“Tutte le udienze del caso che mi ha visto coinvolto e tutto quello che è
successo di conseguenza non mi hanno tolto la voglia di andare avanti. Non
saranno certo i tre minuti di stop di questo rientro a fermarmi. Qualcuno lo ha
fatto tanti anni fa. Non lo farà adesso”. Alex Schwazer torna a parlare e lo fa
dopo esser tornato nel campionato italiano a distanza di 14 anni dalla prima
positività al doping e dieci anni dopo la seconda.
Il marciatore altoatesino è tornato in gara ad Alessandria e per trequarti di
gara è anche rimasto in testa con Riccardo Orsoni e Gianluca Picchiottino. Poi
la sospensione dei giudici per tre minuti, la ripartenza e la decisione di
ritirarsi proprio quando stava pensando a vincere. “Il giudizio va sempre
accettato, come è stato anche in passato. Uno si deve portare via quello che c’è
da migliorare. Mi è mancata un po’ di scioltezza nella tecnica e adesso so dove
devo fare più attenzione“, ha spiegato a La Gazzetta dello Sport.
Schwazer non nasconde però il rammarico di quella che poteva comunque essere per
lui una giornata storica: “Oggi (ieri, ndr) secondo me potevo vincere. E non è
successo. Però sono contento di come sto: a ritmo sotto i 4 minuti al chilometro
andavo facile. Non è che faticassi. Questo è positivo“. Il marciatore azzurro
era tornato a gareggiare per Hubert Rabensteier, il suo migliore amico morto
qualche settimana fa a 56 anni. E voleva vincere per lui: “Sono partito per
vincere, per onorare il mio amico. Arrivare terzo o quarto non mi bastava. Avevo
impostato la gara per attaccare negli ultimi 3-4 km. Purtroppo non ho potuto
farlo”. Una gara che però ha lasciato anche cose positive a Schwazer: “Due cose:
l’affetto del pubblico e la sensazione di facilità nella gara. Sentire tanti
‘Vai Alex’ lungo il percorso è stato davvero bello”.
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fa”: Schwazer dopo la sospensione dei giudici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Riccardo Orsoni (Fiamme Gialle) e Sofia Fiorini (Libertas Unicusano Livorno)
sono i primi campioni italiani di marcia sulla distanza della mezza maratona. Ma
la curiosità, sul tracciato di Alessandria, era tutta per Alex Schwazer, il
campione olimpico di Pechino 2008 al rientro in una prova su strada dopo la
lunga (e controversa) squalifica per doping. Che la sua intenzione non fosse
quella di fare da comparsa si era capito subito dopo il via, quando si è
piazzato alle spalle della coppia Orsoni–Picchiottino. Poco dopo il passaggio al
14esimo chilometro e quando era in corsa per la vittoria finale, Schwazer è
stato fermato dai giudici, dopo la terza segnalazione per ‘sospensione‘.
Ripartito dopo i 3 minuti di stop, l’atleta altoatesino ha proseguito per
qualche minuto prima di abbandonare la gara senza rilasciare dichiarazioni.
Nessuna polemica per la squalifica da parte del suo entourage. “Aveva
un’andatura troppo sbilanciata in avanti – ha detto il tecnico Sandro Donati –
questo lo ha portato a sollevare troppo la gamba dietro. I giudici hanno fatto
il loro lavoro. Se avesse rallentato, probabilmente avrebbe centrato il podio:
ma i campioni sono fatti così, pensano solo a vincere“.
Dopo l’interminabile squalifica per doping, che lo ha tenuto fermo per 8 anni
nonostante l’archiviazione in sede penale ottenuta dal tribunale di Bolzano,
Schwazer aveva organizzato un evento ad Arco di Trento a luglio 2024 e poi aveva
stupito tutti a settembre scorso, firmando il nuovo record europeo master sui
10mila metri. Questa però è stata la prima volta dopo la squalifica che
partecipa a un evento federale. Schwazer, come aveva riportato IlDolomiti.it,
aveva confidato che sarebbe tornato a marciare “unicamente per Hubert
Rabensteier, il mio migliore amico. Aveva soltanto 56 anni, è morto
improvvisamente una settimana fa. Glielo devo“.
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vittoria: lui riparte e poi si ritira proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra i 35 nomi degli atleti iscritti compare anche il suo, Alex Schwazer.
Domenica 8 marzo è il giorno del clamoroso ritorno in gara del marciatore
altoatesino: a 41 anni ha deciso di partecipare al Campionato italiano assoluto
sui 21 chilometri, la mezza maratona, distanza inedita per la marcia. Dopo
l’interminabile squalifica per doping, che lo ha tenuto fermo per 8 anni
nonostante l’archiviazione in sede penale ottenuta dal tribunale di Bolzano,
Schwazer aveva organizzato un evento ad Arco di Trento a luglio 2024 e poi aveva
stupito tutti a settembre scorso, firmando il nuovo record europeo master sui
10mila metri. Questa però è la prima volta dopo la squalifica che partecipa a un
evento federale.
