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La Spezia, sedia lanciata da una finestra della scuola: ferita una studentessa
Una studentessa diciottenne è rimasta ferita a La Spezia dopo essere stata colpita da una sedia lanciata da una finestra all’interno dell’istituto superiore Capellini-Sauro. La giovane non è grave. L’episodio, su cui indagano i carabinieri, risale a martedì 3 febbraio. La sedia sarebbe stata lanciata da una finestra al primo piano dell’edificio, colpendo la giovane nella parte superiore del corpo. L’autore del gesto sarebbe uno studente minorenne. La studentessa è stata soccorsa e trasportata in pronto soccorso per accertamenti, le sue condizioni non destano preoccupazione. Nuovo caso di violenza a scuola alla Spezia dopo la morte dello studente Youssef Abanoub accoltellato dal 19enne Zouhair Atif all’interno dell’istituto professionale Domenico Chiodo. L'articolo La Spezia, sedia lanciata da una finestra della scuola: ferita una studentessa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morte di Paolo Mendico, un gruppo di studenti ha manifestato in difesa di preside e prof: “Non siamo la scuola dei bulli”
“Il nostro pensiero va prima di tutto al nostro compagno e alla sua famiglia ma siamo qui anche per difendere la nostra scuola, la nostra preside e le due docenti della sede di Santi Cosma e Damiano, tutte e tre raggiunte da un ingiusto provvedimento di sospensione. Non accettiamo che venga distrutta l’immagine della dirigente che ha dato tanto a questa scuola”. Il minuto di silenzio per Paolo Mendico, il ragazzo che si è tolto la vita lo scorso 11 settembre, è appena terminato quando i ragazzi prendono la parola. Sono in circa duecento a essere scesi in piazza a Fondi in queste ore per stringersi attorno alla preside Gina Antonietti punita dall’Ufficio scolastico regionale Lazio. Dopo giorni in cui tutti sono stati zitti per rispetto a quanto accaduto ora i giovani e le loro famiglie non ci stanno a “essere vittime di un linciaggio mediatico”, dicono. Dietro un lungo corteo con gli slogan “Siamo persone non notizie, accusare non è dimostrare” ma anche “Pacinotti uguale famiglia e verità vera per Paolo”, tanti studenti ma anche mamme, papà e il primo cittadino di Fondi, Beniamino Maschietto che ha voluto essere presente per ascoltare i giovani. “Noi studenti del Pacinotti – hanno spiegato i ragazzi – vogliamo dire con chiarezza che siamo in disaccordo con le sanzioni che sono state prese nei confronti della preside. Per noi non è mai stata una figura distante o assente. Al contrario: è sempre stata disponibile, attenta, pronta ad aiutarci, pronta ad ascoltarci, pronta a mettersi dalla parte degli studenti. È anche grazie a lei se il Pacinotti è tornato in alto, se questa scuola ha ritrovato dignità, valore, e soprattutto un senso di comunità. Questa scuola non è solo un edificio: è una famiglia. Quello che è successo, e il modo in cui è stato trasformato in un caso mediatico, ha avuto un impatto enorme anche su di noi. Non solo per il dolore, ma anche per la paura. Paura di parlare, paura di esprimerci, paura di essere giudicati o attaccati. La nostra scuola ha ricevuto minacce, sia sui social che telefonicamente. Questo ha creato un clima pesante, difficile, che ha colpito la nostra serenità”. Poco dopo un altro giovane del plesso di “San Damiano e Cosma” ha preso la parola: “Il nostro istituto è stata definito come la scuola dei bulli, ma noi non lo siamo; siamo ragazzi, che stanno imparando non solo conoscenze ma anche i valori. Stiamo crescendo come uomini grazie all’aiuto della nostra dirigente e dei nostri insegnanti che in tutti questi anni, ci hanno sempre ascoltato e confortato in tutte le nostre insicurezze”. I ragazzi e le ragazze presenti hanno voluto ricordare Paolo, chiedere giustizia per lui ma nessuno ha accettato l’azione del ministero, nemmeno i genitori. Una mamma nell’anfiteatro comunale ha preso la parola e ha spiegato: “Sentiamo il dovere di esprimere pubblicamente il nostro sostegno alle ragazze e ai ragazzi che hanno deciso di manifestare la solidarietà alla dirigenza scolastica, oggetto in questi giorni di una campagna mediatica che riteniamo ingiusta, distorta e profondamente lesiva delle professionalità che operano in questo contesto scolastico. La scelta dei nostri figli nasce da un senso di responsabilità, di partecipazione e di fiducia nella comunità scolastica in cui crescono ogni giorno. È una presa di posizione consapevole, non strumentale, che merita rispetto e ascolto, non delegittimazione. Come genitori, riconosciamo in questo gesto un importante esercizio di cittadinanza attiva e di spirito critico”. … Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22). L'articolo Morte di Paolo Mendico, un gruppo di studenti ha manifestato in difesa di preside e prof: “Non siamo la scuola dei bulli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’affresco con Meloni sulle prime pagine dei giornali. Possibile che siamo veramente così tonti?
