che ha detto il ministro è stato ovviamente frainteso”. Peccato lo
abbia scritto il ministro nel suo ultimo libro. Insistiamo ma il vice di Nordio
non ci quantifica ‘modestissime mazzette’. “Domanda nociva”.
L'articolo “Vince il sì?” e il viceministro Sisto tocca ferro: “Il minimo è un
gesto apotropaico”. Quanto valgono le “modestissime mazzette” di cui parla
Nordio? Non risponde proviene da Il Fatto Quotidiano.
Forza Italia ha redatto un “vademecum per i cittadini” per convincerli alle
ragioni del Sì al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei
magistrati e di riforma del Consiglio Superiore della Magistratura. “Serve ai
cittadini affinché abbiano un’informazione corretta” afferma Giorgio Mulè,
vicepresidente della Camera dei Deputati. “Io ho paragonato alcuni esponenti
dell’Associazione Nazionale Magistrati a Pinocchio, questo è l’abbecedario, un
testo semplice immediato che capisce chiunque, sono neanche venti pagine scritto
a corpo grande a prova di un miope come me”.
L'articolo La battaglia di Forza Italia per il Sì passa anche per il “vademecum
per i cittadini”. E Mulè chiama la Anm “Pinocchio” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“E’ una battaglia di Craxi e dei socialisti, è una battaglia di Giuliano
Vassalli, ed è una battaglia di libertà ma anche di civiltà che ha a che fare
con lo stato che vogliamo per i nostri figli”. Stefania Craxi, senatrice di
Forza Italia, è intervenuta in una conferenza stampa alla Camera dei deputati
organizzata dal partito di Forza Italia sul tema del referendum sulla
separazione delle carriere dei magistrati e la riforma del Consiglio Superiore
della Magistratura. “Questa battaglia è poi stata portata avanti da Berlusconi e
da Forza Italia ed ha a che fare con la visione dello Stato che vogliamo”.
L'articolo Referendum, Stefania Craxi e le ragioni del sì: “Separazione delle
carriere battaglia storica di mio padre e Berlusconi. Non vogliamo uno Stato che
faccia paura” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un distacco di soli 0,2 punti, 49,9% contro 50,1%. Si è ridotta a un “pareggio
tecnico“, secondo l’istituto Ixé, la distanza tra il Sì e il No in vista del
referendum sulla riforma Nordio. Da un sondaggio pubblicato nell’ambito della
rilevazione settimanale Osservatorio politico, realizzato tra il 20 e il 27
gennaio, risulta che il 50,1% degli intervistati voterebbe per confermare la
legge costituzionale del governo, il 49,9% per confermarla. Si tratta del
margine inferiore mai registrato dalle rilevazioni effettuate finora, che
ultimamente davano il No in crescita ma comunque staccato di almeno sei punti.
Ixé, ad esempio, cita un proprio precedente sondaggio di novembre in cui il Sì
era dato al 53%, il No al 47%.
Il sondaggio non considera l’enorme quota di astenuti e indecisi, stimata al
39%. In generale, l’informazione sul voto è ancora molto scarsa: il 17,9% di
intervistati afferma di non aver mai sentito parlare del referendum, il 37,4%
risponde “Ne ho sentito parlare, ma non conosco bene i contenuti”, il 44,7% “Sì,
ne ho sentito parlare e so di cosa di tratta”. La consapevolezza appare più alta
nelle fasce d’età più avanzate (dai 45 anni in su) in cui la quota di chi è
all’oscuro del voto si riduce al 13% e quella dei ben informati sale al 57% tra
gli over 65. Per quanto riguatrda la propensione al voto, meno della metà degli
intervistati (il 48%) afferma che si recherà sicuramente alle urne: anche qui,
il dato è più alto tra i più anziani (56% tra gli over 65) e tra gli elettori
orientati verso il centrosinistra (58%) e (72%).
L'articolo Referendum, il No raggiunge il Sì nei sondaggi: per Ixé è un
“pareggio tecnico”. Il distacco ridotto a soli 0,2 punti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Due avvocati per il No, 14 per il Sì. Il confronto impari andrà in scena
stamattina di fronte al Tar del Lazio, all’udienza a porte chiuse che dovrà dare
il primo verdetto sulla data del referendum. Il 12 gennaio il Consiglio dei
ministri ha fissato le urne al 22 e 23 marzo, ma la delibera è stata impugnata
dai 15 giuristi promotori dell’iniziativa popolare contro la riforma Nordio, che
ha già superato da giorni le 500mila sottoscrizioni necessarie. I promotori
contestano la violazione della prassi costituzionale secondo cui la data non può
essere fissata prima dei tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta
ufficiale: cioè il termine – che in questo caso scade il 30 gennaio – entro il
quale i cittadini possono depositare le firme per chiedere la consultazione. Il
governo invece ha agito in anticipo, sfruttando le richieste già depositate dai
parlamentari (e ammesse dalla Cassazione). I giuristi quindi hanno chiesto la
sospensione cautelare dell’efficacia dell’atto.