Schwazer, come riporta IlDolomiti.it, ha confidato che tornerà a marciare
“unicamente per Hubert Rabensteier, il mio migliore amico. Aveva soltanto 56
anni, è morto improvvisamente una settimana fa. Glielo devo“. La sua
partecipazione è stata confermata dall’Atletica San Biagio, la società veneta
per la quale il 41enne di Racines è attualmente tesserata. Schwazer sarà al via
alle ore 12.45 sul circuito di Alessandria, al fianco di nomi importanti per la
marcia italiana, come Matteo Giupponi e il giovane Giuseppe Disabato.
La mezza maratona di marcia è una prima storica: la disciplina infatti sta
cercando di adattarsi alle distanze standard della corsa, quindi i 21,097 km e
la maratona classica da 42.195 km. Schwazer in carriera ha raggiunto l’apice con
la vittoria dell’oro olimpico nella 50 km a Pechino 2008, ma è stato una
specialista anche nella distanza più breve, come dimostra il titolo europeo
nella 20 km vinto nel 2010. Oggi l’altoatesino è allenato dall’ex ciclista
Domenico Pozzovivo, dopo la lunga collaborazione con Sandro Donati.
LE TAPPE E LE ANOMALIE DEL CASO SCHWAZER
Nel 2008, dopo la prima positività, Alex Schwazer decise di patteggiare la pena
e collaborare con la giustizia, affidandosi all’allenatore Sandro Donati,
simbolo della lotta al doping, per preparare il suo ritorno alle gare per i
Giochi di Rio 2016. Proprio nell’ambito dell’inchiesta sul doping del marciatore
altoatesino, la Procura di Bolzano sequestrò a Giuseppe Fischetto (medico della
FIDAL) un database con una lista di circa 12.365 test ematici su 5mila atleti
effettuati tra il 2001 e il 2012: quel database farà definitivamente scoppiare
il caso del doping di Stato da parte della Russia.
Successivamente, la Iaaf (oggi World Athletics) dispose un controllo a sorpresa
per Schwazer l’1 gennaio 2016. La positività dopo il controllo venne però resa
nota soltanto a maggio 2016, quando mancava pochissimo alle Olimpiadi di Rio e
di conseguenza c’era anche poco tempo per un ricorso. La positività rilevata dal
laboratorio di Colonia fu giustificata dall’accusa con la presenza di
testosterone sintetico nel campione.
La difesa di Schwazer ha però sempre sostenuto la presenza di anomalie nel
procedimento. In primis, l’urina di Schwazer è stata inviata al laboratorio di
Colonia con l’indicazione Racines, località in provincia di Bolzano dove è nato
Schwazer, ma di regola le analisi sono anonime. Poi l’anomalia nelle urine:
l’ipotesi di una manomissione, per la difesa, è dimostrata dalla concentrazione
anomala di Dna. Un dato confermato dal comandante del Ris dei carabinieri di
Parma, Giampietro Lago, dopo la sua sua terza perizia sull’elevata
concentrazione di Dna nelle urine di Schwazer. “La concentrazione non
corrisponde ad una fisiologia umana”, aveva spiegato Lago a distanza di tempo.
Infine la questione delle mail russe. Nel corso dell’inchiesta, gli inquirenti
hanno analizzato anche le email tra Iaaf e Wada, recuperate dagli hacker russi
di Fancy Bears, dove nei messaggi tra il responsabile dell’antidoping della Iaaf
(oggi World Athletics) e il legale della stessa federazione mondiale di atletica
erano state scritte la parola “complotto” e “A.S.”, iniziali dell’ex campione di
marcia.
Nel 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano dispose l’archiviazione del
procedimento penale per doping per “non aver commesso il fatto”, ma da lì
Schwazer ha solo ricevuto una serie di no che non gli hanno mai permesso di
tornare a gareggiare e di esaudire il suo ultimo desiderio: quello della
partecipazione alle Olimpiadi di Parigi 2024, naufragato con il respingimento
del ricorso da parte del Tas in cui si chiedeva la sospensione della squalifica.
Pochi mesi fa, il 7 settembre 2025, il marciatore ha stabilito il nuovo record
europeo master sui 10mila metri di marcia su pista, chiudendo in 38’34”07,
tornando così – seppur per pochissimo tempo e non per una medaglia olimpica – a
far parlare di sé in pista e non in tribunale. Pochi giorni dopo,la Corte
Europea dei Diritti dell’Uomo ha aperto un procedimento contro la Svizzera, sede
del Tas, proprio sul caso Schwazer. Che nel frattempo adesso, a 41 anni, prova
nuovamente a tornare in gara.
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mio miglior amico, morto una settimana fa” proviene da Il Fatto Quotidiano.