Neanche il tempo di discutere in Aula o di cercare un’asse tra i partiti che la
proposta di congedo parenatale paritario è stata bocciata dalla maggioranza di
destra in commissione Bilancio della Camera. Uno stop arrivato poche ore dopo
che la Ragioneria ha dichiarato “inidonee” le coperture economiche. L’iniziativa
delle opposizioni unite non ha trovato alcuna sponda nel fronte governativo:
nonostante la richiesta di riapertura dei termini degli emendamenti per provare
a proporre una copertura diversa o una sospensione per approfondire tecnicamente
i rilievi della ragioneria arrivati oggi, la destra ha approvato il parere
soppressivo del testo.
“Siamo qui a chiedere al governo, alla premier Giorgia Meloni, di fermarsi e di
confrontarsi con noi su una proposta necessaria” che serve alle lavoratrici,
alla conciliazione. “Ci ripensi”, ha dichiarato la segretraria Pd Elly Schlein
nella conferenza stampa convocata da tutta l’opposizione. ”Ma sappiamo benissimo
che quando c’è la volontà politica Le coperture si trovano e noi siamo
disponibili a lavorarci insieme alla maggioranza”. Un nuovo gesto “di
arroganza”, ha detto Nicola Fratoianni. Alla conferenza ha partecipato in
collegamento Giuseppe Conte, mentre erano presenti Riccardo Magi, Elena Bonetti,
Maria Elena Boschi e Angelo Bonelli.
Il no al congedo paritario è una “grande occasione persa dalla maggioranza”, il
no a ” una misura che sarebbe una rivoluzione culturale e le nostro Paese”, ha
detto ancora la segretaria dem. Di fatto, l’iniziativa che portava la prima
firma di Schlein e che aveva ottenuto l’appoggio di tutti i partiti di
opposizione, prevedeva un congedo paritario di 5 mesi, pagato al 100%, a madri e
padri, compreso quelli non sposati e i lavoratori autonomi. “Sarebbe un grande
passo in avanti perché aiuterebbe l’occupazione femminile, aiuterebbe i padri a
veder crescere i propri figli… Tutti obiettivi che pensavamo essere condivisi
dalla maggioranza”. E invece, ha chiuso la segretaria del Pd, “ci è stato anche
negato di poter discutere nel merito questa proposta. Hanno adottato un trucco
per evitare di discutere la proposta”.
Il primo stop era arrivato in tarda mattinata dalla Ragioneria. La copertura
“risulta inidonea”, hanno osservato i tecnici, in quanto “formulata in termini
meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla
soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e
quantificati”. La proposta di legge chiede di incrementare la misura del congedo
obbligatorio di maternità, innalzandolo dall’80 per cento al 100 per cento della
retribuzione per le lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste e
l’assegno di maternita per lavori atipici e discontinui, a 2.500 euro in luogo
dei 3 milioni di lire, e prevede un “congedo paritario”, in luogo dell’attuale
congedo obbligatorio di paternità pari a 10 giorni fino a cinque mesi di vita
del bambino. Per la Ragioneria “la relazione tecnica non può essere verificata
positivamente”.
L'articolo Congedo parentale paritario, già bocciata la proposta: la destra vota
contro. Le opposizioni: “Meloni spieghi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Congedo Parentale
Il copione sembra essere sempre lo stesso. Come per il salario minimo la destra
prima storce il naso e tira fuori possibili criticità, poi butta la palla in
tribuna. Questa volta tocca alla proposta di legge unitaria delle opposizioni
sul congedo parentale paritario, una norma che punta a equiparare i mesi
previsti per le madri e i padri e portarlo dall’80 al 100%.
IL TESTO IN AULA SENZA MANDATO AL RELATORE
La proposta di legge a prima firma Elly Schlein e sottoscritta da tutti i leader
delle opposizioni è stata adottata, un mese fa, come testo base dal comitato
ristretto della Commissione Lavoro della Camera. Poi però la maggioranza ha
stabilito di acquisire una relazione della Ragioneria sui costi della proposta.
Secondo la destra l’impatto potrebbe essere di circa 3 miliardi l’anno. Dopo
alcune settimane però il presidente della commissione Walter Rizzetto (di
Fratelli d’Italia) ha comunicato che – mancando ancora la relazione tecnica del
Mef sull’impatto del provvedimento – non c’erano le condizioni per votare gli
emendamenti e il provvedimento sarebbe andato direttamente in Aula a
Montecitorio per la discussione generale senza mandato al relatore. Una
decisione che ha provocato la dura reazione delle opposizioni convinte che
l’obiettivo della maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni sia
quello di bloccare il testo utilizzando la questione delle coperture. Va tenuto
conto che con la volontà politica le coperture possono essere trovate:
considerando che il mini taglio Irpef previsto nella legge di Bilancio (che
porterà ai contribuenti vantaggi limitati) ha un costo per le casse dello Stato
simile, poco meno di 3 miliardi di minori entrate.
