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Emanuela Orlandi, ecco in esclusiva il documento inedito che don Celano ha consegnato in diretta a Eleonora Daniele: “Sotto la Casa del Jazz una rete di tunnel”
“Chiunque abbia informazioni sulla Casa del Jazz mi contatti, o parli con Pietro Orlandi: riporteremo tutto alla Procura di Roma”: a lanciare l’appello accorato è l’avvocata Laura Sgrò, la legale che affianca la famiglia Orlandi nella ricerca della verità sulla cittadina vaticana Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno del 1983. Noi di FqMagazine abbiamo avuto modo di visionare in esclusiva il documento che è stato consegnato da un sacerdote a Eleonora Daniele, conduttrice del programma Rai “Storie italiane”. A mettere nero su bianco quanto sa sugli scavi nei sotterranei della Casa del Jazz è stato don Domenico Celano. Il sacerdote appartiene alla congregazione religiosa degli Oblati, la stessa che ha gestito la compravendita di Villa Osio, anni fa, al cassiere della Banda della Magliana Enrico Nicoletti. L’immobile era di proprietà del vicariato di Roma. Nicoletti, una volta acquisita la villa, ha tombato i sotterranei che, secondo l’ex giudice Guglielmo Muntoni potrebbero costudire molti torbidi segreti. Quel tunnel era come una cassaforte per i criminali romani. Secondo Muntoni potrebbe nascondere i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel ’94. E a Pietro Orlandi è stato detto da una fonte che potrebbe nascondere anche quelli di sua sorella Emanuela. La villa fu confiscata a Nicoletti nel 1996. Dopo una lunga pausa a causa del rischio di cedimenti strutturali, il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha assicurato che a breve gli scavi potranno procedere in tutta sicurezza. A indicare il punto di accesso al tunnel è stato proprio don Domenico che, conoscendo benissimo Villa Osio, ha prodotto diverse piantine, un plastico e questo documento di cui riportiamo solo alcuni punti essenziali, in attesa che la Procura possa analizzarlo. Il documento di don Celano si rifà ai suoi ricordi della villa risalenti al 1983, anno della cessione a Nicoletti. A quanto pare il tunnel che è al di sotto della classica cantina di caccia della villa darebbe accesso ad altri tunnel. Tale ricostruzione è perfettamente sovrapponibile alla mappatura fatta dagli speleologi. Don Domenico nel ’97 fu chiamato dalle autorità, dopo il sequestro della villa, per una ricognizione. A condurre l’operazione erano uomini del Sismi. Il tunnel, disse già all’epoca il sacerdote, era situato sotto l’attuale sala di registrazione della casa del jazz. A collegare la villa ai sotterranei sarebbe una scala interrata di circa 15 metri, che pare sia stata murata, ostruita (con 64 metri cubi di materiali) e cementata, in base a quanto è scritto in questo documento almeno. Don Celano chiude la sua accurata disamina tecnica con una riflessione profonda: nonostante gli abbiano detto di non intromettersi, di non esporsi, ha deciso comunque di farsi avanti e raccontare tutto. L'articolo Emanuela Orlandi, ecco in esclusiva il documento inedito che don Celano ha consegnato in diretta a Eleonora Daniele: “Sotto la Casa del Jazz una rete di tunnel” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ci sono tre inchieste aperte da tre anni, c’è chi vorrebbe fare qualcosa ma sembrano impantanati. C’è questa volontà di spostare l’attenzione da parte dell’inchiesta vaticana”: il sit-in di Pietro Orlandi
Come ogni anno anche ieri, 24 gennaio, Pietro Orlandi è sceso in piazza a Roma per ricordare sua sorella Emanuela, scomparsa nel 1983, nel giorno del suo compleanno. Il 14 gennaio, la cittadina vaticana avrebbe compiuto 58 anni di cui gli ultimi 43, avvolti in un oscuro mistero legato a scenari internazionali di ogni sorta. “Se siete qui è perché avete un forte senso di giustizia e non siete qui solo per Emanuela, questo incontro non è solo per lei ma per tutte le persone che vivono un’ingiustizia”, ha detto Orlandi alle persone radunatesi in Piazza Risorgimento sotto la pioggia. “Ci sono tre inchieste aperte da tre anni, c’è chi vorrebbe fare qualcosa ma sembrano impantanati. C’è questa volontà di spostare l’attenzione da parte dell’inchiesta vaticana”, ha detto in riferimento alla pista parentale che coinvolge Mario Meneguzzi, zio di Emanuela Orlandi. Una pista già archiviata dagli inquirenti con un nulla di fatto, all’epoca delle prime indagini. LAURA CASAGRANDE INDAGATA “PER FALSE INFORMAZIONI AI PM” Orlandi è poi intervenuto sull’ultimo colpo di scena della Procura di Roma, l’iscrizione nel registro degli indagati di un’amica di Emanuela: Laura Casagrande, per “false informazioni ai pm”. “L’indagine su Laura Casagrande nasce dalla commissione a cui lei ha raccontato delle cose in modo molto strano”, ha detto il fratello della cittadina scomparsa”. Laura frequentava la stessa scuola di musica di Emanuela Orlandi che aveva sede presso la Basilica di Sant’Apollinare a Roma. La stessa scuola da cui Emanuela scomparve il 22 giugno del 1983. Poche settimane dopo, i presunti rapitori telefonarono proprio a casa sua perché trovarono il suo numero nel taschino dei jeans della Orlandi. Era scritto anche sul suo libro di solfeggio. La Casagrande disse all’epoca che le due ragazze si scambiarono i numeri in vista delle vacanze estive. Interrogata dalla bicamerale di inchiesta che sta indagando sul caso, la donna ha dichiarato di non ricordare più nulla di quanto avvenne all’epoca. “Io non so perché e dubito che si possa indagare una persona perché “non ricorda” la procura avrà i suoi motivi. Non penso nemmeno che la Casagrande che ormai è una signora ma all’epoca era solo una ragazzina, possa essere stata complice di chi ha rapito Emanuela ma potrebbe aver fatto da “gancio”, anche involontariamente per portare Emanuela in mano a qualcuno. Avrà visto qualcosa ma si sarà messa paura, forse è stata minacciata. Ma in questi 43 anni questa persona ha sempre generato sospetti. All’epoca l’unica pista era quella del terrorismo internazionale. Quindi a chiamare a casa Casagrande erano stati i terroristi, si pensava. Quindi è strano che quando telefonarono a casa sua, la madre che rispose al telefono, passò loro Laura che aveva solo 15 anni. Dietro questa storia c’è qualcosa di strano. Non porterà alla verità ma potrebbe essere un tassello importante per capire la “manovalanza” coinvolta nel rapimento di Emanuela”. IL PORTATORE DI LUCE Pietro