“Tutte le udienze del caso che mi ha visto coinvolto e tutto quello che è
successo di conseguenza non mi hanno tolto la voglia di andare avanti. Non
saranno certo i tre minuti di stop di questo rientro a fermarmi. Qualcuno lo ha
fatto tanti anni fa. Non lo farà adesso”. Alex Schwazer torna a parlare e lo fa
dopo esser tornato nel campionato italiano a distanza di 14 anni dalla prima
positività al doping e dieci anni dopo la seconda.
Il marciatore altoatesino è tornato in gara ad Alessandria e per trequarti di
gara è anche rimasto in testa con Riccardo Orsoni e Gianluca Picchiottino. Poi
la sospensione dei giudici per tre minuti, la ripartenza e la decisione di
ritirarsi proprio quando stava pensando a vincere. “Il giudizio va sempre
accettato, come è stato anche in passato. Uno si deve portare via quello che c’è
da migliorare. Mi è mancata un po’ di scioltezza nella tecnica e adesso so dove
devo fare più attenzione“, ha spiegato a La Gazzetta dello Sport.
Schwazer non nasconde però il rammarico di quella che poteva comunque essere per
lui una giornata storica: “Oggi (ieri, ndr) secondo me potevo vincere. E non è
successo. Però sono contento di come sto: a ritmo sotto i 4 minuti al chilometro
andavo facile. Non è che faticassi. Questo è positivo“. Il marciatore azzurro
era tornato a gareggiare per Hubert Rabensteier, il suo migliore amico morto
qualche settimana fa a 56 anni. E voleva vincere per lui: “Sono partito per
vincere, per onorare il mio amico. Arrivare terzo o quarto non mi bastava. Avevo
impostato la gara per attaccare negli ultimi 3-4 km. Purtroppo non ho potuto
farlo”. Una gara che però ha lasciato anche cose positive a Schwazer: “Due cose:
l’affetto del pubblico e la sensazione di facilità nella gara. Sentire tanti
‘Vai Alex’ lungo il percorso è stato davvero bello”.
L'articolo “Non sarà di certo questo stop a fermarmi. Qualcuno l’ha fatto anni
fa”: Schwazer dopo la sospensione dei giudici proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Doping
Quale collegamento ci può essere tra le dimensioni del pene e la possibilità di
volare più lontano nel salto con gli sci? Questo argomento è al centro del
dibattito per quanto riguarda la lotta al doping alle Olimpiadi invernali di
Milano Cortina 2026. Il sospetto infatti è che alcuni atleti stia utilizzando
una pratica discutibile per ingrandirsi il pene. Il vantaggio sta nel
regolamento, che permette di avere una tuta di una misura più grande in caso che
le parti intime superino certe dimensioni. E una tuta più larga, chiaramente,
permette di avere un “effetto vela” durante il volo dopo lo stacco dal
trampolino e atterrare più lontano.
Ovviamente, il dibattito è partito tra il serio e il faceto, dopo un articolo di
denuncia del quotidiano tedesco Bild. Anche se la Wada, l’agenzia mondiale
antidoping, ha promesso di monitorare la situazione. “Il salto con gli sci è
molto popolare nel mio paese, la Polonia. Prometto che darò un’occhiata“, ha
dichiarato il presidente Witold Banka, un po’ serio e un po’ ironico.
Sta di fatto che anche il New York Times ha riportato la notizia: alcuni atleti
sarebbero disposti a iniettarsi acido ialuronico nel pene per aumentare le
dimensioni prima di passare sotto allo scanner 3D. In base a questa analisi del
corpo, vengono definite le misure della tuta consentita per ciascun atleta.
Quindi, genitali più grandi permettono di indossare una tuta più larga.
Secondo la rivista scientifica Frontiers, un aumento anche solo di 2 centimetri
nell’ampiezza della tuta consente di guadagnare fino a 5,80 metri in un salto.
Il professor Kamran Karim, intervistato dalla Bild, conferma che con le
iniezioni di “paraffina o acido ialuronico è possibile ottenere un temporaneo e
visibile ingrandimento del pene”. Ma viene da porsi un’altra domanda: questa
pratica sarebbe formalmente da considerare doping?
