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Funerali di Bossi, la base leghista si raduna a Pontida per omaggiare “il Senatur”: “Noi padani veri, i traditori sono al ministero”. Il videoracconto
“Noi che siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. La base leghista torna a cantare uno dei suoi storici cori in occasione del funerale di Umberto Bossi a Pontida. Fuori dal sagrato della Chiesa in tanti rimpiangono “il Senatùr”. E lo ricordano con gli slogan della vecchia Lega Nord. “Secessione”, “Roma Ladrona” scandiscono i militanti che sul sagrato della chiesa fischiano l’attuale segretario Matteo Salvini etichettandolo come “traditore”. Fischi misti ad applausi anche per la premier Meloni. All’uscita del feretro, il coro degli Alpini intona il Va Pensiero prima che il corteo funebre parta per il cimitero, circondato da due ali di fazzoletti verdi e bandiere con il Sole delle Alpi, di fronte al pratone di Pontida. L'articolo Funerali di Bossi, la base leghista si raduna a Pontida per omaggiare “il Senatur”: “Noi padani veri, i traditori sono al ministero”. Il videoracconto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Funerali di Bossi, cori all’uscita del feretro: “Bruciamo il tricolore”. Giorgetti costretto a intervenire: “Per cortesia…”
“Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore“. È questo il coro che hanno scandito centinaia di militanti della Lega al termine del funerale di Umberto Bossi a Pontida mentre il feretro era accompagnato fuori dalla chiesa dalla famiglia e dalle più alte cariche dello Stato, tra cui la premier Giorgia Meloni. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha detto al microfono, “per cortesia” per placare i militanti e consentire al parroco di recitare l’eterno riposo. Al termine della cerimonia anche cori “Padania libera “, sono stati scanditi più volte. L'articolo Funerali di Bossi, cori all’uscita del feretro: “Bruciamo il tricolore”. Giorgetti costretto a intervenire: “Per cortesia…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Viaggio a Gemonio, il paese di Umberto Bossi. Il ricordo dei militanti in radio: “Cosa rimane del suo messaggio politico? Niente, tradito da Salvini”
“Votavo Lega quando lottava lui, ma con Salvini no”. La signora Gabriella vive a Gemonio da sempre. Si commuove mentre ricorda “l’Umberto” quando faceva due chiacchiere in piazza con lei. Oggi però in piazza non c’è nessuno. In pochi passano davanti alla casa dove viveva il Senatur. Il ricordo è affidato ad alcuni striscioni che sono appesi sulla cancellata: “Saremo per sempre i tuoi giovani padani” e “Per sempre vota Bossi”. In mattinata, la famiglia Bossi ha ricevuto la visita del ministro Giancarlo Giorgetti e dell’ex senatore leghista Marco Reguzzoni che riporta ai cronisti il messaggio della famiglia: “L’appuntamento è per Pontida domenica a mezzogiorno, gli amici sanno che quello è il posto giusto”. Ma il ricordo viaggia anche sulle frequenze di quella che un tempo era Radio Padania, oggi Radio Libertà. Nel filo diretto con i militanti, si susseguono tanti ricordi del “Capo” non senza diverse critiche all’attuale segretario, Matteo Salvini. “Vorrei che tornasse la Lega- dice un’ascoltatrice – la Lega della gente mentre adesso noi della Lega della Padania siamo abbandonati”. Le fa eco un altro ascoltatore che si chiede “Che cosa rimane del suo messaggi oolitico oggi, niente, è stato tradito a partire dall’attuale segretario”. L'articolo Viaggio a Gemonio, il paese di Umberto Bossi. Il ricordo dei militanti in radio: “Cosa rimane del suo messaggio politico? Niente, tradito da Salvini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I funerali di Bossi saranno a Pontida. La Lega annulla tutti gli eventi di chiusura della campagna del referendum
