A pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle “Nuove
indicazioni per il curricolo della scuola primaria”, già sono pronte quelle per
i licei. La rivoluzione targata Valditara non si ferma: lunedì la Commissione
guidata dalla professoressa Loredana Perla, direttrice del dipartimento di
Scienze della formazione e ordinario di didattica e pedagogia speciale
all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, consegnerà al ministro
dell’Istruzione il lavoro fatto da mesi da oltre 130 persone tra accademici,
docenti e dirigenti scolastici. Tra le novità: la possibilità di svolgere la
formazione scuola/lavoro all’estero; l’insegnamento delle lingue con la
metodologia Clil (Content and language integrated learning); l’introduzione di
syllabi specifici per il cinese, il russo, lingue del tutto assenti dalle
indicazioni del 2010; l’uso dell’intelligenza artificiale che entra
trasversalmente a ibridare tutte le discipline; lo studio del greco attraverso
la drammatizzazione; una filosofia “non da manuale ma vissuta e problematizzata
in rapporto a quello che succede nel mondo e ai bisogni degli studenti”; i
graphic novel, le sceneggiature e i copioni teatrali o cinematografici in
letteratura.
L’insegnamento della lingua italiana (ha guidato i lavori Claudio Marazzini, già
presidente dell’Accademia della Crusca), sarà centrale. Verrà richiamato nelle
indicazioni quanto scritto dalla Corte costituzionale, che ha stabilito che “il
primato della lingua italiana” è indefettibile e funzionale alla “trasmissione
del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di
salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé”.
Nessuna novità, invece, per la geografia che verrà distinta dalla storia (ci
sarà un proprio libro) ma non cambieranno le ore dedicate alle due materie
(tre). Infine, per quanto riguarda storia è confermato l’impianto della primaria
con un’inversione di prospettiva rispetto al passato: se fino ad oggi si partiva
dallo studio del mondo per arrivare all’Occidente ora si inizierà dall’Occidente
per arrivare al resto degli Stati. A confermare a ilfattoquotidiano.it lo
“schema” di fondo delle indicazioni è la professoressa Perla, che ha seguito i
lavori delle diverse commissioni (le stesse che hanno realizzato il dossier per
il primo ciclo) più alcuni nuovi tavoli per discipline non presenti alla
primaria e alle “medie”.
È il caso di filosofia. dove sono stati coinvolti Adriano Fabris, Massimo
Mugnai, Mauro Piras, Adriano Ardovino, Franco Gallo. Musica, dove a Uto Ughi si
è aggiunta Flavia Vallone, solista al teatro della “Scala” a Milano, o le Stem
(science, technology, engineering and mathematics) coordinate da Vincenzo Vespri
e, per la parte matematica, da Lorella Carimali, docente di fisica e matematica
candidata al Nobel per l’insegnamento. “Le indicazioni precedenti per i licei –
sottolinea Perla – erano datate 2010. Abbiamo lavorato fin dall’insediamento
della commissione su queste scuole mentre abbiamo iniziato solo ora a prendere
in mano le carte dei tecnici. L’impianto dei professionali, invece, per il
momento non credo sarà toccato perché recente e rispondente ai criteri
necessari”. Gli oltre 130 professori hanno dovuto analizzare i licei nei loro
diversi indirizzi: un’impresa molto più impegnativa rispetto al primo ciclo. Da
lunedì tutto passerà agli uffici di viale Trastevere che a breve renderanno
pubblico il materiale e daranno avvio alle audizioni degli stakeholder.
Ma quali saranno le principali novità di questa nuove indicazioni? Partiamo dai
punti che con ogni probabilità apriranno di nuovo un dibattito nel Paese.
La storia. Se per il primo ciclo l’idea di dare maggiore spazio allo studio
dell’Occidente senza tralasciare le altre culture aveva destato l’attenzione di
molti (con posizioni anche “ideologiche” secondo i registi delle indicazioni),
per i licei non cambia nulla. “Non c’è una visione riduzionista da parte degli
storici che hanno lavorato, ma bisogna saper leggere questa impostazione con una
visione di conoscenza approfondita del mondo dal quale veniamo e della sua
eredità culturale”, dice Perla. Tradotto per chi non pratica la pedagogia:
dobbiamo sapere da dove veniamo, chi siamo prima di conoscere gli altri. Per
quanto riguarda la geografia resta la nota dolente: se da una parte la
“geostoria” sparirà, le ore per queste due materie resteranno le stesse. “Va
detto”, precisa la coordinatrice delle commissioni, “che ora non vi sarà più un
libro di storia con un’appendice di geografia ma uno proprio per quest’ultima
disciplina”. Non una rivoluzione, dunque, ma almeno un riconoscimento. I nuovi
scenari della tecnologia saranno compresi: “Ci sarà”, aggiunge la pedagogista
barese”, un paragrafo dedicato all’AI da usare come metodologia ma prestando
attenzione alle riflessioni che ci sono in corso su questo tema”.
