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Il 25% degli adolescenti italiani ha subito atteggiamenti violenti nella relazione, diffusi anche i comportamenti di controllo: il report
La Generazione Z viene spesso descritta come una generazione attenta al benessere, alla tolleranza e al rispetto reciproco. Tuttavia, ricerche sociali e casi di cronaca mostrano una realtà più complessa e contraddittoria. Alla vigilia di San Valentino, Save the Children pubblica il rapporto “Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti”, realizzato con Ipsos Doxa su un campione di mille ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni. Il quadro che emerge è quello di relazioni segnate da comportamenti aggressivi, controllo e violenza, spesso normalizzati nella quotidianità. Secondo i dati, un adolescente su quattro (25%) è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti – come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti – da una persona con cui aveva o aveva avuto una relazione. Più di uno su tre (36%) ha subito linguaggio violento da parte del partner, mentre uno su tre è stato geolocalizzato o controllato dal partner tramite strumenti digitali. Il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi e la stessa percentuale ha visto condivise proprie immagini intime senza consenso. Inoltre, il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati e il 36% ha ricevuto insulti o prese in giro per il proprio genere o orientamento sessuale. Le molestie e i comportamenti violenti non si limitano alla relazione di coppia. Più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti o avances sessuali indesiderate, percentuale che sale al 50% tra le ragazze. Nel complesso, il 42% dichiara di essere stato molestato sessualmente almeno una volta, mentre il 49% ha avuto paura di subire violenza da coetanei o gruppi di coetanei. Il 38% ha subito comportamenti violenti sia online sia offline dalla stessa persona. Il rapporto evidenzia come le ragazze siano più esposte a molestie, violenza e limitazioni della libertà. Il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici e il 70% si sente in pericolo quando è per strada. Quasi la metà, il 49%, evita di prendere i mezzi pubblici da sola la sera. Tra le ragazze, il 64% si sente in pericolo sui mezzi pubblici e nei parchi, mentre il 60% percepisce rischi nei luoghi di divertimento. Anche i comportamenti di controllo risultano diffusi. Il 44% degli adolescenti ha ricevuto richieste di non uscire con alcune persone, il 43% di non accettare contatti sui social e il 39% di cancellare contenuti dal telefono o dai social network. Il 40% ha ricevuto richieste su come vestirsi e il 29% di condividere le proprie password. Il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura. Il rapporto evidenzia anche una sovrapposizione tra comportamenti subiti e agiti: il 28% degli adolescenti dichiara di aver usato linguaggio violento almeno una volta, il 28% di aver fatto leva sulle emozioni per ottenere qualcosa e il 21% di aver fatto pressioni per ottenere immagini intime. Il 18% ammette di aver spaventato il partner con atteggiamenti violenti. Il contesto familiare emerge come un fattore determinante. Gli adolescenti che vivono in famiglie conflittuali o esposte alla violenza mostrano percentuali più elevate sia nel subire sia nell’agire comportamenti violenti. Tra questi, il 39% usa linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro il 28% e il 18% del campione generale. Il rapporto segnala anche situazioni di vulnerabilità legate al consumo di alcol e alle dinamiche di gruppo. Il 28% degli adolescenti dichiara di aver avuto incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo e senza ricordare bene le circostanze. Il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere alcol per disinibirsi sessualmente e il 23% per partecipare a giochi o sfide sessuali di gruppo. Risposte che vanno ad intrecciarsi con un cambiamento più ampio nel modo in cui gli adolescenti vivono l’intimità. Le ricerche indicano che i giovani della Generazione Z tendono ad avere meno rapporti sessuali rispetto alle generazioni precedenti e a vivere le relazioni con maggiore