“Se venisse fuori qualcosa, lo valuteremmo come se fosse realmente legato al
doping”, ha risposto Oliver Niggli, direttore generale della Wada. Negando però
che finora siano emersi casi conclamati: “Non ne ho sentito parlare”. Il
dibattito però nasce da un fatto concreto: meno di un mese fa, tre membri dello
staff della Norvegia sono stati squalificati per aver modificato le tute dei
loro saltatori. Hanno inserito delle cuciture extra proprio nella zona del
cavallo, a dimostrazione di come questa parte della tuta, se ampliata, possa
portare un concreto vantaggio nel salto con gli sci.
L'articolo Aumentare le dimensioni del pene per volare più lontano: la nuova
frontiera del doping nel salto con gli sci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Rebecca Passler, biatleta italiana tra le cinque convocate alle Olimpiadi di
Milano–Cortina 2026, è stata trovata positiva al doping. È il primo caso in
vista dei Giochi Olimpici. Passler è stata trovata positiva in un controllo non
eseguito durante il torneo e la sostanza ritrovata nelle analisi è il letrozolo,
un inibitore usato abitualmente in casi oncologici.
CHI È REBECCA PASSLER
25 anni, Rebecca Passler è una biatleta originaria di Brunico che ha ottenuto
buoni risultati soprattutto in campo giovanile. Nipote di Johann Passler, a sua
volta biatleta, e originaria di Rasun Anterselva, Rebecca Passler ha vinto la
medaglia d’argento nell’individuale e nella staffetta ai Mondiali giovanili di
Lenzerheide 2020, mentre a quelli juniores di Obertilliach 2021 è stata argento
nella sprint e nella staffetta e bronzo nell’inseguimento.
Ai mondiali di Soldier Hollow 2022 ha conquistato la medaglia d’oro nella
staffetta e l’argento nella sprint. In Coppa del Mondo ha esordito il 27
novembre 2021 a Östersund in individuale (94ª) e ha ottenuto il primo podio l’11
dicembre 2022 a Hochfilzen in staffetta (terza). Ai Mondiali di Oberhof 2023,
sua prima presenza iridata tra i “grandi”, è stata 34esima nella sprint, 45esima
nell’inseguimento e 28esima nell’individuale. A quelli di Nové Město na Moravě
2024 si è classificata 75esima nell’individuale e 11esima nella staffetta. Non
ha mai partecipato alle Olimpiadi.
ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO
L'articolo La biatleta Rebecca Passler positiva al doping: è il primo caso a
Milano-Cortina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Jessica Eudovic, giovane tennista americana, è stata trovata positiva al
clostebol, la sostanza che mesi fa era costata a Jannik Sinner una sospensione.
La scoperta è avvenuta durante un evento ITF a El Salvador, lo scorso primo
ottobre, dopo che la Eudovic aveva fornito un campione durante la competizione.
È il secondo caso in pochi giorni dopo quello che ha visto protagonista il
nuotatore lombardo Christian Bacico.
La ragazza, 18 anni, è attualmente senza punti a livello professionistico e al
1140° posto del ranking giovanile ITF. Il suo miglior piazzamento era arrivato a
ottobre, 1104° in singolare. A comunicare la sua squalifica l’ITIA, organismo
responsabile dell’antidoping nel tennis. La squalifica era stata comunicata il
21 novembre, ed Eudovic aveva diritto fino a dieci giorni di tempo per fare
ricorso all’appello.
La tennista aveva usufruito di questa possibilità il primo dicembre, ma la
richiesta è stata ritenuta – il 16 dicembre – dall’ITIA “insufficiente a
soddisfare la soglia richiesta per revocare una sospensione provvisoria”. Il
campione prelevato dalla Eudovic è stato diviso in due, campione A e campione B.
In entrambi è stato trovato un metabolita del clostebol, vietato in riferimento
alle norme TADP e considerato uno steroide anabolizzante androgeno.
Foto da: IG – @BattleofBoca
L'articolo La tennista Eudovic fermata per positività al Clostebol, la stessa
sostanza di Sinner proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Qualcuno è sparito. Qualcun altro, e non me l’aspettavo, mi è stato
vicinissimo”. Dal successo social nel 2018 con la canzone Baila como El Papu al
declino per la squalifica per doping nel 2023. Alejandro Papu Gomez si racconta
a La Gazzetta dello Sport e spiega come la sua vita sia cambiata da quella
positività alla Terbutalina dopo aver assunto uno sciroppo del figlio per
mitigare una crisi acuta di broncospasmo, il tutto senza il consenso del proprio
medico e della società.
