Che Sayf sia l’idolo dei giovanissimi è cosa nota, la sua “Tu mi piaci tanto”
arrivato al secondo posto al Festival di Sanremo 2026 ha conquistato tantissimi
adolescenti. Ma che il cantante si trasformasse per pochi secondi in un
rappresentante di classe, nessuno se lo aspettava. Eppure è successo. La classe
del Liceo Classico di Modica, la IV B ha deciso di scrivere al cantante affinché
facesse un appello alla professoressa per evitare l’interrogazione del lunedì,
dopo un weekend di meritato riposo.
Ed ecco che arriva il video registrato da Sayf a bordo della sua macchina:
“Buonasera professoressa Teresa, io le mando questo messaggio in soccorso alla
IV B di Modica che le chiede per favore in ginocchio di non interrogarli lunedì
perché sono tutti esauriti. Quindi per favore abbia pietà se vuole concedere
questa grazia ai ragazzi di interrogarli la settimana prossima, due settimane
dopo o di dare una sufficienza così. sulla fiducia, grazie buona giornata”. Il
video è diventato virale.
Pronta la risposta della professoressa che, come riferisce La Sicilia, ha
dichiarato: “Sono entrata facendo finta di essere arrabbiata, ma era solo un
gioco. Devo dire che ho apprezzato il loro spirito d’iniziativa: parlano sempre
di problem solving, di competenze… E loro una soluzione l’hanno trovata eccome.
Certo, potevano chiedermelo direttamente e avrei detto di sì: non ho nessuna
voglia di vedere alunni ‘esauriti’, come si sono definiti. Preferisco sempre il
dialogo, il confronto. Non possiamo pensare che i ragazzi debbano comportarsi
come eravamo noi: dobbiamo anche andare incontro alle loro modalità”.
E ancora: “Hanno scelto Sayf perché in lui hanno visto il portavoce perfetto
delle loro richieste. E devo ammettere che mi hanno fatto ridere, tanto. Ancora
oggi rido”.
(Video TiTok @garden_nico)
L'articolo “Buongiorno professoressa, glielo chiedo in ginocchio non interroghi
gli alunni perché sono tutti esauriti”: l’appello di Sayf diventa virale – IL
VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Scuola
Vincenzo Schettini, docente pugliese, youtuber e divulgatore scientifico,
diventato famoso per il suo progetto di lezioni online “La Fisica che ci piace”,
respinge al mittente l’accusa di pretendere dagli studenti visualizzazioni, in
cambio di voti più alti in una intervista al programma Melog di Radio24,
“Istintivamente, a quegli studenti che avevo, dicevo di seguire una live su
Youtube – ha spiegato – perché mi rendevo conto che mentre i 50enni ascoltavano
la musica, i ragazzi ascoltavano i gamers e perdevano tempo. Quindi ho detto a
me stesso che dovevo ritagliarmi uno spazio lì perché quella è la piazza in cui
loro se la fanno e lì devo entrare”.
E ancora: “Devo dire che tutta questa roba era sotto gli occhi di tutti da dieci
anni e nessuno ha mai detto nulla ‘guadagnava, monetizzava’. In quel periodo
delle live io avrei fatto prima a fare qualche lezione privata anziché prendere
quella monetizzazione che piano piano è venuta fuori negli anni, all’inizio non
c’era. È avvenuto perché io realizzavo contenuti di fisica anche diversi da
quelli scolastici. I milioni di follower sono arrivati perché forse i miei
contenuti hanno iniziato ad attirare i bambini, le nonne, gli anziani che
scoprono la fisica delle calze”.
Poi ha specificato: “Anche durante le live il voto in più non era conseguente al
cliccare, ma allo studiare. Dovevano produrre argomenti, pensare, risolvere i
problemi. Tra l’altro io mi stavo rendendo conto che i ragazzi studiavano sempre
meno. Dal 2020 io ho scelto di andare in part time perché avevo capito che
qualcosa stava cambiando. Quando ho compreso che ci sarebbe stato altro ho preso
il part time verticale, mi ero reso conto che la fisica fuori dalla scuola
potesse diventare un mestiere. Si tratta di una forma di contratto lavorativo
che molti insegnanti scelgono, ognuno per motivi propri”.
L'articolo “Durante le live il voto in più non era conseguente al cliccare, ma
allo studiare. Era sotto gli occhi di tutti da 10 anni e nessuno ha detto
nulla”: Vincenzo Schettini si difende proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nella giornata di venerdì 27 marzo il sindacato AL Cobas ha proclamato uno
sciopero che potrebbe avere ripercussioni sui trasporti. Come specificato
dall’Atm (Azienda trasporti milanesi) il servizio potrebbe “non essere garantito
dalle 8.45 alle 15 e dopo le 18, fino al termine del servizio“. A essere colpiti
dallo sciopero nella stessa giornata saranno anche i settori di scuola e stampa,
che rivendicano, tra le altre, adeguamenti salariali.