cautela, attribuendo più importanza al consenso, alla fiducia e al benessere emotivo. Un’evoluzione che riflette una diversa percezione dei legami affettivi e delle dinamiche relazionali tra i più giovani. Nonostante una maggiore consapevolezza sul consenso e sulla differenza tra amore e possesso, i comportamenti violenti restano diffusi. Il 73% ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere password o posizione con il partner e il 68% afferma che il consenso non è mai scontato, neanche all’interno di una relazione. Tuttavia, la percentuale di chi dichiara di aver subito violenza o linguaggio aggressivo è aumentata rispetto alle rilevazioni precedenti, ad esempio per quanto riguarda il linguaggio violento (36% rispetto al 31% nel 2023) e gli atteggiamenti intimidatori o violenti (25% rispetto al 19%). Questi dati confermano la fragilità relazionale nella Generazione Z. Secondo uno studio della ricercatrice Delia Cai, gli zoomer si confrontano sempre più spesso con esperienze di rifiuto e insicurezza, dalle relazioni affettive ai rapporti sociali, fino alle opportunità di studio e lavoro. Una condizione che contribuisce a rendere le relazioni più instabili e vulnerabili, in cui il bisogno di controllo e la paura dell’abbandono possono tradursi più facilmente in comportamenti possessivi, pressioni o forme di violenza psicologica. Il rapporto evidenzia infine la scarsa conoscenza degli strumenti di supporto. Solo l’11% degli adolescenti conosce correttamente il numero antiviolenza 1522. L’85% afferma che parlerebbe con qualcuno in caso di violenza, soprattutto con la madre (60%) o con il padre (39%), mentre solo il 7% si rivolgerebbe a centri antiviolenza o personale scolastico. L'articolo Il 25% degli adolescenti italiani ha subito atteggiamenti violenti nella relazione, diffusi anche i comportamenti di controllo: il report proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Niente cinema e concerti, ma playlist e streaming: così i nuovi adolescenti vivono la cultura. Gli esperti: “Pesano i costi e la povertà educativa”
Vanno sempre meno ai concerti, solo il 33% mette piede nella platea di un teatro; qualcuno in più (40,3%) ha visitato un sito archeologico, mentre uno su due va ancora alle mostre. Vuote o quasi le sale dei cinema: nel 2024 li hanno frequentati solo il 21,2% dei ragazzi tra i 13 e 17 anni. Sono i dati sulla fruizione culturale degli adolescenti emersi dal 16esimo “Atlante dell’infanzia” pubblicato in questi giorni da Save The Children. Numeri che il Fatto ha letto con cura, con l’aiuto della sociologa Chiara Saraceno e Federico Taddia, conduttore di Non mi capisci su Radio 24, trasmissione dedicata alle nuove generazioni. Due le chiavi di lettura offerte dagli esperti: da una parte i costi della cultura, che escludono i giovani e soprattutto quelli che vivono in periferia; dall’altra una questione generazionale. Questa, infatti, è una generazione di adolescenti “fantasma”: ascoltano la musica, leggono i libri e sanno cosa succede nel mondo, ma non per forza si fanno vedere ai concerti, in biblioteca o davanti alla televisione. Lo spiega bene Taddia: “I nuovi dispositivi elettronici hanno cambiato – e stanno cambiando – il tipo di fruizione di un’esperienza artistica: è una fruizione più individuale, solitaria, staccata dal contesto e spesso dal momento. Live e non live sono sempre più confusi”; quella dei giovani “è una fruizione on demand non legata al “qui ed ora”. Anche il concetto di condivisione è totalmente diverso: non è più un “stiamo vivendo lo stesso momento” ma “io ti faccio vedere il momento che ho vissuto””. I CONCERTI? “TROPPO COSTOSI” Ma analizziamo i numeri che ci offre l’Atlante dell’infanzia. Solo il 12% degli adolescenti va a un concerto di musica classica; il 29% ad altri concerti. Taddia sottolinea l’incidenza dei costi: i biglietti, afferma, sono”davvero troppo costosi per quanto riguarda la musica live e il cinema”. Poi c’è “la diminuzione dei piccoli club e dei piccoli cinema”, che toglie “luoghi in cui “allenarsi” a vivere in maniera diversa un evento. E poi il grande problema delle povertà educative: sacche di famiglie (e quindi di bambini) vivono sotto la soglia