ha poi tirato in ballo una lettera, già nota, che arrivò il 25 luglio del 1983 al loro avvocato Gennaro Egidio. “Era firmata dal “portatore di luce” e dentro c’era scritto che dietro la scomparsa di Emanuela c’era un piccolo gruppo di creditori a cui erano stati sottratti dei soldi. Parliamo dei soldi che si persero nel crack del Banco Ambrosiano e della questione della morte di Roberto Calvi. Strano che il Vaticano ci avesse suggerito un avvocato che si era occupato di quella questione. Uno dei piccoli creditori era l’Eni. Quando si parla dei soldi di Calvi non si parla dei suoi soldi ma anche dei soldi del narcotraffico legati al Sud America, non erano pochi spicci. Ne ha parlato in tempo più recenti anche monsignor Angelo Balda, membro di Cosea (coinvolto in Vatileaks 2, ndr) e disse che il rapimento di Emanuela era collegato alla sottrazione di soldi che andarono a finire in Polonia. Si tratta di gruppi di credito finanziario diverso. Questa è una pista che non viene approfondita abbastanza, è rimasta sospesa. E poi l’appello a Papa Leone: “Non ha detto una parola su Emanuela, così come ha fatto Ratzinger. Così gli hanno detto di fare, devono fingere. Il loro atteggiamento ha fatto capire alla gente che nascondono qualcosa su mia sorella, che hanno delle responsabilità. Mi sembra chiaro che nascondono qualcosa, spero la Procura faccia un passo avanti”. LA VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA Nel corso dell’incontro è intervenuta l’avvocato di Pietro Orlandi Laura Sgrò. “Emanuela Orlandi è stata vittima di sequestro – ha dichiarato – e forse di qualcos’altro ma insieme a lei ci sono altre vittime: i suoi fratelli, le sue sorelle, tutta la sua famiglia. Trovo vergognoso quello che è successo negli ultimi tempi, parlo come avvocato e come donna. Andare a scarnificare la vita dei familiari delle vittime per cercare del torbido dove non c’è (in merito probabilmente ai servizi che si sono concentrati sulla figura dello zio di Emanuela, ndr), mortificare chi soffre da 43 anni non è giornalismo investigo né libertà di espressione. Si chiama vittimizzazione secondaria. Loro sono vittime, non devono giustificare nulla. Mi sono indignata per quello che ho visto. Ho letto una valanga di odio contro la famiglia, montano odio contro chi soffre”. L'articolo “Ci sono tre inchieste aperte da tre anni, c’è chi vorrebbe fare qualcosa ma sembrano impantanati. C’è questa volontà di spostare l’attenzione da parte dell’inchiesta vaticana”: il sit-in di Pietro Orlandi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Emanuela Orlandi, perché gli scavi alla Casa del Jazz si sono interrotti? Eleonora Daniele mostra in diretta una lettera inedita
Se n’è parlato tanto, poi il silenzio: perché gli scavi alla Casa del Jazz di Roma si sono interrotti? IL DOCUMENTO INEDITO Non ha mai smesso di occuparsi della vicenda la giornalista Eleonora Daniele, conduttrice del programma Rai “Storie Italiane”. Ieri mattina la Daniele ha mostrato in diretta un documento inedito, consegnato all’avvocato di Pietro Orlandi, Laura Sgrò, mentre era ospite del programma in studio. Ma prima, ripercorriamo in breve l’intera vicenda e come si è arrivati a questo momento. Nel corso del programma sono stati mostrati i calcoli e le valutazioni svolte da un sacerdote Don Domenico Celano, che sin dall’inizio ha suggerito di concentrarsi sul tunnel della scala della Casa del Jazz. VILLA OSIO Qual è la storia della Casa del Jazz e perché è stata tirata in ballo in queste oscure vicende? Prima di venire confiscato e diventare un noto polo culturale romano, Villa Osio era di proprietà di una congregazione religiosa collegata al Vicariato di Roma, i cosiddetti Oblati. Tale congregazione ha poi venduto la villa a Enrico Nicoletti, il cassiere del gruppo criminale della Banda della Magliana. La compravendita fu regolata dal cardinale Ugo Poletti, personaggio chiave nella storia della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il fratello della cittadina vaticana Pietro Orlandi nei mesi scorsi ha dichiarato che un uomo gli disse che i resti di sua sorella avrebbero potuto trovarsi proprio bei sotterranei della Casa del Jazz. GLI SCAVI Gli scavi alla Casa del Jazz sono partiti pochi mesi fa da una richiesta di verifica partita dall’ex giudice Guglielmo Muntoni che è riuscito a recuperare dei fondi per procedere. Si tratta quindi di un’iniziativa privata. Secondo Muntoni, quel tunnel tombato potrebbe custodire le tracce di molti segreti. Nel corso dei primi lavori è stata trovata la scala di accesso alla zona tombata ma essendo questa colma di detriti, non è possibile analizzare ciò che si trova alle sue spalle. Quei detriti avrebbero reso impossibili scavi approfonditi senza rischi strutturali e pericolosi cedimenti. IL GIUDICE DESAPARECIDO In quella galleria interrata potrebbero, ma è soltanto un’ipotesi, esserci i resti del giudice desaparecido Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994. Adinolfi era da poco diventato giudice della Corte d’appello, ma la sua carriera si era costruita in gran parte nella sezione Fallimentare del tribunale di Roma. Il 2 luglio 1994 il magistrato lasciò la sua abitazione di via della Farnesina. Da quel momento, di lui non si è saputo più nulla. La sua automobile venne trovata poco dopo nel quartiere del Villaggio Olimpico. Col tempo si sono moltiplicate le ipotesi. Tra le piste seguite, anche un possibile legame con i fallimenti Fiscom e Ambra Assicurazioni, due procedimenti complessi che Adinolfi aveva seguito da giudice fallimentare. Il primo portò alla condanna, di Nicoletti. LA LETTERA INEDITA Un contributo importante è stato dato in questi mesi alla ditta che sta provvedendo a condurre i lavori da Don Domenico Celano. Il sacerdote ha prodotto delle piantine e persino un plastico manufatto della villa romana. Ieri è stata mostrata seconda lettera inedita di Don Domenico, accompagnata da un’ulteriore piantina. La Daniele ha poi consegnato in diretta un documento alla sua ospite Laura Sgrò. Si tratta di “quella che per Don Domenico è la chiusura della disamina e dell’analisi che lui avrebbe fatto, poiché questa lettera lui non l’ha dato a nessun altro se non al giudice Guglielmo Muntoni, o meglio: l’ha data ad un’altra persona che diciamo vicina a Muntoni, e che collaborava qui agli scavi nei primi giorni”, ha spiegato. La conduttrice ha poi ricordato: “Non ci dobbiamo dimenticare che Don Domenico in tutta questa faccenda, già al tempo, quando disegnò nella prima piantina della casina di Villa “Arturo Osio”, pose attenzione alla volta adiacente alle scale, adiacenti al muro dove poi ci sono i campi da tennis”. Un passaggio rafforzato dalla nuova lettera, in cui si sottolineano i rischi legati agli scavi e i costi elevati dell’operazione. Ma c’è anche un altro documento del 1997 recuperato dall’inviato di “Storie Italiane” Gianluca Semprini, nel quale si legge che una parte degli scavi è stata sostanzialmente evitata per anni: “Perché scrivere una cosa del genere quando lì, e lo spiega bene Don Domenico in questa lettera che vi stiamo facendo vedere, ci sarebbero metri cubi di detriti? Chi gli ha messi quei detriti? Perché? Che cosa c’è lì sotto? Perché non si va ancora a scavare?