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Donald Trump: “Non ho mai preso i farmaci contro l’obesità ma forse dovrei”
Di farmaci a base di GLP-1 si parla tanto, ora anche in Italia. Star che hanno iniziato ad assumerli perdendo molto peso, dubbi sulla sopravvivenza dell’idea di body positivity, rischi a lungo termine ancora sconosciuti e primi effetti collaterali noti che preoccupano. C’è chi ne magnifica l’uso, come Oprah Winfrey in una recente intervista a People, e chi invece dice di non averli mai provati, come Donald Trump. Il presidente degli Stati uniti ha spesso parlato pubblicamente, fantasticando, di amici e collaboratori che assumono quello che lui chiama “il farmaco per i grassi” senza mai dire se lui stesso abbia assunto uno dei popolari farmaci contro l’obesità. In un’intervista al New York Times, il tycoon ha detto di non aver mai assunto farmaci GLP-1 come Wegovy e Ozempic. “No, non l’ho fatto”, ha risposto quando gli è stato chiesto direttamente. “Probabilmente dovrei”, ha anche aggiunto. Di recente lo psicoterapeuta Jonathan Alpert sul Wall Street Journal ha pubblicato uno scritto dal titolo “Ozempic ha fatto sparire il peso e l’idea della ‘Body Positivity’”. Lo specialista americano parte da quella che lui aveva definito “un’ossessione culturale per la magrezza a qualsiasi costo” in un’intervista a Fox News Live. Secondo Alpert, questa dinamica avrebbe sostituito qualsiasi ideale di “Body Positivity”: “Ora sembra appartenere al passato. Vedevamo persone online celebrare la positività del corpo e l’amore per se stessi, e avevamo influencer sui social media che promuovevano questi messaggi. Ma abbiamo assistito a un cambiamento culturale drastico”. L'articolo Donald Trump: “Non ho mai preso i farmaci contro l’obesità ma forse dovrei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La body positivity appartiene al passato: ora c’è un’ossessione culturale per la magrezza a qualsiasi costo. Ozempic ha rivelato un cambiamento nei nostri valori”: parla lo psicoterapeuta Jonathan Alpert
Su FqMagazine il tema lo avevamo trattato in tempi non sospetti, citando la frase cult di “South Park”: “Per i ricchi c’è l’Ozempic, per i poveri la body positivity”. Ora scende in campo anche il collega e psicoterapeuta Jonathan Alpert sul Wall Street Journal che con il suo titolo non ci gira di certo attorno: “Ozempic ha fatto sparire il peso e l’idea della ‘Body Positivity’”. Lo specialista americano parte da quella che lui aveva definito “un’ossessione culturale per la magrezza a qualsiasi costo” in un’intervista a Fox News Live. Secondo Alpert, questa dinamica avrebbe sostituito qualsiasi ideale di “Body Positivity”: “Ora sembra appartenere al passato. Vedevamo persone online celebrare la positività del corpo e l’amore per se stessi, e avevamo influencer sui social media che promuovevano questi messaggi. Ma abbiamo assistito a un cambiamento culturale drastico”, aggiunge. Lo psicoterapeuta sembra attribuire questo stravolgimento culturale all’uso sempre più frequente di farmaci salvavita per il diabete, oggi usati da molti per dimagrire. È il caso del più noto “Ozempic” e di quello meno noto, almeno in Italia, “Mounjaro”, che, attraverso un’iniezione sulla pancia, aiuterebbero a dimagrire molto velocemente. E numerose celebrities americane hanno apertamente dichiarato di farne uso, o di averlo usato in passato, come Amy Schumer, Robbie Williams e Oprah Winfrey. L’esistenza di questi farmaci, nelle parole di Alpert, avrebbe contribuito a dissolvere gradualmente i valori della body positivity forse per favorire il ritorno a un ideale di ‘magrezza’ che, posto in queste condizioni, secondo l’autore, potrebbe essere malsano: “Dovremmo essere preoccupati perché perdere molto peso in un lasso di tempo così breve potrebbe non essere necessariamente la cosa più salutare. Temo che stiamo promuovendo la magrezza a un livello malsano. E le celebrità si trovano in una posizione molto favorevole per promuovere la salute e non una