Per il settore trasporti le ragioni dello sciopero sono da ricondurre ai
problemi salariali, contrattuali, igienici e di sicurezza dei lavoratori del
gruppo Atm. Il sindacato denuncia “mancati rinnovi contrattuali, irrisori
aumenti salariali, la soppressione dei premi ad personam, eccessivo utilizzo del
lavoro straordinario e carenza strutturale di personale”. Al Cobas esige la
“trasformazione immediata di tutti i contratti part-time in full-time ai
conducenti che ne fanno richiesta” e denunciano i “comportamenti lesivi,
discriminatori, intimidatori da parte di alcuni dirigenti di deposito nei
confronti di lavoratori fruitori del diritto a permessi parentali anche per
l’assistenza a familiari disabili”. Ad aggiungersi al già complesso quadro sono
le scarse condizioni igieniche sui mezzi, per cui si richiede la “riattivazione
del distanziamento tra conducenti di superficie e utenti a tutela della salute e
della sicurezza dei lavoratori e inibizione della porta anteriore per la salita
e la discesa dei passeggeri”.
Anche il sindacato Sisa del comparto scuola ha scelto la giornata del 27 marzo
per rivendicare un adeguamento salariale del 20%, vista la perdita di potere
d’acquisto, eroso dall’inflazione degli ultimi anni, e l’assunzione immediata di
personale su tutti i posti disponibili per ogni ordine di scuola. Lo sciopero
riguarderà tutti i dipendenti appartenenti al Comparto dell’Area Istruzione e
Ricerca, compresi dirigenti, insegnanti e personale Ata.
La Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) ha indetto lo sciopero
sempre per il 27 marzo denunciando, in primis, un contratto di lavoro ormai
scaduto da 10 anni. Il sindacato spiega che tale protesta nasce per difendere la
“dignità di una professione essenziale per la tenuta democratica del Paese”.
Altro tema è il ricorso da parte di giornali ed editori sempre più a
collaboratori a partita Iva, pagati con cifre irrisorie, e sempre meno a
professionisti. La risposta del Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) non
si è fatta attendere. L’attuale contratto nazionale, secondo loro, è “gravato da
privilegi non più sostenibili”.
L'articolo Sciopero 27 marzo per trasporti, scuola e stampa: i possibili disagi
per i servizi coinvolti proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Francesco Nicolaci
Mentre la fisica ci insegna che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e
contraria, la cronaca italiana ci dimostra che ad ogni successo individuale
corrisponde un’ondata di indignazione mediatica proporzionale all’invidia
sociale generata. Il “caso” del professor Vincenzo Schettini è l’ennesimo
capitolo di logica equina (Leo Strauss docet) che non cerca la verità, ma la
doxa superficiale consacrata in falso storico.
Il paralogismo su cui poggia l’intera impalcatura accusatoria è elementare
quanto fallace: se un docente ha successo fuori dalle mura scolastiche, allora
sta mercificando l’istruzione o, peggio, ricattando i propri discenti. È il
rovesciamento del sensatamente reale.
Prendiamo il paradosso del docente-musicista. Se un insegnante di educazione
musicale – classe AM30 (ex A030) – alle medie, è anche un concertista affermato
che riempie i teatri e vende i propri album, che genera milioni di
visualizzazioni sul canale youtube con clip strumentali e lezioni di storia
musicale, la società vi riconosce un’eccellenza meritocratica e culturale che
nobilita l’istituzione e l’istruzione. Nessuno griderebbe allo scandalo se quel
docente invitasse i suoi allievi e famiglie a un concerto o se questi
decidessero di acquistarne il disco. Perché per la fisica divulgativa dovrebbe
valere un principio pauperista diverso?
La cultura è il frutto di lavoro, di investimenti, di studi, di talento (parola
ormai voldemortiana, scomoda e minacciante per la mediocrità massiva) e di
sacrifici che vanno ben oltre le 18 ore di cattedra e contestuali impegni.
Negare questo valore significa negare lo statuto di produttore di sapere (Legge
2015, n.107, “Buona Scuola”) al docente, relegandolo a una figura liberta che
deve vivere di francescana vocazione e composta indigenza.
Ma la disonestà intellettuale più feroce emerge dal confronto con il
sistema-Stato. Ci si scandalizza per i numeri virali sui social del professore,
per i biglietti di teatro staccati nei suoi tour, per il prezzo di copertina dei
suoi libri – editi da una colonna dell’editoria italiana – ma si tace di fronte
a un Ministero che costringe decine di migliaia di docenti — già sottopagati — a
sborsare migliaia di euro in corsi abilitanti, TFA, master, esami di lingua e
certificazioni informatiche subappaltati e gestiti da enti privati. Per lo Stato
è normale che un lavoratore debba “comprare” la propria competitività nelle
graduatorie attraverso un mercato di titoli che nulla ha a che fare con il
diritto agli aggiornamenti.