“, ha incalzato la conduttrice. LA CONSEGNA ALL’AVVOCATA SGRÒ Rivolgendosi all’avvocata Sgrò, rappresentante legale di Pietro Orlandi, Eleonora Daniele ha chiesto: “Ora, avete presentato un’istanza (in Procura, ndr)proprio su cosa si sta facendo alla Casa del Jazz. Le posso chiedere esattamente come vi siete mossi?”. La risposta della Sgrò: “Noi abbiamo raccolto tutto quello che abbiamo avuto nella disponibilità, quindi anche le dichiarazioni di Don Domenico che sono state molto importanti, partendo anche dalla scomparsa del dottor Adinolfi, spiegando tutte le informazioni in nostro possesso al pubblico ministero”. E riferendosi al documento ricevuto dalla giornalista: “Sarà mia cura trasferirlo alla procura di Roma, lo faccio volentieri. Perché a mio avviso l’unico destinatario che ha anche mezzi economici per poter fare un’operazione del genere è solo la procura”. L'articolo Emanuela Orlandi, perché gli scavi alla Casa del Jazz si sono interrotti? 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“Attento, adesso comincerò a raccontare tutte le cose che tu hai fatto con Emanuela Orlandi”: l’audio choc della telefonata tra Ornella Carnazza e Marco Fassoni Accetti
La commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha convocato Ornella Carnazza a Palazzo San Macuto per domani, giovedì 22 gennaio. La donna è stata legata sentimentalmente fotografo romano Marco Fassoni Accetti, l’uomo che si è auto-accusato dei rapimenti di Mirella ed Emanuela ma che non ha mai portato a una svolta concreta in entrambi i casi. I due hanno anche una figlia che oggi dovrebbe avere circa 34 anni. L’INTERCETTAZIONE L’obiettivo della bicamerale è quello di approfondire i riferimenti a Emanuela Orlandi in una telefonata del 1997. Si tratta di un’intercettazione telefonica agli atti di un’altra indagine. Lo riporta in questi giorni il Corriere Roma che pubblica anche il testo della telefonata. Al telefono ci sono Marco Accetti e la sua convivente dell’epoca, Ornella Carnazza. È il 4 aprile 1997. I due, ormai alla fine della loro relazione, stanno litigando per l’affidamento della figlia di cinque anni. “Adesso io comincerò a raccontare per telefono tutte le cose di una certa ragazza… di tutte le cose che tu hai fatto con questa ragazza. Parliamo di Emanuela Orlandi e di quello che vuoi fare con lei?” (fonte: Corriere Roma) Probabilmente la Carnazza, ma è solo un’ipotesi, sa che il telefono di Accetti è sotto controllo da parte degli inquirenti. Accetti, in quel periodo, è seguito dalla polizia per la scomparsa di un ragazzino rom, Bruno Romano. “Io continuo a dire nomi per telefono se tu non mi fai parlare” lo minaccia la donna e lui risponde: “Sei pazza!” Ma è solo nel 2013, quando Accetti si auto-accusa dei casi Orlandi-Gregori, che viene fuori quella frase su cui oggi è puntata l’attenzione: “Parliamo di Emanuela e di quello che vuoi fare con lei…” Come se la Carnazza sapesse che l’uomo si stava organizzando per un’uscita pubblica sulla storia della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983. Potrebbe anche darsi, ma è solo un’altra ipotesi, che la donna stesse utilizzando una vicenda già molto nota per intimidire Accetti, inventando un suo coinvolgimento. In passato Carnazza è stata interrogata su quella frase intercettata. “Non ricordo e non so dire a che cosa mi riferissi con quelle espressioni”, ha dichiarato nel 2013 al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che ha diretto la seconda inchiesta sulla Vatican Girl. LE SOSIA “Nella sua attività di presunto reclutatore-telefonista-depistatore” riporta ancora il Corriere Roma, Accetti avrebbe utilizzato pure delle sosia della Orlandi, portate in contesti pubblici e fotografate. Tra queste, Flaminia Cruciani condotta nel maggio 1987 a un convegno in Campidoglio, Priscilla Morini, fotografata nel 1988 davanti al collegio San Giuseppe Istituto De Merode, la futura attrice di fotoromanzi e Miss Teenager 1982 Ombretta Piccioli, e la stessa Ornella Carnazza, compagna di Accetti dal 1990 al 1996, adoperata – stando alle sue dichiarazioni messe agli atti – in quanto vi era in atto il coinvolgimento dell’allora sovrastante Bonarelli. IL GENDARME VATICANO Raul Bonarelli, lo ricordiamo, era un dipendente della gendarmeria vaticana indagato per il caso Orlandi-Gregori e soprattutto in merito alla vicenda di Mirella. L’agente della polizia vaticana, inizialmente fu identificato dalla madre della Gregori che lo vide al fianco di Papa Giovanni Paolo II in visita alla Parrocchia del suo quartiere. In lui riconobbe lo stesso uomo che aveva intravisto parlare con sua figlia, al bar sotto casa. Ma quando fu convocata per il riconoscimento smentì tutto. Bonarelli, intanto, telefonò ai suoi superiori in Vaticano e venne intercettato mentre chiedeva loro cosa riferire ma non su Mirella Gregori, bensì su Emanuela Orlandi per cui credeva di essere stato convocato in Procura. Le indagini a suo carico sono state archiviate nel 2009. IL PASSATO DI ACCETTI Il fotografo romano è noto per essersi autoaccusato nel 2013 del rapimento sia di Mirella Gregori sia di Emanuela Orlandi, senza portare mai a una svolta su entrambe le scomparse. In un confronto televisivo con il fratello della cittadina vaticana Pietro Orlandi, quest’ultimo disse al fotografo che secondo lui non aveva mai incontrato o conosciuto Emanuela. Oggi, il fratello della cittadina vaticana commenta così a FqMagazine l’intercettazione: “Quella intercettazione e quelle parole sono per me la dimostrazione che lui non ha avuto quel ruolo che tenta di accreditarsi nella storia di Emanuela, dal momento che la sua all’epoca compagna utilizza un verbo al