magrezza che è malnutrizione o che almeno appare tale”, sostiene l’autore dell’articolo. Nel suo articolo, Alpert parte dalle storie personali dei pazienti che visita quotidianamente: “Una paziente una volta si è interrotta a metà frase nel mio studio di terapia e si è scusata. ‘Mi sento in colpa a dirlo’, ha detto, ‘ma voglio davvero perdere peso’. In contesti pubblici, con amici e colleghi, parlava senza difficoltà di autoaccettazione e di amarsi per come si è. In privato, nel mio studio, ammetteva di evitare gli specchi, di saltare le foto e di temere gli eventi sociali”, scrive l’analista. In sostanza, secondo l’autore, i pazienti che ammettevano di voler perdere peso “erano ansiosi per come gli altri avrebbero accolto quei sentimenti. La body positivity, che nell’articolo Alpert definisce “un insieme piuttosto vago di idee pensate per ridurre la vergogna legata all’aspetto fisico”, avrebbe quindi assunto “un peso morale” anche in ambito clinico: “Il disagio verso il proprio corpo veniva sempre più riformulato da clinici e attivisti come un difetto psicologico, e il desiderio di un cambiamento fisico trattato con sospetto, come se tradisse una mancanza di autoaccettazione”. L’autore parla di come alcuni suoi pazienti gli abbiano confessato di “aver modificato i loro racconti per sembrare più autoaccettanti di quanto si sentissero realmente”. Una dinamica che si sarebbe spostata anche al di fuori dello spazio terapeutico, dove alcune persone “ammorbidivano le parole e calibravano il tono nelle conversazioni quotidiane” per non lasciar trasparire i loro reali sentimenti sul proprio corpo: “Una donna ha ammesso di aver riscritto più volte i messaggi agli amici per assicurarsi di sembrare abbastanza body-positive”, suggerisce come esempio. Questi sentimenti di presunto disagio, secondo Alpert, sarebbero spariti con l’ingresso in scena di farmaci come Ozempic e Mounjaro: “‘Il farmaco non mi ha cambiata’, ha detto una paziente. ‘Mi ha permesso di smettere di fingere’”, aggiunge l’autore nell’articolo. Per l’esperto, Ozempic sarebbe riuscito a rivelare che “una convinzione ritenuta ampiamente condivisa (la body positivity, ndr) era sostenuta più dalla pressione che da una reale adesione, e si è disfatta non appena l’onestà è diventata più sicura”, afferma. In pratica, dice Alpert, “la storia non è quella di un improvviso desiderio di essere magri, ma della scomparsa della paura di ammetterlo”, sottolinea. Ciò avrebbe poi portato a desiderare una “magrezza a tutti i costi”, probabilmente favorita dal boom di farmaci dimagranti, a volte usati senza prescrizione medica o acquistati online su siti non verificati. Lo psicoterapeuta non sembra consigliarne l’uso; al contrario ammette di incoraggiare i suoi pazienti ad adottare “cambiamenti nel proprio stile di vita”, evitando dunque perdite di peso molto significative in poco tempo: “(La via di mezzo tra l’obesità e l’eccessiva magrezza, ndr) probabilmente è il punto a cui dovremmo arrivare, cercando di adottare stili di vita sani. E ogni volta che ci spingiamo troppo verso un estremo è lì che entriamo in una zona di pericolo, aveva spiegato a Fox News Live. Alpert approfondirà il ruolo della terapia nella società americana in un libro intitolato “Therapy Nation: How America Got Hooked on Therapy and Why It Left Us More Anxious and Divided” (in italiano è “Terapia della Nazione: come l’America è diventata dipendente dalla terapia e perché questo l’ha resa più ansiosa e divisa”). Nel volume, in uscita a maggio 2026, l’autore spiega di voler analizzare “come la cultura della terapia contribuisca ad alimentare le ansie che oggi dividono l’America”: “È il momento di prendere in considerazione l’ipotesi che siamo diventati iper-terapizzati”, si legge nella sinossi del libro. L'articolo “La body positivity appartiene al passato: ora c’è un’ossessione culturale per la magrezza a qualsiasi costo. Ozempic ha rivelato un cambiamento nei nostri valori”: parla lo psicoterapeuta Jonathan Alpert proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono sempre stata delusa dal mio corpo in sovrappeso. Il fallimento mi sembrava doppio perché ho chef e personal trainer. Con le iniezioni di GLP-1 sono rinata, e non sento nemmeno il bisogno di bere alcolici”: parla Oprah Winfrey