La vicenda di Giorgia Meloni rappresentata come un angioletto in un affresco mi ha fatto pensare. Ma è possibile che con mezzo mondo che va a quel paese, gli Italiani non trovino altro argomento che questo sulle prime pagine dei giornali? Possibile che siano veramente un po’ tonti? Purtroppo, ci sono dei dati che dicono esattamente questo; siamo in fondo a tutte le classifiche Europee in termini di preparazione culturale, capacità di comprensione, matematica, e cose del genere. Lo trovate, per esempio, in un articolo sul Fatto Quotidiano. Ci sono dati più dettagliati qui. Se leggete i dettagli, sono da rabbrividire: Circa il 28% degli adulti italiani è considerato “analfabeta funzionale” – ossia incapace di comprendere testi semplici o fare calcoli basilari, un dato tra i peggiori in Europa. L’Italia ha una delle percentuali più basse di laureati tra i paesi Europei (circa 20% nella fascia 25-64 anni, contro una media del 40%). Se poi volete inorridire veramente, date un’occhiata al dibattito nei commenti al mio blog sul Fatto Quotidiano. Ma com’è che ci siamo ritrovati in queste condizioni? Non siamo forse il paese di Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Enrico Fermi, e tante altri geni del passato? Qualcosa deve essere andato storto durante il tragitto se ci siamo ridotti così. E io un’idea ce l’avrei: non è che gli italiani sono tonti. No. È la scuola che li fa diventare tonti. Su questo punto, vi racconto una cosa che mi è successa di recente. Una mia amica mi ha telefonato, disperata, perché sua figlia aveva delle grosse difficoltà con lo studio della chimica in terza liceo. Me l’ha portata a casa, e ci ho chiacchierato per un paio d’ore. La ragazza era disorientata; pensava di essere tonta dato che non riusciva a capire la chimica. Ma il suo problema era l’opposto. Non era per niente tonta, anzi, era perfettamente in grado di capire la materia, ma era il testo che non glie lo permetteva. Non che ci fossero errori nel libro di chimica su cui studiava. Il problema era che chi lo aveva scritto non si era preoccupato di pensare che lo scopo del libro era di far capire la chimica agli studenti. Lui, invece, aveva capito che era un’occasione di dimostrare quanto era bravo. Il risultato era una massa di concetti astrusi buttati giù uno dopo l’altro. Troppo vasto e complicato per degli studenti di terza liceo. Con un libro così, i poveracci che ci studiano sopra non possono che trovare la chimica una cosa incomprensibile, inutile, e persino repellente. È un problema comune nella scuola, e non credo proprio che succeda solo per la chimica. La cultura, si sa, è quello che ti rimane in testa dopo che ti sei dimenticato dei dettagli. Ma bisogna aver capito almeno qualcosa, altrimenti non rimane niente. E allora c’è poco da stupirsi se i test sulla preparazione degli italiani danno risultati scoraggianti. Sembrerebbe che siamo di fronte a un circolo vizioso. La scuola non prepara bene gli studenti, i quali poi diventano insegnanti che non preparano bene i loro studenti. Così, il sistema culturale italiano non riesce a liberarsi da una spirale di mediocrità in cui è sprofondato ormai da decenni. Avremmo bisogno di uno sforzo serio per riformare un sistema scolastico ormai allo sbando. È utopico? Probabilmente sì; a meno di avere creature sovrannaturali al governo (e mi sa proprio che Giorgia non sia un cherubino). Ma finché non lo facciamo, saremo agli ultimi posti delle classifiche europee. E la figlia della mia amica? Beh, le ho detto che se non riusciva a comprendere certe cose non era colpa sua. Era perché chi le presentava non si era preoccupato di renderle comprensibili, e probabilmente non le aveva capite bene nemmeno lui. Non doveva farsi impressionare dai paroloni e dalla massa di dati; doveva studiare i concetti fondamentali che, bene o male, nel libro c’erano. Lei ha capito, ci ha lavorato sopra, e all’interrogazione ha preso un ottimo voto. Mi sembra anche di capire che ora la chimica le piace! Non è detto che studierà chimica all’università, ma perlomeno questo dimostra che gli italiani non sono tonti; per niente! Finché abbiamo ragazzi e ragazze in gamba come lei, abbiamo una speranza. L'articolo L’affresco con Meloni sulle prime pagine dei giornali. Possibile che siamo veramente così tonti? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Energia in transizione. Urgenze e prospettive. Al via il primo corso della Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano “Domenico De Masi”
