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Cittadinanza spagnola agli eredi delle Brigate internazionali, tra loro la famiglia di Pierangelo Bertoli: “Un onore”
“Eppure il vento soffia ancora”, scriveva e cantava Pierangelo Bertoli. Il vento dell’antifascismo, della gratitudine di un governo ai combattenti che nella prima metà del secolo scorso lottarono e morirono “a favore della libertà e della democrazia”. Non è però il governo italiano di Giorgia Meloni a esternare la gratitudine ma quello spagnolo di Pedro Sánchez. Novanta anni dopo il colpo di Stato da cui prese origine la lunga dittatura fascista e oppressiva del generale Francisco Franco, la Spagna rende onore ai combattenti delle “Brigate Internazionali” che da tutto il mondo si recarono a difendere la democrazia in appoggio delle forze armate repubblicane. Lo fa concedendo la nazionalità spagnola onoraria a 171 figli e nipoti di quei combattenti che hanno dimostrato “un impegno costante nel diffondere la memoria dei loro antenati”. Bruna Pattacini, moglie di Pierangelo Bertoli, e i loro quattro figli Lorna, Emiliano, Alberto e Petra, figurano nell’elenco dei discendenti di quei combattenti che compongono il gruppo più numeroso per nazionalità: gli italiani. Bruna si dice semplicemente commossa per questo riconoscimento. Il padre di lei e della sorella Alice era Fausto Pattacini “Sintoni”, apprendista calzolaio che a 21 anni nel 1938 espatriò clandestinamente e si arruolò nella Brigata Garibaldi combattendo in Spagna sul duro fronte del fiume Ebro. Terminata quella “trasferta” fu internato nei campi di prigionia francesi, conobbe il confino a Ventotene e venne condannato per renitenza alla leva prima di passare alla Resistenza col ruolo di comandante della divisione SAP di pianura a Reggio Emilia. Nel dopoguerra lavorò come funzionario della Federazione Comunista nella sua città. Un curricolo di combattente che si ripete nelle storie degli altri italiani ai cui discendenti va oggi il riconoscimento del governo spagnolo. Diciassette di loro sono emiliano romagnoli di Forlì, Ravenna e Fusignano; di Reggio Emilia, Sassuolo e Formigine. Altri sono originari di Milano e Roma, di Napoli e Venezia, di città e Paesi del Veneto e della Lombardia, della Campania e delle Marche, del Piemonte e del Friuli. Dall’estero a combattere quella guerra contro la dittatura arrivarono da tutto il mondo. Nell’elenco diffuso il 4 novembre 2025 il governo spagnolo cita 47 italiani ma figurano discendenti di combattenti nati a Cuba e negli Stati Uniti; in Tunisia, Cecoslovacchia, Polonia, Albania e nella ex Iugoslavia; in Francia, Scozia, Germania e Inghilterra. Ai quali si aggiungono i provenienti da Paesi lontani come Messico e Nuova Zelanda, Uganda, Bolivia, Venezuela e Sudan. Un combattente arrivò in Spagna anche dall’Uzbekistan, ma chiamandosi sua figlia Stellina Ossola è facile immaginare di che nazione fosse originario. Alberto Bertoli ricorda oggi il nonno combattente dicendo che tutta la famiglia si sente orgogliosa del suo impegno contro il fascismo, sebbene la lotta di Liberazione abbia sconvolto la prima parte della vita privata di Fausto Sintoni, sacrificata “al dovere di lottare per la libertà e per la dignità di tutti gli uomini e le donne”. Questo riconoscimento, aggiunge Alberto che si è affermato come cantautore sulle orme del padre, “ci onora, perché arriva nel momento giusto. In un’epoca segnata dalla egemonia dei soldi e delle guerre, dai rigurgiti del fascismo e dalla compressione dei diritti dei cittadini”. Parole che risuonano con quelle pronunciate dal presidente spagnolo Pedro Sánchez: “Per la Spagna libera e democratica che siamo, sarà un onore poter chiamare compatrioti i discendenti dei combattenti. Riconoscendo loro questo diritto, facciamo appello