“Ho mangiato un croissant. E l’ho mangiato tutto”: l’esordio dell’intervista che Oprah Winfrey ha rilasciato a People è questo. E il motivo è che la star statunitense ha deciso di parlare della sua ritrovata forma, partendo dal fatto che una colazione con tanto burro, qualche tempo fa, l’avrebbe messa in uno stato di ansia: “Avrei continuato a pensare: ‘Quante calorie ha quel croissant? Quanto tempo ci vorrà per smaltirlo? Se mangio il croissant, allora stasera non posso cenare’. Avrei continuato a pensare a quel maledetto croissant! Ora non ho provato nulla. L’unica cosa che ho pensato è stata: ‘Devo pulire queste briciole'”. Partiamo da un punto fondamentale: Winfrey usa un farmaco a base di GLP-1 perché ha scoperto di soffrire di obesità. Questo tipo di trattamento farmacologico che fa perdere peso molto velocemente e che purtroppo sta prendendo piede anche senza indicazioni mediche adeguate (come il diabete o, appunto, l’obesità), per la conduttrice è quello che lei definisce giusto. E sul tema, assieme all’esperta di obesità, la dottoressa Ania M. Jastreboff, Enough: Your Health, Your Weight and What It’s Like to Be Free, in uscita il 13 gennaio: “Pensavo fosse una questione di disciplina e forza di volontà. Ma ho smesso di incolparmi. Mi sento più viva e più vibrante che mai”. Winfrey compirà 72 anni il prossimo 29 gennaio e racconta di avere anche smesso di bere alcolici (“riuscivo a bere più di chiunque altro al tavolo”) e di essere “una donna felice”. Ricorda il suo percorso con l’obesità: “Sono sempre stata sicura di me in quello che facevo, ma allo stesso tempo ero delusa dal mio corpo in sovrappeso. Ne ero imbarazzata? Sì. Ero delusa di me stessa per continuare a fallire? Sì, ogni singola volta. Sentivo che fosse colpa mia. E il fallimento era doppiamente vergognoso perché avevo accesso a tutto: chef, personal trainer e i cibi più sani”. Tanti i momenti in cui la conduttrice ha perso perso, come quando Anna Wintour, direttrice di Vogue, le chiese di perdere 9 chili per copertina. Poi lo sport che non funzionava abbastanza, e la consapevolezza: “Volevo essere una di quelle persone capaci di essere in pace con se stesse anche in sovrappesa. Ma tutto nella mia vita — la cultura, la società, il mio cervello — mi diceva l’opposto: ‘Hai fallito perché non sei riuscita a sconfiggere questa cosa. Molte persone dicono di poter essere in sovrappeso e in salute. Io non lo ero. Ero pre-diabetica e avevo il colesterolo alto”. E nel 2023 è arrivato il farmaco a base di GLP-1. Lo ha preso, ha perso peso. Lo ha sospeso, ha ripreso peso. Ora dice di essere consapevole di doverlo prendere “per tutta la vita”. Winfrey spiega di fare un’iniezione a settimana “ma a volte riesco ad arrivare a 10 o 12 giorni perché sento ancora gli effetti della settimana precedente (…). Ho avuto qualche problema digestivo, quindi devo bere molta acqua e prendere magnesio. Bisogna iniziare lentamente e in modo graduale. Se si parte con una dose troppo alta, si rischia di farsi del male”. Oggi la conduttrice racconta di avere sviluppato anche una sorta di indifferenza verso l’alcol (“Ero una grande fan della tequila. Una notte ho bevuto letteralmente 17 shot. Non bevo da anni. Il fatto di non avere nemmeno più il desiderio di farlo è incredibile”), la voglia di allenarsi con energia sei giorni a settimana per due ore a sessione e dice: “Se l’obesità è nel tuo patrimonio genetico, voglio che le persone sappiano che non è colpa loro. Voglio che smettano di incolparsi per geni e un ambiente che non possono controllare. Voglio che abbiano le informazioni, poi ognuno scelga cosa fare: prendere i farmaci o continuare a seguire diete”. L'articolo “Sono sempre stata delusa dal mio corpo in sovrappeso. Il fallimento mi sembrava doppio perché ho chef e personal trainer. Con le iniezioni di GLP-1 sono rinata, e non sento nemmeno il bisogno di bere alcolici”: parla Oprah Winfrey proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Michaela Biancofiore come Robbie Williams: “Prendo il Mounjaro, ho perso 17 chili. La vista si è abbassata moltissimo, il colesterolo si è triplicato e i valori del pancreas sono sballati mi sento molto meglio”