Dopo le lezioni gratuite del corso “Mappa Mundi” che hanno permesso di approfondire il pensiero del sociologo Domenico De Masi, fondatore della Scuola, dal 5 febbraio parte il primo corso a pagamento della Scuola del Fatto, con la direzione scientifica del Prof. Nicola Armaroli, dal titolo: “Energia in transizione. Urgenze e prospettive”. Il corso si concentra sui temi più urgenti relativi alla transizione energetica e, in dieci lezioni, intende far luce sulle principali questioni energetiche fornendo strumenti efficaci per leggere la realtà. La transizione energetica non è uno slogan, ma il cantiere più impegnativo e affascinante del nostro tempo. Dietro le prospettive delle rinnovabili e le promesse della innovazione tecnologica si nascondono alcuni nodi complessi: la crisi climatica che incalza, la necessità di reti più resilienti, il ruolo delle comunità e la responsabilità delle imprese. E mentre la crisi climatica accelera, il dibattito pubblico sull’energia sembra ostaggio di due estremi: da un lato un allarmismo spesso paralizzante, dall’altro una confusione scientifica, se non un vero e proprio negazionismo, alimentato da chi ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo. In questo scenario, la domanda non è più solo se passeremo alle rinnovabili, alle auto elettriche, a un mondo che si basa su un sistema energetico rispettoso dell’ambiente e delle persone, ma come faremo questo passaggio, evitando le trappole delle ideologie e gli interessi dell’establishment. Sotto la responsabilità scientifica di Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, il corso affronterà i temi del fotovoltaico e dell’eolico, ma anche i nodi più divisivi come il nucleare, le batterie e l’efficienza energetica, analizzando i limiti e le potenzialità delle strutture industriali odierne. Il format originalissimo delle lezioni della Scuola prevede un’ora di lezione magistrale, tenuta da importanti professori specialisti del settore, e un’ora di Q&R dedicata al dibattito e alla discussione, in cui gli studenti potranno condividere la loro visione, discuterla direttamente con i docenti e proporre progetti di cittadinanza attiva. Il team di professori coinvolti in questo corso prevede nomi eccellenti provenienti dai principali atenei e centri di ricerca italiani (CNR, Politecnico di Milano e Torino, Università di Bologna), garantendo un pluralismo di voci che spazia dall’economia delle reti alla mobilità sostenibile. Qui troverete tutte le informazioni sul corso. In più, per gli abbonati annuali a “Il Fatto Quotidiano” c’è la possibilità di uno sconto speciale da scoprire a questo link. L’obiettivo finale è chiaro: non solo raccontare le nuove tecnologie, ma rispondere alla domanda più importante, come trasformare l’urgenza climatica in azione sostenibile? L'articolo Energia in transizione. Urgenze e prospettive. Al via il primo corso della Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano “Domenico De Masi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maturità 2026: alla seconda prova Matematica allo Scientifico, Latino al Classico. Scelte anche le 4 materie dell’orale per ciascuna scuola: ecco quali
Storia e Matematica oltre a Italiano e Latino: il colloquio orale dell’esame di Maturità al Liceo Classico sarà incentrato su queste quattro discipline. Allo Scientifico, invece, oltre a Italiano e Matematica, anche Storia e Scienze naturali. È quella dell’esame orale con quattro materie (due sono le stesse degli scritti, le altre due si trovano sulla piattaforma Unica) la più rilevante novità dell’esame di Maturità 2026. Il decreto firmato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha anche stabilito le materie della seconda prova scritta. Nei Licei la disciplina scelta è Latino al Classico; Matematica allo