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Referendum, Nordio accusa il Csm di non punire abbastanza i magistrati. Ma lui ha impugnato solo 6 sentenze su 176
“Una giustizia domestica e correntizia che fa da stanza di compensazione“. Così, alla presentazione del suo libro alla Camera il 14 gennaio, il ministro Carlo Nordio ha definito la giustizia disciplinare dei magistrati. Solo l’ultimo dei tanti attacchi del Guardasigilli contro l’apposita sezione del Consiglio superiore della magistratura, accusata di eccessiva morbidezza nel sanzionare le violazioni deontologiche: tanto che la sua riforma la vuol sostituire con una nuova Alta Corte, in cui i componenti magistrati saranno selezionati per sorteggio e ci sarà un maggior numero di membri scelti dalla politica. Ma ancora una volta gli anatemi di Nordio si schiantano contro fatti e numeri, e in questo caso, in particolare, contro il suo stesso comportamento. Il ministro della Giustizia infatti ha il potere autonomo di impugnare le sentenze disciplinari che non gli piacciono, chiedendo una decisione diversa alle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione (il massimo organo giudicante del Paese). Eppure nel corso di questa consiliatura, iniziata a febbraio 2023, l’ha fatto appena sei volte sulle 176 sentenze di merito emesse dal Csm: cioè nel 3,5% circa dei casi. I DATI SU CONDANNE E SANZIONI Il dato emerge da un’analisi a cura di Roberto Fontana, giudice disciplinare e consigliere indipendente di palazzo Bachelet, pubblicata sulla rivista online Questione Giustizia. Al 31 dicembre scorso, la Sezione disciplinare dell’attuale Consiglio superiore aveva emesso 199 sentenze: 23 di “non doversi procedere”, cioè che non entrano nel merito (si pronunciano ad esempio se l’incolpato è morto o si è dimesso), 82 condanne (il 41%) e 94 assoluzioni (il 47%). Assimilando alle condanne i 15 casi in cui il magistrato sotto accusa si è dimesso prima della sentenza, si raggiunge quota 97, cioè il 49% del totale contro il 47% di assoluzioni. Tra le sentenze di condanna, due hanno inflitto l’ammonimento (la sanzione meno grave), 46 la censura (che impedisce di ottenere incarichi direttivi per i successivi dieci anni), 17 la perdità di anzianità, 9 la sospensione dalle funzioni (sempre accompagnata dal trasferimento di sede) e 8 la sanzione massima, la rimozione dall’ordine giudiziario. LE IMPUGNAZIONI? SOLO IL 16% Insomma, non proprio un giudice accomodante come lo descrive Nordio. Ma ancora più interessanti sono appunto i numeri delle impugnazioni, che possono essere promosse in autonomia dal ministro o dalla Procura generale della Cassazione. In generale, le sentenze impugnate sono una netta minoranza: 29 su 176 decisioni di merito, il 16% circa. Considerando solo le assoluzioni, le impugnazioni sono il 17%: 16 su 94. E il dato scende sensibilmente limitando l’analisi alle assoluzioni per “scarsa rilevanza del fatto“, quelle più contestate dai sostenitori del Sì: dal 2023 a oggi sono state impugnate quattro sentenze su 43, il 9%. L’IPOCRISIA DEL MINISTRO Ma di tutte queste impugnazioni, quante vengono dal ministro? Come abbiamo detto all’inizio, appena sei: cinque contro assoluzioni (di cui tre per “scarsa rilevanza”), una contro una condanna. Se non è soddisfatto delle decisioni del Csm, dunque, se la dovrebbe prendere innanzitutto con se stesso (o con i suoi uffici che studiano le sentenze per lui). Ma la spiegazione forse è più semplice: come sottolinea il consigliere Fontana, i dati mostrano un alto “tasso di condivisione” delle decisioni disciplinari da parte del ministro e della Procura generale, il che “non offre il benché minimo riscontro alla tesi di un esercizio dell’attività giurisdizionale condizionato da logiche di giustizia domestica”. In sostanza, per spingere la riforma, Nordio accusa di lassismo un organo di cui invece mostra (nella sua qualità di ministro) di condividere quasi tutte le decisioni. LA QUERELLE SUI NUMERI I numeri forniti da Fontana sono stati contestati