L’ultimo saluto sarà a Pontida, a pochi passi dal pratone simbolo della Lega. I funerali di Umberto Bossi, il fondatore del Carroccio morto a 84 anni all’ospedale di Varese, si terranno domenica alle 14 all’abbazia di San Giacomo Maggiore, praticamente confinante con lo spazio simbolo dei leghisti. La decisione della famiglia è scaturita “volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega”, hanno spiegato gli stessi parenti chiedendo invece riservatezza in questi giorni. Mentre a Gemonio, dove il Senatur si era ritirato negli ultimi anni, sfilano i simpatizzanti della Lega ed è arrivato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In tutte le aree simbolo del Carroccio nella Lombardia, non sono mancati gli omaggi all’uomo che inventò l’idea della secessione. “Grazie Capo, Padania libera”, hanno scritto i Giovani Padani su uno striscione lungo quasi 5 metri comparso sul cavalcavia di viale Europa a Varese, ben visibile a chi esce dall’autostrada Milano-Varese dirigendosi verso il centro città. Giovedì sera la storica sede varesina della Lega in piazza Podestà è stata aperta in via straordinaria e dirigenti e militanti hanno esposto a loro volta uno striscione: “Siamo tutti figli tuoi”. La Lega ha annullato tutti gli eventi in programma, molti dei quali collegati alla chiusura della campagna referendaria. E l’intero centrodestra ha annullato la maratona oratoria in piazza San Carlo a Milano in programma venerdì sera. L’eredità di Bossi sono “coraggio e libertà”, ha detto il segretario leghista Matteo Salvini a Radio Libertà. “Coraggio, perché la Lega è quella delle scelte coraggiose, ha affrontato processi e problemi” e libertà “perché per fortuna la Lega non dipende da nessuno. Non ha potentati o lobby a cui rispondere. I nostri azionisti sono gli elettori”. Tra i tanti interventi per ricordarlo tra gli esponenti del centrodestra – da Antonio Tajani a Gianfranco Fini – c’è quello del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che lo ha definito una “persona comune” nonché “popolare e del popolo”. Cosa rimane nella Lega di oggi della lezione di Bossi? “Se andiamo a rivedere alcuni suoi comizi negli Anni novanta, alcuni” contenuti sono “sorprendenti”, ha rimarcato ricordando gli allarmi per “un’Europa tecnocratica” e del “problema della Cina”. Fontana ha quindi ringraziato “tutte le comunità politiche che si sono strette attorno alla Lega e alla famiglia di Bossi” ricordando, ad esempio, “le parole taccanti di Bersani”. L’ex segretario del Partito Democratico, in un post su X, ha infatti definito “l’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”. L'articolo I funerali di Bossi saranno a Pontida. La Lega annulla tutti gli eventi di chiusura della campagna del referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Non parteciperò al peana per Umberto Bossi: ricordo cos’è stata la sua Lega Nord
di Pietro Francesco Maria de Sarlo Parce sepulto, ma prima che, a reti unificate, parta il panegirico di Umberto Bossi è bene che qualcuno tramandi la giusta memoria di quello che fu l’uomo politico che dominò la scena per tutti gli anni ’90. Forse, come ha detto Formigli a PiazzaPulita (19 marzo) era un antifascista. Forse qualcun altro, come Aldo Cazzullo o Beppe Severgnini, lo ricorderà a capo di una Lega Nord “popolare, radicata, di produttori, artigiani, piccoli imprenditori, di quelli che mandano avanti il Paese”. Io ne ho memoria ben diversa. Se devo pensare alle riforme proposte dalla Lega Nord di Bossi mi vengono in mente la lira del Nord e quella del Sud, il mito della Padania, la secessione dei padano-veneti. Ricordo poi la gestione di Milano del sindaco secessionista Formentini e della ‘sciura’ Augusta, fatta su base strapaesana, il ‘tanko’, trattore trasformato dai secessionisti veneti in carro armato con cui assaltarono piazza San Marco a Venezia per fare la Repubblica Veneta, e le bandiere italiane bruciate sulle strade. Ricordo la pretesa di sostituire la ‘centralista’ religione cattolica con quella celtico padana con tanto di rito dell’ampolla contenente le acque del Dio Po e trasportata dal Moncenisio alla laguna veneta, e quella di sostituire miss Italia con miss Padania. Ma fossero solo queste idiozie il punto! Nei raduni di Pontida e nei congressi federali si urlava ‘ammazza un terrone risparmia un milione’, ‘Forza Etna’, ‘Roma ladrona’. Se penso alla eredità leghista