Scientifico (anche per l’opzione Scienze applicate e per l’indirizzo Sportivo); Lingua e cultura straniera 1 al Liceo linguistico; Scienze umane al Liceo delle Scienze umane (mentre nell’opzione Economico-sociale la prova riguarderà Diritto ed Economia politica); Discipline progettuali per i diversi indirizzi del Liceo artistico; Teoria, analisi e composizione al Liceo musicale e Tecniche della danza al Liceo coreutico. Negli Istituti tecnici, la seconda prova verterà su Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing (comprese le articolazioni Relazioni internazionali per il marketing e Sistemi informativi aziendali). Discipline turistiche e aziendali per l’indirizzo Turismo. Progettazione, costruzioni e impianti per Costruzioni, Ambiente e Territorio. Sistemi e reti per l’indirizzo Informatica e telecomunicazioni, sia nell’articolazione Informatica sia in quella Telecomunicazioni. Produzioni vegetali per le articolazioni Produzioni e trasformazioni e Gestione dell’ambiente e del territorio degli Istituti agrari, mentre per Viticoltura ed enologia la materia sarà Viticoltura e difesa della vite. Un ritorno al passato e una restaurazione per l’esame di quinto, non più ‘di Stato’ ma nuovamente ‘di maturità’. A quasi cento giorni dal momento tanto atteso e temuto dagli studenti, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito struttura, calendario e materie dell’esame di Maturità 2026 con il decreto firmato daValditara. Le commissioni d’esame saranno composte da cinque membri: un presidente esterno, due commissari interni e due esterni. Cambia anche il sistema dei punti bonus, che potranno essere assegnati a partire da una valutazione di 90 centesimi. La prima prova scritta di Italiano, comune a tutti gli indirizzi, si svolgerà giovedì 18 giugno alle 8.30, a cui seguiranno la seconda prova scritta e poi il colloquio orale, fissati per il giorno successivo venerdì 19 giugno. L’esame è superato dopo tutte le prove previste, compreso l’orale. “Da qui anche la necessità di ripetere l’anno per chi si rifiuterà di essere valutato all’orale”, ha sottolineato Valditara, aggiungendo che “in una società con la necessità di riscoprire il valore della maturità, il nuovo esame orale consente di valorizzare nella sua interezza la persona dello studente”. Una dura reazione a quanto accaduto lo scorso anno, quando alcuni studenti avevano disertato l’orale per esprimere dissenso verso le modalità d’esame, giudicato come una formalità inutile che non valorizza le reali capacità dei ragazzi. Restando sul fronte del comportamento, all’esame è stata aggiunta una clausola: nel caso in cui uno studente riporti allo scrutinio finale una valutazione del comportamento pari a sei decimi, il colloquio prevede anche la trattazione di un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal Consiglio di classe. Il voto in condotta incide sull’attribuzione del credito scolastico. Dal colloquio è stata eliminata la discussione del documento, un momento considerato superfluo: “Da quest’anno si torna all’Esame di Maturità, con un orale radicalmente nuovo. Abbiamo tolto la discussione del documento, che obbligava a fare collegamenti interdisciplinari forzati, creando inutile apprensione nei ragazzi, anche a causa della sua casuale imprevedibilità, e che non contemplava necessariamente una valutazione disciplinare”, ha spiegato Valditara. Nel corso della prova, secondo le intenzioni dichiarate, vengono valutate anche la capacità di argomentare in modo critico e personale, l’impegno nelle attività di formazione scuola-lavoro, le competenze di Educazione civica e le esperienze particolarmente meritevoli, valorizzate attraverso il Curriculum dello studente. “Abbiamo preferito puntare su un colloquio riferito a quattro discipline, durante il quale il candidato potrà dimostrare non solo il grado di conoscenze e competenze raggiunto, ma anche il grado di autonomia e responsabilità acquisito”, ha aggiunto il ministro. È inoltre prevista una terza prova scritta per le sezioni EsaBac, EsaBac techno, gli indirizzi con opzione internazionale, le scuole della Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano e gli istituti con lingua d’insegnamento slovena del Friuli-Venezia Giulia. L'articolo Maturità 2026: alla seconda prova Matematica allo Scientifico, Latino al Classico. Scelte anche le 4 materie dell’orale per ciascuna scuola: ecco quali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto”
“Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta, mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”. Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno – contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’ che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”, sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni ma non la didattica a distanza. Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia, di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”. La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo. Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche laboratorio ma ce la faremo”. Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a scuola”. L'articolo I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gite scolastiche, cambiano le regole. La Uil: “Norme poco chiare”. E i piccoli operatori si sentono danneggiati
C’è chi la chiama trasparenza e semplificazione e chi parla di un danno incredibile al turismo scolastico. Di fatto da quest’anno la norma sull’affidamento dei viaggi d’istruzione è cambiata. Le scuole non possono più – oltre i 140 mila euro di spesa – fare una gara con affidamento diretto ma devono rivolgersi ad una stazione appaltante qualificata. Il ministero dell’Istruzione d’accordo con quello dell’Economia e delle Finanze, ha avviato una soluzione tramite Consip ovvero la società per azioni italiana detenuta dal Mef che svolge il compito di centrale acquisti della pubblica amministrazione del Paese. Il 23 dicembre scorso è stato aggiudicato l’Accordo Quadro: su dieci lotti complessivi, i vincitori risultano solo quattro grandi operatori, che si alternano nelle graduatorie. Un vero e proprio “oligopolio” secondo Emilio Cordeglio, responsabile delle “gite” di “Assoviaggi”. Sulla questione il ministero dell’Istruzione interpellato da Il Fatto Quotidiano.it non commenta ma si attiene a precisare che “l’acquisto di viaggi d’istruzione per importi superiori alla soglia comunitaria deve essere svolto tramite piattaforme certificate o strumenti messi a disposizione da centrali di committenza in linea con il codice contratti”. COSA PREVEDE LA NORMA La norma in merito alle cosiddette gite è decisamente complessa. Vediamo nei dettagli come funziona. Secondo le indicazioni operative del ministero dell’Istruzione e dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), per l’anno scolastico 2025/2026 le soglie di riferimento per l’affidamento dei servizi di viaggi d’istruzione e attività simili sono quattro. Il primo caso: qualora il costo complessivo del viaggio (servizi turistici organizzati, trasporto, alloggio ecc.) fosse inferiore a 140 mila euro, la scuola può procedere in autonomia con affidamento diretto. Per importi compresi tra 140 mila e la soglia di rilevanza europea (che è attualmente circa 221mila euro e dal 2026 scenderà a 216mila euro), la scuola può utilizzare procedure negoziate senza bando, ma deve avvalersi di una centrale di committenza qualificata e degli strumenti telematici messi a disposizione. Terzo caso: se il valore totale supera la soglia europea deve essere indetta una gara pubblica (aperta), sempre tramite stazione appaltante o centrale di committenza qualificata. Infine i corsi di lingua all’estero e servizi sociali assimilati: la soglia più alta per procedure negoziate può arrivare fino a 750 mila euro prima di dover ricorrere a una gara aperta. LE PROTESTE Una situazione che la Uil Scuola ha esaminato a fondo: “Le scuole – dichiarano i vertici del sindacato guidato da Giuseppe D’Aprile – affidano ad agenzie di viaggi e di trasporto i viaggi di istruzione e le uscite didattiche. Le modifiche al Codice degli appalti (D.Lgs. 36/2023) hanno messo in grande allarme le scuole, soprattutto quelle di grandi dimensioni, in quanto gli importi delle gare di aggiudicazione spesso