futuro, dicendo “Quello che vuoi fare” e non “Quello che hai fatto”. Accetti si è “infilato” anche nel caso dell’omicidio irrisolto di Katty Skerl, la 17enne ritrovata senza vita a Grottaferrata nel 1984. Nel 2105 ha annunciato ai magistrati romani, che però non gli hanno creduto considerati i suoi trascorsi, che il loculo della Skerl al Verano era vuoto e che la bara era stata trafugata, cosa che poi è risultata vera. L’unico crimine che è stato attribuito a Accetti dalla giustizia italiana è l’investimento del corpo del piccolo Josè Garramon, il figlio di un diplomatico uruguaiano, il cui corpo esanime fu ritrovato nella pineta di Ostia dopo essere stato ucciso a soli 12 anni nel 1983, lo stesso anno della scomparsa di Mirella e di Emanuela. In tempi più recenti, l’uomo ha fatto anche ritrovare agli inquirenti un flauto, identico a quello che suonava Emanuela Orlandi, in un capannone dismesso dei fratelli De Laurentiis a Roma. Nonostante fosse uguale a quello della ragazza le analisi non stabilirono mai che era proprio quello della cittadina vaticana scomparsa (fonte: Adnkronos) ACCETTI IN COMMISSIONE Si è discusso molto su una sua eventuale convocazione, negli uffici di presidenza della Commissione con membri che volevano ascoltarlo, ed altri che non ritenevano l’uomo attendibile come già peraltro sostenuto dalla procura di Roma nell’ambito della seconda inchiesta sul caso della ragazzina vaticana. Ora la Commissione ha deciso per la convocazione, prevista il 29 gennaio. Lo stesso presidente della Commissione di inchiesta, senatore Andrea De Priamo, in diverse interviste, aveva espresso i suoi dubbi sul reale coinvolgimento di Accetti nei due casi Orlandi-Gregori anche tenendo conto che la procura di Roma lo ritenne inattendibile. (fonte: Ansa). Ma la Commissione di inchiesta prosegue il lavoro su tutte le piste a quanto si apprende, anche per questo ha deciso di ascoltare in audizione il fotografo romano dal passato controverso. Accetti in passato ha prodotto anche due memoriali, il primo presentato in Procura nel 2013 e il secondo alla presidenza della Bicamerale nel maggio 2024. L'articolo “Attento, adesso comincerò a raccontare tutte le cose che tu hai fatto con Emanuela Orlandi”: l’audio choc della telefonata tra Ornella Carnazza e Marco Fassoni Accetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Emanuela Orlandi, “convocato in Commissione d’inchiesta Marco Fassoni Accetti, l’uomo che si auto-accusò del rapimento”
La comunicazione ufficiale ancora non è arrivata ma secondo quanto riportato dall’Ansa, la Commissione bicamerale di inchiesta che indaga sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi ha formalmente convocato Marco Fassoni Accetti per il 29 gennaio. CHI È ACCETTI Il fotografo romano è noto per essersi autoaccusato nel 2013 del rapimento sia di Mirella Gregori sia di Emanuela Orlandi, senza portare mai a una svolta su entrambe le scomparse. In un confronto televisivo con il fratello della cittadina vaticana Pietro Orlandi, quest’ultimo disse al fotografo che secondo lui non aveva mai incontrato o conosciuto Emanuela. Accetti si è “infilato” anche nel caso dell’omicidio irrisolto di Katty Skerl, la 17enne ritrovata senza vita a Grottaferrata nel 1984. Accetti nel 2105 ha annunciato ai magistrati romani, che però non gli hanno creduto considerati i suoi trascorsi, che il loculo della Skerl al Verano era vuoto e che la bara era stata trafugata, cosa che poi è risultata vera. L’unico crimine che è stato attribuito a Accetti dalla giustizia italiana è l’investimento del corpo del piccolo Josè Garramon, il figlio di un diplomatico uruguaiano, il cui corpo esanime fu ritrovato nella pineta di Ostia dopo essere stato ucciso a soli 12 anni nel 1983, lo stesso anno della scomparsa di Mirella e di Emanuela. In tempi più recenti, l’uomo ha fatto anche ritrovare agli inquirenti un flauto, identico a quello che suonava Emanuela Orlandi, in un capannone dismesso dei fratelli De Laurentiis a Roma. Nonostante fosse uguale a quello della ragazza le analisi non stabilirono mai che era proprio quello della cittadina vaticana scomparsa (fonte: Adnkronos) I DUBBI SULLA CONVOCAZIONE Si è discusso molto su una sua eventuale convocazione, negli uffici di presidenza della Commissione con membri che volevano ascoltarlo, ed altri che non ritenevano l’uomo attendibile come già peraltro sostenuto dalla procura di Roma nell’ambito della seconda inchiesta sul caso della ragazzina vaticana. Ora la Commissione ha deciso per la convocazione. Lo stesso presidente della Commissione di inchiesta, senatore Andrea De Priamo, in diverse interviste, aveva espresso i suoi dubbi sul reale coinvolgimento di Accetti nei due casi Orlandi-Gregori anche tenendo conto che la procura di Roma lo ritenne inattendibile. (fonte: Ansa). La Commissione di inchiesta prosegue il lavoro su tutte le piste a quanto si apprende, anche per questo ha deciso di ascoltare in audizione il fotografo romano dal passato controverso. Accetti in passato ha fatto avere alla Commissione anche una sua memoria. L'articolo Emanuela Orlandi, “convocato in Commissione d’inchiesta Marco Fassoni Accetti, l’uomo che si auto-accusò del rapimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Orlandi, pubblicato un appunto inedito della Mobile con la testimonianza di un’amica: “Ha riconosciuto Laura Casagrande come la ragazza insieme ad Emanuela all’uscita da scuola”
Le prime ore dopo una scomparsa, si sa, sono quelle cruciali. Anche a distanza di anni, o come in questo caso di decenni, potrebbero racchiudere informazioni preziose. Dopo 43 anni, in questi giorni un appunto inedito della squadra mobile di Roma ci riporta a quel lontano pomeriggio del giugno del 1983, poche ore dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi nel cuore della Capitale. ALL’USCITA DI SCUOLA Per cercare una soluzione a uno dei misteri più impenetrabili del nostro Paese, sembra che tocchi tornare lì dove la cittadina vaticana Emanuela Orlandi è stata vista per l’ultima volta: all’uscita della scuola di musica “Ludovico da Victoria”, di fianco alla Basilica di Sant’Apollinare, alle spalle del Senato. Emanuela quel giorno arrivò con un lieve ritardo a lezione perché era stata fermata da un uomo che le aveva fatto una strana offerta di lavoro. Questo è l’unico tassello certo del mistero della sua scomparsa perché a dirlo fu la stessa Emanuela che, poco prima di svanire nel nulla per 43 