da Enrico Costa, deputato di Forza Italia e “falco” anti-pm della maggioranza: citando la relazione appena depositata dal procuratore generale della Cassazione, Costa sostiene che il tasso medio di condanne negli ultimi tre anni sia in realtà solo del 26,8%. Per farlo considera nel conteggio anche le ordinanze di non luogo a procedere, cioè i provvedimenti con cui, su richiesta della Procura generale, la Sezione disciplinare “archivia” l’accusa senza nemmeno aprire il processo. Fontana però replica rivendicando la correttezza della sua analisi: “Le ordinanze di non luogo a procedere rappresentano in sostanza l’equivalente dei decreti di archiviazione del gip in sede penale e in nessuna elaborazione statistica si confondono tali decreti con le sentenze che definiscono il processo penale”. Peraltro il ministro può opporsi alla richiesta di archiviazione della Procura generale, obbligando il Csm ad aprire il processo: lo ha fatto, ad esempio, nel caso dei tre giudici milanesi finiti sotto accusa per la liberazione dell’oligarca russo Artem Uss. Insomma, anche in questo caso, i presunti colpi di spugna dei magistrati potrebbero essere facilmente sventati dal governo. Che però, nella maggior parte dei casi, non ha nulla da ridire. L'articolo Referendum, Nordio accusa il Csm di non punire abbastanza i magistrati. Ma lui ha impugnato solo 6 sentenze su 176 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontri a Torino, per Nordio “c’è odio per la civiltà occidentale e i regimi liberali. Serve repressione immediata e severa”
“Scontri di Torino? Oggi, come 50 anni fa, c’è un odio profondo verso la civiltà occidentale, verso i regimi liberali e democratici. E si esplica con questa violenza indiscriminata contro la Tav o il Ponte di Messina. Speriamo non contro le Olimpiadi. Ma comunque è una violenza fine a se stessa per dimostrare questo odio inestinguibile verso la democrazia. E qui serve essere chiari; bisogna intervenire con una repressione che sia immediata, adeguata e severa“. Lo annuncia ai microfoni di 24 Mattino, su Radio 24, il ministro della Giustizia Carlo Nordio che aggiunge: “Ha ragione anche la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura dimostrare in piena autonomia e indipendenza che la legge va rispettata senza se, senza ma, senza indulgenza”. Nel corso dell’intervista con Simone Spetia, il guardasigilli viene interrogato sull’ipotesi di un fermo preventivo di 12 ore, con la possibilità, avanzata dal ministro Matteo Salvini, di estenderlo fino a 48. Nordio evita di entrare nel merito della singola misura, ma ribadisce: “Si sente la necessità di inasprire sia l’azione repressiva sia quella preventiva, perché purtroppo vi è stata e continua ad esservi una situazione intollerabile di illegalità che ha, tra l’altro, prodotto delle reazioni anche da parte della società civile che evidentemente richiede delle norme che siano adeguate”. All’appunto di Spetia su un uso sempre più estensivo del diritto penale, Nordio rivendica la necessità di adattare gli strumenti giuridici al contesto: “Purtroppo il diritto penale deve adeguarsi alla mutevolezza dei tempi e delle circostanze. A parte il fatto che in questo decreto alcune sanzioni penali vengono anche degradate a quelle amministrative che vengono ritenute più efficaci e di più immediata applicazione – continua – Invece di prevedere un arresto preferiamo erogare una sanzione amministrativa di parecchie migliaia di euro, magari anche ai genitori dei minori violenti, perché potrebbe essere più efficace”. E aggiunge: “Il diritto penale segue l’evoluzione delle cose: abbiamo introdotto il femminicidio perché purtroppo in questi anni vi è stata un’esplosione di questo tipo di reati, abbiamo introdotto il reato di occupazione fraudolenta e abusiva di abitazioni, cosa che negli anni precedenti non c’era, per tutelare le persone più deboli”. Poi continua: “Io sono abbastanza anziano anche come ex magistrato per ricordarmi gli anni ’70, quando si è iniziata questa opera di