“A volte le cose brutte che ti succedono servono per capire chi veramente vuole
starti vicino e chi no. Ho capito tante cose. Sì, per un video sono diventato
virale, è stato bellissimo con la canzone, il ballo e tutto il resto. Ma quando
il telefono ha smesso di squillare ho capito che c’era altro”, ha spiegato
l’attuale calciatore del Padova, in Serie B, da dove è ripartito a sorpresa in
estate.
“Ma non sono più così attivo sui social, questo mondo un po’ finto mi ha
stancato“, ha raccontato Gomez. Un percorso inverso rispetto a quanto si vede
oggi, con tanti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo che cercano
di accrescere la loro visibilità con un buon utilizzo dei social: “C’è tanto
calcio sui social. Dalla Kings League, per esempio, mi hanno chiamato per
giocare. Mi avrebbero pagato anche tanto. Ma non era per me. Stavo facendo un
sacrificio enorme per tenermi in forma con l’obiettivo di tornare a giocare. Non
potevo andare lì e poi pretendere che mi chiamassero dalla A o dalla B, sarebbe
stata una mancanza di rispetto“.
Nel corso di questi anni Alejandro Gomez ha lavorato tanto sull’aspetto mentale
dopo il periodo di squalifica per doping – due anni – che lo ha tenuto lontano
dai campi di gioco. “Dopo la squalifica ho chiesto aiuto, ero entrato in un loop
dal quale non riuscivo a uscire. Devo ringraziare però mia moglie, mi ha aiutato
tantissimo, soprattutto a capire il percorso da fare e la strada da seguire. Ho
dovuto trovare la forza per andare avanti: ero il mio preparatore fisico, il mio
allenatore, il mio mental coach”.
L'articolo “Sono diventato virale per un video, ma quando il telefono ha smesso
di squillare ho capito che c’era altro”: il racconto del “Papu” Gomez proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Dopo Jannik Sinner, ecco l’ennesimo caso di positività al Clostebol nello sport
italiano. Si tratta di Christian Bacico, risultato positivo in occasione di un
controllo antidoping disposto da Nado Italia. Motivo per cui il Tribunale
Nazionale Antidoping ha disposto la sospensione cautelare del nuotatore, che
resterà in vigore in attesa degli sviluppi del procedimento e delle decisioni
che verranno prese dagli organi competenti.
Il 20enne lombardo si era fatto notare agli ultimi Mondiali di nuoto a
Singapore, contribuendo al sesto posto della 4×100 mista mixed, arrivando decimo
sui 100 dorso (52.72 in batteria e in semifinale) e aveva stabilito il primato
nazionale juniores sui 200 dorso (1:56.02, secondo italiano della storia sulla
distanza). Bacico rischia adesso una squalifica: nei prossimi mesi si capirà
quale sarà il provvedimento preso dagli organi competenti. Il clostebol è
appunto la stessa sostanza a cui risultò positivo Jannik Sinner nel marzo 2024 e
che portò a una sospensione di tre mesi per il tennista altoatesino dopo un
patteggiamento con la Wada.
Ma se nel caso di Bacico è ancora tutto da accertare, nel caso di Jannik Sinner
la positività era avvenuta da contaminazione involontaria dopo un massaggio
dell’ex fisioterapista Giacomo Naldi. La sostanza, considerata dopante e quindi
illecita nelle competizioni, proveniva dal Trofodermin, farmaco che Naldi aveva
ricevuto da Umberto Ferrara, preparatore atleticato prima licenziato con Naldi e
poi reintegrato da Sinner nel a luglio scorso. Negli ultimi anni quasi tutti i
casi di positività al Clostebol a livello mondiale hanno colpito atleti italiani
o che giocavano in Italia.