superano i limiti imposti alle stazioni appaltanti non qualificate (ora denominate “stazioni appaltanti sub – centrali”), quali sono le istituzioni scolastiche. L’Anac è intervenuta a rasserenare gli animi: fino a 140mila euro si potrà procedere mediante un affidamento diretto, sopra tale soglia e fino a 216mila euro la scuola potrà svolgere una gara mediante procedura negoziata, invitando almeno cinque operatori economici del settore, secondo una procedura ben conosciuta e praticate dalla scuola. Le scuole potranno differenziare le gare secondo la tipologia del viaggio senza incorrere nell’infrazione di un frazionamento forzoso della gara d’appalto. Una cosa è certa: il tutto è frutto di norme approssimative e poco chiare che, come sempre, oltre ad esporre i Dirigenti Scolastici a rischi e sanzioni di cui non si ha assolutamente bisogno, risultano spesso inapplicabili in una realtà peculiare e complessa come è la scuola”. Secondo Raffaele Micelli, operatore turistico della provincia di Matera, le nuove norme rischiano di creare “un effetto trascinamento sul sotto soglia”: “Dirigenti scolastici e direttori amministrativi”, ha sostenuto a ilfattoquotidiano.it, “per ragioni di tutela legale potrebbero scegliere di affidare sempre più viaggi al canale Consip, perché percepito come più sicuro, standardizzato e protetto da responsabilità personali. Dal punto di vista di un istituto, è la scelta più comoda e meno rischiosa”. Da qui la sua preoccupazione: “Un settore composto da centinaia di agenzie specializzate nel turismo scolastico, spesso piccole e medie imprese, con esperienza e competenze costruite in anni di lavoro, potrebbe essere progressivamente escluso dal mercato, con conseguente chiusura di attività, perdita di posti di lavoro e impoverimento dell’offerta educativa”. Un’analisi condivisa da Cordeglio di Assoviaggi: “In nome della trasparenza si è creata una complessità nella gestione dei viaggi d’istruzione con una ricaduta negative sulle famiglie per l’aumento dei costi”. Risultato? Secondo Uil e Assoviaggi, il rischio è che sempre più istituti riducano le uscite didattiche. L'articolo Gite scolastiche, cambiano le regole. La Uil: “Norme poco chiare”. E i piccoli operatori si sentono danneggiati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La schedatura come prassi: anche a scuola si nota un sensibile cambiamento nell’aria che tira
La schedatura come prassi. Due notizie differenti, ma a loro modo convergenti. La prima. Una decina di giorni fa la Direzione Generale per gli Affari Internazionali del Mim ha inviato una nota agli Uffici Scolastici Regionali, invitandoli ad avviare una rilevazione degli alunni palestinesi presso le istituzioni scolastiche italiane per l’anno scolastico in corso, corredata da una sezione facoltativa riguardante informazioni specifiche su eventuali percorsi di inserimento appositamente predisposti. La notizia si diffonde in occasione della richiesta inoltrata dall’Usr Lazio, in realtà preceduta da quella dell’Usr Lombardia, che addirittura fissava la data di chiusura del censimento al 3 dicembre. Alla prontissima reazione di Usb e FLCgil, che hanno immediatamente pubblicato un comunicato in cui sostanzialmente chiedevano spiegazioni rispetto ad una richiesta irrituale e sospetta, è stato risposto da Carmela Palumbo, capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Mim: “E’ un monitoraggio che facciamo sulla falsariga di quanto abbiamo fatto per degli studenti ucraini: non abbiamo nomi e cognomi ma solo numeri divisi per regioni e ordine scolastico, con particolare attenzione con chi deve sostenere gli esami”. La risposta non ha convinto nessuno, considerata la profonda differenza tra le due situazioni e l’assenza totale di una programmazione specifica, da parte del ministero, di un piano di integrazione – con risorse ad esso destinate – per gli studenti e le studentesse palestinesi. Gli studenti dell’Osa in alcune città italiane hanno organizzato presidi di contestazione. Voltiamo pagina, solo per modo di dire. Distrarsi da questi segnali significa non voler fare i conti concretamente con un cambiamento sensibile nell’aria