delegittimazione e di aggressione delle forze dell’ordine. Ricordo l’agente Annarumma che è stato ucciso addirittura durante una di queste manifestazioni e da lì è cominciata tutta una legislazione in un certo senso anche preventiva e repressiva che però è stata tardiva”. Un ritardo che, secondo Nordio, ha avuto conseguenze drammatiche: “Infatti dopo un po’ sono esplosi i terrorismi delle Brigate Rosse, di Prima Linea e di altre formazioni diciamo di marxismo-leninismo violento“. Alla domanda finale se oggi si possano intravedere segnali analoghi, il ministro risponde:. “No, perché all’epoca vi era una fortissima ideologizzazione da parte di queste bande che l’estrema sinistra chiamava ‘compagni che sbagliano’. Poi hanno capito che erano dei veri e propri rivoluzionari molto motivati politicamente. Oggi questo fanatismo politico ideologico, non c’è però vi è sempre l’odio profondo verso la civiltà occidentale”. L'articolo Scontri a Torino, per Nordio “c’è odio per la civiltà occidentale e i regimi liberali. Serve repressione immediata e severa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, il procuratore generale Policastro al governo: “Basta con la delegittimazione e le campagne denigratorie contro i magistrati”
All’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte d’Appello di Napoli, il confronto tra magistratura ed esecutivo entra immediatamente nel vivo. In prima fila siede il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che nel suo intervento evoca lo storico Alessandro Barbero e invita i magistrati a “non demonizzare chi sostiene tesi opposte alle proprie, con slogan che perfino i social network, non sospettabili di vicinanza al governo, qualificano come fake e in qualche caso sono arrivati a rimuovere”. Un monito accompagnato da una non convincente rassicurazione politica: “Se viene confermato il disegno di legge, non sarà l’Apocalisse”. La replica del procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, arriva puntuale e si struttura fin dall’esordio come una risposta diretta al rappresentante del governo. “Desidero rivolgere un saluto particolare al sottosegretario Alfredo Mantovano che, con ponderate parole che io non condivido, ha illustrato il suo punto di vista”. Il magistrato apre il suo intervento richiamando un episodio che segna simbolicamente l’avvio del nuovo anno giudiziario: “Il 2026 si è aperto per i nostri uffici con un colpo d’arma da fuoco esploso contro la finestra di un ufficio della Procura Generale. Abbiamo apprezzato il ministro dell’Interno che ha prontamente stigmatizzato con fermezza l’accaduto, definendolo un atto gravissimo, e apprezziamo veramente di cuore le numerose manifestazioni di solidarietà che sono venute dall’avvocatura, dalla magistratura, dalle istituzioni, dalla politica e dai cittadini”. Ma il grave episodio, avverte il procuratore generale, non può essere liquidato come un fatto isolato: “Ci deve far riflettere su due aspetti. Il primo aspetto è dato dalle crescenti campagne denigratorie contro i magistrati, e mi dispiace, probabilmente non siamo solo noi a demonizzare, ma anche gli altri. Il secondo elemento è la sempre più ampia diffusione di armi. Assistiamo veramente con grande preoccupazione a queste martellanti campagne denigratorie contro i magistrati, che si trasformano, al di là dell’intenzione, velocemente in campagne d’odio”. Policastro descrive un’escalation che travalica il piano del confronto democratico: “La discussione diventa aggressione, la divergenza diventa delegittimazione, i social amplificano e deformano. Con amarezza abbiamo registrato in questo tribunale aggressioni verbali e addirittura fisiche ai magistrati, e continuano”. Il punto fermo resta il ruolo costituzionale della magistratura: “Deve essere chiaro che i magistrati non rispondono né alla piazza né al potere, il magistrato risponde soltanto alla legge. È un impegno che abbiamo assunto quando abbiamo giurato sulla Costituzione, e lo faremo. Il magistrato non rema contro nessuno, ma