Sempre più persone non hanno un medico di base a cui rivolgersi. E anche quando
lo trovano – spesso lontano da casa – è già sottoposto a un carico di lavoro
insopportabile. In tutto il Paese, mancano 5700 medici di famiglia, con
significative differenze regionali. La situazione più critica è quella della
Lombardia, dove ne mancano oltre 1500 e dove quelli che lavorano assistono in
media almeno 300 pazienti in più rispetto al limite consigliato, con disagi
crescenti e potenziali rischi per la salute. La Lombardia è seguita poi, a
distanza, da Veneto (dove la carenza è di 747 medici) e Campania (643). Il
quadro è peggiorato rapidamente negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2024 il
numero di professionisti è diminuito di 5197 unità (-14,1%), passando da circa
42mila a meno di 37mila. Nello stesso periodo la domanda di assistenza è
cresciuta: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni (24,7% della
popolazione). Di questi, oltre la metà soffriva di almeno due patologie
croniche. E nei prossimi anni il quadro andrà peggiorando a causa della gobba
pensionistica che incombe: entro il 2028 raggiungeranno l’età della pensione più
di 8mila medici di famiglia.
A delineare i contorni di questa crisi è un report della Fondazione Gimbe. “La
carenza dei medici di medicina generale affonda le radici in una programmazione
inadeguata e nella scarsa attrattività a cui è stata costretta questa
professione”, commenta il presidente, Nino Cartabellotta. “Senza una visione
d’insieme continueremo a mettere in campo soluzioni frammentarie che
sottostimano la carenza sulla carta, mentre nella realtà aumentano i carichi di
lavoro e si riducono accessibilità e qualità dell’assistenza”. Negli ultimi
anni, per rispondere alla carenza di medici di base, governo e Regioni hanno
adottato varie soluzioni tampone, senza affrontare il problema alla radice.
L’età pensionabile dei professionisti è stata innalzata fino a 72 anni, sono
state introdotte delle deroghe all’aumento del massimale dei pazienti, ed è
stata data la possibilità agli iscritti al corso di formazione in Medicina
Generale di acquisire fino a mille assistiti. “Ma senza una riforma organica,
capace di rendere la professione più attrattiva, è impossibile garantire il
necessario ricambio generazionale”, commenta Cartabellotta.
Il sistema continua a essere costruito su vecchi parametri che non riflettono
più la realtà demografica italiana. I criteri per definire il numero massimo di
assistiti per medico non tengono conto dei cambiamenti della popolazione degli
ultimi 40 anni e ignorano le proiezioni per i prossimi decenni. Il Paese
invecchia rapidamente: la quota di over 65 è quasi raddoppiata rispetto agli
anni Ottanta e continuerà a crescere, arrivando al 30% della popolazione già nel
2035. In questo contesto, la complessità clinica dei pazienti aumenta.
“L’invecchiamento e l’incremento delle malattie croniche generano bisogni
assistenziali molto diversi rispetto al passato”, osserva Cartabellotta, con
conseguenze dirette sull’organizzazione del lavoro. Secondo Gimbe, un massimale
di 1500 pazienti, coerente con il quadro demografico fino agli anni Novanta,
oggi non è più adeguato. Riduce il tempo da dedicare agli assistiti, aumenta i
carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità
dell’assistenza.
I numeri confermano questa pressione crescente. A gennaio 2025, i medici di
medicina generale avevano in carico quasi 51 milioni di assistiti, con una media
di 1383 pazienti ciascuno. Un dato che, precisa il report, è probabilmente
sottostimato rispetto alla realtà: “Con livelli di saturazione così elevati
viene limitato il principio della libera scelta e diventa sempre più difficile
trovare un professionista disponibile vicino a casa”, commenta Cartabellotta.
Una difficoltà che non riguarda più soltanto le aree interne o rurali, dove
storicamente i bandi vanno deserti, ma coinvolge anche Regioni con sistemi
sanitari tradizionalmente solidi, estendendosi ormai anche alle grandi città.
Anche sul fronte del ricambio generazionale il quadro non è rassicurante. Negli
anni scorsi il numero di borse di studio per la formazione in medicina generale
era aumentato, superando le 4300 nel 2021, grazie ai finanziamenti straordinari
arrivati sull’onda dell’emergenza Covid. Ma già dal 2022 la tendenza si è
invertita e nel 2025 le borse sono state poco più di 2200. Il problema
principale, però, è che anche quando i posti ci sono, non sempre vengono
coperti, soprattutto in alcune regioni del Nord. Una tendenza che, secondo
Gimbe, segnala un cambiamento profondo. “Questa spia rossa è accesa da anni e
oggi è sempre più evidente – osserva Cartabellotta -, misurando il progressivo
calo di attrattività della professione”.
Secondo le stime, anche ipotizzando che tutti i medici vadano in pensione al
limite massimo di età e che tutte le borse vengano assegnate e portate a
termine, il sistema non riuscirà comunque a compensare le uscite. Il saldo
resterà negativo, soprattutto considerando che una quota significativa degli
iscritti – circa il 20% – non porta a termine il percorso formativo. Da qui al
2028 Gimbe prevede un gap di oltre 2700 medici di medicina generale. Ma il dato
nazionale nasconde squilibri territoriali molto marcati. In Campania, ad
esempio, si concentreranno ben 1147 dei circa 8mila pensionamenti previsti da
qui al 2028 in tutta Italia, il dato più alto tra tutte le Regioni.
In questo scenario di crisi, sottolinea Cartabellotta, il dibattito politico
continua a concentrarsi su questioni che non affrontano il nodo centrale. “La
discussione rischia di polarizzarsi nuovamente sulla contrapposizione tra
dipendenza e convenzione – spiega Cartabellotta – mentre oggi la vera priorità è
ripensare il ruolo del medico di famiglia. Dalla formazione all’organizzazione
del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi territoriali e
ospedalieri”. In altre parole, non è solo una questione di contratto, ma di
funzionamento del sistema. Senza una riforma complessiva, il medico di base, che
rappresenta la porta d’ingresso al Servizio sanitario nazionale, rischia di
diventare un collo di bottiglia. E quando questo filtro si inceppa, a restare
esclusi sono soprattutto anziani e pazienti fragili, costretti a rivolgersi ai
pronto soccorso già in affanno, o, sempre più spesso, a rinunciare alle cure.
L'articolo Medici di base, ne mancano 5700 in tutta Italia. La situazione
peggiore in Lombardia proviene da Il Fatto Quotidiano.