di povertà, in situazioni di degrado, dove le politiche culturali mancano completamente. Dove la dispersione non è solo scolastica, ma è anche umana. Dove la cultura è roba da ricchi, non motore di cambiamento e riscatto sociale”. Sulla stessa linea la sociologa Saraceno: “Andare a un concerto è costoso. Solo se provieni da una famiglia che ha la consuetudine a questo tipo di consumi sei incoraggiato a spendere i soldi in quel modo”. IL FENOMENO DELLE PLAYLIST I ragazzi: creano playlist dai titoli che iniziano con “Pov” – acronimo di point of view, punto di vista – che indica una tecnica, mutuata da altri social come TikTok, per far immergere l’ascoltatore in una determinata situazione psicologica. La generazione Z (che comprende i nati tra il 1997 e il 2012) ha creato il 72% delle playlist “Pov” esistenti. Ecco alcuni esempi: “Pov: sei innamorato di qualcuno che non potrai mai avere“, “Pov: stai iniziando una nuova vita, ti stai trasferendo in una nuova città e tutto sta cambiando”, e via dicendo. Nel 2024, inoltre, la musica più ascoltata dalla Gen Z (52,13%) era indicata con l’acronimo “iykyk“, if you know, you know, ovvero “se lo sai, lo sai”, utilizzato per indicare che una data canzone o genere musicale sono apprezzabili – o anche solo comprensibili – da un gruppo ristretto e selezionato di persone. Grave, invece, un altro aspetto evidenziato dalla ricerca: nel 2023, dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, “soltanto l’8,4% frequentava corsi di musica in orario extrascolastico: percentuale che indica una carenza di opportunità per lo studio di uno strumento musicale o la partecipazione a un coro , che dovrebbero essere presenti in ogni scuola in orario pomeridiano”. SOLO UN TERZO DEGLI ADOLESCENTI A TEATRO La situazione non migliora con il teatro. Solo un adolescente su tre (il 33,3%) c’è stato almeno una volta nei 12 mesi precedenti all’intervista (il 37,6% delle ragazze a fronte del 29,3% dei ragazzi); tra chi ha genitori laureati, la percentuale sale al 44%, ma scende al 25% tra chi ha mamma e papà con un basso livello di istruzione. “Teatro e mostra accendono altre sentinelle: sono luoghi, sono esperienze, apparentemente lontane. Diverse. Appartenenti ad altri linguaggi”, spiega Taddia. “Da qui la necessità di elaborare proposte nuove, diverse, linguaggi altri; dall’altra parte – laddove famiglia e scuola non hanno gli strumenti per avvicinare ragazze e ragazzi a queste esperienze – attivare azioni sul territorio, la strada, il quartiere, le periferie, i luoghi atipici, in cui far “inciampare” i ragazzi e le ragazze nei musei e nel teatro. Avvicinarli non solo come spettatori ma anche come parte attiva; coinvolgerli nella progettazione, della gestione, della scelta, nella scrittura. Non far calare la “cultura” dall’alto, ma rendere la cultura come qualcosa di accessibile, di giocabile, di plasmabile”. UNO SU CINQUE MAI AL CINEMA NEL 2024 La pandemia di Covid, sembra, ha tolto ossigeno anche al cinema: la chiusura per mesi e mesi di tutte le sale durante l’emergenza ha allontanato molti adolescenti dall’esperienza di guardare un film con decine di persone invece che su una tv in streaming o, peggio ancora, sul cellulare. Gli adolescenti che non sono mai stati al cinema in tutto il 2024 sono il 21,2%: ben il 25% al Nord (erano il 19% nel 2019), il 16% al Centro (il 13% pre-Covid), il 22% al Mezzogiorno, dato stabile rispetto a prima della pandemia. Anche in questo caso non siamo di fronte a giovani disinteressati, ma che hanno cambiato modo di fruire del prodotto culturale. Per Chiara Saraceno, anche in questo caso, la colpa è dei biglietti troppo costosi, ma per Taddia c’è anche un elemento sociologico da analizzare: “Non si sente la necessità di vivere emozioni con chi ho a fianco. Non m’interessa, non lo so fare, non ne ho l’abitudine. È come se fosse una competenza analogica se non persa, sopita. O, quanto meno, dimenticata”. L'articolo Niente cinema e concerti, ma playlist e streaming: così i nuovi adolescenti vivono la cultura. Gli esperti: “Pesano i costi e la povertà educativa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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