alla difesa stessa della democrazia in un momento di minaccia e regressione in tutto il mondo”. Nell’ottobre del 1938, l’allora Primo Ministro spagnolo Juan Negrín aveva promesso “diritto e onore” ai membri delle Brigate Internazionali ritirate dall’Esercito Popolare della Repubblica. La promessa in Spagna è stata mantenuta e in Emilia-Romagna il 27 marzo tutti i discendenti dei combattenti saranno ricevuti dal presidente della Regione Michele De Pascale e dall’ambasciatore spagnolo in Italia Miguel Fernandez-Palacios. Per dire loro che l’unità dei valori antifascisti è ancora capace di superare confini e barriere. Di opporsi, per concludere con le parole della canzone di Pierangelo Bertoli, al “freddo interesse” che ha “sbarrato le porte alla vita”. L'articolo Cittadinanza spagnola agli eredi delle Brigate internazionali, tra loro la famiglia di Pierangelo Bertoli: “Un onore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caro energia, il caso Spagna: dal governo misure per 5 miliardi. Sánchez: “Grazie alle rinnovabili da noi il prezzo del gas incide meno sulle bollette”
La risposta della Spagna alla crisi energetica è un pacchetto molto più ampio e strutturato rispetto all’intervento italiano sulle accise e gli sconti all’autotrasporto. Il governo guidato da Pedro Sánchez ha approvato venerdì un piano da 5 miliardi di euro, articolato in 80 misure, con l’obiettivo di contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi dell’energia legata alla guerra in Medio Oriente. Secondo il premier socialista, si tratta del “maggiore scudo sociale ed economico dispiegato nell’Ue”, destinato a sostenere direttamente 20 milioni di famiglie e 3 milioni di imprese. Il piano combina interventi immediati – come il taglio dell’Iva e delle accise su elettricità e carburanti e sconti in bolletta per i più vulnerabili – con misure strutturali, tra cui incentivi all’elettrificazione e agli investimenti nelle rinnovabili. Al centro della strategia c’è il “modello spagnolo” che punta sulla transizione energetica. Sanchez ha rivendicato che, grazie alla forte penetrazione delle rinnovabili, il prezzo del gas incide sul costo dell’elettricità solo per il 15% in Spagna, contro il 90% in Italia e il 40% in Germania. Un divario che si riflette direttamente sui prezzi: lo scorso sabato, ha sottolineato, l’elettricità in Spagna costava 14 euro per MWh, mentre in Italia, Germania e Francia superava i 100 euro. Una linea vincente da cui il Paese non intende discostarsi: nessuna retromarcia sull’agenda verde, confermata anche dal rifiuto di modifiche pesanti al sistema di scambio delle quote di emissione Ets, di cui l’Italia chiedeva invece la sospensione. Nel dettaglio, il primo decreto prevede una riduzione complessiva del 60% delle imposte sull’elettricità, con l’Iva tagliata dal 21% al 10% e accise ridotte allo 0,5%. L’Iva al 10% viene estesa anche a gas naturale e pellet, mentre vengono congelati i prezzi massimi di butano e propano. Sui carburanti, Madrid introduce un taglio medio di circa 30 centesimi al litro – superiore ai 25 centesimi previsti dal governo italiano – con un risparmio stimato di circa 20 euro per un pieno di un’auto di medie dimensioni. A questo si aggiungono aiuti mirati di 20 centesimi al litro per trasportatori, agricoltori, allevatori e pescatori, oltre a un sostegno per l’acquisto di fertilizzanti. Elemento cruciale è il rafforzamento dei controlli: il governo ha attribuito nuovi poteri all’Antitrust spagnola (Cnmc) per verificare che i tagli fiscali si traducano effettivamente in prezzi più bassi e per “punire severamente” eventuali comportamenti opportunistici. Il pacchetto include anche misure sociali rilevanti, come il divieto di licenziamento per le imprese che ricevono aiuti pubblici e, in un secondo decreto