“La vista si è abbassata moltissimo, perdo molti capelli, il colesterolo è triplicato e gli enzimi del pancreas sono fuori norma. Eppure, mi sento meglio”. È il bilancio, quasi un bollettino medico, quello che Michaela Biancofiore ha deciso di rendere pubblico. La senatrice e presidente del gruppo “Civici d’Italia – Noi moderati”, in un’intervista al Corriere della Sera, ha deciso di parlare senza filtri del prezzo fisico pagato per la sua trasformazione: 17 chili persi in poco più di un anno grazie all’uso di farmaci di nuova generazione, ma con effetti collaterali che iniziano a preoccuparla. La sua, spiega, è una scelta pragmatica, quasi una scommessa: di fronte al malessere precedente, alla fatica di respirare e al disagio psicologico, ha deciso di “non badare” ai rischi e alle incognite future, preferendo la sensazione immediata di leggerezza e la rinascita fisica che sta vivendo oggi. Mentre il fenomeno dei farmaci per il dimagrimento (come Ozempic e simili) registra un boom di vendite del +78,7% in Italia, alimentato dall’esempio di star globali come Elon Musk, la politica italiana resta un tabù. Biancofiore, unica a esporsi insieme a Clemente Mastella, rompe il silenzio denunciando l’ipocrisia del palazzo: “Non capisco perché incuriosisca così tanto il fatto che io abbia usato il Mounjaro, considerando che potrei fare altri 500 nomi: lo usano tutti”. Tuttavia, la senatrice tiene a precisare che nel suo caso non si tratta di un vezzo estetico, ma di una necessità medica: “Per usarlo devi essere insulinoresistente, altrimenti te ne vai al creatore. Io sono seguita da un medico serio”. Il percorso non è stato privo di ostacoli. Dopo aver tentato con Ozempic e Saxenda (“con cui stavo malissimo”), Biancofiore è passata al Mounjaro. Se il risultato sulla bilancia è evidente, le incognite sulla salute non mancano: “La vista si è abbassata molto anche a me”, ammette al Corriere. “Spero non sia dovuto a questo, ma è un dato di fatto: ora porto gli occhiali e non ne ho mai avuto bisogno. Peccato, dietro alle lenti i miei occhi azzurri spariscono”. Oltre al calo della vista — un sintomo segnalato anche dalla popstar Robbie Williams — la senatrice elenca altri segnali d’allarme: “Ho notato che perdo molti capelli“. Ma è sugli organi interni che si concentrano i timori maggiori: “Il pancreas è uno degli organi più delicati e le analisi evidenziano già che gli enzimi pancreatici sono leggermente fuori norma”. Paradossalmente, anche il colesterolo ne ha risentito negativamente (“ce l’ho tre volte tanto”), nonostante la drastica riduzione dei grassi nella dieta. “Sono preoccupata? Un po’ sì, sinceramente”, ammette, sottolineando come la molecola sia troppo recente per conoscerne le conseguenze a lungo termine. Il ritorno alla vita (e alla pasta) Nonostante i rischi, il bilancio personale resta positivo. Quei 20 chili accumulati per l’età e problemi ormonali le avevano tolto il respiro e il buonumore: “Mi sento molto meglio, più leggera, faccio meno fatica anche solo a respirare. Fa bene alla psiche”. Ora che ha ridotto il dosaggio, per prudenza, Biancofiore racconta di aver ritrovato anche un vecchio piacere, seppur attenuato: l’appetito. “L’altro giorno ho mangiato un bel piatto di pasta al sugo. Il problema è che la molecola mangia i grassi e svuota la muscolatura, quindi dovresti mangiare solo proteine, ma a me non piacciono”. La sua testimonianza si chiude con un avvertimento a chi cerca scorciatoie facili: “Se vede una persona che era grassottella e di punto in bianco è magra, ha usato sicuramente uno di questi prodotti”. Ma attenzione: “Non è una moda, non si scherza con la medicina. Deve essercene la reale necessità”. L'articolo Michaela Biancofiore come Robbie Williams: “Prendo il Mounjaro, ho perso 17 chili. La vista si è abbassata moltissimo, il colesterolo si è triplicato e i valori del pancreas sono sballati mi sento molto meglio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si inietta l’Ozempic comprato online, ma il farmaco è contraffatto: donna finisce in coma ipoglicemico