di quegli anni mi viene in mente la Banca Padana, subito fallita, l’affare Tanzania o quello c.d. The Family, in cui l’allegra famiglia Bossi confondeva, con il tesoriere Belsito, risorse pubbliche e private. Ricordo che nel 2009 il ‘trota’, Renzo Bossi, assieme a Roberto Cota, quello delle mutande verdi, e al padre condivideva su Facebook il manifesto con lo slogan “legittimo torturare i clandestini”. E poi maître à penser come Borghezio e Calderoli e la presidente della Camera Pivetti. È questo il centrismo riformista e l’antifascismo di Bossi da cui lo Stato avanza ancora 49 milioni. In quegli anni le putride flatulenze della lega bossiana nutrivano il Bel Paese di umori antimeridionali, razzisti e xenofobi, testimoniate dalle trasmissioni di Gad Lerner di quegli anni: Milano Italia e Profondo Nord. In qualche bar di Milano c’era la mappa d’Italia divisa in due dal Canale d’Africa, dove i coccodrilli mangiavano i terroni che tentavano di attraversarlo. Negli uffici della Regione Lombardia di Formigoni dietro la scrivania di alcuni dirigenti c’era la cartina solo dell’Italia del Nord. A tutto ciò il mondo intellettuale della sinistra e no, non ha opposto alcuna resistenza. Anzi. D’Alema con Bossi fece il patto delle sardine affermando che la Lega Nord fosse una costola della sinistra (e però! Poi ci si lamenta se la sinistra non prende voti e non è credibile). Inseguendo la Lega si sono persi 40 anni di visione sui reali problemi e sul futuro del Paese: 20 a discutere di secessione e 20 di autonomia differenziata con dei razzisti xenofobi. Altro che Lega vannacciana o le puerili stupidaggini di Salvini! Nel mentre il mondo cambiava. Da quell’humus culturale, nonostante la continua vulgata giornalistica, non è uscito il buongoverno del Nord. Ne sanno qualcosa al MPS, dove hanno dovuto ingoiare il boccone amaro di Antonveneta, e tutti gli italiani con la questione delle Banche Venete. Poi la corruzione per il Mose e la storiaccia della Pedemontana. Mi spiace, con tutto il rispetto che si deve ai morti, non parteciperò al peana delle vedove inconsolabili. Umberto Bossi era un razzista da vivo e lo è anche da morto. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Non parteciperò al peana per Umberto Bossi: ricordo cos’è stata la sua Lega Nord proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morto Umberto Bossi: il magico arruffone, il Senatur dal fiuto finissimo e dai modi barbarici
Umberto Bossi è stato un magico arruffone, uno straordinario politico dal fiuto finissimo e dai modi barbarici. Ha cambiato l’Italia, e creato nel vocabolario comune la Padania, nel grande Nord, il suo mito. Non ha creato solo la Lega gli è riuscito di dare dignità a un sentimento, all’idea che c’è un Paese dentro il Paese. Bossi aveva 84 anni, era malato dal 2004 quando un coccolone lo colse sul più bello di un duetto con Mino Reitano. Lui, cioè Reitano, cantava un motivetto del momento: Italiaaa, Italiaaa, e Bossi il senatur lo rimbalzava con Padaniaaa, Padaniaaaa. Da Gemonio, la sua casa che poi sarà anche il destino malefico per via dei figli golosi dei piaceri della vita: in quelle mura giunsero e furono assorbiti e distratti dal circo familiare molti danari del finanziamento pubblico. Alla Lega lui dette tutto se stesso e riuscì nell’impresa che nessuno aveva previsto: sfondare la linea del Piave, bucare la Romagna, attraversare Firenze e conquistare Roma. Fu eletto per la prima volta al Senato nel 1987 e noi giornalisti imparammo a conoscerlo e a citarlo come il Senatur. Viveva maggiormente di notte, amava cantare (si dice che avesse partecipato al festival di Castrocaro del 1961 col nome di Donato), amava la pizza e la cedrata. Aveva un tale disordine intestinale che i suoi passi erano accompagnati da ripetute eruzioni sonore. “Non si lava”, statuì Montanelli. Pietro Citati disse che era il perfetto uomo da bar. Un po’ strambo, un po’ matto, ma profetico. Bossi legittimò il razzismo antimeridionale con uno storico manifesto: “Fora dai ball“. Negli anni in cui concimava il sentimento identitario e curava