anni, telefonò a casa chiedendo a sua sorella Federica se accettare o meno quel lavoretto ben pagato (375mila lire per distribuire volantini durante una sfilata delle sorelle Fontana). Anche le sue amiche seppero dalla Orlandi di quella proposta e lo riferirono alle forze dell’ordine, durante le primissime indagini. In particolare Emanuela riferì di questa offerta a Raffaella Monzi a cui disse anche che l’offerta “le era stata fatta mentre era in compagnia di un’amica ma non mi precisò chi fosse quest’amica”. (fonte: Repubblica) ALLA FERMATA DEL BUS E ripartono, oggi, proprio da quel pomeriggio del 1983 i magistrati romani che nel 2023 hanno riaperto l’inchiesta sulla scomparsa della Vatican Girl che negli anni ha generato decine di piste, ipotesi e scenari senza portare mai alla verità sulla sua scomparsa. Lo scorso 19 dicembre, questa terza inchiesta su Emanuela Orlandi ha portato all’iscrizione di una persona nel registro degli indagati “per false informazioni ai pm”. Parliamo di Laura Casagrande, allieva della stessa scuola di musica di Emanuela. Un’altra studentessa della scuola di musica, Maria Grazia Casini, disse alle forze dell’ordine di aver raggiunto la fermata dell’autobus quel giorno, intorno alle 19, e di aver visto Emanuela per l’ultima volta proprio lì, in Corso Rinascimento. La Casini era insieme a un’altra allieva, Raffaella Monzi. Dal verbale si leggerebbe che “Giunte alla fermata, sia io che Raffaella abbiamo rivolto un cenno di saluto a Emanuela che già si trovava sul posto unitamente a un’altra ragazza di cui non ricordo il nome, ma posso dire che anche quest’ultima frequenta la scuola di musica. Questa ragazza è poco più bassa di Emanuela, con i capelli corti, ricci e di colore nero”. (fonte: Repubblica) UN APPUNTO INEDITO In questi giorni, Repubblica ha pubblicato un appunto dell’epoca della Squadra Mobile di Roma in cui si legge che Maria Grazia Casini successivamente indicò chi avrebbe potuto essere quel pomeriggio con Emanuela alla fermata del bus 70. La Orlandi non avrebbe dovuto prendere il bus per rientrare a casa Oltretevere, in Vaticano, perché da lì a un’ora avrebbe dovuto incontrarsi con la sorella Cristina ed altri amici davanti al “Palazzaccio”, non distante a piedi dal Senato e che avrebbe quindi raggiunto a piedi. Perché allora andò comunque davanti alla fermata del bus con cui invece era arrivata in centro per andare a scuola di musica­? Probabilmente, ma è solo un’ipotesi, per incontrare la stessa persona che poche ore prima le aveva fatto quella strana offerta di lavoro che poi si è rivelata essere la trappola per mettere in atto il sequestro. Tornando all’appunto e alle ultime persone che videro Emanuela Orlandi, da questo verbale (fonte: Repubblica) si legge che la Casini, in un secondo momento, indicò la ragazza che vide con Emanuela Orlandi alla fermata dopo che la direttrice della scuola di musica Suor Dolores le mostrò alcune foto delle allieve del Da Victoria. Si legge dal verbale pubblicato: “La suora mi ha riferito di aver fatto visionare le schede ecclesiastiche alla Casini la quale ha riconosciuto in Casagrande Laura la ragazza che era in compagnia di Emanuela in detta circostanza. La Casagrande, successivamente interpellata dalla stessa religiosa, le avrebbe riferito di essersi recata fino alla fermata con la Orlandi e, dopo essersi fermata per alcuni minuti con la stessa Emanuela, l’aveva lasciata alla fermata dei mezzi, mentre lei aveva proseguito a piedi fino a corso Vittorio per prendere l’autobus 64 in compagnia di altre compagne di scuola”. La Casagrande potrebbe essere stata dunque l’ultima a vedere Emanuela Orlandi quel giorno. LE DISCREPANZE NEI RICORDI “Anche lei quindicenne dapprima Laura dichiarò, come si legge nel primo pro memoria della Mobile, di aver lasciato Emanuela alla summenzionata fermata del bus, quella situata su Corso Rinascimento, davanti al Senato. Il 4 agosto 1983, Casagrande riferì ai Carabinieri di aver notato Emanuela alle proprie spalle mentre entrambe si dirigevano verso Corso Vittorio”. (fonte: Repubblica) La Casagrande disse anche che si era girata, scorgendola a una distanza di 20 metri insieme ad altri studenti, per poi rigirarsi e non vederla più. Delle tre amiche citate, Raffaella Monzi non è stata ancora interrogata dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, a differenza della Casini che è stata audita con richiesta di secretazione della seduta. Anche Laura Casagrande è stata ascoltata (due volte) dalla bicamerale a cui ha dichiarato di non ricordare più cosa accadde quel pomeriggio di 43 anni, se non che rientrò a casa “con un’altra allieva del Da Victoria, Maria Teresa Papasidero, ascoltata dalla Commissione nel gennaio del 2025” (fonte: Repubblica) L'articolo Orlandi, pubblicato un appunto inedito della Mobile con la testimonianza di un’amica: “Ha riconosciuto Laura Casagrande come la ragazza insieme ad Emanuela all’uscita da scuola” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho ancora gli incubi, ho paura. Non ricordo di aver parlato del suo interesse per Alberto”. Le parole della compagna di banco di Emanuela Orlandi
La scomparsa di Emanuela Orlandi “è stata dolorosissima“: sono le parole di Caterina Fanello, che è stata compagna di banco della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983. LA COMPAGNA DI BANCO Caterina frequentava, insieme ad Emanuela, il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II a Roma. La donna, oggi 58enne, è stata ascoltata ieri dalla Commissione bicamerale di inchiesta che sta indagando sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. “Un’audizione che è stata soprattutto una sequela di non ricordo”, riporta l’agenzia Ansa. Tuttavia, alle domande del senatore Gianni Cuperlo, Fanello ha risposto: “ho sperato di non essere audita da questa Commissione, ho già deposto anche in epoca recente con le autorità inquirenti, speravo di aver già contribuito per quello che posso, gli incubi si fanno ancora adesso. C’è il dolore di riportare alla mente certe cose adesso come lo è stato 40 anni fa”. La Fanello ha ammesso di avere “paura“, “per la mia persona, poteva capitare a chiunque di noi”. Alla domanda se la giovane scomparsa a Roma nel 1983 era una persona che si poteva fidare di qualcuno che non conosceva, ha risposto: “Secondo me no, non direi che si sarebbe fidata di uno sconosciuto”. IL CONVITTO “Nel contesto della scuola non sono mai riuscita a pensare a qualche