M5S: “LA DESTRA STA SABOTANDO QUESTA LEGGE”
Venerdì così è iniziata alla Camera la discussione generale sulla proposta di
legge unitaria delle opposizioni e le opposizioni sono tornate all’attacco:
l’accusa è quella di voler rinviare sine die il testo utilizzando la questione
delle coperture ma senza dichiararlo chiaramente. Duro l’intervento della
deputata M5s Valentina Barzotti che, tra l’altro, ha reso noto di essere
incinta. “Non è un fatto meramente burocratico, un inciampo tecnico: abbiamo
fatto una proposta di buon senso, di civiltà e ci troviamo in Aula dopo una
discussione surreale in commissione perché mancava la relazione tecnica della
Ragioneria” con “il Parlamento che è bloccato a causa del governo su una
proposta di civiltà”. “Questo è un fatto politico limpido: la maggioranza – ha
aggiunto Barzotti – sta sabotando questa legge che interviene sulla
discriminazione di genere: questa proposta oggi qui muore in questa discussione
generale. Il re è nudo e siamo sempre davanti alla solita becera propaganda
rispetto a uno squilibrio strutturale che riguarda le donne” al quale non si
vuole mettere mano.
PD: “PRECISA SCELTA POLITICA DELLA MAGGIORANZA”
“Voi buttate la palla in tribuna – ha sottolineato il capogruppo Pd in
commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto – questa non è una tecnica, è una
precisa scelta politica di non rispondere a un grande problema sociale. Lo avete
già fatto sul salario minimo, sulla settimana corta“. “Questa legge – ha detto
Franco Mari di Avs – segnerebbe uno scatto ma il punto, per voi, è che le
opposizioni non devono produrre norme non devono assolutamente modificare
proposte di maggioranza con emendamenti, non devono perché deve essere tutto
plasticamente proveniente dalla maggioranza e del governo” e dunque “dite no a
norme moderne di giustizia“. “Voi sperate che finisca qui – ha concluso Mari –
ma qui è la miopia: queste proposte nascono fuori di qui e se si affossano qui
tornano fuori di qui: le forze di opposizione le assumono come proprie e da
domani questo diventa un altro elemento dell’agenda politica alternativa di
questo Paese”.
COSA PREVEDE LA PROPOSTA
La proposta di legge “intende sanare un grave vulnus del nostro ordinamento, un
elemento di forte e non tollerabile discriminazione, indegna di un Paese che
voglia davvero dirsi civile ed egualitario”, si legge nel testo introduttivo.
Viene prevista l’introduzione di un congedo paritario tra padre e madre,
“incrementando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a
cinque mesi“. In particolare, al padre lavoratore, nell’intervallo di tempo che
intercorre tra il mese antecedente la data presunta del parto e i diciotto mesi
successivi, viene riconosciuto il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo
non superiore a cinque mesi, di cui quattro obbligatori. Dei quattro mesi di
congedo obbligatori, si legge ancora, dieci giorni devono essere fruiti dal
padre subito dopo la nascita della bambina o del bambino congiuntamente con la
madre, mentre i restanti giorni possono essere fruiti, anche in modo frazionato,
nel medesimo arco di tempo, previa comunicazione al datore di lavoro.
Attualmente nel nostro ordinamento vi è una differenza tra congedo obbligatorio
e congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro
obbligatorio, che attualmente ha una durata diversa tra la madre e il padre: per
le donne, il congedo di maternità dura cinque mesi, da modulare prima e dopo il
parto, con un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione, che è erogata
dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e anticipata dal datore
di lavoro. Per gli uomini, invece, il congedo di paternità obbligatorio è di
soli dieci giorni, non necessariamente consecutivi e retribuiti al 100 per
cento. La proposta prevede anche di rendere questo periodo di astensione dal
lavoro pienamente retribuito per entrambi i genitori. Gli obiettivi della
proposta, di legge nel testo, sono quelli di “contrastare la crisi della
natalità, di favorire l’occupazione femminile, la qualità della vita dei bambini
e dei genitori e le relazioni familiari. Tutto ciò volto a una redistribuzione
del carico di cura all’interno della famiglia”. Non solo sostegno alle madri e
tutela della loro carriera professionale ma anche un modo per garantire “ai
padri la possibilità di essere più vicini ai propri figli durante i loro primi
mesi di vita”.