separato, il congelamento temporaneo degli affitti. Quest’ultimo provvedimento – fortemente voluto dalla piattaforma Sumar – riguarda oltre un milione di contratti in scadenza tra il 2026 e il 2027, che dovranno essere rinnovati alle stesse condizioni. Una misura politicamente delicata, che Sanchez ha scelto di scorporare per evitare di compromettere l’approvazione dell’intero pacchetto, in un Parlamento dove il governo di minoranza dipende anche da forze di centrodestra come Pnv e Junts. Il confronto con l’Italia è impietoso. “L’Italia è sulla strada per replicare gli errori del 2022, quando le misure contro il caro carburanti costarono oltre 7,5 miliardi in nove mesi senza risolvere i problemi strutturali”, osserva Andrea Boraschi, direttore di Transport & Environment Italia. Il nodo, sottolinea, resta la dipendenza dai combustibili fossili. Pur criticando il taglio indiscriminato dell’Iva sui carburanti – che tende ad avvantaggiare maggiormente i redditi più alti – Boraschi evidenzia come il piano spagnolo punti a orientare i consumi verso l’elettrico. Una strategia che si riflette nei risultati: tra il 2019 e il 2025 la Spagna ha raddoppiato la capacità solare ed eolica, con un costo dell’elettricità oggi oltre il 30% inferiore alla media europea e circa la metà rispetto all’Italia. Un differenziale che non incide solo sulle bollette, ma anche sulla competitività: il prezzo dell’energia è diventato uno dei principali fattori di attrazione degli investimenti, contribuendo a sostenere la crescita economica spagnola. “L’Italia, uno dei Paesi che più soffre della volatilità dei prezzi del petrolio, è anche uno dei più strenui avversari, in Europa, dell’elettrificazione dei trasporti e dei consumi energetici”, nota Boraschi. “La cosa, evidentemente, è paradossale. Potrebbe essere dovuta alla volontà di avvantaggiare la sua principale azienda nazionale, l’Eni, di cui lo stato è anche il maggiore azionista. Ma di certo questo non avvantaggia i cittadini. Chiediamo che in una fase di estrema difficoltà, il governo rifletta con più attenzione su come impiegare risorse pubbliche per aiutare la cittadinanza”. L'articolo Caro energia, il caso Spagna: dal governo misure per 5 miliardi. Sánchez: “Grazie alle rinnovabili da noi il prezzo del gas incide meno sulle bollette” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Guerra in Iran, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina prevista a Doha. La Uefa: “Rifiutate tutte le proposte”
La Finalissima tra Spagna e Argentina, prevista per il 31 marzo a Doha, in Qatar, non si giocherà. La gara è stata ufficialmente annullata. Dopo numerose discussioni tra la UEFA e le autorità organizzatrici in Qatar, la Uefa ha annunciato che, vista l’attuale situazione politica in Qatar – coinvolto nel conflitto tra Iran, Usa e Israele – la Finalissima tra la Spagna (vincitrice ell’Europeo 2024) e l’Argentina, campione della Copa América 2024, non si giocherà. “È motivo di grande delusione per la UEFA e per gli organizzatori che le circostanze e le tempistiche abbiano negato alle squadre la possibilità di competere per questo prestigioso trofeo in Qatar, un Paese che ha dimostrato più volte la propria capacità di ospitare eventi internazionali di livello mondiale in strutture all’avanguardia. La UEFA desidera esprimere la propria profonda gratitudine al comitato organizzatore e alle autorità competenti del Qatar per il lavoro svolto nel tentativo di ospitare la partita, nonché la propria fiducia che la pace tornerà presto nella regione”, si legge in una nota. La Finalissima è una partita introdotta in collaborazione tra UEFA e CONMEBOL in cui si sfidano appunto i vincitori dell’ultima Copa America e quelli dell’ultimo Europeo. L’Argentina, attuale campione del mondo, ha vinto la prima