Trump, giù le mani da Cuba!

Il Fatto Quotidiano - Tuesday, March 24, 2026

Il rozzo e nefasto peracottaro che presiede ancora, speriamo per breve tempo, ai destini della principale Potenza dell’Occidente e del corteo di vergognosi servi sciocchi che l’accompagna, compreso il governo italiano, ha avuto recentemente l’ardire di affermare che presto “si prenderà Cuba”. Tale mostra di demenziale arroganza costituisce nuova riprova del fatto che Trump vive in un mondo tutto suo ed è afflitto da delirio di onnipotenza, convinto che la macchina da guerra che guida gli dia il diritto di saccheggiare e bistrattare ogni Stato e ogni popolo. Un individuo del genere è ovviamente pericolosissimo per il genere umano nel suo complesso e se i popoli, a cominciare da quello degli Stati Uniti che si ribella con sempre maggior forza alla sua follia, non lo fermeranno al più presto, andrà a sbattere prima o poi nella guerra mondiale nucleare di cui le sue azioni sconsiderate, insieme a quelle del suo socio del cuore, il criminale genocida Netanyahu, stanno ponendo le premesse.

Trump, nonostante il suo vaniloquio tracotante, buono solo per infinocchiare una Meloni o un Milei, costituisce l’espressione vivente del declino inarrestabile e rovinoso degli Stati Uniti.

Odia Cuba non solo per compiacere il suo Segretario di Stato Rubio, rampollo di una delle famiglie di latifondisti subcoloniali che la Rivoluzione di Fidel e del Che mandò in esilio oltre sessantacinque anni fa. Trump odia Cuba perché Cuba è il simbolo vivente di una lotta vittoriosa, che dura per l’appunto da oltre sessantacinque anni, per la dignità e l’orgoglio nazionale di un popolo, parole del tutto incomprensibili a soggetti come Meloni, La Russa, il bistecchiere Delmastro Delle Vedove e simili, che pure per ironia della sorte e grottesco paradosso si definiscono patrioti, continuano ad essere chiamati “sovranisti” dalla bizzarra stampa mainstream, e hanno mutuato la propria denominazione dall’inno nazionale composto da un giovane patriota come Goffredo Mameli, morto combattendo nella difesa di Roma e che sicuramente si starà rivoltando nella tomba per avere, sia pure involontariamente, tenuto a battesimo simili figuri.

Cuba è il simbolo vivente della lotta contro l’imperialismo e il colonialismo. Fu grazie ai militari cubani che cominciò la fine del regime razzista sudafricano dell’apartheid, sconfitti nell’epica battaglia di Cuito Canavale. Cuba è il simbolo vivente della solidarietà umana, prestata nei fatti da migliaia di medici cubani in decine e decine di Paesi, compreso il nostro ai tempi del Covid e ancora oggi in Calabria.
Cuba è il simbolo vivente dell’umanità che il capitalismo alla Epstein, di cui Trump per vari motivi è uno dei massimi portavoce, vorrebbe sopprimere, perché vede negli esseri umani solo possibilità di sfruttamento lavorativo o sessuale, e se non gli servono li massacra, come sta facendo Netanyahu coi Palestinesi e ora anche coi Libanesi.

Cuba è il simbolo vivente di una società egualitaria che, nonostante le ristrettezze indotte da un blocco economico che dura da oltre sessantacinque anni, e che Trump ha esasperato trasformandolo anche in blocco militare, continua a costituire un modello alternativo anche per le classi oppresse dell’Occidente, per quei milioni e milioni di statunitensi privi della possibilità di soddisfare i propri bisogni più elementari e per questo costituisce effettivamente una minaccia non già per la sicurezza degli Stati Uniti, ma per la sopravvivenza di un sistema disumano basato su oppressione e sfruttamento.
Per tutti questi motivi Trump odia Cuba. Per tutti questi motivi le persone autenticamente libere, oneste e democratiche del pianeta devono amarla e sostenerla.

Minacciando di ridurre Caracas come Gaza, Trump ha rapito il legittimo presidente venezolano Maduro e la sua sposa e ha ottenuto temporaneamente la cessazione della fornitura di petrolio venezolano a Cuba. Ma entrambi tali risultati sono stati ottenuti in violazione del diritto internazionale e Maduro e Cilia vanno liberati al più presto così come devono riprendere le forniture di petrolio venezolano a Cuba. Non è infatti ammissibile che sia la legge della giungla a disciplinare i rapporti tra gli Stati perché questa è la strada senza uscita che porta alla guerra mondiale e alla fine dell’umanità.

Dobbiamo quindi rafforzare ed estendere la campagna di solidarietà con Cuba con iniziative come la Flotilla Nuestramerica che ha raggiunto l’isola il 21 marzo. Affinché l’iniziativa della società civile sì affianchi a quella degli Stati, con in testa Messico, Russia e Cina, che non intendono sottostare all’odioso ricatto e alle inposizioni dell’autoproclamato dittatorucolo del pianeta.

A Roma si terrà, sabato 11 aprile prossimo, una manifestazione di carattere nazionale su questi temi, cui dobbiamo partecipare in massa per gridare a Trump, Rubio e i loro servitori nostrani: giù le mani da Cuba, patrimonio irrinunciabile dell’umanità in lotta per un mondo migliore!

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