CHE COS’È IL CLOSTEBOL E PERCHÉ È UN PROBLEMA PER LO SPORT ITALIANO
Il Clostebol è uno steroide anabolizzante derivato dal testosterone, segnalato
come sostanza dopante. La sua funzione, infatti, sarebbe quella di aumentare la
massa muscolare e migliorare le prestazioni fisiche. Utilizzato in maniera
massiccia dagli atleti della Germania dell’Est, l’effetto dopante del Clostebol
è conosciuto da decenni. Oggi l’Italia è l’unico paese in Europa (se non al
mondo) in cui capita ancora spesso di trovare atleti positivi a questa sostanza,
quasi sempre involontariamente. Il motivo è semplice: lo steroide anabolizzante,
utilizzato principalmente per velocizzare la cicatrizzazione di lesioni cutanee,
è contenuto solo in una pomata e uno spray venduti proprio nelle farmacie
italiane con il nome di Trofodermin. La crema dermatologica – che riporta
visibilmente la scritta “doping” – può essere acquistata da chiunque senza
ricetta medica. Un via libera che espone gli atleti ad alti rischi di
contaminazione, dato il principio attivo dopante altamente trasmissibile.
L'articolo Il clostebol colpisce ancora: il nuotatore Christian Bacico trovato
positivo, sospensione e rischio squalifica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Anthony Hickey, cestista dell’Apu Udine, è stato sospeso dal Tribunale
Antidoping dopo esser stato trovato positivo per un diuretico che viene
somministrato per curare l’ipertensione di cui soffre, datogli da un medico
americano, come scrive il Messaggero Veneto. Adesso l’atleta avrà tre giorni per
chiedere le controanalisi e presentare le controdeduzioni ma – considerati i
tempi lunghi della giustizia sportiva – la sua stagione a Udine può considerarsi
già terminata.
Sarà un’assenza pesantissima per la formazione neopromossa in Serie A e oggi in
piena lotta per la salvezza. Il controllo su Hickey è avvenuto sabato 8
novembre, il giorno prima della trasferta di Udine a Cantù e ieri – 2 dicembre –
c’è stata la comunicazione della positività a giocatore e club. Hickey –
playmaker e faro di Udine già dalla promozione dell’anno scorso – inizialmente è
rimasto incredulo per la comunicazione, ma successivamente tramite una
ricostruzione insieme agli agenti, è risalito a quel farmaco ricostruendo la
circostanza.
Dopo la vittoria a Varese di due settimane fa, Udine ha ingaggiato Cameron
Christon, playmaker 33enne che dunque ha lo stesso ruolo di Hickey. L’assenza
rimane comunque pesante, visto che Hickey era il leader tecnico ed emotivo di
una squadra che lo scorso anno ha ottenuto una storica promozione e quest’anno è
in piena lotta salvezza.
Dopo la comunicazione ricevuta, il club ha pubblicato una nota ufficiale per
dire la propria sulla vicenda: “Amici Pallacanestro Udinese SPA comunica che in
data 2 dicembre 2025 il giocatore Anthony Hickey ha ricevuto, da parte del
Tribunale Nazionale Antidoping, un provvedimento di sospensione cautelare a
seguito dell’esito avverso alle analisi effettuate in data 8 novembre 2025, che
hanno riscontrato la presenza di Hydrochlorothiazide and its degradation
products: Chlorothiazide and ABC (4-amino-6-chloro-1,3-benzenedisulphonamide),
sostanza inserita nella lista Wada nella categoria S5 DIURETICS and Masking
Agents”.
Nella nota sostanzialmente il club conferma la positività e si dice pronto a
collaborare con chi di dovere sulla vicenda: “La Società prende atto dei
provvedimenti assunti dagli organi competenti, cui assicura piena
collaborazione, nel rispetto dei regolamenti sportivi e dei principi in materia,
coerentemente con i valori di correttezza, integrità e trasparenza che da sempre
contraddistinguono il proprio operato. La Società confida che il procedimento
possa chiarire rapidamente ogni aspetto della vicenda”. In conclusione di
comunicato, la società ha precisato che dopo questa nota, sull’argomento ci sarà
massimo silenzio e riserbo.
CREDIT PHOTO: pagina Facebook “Apu Udine”
L'articolo Choc per l’Apu Udine: il cestista Hickey positivo all’antidoping a
causa di un diuretico proviene da Il Fatto Quotidiano.