personalmente anche l’attacchinaggio, illustrò con una figura assolutamente esemplificativa, la sua posizione politica. Il Nord era la mucca pregiata e il Sud beveva alla mammella il suo latte. C’era l’avellinese Ciriaco De Mita a Roma, il governo era detenuto dalla forza trainante della Dc campana. Il potere era tutto meridionale quando Umberto Bossi, che davvero nessuno aveva visto arrivare, mise le tende a Roma. 1992, la discesa dei barbari, dei primi parlamentari leghisti. Gente da bar, come scriveva Citati, sprovveduta culturalmente ma terribilmente vicina alla gente da cui aveva avuto il voto. Del resto l’Umberto era diplomato alla Scuola Radio Elettra di Torino, diceva rodomontate ma aveva una capacità assoluta di essere sempre al centro della scena, di rivendicare il ruolo del nord mortificato da “Roma ladrona“. Il federalismo non è stato un vocabolo dal sen fuggito ma la pietra miliare di una politica, la traiettoria di uno schieramento che nei ceti produttivi, nelle partite iva, nel mondo dei piccoli commercianti e artigiani raccoglieva consensi e promesse. In pochi anni, meno di venti, la Lega ha dominato e governato le regioni del Nord, motivato e allenato centinaia di amministratori, sviluppato una narrazione fenomenale. Conta il nord, perché il Nord produce. E il nord arriva al potere con Silvio Berlusconi col quale Umberto Bossi prima fa l’affare della vita, si allea e così arriva al governo (ministro delle Riforme) e poi lo fa fuori, provocando la crisi di governo e chiamandolo Berluscaiser o anche Berluscaz. Arriva il 2004 e il coccolone. Lui non ruggisce più, non è il leone di un tempo. La Lega, la sua Lega, lo sopporta a stento fino a che nel 2012 si dichiara nella sostanza il divorzio politico. Bossi verrà sempre candidato ed eletto ma senza più nella sostanza diritto di parola. Con Silvio Berlusconi ritrova la pace, insieme come vecchi amici. Ma il vento è cambiato e la politica non lo riconosce più. La televisione non lo chiama più e lui nemmeno ha più dimestichezza con la parola. L’ictus gli farà progressivamente perdere la capacità di illustrare con compiutezza il proprio pensiero e lo lascia sillabare stancamente. Passano gli anni, lui è sempre a Gemonio. Muore a Varese nell’ospedale che ventidue anni prima era riuscito a salvarlo. L'articolo Morto Umberto Bossi: il magico arruffone, il Senatur dal fiuto finissimo e dai modi barbarici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Berluskaiser e l’Umbertone: 30 anni di amicizia, rivalità, insulti e alleanze tra Berlusconi e Bossi
Bossi e Berlusconi, Silvio e Umberto, nemici, amici, alleati, rivali: tutto e il contrario di tutto, in 30 anni che hanno cambiato per sempre (la mancanza di un aggettivo è voluta) la storia della politica italiana. Scena da un matrimonio: Tremonti mediava, Silvio per il Senatùr divenne “un fratello“. Fra i più commossi nel Duomo di Milano per l’ultimo saluto a Silvio Berlusconi, c’era Umberto Bossi. In quegli istanti al fondatore della Lega saranno passati nella mente decine di immagini e ricordi di un rapporto in cui rivalità politica e amicizia si sono intrecciati con alti e bassi: “attenti a Berluskaiser“, diceva nel ’94 diffidente il Senatùr, prima di diventare ospite fisso delle cene al lunedì ad Arcore, dove il Cavaliere voleva sempre “l’Umbertone“. E alla fine, “per tanti anni” Berlusconi è stato per lui “come un fratello”. In vista delle elezioni del 1994, Berlusconi manda una lettera a Bossi per invitarlo a trovare “identità di vedute”. Arriverà l’accordo, “a cui siamo costretti”, ammette il leghista, che mette sul piatto il federalismo e l’antitrust e propone un “blind trust’’ per la gestione dei beni di proprietà del magnate. Ma solo dopo un battibecco continuo fra il Cavaliere e il Senatùr: è “rozzo”, va dicendo il primo; “lo sbraniamo vivo”, replica il secondo. La strana coppia vince le elezioni, i due governano insieme ma il rapporto è ancora difficile. Il premier fa finta di non sentire quando ai comizi l’alleato lo chiama Berluscaz, Forzacoso, e così via, senza lesinare riferimenti a