“Al referendum sulla riforma Nordio c’è in gioco prima di tutto la nostra
Costituzione. La Carta merita un altro trattamento. Merita di continuare a
essere quello che è stata dall’inizio. Cioè, non immutabile, perché può e deve
mutare la Costituzione, ma i diritti fondamentali devono continuare a essere al
primo posto. Compreso l’equilibrio dei poteri che in fondo è la garanzia di ogni
cittadino. Non deve garantire nessuna categoria, riguarda tutti”. A rivendicarlo
è il cantautore Daniele Silvestri, nel corso di un’intervista con il
Fattoquotidiano.it, a margine della chiusura della campagna per il No, che ha
riunito a Roma i partiti progressisti Pd, M5s e Avs con i comitati contrari alla
riforma Nordio sulla giustizia, in vista del voto del 22 e 23 marzo. “Vengono
toccati sette articoli. Non articoli a caso, ma quelli che riguardano proprio
l’equilibrio dei poteri. Qualcosa che evidentemente dà fastidio al potere
dell’esecutivo. Non soltanto a questo. Ma questo governo ne ha fatto proprio una
sua politica, che rivendica perfino anche con una certa sfacciataggine, per non
dire vergogna”, ha continuato Silvestri, che ha chiuso l’evento romano, portando
sul palco un brano inedito dedicato proprio alla difesa della Carta, “Un Paese
di sana e robusta Costituzione“. “Possiamo dormire tranquilli. Possiamo perfino
tifare un pallone. Possiamo perché per fortuna, o per merito altrui, questa
nostra nazione gode ancora, almeno per ora, di una sana e robusta Costituzione”,
ha cantato dal palco.
Poi, ai microfoni del Fatto, ha bocciato la riforma Nordio sia nei contenuti,
che per il modo in cui è stata approvata: “Questa riforma è passata senza nessun
emendamento, senza nessuna correzione, senza nessuna voce che sia stata
ascoltata in Parlamento. Già di per sé, nel metodo, è terribile. Nel merito fa
dei danni: alcuni furbi, fatti apposta per creare quello squilibrio e fare in
modo che il pm diventi più un superpoliziotto e che sia inevitabilmente
asservito alla politica, che lo voglia o no. In altri casi fa anche dei danni,
probabilmente come spesso accade, anche un po’ per ignoranza”, ha continuato
Silvestri. Il cantautore, che da sempre ha legato il suo percorso artistico con
l’impegno civile e politico, ha paragonato quanto sta avvenendo in Italia a
quello che accade negli Stati Uniti e non solo: “C’è una deriva di questo genere
forse ancora più evidente oltreoceano. Le destre in generale ovviamente ce
l’hanno, ma il pericolo è che possa allargarsi, possa diventare il modo in cui
tutti quelli che a un certo punto riescono a detenere il potere pensano sia
giusto esercitare il potere politico, che poi spesso è anche un potere economico
o asservito a quello economico”.
“Ci ritroveremo a sperare che i figli imparino presto e da soli che cosa
eravamo. E cosa saremo”, ha cantato Silvestri dal palco, rivolgendo lo sguardo
alle nuove generazioni. “Mi andava di scrivere qualcosa in cui la Costituzione
fosse presente, non solo per il momento che stiamo vivendo, ma perché quella è
una storia meravigliosa. In occasioni come queste penso ovviamente ai miei
figli, a quelli più grandi che sono già in età di voto. Anche raccontandogli la
storia di quello che successe in quegli anni, da dove si veniva, che cosa ha
giustificato certe scelte. Cosa le ha motivate. Perché per un anno e mezzo 556
persone (dell’Assemblea costituente, ndr), tra uomini e donne, si sono chiuse
finché non hanno tirato fuori qualcosa che elevasse tutti noi. Non solo che ci
regalasse uno stato di diritto, e non era una piccola novità in quel momento. Ma
che ci definisse anche nelle nostre scelte fondamentali, come quella di
ripudiare la guerra, che è un’altra cosa per niente scontata in questo momento”,
ha continuato Silvestri. Per poi lanciare un appello affinché il voto non si
traduca in una partita politica tra governo e opposizioni. E che, al contrario,
contro la riforma Nordio ci sia un’opposizione trasversale alle urne: “Non è uno
scontro destra-sinistra, almeno non quello di questo referendum. Semmai può
essere una contrapposizione tra i cittadini e i colletti bianchi, per usare un
termine forse un po’ abusato. Ma è più questo. E i cittadini non hanno per forza
un colore: il NO dovrebbe riguardarci tutti come cittadini“.
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“Il No dovrebbe riguardarci tutti come cittadini” proviene da Il Fatto
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