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Paolo Mendico, “quattro compagni indagati per atti persecutori: provocarono un grave stato d’ansia”
Svolta investigativa, a quasi sei mesi dalla tragedia. Quattro adolescenti, oggi tra i 16 e i 17 anni, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura per i minorenni di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Paolo Mendico, il 14enne che l’11 settembre 2025 si è tolto la vita nella sua stanza. L’ipotesi di reato – come riporta Il Messaggero – è quella di atti persecutori. Secondo l’accusa, i ragazzi avrebbero preso di mira Paolo con prese in giro, insulti, derisioni e messaggi offensivi, in un contesto che gli inquirenti stanno ricostruendo anche attraverso l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati. Le perizie tecnico-forensi sono ancora in corso e le relazioni dei consulenti saranno depositate entro la fine del mese. Parallelamente procede l’indagine della Procura di Cassino, coordinata dal procuratore capo Carlo Fucci, che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. Un doppio binario investigativo che punta a fare piena luce sia sulle eventuali responsabilità penali dirette dei coetanei, sia su possibili condotte più ampie che possano aver contribuito al gesto estremo. Secondo il capo di imputazione provvisorio, i quattro ragazzini che frequentavano la classe della vittima lo avrebbero preso di mira per un lungo periodo di tempo “con condotte reiterate consistenti in insulti, offese e minacce“, provocando in Paolo “un perdurante e grave stato di ansia, costringendolo ad alterare le proprie abitudini di vita”. Lo prendevano in giro chiamandolo “Paoletta” o “Nino D’Angelo” per i suoi lunghi capelli biondi. IL FRONTE SCUOLA: SOSPENSIONI E POLEMICHE Sul piano amministrativo, già il 23 gennaio scorso erano stati adottati provvedimenti disciplinari nei confronti della dirigente scolastica e di due docenti – la vicepreside e la responsabile della succursale di Santi Cosma e Damiano dell’Istituto superiore Pacinotti di Fondi – a seguito dell’ispezione disposta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. La sospensione di tre giorni per la preside, già eseguita, era stata notificata dall’Ufficio scolastico regionale per il Lazio al termine dell’accertamento ispettivo. Secondo quanto riferito dal sindacato DirigentiScuola, la contestazione nei confronti della dirigente sarebbe stata inviata poche ore dopo il suicidio, prima ancora dell’avvio formale della visita ispettiva; per le due insegnanti la contestazione è arrivata a ottobre, a conclusione degli accertamenti. L’Ufficio scolastico regionale ha precisato che non verranno rilasciate informazioni sull’eventuale esito definitivo dei procedimenti disciplinari, in considerazione della pendenza delle indagini penali. Per la famiglia Mendico, tuttavia, i provvedimenti erano insufficienti. “Per me la dirigente andava licenziata” aveva dichiarato il padre Giuseppe Mendico. “Io ho perso un figlio per colpa del bullismo che è stato completamente ignorato in quella scuola, nonostante le tante segnalazioni. La vita di mio figlio vale tre giorni di sospensione? Ma stiamo scherzando?. — Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22). L'articolo Paolo Mendico, “quattro compagni indagati per atti persecutori: provocarono un grave stato d’ansia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Istigazione al Suicidio
“La dirigente andava licenziata, la vita di mio figlio vale così poco?”: la rabbia del papà di Paolo Mendico per i 3 giorni di sospensione alla preside
“Per me la dirigente andava licenziata”. Giuseppe Mendico, padre di Paolo, il quattordicenne morto suicida lo scorso 11 settembre a Santi Cosma e Damiano, commenta con amarezza il provvedimento disciplinare a carico di Gina Antonetti, preside dell’istituto “Pacinotti” di Fondi. La sospensione di tre giorni, già eseguita, è stata disposta dall’Ufficio Scolastico Regionale in seguito all’ispezione inviata dal ministro Giuseppe Valditara per accertare la gestione delle segnalazioni di bullismo subite dal ragazzo prima del gesto estremo. LA SOSPENSIONE E LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA Il provvedimento di sospensione per tre giorni è giunto al termine dell’ispezione disposta dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Una decisione che la famiglia Mendico accoglie con amarezza. “Mi sembra una decisione piuttosto sbilanciata: tre giorni è come se fosse stata ‘richiamata alla lavagna’“, dichiara Ivan Roberto, fratello di Paolo. “Andiamo avanti, ma mi pare un po’ troppo poco. Da una parte c’è una persona che non c’è più, dall’altra una sospensione: la vita umana non vale più nulla?”. Ancora più duro il padre, Giuseppe Mendico: “Per me la dirigente andava licenziata. Io ho perso un figlio per colpa del bullismo che è stato completamente ignorato in quella scuola, nonostante le tante segnalazioni. La vita di mio figlio vale tre giorni di sospensione? Ma stiamo scherzando?”. L’uomo sottolinea come la famiglia avesse interloquito principalmente con la vicepreside: “A lei abbiamo raccontato tutto ciò che accadeva a Paolo. Cosa facevano i bulli, le aggressioni verbali e fisiche. Perché non ci sono provvedimenti per lei?“, prosegue il padre. L’”AUTOPSIA PSICOLOGICA” NEI DIARI: IL RUOLO DEI DOCENTI Parallelamente al fronte disciplinare, la psicologa e grafologa forense Marisa Aloia sta eseguendo una perizia sui diari del ragazzo per ricostruirne il percorso emotivo. Dagli scritti emerge un profondo senso di ingiustizia legato all’ambiente scolastico e, in particolare, al rapporto con alcuni docenti. In una delle pagine, Paolo riferisce di essere stato rimandato in matematica mentre un suo compagno, indicato come uno dei presunti bulli, era stato promosso nonostante un rendimento analogo. Un altro episodio centrale riguarda il doposcuola: Paolo non aveva potuto iscriversi per motivi economici e una docente avrebbe obiettato davanti alla classe che “in fondo il doposcuola non costava così tanto”. Secondo la perizia della dottoressa Aloia, “questo discorso turbò molto Paolo, che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera”, alimentando una percezione di isolamento che lo portava a scrivere di sé in terza persona. L’APPUNTAMENTO MANCATO: IL MISTERO DELLE ULTIME 24 ORE Un dettaglio ritenuto fondamentale dalla dottoressa Aloia riguarda le ultime ore di vita del ragazzo. Il 10 settembre, il giorno prima del suicidio, Paolo aveva fissato un appuntamento online per la sera successiva con un amico di videogiochi: “È un dettaglio importante che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi”, sottolinea la psicologa. La domanda su cui si concentrano ora i periti è cosa sia accaduto tra la sera del 10 e la mattina dell’11 settembre per spingerlo al gesto estremo. LE INCHIESTE IN CORSO Al momento sono attive due inchieste: quella della Procura di Cassino per istigazione al suicidio e quella della Procura dei Minori di Roma sulla posizione dei compagni di classe. Gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati — cellulari, tablet e la console Xbox — per cercare nei messaggi e nelle chat le prove delle aggressioni verbali e fisiche denunciate dalla famiglia. “Mio figlio si è tolto la vita la mattina del primo giorno di scuola, quindi l’ha fatto per non tornare in classe. Questo per noi è chiarissimo”, conclude il padre Giuseppe. “Si deve scavare per arrivare alla verità e alle responsabilità di chi sapeva del bullismo e non ha fatto nulla”. L'articolo “La dirigente andava licenziata, la vita di mio figlio vale così poco?”: la rabbia del papà di Paolo Mendico per i 3 giorni di sospensione alla preside proviene da Il Fatto Quotidiano.
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