In questo “mercato del tempio” legalizzato, il docente è il cliente di un
cattedrificio a pedaggio. Eppure, il bersaglio mediatico diventa il singolo
insegnante che, per merito, perseveranza e audacia di uscire dalla comfort zone,
ha trovato nel libero mercato il giusto riconoscimento alla propria capacità
comunicativa e didascalica.
C’è una differenza ontologica – ribadita da Schettini in persona, ma
accomunabile a tutti gli anthropoi, insegnanti o meno, di buon senso – tra
l’istruzione scolastica che è e deve rimanere gratuita, e la cultura come
servizio esterno: perché non protestare con Barbero per i 19 euro del suo San
Francesco?
C’è poi la menzogna tecnica del ricatto didattico. Premiare con un “voto in più”
chi approfondisce tramite strumenti digitali gratuiti (tali erano le live sul
canale youtube – dove l’interazione mediante commento segnava la presenza
attiva, come la mano alzata in aula attesta il coinvolgimento alla spiegazione –
della FisicaCheCiPiace) non è un illecito, ma la scoperta dell’acqua calda: è
Flipped Classroom, è incentivazione allo studio, è maieutica moderna; accade
parimenti con i link a video e spezzoni caricati su Google Classroom da decine
di migliaia di docenti del ciclo secondario e primario come parte del programma
di lezione e verifica. Confondere il premio con la punizione è un cortocircuito
logico: l’incentivo a seguire le live non sottraeva punteggio a chi non
partecipava — canonicamente in lizza per il massimo dei voti mediante lezione
frontale — ma valorizzava l’impegno supplementare.
Accusare Schettini di demonizzare il digitale negli interventi agoraici per poi
istigarne l’uso per propri fini è, poi, l’apoteosi del paradosso: lo Stato da
anni si avvale di registri elettronici, LIM, dispositivi in rete e Google
Classroom; ma a essere accusato è chi aveva declinato quegli stessi strumenti in
una didattica appartenente al medesimo solco.
Pensare che un creator con milioni di follower trovi l’arricchimento attraverso
le visualizzazioni di cinquanta o cento o finanche mille studenti è infine,
oltre che falso, algoritmicamente fasullo e matematicamente ridicolo.
Schettini ha avuto invece la coerenza di passare al part-time quando l’attività
esterna è diventata prorompente, rispettando ogni norma contrattuale ma ancor di
più la propria onestà intellettuale e paideutica. Il suo “peccato” originale di
agostiniana ermeneutica non è amministrativo, ma culturale: ha dimostrato che si
può essere docenti senza essere per forza martiri rassegnati. In un Paese che
sembra odiare chi eccelle fuori dai binari del medium (il “punto di mezzo”), il
suo successo deve essere processato.
È ora di smetterla di rivestire di perbenismo le lacune taciute di un sistema
che non investe nella scuola, ma permette ai media di azzannare chi la materia
latu sensu la estende nei teatri e alla ribalta (anche) digitale.
Difendere il buonsenso non è una scelta di campo né una crociata al grido di
Deus vult: è un dovere di onestà verso chi crede ancora che il sapere sia una
luce e non il buio della damnatio memoriae.
L'articolo Basta perbenismo: Schettini ha dimostrato che si può essere docenti
senza essere per forza martiri rassegnati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Francesco Mandelli nei panni di regista per una commedia sui Millennials dal
titolo “Cena di Classe“, ispirato alla canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, al
cinema dal 26 marzo. Il sottotitolo, non a caso, è “la rimpatriata a cui nessuno
vorrebbe essere invitato”. Nel cast, tra gli altri: Andrea Pisani, Roberto
Lipari e Herbert Ballerina.
Diciassette anni dopo il diploma, un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova
per il funerale di un compagno: da lì, una cena carica di nostalgia si trasforma
in una lunga notte di eccessi, segreti e confessioni, costringendo tutti a fare
i conti con il passato, con le proprie scelte e con ciò che sono diventati. Lo
specchio di una generazione cresciuta con grandi aspettative e oggi chiamata a
misurarsi con un presente fragile, precario e distante dalle promesse del
passato.
A proposito di cene di classe, Roberto Lipari ricorda a FqMagazine: “Sono stato
una cena di classe di mia moglie. Io conoscevo tutti perché le nostre classi
erano vicine. Questo ex compagno raduna tutti, quindi andiamo lì,
complimentandoci anche per l’iniziativa ‘ma che bella idea che ha avuto in
riunione tutti’. Alla fine lui ci ha rivelato si candidava e chiedeva a tutti
noi i voti. Ci siamo alzati, ce ne siamo andati. La cena è finita così”.
Francesco Mandelli sul passato da studente ricorda: “Facevo proprio facevo
disperare. Il leitmotiv era ‘intelligente ma non si applica potrebbe fare di
più, sempre per il rotto della cuffia, conosce le regole ma non le rispetta’.
