
Il lupo solitario di Adam Weymouth
Il Tascabile - Friday, January 16, 2026“T o be in someone’s shoes” è un’espressione idiomatica anglofona sovrapponibile al nostro “mettersi nei panni dell’altro”, qualcosa che ci viene consigliato di provare quando non riusciamo a comprendere comportamenti ed emozioni di chi è diverso da noi. Il compito si figura ancora più arduo quando l’altro è un animale non umano, da millenni il più temuto e odiato in Europa. Tentare di osservare il mondo con gli occhi di un lupo non è, però, un vacuo esercizio di stile per Adam Weymouth. Lo scrittore britannico ha seguito a piedi le orme di Slavc, l’eroe inconsapevole di una storia che parla di vita selvatica e rurale, scienza e leggende, sopravvivenza e strumentalizzazione, raccontata nel libro Il lupo solitario. Un cammino tra civiltà e natura selvaggia (2025), pubblicato da Iperborea nella traduzione di Luca Fusari.
Slavc, Slavko, Slauz. Sono i tre nomi propri con cui le popolazioni di Slovenia, Austria e Italia hanno battezzato il lupo che ha attraversato i loro confini a partire dal 2011, quando ha lasciato la sua famiglia d’origine per giungere infine in Lessinia, un’area delle Prealpi venete compresa tra le province di Verona, Vicenza e Trento. Slavc era stato precedentemente dotato di un collare GPS e, alcuni anni dopo, le coordinate inviate dal dispositivo hanno guidato Weymouth lungo il percorso affrontato dal canide, tra sentieri selvatici, paesi quasi deserti e aree limitrofe a zone più intensamente antropizzate. L’autore ha tentato di immaginare gli ostacoli, lo stupore, il respiro della libertà e gli incontri che hanno portato a compimento il destino naturale dell’animale: il congiungimento con Giulietta, probabilmente la prima simile incrociata dopo chilometri di solitudine, e la generazione di nuove vite.
Adam Weymouth ha seguito a piedi le orme di Slavc, il lupo che tra il 2011 e il 2012 ha attraversato i confini di Italia, Slovenia e Austria, oltre 1000 chilometri di cammino prima di trovare una compagna in Lessinia.
Dalla coppia di lupi è scaturita una numerosa discendenza che divide scienza, politica e opinione pubblica, in un conflitto che ha radici antiche. Favole, racconti orali, documenti storici e letteratura descrivono il rapporto ostile instauratosi tra le comunità umane, diventate sedentarie e dedite alla pastorizia, e i lupi. Cacciati per secoli e quasi scomparsi in Europa, hanno iniziato a ripopolare il continente a partire dagli anni Settanta. Questo ritorno è stato favorito da una combinazione di fattori storici, economici e sociali, come l’abbandono graduale delle aree rurali e la conseguente riforestazione, processi che hanno limitato la presenza umana e restituito areale ai grandi carnivori. Anche le istituzioni europee hanno rivestito un ruolo importante con il finanziamento di progetti di tutela e conservazione. Questo, però, ha contribuito a complicare la convivenza tra i lupi e quegli umani che, per generazioni, avevano costruito la propria vita e il proprio sostentamento senza immaginare che la fauna selvatica, un giorno, potesse tornare a reclamare i suoi spazi. Il nostro rapporto con gli altri animali è spesso il riflesso dei nostri desideri, delle debolezze, del modo in cui percepiamo il mondo e costruiamo la nostra esistenza. Scrive l’autore:
Gli animali vivono fianco a fianco con noi in mondi paralleli che è quasi impossibile conoscere, ma anche quando cerchiamo di spiegare cosa succede nella testa delle persone intorno a noi facciamo un errore simile all’antropomorfizzazione. Forse è meglio un approccio obliquo. Quando parliamo del lupo, come ho imparato in seguito, non parliamo mai soltanto di un lupo. E così sono andato a vedere se seguire la strada dei lupi poteva dirci qualcosa riguardo a questo snodo della storia europea, questo passaggio tra epoche.
Per Weymouth, il ritorno del lupo permette di scorgere con maggiore chiarezza le fragilità del sogno europeo, minacciato da guerre e riscaldamento globale. È in questo clima che i populismi diffondono i loro veleni, è in queste condizioni che la ragione lascia il posto all’egoismo e alla rabbia. Superare a piedi i confini attraversati dal lupo solitario Slavc è per lo scrittore il modo migliore per mettersi in ascolto di una natura indomita e allo stesso tempo vulnerabile, di una comunità scientifica inebriata dal fascino della conoscenza e fiduciosa nel potere salvifico del sapere e di un mondo rurale che tenta con tutte le sue forze di sopravvivere all’ineluttabile sviluppo della nostra società e di difendere le sue radici e tradizioni.
A partire dagli anni Settanta in Europa si è registrato un ritorno del lupo, favorito da una combinazione di fattori storici, economici e sociali, come l’abbandono graduale delle aree rurali e la conseguente riforestazione.