garantisce i diritti costituzionali delle persone”. E avverte: “Questo clima purtroppo va peggiorando nell’avvicinarsi alla scadenza referendaria. Io ho già espresso in due occasioni la mia contrarietà netta a questa riforma”. E chiarisce il senso dell’intervento pubblico della magistratura: “Non si demonizza niente, ma si riflette insieme, ed è un contributo, penso, doveroso e dovuto da parte della magistratura”. Nel merito della riforma, il giudizio è severo e articolato: “Un sorteggio sbilanciato, con uno sdoppiamento e con la separazione delle carriere, un sorteggio che favorisce i componenti della politica oggettivamente, l’Alta corte disciplinare, composta in un determinato, produrranno, a mio parere, un indebolimento della giustizia con un diverso equilibrio tra i poteri e sicuramente nessun beneficio per la giustizia e per i cittadini”. Un passaggio sul quale, aggiunge, manca una spiegazione convincente: “Nessuno, fino a oggi, me l’ha spiegato”. A sostegno della critica richiama l’autorevolezza del penalista Franco Coppi: “Lo dice anche un grande giurista come lui: nessuno gli ha mai spiegato come la separazione delle carriere possa favorire la giustizia”. Le conseguenze istituzionali sono, secondo Policastro, inevitabili: “È indubbio che uno sdoppiamento del Csm e quella modalità di elezione dei suoi componenti produrrà un autogoverno debole. E un autogoverno debole, nei fatti, produce una indipendenza debole”. Il procuratore generale richiama poi un episodio parlamentare preciso, la bocciatura di un ordine del giorno presentato dalla deputata del M5s Valentina D’Orso il 16 gennaio 2025: “Si chiedeva una cosa molto semplice e minimale, e cioè che il governo si impegnasse a non interferire nelle indagini e a non indebolire la dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal pm. Quell’ordine del giorno è stato bocciato da chi sostiene oggi questa riforma”. E sottolinea: “Questo ci preoccupa come segnale culturale, perché era un impegno minimale, ma ci preoccupa ancora di più, alla luce delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato attoniti dal vicepresidente del Consiglio. Non sono invenzioni nostre”. Il riferimento è ad Antonio Tajani, che lo scorso 25 gennaio, durante un evento di Forza Italia a Roma per promuovere il Sì al referendum, ha sostenuto che la separazione delle carriere non basta, proponendo di aprire un dibattito su ulteriori passi: rafforzare la responsabilità civile dei magistrati e “liberare la polizia giudiziaria dal controllo dei pm”. Lo sguardo del magistrato, quindi, torna quindi al referendum: “L’appuntamento referendario, sono convinto, è importante. Auspico veramente una grande partecipazione del popolo, che la nostra Costituzione riconosce come sovrano, non soltanto quando va a votare le politiche, ma anche quando va a votare ai referendum. Sono d’accordo con il sottosegretario Mantovano, che il governo abbia il diritto e il dovere di adempiere al mandato chi gli hanno dato i propri elettori”. Ma rivendica un contrappeso democratico altrettanto legittimo: “Al tempo stesso c’è il diritto e il dovere del popolo di esprimersi su quelle riforme”. Il finale è un appello al rispetto reciproco e alla libertà di parola della magistratura, con una bordata alla stampa anti-magistratura e al governo Meloni: “Spero che il confronto divenga rispettoso, che non ci troviamo un giorno sì e un giorno no con campagne di stampa dirette, non al merito, ma a delegittimare uno per uno i magistrati ogni giorno. Vorremmo anche avere il diritto di esprimere il nostro pensiero, anche se siamo magistrati”. L'articolo Referendum, il procuratore generale Policastro al governo: “Basta con la delegittimazione e le campagne denigratorie contro i magistrati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, il sondaggio: Sì al 53%, No al 47%. Ma per il 51% la riforma Nordio “non migliorerà la giustizia”