Ricordo interrogazioni di matematica, dove non sapevo nulla non sapevo niente.
Se l’ho superata? Mai superata, nel senso che ai tempi del Liceo a me piaceva
molto la music, mi piaceva recitare, mi piaceva andare in giro… Avevo altre cose
per la testa e soprattutto non avevo voglia di studiare la matematica, così
complessa perché avevo la sensazione che non mi sarebbe mai
servito, quando invece servirà qualcosa… Però le materie umanistiche le facevo
molto volentieri quelle matematiche quelle scientifiche molto meno. Poi avevo
deciso pure di iscrivermi al Liceo Scientifico, pensa che cacchio di genio…”.
Andrea Pisani ha ricordato: “Ero amato dal professore di matematica e fisica. Ho
fatto matematica all’università. Ero riuscito a farmi dare la chiave del bagno
dei professori, perché l’unico su cui c’era il water. Da ragazzo avevo questo
problema che se non c’era un water, diciamo che l’altra cosa non riuscivo a
farla. Allora mi chiudo dentro e poi non riuscivo più a uscire. Sono rimasto
chiuso dentro mezz’ora. Poi c’erano già i cellulari, quindi avevo scritto a
Luca, il mio socio dei Panpers, dicendogli che io ero rimasto chiuso e se poteva
venirmi a liberare. Perché io, a forza di girare la chiave, l’ho rotta. Ho rotto
la chiave dentro il bagno dei professori con me dentro”.
L'articolo “Al Liceo senza il water non riuscivo a far nulla, così il prof di
matematica mi dava la chiave del suo bagno. Ma un giorno sono rimasto chiuso
dentro e…”: così Andrea Pisani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si parla già di candidatura a Miglior Attore Protagonista per i prossimi Premi
Oscar. Ryan Gosling è apparso in stato di grazia nell’ultimo film “L’ultima
missione: Project Hail Mary“, uscito nelle sale il 19 marzo. “Questo film ci
ricorda di cosa siamo capaci come esseri umani”, ha detto l’attore durante un
incontro con la stampa. Nella trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo
di Andy Weir (autore di “The Martian”, portato sul grande schermo da Ridley
Scott nel 2015), Gosling – qui in veste anche di produttore – interpreta Ryland
Grace, un insegnante di scienze che viene spedito su un’astronave lontano anni
luce da casa per risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando
il collasso del Sole e, di conseguenza, salvare il Pianeta.
“Quando mia figlia mi ha visto con gli occhiali di Grace mi ha detto ‘Sembri più
intelligente’ – ricorda l’attore -. Non ero bravo in fisica, chimica, matematica
e astronomia. Ho avuto delle difficoltà a scuola, non mi sono diplomato”.
L’attore candidato all’Oscar, però, riconosce “il potere degli insegnanti. È
stato un onore per me fare un film in cui gli insegnanti sono gli eroi“.
Su quella astronave, lontano dalla Terra, deve fare affidamento sia sulle sue
conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per
salvare dall’estinzione la vita sulla Terra, ma un’inaspettata amicizia con
Rocky, un alieno roccioso, gli fa capire che non è solo in questa impresa.
“Penso che la voce di Andy (Weir, ndr) sia importante in questo momento. Ancora
una volta, ha creato un modo unico di guardare al futuro -. sottolinea Gosling,
che tiene a precisare: “Non credo il nostro sia un film d’evasione, ma al
contrario ci ricorda ciò di cui siamo capaci come esseri umani”. E poi lancia un
messaggio soprattutto alle nuove generazioni: “L’idea di trasformare la paura in
curiosità è un messaggio bellissimo che possiamo concretizzare, o almeno
provarci”. Il protagonista di questa storia, infatti, non è un astronauta. Ma è
un uomo comune. “Molte persone non pensano a sé stesse come a qualcuno di
straordinario”, per questo, “ho voluto raccontare un personaggio in cui le
persone potessero immedesimarsi e pensare: ‘Non mi piacerebbe trovarmi nella
situazione di Grace, non saprei cosa farè. Ecco, voglio che tutti abbiano la
possibilità di sperimentare questo. Voglio che il pubblico si senta scomodo e a
disagio”.
Nel cast del film c’è anche la candidata all’Oscar Sandra Hüller (‘Anatomia di
una cadutà e ‘La zona d’interesse’), che “ci regala la scena migliore del film“,
dice Gosling. L’attrice canta al karaoke ‘Signs of the Times’ di Harry Styles:
“È stata mia figlia a convincermi a cantare quel brano, mi ha detto ‘è cool’. Se
ho accettato, è merito suo”, racconta Hüller.