elemento critico che possa aiutare a spiegare o capire quello che è successo”, ha detto l’allora compagna di Emanuela che non crede “che quello che è successo sia correlato al contesto del Convitto”. “Eravamo una classe abbastanza normale, un contesto nella media”. Alle domande dei commissari la Fanello ha spiegato di non ricordare “che all’interno del contesto scolastico ci fossero particolari criticità o problemi quindi, qualunque cosa sia successa, non credo che le persone coinvolte in questa storia fossero all’interno del nostro contesto scolastico. Ma io non ho idea di cosa sia successo. Non ricordo ci fossero persone ostili, né situazioni critiche. In quel momento siamo stati travolti da quello che è successo e, avendo 15 anni, non avevamo gli strumenti per metabolizzare; a distanza di tempo è difficile che i ricordi non vengano condizionati da tutta una serie di elementi. Quello che può essere accaduto a Emanuela, sinceramente non lo so”. (Sci/Adnkronos) Fanello ha chiarito che l’ambiente scolastico e quello della scuola di musica frequentata da Emanuela “erano due mondi separati, io non conoscevo nessuno di quell’ambito”. In audizione è stato ricordato dal presidente, il senatore Andrea De Priamo che in un verbale dell’epoca Fanello “riferì che Emanuela aveva un interesse verso un amico del fratello, tale Alberto però allo stesso tempo giustificò il soprannome di ‘suorà che era stato affibbiato a Emanuela con il fatto che non aveva ragazzi o fidanzatini”. “Non ricordo nessuna delle due cose – ha detto oggi – ma non vedo la contraddizione”. Tale Alberto si presume fosse Alberto Laurenti che in realtà non era un amico di Pietro Orlandi ma un ragazzino che frequentava la stessa scuola di musica di Emanuela Orlandi, l’istituto Da Victoria. Laurenti oggi è un affermato musicista e vanta molte collaborazioni prestigiose (tra cui quella con Franco Califano). Da un’intervista recente a Pietro Orlandi: “Questo Alberto mi disse poi che questo interesse di Emanuela era reciproco ma che lui non si avvicinò mai a mia sorella perché scoraggiato dalla presenza di un ragazzo più grande che andava a prenderla a scuola in moto. Ma quel ragazzo ero io. Chissà, se lo avesse saputo avrebbe preso coraggio ed Emanuela invece di pensare a quell’offerta di lavoro (con cui fu adescata, ndr) quel 22 giugno del 1983, magari sarebbe stata con lui”. FABIANA VALSECCHI Ieri la bicamerale d’inchiesta ha audito anche Fabiana Valsecchi, che ha frequentato Emanuela nell’anno precedente la scomparsa quando anche lei era un’alunna del Convitto. La Valsecchi ha ricordato Emanuela come una ragazza “molto serena” e si è dissociata dalla testimonianza del bidello del Convitto, Clementi, che all’epoca agli inquirenti parlò di “una ragazza con i grilli per la testa”. Valsecchi ha poi raccontato alla Commissione di un episodio che riguardò lei e sua sorella, all’uscita da scuola in zona Prati vicino alla sede Rai quando furono avvicinate da due uomini. “Ci chiesero se volevamo fare una pubblicità con dei compensi – ha riferito – facemmo al tempo anche una descrizione agli inquirenti, uno dei due aveva un frangettone e gli occhiali scuri, erano a bordo di una macchina scura, forse una Bmw di colore blu”. A questo punto De Priamo ha mostrato a Valsecchi l’identikit di un uomo proprio con due occhiali scuri. La donna ha convenuto che la descrizione potrebbe corrispondere. (fonte: Ansa). La Valsecchi ha ricordato anche che la persona che le fermò era un tipo sui “30-40 anni, belloccio”. Valsecchi non ricorda se questa proposta di fare pubblicità avvenne l’anno in cui frequentava il Convitto in classe di Emanuela o l’anno dopo, quando non andava più lì a scuola, ma continuava a frequentare quella zona. Alle domande dei commissari Valsecchi ha replicato di non ricordare di aver mai parlato con Emanuela dell’intenzione della ragazza di fare spettacolo. E ha anche risposto di non sapere se Emanuela frequentasse il cineforum ‘Il Montaggio delle attrazioni e, sebbene con la scuola negli anni si usasse “andare al teatro o al cinema”, ha sottolineato di non ricordare di essere mai andata in quel luogo. (fonte: Sci/Adnkronos) IL SIT-IN “Sono da poco tornato dalla Questura di Roma e confermo che la manifestazione per Emanuela ci sarà il giorno 24 gennaio alle ore 16 in piazza Risorgimento a Roma”: lo scrive sui suoi profili social Pietro Orlandi, il fratello della ragazzina vaticana scomparsa quindicenne il 22 giugno del 1983 a Roma. Il sit-in si tiene ogni anno a gennaio nei giorni vicini al compleanno della cittadina vaticana nata il 14 gennaio che quest’anno compirebbe 58 anni. Emanuela Orlandi, lo ricordiamo, è ancora a tutti gli effetti una cittadina del Vaticano, essendo ancora iscritta all’anagrafe dello Stato Pontificio. Così come lo è ancora sua madre Maria Pezzano, oggi ultranovantenne, e vedova di Ercole Orlandi, scomparso circa 20 anni fa. Gli Orlandi erano tra le poche famiglie residenti all’interno delle mura leonine perché Ercole, così come suo padre, era un dipendente del Vaticano dove lavorava come messo papale. L'articolo “Ho ancora gli incubi, ho paura. Non ricordo di aver parlato del suo interesse per Alberto”. Le parole della compagna di banco di Emanuela Orlandi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Emanuela Orlandi
Risolto il mistero degli scheletri ritrovati in una grotta a Cecchignola: “Quelle ossa non possono essere di Emanuela Orlandi”
Risalgono soltanto a sei anni fa i resti ossei ritrovati a Cecchignola, in una grotta nella zona di Roma Sud. Non appartengono quindi a Emanuela Orlandi (fonte: La Stampa). Due gli scheletri ritrovati a Cecchignola a ma nessuno di questi appartiene alla cittadina vaticana misteriosamente scomparsa nel cuore di Roma il 22 giugno del 1983. “Tutte le volte che a Roma si scava o vengono ritrovate delle ossa, si pensa a Emanuela”: ha dichiarato in più occasioni il fratello dell’allora 15enne scomparsa, Pietro Orlandi. Soltanto un mese fa si era ipotizzato potesse esserci il suo corpo nella botola ritrovata sotto la Casa del Jazz a Roma dove sono ancora in corso degli scavi anche se per ora i lavori sono interrotti. Poco più di un anno fa, la stessa ipotesi era avanzata quando vennero ritrovati altri resti ossei umani nel vano ascensore di un padiglione dell’ospedale San Camilo di Roma. E ancor prima, nel novembre del 2018 era stato fatto il nome di Emanuela quando erano stati ritrovati resti umani sotto