Il Sì in vantaggio di sei punti sul No, con un quarto dell’elettorato ancora indeciso su cosa votare o direttamente se recarsi o meno alle urne. Dopo il “pareggio tecnico” stimato da Ixé, un altro sondaggio dà la partita del referendum sulla riforma Nordio ancora molto aperta a cinquanta giorni dal voto del 22 e 23 marzo. Secondo una rilevazione dell’istituto Demopolis, condotta dal 28 al 30 gennaio su un campione di duemila intervistati, il 39% degli italiani è orientato a confermare la modifica costituzionale approvata dalle Camere, il 35% a bocciarla, mentre un 26% non ha ancora preso posizione e/o non sa se andrà a votare. Scorporando questa quota e considerando solo chi si è espresso, il Sì è stimato al 53%, il No al 47%. Un distacco molto inferiore alla media di quelli stimati dai sondaggi delle ultime settimane, che in alcuni casi superavano ampiamente i dieci punti. La tendenza all’aumento dei contrari, d’altra parte, emerge anche dalla media bisettimanale delle rilevazioni curata dall’istituto Bidimedia sondaggi: tra il 15 e il 19 gennaio il No ha recuperato 1,8 punti sul Sì, attestandosi al 43,7% contro il 56,3% (media tra il 50,1% di Ixé e il 62,8% stimato da Lab21 per Affaritaliani). La campagna referendaria, però, ha ancora margini enormi per orientare gli elettori: sondaggio Demopolis emerge che solo un terzo degli italiani (il 34%) afferma di conoscere i principali contenuti della riforma approvata dalle Camere, il 21% “solo genericamente”, mentre il 45% non li conosce affatto. Già adesso, però, la maggioranza degli intervistati è convinta che la riforma “non migliorerà il funzionamento complessivo del sistema giudiziario in Italia”: risponde così il 51%, contro un 35% secondo cui invece avrà un effetto positivo e un 14% che non si esprime in merito. Iscriviti a “Preferirei di No”, la newsletter settimanale gratuita del Fatto Quotidiano sui temi del referendum L'articolo Referendum, il sondaggio: Sì al 53%, No al 47%. Ma per il 51% la riforma Nordio “non migliorerà la giustizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Nordio insiste: “Il parlamento è sacro, blasfemo dire che voglia controllare i pm”
“Ma davvero voi credete che con questa riforma il governo intenda mettere la magistratura sotto il potere esecutivo?”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, replica al presidente della Corte d’Appello. Nordio ha aggiunto di aver usato ieri il termine “blasfemo che ripeto e confermo”, considerando il Parlamento “una istituzione sacra”. “Io ho usato ieri davanti al signor presidente della Repubblica, e lo ripeto, il termine “blasfemo” – ha insistito – Lo ripeto e lo confermo ovviamente: la blasfemia non è soltanto una offesa verso la divinità, etimologicamente parlando, è un’offesa verso una istituzione sacra, e poiché io ritengo il Parlamento una istituzione sacra, aver voluto attribuire al Parlamento una intenzione che non solo non ha e non ha mai avuto, ma che è scritta a chiarissime lettere in termini contrari, la ritengo una blasfemia”. Secondo Nordio, invece, “noi abbiamo enfatizzato l’indipendenza della magistratura, con cui noi cerchiamo un dialogo”. L'articolo Referendum, Nordio insiste: “Il parlamento è sacro, blasfemo dire che voglia controllare i pm” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Riforma della Giustizia
Inaugurazione dell’anno giudiziario, la diretta video da Milano col ministro Nordio
A partire dalle ore 10 è prevista l’inaugurazione dell’anno giudiziario nella sala della Corte d’Appello di Milano con, tra gli altri, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Ieri il Guardasigilli, per la stessa occasione ma nella sede della Cassazione, ha criticato i sostenitori del no al referendum sulla giustizia. Più sopra, la diretta streaming dell’evento. Video streaming/Ordine avvocati Milano L'articolo Inaugurazione dell’anno giudiziario, la diretta video da Milano col ministro Nordio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché No, la guida pratica al referendum di Marco Travaglio. Il primo video: come cambia la Costituzione? Cosa comporta la separazione delle carriere?
