“La Corte costituzionale ha sancito che il processo all’americana è
incompatibile da noi. Perché in Italia c’è l’obbligatorietà dell’azione penale,
mentre lì c’è la discrezionalità dell’azione penale. Giorgia Meloni vuole il
processo all’americana per favorire i ricchi e privatizzare la giustizia”. Lo ha
detto l’ex magistrato e senatore del Movimento 5 stelle, Roberto Scarpinato,
intervistato dal direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, nel secondo
appuntamento de “La settimana del no” al Caffè letterario di via Ostiense a
Roma.
Scarpinato ha analizzato le criticità del processo negli Stati Uniti, citando la
propria esperienza personale: “Là chi è povero non si può sostenere le spese
legali e per il processo, e così va in galera. Negli Usa c’è il tasso di
carcerizzazione più alto al mondo dopo la Cina”. Poi ha concluso: “Ma nel
disegno di Meloni è tutto coerente, perché così promuove la società della
diseguaglianza”
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ricchi e privatizzare la giustizia”: l’analisi di Scarpinato proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Roberto Scarpinato
“Da tre anni a questa parte siamo fuori dalla fisiologia della dialettica
politica. Oggi non tutti i partiti si riconoscono negli stessi valori
costituzionali, nella stessa idea dello Stato, come in fondo succedeva nella
Prima Repubblica. Le forze politiche al potere del 2022 non si identificano più
nella Costituzione, anzi sono gli eredi culturali di chi la voleva svuotare,
anche con la violenza”. Lo ha detto l’ex magistrato e senatore del Movimento 5
stelle, Roberto Scarpinato, intervistato dal direttore de il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, nel secondo appuntamento de “La settimana del no” al Caffè
letterario di via Ostiense a Roma.
Scarpinato ha analizzato, oltreché dal punto di vista tecnico, anche dal punto
di vista storico-politico la riforma della giustizia voluta da Carlo Nordio e
dal governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo Scarpinato – che ha citato sia
Fratelli d’Italia sia Forza Italia come “nemici” della Costituzione, seppur per
ragioni diverse – l’Italia “non è la Svizzera, la Danimarca o la Svezia. Noi non
siamo un Paese normale, la nostra storia è stata segnata da stragi che non hanno
eguali in Europa, da Portella della Ginestra alle stragi del ’92-’93, con
mandanti illustri tra i politici. Questo è il Paese che ha portato al vertice
dello Stato esponenti della borghesia mafiosa, che dopo la condanna sono stati
presentati come vittime della giustizia. Questo è il Paese della corruzione,
dello scambio politico-mafioso, dell’abuso d’ufficio e delle clientele. Ecco
perché in un Paese così non ci possiamo permettere di abbassare la guardia. La
magistratura – con tutti i suoi limiti e difetti – si è dimostrato il più forte
anticorpo contro l’alleanza tra potere e crimine, e ha pagato il prezzo con 28
magistrati uccisi dalla mafia, dalla P2 e dalla corruzione. In un Paese così –
ha concluso – se approviamo questa riforma, diventiamo Sud America nell’arco di
dieci anni”.
L'articolo Referendum, Scarpinato: “Chi sta al governo non si riconosce nella
Costituzione, sono gli eredi di chi la voleva svuotare anche con la violenza”
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La vera posta in gioco è la serie ideata e condotta da Roberto Scarpinato che
guida i cittadini dentro i retroscena della contro-riforma della giustizia. Con
linguaggio chiaro e documentato, ricostruisce le radici storiche e i
protagonisti di ieri e di oggi che la sostengono. Soprattutto, mette a fuoco il
progetto più ampio in cui si inserisce: che Paese diventerà l’Italia se questo
tassello passerà e l’equilibrio tra poteri verrà ridisegnato.
Nel secondo episodio il racconto entra nel merito delle posizioni e delle
contraddizioni dei promotori della riforma, da Carlo Nordio a Giorgia Meloni,
fino a Giulia Bongiorno. Dichiarazioni pubbliche e scelte politiche vengono
messe a confronto, evidenziando incoerenze e cambi di rotta. Ne emerge un quadro
che solleva interrogativi sulla reale finalità dell’intervento.