le assi del pavimento del Palazzo della Nunziatura Apostolica a Roma. In nessuno di questi casi è stato rintracciato un collegamento col caso della Vatican Girl e nemmeno in quest’ultimo. Le indagini della procura di Roma hanno stabilito che si tratta di ossa che risalgono a sei anni fa, non a 43 anni fa. Il medico legale ha stabilito che i resti appartengono a un uomo e una donna, lui tra i 30 e i 35 anni, con una evidente ferita al cranio, lei tra i 19 e i 24. Secondo quanto riportato da La Stampa, potrebbe trattarsi di un duplice omicidio ai danni delle due vittime ritrovate ormai in stato avanzato di decomposizione. Il ministero dell’Interno ha fornito un elenco di centinaia di persone scomparse negli ultimi anni, per incrociare i dati con segnalazioni, fascicoli e tutto quello che potrà portare alla identificazione della coppia ritrovata. I due corpi erano stati rinvenuti lo scorso 24 maggio da due speleologi milanesi in villeggiatura nella Capitale. I due amici si erano inoltrati da soli in un anfratto, da un varco che si colloca tra via dei Corazzieri e via di Vigna Murata. La grotta in cui è stato fatto il macabro ritrovamento è a poche centinaia di metri dalla stazione Laurentina della metro B. “Ogni volta che viene trovato un osso viene attribuito a Emanuela Orlandi. Non c’era stato il minimo pensiero da parte nostra di collegare questo evento a lei”: così commenta a FQ l’avvocato di Pietro Orlandi, Laura Sgrò che aggiunge: “Se c’è una grande suggestione collettiva ogni volta che viene fatto un ritrovamento osseo, significa che c’è anche una grande speranza di trovare una soluzione al caso di Emanuela”. Domani riprendono i lavori della commissione bicamerale di inchiesta che sta cercando di fare luce su uno dei più intricati misteri italiani. Ad essere interrogati dai commissari di Palazzo San Macuto saranno due compagne di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II”, Caterina Fanello e Fabiana Valsecchi. Le audizioni rientrano nel ciclo di ascolti di amiche e conoscenti dell’epoca, già avviato dalla Commissione nelle precedenti settimane. Foto d’archivio L'articolo Risolto il mistero degli scheletri ritrovati in una grotta a Cecchignola: “Quelle ossa non possono essere di Emanuela Orlandi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Svolta dopo 42 anni nel cold case di Mirella Gregori: “C’è una forte somiglianza tra un pregiudicato arrestato e l’identikit fornito dalla madre”
Dopo 42 anni emerge un nuovo elemento sulla vicenda di Mirella Gregori, la 15enne di via Nomentana scomparsa da Roma il 7 maggio del 1983. L’UOMO DEL BAR Quel sabato pomeriggio in cui scomparve, Mirella si chiuse per sempre la porta di casa alle sue spalle davanti a sua madre, Maria Vittoria Arzenton. Le disse che sarebbe rientrata dopo dieci minuti ma lei non la rivide mai più. I Gregori vivevano all’inizio di via Nomentana e un amico cercò la ragazza al citofono intorno alle 15, le diede appuntamento alla statua del bersagliere di Porta Pia. Era un tale Alessandro, disse Mirella a sua madre prima di andare via a cadere in quella che, molto probabilmente, fu una trappola. Chi ha citofonato quel giorno ancora è un mistero. Dopo la scomparsa, la madre di Mirella diede agli investigatori l’identikit di un uomo visto gravitare intorno al bar di famiglia, in via Volturno, il 6 maggio, durante la festa per la ristrutturazione del locale. Non era solo ma in compagnia di un altro giovane uomo. I due iniziarono a scattare delle foto a Mirella e sua madre, infastidita, li mandò via ma questa è storia nota. LE NOVITÀ In queste ore, é dell’Ansa la notizia di una “forte somiglianza” tra un uomo arrestato in passato per sfruttamento della prostituzione minorile e l’identikit fornito dalla madre di Mirella Gregori. Questo è quanto si afferma in una memoria che l’avvocato Valter Biscotti e la dottoressa Jessica Leone hanno messo a disposizione della Commissione bicamerale d’inchiesta Orlandi-Gregori che indaga sul caso delle due quindicenni, fornendo anche atti relativi ad indagini della questura capitolina. L’identikit dato dalla madre di Mirella avrebbe per Biscotti “forti somiglianze con un pregiudicato di origini siciliane che fu arrestato nel 1984 per sfruttamento della prostituzione giovanile”. Questo è quanto si sostiene nella memoria di Biscotti e Leone che sono stati ascoltati in Commissione lo scorso 6 novembre in relazione ad uno studio realizzato sui minori scomparsi a Roma tra il 1982 e il 1983. “Sei sono i casi di scomparsa ad una distanza di massimo 2,5 km circa dal luogo dove è stata vista per l’ultima volta Emanuela Orlandi, ovvero Corso Rinascimento – spiega Biscotti -. Quindici sono i casi, compresi i sei precedenti, ad una distanza di massimo 5 km in linea d’aria da Città del Vaticano, riferimento geografico preso in considerazione”. Vien dunque da riflettere sul possibile rapimento di Mirella da parte di un gruppo criminale che operava in un’area ben circoscritta della Capitale e con uno scopo preciso per cui in passato si è parlato anche della cosiddetta “tratta delle bianche”, a danno di decine di ragazzine scomparse. LE ULTIME ORE DI MIRELLA Quel pomeriggio del 1983, prima di andare via Mirella aveva fatto tappa al bar gestito dalla famiglia della sua amica Sonia De Vito, sotto casa sua. Spesso le due ragazze trovavano lì. Uno dei dipendenti del locale, convocato dalla commissione d’inchiesta, ha ricostruito durante la sua audizione cosa è accaduto quel pomeriggio, quando Mirella è arrivata al bar: “Dal tavolo ad un certo punto si sono spostate in bagno. Quando sono uscite, si erano scambiate la maglietta. E Mirella è uscita con quella di Sonia. Poi non l’ho mai più vista”. Giuseppe Calì, questo il suo nome, ha anche dichiarato che aveva intravisto più volte al bar dei personaggi legati alla criminalità della capitale, fra cui Enrico De Pedis. Inoltre. In sede di audizione, lo avrebbe riconosciuto come uno dei clienti, confrontandolo con una persona immortalata in una foto. I LEGAMI CON EMANUELA ORLANDI De Pedis, lo ricordiamo, più volte é stato tirato in ballo anche nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il suo nome è spesso emerso davanti ai magistrati che indagavano sulla Vatican Girl, attraverso le testimonianze di persone a lui vicine e legate al suo stesso giro. Tuttavia, nessun elemento concreto ha confermato, in 42 anni, una pista comune. Il collegamento tra i due casi fu chiamato in causa la prima volta dal gruppo di presunti rapitori che all’epoca dei fatti telefonarono al Bar dei Gregori. Gli anonimi interlocutori rivendicarono entrambi i rapimenti di Emanuela e Mirella, molto probabilmente per mettere in atto un depistaggio sul caso della cittadina vaticana, coinvolgendo anche Mirella che però non aveva nessun legame con la Orlandi e che era fortemente distante dal suo ambiente. Questa posizione è stata condivisa più volte anche dai commissari della bicamerale presieduta da Andrea De Priamo che considerano i due casi di scomparsa distanti tra loro. L'articolo Svolta dopo 42 anni nel cold case di Mirella Gregori: “C’è una forte somiglianza tra un pregiudicato arrestato e l’identikit fornito dalla madre” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Laura Casagrande? Potrebbe essere stata usata e poi minacciata al silenzio. E’ arrivato il momento di raccontare quello che sa”: parla Pietro Orlandi