edizione nel 2022 contro l’Italia, battuta 3-0 allo stadio Wembley di Londra. “Con forte determinazione a salvare questo importante incontro, e nonostante le comprensibili difficoltà nel trasferire una partita di tale importanza con pochissimo preavviso, la UEFA ha esplorato altre alternative possibili, ma ognuna di esse è stata infine ritenuta inaccettabile dalla Federazione calcistica argentina“, ha sottolineato nel suo comunicato l’organismo presieduto da Aleksander Ceferin. La prima opzione – come spiegato dalla UEFA – era quella di programmare la partita al Santiago Bernabéu di Madrid nella data prevista, con lo stadio diviso a metà tra Spagna e Argentina, ma l’Argentina ha rifiutato. La seconda era disputare la Finalissima con sfide di andata e ritorno: una al Santiago Bernabéu il 27 marzo e l’altra a Buenos Aires durante una finestra internazionale prima di EURO e Copa América 2028, con lo stadio diviso a metà anche in questo caso. Anche questa proposta è stata rifiutata. “Infine, la UEFA ha cercato di ottenere un impegno da parte dell’Argentina affinché, qualora si fosse trovato un campo neutro in Europa, la partita potesse svolgersi il 27 marzo, come inizialmente previsto e annunciato il 18 dicembre 2025, oppure nella data alternativa del 30 marzo. Anche questa proposta è stata rifiutata“, ha spiegato la UEFA a proposito dei tentativi di riorganizzare il match. “L’Argentina ha fatto una controproposta di disputare la partita dopo la Coppa del Mondo, ma poiché la Spagna non ha date disponibili, anche questa opzione è stata esclusa. Infine, e contrariamente al piano originariamente concordato secondo cui la partita si sarebbe svolta il 27 marzo, l’Argentina ha dichiarato la propria disponibilità a giocare esclusivamente il 31 marzo, una data che si è rivelata impraticabile. Di conseguenza, e con rammarico della UEFA, questa edizione della Finalissima è stata cancellata“, ha concluso ancora la UEFA. L'articolo Guerra in Iran, annullata la Finalissima tra Spagna e Argentina prevista a Doha. La Uefa: “Rifiutate tutte le proposte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho fatto sesso con questa persona, sesso fantastico bla bla bla. E dopo, mi ha detto: ‘I miei figli sono dei tuoi grandi fan’. Mi trasferisco in Spagna”: lo rivela Mahmood
Stop ai concerti per tutto il 2026 e bagagli pronti per il trasferimento in Spagna. Mahmood ha deciso di staccare la spina per un po’, ma prima ha affidato al magazine Butt alcune riflessioni sul successo, sull’amore il sesso. “Ho smesso di andare in tour e di pubblicare nuove canzoni perché ho davvero bisogno di tempo per trovare nuova ispirazione, una nuova visione che voglio condividere con le persone”, ha dichiarato. “Mi trasferisco in Spagna. Ho bisogno di passare più tempo a camminare per strada, – ha continuato – a pensare ai miei drammi, senza essere perseguitato (…) Non mi piace quando la gente mi riprende mentre ballo. Magari sono ubriaco. Non voglio fare brutta figura davanti alla telecamera. Mi sento come una tigre bianca in uno zoo”. Libero di testa così come nel nesso: “Non ho mai sentito il bisogno di nascondere la mia vita sessuale. Sono stato fortunato. Ho una mamma molto brava. La mia più grande fortuna nella vita è stata mia madre“. Poi un curioso aneddoto: “Una volta ho fatto sesso con questa persona, sesso fantastico bla bla bla. E dopo, mi ha detto: ‘I miei figli sono dei tuoi grandi fan’. E io ho pensato: ‘Cosaa …’. Non sapevo cosa stava succedendo, ma mi stavo divertendo”. E ancora: “Potrei sembrare pazzo, ma mi piace quando non c’è connessione la prima volta che incontri qualcuno. Mi piace quando qualcuno mi tratta male all’inizio. È successo con la mia ultima relazione: odi quella persona la prima volta che la vedi. E poi parli, trovi altre sfumature di