L'articolo La vera posta in gioco, Scarpinato: “Tutte le contraddizioni di
Nordio e Meloni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La vera posta in gioco” è la serie ideata e condotta da Roberto Scarpinato che
guida i cittadini dentro i retroscena della contro-riforma della giustizia. Con
linguaggio chiaro e documentato, ricostruisce le radici storiche e i
protagonisti di ieri e di oggi che la sostengono. Soprattutto, mette a fuoco il
progetto più ampio in cui si inserisce: che Paese diventerà l’Italia se questo
tassello passerà e l’equilibrio tra poteri verrà ridisegnato.
Episodio 1
La riforma non nasce oggi: affonda le sue radici in una visione antica, che
voleva una magistratura subordinata alla politica, com’era prima della
Costituzione del 1948. Attraverso documenti e passaggi storici, si mostra come
quell’idea non sia mai davvero scomparsa. È un ritorno al passato che rimette in
discussione l’autonomia conquistata dopo il fascismo.
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condotta da Scarpinato: “Vogliono portarci a prima della Costituzione” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Roberto Scarpinato a teatro per spiegare le ragioni del no al referendum sulla
giustizia: “Siamo chiamati a un appuntamento con la storia. In apparenza dovremo
votare sì o no a una riforma costituzionale sulla magistratura, approvata dalla
maggioranza di governo. In realtà la posta in gioco è un’altra: dovremo decidere
se la giustizia dovrà tornare a essere quella che era prima della Costituzione
del 1948”. Vale a dire: “Una giustizia forte coi deboli, debole coi forti”. Lo
spettacolo è in programma venerdì 20 febbraio, al Teatro Massimo di Palermo, ore
19.
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“Vogliono portarci a prima della Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“C’è da chiedersi se il senatore Scarpinato abbia fonti privilegiate di
conoscenza. Se così fosse si configurerebbe un’evidente violazione del segreto
istruttorio ed anche di questo la procura della Repubblica si dovrebbe
occupare“. A parlare è il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante il
question time alla Camera. Il Guardasigilli attacca direttamente l’ex magistrato
e senatore M5s rispondendo a una domanda del gruppo di Fratelli d’Italia sulla
vicenda dell’attentato subito al conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
“Sono sorpreso dalle fantasiose ricostruzioni dei giornali. Chi ha insinuato un
collegamento tra l’attentato” al giornalista “ed il governo, lo ha fatto senza
alcun elemento oggettivo”, incalza il ministro che tira in ballo Scarpinato,
senatore che nel corso di una seduta in commissione Antimafia aveva chiesto al
giornalista di spiegare una sua affermazione in merito al fatto che fosse stato
pedinato su ordine del sottosegretario Fazzolari. “La magistratura – ha aggiunto
Nordio – sta andando avanti ed auspichiamo una celere conclusione di un’indagine
complessa. Auspichiamo anche che da parte dell’opposizione non vi sia
strumentalizzazione politica e interferenza in una situazione da chiarire
nell’ambito delle indagini della magistratura. Ci sono state gravissime ed
ingiustificate affermazioni ed è doveroso agire con particolare celerità ed
avvedutezza”.
Subito dopo è arrivata la replica del senatore del Movimento 5 stelle: “Dopo le
sue intimidazioni e i suoi attacchi ai magistrati che nell’adempimento dei loro
doveri adottano decisioni sgradite al governo, Nordio oggi nel suo intervento
alla Camera suggerisce alla procura della Repubblica di Roma di incriminarmi per
il reato di rivelazione di segreti di ufficio per le domande che ho formulato a
Ranucci alla Commissione Antimafia, insinuando che io avrei formulato quelle
domande perché a conoscenza di fatti coperti dal segreto“. Scarpinato rilancia
suggerendo al ministro della Giustizia di “portare pazienza e attendere di
incassare prima l’eventuale Sì al referendum sulla riforma della magistratura”:
“Solo dopo potrà completare l’opera e stabilire che lui o altri del governo
possano dare direttive ai magistrati del pubblico ministero”, conclude
Scarpinato.
L'articolo Nordio contro Scarpinato: “Ha fonti privilegiate sul caso Ranucci?
Procura se ne dovrebbe occupare”. Lui replica proviene da Il Fatto Quotidiano.