che tira. Ce ne eravamo accorti sin dall’inizio di quest’anno scolastico, con l’incredibile stop alle discussioni sul genocidio palestinese, imposto ai collegi dei docenti in settembre dall’Usr Lazio. Uno stop che non ha impedito la massiccia partecipazione del mondo della scuola ai due straordinari scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre. A proposito di aria che tira, è recentissima la notizia che da Palermo a Cuneo, passando per Pordenone, Prato, Brescia, si sta diffondendo un curioso (per usare un eufemismo) sondaggio di Azione Studentesca, movimento legato a Gioventù Nazionale, i “ragazzi” di Fratelli d’Italia. La campagna si chiama “La scuola è nostra!” (nostra di chi? Di un gruppetto di facinorosi nostalgici?), inaugurata in dicembre; l’intento è quello di stilare un report nazionale attraverso un questionario di poche domande, alcune delle quali relative alle condizioni della scuola (edilizia, viaggi di istruzione), apparentemente neutre. Neutre, però, non sono quelle finali: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Riccardo Ponzio, presidente di Azione studentesca, ha respinto con scarsa efficacia l’ondata di indignazione che è seguita alla diffusione della notizia, precisando che il questionario riguarda anche i temi precedentemente citati; la sezione dedicata alla propaganda, ha affermato, chiede di descrivere eventuali casi, ma non di fare nomi. “Non stiamo schedando nessuno; semmai vogliamo far emergere una realtà che molti fingono di non vedere. Chi si indigna, forse, teme di perdere il controllo su cosa accade in classe”: finalmente qualcuno in grado di aprire gli occhi a coloro che fingono di non vedere di quale pasta sono fatti i/le docenti italiani/e. Il ragazzo non sa – o finge di non sapere – che, sebbene il malgoverno della scuola sia stato trasversale, il centrodestra detiene indubbiamente il primato della propensione alla denigrazione e al dileggio dei docenti, con argomenti molto simili a quelli da lui e dai suoi usati. Nel 2007, ad esempio, Gianfranco Fini – che meno di un anno dopo sarebbe diventato presidente della Camera – dichiarò al Corriere della Sera: “I nostri figli sono in mano a un manipolo di frustrati che incitano all’eversione”. Il più pittoresco fu un deputato – Fabio Garagnani – approdato, dopo rocamboleschi avvitamenti, in Forza Italia. Oltre che per una proposta di legge del 2010, finalizzata a sostituire la celebrazione del 25 aprile con quella del 18 aprile (elezioni politiche del ’48), era diventato protagonista di una vera e propria mania delatoria nel 2001, all’epoca del ministero Moratti, con la proposta di inserire nelle scuole telefoni-spia per i casi di “estrema politicizzazione, snaturamento dei fatti storici e di attacchi all’attuale governo”, contro i prof “comunisti” in cerca di prede indifese: “Segnalare esperienze di metodica e faziosa propaganda politica attuata da certi insegnanti nelle ore di lezione rientra nell’ambito della normale attività di un parlamentare”. Rimane indimenticabile l’espressione di Massimo D’Alema quando, a Ballarò, nel 2009, Berlusconi indicò tra i “poteri forti nelle mani della sinistra le scuole superiori” (naturalmente aggiungendo anche la magistratura e le procure della Repubblica). Sospendo qui il tragicomico repertorio, perché il tempo non ha lavorato a favore dei docenti, da questo punto di vista. L’epoca era diversa e gli anticorpi del Paese, benché già traballanti, parevano reggere. Ora viviamo in un mondo impazzito, dove sopraffazione, delazione, repressione, securitarismo sono all’ordine del giorno, e devono essere normalizzate, perché tutto continui a funzionare; perché la “sicurezza” che hanno in mente sia garantita. In un mondo in cui le scuole solo raramente mantengono integra una visione coesa dei principi da salvaguardare senza se e senza ma, con dirigenti scolastici sempre più asserviti alla logica della compressione degli spazi di conflitto e di esercizio della libertà di insegnamento. In un mondo in cui l’antifascismo (su cui è fondata la Costituzione) è impunemente definito “catechismo politico forzato” dalle associazioni giovanili contigue al partito della presidente del Consiglio. Dalla quale auspicheremmo di ascoltare parole chiare in merito ad entrambe le situazioni, lontane ma vicine, che ci parlano – da fronti diversi – di una necessità di controllo sulla vita delle persone e sulla loro libertà. Oltre che di una paurosa deriva, alla quale dobbiamo reagire; perché la schedatura potrebbe non essere più un tabù. L'articolo La schedatura come prassi: anche a scuola si nota un sensibile cambiamento nell’aria che tira proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giuseppe Valditara