In filosofia non muterà l’impianto storiografico ma il suggerimento sarà quello
di “accentuare l’aspetto interpretativo senza svalorizzare quello storico”. In
altre parole: Socrate, Platone, Aristotele si faranno ma “in rapporto a quello
che succede nel mondo e ai bisogni degli studenti”. Infine per la letteratura,
il filologo e saggista Claudio Giunta che ha seguito i lavori ha scelto di
innestare nuovi generi come Graphic novel e copioni teatrali o cinematografici
facendo leva sulla spinta motivazionale alla lettura e alla scrittura dei
ragazzi. La sottocommissione guidata da Antonio Cioffi, professore all’Accademia
di Brera, ha valorizzato linguaggi visivi contemporanei – dal cinema alla
grafica digitale – dando nuova centralità ai patrimoni territoriali locali come
primi laboratori di osservazione per gli studenti. “Ci tengo a precisare”,
conclude Perla, “che le indicazioni non sono prescrizioni: sono il cosiddetto
‘curricolo formale’ grazie al quale si costruisce il curricolo di ogni scuola.
Sono fiduciosa che i docenti apprezzeranno la ricchezza e la profondità del
nuovo documento”.
L'articolo Arrivano le nuove indicazioni per i licei: intelligenza artificiale e
spazio all’italiano. La geografia tornerà materia autonoma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Istruzione
La necessità burocratica dei migranti, la maggiore consapevolezza degli
stranieri di dover imparare la nostra lingua e l’urgenza di molti italiani ultra
40enni di avere competenze digitali e finanziarie ha riempito i Cpia, Centri
provinciali d’istruzione per gli adulti. In tutt’Italia si sono create lunghe
liste d’attesa per frequentare la scuola. Solo in Emilia Romagna sono ottomila
le persone che stanno aspettando. È il nuovo volto di quelle che un tempo
venivano chiamate “scuole serali” e servivano per ottenere la licenza media o,
per chi aveva abbandonato il percorso formativo dopo il periodo obbligatorio,
per tornare alle superiori.
A frequentarle ora sono soprattutto rider, migranti impiegati nel commercio e in
agricoltura ma anche donne e minori accompagnati. Gli studenti che si iscrivono
arrivano da tutto il mondo ma anche dall’Italia. La richiesta non riesce ad
essere esaudita in molte città del Paese perché mancano gli spazi e i docenti:
un problema che i dirigenti dei Cpia pongono al ministero dell’Istruzione e del
Merito. Il numero uno del Centro per adulti di Bologna, Emilio Porcaro, conosce
bene il fenomeno. Nel capoluogo emiliano quest’anno le domande d’iscrizione sono
state 3.861 ma ne sono state accolte 2.610: gli altri sono in lista d’attesa.
Dal Covid le iscrizioni sono cresciute del 20% ogni anno. “La gran parte degli
studenti – racconta il preside – sono cittadini non comunitari da poco arrivati
in Italia. I corsi rilasciano una certificazione ufficiale di conoscenza della
lingua, necessaria per la conversione del permesso di soggiorno breve in
permesso permanente”.
Porcaro aggiunge: “Oltre agli stranieri, in quest’ultimi anni ci sono italiani
che vogliono potenziare le loro competenze linguistiche, digitali e finanziarie.
Sono persone di mezza età, il 55% uomini e il 45% donne, che vengono da noi per
imparare ad adoperare il personal computer o per capire come gestire un bilancio
o aprire un mutuo”. La Rete nazionale dei Cpia ha svolto recentemente un
sondaggio e in un anno sono aumentati di diecimila unità le richieste per questi
percorsi. Da qui la necessità di avere nuovi spazi e più docenti per poter far
fronte alle liste d’attesa: “La maggior parte dei nostri centri – sottolinea
Porcaro – deve convivere in istituzioni scolastiche frequentate da ragazzi al
mattino e al pomeriggio. Serve un cambio di rotta: se è vero che c’è un inverno
demografico è altrettanto reale che noi registriamo un aumento di iscrizioni. Il
sistema d’istruzione degli adulti a questo punto deve uscire dalla consueta
marginalità e diventare protagonista anche rispetto alle risorse del ministero”.
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“Mancano spazi e docenti per i Cpia. Il ministero ci consideri” proviene da Il
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