“C’è stata sicuramente una persona che ha fatto da gancio tra Emanuela e le persone che l’hanno rapita. Se è lei, a 14 anni non può averlo fatto in cattiva fede e cosciente di quello che sarebbe successo. Ma potrebbe essere stata usata e poi minacciata al silenzio”: così Pietro Orlandi ieri alle telecamere di Rainews24, dopo il colpo di scena inatteso sull’iscrizione nel registro degli indagati di Laura Casagrande, amica della cittadina vaticana misteriosamente scomparsa il 22 giugno del 1983. La Casagrande era allieva della stessa scuola di musica frequentata da Emanuela: l’istituto “Ludovico da Victoria” a Roma. Laura ed Emanuela non erano particolarmente amiche, semplicemente frequentavano lo stesso corso di canto ma non la stessa classe: Laura era iscritta a pianoforte e Emanuela a flauto traverso. LA RAGAZZA MISTERIOSA “Laura probabilmente è anche la ragazza a cui si riferisce nelle deposizioni un’altra componente del coro – spiega il fratello della Vatican Girl scomparsa a Rainews–, Raffaella Monzi. Raffaella dichiarò agli inquirenti che Emanuela le raccontò che mentre stava andando a scuola era stata fermata per quella famosa offerta di lavoro dell’Avon. Emanuela disse alla Monzi che stava insieme a una sua amica che potrebbe essere la stessa persona che si è riavvicinata a Emanuela quando è uscita da scuola ed è stata vista con lei davanti alla fermata del bus. Poi nessuno l’ha più vista. Il pensiero può andare a lei”. Una riflessione condivisa anche dall’avvocato degli Orlandi Laura Sgrò che sempre a Rainews ha dichiarato: “Laura Casagrande venne considerata dagli inquirenti ragazza la ragazza riccia, pienotta e mora vista alla fermata del bus con Emanuela da alcune amiche per l’ultima volta, prima che sparisse per sempre. Credo sia importante ricostruire gli ultimi momenti prima della scomparsa. La Casagrande disse di non essere lei quella ragazza ma anche questo andrà chiarito in questa fase. Ricostruire gli ultimi momenti in cui è stata vista Emanuela può far emergere qualcosa di fondamentale”. GLI ULTIMI ATTIMI Emanuela Orlandi quel pomeriggio uscì dall’Istituto Ludovico da Victoria, di fianco alla Basilica di Sant’Apollinare in compagnia dell’amica Raffaella Monzi. Mentre camminavano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento, davanti al Senato, Emanuela le confidò di aver ricevuto un’offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici che lve ha proposto di distribuire volantini per 375mila lire durante una sfilata di moda. Avrebbe dovuto dare risposta quella stessa sera a chi le ha offerto quel lavoretto ben pagato. Raffaella le disse che quell’offerta era stranamente eccessiva, ma si limitò a questo. La Monzi poi salì sul bus e non rivide mai più Emanuela che intanto venne raggiunta – disse – da un’altra ragazza: bassa, capelli scuri e ricci, fisico rotondetto. Questa “amica” che è assieme a Emanuela venne vista anche da un’altra ragazza della scuola di musica, Maria Grazia Casini, che si trovò a passare da lì come ha riferito nell’interrogatorio del 29 luglio del 1983. Poche ore dopo la notizia dell’iscrizione della Casagrande nel registro degli indagati Pietro Orlandi ha lanciato un appello alla donna oggi 57enne. “Se sa qualcosa, parli. Se è a conoscenza di qualcosa che è avvenuta all’epoca e per timore, per paura o per vergogna se lo è tenuto dentro, credo sia arrivato il momento di raccontare quello che sa: per noi e per Emanuela”. (fonte: Tg1 del 20 dicembre 2025). LE DICHIARAZIONI DISCORDANTI “Questo è stato un colpo di scena positivo, non ce lo aspettavamo”, ha aggiunto l’avvocato Laura Sgrò che ha ricostruito a Rainews gli ultimi istanti di Emanuela Orlandi prima della scomparsa, così come raccontati negli atti delle primissime indagini. “Quel nefasto giorno Emanuela e Laura uscirono insieme da scuola e lei fu tra le ultime persone che la videro in vita. Ha dato agli inquirenti tre dichiarazioni diverse: prima disse che la vide andare verso la fermata dell’autobus e che Emanuela era 20 metri dietro di lei, ma poi si voltò e non la vide più. Nella seconda dichiarazione disse che vide Emanuela ferma alla fermata e nella terza disse di non averla mai vista all’uscita. Recentemente ascoltata dalla commissione di inchiesta (Orlandi-Gregori, ndr) l’audizione della Casagrande è stato un fiume di “non ricordo”. Presumo i pm l’abbiano sentita e che non si siano convinti ciò che ha detto loro e l’hanno quindi iscritta nel registro degli indagati. I suoi verbali sono ancora lì, le contraddizioni hanno pesato nel corso degli anni”, ha concluso la legale. Nell’audizione in commissione dello scorso anno la Casagrande ha anche parlato ai commissari della telefonata a casa sua dei presunti rapitori di Emanuela Orlandi dell’8 luglio del 1983 che diedero alla ragazza un messaggio da consegnare all’Ansa. Il suo numero di casa fu reperito dagli anonimi interlocutori sul quaderno di solfeggio di Emanuela Orlandi: le due ragazze si erano scambiate i numeri pochi giorni prima. La Casagrande, dopo la scomparsa di Emanuela, interruppe la sua frequentazione alla scuola di musica. “Ebbi paura e, psicologicamente, non ero più in grado di ricominciare lì dentro. Non mi sentivo di tornare a studiare lì, in quei luoghi. Poteva capitare anche a me!”, ha dichiaro lo scorso anno alla Commissione di inchiesta che sta cercando di fare luce sul mistero. L'articolo “Laura Casagrande? Potrebbe essere stata usata e poi minacciata al silenzio. 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