Pur di votare al referendum sulla Giustizia, migliaia di fuorisede hanno assunto
l’incarico di rappresentante di lista. Eppure in alcuni casi si sono verificati
ostacoli con i presidenti del seggio: lo hanno denunciato il Movimento 5 stelle,
Alleanza verdi e sinistra e il Partito di rifondazione comunista. Tra i compiti
del rappresentante di lista c’è l’osservazione di tutte le operazioni: dalla
costituzione del seggio, passando per la votazione e la chiusura fino allo
scrutinio. Tra le sue facoltà, quella di votare proprio nella sede dove è stato
designato dal partito o dalla forza politica. E’ scritto nelle istruzioni del
ministero dell’Interno, secondo paragrafo capitolo 7 comma “b”: “i
rappresentanti dei partiti o dei promotori possono votare nel seggio dove
esercitano le funzioni di rappresentante, anche se iscritti in qualsiasi altra
sezione del territorio nazionale”. Anche per questo il Movimento 5 stelle, su
1500 rappresentanti di lista in Lombardia, ha nominato 1100 fuorisede: studenti,
ma anche insegnanti e pazienti originari del Sud in cura negli ospedali del
Nord. Peccato che alcuni di loro “hanno dovuto scontrarsi con casi di
impreparazione al seggio”, dice a ilfattoquotidiano.it Dario Violi, coordinatore
regionale M5s Lombardia. Che aggiunge: “C’è chi è stato costretto a rivolgersi
alle Forze dell’ordine, chi ha dovuto firmare documenti in Comune, fino a chi si
è sentito dire che per i rappresentanti di lista non erano a disposizione schede
elettorali extra”. Secondo quanto riferito, i due casi segnalati si sono risolti
anche se a fatica; dubbi restano solo per una persona.
A Treviglio (provincia di Bergamo) una rappresentante di lista M5s si è dovuta
rivolgere alle forze dell’ordine del presidio elettorale, per veder riconosciuto
il suo diritto al voto. Secondo il presidente di quel seggio – racconta il
Movimento – un fuorisede non avrebbe potuto votare neppure nella veste di
rappresentante di lista, perché altrimenti avrebbe potuto inserire una seconda
scheda nell’urna del seggio di residenza. Anche per questa ragione – denunciano
i 5 stelle – in un altro caso è stato chiesto l’invio di un modulo nel municipio
indicato dalla tessera elettorale, prima di esercitare il diritto di voto: ma le
istruzioni del Viminale non prevedono nulla di tutto ciò. Un’elettrice a
Treviglio è riuscita a depositare la scheda nell’urna, malgrado domenica non
fosse presente nella lista dei rappresentanti: solo dopo insistenze e con il
regolamento del Viminale in mano, le è stato consentito di esercitare il diritto
al voto. “Mi sono sentita trattata come una criminale“, è l’amaro commento.
Non solo il Movimento denuncia ostacoli al voto per i rappresentanti di lista
fuorisede. Ieri al coro si è unita anche Alleanza verdi e sinistra: “Si
registrano numerosi casi in cui, con varie scuse pretestuose, si è impedito
l’accredito dei rappresentanti ai seggi nominati da Avs o dai comitati del No.
In alcuni casi sarebbero stati identificati dalle forze dell’ordine e respinti
all’ingresso dei plessi. Un numero significativo di rappresentanti di lista non
sono stati ammessi e non potranno votare, in totale e inescusabile violazione
delle norme e dei principi basilari della democrazia”. La nota di Avs si chiude
con l’invito al “Ministero dell’interno di intervenire con estrema urgenza per
ristabilire immediatamente lo svolgimento regolare delle operazioni di voto”. 24
ore fa nella capitale è insorto anche il Partito di rifondazione comunista, con
il segretario romano Giovanni Barbera: “In diversi seggi si stiano ponendo
ostacoli al voto dei rappresentanti di lista presso le sezioni in cui sono
designati. È bene ricordare che, ai sensi della normativa vigente, essi possono
votare nella sezione presso cui esercitano le loro funzioni, anche se iscritti
in altre sezioni di altri comuni, proprio per garantire la continuità della
vigilanza sulle operazioni di voto.
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M5s: “Qualcuno si è rivolto alle forze dell’ordine, altri hanno firmato moduli”
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