Come cambia la Costituzione con la riforma Nordio-Meloni? Cosa comporta la separazione delle carriere? Come saranno composti – e come funzioneranno – i due nuovi Consigli superiori della magistratura e l’Alta Corte disciplinare? Marco Travaglio parla di questo nella prima puntata di Perché No, la guida pratica al referendum (il libro del direttore del Fatto, intitolato “Perché No, guida al referendum su magistratura e politica in poche semplici parole”, è in vendita da oggi 31 gennaio): cinque video-spiegazioni pubblicate a cadenza settimanale, ogni venerdì alle 15, sul canale YouTube del direttore e sul sito del Fatto. Il voto del 22 e 23 marzo, ricorda innanzitutto Travaglio, è senza quorum: la consultazione sarà valida a prescindere dall’affluenza alle urne. Poi passa a descrivere i contenuti della riforma costituzionale: la separazione delle carriere, che dividerà i concorsi e la formazione di giudici e pm; lo sdoppiamento dei Csm, in cui i magistrati saranno scelti per sorteggio e la politica, invece, continuerà di fatto a nominare i propri rappresentanti; la creazione dell’Alta Corte, nuovo giudice disciplinare dei magistrati, contro le cui sentenze non si potrà più fare ricorso in Cassazione. Con i prossimi video, invece, capiremo perché votare No conviene (ai cittadini ancor prima che ai magistrati). (Iscriviti a “Preferirei di No”, la newsletter settimanale gratuita del Fatto Quotidiano sui temi del referendum a cura di Paolo Frosina) L'articolo Perché No, la guida pratica al referendum di Marco Travaglio. Il primo video: come cambia la Costituzione? Cosa comporta la separazione delle carriere? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, il primo presidente della Cassazione: “L’autonomia della magistratura resti effettiva. Preoccupati per indebolimento dell’indipendenza”
“La magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale. La preoccupazione della magistratura è quindi volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale“. All’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 in Cassazione, di fronte al capo dello Stato Sergio Mattarella e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, il primo presidente della Suprema Corte Pasquale D’Ascola dedica un passaggio esplicito della sua relazione alla riforma della magistratura su cui si terrà il referendum costituzionale a marzo. D’Ascola – scelto dal Csm a settembre come successore di Margherita Cassano – cita il documento finale approvato lo scorso giugno dall’assemblea generale straordinaria della Cassazione, in cui si esprimeva il “preoccupato auspicio che venga escluso ogni possibile rischio di indebolimento, o solo anche di appannamento, dei principi costituzionali fondanti della giurisdizione, primo fra tutti quello della sua indipendenza in ogni articolazione o componente”. Ma resterà la “professionalità del magistrato”, assicura, “lo schermo contro ogni timore derivante dalla trasformazione del Consiglio superiore della magistratura, presidio dell’indipendenza e autonomia” dell’ordine giudiziario, rivoluzionato dalla riforma Nordio che lo divide in tre organi distinti (uno per i giudici e uno per i pm, più l’Alta Corte disciplnare) togliendo ai magistrati il diritto di eleggere i propri rappresentanti, selezionati per sorteggio. D’Ascola invita inoltre a “coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”. In prima fila c’è Mattarella, che come ogni anno fa il suo ingresso solenne nell’Aula Magna del Palazzaccio accompagnato dal primo presidente e dal procuratore generale Pietro Gaeta. Presenti anche i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa (seduto accanto a Nordio) e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. D’Ascola – come già aveva fatto l’anno scorso Cassano – cita i fenomeni criminali che trasformano la società e a cui i giudici guardano “con occhio attento” : “I reati di violenza in danno delle donne con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione, fonte di insicurezza e instabilità, del mondo del lavoro, che reca con sé il tragico bilancio di morti e infortuni sul lavoro, la piaga dei suicidi in