
Spagna in controtendenza rispetto all’Europa: il governo Sanchez regolarizza oltre 500mila migranti
Il Fatto Quotidiano - Wednesday, January 28, 2026Va in direzione contraria rispetto a tanti altri Paesi europei la Spagna, che con un decreto ha deciso di stabilizzare oltre mezzo milione di immigrati irregolari, offrendo loro la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno. Mentre molti governi irrigidiscono confini e norme – dall’Italia che vuole trattenere in Albania i richiedenti asilo fino ai provvedimenti più severi per i rifugiati in Gran Bretagna e ale pene detentive in Grecia per i migranti che restano nonostante il respingimento delle richieste di asilo -, l’esecutivo progressista di Pedro Sanchez dà il via libera a una scelta politica e simbolica che intreccia diritti, demografia ed economia, rivendicata come risposta “realistica” a una trasformazione già in atto nella società spagnola. “Oggi è una giornata storica per il nostro Paese”, ha dichiarato la ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, al termine del Consiglio dei ministri. “Rafforziamo un modello migratorio fondato sui diritti umani, sull’integrazione e sulla convivenza, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”.
La misura – concordata con Podemos e adottata via decreto dall’esecutivo di coalizione minoritario Psoe-Sumar, per evitare le forche caudine del Parlamento – apre l’iter per la concessione di un permesso di residenza legale a “circa mezzo milione di stranieri” presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2026 e privi di precedenti penali. Inizialmente annuale, consentirà fin da subito l’accesso al lavoro “in tutti i settori e ovunque nel paese” ai richiedenti. Che, poi, concluderanno l’iter di integrazione tramite la normativa ordinaria sugli stranieri. Include i ricongiungimenti familiari da subito anche per i figli minori. I termini per la presentazione delle richieste di regolarizzazione inizieranno da aprile per concludere il 30 giugno. I numeri spiegano le ragioni della scelta. In Spagna vivono oltre 7 milioni di stranieri su 49,4 milioni di abitanti (dati Ine) e che rappresentano il 16% degli iscritti alla Previdenza sociale, come ha evidenziato la ministra Saiz. Gli irregolari, secondo un report de centro di analisi Funcas, sono circa 840mila, otto volte più che nel 2017. In larga maggioranza (circa 91%) provenienti dall’America Latina con nazionalità colombiana, peruviana e honduregna particolarmente numerose, di madrelingua ispanica. Oltre a questo, condividono anche la religione e sono affini alla cultura del Paese. Una forza lavoro in gran parte già inserita nei gangli dell’economia e che potrà essere ora regolarizzata. Mentre i flussi degli irregolari sono in calo: nel 2025 sono entrati in Spagna circa 37mila migranti irregolari, pari a – 42% rispetto al 2024, secondo il ministero dell’Interno.
Il governo lega apertamente la robusta crescita economica degli ultimi anni (del 2,9% del Pil nel 2025, oltre il doppio della media europea) al contributo dell’immigrazione. Non a caso Sanchez ha ripetuto che “è decisivo per l’espansione dell’economia”. E, proprio oggi, i dati diffusi dall’Ine sull’occupazione nel 2025 hanno segnato record di oltre 22,4 milioni di lavoratori, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. E con quasi mezzo milione di persone in più nella forza lavoro attiva, che hanno attenuato le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione, sostenendo il sistema di welfare. La sanatoria, ispirata a un’iniziativa legislativa popolare del 2023, sostenuta da 700mila firme del mondo associativo (inclusa la Chiesa spagnola) ma bloccata in Parlamento, ha però esasperato lo scontro politico. Il partito di estrema destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ha reagito con toni estremi, bollandola come un “effetto di richiamo” per migliaia di persone. Ha accusato il governo di voler “sostituire il popolo spagnolo” e ha invocato “espulsioni e rimpatri forzati”. Mentre il leader del conservatore Partido Pupular, Alberto Nunez Feijoo, ha definito la regolarizzazione “una cortina di fumo” tesa a “distogliere l’attenzione” da criticità, come la gestione dei trasporti pubblici, dopo le recenti tragedie nazionali della strage ferroviaria di Adamuz (Cordoba) in cui sono morte 45 persone.
I numeri sui migranti in Spagna – Secondo quanto emerge dal rapporto del centro di analisi economico-sociale Funcas, basato su dati aggiornati al 2025, in Spagna vivono circa 840mila immigrati extracomunitari in situazione irregolare, una cifra otto volte superiore a quella del 2017. Secondo lo studio, gli stranieri senza permesso erano otto anni fa 107mila e rappresentano oggi il 17,2% della popolazione extracomunitaria. La maggior parte non è arrivata via mare, ma in aereo, entrando regolarmente e perdendo poi lo status legale. I paesi di provenienza sono in larga parte quelli dell’America Latina, regione da cui provengono circa 760mila persone. In testa i colombiani (circa 290mila), seguiti dai peruviani (quasi 110mila) e honduregni (90mila). Molto più distaccate le altre aree: Africa (circa 50mila), Asia (15mila) ed Europa non Ue (14mila). In passato la Spagna ha varato nove regolarizzazioni di migranti tra il 1986 e il 2005 promosse da governi sia socialisti che popolari, che hanno consentito complessivamente la regolarizzazione di oltre un milione di immigrati, l’ultima delle quali venti anni fa con l’esecutivo Zapatero, quando furono concessi documenti a oltre 576mila stranieri.
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