connessione, e diventa più interessante. La prima inquadratura del film non deve essere emotiva”. Mahmood qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolta sul lavoro: “Mi hanno trattato come uno schifo. Volevano che pubblicassi una canzone terribile, super pop. E mi hanno detto che dovevo ascoltare quello che passavano alla radio. Nessuno credeva in ‘Soldi’. Dicevano ‘Carino. Strano’. Ma poi è diventata la canzone italiana più ascoltata in streaming di tutti i tempi”. (Foto tratta da @buttmagazine) L'articolo “Ho fatto sesso con questa persona, sesso fantastico bla bla bla. E dopo, mi ha detto: ‘I miei figli sono dei tuoi grandi fan’. Mi trasferisco in Spagna”: lo rivela Mahmood proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mahmood
Quel rombo bianco sull’asfalto che incuriosisce gli automobilisti. Ecco cosa significa
La segnaletica stradale europea accoglie il simbolo di un rombo bianco, simile a quello della celebre marca Renault. No, non indica la prossimità a uno stabilimento produttivo dell’azienda francese, quanto la presenza di una corsia riservata. Il segnale in questione sta facendo la sua comparsa sulle principali arterie europee: la sua origine è nordamericana ed è destinato a delimitare le corsie HOV (High Occupancy Vehicle), una novità in rapida diffusione che mira a ottimizzare i flussi di traffico e ridurre l’impatto ambientale dei trasporti. L’obiettivo, infatti, è riservare una specifica corsia, solitamente quella di sorpasso posta all’estrema sinistra, a particolari categorie di utenti definiti “ad alta occupazione”. L’accesso a queste corsie non è libero, ma rimane strettamente limitato a veicoli che trasportano almeno due o tre persone, requisito che può essere specificato da pannelli integrativi con le diciture “2+” o “3+”. Oltre alle auto in carpooling, il transito è consentito ai mezzi di trasporto pubblico, ai taxi e ai veicoli al servizio di persone con mobilità ridotta. Un occhio di riguardo è rivolto pure alla transizione ecologica: i veicoli elettrici o a bassissime emissioni, identificabili attraverso sistemi di certificazione come il bollino Crit’Air adottato in Francia, possono usufruire di questo corridoio preferenziale. Naturalmente, rimangono esentati dai vincoli i mezzi di soccorso e le forze dell’ordine in servizio. In molti contesti, il segnale del rombo non è fisso a bordo strada ma viene visualizzato su pannelli luminosi a messaggio variabile. In questi casi, la limitazione è in vigore esclusivamente quando il pannello risulta acceso, mentre ulteriori cartelli possono definire specifiche fasce orarie di attivazione. Attualmente, la Francia è il Paese europeo dove la presenza di questa segnaletica è più capillare, avendo adottato il sistema in via definitiva dopo una fase sperimentale. Negli ultimi mesi, tuttavia, il rombo bianco è apparso con frequenza crescente anche sulle strade di Germania e Spagna. Proprio in Spagna le autorità hanno intensificato le campagne informative per educare i cittadini, dato l’aumento delle sanzioni per l’uso improprio di queste corsie. Le multe per chi trasgredisce sono severe: si parte da un massimo di 135 euro in territorio francese per arrivare ai 200 euro previsti dalla normativa spagnola. A rendere quasi inevitabile la sanzione interviene la tecnologia, poiché i trasgressori vengono individuati automaticamente da telecamere ad alta risoluzione capaci di contare con precisione il numero di occupanti all’interno dell’abitacolo. Nonostante il rombo bianco non sia ancora stato codificato all’interno del Codice della Strada italiano, è estremamente probabile che faccia il suo debutto nel prossimo futuro. Le corsie HOV sono infatti riconosciute a livello internazionale come uno strumento normativo e strutturale di grande efficacia per contrastare la congestione stradale nelle ore di punta. L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: abbattere i livelli di inquinamento atmosferico nelle aree metropolitane, disincentivando l’abitudine di utilizzare l’auto con il solo conducente a bordo e promuovendo soluzioni di mobilità condivisa e sostenibile. L'articolo Quel rombo bianco sull’asfalto che incuriosisce gli automobilisti. Ecco cosa significa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ritrovato in mare il corpo di Thomas Grumer, scomparso 9 mesi fa a Ibiza
