I figli, croce e delizia che non sono eredi politici. I genitori, ispirazione e
complicità. Le donne, sempre al fianco. La famiglia, in senso lato: primo e
forse unico cerchio magico nella vita di Umberto Bossi, politico vero, uomo
complesso, sin dai primi anni di vita. Nella cascina di Cassano Magnago c’era la
“scarna ma giusta biblioteca di nonna Celesta”, e lì trovò un libricino di
Massimo D’Azeglio, Lega Lombarda – Romanzo storico del secolo XII. A tanti anni
di distanza, Umberto Bossi ci poteva vedere una premonizione, ma la sua
coscienza politica, raccontava il Senatùr, origina dall’ascolto del padre
Ambrogio. “Era un tessitore di Gallarate, mi diceva sempre: qui c’è un sacco di
gente, imprenditori, lavoratori, che non sono contenti, ma nessuno ha il
coraggio di dire come stanno davvero le cose. Allora, alla fine degli anni ’70,
quando mi sono trovato a fare politica, quelle cose le ho dette io“, spiegò in
un’intervista il fondatore della Lega Nord.
Ida Valentina Mauri, la mamma, era l’altra colonna di una famiglia che ha fatto
i conti con la povertà nella realtà agricola di Cassano Magnago, un “boom
vissuto al contrario”, ricordava spesso Bossi. Una donna minuta ma tutta d’un
pezzo, veniva descritta, sempre lontana dalla ribalta ma pronta, una decina di
anni fa, ad affrontare a muso duro una troupe televisiva che le aveva citofonato
nel mezzo della bufera giudiziaria sui conti del Carroccio, per difendere il
primogenito. Lei e Bossi si intendevano con uno sguardo. Sin da quando era un
ragazzino, “un ragazzo della via Gluck“, come si descriveva lui, “un piccolo
teppista” e “un po’ scapestrato”. Il primo di una serie di lavori umili è in
lavanderia (“Mettevo la candeggina nella lavatrice”), dopo la maturità
scientifica nel biennio di scuole serali (“Un tour de force alienante”), gli
studi all’università di Pavia, interrotti per motivi economici o per la
politica, a seconda delle ricostruzioni, prima di riuscire a diventare
ginecologo. Nella biografia sul sito del governo, nel 2004, è “specializzato in
elettronica applicata alla medicina“.
Torna al Policlinico di Pavia nel 2007, in occasione di una visita di Benedetto
XVI. Lo saluta emozionato e, lodando un suo intervento, dice: “Senza la famiglia
non resta più niente”. In quella di Bossi ci sono anche il fratello Franco, uno
dei pochi ammessi nella cerchia del leader malato per un periodo nel 2004, e la
sorella Angela, con cui litiga negli anni ’80: secondo una versione, il Bossi
scapestrato lasciava debiti a lei e al marito Pierangelo Brivio, e dopo la
rottura i due si candidarono contro di lui alle regionali in Lombardia. “Mia
sorella è la leader delle bistecche”, la liquidò invece il ‘capo’, spiegando di
aver reagito alle sue tendenze nepotiste: “Voleva che portassi avanti suo
marito”. Segnato politicamente dalla nonna, “una sindacalista di origine
socialista”, Bossi ricordava di essersi impegnato solo per alcuni mesi in
attività a sostegno del Cile di Allende, vendendo quadri per raccogliere fondi,
ma smentiva una militanza nel Pci. Eppure il magazine “Sette” trovò il suo nome
nei registi della sezione del partito di Verghera di Samarate.
Nel 1975, a quasi 35 anni, sposa Gigliola Guidali, commessa in un negozio di
Gallarate. Nasce Riccardo, condannato nel 2016 a un anno e 8 mesi, con la
condizionale, per appropriazione indebita per le presunte spese personali con i
fondi del Carroccio, e accusato più volte di acquisti senza pagare. Dopo la
separazione, il Senatùr fa coppia con Manuela Marrone, compagna politica della
prima ora, che metteva a disposizione il suo appartamento per le riunioni e
firmò l’atto fondativo della Lega Lombarda del 1984. Lui che da sempre attacca
“cardinaloni” e “vescovoni“, lei cattolica, di madre lombarda e padre siciliano,
impegnata per la scuola Bosina di Varese fondata nel 1998, e baby pensionata,
come sottolineare Gianfranco Fini negli scontri a distanza con Bossi. Marrone e
il Senatùr hanno tre figli, Renzo (1988), il ‘trota’, che diventa il più giovane
consigliere regionale mai eletto in Lombardia, e fa parlare di sé per i diversi
tentativi di diplomarsi; Roberto Libertà (1990), finito sui giornali per una
storia di ingiurie e lesioni a un militante di Rifondazione Comunista; e Eridano
Sirio (1995), il cui primo nome è di un personaggio mitologico che dorme in
fondo al Po. Le nozze arrivano dopo 12 anni. Nel 1994 al congresso della Lega,
fra memorabilia e merchandising c’è anche il filmino del matrimonio, celebrato
poche settimane prima dal sindaco di Milano Marco Formentini. Un giorno sua
moglie Augusta la invita alla Scala, ma Manuela Marrone declina: “Mi piacerebbe
tanto, ma non ho nessuno che mi tenga i bambini“. Bossi è contrario all’aiuto
domestico, “è sbagliatissimo il sistema della famiglia che si basa sulle colf. I
figli hanno le braccia e devono imparare a organizzarsi“.
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Il Fatto Quotidiano.