Nel tentativo di dimagrire con l’Ozempic, una donna ha rischiato di morire. È successo a Padova, dove subito dopo l’iniezione del farmaco la 31enne ha perso i sensi, finendo in coma ipoglicemico. A salvarle la vita sono stati i familiari, che l’hanno trovata priva di sensi e hanno subito chiamato il 118. La donna ora è in buone condizioni, ma ha rischiato grosso, secondo quanto riportano i medici, proprio perché nella ‘pennetta’ non vi era soluzione di Ozempic, bensì insulina. Per chi non è diabetico, una fiala di insulina può portare rapidamente ad un grave coma glicemico ed è esattamente quello che è successo alla ragazza di Padova. Le motivazioni del grave errore di somministrazione vanno ricercate alle modalità con le quali la donna ha acquistato la medicina. Si è rivolta al mercato illegale, come appurato dai test fatti sulla sostanza, che l’hanno identificata come contraffatta. Anche la scatola era falsa, date le assenze di scritte in Braille ed evidenti errori tipografici. La donna, non essendo nè diabetica, né obesa, voleva perdere velocemente qualche chilo e l’unico modo per procurarsi il farmaco era comprarlo su internet, dal momento che non le sarebbe stato comunque prescritto con ricetta medica. Inoltre, c’è anche l’aspetto economico che gioca un ruolo fondamentale nel favorire il mercato illegale. Un mese di punture comprate regolarmente in farmacia costa circa 400 euro. Sono ora in corso le indagini per individuare i responsabili del circuito di vendita illegale. Chi vende medicinali contraffatti, rischia fino ai 4 anni di carcere per il reato Commercio di medicinali guasti o imperfetti (art. 443 c.p.) e di Contraffazione di marchi e confezioni (art. 473–474 c.p.). Inoltre, se chi utilizza questi farmaci ha delle ripercussioni sulla propria salute, la pena aumenta di molto. Nel caso del coma o danni permanenti, considerate lesioni gravissime, si può configurare il reato di lesioni personali gravissime, punito fino a 7 anni di reclusione, con un eventuale aumento di pena nel caso in cui venga provata la consapevolezza del rischio. Il medicinale da un paio d’anni a questa parte spopola sui social per i suoi notevoli, a tratti miracolosi, effetti sulla lancetta della bilancia. L’Ozempic, asseribile al principio attivo semaglutide, è un farmaco sintomatico. Ciò vuol dire che il suo utilizzo non cura la patologia, ma tratta il sintomo fino a quando questo viene somministrato. Ha degli effetti ben evidenti: può portare in pochissimo tempo alla riduzione del 20% del peso, ma quando la terapia viene sospesa c’è un effetto di rimbalzo. Si recuperano in poco tempo i due terzi del peso perso, proprio perché chi non è diabetico o obeso non ha problemi legati alle incretine. Questo tipo di farmaci si chiamano infatti incretinomimetici perché mimano l’azione delle incretine, ormoni che aiutano l’insulina a ridurre la glicemia. Questa azione permette l’assorbimento e il metabolismo del glucosio e facilitano la mobilitazione delle riserve dei grassi. Le incretine quindi migliorano il metabolismo e fanno perdere peso. Non inducono il nostro corpo a risparmiare energie nel momento in cui non assumiamo grassi, ci fanno solo passare la fame dandoci l’idea di essere sazi quando invece lo stomaco non è pieno. L'articolo Si inietta l’Ozempic comprato online, ma il farmaco è contraffatto: donna finisce in coma ipoglicemico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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