Era scomparso lo scorso agosto a Ibiza Thomas Grumer, 42enne altoatesino, di cui sembravano essersi perse le tracce. I suoi resti sono stati ritrovati dopo oltre nove mesi dalla scomparsa. L’identità è stata confermata dal test del Dna, ma restano ancora da capire le cause del decesso. L’uomo, originario di Bolzano, era manager nel settore della ristorazione e si era trasferito sull’isola spagnola nell’aprile del 2025 per un impiego in un albergo. L’allarme era stato lanciato lo scorso agosto da amici e parenti, dopo che da troppo tempo non riuscivano a mettersi in contatto con lui. Tutte le ricerche condotte subito dopo la scomparsa non avevano portato a nulla: solo lo scorso settembre era stato trovato il suo motorino vicino al mare a Cala Llonga, mentre verso metà febbraio erano stati individuati sul fondale marino dei resti umani. Le autorità non hanno spiegato quali siano le cause del decesso e nessuna ipotesi viene esclusa. L'articolo Ritrovato in mare il corpo di Thomas Grumer, scomparso 9 mesi fa a Ibiza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Spagna
Bolzano
A processo per il secondo femminicidio a Malaga, 48enne italiano nega la premeditazione. Rischia 50 anni
Ha già confessato un femminicidio, ma ora nega di aver pianificato il secondo. È iniziato davanti alla giuria popolare di Malaga il processo a Marco Gaio Romeo, 48 anni, originario di Nettuno, accusato di aver ucciso la compagna Paula il 17 maggio 2023 nell’appartamento in cui vivevano a Torremolinos, sulla Costa del Sol. Durante la prima udienza l’imputato ha respinto l’accusa di omicidio premeditato sostenendo di aver agito per legittima difesa. La Procura spagnola ricostruisce però un quadro molto diverso: secondo gli investigatori l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione con la giovane, 28 anni, madre di tre figli, uno dei quali nato dalla loro unione. Per i due delitti rischia 50 anni di carcere. Per l’accusa, il rapporto tra i due – durato circa tre anni – sarebbe stato segnato da violenze e da un controllo costante da parte dell’uomo. Paula avrebbe progressivamente ridotto i contatti con familiari e amici, mostrando talvolta lividi che spiegava come cadute accidentali. Gli inquirenti sostengono inoltre che Romeo le impedisse di lavorare, di avere un telefono personale e persino di recarsi dal ginecologo durante la gravidanza. Nel tentativo di dimostrare la premeditazione, il pubblico ministero ha ricostruito gli ultimi giorni prima dell’omicidio. Il 10 maggio 2023 Romeo avrebbe sottratto dal ristorante dove lavorava un coltello da cucina con una lama lunga oltre 31 centimetri. Una settimana dopo avrebbe attirato la compagna nell’appartamento con il pretesto di lasciare la casa. In quegli stessi giorni emergeva che erano di Sibora Gagani – la fidanzata precedente – i resti saponificati trovati in una intercapedine dell’appartamento. Secondo l’accusa, quando Paula è entrata nell’abitazione sarebbe stata colpita con 14 coltellate e con altri due fendenti alla schiena, uno dei quali mortale, mentre tentava di fuggire. Dopo l’aggressione l’uomo si sarebbe lavato e cambiato, cercando poi di allontanarsi. È stato fermato poco dopo da una pattuglia della polizia locale mentre tentava di