carcere”. Il primo presidente rivolge poi l’invito a Nordio a “colmare le carenze di organico del personale amministrativo, ancora molto rilevanti per i continui pensionamenti” e perché i funzionari dell’Ufficio per il processo, “non avendo avuto tempestiva conferma della stabilizzazione, hanno in gran parte preferito dirigersi verso occupazioni più certe e remunerative. Gli uffici giudiziari, Corte di cassazione in testa, sono stati fieri di aver formato migliaia di giovani funzionari laureati, ma meglio sarebbe stato poterli trattenere tutti definitivamente e poterli affiancare ai magistrati”, mentre finora il ministero ha garantito la stabilizzazione solo di una parte. L'articolo Referendum, il primo presidente della Cassazione: “L’autonomia della magistratura resti effettiva. Preoccupati per indebolimento dell’indipendenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Vota Sì per una giustizia più efficace e veloce”: lo slogan-bufala di FdI per il referendum (smentito anche da Nordio)
Vota Sì contro i giudici che “rimettono in libertà i clandestini“. Anzi, contro i “disegni politici” della “magistratura rossa” che impedisce i rimpatri e i trasferimenti dei migranti in Albania. Ma soprattutto “per una giustizia più efficace, veloce, giusta“. Mentre il video dello storico Alessandro Barbero viene oscurato da Facebook perché etichettato come “falso” da un fact-checking di Open, sui social del primo partito italiano compaiono ogni giorno messaggi ingannevoli sul contenuto della riforma Nordio: tutti accompagnati da uno slogan che contraddice le affermazioni dello stesso ministro, secondo cui la legge costituzionale “non influisce sull’efficienza della giustizia“ e d’altra parte “nessuno lo ha mai preteso”. O quelle di Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato: “Ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere!”. Da qualche settimana Fratelli d’Italia ha messo il turbo alla campagna per il Sì al referendum. I primi cartelloni del comitato “Sì Riforma“, ispirato dai partiti di governo, sono apparsi nelle strade delle grandi città (firmati “Gruppi Camera e Senato di Fratelli d’Italia, perché gli alleati non ci hanno messo i soldi). E sulle pagine Facebook e Instagram dei meloniani hanno iniziato a moltiplicarsi le “card” con il logo del partito accanto a quello del comitato: immagini create con l’intelligenza artificiale accompagnate da messaggi che aizzano gli elettori contro i magistrati. Ad esempio, due anziani leggono un giornale (finto) dal titolo “Scippa signora di 90 anni“. Scritta in sovrimpressione: “Tanto non gli faranno nulla. La toga rossa lo libererà dopo qualche giorno”. Una famiglia fa colazione guardando in tv un servizio (altrettanto finto) su una “Donna violentata in strada da due clandestini”: “Tanto i rimpatri del governo Meloni trovano l’opposizione di certi magistrati“. O ancora: “Il governo trasferisce gli immigrati in Albania, la magistratura rossa lo impedisce”. Ovviamente, la riforma costituzionale – che si occupa di separazione delle carriere e dei Csm – non avrà e non potrà avere alcun effetto sulle decisioni dei magistrati. Ma altrettanto ingannevole è lo slogan riportato in tutte le card: “Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 vota Sì per una giustizia più efficace, veloce, giusta”. Un messaggio diverso da quello scelto i cartelloni, dove invece si legge solo “Referendum giustizia. Finalmente si cambia”. E il doppio binario potrebbe avere una ragione ben precisa, legata al privilegio concesso da Meta (l’azienda che gestisce Facebook e Instagram) agli account politici, liberi di spacciare fake news senza rischiare conseguenze come quelle riservate a Barbero. Quella delle card di FdI, infatti, è una fake news a tutti gli effetti: che la giustizia possa diventare “più giusta” con la riforma è discutibile, ma di certo non sarà più efficace né più veloce, perché nessuna delle modifiche alla Costituzione impatta sul suo funzionamento concreto. Lo hanno sempre riconosciuto anche i sostenitori del Sì e lo stesso ministro Nordio: “Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci”, ha