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“Sondaggio rivolto agli studenti per segnalare i docenti di sinistra. Io lo sono, schedatemi”: la video-denuncia di un prof
“Il gruppo di Azione Studentesca legato a Gioventù Nazionale – costola di Fratelli d’Italia – ha diffuso volantini davanti a diverse scuole con un QR Code che indirizza a un sondaggio da compilare”. Comincia così il video diffuso sui social da Giorgio Peloso Zantaforni, docente di lettere in un liceo, che ha denunciato quanto accaduto in alcuni istituti italiani. “In questo QR Code – continua il professore – viene espressamente chiesto agli studenti di segnalare i professori di sinistra della propria scuola. È successo a Cuneo, ad Alba, a Palermo e adesso anche a Pordenone. Attraverso questo form, i docenti colpevoli di essere appunto di sinistra vengono trattati come moderni hostess pubblici, con l’obiettivo di stilare un report nazionale – come riporta il volantino – che nel solco della metafora storica potremmo definire come una moderna lista di proscrizione. Non un’indagine imparziale sulla politicizzazione degli insegnanti, considerando che viene esplicitamente chiesto se essi sono di sinistra. Probabilmente fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto che il fascismo mai davvero disimparato. E allora vorrei rendere più facile il lavoro ai signori di Azione Studentesca. Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di liceo e sono di sinistra. Schedatemi pure. L’unico mezzo che abbiamo per opporci a questa preoccupante deriva autoritaria è la resistenza. E uno dei modi per farla è mettere il proprio pensiero, la propria faccia, il proprio corpo, a servizio del dissenso come pratica civile. E della memoria storica come argine contro ogni tentazione di disciplinamento ideologico”, conclude. L'articolo “Sondaggio rivolto agli studenti per segnalare i docenti di sinistra. Io lo sono, schedatemi”: la video-denuncia di un prof proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Brindisi, genitori denunciano il prof: “Nostro figlio minacciato di morte”
I genitori di un adolescente hanno denunciato un suo docente per averlo spinto contro il muro e minacciato di morte. L’aggressione sarebbe avvenuta in un istituto secondario di primo grado in provincia di Brindisi. Il ragazzo frequenta la terza media e, stando alla sua versione, nell’orario scolastico è stato sgridato e percosso dall’insegnante, oltre a essere stato vittima di violenza verbale con gravi frasi come “Io ti uccido, io ti uccido”. La famiglia è stata assistita dall’avvocato Antonello Anglani che ha suggerito agli inquirenti i reati di minaccia, violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Ipotesi di reato che saranno verificate dagli inquirenti che avvieranno gli accertamenti per ricostruire l’accaduto. L’atto di querela è stato formalizzato alla polizia e non ci sono provvedimenti in vista di esecuzione. Il preside della scuola è stato informato del caso e ha avviato delle indagini interne per fare luce della vicenda. Nella denuncia padre e madre del 14enne hanno annunciato che la loro iniziativa non è legata a eventuali fini di lucro. Se il procedimento dovesse concludersi in sede penale o civile con l’ottenimento di un risarcimento, hanno spiegato, devolverebbero la somma ad un Onlus che si occupa del supporto a ragazzi e studenti orfani. Foto d’archivio. L'articolo Brindisi, genitori denunciano il prof: “Nostro figlio minacciato di morte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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