L’autore non è nuovo a queste esperienze, anzi è un camminatore esperto: nel 2010 è partito a piedi da Whiteparish, vicino a Salisbury, fino a raggiungere Istanbul, in Turchia, attraversando 5000 chilometri in 8 mesi. Per di più, non è la prima volta che esplora la relazione tra società umane e animali, infatti già nel 2018 ha raccolto storie di interconnessione tra il salmone reale e le comunità che da esso dipendono, per poi raccontarle in Kings of the Yukon (2019).
Il suo retroterra si riflette nella scrittura di Il lupo solitario, tra le cui pagine si alternano istantanee suggestive di paesaggi naturali, a volte molto toccanti, e incontri con chi vive a stretto contatto con i lupi. Ci sono Hubert Potočnik, professore della facoltà di Biotecnica dell’Università di Lubiana, che ha seguito il viaggio di Slavc, e Kurt Kotrschal, biologo e fondatore del Wolf Science Center di Vienna, che dal 2008 studia cani e lupi, la loro etologia e cerca di svelare i segreti della domesticazione. Compaiono anche Stane, scalatore di montagne e sostenitore della campagna contro i grandi carnivori in Slovenia, e diversi allevatori veneti, stanchi e arrabbiati per le perdite causate dai branchi della loro regione. Accanto a loro troviamo giovani coppie come gli austriaci Lena e Werner o gli italiani Sofia e Mattia, che sembrano riuscire a conciliare il rispetto per la tradizione rurale con le esigenze della vita quotidiana e la consapevolezza che la coesistenza tra esseri umani e lupi, seppur complessa, è possibile.
Le voci degli abitanti della montagna fanno da contrappunto a digressioni scientifiche, storiche e folcloristiche oltre che alle riflessioni personali di Adam Weymouth, da cui emerge quanto il terrore verso il lupo sia accompagnato dalla paura dell’altro, del diverso, dei confini che scompaiono, del cambiamento inarrestabile e, per alcuni, inaccettabile. Durante il cammino sulle tracce di Slavc, l’autore diventa sempre più consapevole di quanto il lupo incarni il simbolo del cambiamento in un’epoca le cui vicende alimentano un diffuso stato di angoscia. Migrazioni, guerra, spopolamento, scioglimento dei ghiacciai e foreste che muoiono. Comunità che temono per la propria vita e politici che polarizzano il dibattito e fanno promesse difficili da mantenere. Nessuno può dirsi realmente immune da un opprimente senso di incertezza, come confessa l’autore verso la fine del suo percorso, scosso dal crollo di una porzione del ghiacciaio della Marmolada avvenuto il 3 luglio 2022:
Vedere la cicatrice della Marmolada in questi giorni di caldo secco mi fa capire che nemmeno io so che senso dare a un mondo che mi pare sempre più fuori dal mio controllo. Niente smaschera la menzogna della nostra liberazione dalla natura più dei momenti in cui la natura stessa si rivolta, e ci divora. La ricomparsa del lupo non è un ritorno al nulla. Tutti quanti ci stiamo tuffando in un mondo inesplorato, e l’unica vera fantasia è che possiamo fermarlo.
Scorrendo le pagine del libro si ha l’impressione che calpestare le tracce di Slavc, e tentare l’impresa impossibile di guardare il mondo con i suoi occhi, ci possa aiutare a distaccarci da pregiudizi e credenze. Attraverso le esperienze delle persone intervistate si scopre che il lupo può essere al contempo un legittimo attore degli ecosistemi a cui appartiene e un elemento di instabilità per i centri rurali, la specie da cui hanno avuto origine gli amati cani e un razziatore di animali allevati, un essere dall’aspetto magnetico e dal comportamento affascinante e, talvolta, un pericolo per la vita stessa degli umani.
Superare a piedi i confini attraversati dal lupo solitario Slavc è il modo migliore per mettersi in ascolto di una natura indomita e allo stesso tempo vulnerabile, ma anche di un mondo rurale che tenta con tutte le sue forze di sopravvivere all’ineluttabile sviluppo della società e di difendere le sue radici e tradizioni.
Se è parzialmente vero che, come afferma con tono di speranza Weymouth, “Abbiamo aperto le nostre porte a quella che un tempo era la più denigrata delle creature e le abbiamo permesso di costruire nuove vite in terre antiche”, a distanza di pochi anni dal termine della sua avventura è difficile abbracciarne lo stesso ottimismo: a maggio scorso il Parlamento europeo ha appoggiato la proposta della Commissione di modificare la Direttiva habitat e declassare lo status del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”. Inoltre, le cronache italiane accolgono numerosi casi di uccisioni illegali e crudeltà nei confronti di questi mammiferi.
Non sarà l’attribuire a un animale un’accezione simbolica, ascoltare una singola storia avvincente o nutrire il mistero che avvolge questo essere vivente a darci la speranza e, soprattutto, gli strumenti per invertire le dinamiche di ignoranza e morte in atto. O per lo meno non possiamo contare solo su questo. Una via alternativa è tracciata proprio tra le righe di quest’opera: la ricerca, la conoscenza, il confronto aperto, la comprensione delle ragioni dell’altro ‒ animale umano o non umano ‒ possono essere basi solide per la coesistenza, per quel futuro in cui avremo il coraggio e la forza di guardare avanti e non voltarci più indietro, per quei giorni in cui il lupo non sarà né un romantico salvatore né un folle carnefice. Sarà solo un lupo.
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