forzare una porta all’interno di un complesso residenziale. La Procura ha chiesto per Romeo una condanna a 28 anni di carcere, oltre a un risarcimento di 700mila euro per i familiari della vittima e alla revoca della patria potestà sul figlio nato dalla relazione con Paula, oggi affidato ai servizi sociali dell’Andalusia insieme ai fratelli. Sul 48enne pesa però anche l’altra accusa di femminicidio. Gli investigatori ritengono infatti che sia responsabile dell’omicidio della precedente compagna, 22enne di origini albanesi con cui si era trasferito in Spagna da Nettuno. La giovane era scomparsa nell’estate del 2014. Il suo corpo è stato appunto ritrovato solo dopo l’arresto per l’omicidio di Paula: Romeo aveva indicato agli investigatori il punto in cui lo aveva nascosto. In seguito l’imputato ha ritrattato quella confessione. Per quel delitto l’uomo dovrà affrontare un secondo processo, per il quale la Procura ha chiesto una condanna a 22 anni di carcere. Intanto il dibattimento per l’omicidio di Paula proseguirà nei prossimi giorni con l’ascolto dei testimoni e degli investigatori davanti alla giuria popolare. L'articolo A processo per il secondo femminicidio a Malaga, 48enne italiano nega la premeditazione. Rischia 50 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I voli militari Usa verso l’Iran ma con scalo: ecco come Trump aggira il No di Sanchez all’utilizzo delle basi
Aerei militari statunitensi dalla basi spagnole in volo verso la zona del conflitto in Iran ma con scalo. È questa la strategia messa in campo dagli Stati Uniti per aggirare il No di Pedro Sanchez all’utilizzo delle basi sul suolo spagnolo per la guerra contro Teheran. Nel corso dello scontro tra Usa e Spagna, Donald Trump oltre ad avere definito Madrid un alleato “terribile” non ha usato giri di parole: ”Potremmo usare le loro basi se volessimo. Potremmo semplicemente volare lì e usarle. Nessuno ci dirà di non usarle”. A rivelare il metodo utilizzato dagli Usa è stato El Mundo. Il quotidiano spagnolo ha infatti monitorato le attività aeree delle basi di Rota e Morón tra il 27 febbraio (la vigilia dell’inizio dell’attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran) e il 5 marzo. Degli oltre 40 voli riscontrati, 24 sono molto particolari. In quella settimana diversi velivoli da trasporto tattico militare statunitensi – C-17 Globemasters, C-130 Hercules e C-5 Super Galaxy – e diversi aerei cisterna KC-135 Stratotanker sono decollati dalle due basi militari spagnole per atterrare soprattutto in Germania e in Italia (tra Aviano e Sigonella). Da qui una breve sosta per poi proseguire verso il Golfo Persico. “Così si ottiene un duplice obiettivo: cercare di raggiungere la zona prima ed evitare di dover fornire spiegazioni alla Spagna, poiché in pratica presenta solo un piano di volo tra basi europee, non la partecipazione a un’offensiva unilaterale”, ha spiegato una fonte dell’Aeronautica Militare spagnola a El Mundo. Gli aerei monitorati sono velivoli di trasporto strategico ad alta capacità di carico o aerocisterne, utili per il supporto logistico all’attacco. Non si tratta di caccia o bombardieri direttamente coinvolti nei raid contro l’Iran. È stato attivato “un ponte logistico relativamente intenso” e la Spagna ne fa parte nonostante il rifiuto, sottolinea El Mundo. Di certo, comunque, il veto di Sanchez all’utilizzo delle basi ha creato dei grattacapi agli Usa, costretti (almeno per il momento) a mettere in campo la strategia degli scali. Situazione differente da quella dell’Italia dove già da prima dell’inizio dei raid contro il regime degli ayatollah aerei da ricognizione sono partiti da Sigonella. Ad esempio, come rivelato dal Fatto Quotidiano, il caso dei 24 voli Usa prima del 28 febbraio e diretti a Souda Bay per trasportare truppe. Ultimo