Tracce di attività riconducibili a un malware sono state individuate su tre
telefoni cellulari Android appartenenti agli attivisti di Mediterranea Giuseppe
Caccia e Luca Casarini e al giornalista Francesco Cancellato. È quanto emerge
dalla consulenza tecnica depositata nell’ambito dell’indagine sul caso Paragon,
secondo una nota congiunta delle procure di Roma e Napoli, coordinate dalla
Procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo. L’inchiesta, condotta dai
procuratori aggiunti Sergio Colaiocco e Vincenzo Piscitelli, procede al momento
contro ignoti per i reati di accesso abusivo a sistema informatico e
intercettazione illecita di comunicazioni.
Secondo quanto riferito nella nota, tra tutti i telefoni cellulari acquisiti dai
numerosi querelanti soltanto tre dispositivi Android presenterebbero tracce
riconducibili a un malware. Si tratta dei telefoni utilizzati da Caccia,
Casarini e Cancellato. Quello del giornalista e direttore di Fanpage.it non
sarebbe stato infettato dai servizi segreti, a differenza degli altri. Le
indagini sono partite dalle denunce presentate dopo le notifiche ricevute dalla
società Meta. L’azienda aveva infatti informato i querelanti della possibile
infezione dei rispettivi dispositivi mobili.
La consulenza tecnica collegiale, depositata nel febbraio scorso, ha rilevato
nei database WhatsApp dei tre telefoni una serie di anomalie. In particolare
sono state individuate interazioni compatibili con quanto descritto nei report
di Meta sul funzionamento del software Graphite, lo spyware prodotto dalla
società israeliana Paragon.
Secondo gli accertamenti tecnici, il periodo di presumibile compromissione dei
dispositivi risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024. I consulenti hanno
inoltre evidenziato che l’esecuzione in sequenza dei tre attacchi nella stessa
notte suggerisce la possibilità che facessero parte di una stessa campagna di
infezione. Nel corso dell’indagine le autorità giudiziarie hanno effettuato
anche un accesso, ai sensi dell’articolo 256-bis del codice di procedura penale,
presso l’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna.
Dalla relazione del Copasir sull’utilizzo dello spyware Graphite da parte dei
servizi di informazione, approvata il 4 giugno 2025, era emerso infatti che
l’Aisi aveva impiegato il software – previa autorizzazione nelle forme previste
dalla legge – per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti
di Giuseppe Caccia e Luca Casarini. Per questo motivo gli inquirenti hanno
ritenuto necessario verificare se lo stesso software fosse stato utilizzato
anche nei confronti del giornalista Francesco Cancellato.
L’analisi dei dati del server Graphite in uso all’Aisi ha confermato le attività
effettuate la notte del 14 dicembre nei confronti di Casarini e Caccia, ma non
ha evidenziato operazioni riferibili a Cancellato. Allo stato, spiegano le
procure, non emergono elementi che colleghino all’Aisi il tentativo di accesso
abusivo e di intercettazione ai danni del giornalista. Le indagini proseguono
per individuare gli autori dell’attacco informatico e chiarire le responsabilità
dietro il tentativo di intrusione nei dispositivi.
Ieri il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano alla
presentazione della Relazione annuale dell’intelligence, rispondendo a una
domanda aveva detto:” A giugno dopo un lungo approfondimento con accertamenti
senza precedenti il Copasir ha approvato all’unanimità una relazione sul caso
Paragon. Le procure di Napoli e Roma hanno aperto un’indagine che non è conclusa
sulla stessa materia. Io attendo con serenità la conclusione delle indagini ed
anche nei confronti delle due procure da parte delle Agenzie c’è il massimo
della collaborazione nella certezza che le Agenzie hanno rispettato in pieno le
disposizioni di legge. I contratti con Paragon sono stati interrotti da tempo“.
L'articolo Caso Paragon, depositata la consulenza sui telefoni: “Non fu l’Aisi a
spiare il giornalista Cancellato” proviene da Il Fatto Quotidiano.