Alla fine “la canzone ha finito per incarnare l’intero spirito del film”,
aggiunge Gosling, che con questo film “ho voluto provare a creare ricordi
indelebili che abbiamo avuto da bambini. Con la mia famiglia fatichiamo a
trovare film da vedere tutti insieme”.
L'articolo “Mia figlia mi ha visto con gli occhiali e mi ha detto ‘sembri più
intelligente’. Ho avuto delle difficoltà a scuola, non mi sono diplomato”: così
Ryan Gosling proviene da Il Fatto Quotidiano.
A pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle “Nuove
indicazioni per il curricolo della scuola primaria”, già sono pronte quelle per
i licei. La rivoluzione targata Valditara non si ferma: lunedì la Commissione
guidata dalla professoressa Loredana Perla, direttrice del dipartimento di
Scienze della formazione e ordinario di didattica e pedagogia speciale
all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, consegnerà al ministro
dell’Istruzione il lavoro fatto da mesi da oltre 130 persone tra accademici,
docenti e dirigenti scolastici. Tra le novità: la possibilità di svolgere la
formazione scuola/lavoro all’estero; l’insegnamento delle lingue con la
metodologia Clil (Content and language integrated learning); l’introduzione di
syllabi specifici per il cinese, il russo, lingue del tutto assenti dalle
indicazioni del 2010; l’uso dell’intelligenza artificiale che entra
trasversalmente a ibridare tutte le discipline; lo studio del greco attraverso
la drammatizzazione; una filosofia “non da manuale ma vissuta e problematizzata
in rapporto a quello che succede nel mondo e ai bisogni degli studenti”; i
graphic novel, le sceneggiature e i copioni teatrali o cinematografici in
letteratura.
L’insegnamento della lingua italiana (ha guidato i lavori Claudio Marazzini, già
presidente dell’Accademia della Crusca), sarà centrale. Verrà richiamato nelle
indicazioni quanto scritto dalla Corte costituzionale, che ha stabilito che “il
primato della lingua italiana” è indefettibile e funzionale alla “trasmissione
del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di
salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé”.
Nessuna novità, invece, per la geografia che verrà distinta dalla storia (ci
sarà un proprio libro) ma non cambieranno le ore dedicate alle due materie
(tre). Infine, per quanto riguarda storia è confermato l’impianto della primaria
con un’inversione di prospettiva rispetto al passato: se fino ad oggi si partiva
dallo studio del mondo per arrivare all’Occidente ora si inizierà dall’Occidente
per arrivare al resto degli Stati. A confermare a ilfattoquotidiano.it lo
“schema” di fondo delle indicazioni è la professoressa Perla, che ha seguito i
lavori delle diverse commissioni (le stesse che hanno realizzato il dossier per
il primo ciclo) più alcuni nuovi tavoli per discipline non presenti alla
primaria e alle “medie”.
È il caso di filosofia. dove sono stati coinvolti Adriano Fabris, Massimo
Mugnai, Mauro Piras, Adriano Ardovino, Franco Gallo. Musica, dove a Uto Ughi si
è aggiunta Flavia Vallone, solista al teatro della “Scala” a Milano, o le Stem
(science, technology, engineering and mathematics) coordinate da Vincenzo Vespri
e, per la parte matematica, da Lorella Carimali, docente di fisica e matematica
candidata al Nobel per l’insegnamento. “Le indicazioni precedenti per i licei –
sottolinea Perla – erano datate 2010. Abbiamo lavorato fin dall’insediamento
della commissione su queste scuole mentre abbiamo iniziato solo ora a prendere
in mano le carte dei tecnici. L’impianto dei professionali, invece, per il
momento non credo sarà toccato perché recente e rispondente ai criteri
necessari”. Gli oltre 130 professori hanno dovuto analizzare i licei nei loro
diversi indirizzi: un’impresa molto più impegnativa rispetto al primo ciclo. Da
lunedì tutto passerà agli uffici di viale Trastevere che a breve renderanno
pubblico il materiale e daranno avvio alle audizioni degli stakeholder.
Ma quali saranno le principali novità di questa nuove indicazioni? Partiamo dai
punti che con ogni probabilità apriranno di nuovo un dibattito nel Paese.
La storia. Se per il primo ciclo l’idea di dare maggiore spazio allo studio
dell’Occidente senza tralasciare le altre culture aveva destato l’attenzione di
molti (con posizioni anche “ideologiche” secondo i registi delle indicazioni),
per i licei non cambia nulla. “Non c’è una visione riduzionista da parte degli
storici che hanno lavorato, ma bisogna saper leggere questa impostazione con una
visione di conoscenza approfondita del mondo dal quale veniamo e della sua
eredità culturale”, dice Perla. Tradotto per chi non pratica la pedagogia:
dobbiamo sapere da dove veniamo, chi siamo prima di conoscere gli altri. Per
quanto riguarda la geografia resta la nota dolente: se da una parte la
“geostoria” sparirà, le ore per queste due materie resteranno le stesse. “Va
detto”, precisa la coordinatrice delle commissioni, “che ora non vi sarà più un
libro di storia con un’appendice di geografia ma uno proprio per quest’ultima
disciplina”. Non una rivoluzione, dunque, ma almeno un riconoscimento. I nuovi
scenari della tecnologia saranno compresi: “Ci sarà”, aggiunge la pedagogista
barese”, un paragrafo dedicato all’AI da usare come metodologia ma prestando
attenzione alle riflessioni che ci sono in corso su questo tema”.