mafia e fascismo. La riconciliazione arriva dopo la “notte di Arcore“, il 13 agosto, con la famosa passeggiata nel parco di Villa San Martino e la stretta di mano davanti ai giornalisti, dopo l’invito che inaugura una tradizione della politica italiana, le cene del lunedì sera nella residenza del Cavaliere. Dura poco, però, l’incantesimo. Alcuni commenti poco edificanti di Berlusconi vengono carpiti da un giornalista, poi la Rai, la finanziaria, la nomina di Emma Bonino come commissario europeo al posto del leghista Francesco Speroni: un climax che in nove mesi porta Bossi alla mozione di sfiducia, sottoscritta con il Ppi. Una liberazione, per il Senatùr, “è ora di brindare”. Più avanti avrebbe raccontato di essersene pentito. Al ribaltone seguono reciproche accuse di tradimento. “Berlusconi è uno che di politica ‘el capiss ‘na gott’. È invece bravissimo a scegliere presentatrici tv“. Quando nel 1998 un riavvicinamento è in vista, i due si dicono d’accordo su una solo cosa: a non mangiare sardine insieme, cioè a non incontrarsi per tentare quel contro-ribaltone contro l’Ulivo. Con gli anni entrambi capiscono di non avere alternative. Giulio Tremonti fa da mediatore, a fine dicembre 1999 c’è un faccia a faccia distensivo in una saletta dell’aeroporto di Linate. “Berlusconi è migliorato”, dice Bossi nel gennaio del 2000. Un paio di mesi dopo torna ad Arcore per rinnovare una tradizione interrotta ormai da sei anni. Fra una cena e una colazione a villa San Martino prende forma la Casa delle libertà, che vince le elezioni del 2001. Non mancano fibrillazioni, ma si riesce sempre a trovare un compromesso. Una volta la pace va in scena a margine del funerale di Ernani Confalonieri, padre di Fedele, nel cimitero di Comerio. Nel 2004, mentre Bossi è ricoverato, Berlusconi si presenta a sorpresa all’abbazia di Pontida, dove centinaia di leghisti al Vespro per gli ammalati pregano per la salute del ‘capo’. I due saranno insieme all’opposizione e poi, nel 2008, di nuovo al governo. Con i loro tradizionali screzi, ma sempre più uniti. Uno desideroso sempre avere il coltello dalla parte del manico, l’altro capace di farsi concavo e convesso. “Con Berlusconi si può trattare: poi se ti da la parola, la mantiene“, si convincerà alla fine il leader leghista, cercando di tramandare questa esperienza a Matteo Salvini. “Silvio era diverso da come veniva descritto – il suo ultimo tributo prima del funerale al Duomo di Milano – i suoi principi erano il bello, il buono e il giusto“. L'articolo Berluskaiser e l’Umbertone: 30 anni di amicizia, rivalità, insulti e alleanze tra Berlusconi e Bossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un’intera stagione politica in una sequenza di foto: dalla secessione al potere di Roma
La sequenza di fotografie raccontare un’intera stagione della politica italiana che oggi si chiude. È morto il 19 marzo 2026 Umberto Bossi, nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, figura destinata a lasciare un segno profondo nella storia della Seconda Repubblica. ‹ › 1 / 28 11541774_SMALL ‹ › 2 / 28 4199617_SMALL ‹ › 3 / 28 11567622_SMALL ‹ › 4 / 28 ‹ › 5 / 28 ‹ › 6 / 28 ‹ › 7 / 28 ‹ › 8 / 28 ‹ › 9 / 28 ‹ › 10 / 28 ‹ › 11 / 28 ‹ › 12 / 28 ‹ › 13 / 28 11567564_SMALL ‹ › 14 / 28 ‹ › 15 / 28 ‹ › 16 / 28 ‹ › 17 / 28 ‹ › 18 / 28 ‹ › 19 / 28 ‹ › 20 / 28 ‹ › 21 / 28 ‹ › 22 / 28 ‹ › 23 / 28 ‹ › 24 / 28 ‹ › 25 / 28 ‹ › 26 / 28 ‹ › 27 / 28 ‹ › 28 / 28 Nelle prime immagini c’è il Bossi degli inizi: giacca semplice, voce ruvida, il volto di un politico che amava raccontarsi come un uomo venuto dal lavoro più che dai palazzi. Poi arrivano le fotografie dei raduni di Pontida, delle bandiere verdi, del simbolo del Carroccio con Alberto da Giussano: l’epoca in cui il fondatore della Lega Nord trasformò un movimento autonomista in una forza capace di cambiare il linguaggio della politica italiana. Soprattutto con la parola secessione. Seguono le immagini del potere: il ministro delle Riforme nel governo Berlusconi, le campagne elettorali, il soprannome di “Senatùr” diventato ormai identità politica. Ma nella serie fotografica c’è anche il tempo del declino: la lunga riabilitazione dopo l’ictus del 2004, il volto segnato, gli ultimi anni trascorsi più come simbolo che come leader. L'articolo Un’intera stagione politica in una sequenza di foto: dalla secessione al potere di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Parenti, figli, amori: il cerchio magico di Umberto Bossi