sottolineato, definendo la celerità della giustizia una questione “secondaria“. Ultimamente però si dev’essere reso conto che il messaggio non aiuta la causa del Sì. E quindi, in alcune interviste, ha sostenuto che la riforma aiuterà a velocizzare i processi perché la nuova giustizia disciplinare (sottratta al Csm e affidata a un organo esterno, l’Alta Corte) sanzionerà più severamente i magistrati pigri e lenti nel depositare sentenze. Così i gestori degli account social di FdI, in un’altra delle loro card, possono fargli dichiarare trionfalmente “Sentenze più veloci“. Con tanti saluti alle fake news. L'articolo “Vota Sì per una giustizia più efficace e veloce”: lo slogan-bufala di FdI per il referendum (smentito anche da Nordio) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fratelli d'Italia
Governo campione di incoerenza: gli esempi di Nordio su separazione delle carriere e di Meloni sul carcere
di Rosario Russo* La realtà ha una coerenza, illogica ma effettiva (Alessandro Baricco) Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale. Il dott. C. Nordio, in seno al suo volume del 2022 (pag. 112 e segg.) allorché fu nominato Ministro della Giustizia, auspicava convintamente l’innesto nel nostro ordinamento costituzionale (di civil law) di tutti gli istituti tipici del sistema di common law, tra cui la separazione delle carriere e la discrezionalità dell’azione penale nonché “la nomina governativa dei giudici e quella elettiva dei pubblici ministeri”, espressamente escludendo che “una simile riforma ucciderebbe l’indipendenza della magistratura, e sovvertirebbe l’ordine democratico”. Sennonché egli, nel propugnare ora l’approvazione della riforma costituzionale, si è fatto vittorioso promotore della separazione delle carriere requirenti e giudicanti, affrettandosi in siffatta qualità a garantire specificamente “l’indipendenza della magistratura giudicante e requirente”, sebbene avesse dianzi auspicato esplicitamente “la nomina governativa dei giudici e quella elettiva dei pubblici ministeri”. Perfino nel quarto capitolo del suo ultimo libro Nordio continua a preferire l’ordinamento anglosassone e addebita tra l’altro al pubblico ministero italiano (“probabilmente l’accusatore più potente al mondo”) di avere alle sue dipendenze la polizia giudiziaria, come imposto dall’art. 109 Cost. Spunto da cui ‘coerentemente’ prende le mosse il preoccupante proposito dettato il 25 gennaio 2026 dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri”. Probabilmente valorizzando l’incoerenza nordiana, il segretario dell’Anm, dott. R. Maruotti, incorre in un eccesso comunicativo, scrivendo su Facebook, sotto la foto dell’omicidio brutale di Alex Pretti a Minneapolis: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio”. Il messaggio – evidentemente smodato – viene immediatamente soppresso e il suo autore se ne scusa pubblicamente. Ma questa volta è proprio Nordio a infierire, definendo le scuse “inaccettabili” perché “rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni … Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna”. Infine – restando sul tema dell’incoerenza – la Presidente del Consiglio Meloni ha espresso profonda indignazione all’indomani della decisione del tribunale elvetico di scarcerare su cauzione Jacques Moretti, indagato per i reati connessi alla tragedia di Crans-Montana, disponendo perfino il richiamo dell’ambasciatore. Invece il 23 gennaio ha esternato la volontà di proporre Donald Trump al premio Nobel per la pace, nonostante il clamoroso omicidio di Renée Good ad opera dell’Ice. Per completezza è il caso di osservare che, quando Ilaria Salis sotto processo in Ungheria aveva implorato l’interessamento del governo italiano per le pessime condizioni in cui era detenuta, la premier sottolineò che “in Ungheria, come in Italia, c’è l’autonomia dei giudici”! *già Sostituto Procuratore Generale della Suprema Corte L'articolo Governo campione di incoerenza: gli esempi di Nordio su separazione delle carriere e di Meloni sul carcere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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