In filosofia non muterà l’impianto storiografico ma il suggerimento sarà quello
di “accentuare l’aspetto interpretativo senza svalorizzare quello storico”. In
altre parole: Socrate, Platone, Aristotele si faranno ma “in rapporto a quello
che succede nel mondo e ai bisogni degli studenti”. Infine per la letteratura,
il filologo e saggista Claudio Giunta che ha seguito i lavori ha scelto di
innestare nuovi generi come Graphic novel e copioni teatrali o cinematografici
facendo leva sulla spinta motivazionale alla lettura e alla scrittura dei
ragazzi. La sottocommissione guidata da Antonio Cioffi, professore all’Accademia
di Brera, ha valorizzato linguaggi visivi contemporanei – dal cinema alla
grafica digitale – dando nuova centralità ai patrimoni territoriali locali come
primi laboratori di osservazione per gli studenti. “Ci tengo a precisare”,
conclude Perla, “che le indicazioni non sono prescrizioni: sono il cosiddetto
‘curricolo formale’ grazie al quale si costruisce il curricolo di ogni scuola.
Sono fiduciosa che i docenti apprezzeranno la ricchezza e la profondità del
nuovo documento”.
L'articolo Arrivano le nuove indicazioni per i licei: intelligenza artificiale e
spazio all’italiano. La geografia tornerà materia autonoma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’uscita didattica al centro islamico di Mezzago (Milano) programmata
dall’istituto comprensivo “Ai nostri caduti” di Trezzo D’Adda il 24 e 26 marzo
sarà annullata e ora rischia di diventare un caso. “Non per volontà della
scuola”, precisa Patrizia la preside Manuela Santini a ilfattoquotidino.it, ma
per scelta dell’associazione culturale Assalam che gestisce lo spazio brianzolo,
adibito a luogo di preghiera, come in molti altri centri islamici in Italia. Il
gruppo musulmano, secondo la dirigente scolastica, ha ingranato la retromarcia
“per via delle pressioni mediatiche“, travolti dalle polemiche sollevate dalla
Lega e Fratelli d’Italia sui rischi di “islamizzazione“. Anche il sindaco di
Mezzago Massimiliano Rivabeni è critico sulla testata online ilgiorno.it: “La
scuola pubblica deve mantenere equilibrio e neutralità, evitando che l’attività
didattica si trasformi in percorsi orientati verso una singola religione”. Così,
per la prima volta, verrebbe rifiutata una scuola che vuol conoscere la
religione islamica.
A far insorgere le destre è stata la circolare della preside, con i temi dei 5
laboratori previsti per gli studenti di terza media, durante la visita
all’associazione culturale: “La vita di Maometto; il rapporto tra fede e
scienza; i ‘cinque pilastri’ dell’Islam, i diritti delle donne e la scrittura
araba”. Obiettivi didattici e culturali della visita: “Approfondire la
conoscenza dell’Islam in alcuni aspetti e tematiche particolarmente importanti;
conoscere il radicamento e le manifestazioni dell’Islam sul nostro territorio;
rispettare il luogo di culto islamico con comportamenti adeguati; considerare le
diverse culture e religioni come una ricchezza da rispettare”. E’ tutto scritto
nella circolare – scaricabile dal sito della scuola – firmata dalla dirigente
Patrizia Manuela Santini.
Dunque la “gita” ha scatenato le reazioni politiche di Lega e Fratelli d’Italia,
che accusano di islamizzazione l’istituto. L’europarlamentare leghista Silvia
Sardone e il consigliere regionale Alessandro Corbetta hanno definito la scelta
della preside “preoccupante”. E hanno aggiunto: “La scuola non deve essere un
laboratorio di islamizzazione. Non è una semplice visita culturale ma una gita
con un percorso che sembra promuovere la religione islamica. Non esiste alcuna
intesa tra lo Stato italiano e le comunità musulmane; quindi non si capisce
l’utilità e lo scopo di questa iniziativa. Non è la prima volta che succede, è
un cortocircuito che lascia perplessi”. Immediata la risposta della preside alle
parole di Sardone: “La nostra scuola – ha precisato Santini – non indottrina
nessuno. Non spinge nessun alunno verso determinate idee politiche o religiose.
Educa al rispetto di tutti. Non ignora l’esistenza di religioni diverse, ma
tutte le presenta nella loro valenza culturale e nel contributo positivo che
hanno dato all’Umanità, condannando senza se e senza ma i fanatismi, le
intolleranze e gli oscurantismi da qualsiasi religione provengano”.