Il Tribunale amministrativo – composto dai giudici Michelangelo Francavilla,
Giuseppe Licheri e Vincenza Caldarola – deciderà tra oggi e domani, dopo aver
sentito tutte le parti in causa: la discussione inizierà poco dopo le 9. I
legali dei 15, Pietro Adami e Carlo Contaldi La Grotteria, avranno di fronte un
esercito di controparti: oltre ai quattro avvocati dello Stato, sono intervenuti
contro il ricorso (“ad opponendum”) ben quattro comitati per il Sì,
rappresentati in totale da dieci avvocati. Tutti potranno parlare in udienza, ma
alcuni interventi potrebbero essere dichiarati inammissibili dai giudici. La
decisione sulla richiesta di sospensiva potrebbe arrivare già in serata, ma più
probabilmente bisognerà attendere domani. Se il ricorso cautelare fosse accolto,
in teoria il referendum non si potrebbe tenere fino a quando non arriverà una
decisione nel merito: a quel punto lo scenario più probabile è che il governo
annulli spontaneamente la delibera. Carlo Guglielmi, l’avvocato portavoce dei
15, lo definisce uno “scontro tra Davide e Golia”: “Ma noi saremo lì e ci saremo
senza paura, perché loro pensano di essere cinque contro uno, e invece noi siamo
cinquecentomila”, scrive.
Nei giorni scorsi le parti hanno depositato gli atti di costituzione, di
intervento e le memorie di replica. Nella memoria finale, letta dal Fatto, gli
avvocati dei 15 giuristi citano il raggiungimento delle 500mila firme come un
elemento che “fortifica l’interesse a ricorrere“. Con il ricorso, spiegano, “si
chiede, in sostanza, di statuire che è prematuro fissare la data”: con la
convocazione delle urne, infatti, “ha avuto inizio la campagna elettorale, alla
quale i ricorrenti non possono prendere parte”, perché le firme raccolte non
sono state ancora validate dalla Cassazione. Fino a quel momento, infatti, i
giuristi non acquisiranno lo status di comitato promotore e non potranno
usufruire delle norme sulla par condicio e sulle affisioni elettorali.
Soprattutto però, scrivono Adami e La Grotteria, “prima di convocare i comizi è
necessario sciogliere il nodo del testo del quesito” che i cittadini troveranno
sulla scheda. Quello proposto dai giuristi, infatti, è diverso da quello – già
ammesso – dei parlamentari, perché indica uno per uno i sette articoli della
Costituzione modificati dalla riforma: un’indicazione che secondo i loro
avvocati è addirittura obbligatoria, in base alla legge del 1970 sui referendum.
Non è chiaro – non essendoci precedenti – se la Cassazione possa o meno
modificare il testo una volta che le urne sono già state convocate. In ogni
caso, però, la Suprema Corte ha a disposizione fino a 57 giorni (considerate le
varie fasi del procedimento) per decidere: cioè fino alla fine di marzo,
addirittura dopo il voto. E se ritenesse di non poter intervenire, i promotori,
una volta validate le firme, potrebbero addirittura sollevare conflitto di
attribuzione tra poteri dello Stato alla Corte costituzionale. “Tutto questo”,
si legge nella memoria, “dovrebbe avvenire durante la campagna elettorale, o
addirittura dopo la consultazione referendaria, con il concreto rischio di
incidere sull’esito e, peggio ancora, sulla validità della consultazione”. Per
questo, sostengono, non si può “dare avvio alla campagna referendaria e alla
stampa delle schede, rischiando da un lato di invalidare la consultazione
referendaria, o dall’altro di condizionare e comprimere il pieno esplicarsi di
altri attori della vicenda, di rilievo costituzionale, che devono ancora
esprimersi”. Il provvedimento del Consiglio dei ministri, concludono, “va quindi
sospeso e annullato, e una nuova convocazione potrà avvenire al termine della
fase di ammissione dei ricorrenti”.
L'articolo Referendum, oggi l’udienza al Tar sulla data: due avvocati per il No,
14 per il Sì. La memoria: “A rischio validità del voto” proviene da Il Fatto
Quotidiano.