I figli, croce e delizia che non sono eredi politici. I genitori, ispirazione e complicità. Le donne, sempre al fianco. La famiglia, in senso lato: primo e forse unico cerchio magico nella vita di Umberto Bossi, politico vero, uomo complesso, sin dai primi anni di vita. Nella cascina di Cassano Magnago c’era la “scarna ma giusta biblioteca di nonna Celesta”, e lì trovò un libricino di Massimo D’Azeglio, Lega Lombarda – Romanzo storico del secolo XII. A tanti anni di distanza, Umberto Bossi ci poteva vedere una premonizione, ma la sua coscienza politica, raccontava il Senatùr, origina dall’ascolto del padre Ambrogio. “Era un tessitore di Gallarate, mi diceva sempre: qui c’è un sacco di gente, imprenditori, lavoratori, che non sono contenti, ma nessuno ha il coraggio di dire come stanno davvero le cose. Allora, alla fine degli anni ’70, quando mi sono trovato a fare politica, quelle cose le ho dette io“, spiegò in un’intervista il fondatore della Lega Nord. Ida Valentina Mauri, la mamma, era l’altra colonna di una famiglia che ha fatto i conti con la povertà nella realtà agricola di Cassano Magnago, un “boom vissuto al contrario”, ricordava spesso Bossi. Una donna minuta ma tutta d’un pezzo, veniva descritta, sempre lontana dalla ribalta ma pronta, una decina di anni fa, ad affrontare a muso duro una troupe televisiva che le aveva citofonato nel mezzo della bufera giudiziaria sui conti del Carroccio, per difendere il primogenito. Lei e Bossi si intendevano con uno sguardo. Sin da quando era un ragazzino, “un ragazzo della via Gluck“, come si descriveva lui, “un piccolo teppista” e “un po’ scapestrato”. Il primo di una serie di lavori umili è in lavanderia (“Mettevo la candeggina nella lavatrice”), dopo la maturità scientifica nel biennio di scuole serali (“Un tour de force alienante”), gli studi all’università di Pavia, interrotti per motivi economici o per la politica, a seconda delle ricostruzioni, prima di riuscire a diventare ginecologo. Nella biografia sul sito del governo, nel 2004, è “specializzato in elettronica applicata alla medicina“. Torna al Policlinico di Pavia nel 2007, in occasione di una visita di Benedetto XVI. Lo saluta emozionato e, lodando un suo intervento, dice: “Senza la famiglia non resta più niente”. In quella di Bossi ci sono anche il fratello Franco, uno dei pochi ammessi nella cerchia del leader malato per un periodo nel 2004, e la sorella Angela, con cui litiga negli anni ’80: secondo una versione, il Bossi scapestrato lasciava debiti a lei e al marito Pierangelo Brivio, e dopo la rottura i due si candidarono contro di lui alle regionali in Lombardia. “Mia sorella è la leader delle bistecche”, la liquidò invece il ‘capo’, spiegando di aver reagito alle sue tendenze nepotiste: “Voleva che portassi avanti suo marito”. Segnato politicamente dalla nonna, “una sindacalista di origine socialista”, Bossi ricordava di essersi impegnato solo per alcuni mesi in attività a sostegno del Cile di Allende, vendendo quadri per raccogliere fondi, ma smentiva una militanza nel Pci. Eppure il magazine “Sette” trovò il suo nome nei registi della sezione del partito di Verghera di Samarate. Nel 1975, a quasi 35 anni, sposa Gigliola Guidali, commessa in un negozio di Gallarate. Nasce Riccardo, condannato nel 2016 a un anno e 8 mesi, con la condizionale, per appropriazione indebita per le presunte spese personali con i fondi del Carroccio, e accusato più volte di acquisti senza pagare. Dopo la separazione, il Senatùr fa coppia con Manuela Marrone, compagna politica della prima ora, che metteva a disposizione il suo appartamento per le riunioni e firmò l’atto fondativo della Lega Lombarda del 1984. Lui che da sempre attacca “cardinaloni” e “vescovoni“, lei cattolica, di madre lombarda e padre siciliano, impegnata per la scuola Bosina di Varese fondata nel 1998, e baby pensionata, come sottolineare Gianfranco Fini negli scontri a distanza con Bossi. Marrone e il Senatùr hanno tre figli, Renzo (1988), il ‘trota’, che diventa il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia, e fa parlare di sé per i diversi tentativi di diplomarsi; Roberto Libertà (1990), finito sui giornali per una storia di ingiurie e lesioni a un militante di Rifondazione Comunista; e Eridano Sirio (1995), il cui primo nome è di un personaggio mitologico che dorme in fondo al Po. Le nozze arrivano dopo 12 anni. Nel 1994 al congresso della Lega, fra memorabilia e merchandising c’è anche il filmino del matrimonio, celebrato poche settimane prima dal sindaco di Milano Marco Formentini. Un giorno sua moglie Augusta la invita alla Scala, ma Manuela Marrone declina: “Mi piacerebbe tanto, ma non ho nessuno che mi tenga i bambini“. Bossi è contrario all’aiuto domestico, “è sbagliatissimo il sistema della famiglia che si basa sulle colf. I figli hanno le braccia e devono imparare a organizzarsi“. L'articolo Parenti, figli, amori: il cerchio magico di Umberto Bossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Riccardo Bossi
Morte Bossi, Salvini annulla tutti gli appuntamenti e torna a Milano. Bersani: “L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia”
“Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”. Lo scrive sui social Pier Luigi Bersani, allegando una foto con il fondatore della Lega, morto a 84 anni a Varese nella sera del 19 marzo, in ospedale. La Lega ha già comunicato che Matteo Salvini ha annullato tutti gli appuntamenti previsti domani e farà subito rientro a Milano: “L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari. Tutti gli appuntamenti previsti per domani sono annullati”. Ma sono tantissime le reazioni della politica alla morte del “Senatur“. “Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra“, ha scritto la premier Giorgia Meloni. “In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”. “Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”, scrive il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani. “Perdo un amico“, ha dichiarato invece Ignazio La Russa, presidente del Senato. “Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del Nord e le scelte utili alla sua parte politica”, ha dichiarato La Russa che ha poi concluso. “Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica“. Il ministro della difesa Guido Crosetto ha invece pubblicato un post social, ricordando un aneddoto: “Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui. La prima volta fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok è finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di AN e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco”. L’aneddoto di Crosetto prosegue. “Si zittirono tutti – prosegue Crosetto- ‘Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?’. Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli LSU ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: ‘Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti’. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto“. Messaggi di cordoglio che arrivano anche dalla sinistra italiana, a partire dal presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: “È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 Stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento”. Pensiero simile quello espresso da Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde. “Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto BOSSI, figura che ha segnato la storia politica dell’Italia. Pur nella distanza politica, ne riconosco il ruolo nella storia istituzionale italiana e l’impegno profuso per il suo partito. Un pensiero alla famiglia e ai suoi cari”. L'articolo Morte Bossi, Salvini annulla tutti gli appuntamenti e torna a Milano. Bersani: “L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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