Sulla circolare, in realtà, Santini aveva già illustrato con precisione ogni
finalità chiedendo anche di “indossare calze pulite perché all’interno della
moschea si starà sui tappeti e senza scarpe”. Un’uscita – secondo quanto scritto
in una nota della preside – organizzata per “sviluppare un atteggiamento di
apertura e curiosità verso “l’altro”, imparando a rispettare le norme
comportamentali di un luogo di culto diverso dal proprio (togliersi le scarpe,
mantenere il silenzio, avere un abbigliamento consono) e per decostruire i
pregiudizi e gli stereotipi: favorire il superamento di visioni semplificate o
distorte della religione islamica attraverso l’incontro diretto con la comunità
locale, promuovendo una cultura della convivenza basata sulla conoscenza reale e
non mediata”.
E’ il secondo anno che l’istituto “Ai nostri caduti” promuove questa iniziativa
approvata dagli organi collegiali senza alcun problema. “Si esce da scuola – ha
detto ancora la preside – e ci si reca in un luogo di culto non per pregare ma
per conoscerlo sotto il profilo culturale, nel contesto della programmazione
annuale della disciplina di insegnamento della religione cattolica e del
Consiglio di Classe. La religione, infatti, non è solo culto, ma anche cultura:
concezione della vita, suggerimenti sui modi di affrontarla, rapporto fra fede e
conoscenza, uno degli argomenti della visita. E’ in questo solco che la nostra
scuola si colloca”. A schierarsi con Santini è invece Paola Pizzighini,
consigliere regionale del M5s: “Esprimo pieno sostegno alla scuola di Trezzo
sull’Adda per la visita didattica alla moschea di Mezzago e condanno le
dichiarazioni della Lega, che ancora una volta trasforma un normale percorso
educativo in propaganda basata su paura e pregiudizi. Parlare di ‘laboratorio di
islamizzazione’ di fronte a una semplice uscita scolastica inserita nel
programma di studi è ridicolo e pericoloso. Gli studenti vanno in moschea
esattamente come vanno in chiesa, in sinagoga o nei musei: per conoscere, capire
e studiare. Il vero pericolo per la convivenza civile non è una visita in
moschea è chi, come la Lega, continua a usare la religione per dividere i
cittadini e costruire consenso sulla paura dell’altro, si occupasse di
sicurezza, di non far piovere nelle scuole e di diritti civili”.
L'articolo La scuola organizza una visita al centro musulmano, le polemiche
scandalizzate di Lega e FdI la fanno annullare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nelle scuole della Toscana le assemblee sindacali che non garantiscono il
contraddittorio sono vietate. L’ordine – rivolto ai presidi – è arrivato dal
direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Luciano Tagliaferri. Il
numero uno dell’Usr non lo scrive con chiarezza ma il riferimento è chiaramente
alle riunioni organizzate dalla Flc Cgil giovedì 19 marzo con all’ordine del
giorno (tra gli altri punti) “Referendum sull’ordinamento giudiziario: le
ragioni del No e la libertà d’insegnamento”.
Una disposizione, quella di Tagliaferri, che ha subito trovato la netta
opposizione del segretario generale del sindacato scuola di Landini, Pasquale
Cuomo: “Abbiamo già inviato al nostro ufficio legale la nota odierna del
direttore generale per le valutazioni di merito. Si chiede pertanto ai dirigenti
scolastici di non ostacolare il regolare svolgimento dell’assemblea sindacale di
giovedì. Se invece qualche preside raccoglierà ‘l’invito’ del direttore generale
dell’Usr Toscana, saremo costretti a denunciarlo in sede legale per
comportamento antisindacale”.
Il duro scontro duro che mette in gioco i rapporti tra la Flc Cgil e l’Usr.
Tagliaferri nella sua circolare (dieci righe compresi i saluti) inviata martedì
mattina alle 10,35 è perentorio: “Nel richiamare l’attenzione su quanto già
comunicato con la nota del 25 febbraio 2026 concernente assemblee sindacali e
trasparenza delle informazioni, al fine di garantire la necessaria oggettività e
trasparenza delle informazioni, nel pieno rispetto del contradditorio, riferisco
che si ricevono segnalazioni in merito alla convocazione di assemblee sindacali,
anche per la giornata di domani, con all’ordine del giorno temi non previsti
dall’articolo 23 del Ccnl ‘Istruzione e ricerca’ 2016-2018”. Segue l’“invito” a
“non autorizzare tali iniziative che potranno svolgersi in altre sedi e fuori
l’orario scolastico”.