caso noto, riscontrato dai portali di monitoraggio dei voli, è quello di un drone statunitense (un Northrop Grumman MQ-4C Triton) utilizzato come velivolo da sorveglianza, decollato da Sigonella il 4 marzo (dove poi è rientrato) e rimasto in volo per diverse ore sul Golfo Persico al confine con l’Iran. Anche in questo caso non si tratta di un drone d’attacco, ma i dati raccolti da questo velivolo a pilotaggio remoto potrebbero essere utilizzati per gli eventuali raid sugli obiettivi iraniani. L'articolo I voli militari Usa verso l’Iran ma con scalo: ecco come Trump aggira il No di Sanchez all’utilizzo delle basi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sommergiamoli di No al referendum! Significherebbe alzare la voce come gli spagnoli
di Enza Plotino Questo è il momento. E’ il tempo delle scelte nette e coerenti. Abbiamo l’occasione di rigettare al mittente questa politica vassalla, acquiescente nei confronti di un folle che sta portando il mondo intero sull’orlo della disintegrazione, dell’inferno. Abbiamo l’occasione di stravolgere un indirizzo, che non è obbligato, politico sconsiderato e incosciente che il governo delle destre ha intrapreso. Abbiamo l’occasione di dire NO al disegno di indebolimento della magistratura, ma anche a quello folle che sta travolgendo il mondo e di cui Meloni e i suoi sono solo spettatori paganti (eccome se paghiamo!). Stanno a guardare come il folle fa a pezzi ogni ordine mondiale e ogni sovranità nazionale. Ecco perché il “No” al referendum sui magistrati assume una valenza che supera i confini. Significherebbe alzare la voce per chiedere con forza di assumere una posizione simile a quella spagnola. L’identità della sinistra sta tutta all’interno della pace e contro ogni guerra. Vincere il referendum darebbe, anche in Europa, al Pd e ai socialisti europei, il coraggio e la forza per rompere la linea bellicista di Bruxelles e costruire, intorno alla posizione di Sanchez una alternativa al bellicismo della destra neofascista e incidere sulla traiettoria di una guerra che si avvicina sempre più ai nostri confini. Trump è malato di potere, ma noi non stiamo meglio se pensiamo di affidarci ad un folle accertato. E’ il tempo e il referendum ce ne dà l’occasione storica. Sommergiamoli di NO. Seppelliamoli sotto i loro stessi errori. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Sommergiamoli di No al referendum! Significherebbe alzare la voce come gli spagnoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Casa Bianca: “La Spagna ha accettato di cooperare sulle basi per l’Iran”. Ma Madrid smentisce: “Non abbiamo idea a cosa si riferiscano”
Nello scontro a distanza tra Donald Trump e Pedro Sànchez si aggiunge un’ulteriore sorprendente capitolo. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha infatti annunciato che “la Spagna ha accettato di ‘cooperare’ con l’esercito statunitense sull’Iran”. “Credo che la Spagna ieri abbia capito forte e chiaro il messaggio del presidente e, da quanto ho capito, nelle ultime ore hanno accettato di collaborare con l’esercito Usa”, ha insistito Leavitt. Ma dopo poco più di venti minuti da Madrid è arrivata la smentita “categorica” per usare la parola usata dal governo spagnolo: “Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca” dice il ministro degli Esteri, José Manuel Albares. Al centro c’è l’uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota. “C’è un accordo bilaterale e al di fuori del quadro di questo accordo non ci sarà l’uso delle basi”, ha tagliato corto Albares. L'articolo La Casa Bianca: “La Spagna ha accettato di cooperare sulle basi per l’Iran”. Ma Madrid smentisce: “Non abbiamo idea a cosa si riferiscano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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