L'articolo Congedo parentale uguale per madri e padri, il testo arriva alla
Camera senza mandato al relatore. Le opposizioni: “Stanno sabotando la proposta”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Parificare il congedo parentale tra i papà e le mamme. È quanto prevede la
proposta di legge a prima firma Elly Schlein e sottoscritta da tutti i leader
delle opposizioni che è stata adottata come testo base dal comitato ristretto
della Commissione Lavoro della Camera. Pertanto adesso si procederà all’esame
della proposta che intende introdurre il cosiddetto congedo paritario. “Una
norma di civiltà di cui questo paese ha urgente bisogno”, la definisce il
deputato Arturo Scotto. Si dicono “felici” anche i deputati del M5s in
Commissione Lavoro Carotenuto, Aiello, Barzotti e Tucci che però sottolineano:
“Non possiamo non notare lo smaccato tentativo della maggioranza di buttare
nuovamente la palla in tribuna, come già avvenuto in passato”. “Chiediamo alla
destra di evitare, come sul salario minimo e sulla settimana corta, di lavorare
ad affossarlo“, rimarcail dem Scotto.
RICHIESTO UN PARERE AL TESORO
La maggioranza, infatti, non ha previsto la fissazione del termine per gli
emendamenti in Commissione e ha in più stabilito di acquisire entro 15 giorni
una relazione della Ragioneria sui costi della proposta. “Potrebbe recare un
impatto finanziario non trascurabile e che quindi necessita una quantificazione
degli oneri e relativa copertura finanziaria”, ha dichiarato la relatrice Marta
Schifone di Fratelli d’Italia. Secondo la destra l’impatto potrebbe essere di
circa 3 miliardi l’anno. Solo dopo il parere del Tesoro si procederà con gli
emendamenti.
COSA PREVEDE
La proposta di legge firmata unitariamente da tutte le forze di opposizione
“intende sanare un grave vulnus del nostro ordinamento, un elemento di forte e
non tollerabile discriminazione, indegna di un Paese che voglia davvero dirsi
civile ed egualitario”, si legge nel testo introduttivo. Viene prevista
l’introduzione di un congedo paritario tra padre e madre, “incrementando la
durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a cinque mesi“. In
particolare, al padre lavoratore, nell’intervallo di tempo che intercorre tra il
mese antecedente la data presunta del parto
e i diciotto mesi successivi, viene riconosciuto il diritto di astenersi dal
lavoro per un periodo non superiore a cinque mesi, di cui quattro obbligatori.
Dei quattro mesi di
congedo obbligatori, si legge ancora, dieci giorni devono essere fruiti dal
padre subito dopo la nascita della bambina o del bambino congiuntamente con la
madre, mentre i restanti giorni possono essere fruiti, anche in modo frazionato,
nel medesimo arco di tempo, previa comunicazione al datore di lavoro.
Attualmente nel nostro ordinamento vi è una differenza tra congedo
obbligatorio e congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro
obbligatorio, che attualmente ha una durata diversa tra la madre e il padre: per
le donne, il congedo di maternità dura cinque mesi, da modulare prima e dopo il
parto, con un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione, che è erogata
dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e
anticipata dal datore di lavoro. Per gli uomini, invece, il congedo di paternità
obbligatorio è di soli dieci giorni, non necessariamente consecutivi e
retribuiti al 100 per cento. La proposta prevede anche di rendere questo periodo
di astensione dal lavoro pienamente retribuito per entrambi i genitori.
LE FINALITÀ
Gli obiettivi della proposta, di legge nel testo, sono quelli di “contrastare la
crisi della natalità, di favorire l’occupazione femminile, la qualità della vita
dei bambini e dei genitori e le relazioni familiari. Tutto ciò volto a una
redistribuzione del carico di cura all’interno della famiglia”. “Parliamo di una
misura – si legge ancora – che non solo supporta le famiglie nella giusta
condivisione dei tempi di vita e di lavoro, ma che sostiene e garantisce
l’occupazione femminile nel nostro Paese in cui essa risulta essere la più bassa
d’Europa e il carico di cura all’interno delle famiglie viene quasi sempre
demandato alle donne, che conseguentemente sono spesso costrette a subire quello
che, di fatto, si configura come un vero e proprio ricatto: scegliere tra la
famiglia e il lavoro“. Non solo sostegno alle madri e tutela della loro carriera
professionale ma anche un modo per garantire “ai padri la possibilità di essere
più vicini ai propri figli durante i loro primi mesi di vita”. Per questo arriva
la proposta di legge “per superare, ampliandola, una disciplina che al momento
non è idonea a conseguire tali obiettivi”, come già avviene in altri Paesi
d’Europa.
L'articolo Congedo parentale uguale per madri e padri, la proposta delle
opposizioni va avanti in Commissione. Pd e M5s: “La destra non la ostacoli”
proviene da Il Fatto Quotidiano.