Il direttore fa riferimento alla sua precedente circolare sul referendum ove
sottolineava “che in nessun caso doveva essere dato spazio ad associazioni, enti
o persone per sostenere cause di parte” ribadendo “la necessità di attenersi al
principio di neutralità e limitarsi agli atti strettamente funzionali
all’organizzazione del servizio”. Il riferimento al Contratto nazionale, invece,
è a un dispositivo che disciplina l’organizzazione delle assemblee sindacali ma
non fa riferimento alcuno al contradditorio.
Cuomo ha risposto immediatamente a Tagliaferri con una nota ufficiale: “Come è
noto, le assemblee sindacali sono istituite dall’articolo 20 Legge 300 del 1970
e rappresentano il diritto dei lavoratori di riunirsi per discutere i temi
all’ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro. La Legge
(altrimenti detta Statuto dei Lavoratori) non prevede alcuna possibilità di
effettuare valutazioni di merito sull’ordine del giorno, né dà alcun potere
autorizzativo al datore di lavoro. Coerentemente, tutti i Contratti collettivi
nazionali di lavoro del settore Scuola che si sono succeduti hanno confermato
tali principi. L’attuale normativa di riferimento è l’articolo 31 del Ccnl
2019-21, che ha sostituito e abrogato il 23 del Ccnl 2016-2018”.
Il segretario del sindacato non ci sta all’interpretazione data dal numero uno
dell’Usr: “Nell’articolo indicato dal direttore generale, e quindi anche in
quello attualmente vigente, l’ordine del giorno è richiamato semplicemente per
il fatto che esso debba accompagnare l’indizione dell’assemblea sindacale. Non
esiste perciò alcuna elencazione di temi previsti, la cui esistenza
precostituita limiterebbe infatti il perimetro delle materie sindacali e del
lavoro, in violazione dello Statuto dei Lavoratori”. Molti presidi, d’altro
canto, sono rimasti esterrefatti dalle parole del loro direttore e hanno
contattato ilfattoquotidiano.it per denunciare il caso.
L'articolo “Senza contraddittorio, non autorizzatela”: il direttore dell’Ufficio
scolastico vuole vietare l’assemblea sindacale sul referendum proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Le scuole che non promuovono momenti di riflessione sul significato e sul valore
della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe ora rischiano di
essere richiamate dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Una quarantina di
istituti sono già finiti in una lista messa nero su bianco dall’onorevole di
Fratelli d’Italia Fabio Rampelli che – con un’interrogazione scritta rivolta al
ministro Giuseppe Valditara – chiede che gli uffici di viale Trastevere
intervengano affinché “le istituzioni scolastiche adempiano alla
commemorazione”.
Un intervento, quello del deputato meloniano, a gamba tesa visto che le scuole e
i docenti, rispettando l’autonomia e la libertà d’insegnamento, non sempre
organizzano iniziative per le diverse giornate promosse dal Ministero: giorno
della memoria, contro il bullismo e il cyberbullismo, dell’impegno contro le
mafie, della Terra, dell’Europa, dei diritti umani, contro la violenza sulle
donne. Eppure l’onorevole Rampelli nel suo atto d’ispezione spiega: “Risulta
che, in molte istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, non
verrebbe dato adeguato seguito alle suddette iniziative in occasione del ‘Giorno
del Ricordo‘. È il caso dei licei classico ‘G.B. Vico’ e scientifico ‘Filippo
Masci’ di Chieti, dei licei ‘Dante Alighieri’, ‘Grassi’ e dell’istituto ‘Galileo
Galilei’ di Latina; dell’istituto ‘Crescenzi Pacinotti Sirani’ di Bologna o
dell’istituto d’istruzione superiore ‘Vaccarini’ di Catania”. A queste scuole,
Rampelli aggiunge una trentina di realtà romane dove “sarebbero stati totalmente
ignorati gli indirizzi previsti da due leggi dello Stato”.
Nell’interrogazione l’onorevole cita la Legge 92 del 30 marzo 2004 che ha
previsto l’istituzione del Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare
la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe,
dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre nel secondo
dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, oltre alla legge
16 del 21 febbraio 2024 che “ha rafforzato – sottolinea Rampelli – le iniziative
per la promozione della conoscenza della tragedia delle foibe e dell’esodo
giuliano-dalmata, specialmente nelle giovani generazioni”.
Lo stesso politico non parla di obbligo: “In occasione del Giorno del Ricordo il
ministero invita le istituzioni scolastiche, anche in considerazione della
rilevanza attribuita al tema della centralità della persona nelle linee guida
per l’insegnamento dell’educazione civica, a promuovere momenti di riflessione
sul significato e sul valore della ricorrenza”. Ora toccherà a Valditara
rispondere alla richiesta di Fratelli d’Italia, magari verificando quanto
riportato nell’interrogazione.
L'articolo Foibe, Rampelli (FdI) stila una lista di scuole dove “non si
commemora abbastanza il Giorno del Ricordo”: “Il governo prenda provvedimenti”
proviene da Il Fatto Quotidiano.