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Artemis II sulla rampa di lancio, intanto la Nasa cambia strategia: stop al progetto Gateway e presenza umana sulla Luna
La “nuova” strategia della Nasa prende forma mentre, sul piano operativo, il programma Artemis entra in una fase decisiva dopo una lunga serie di rinvii. Da un lato la scelta di rivedere profondamente l’architettura delle missioni lunari, con lo stop al progetto Gateway – a causa dei tagli dell’amministrazione Trump – nella sua configurazione attuale; dall’altro i preparativi ormai avanzati per riportare astronauti in orbita attorno al nostro satellite. Il segnale più concreto arriva dal Kennedy Space Center, dove il razzo della missione Artemis II ha nuovamente raggiunto la rampa di lancio 39B, completando una delle fasi più delicate prima del decollo. Il Space Launch System, alto 98 metri, con la capsula Orion integrata in cima, è stato trasportato lungo i 6,4 chilometri che separano il Vehicle Assembly Building dalla piattaforma di lancio in un lento trasferimento durato circa 11 ore. A muoverlo, il gigantesco veicolo cingolato dell’Agenzia spaziale avanzato a poco più di un chilometro orario. Il rientro sulla rampa arriva dopo settimane di verifiche tecniche: il razzo era stato riportato nell’edificio di assemblaggio a fine febbraio per risolvere una perdita di elio nello stadio superiore, un intervento che ha richiesto controlli approfonditi prima del via libera definitivo. Ora i tecnici sono impegnati nelle ultime operazioni di preparazione, in vista di una finestra di lancio compresa tra il primo e il 6 aprile. La missione durerà circa dieci giorni e rappresenta un passaggio storico: per la prima volta dopo oltre cinquant’anni, un equipaggio umano tornerà a orbitare attorno alla Luna. A bordo della capsula Orion ci saranno il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, dell’agenzia spaziale canadese. Un equipaggio internazionale che segna anche il ritorno della cooperazione globale nelle missioni lunari. Ma mentre Artemis II si prepara al lancio, la Nasa cestina le sue ambizioni. Durante l’evento “Ignition”, l’agenzia ha annunciato l’intenzione di sospendere il progetto Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare pensata come punto di appoggio per le missioni. Una scelta dettata da difficoltà tecniche ma soprattutto da un cambio di visione: concentrare risorse e tecnologie direttamente sulla superficie lunare, ma anche dal taglio dei finanziamenti. L’obiettivo dichiarato è costruire una presenza umana duratura sulla Luna, superando il modello delle missioni temporanee. Il piano si articola in tre fasi. La prima prevede un’intensa attività robotica: fino a 30 missioni di atterraggio a partire dal 2027, con rover, strumenti scientifici e dimostratori tecnologici per testare soluzioni direttamente sul terreno lunare. La seconda fase sarà dedicata alla realizzazione delle prime infrastrutture semi-abitabili e alla creazione di una logistica stabile tra Terra e Luna. Infine, nella terza fase, si passerà alla costruzione di vere e proprie basi permanenti, con sistemi avanzati di supporto alla vita. In questo contesto avrà un ruolo anche l’Agenzia Spaziale Italiana, chiamata a contribuire con moduli abitativi multifunzionali. Parallelamente, lo sguardo si estende oltre la Luna. La Nsa ha annunciato lo sviluppo di Space Reactor-1 Freedom, un veicolo interplanetario a propulsione elettrica nucleare che dovrebbe essere lanciato entro il 2028 verso Marte. Il progetto, realizzato con il Dipartimento dell’Energia statunitense, punta a dimostrare una tecnologia considerata cruciale per l’esplorazione dello spazio profondo: maggiore efficienza nel trasporto di massa e capacità di operare anche dove l’energia solare non è sufficiente. Una volta arrivato sul Pianeta Rosso, il veicolo rilascerà droni elicottero simili a Ingenuity, ampliando le capacità di esplorazione già sperimentate con successo negli ultimi anni. L'articolo Artemis II sulla rampa di lancio, intanto la Nasa cambia strategia: stop al progetto Gateway e presenza umana sulla Luna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Per mesi è stato 2024 YR4 è stato l’asteroide più temuto: ora sappiamo dove passerà
Per mesi è stato uno degli oggetti più osservati del Sistema solare. Ora l’allarme è definitivamente rientrato: l’asteroide 2024 YR4 non colpirà né la Terra né la Luna. Le nuove osservazioni effettuate con il telescopio spaziale James Webb Space Telescope hanno infatti permesso di ricostruire con grande precisione la sua traiettoria, escludendo anche la possibilità di un impatto con il nostro satellite il 22 dicembre 2032. L’asteroide aveva attirato l’attenzione della comunità scientifica all’inizio del 2025, quando era stato classificato come l’oggetto potenzialmente più pericoloso individuato negli ultimi vent’anni. Le prime stime indicavano una remota possibilità di collisione con la Terra, poi rapidamente azzerata con l’accumularsi delle osservazioni. Rimaneva però un margine di incertezza per la Luna: prima che l’asteroide scomparisse alla vista in primavera, gli astronomi avevano ancora stimato circa il 4% di probabilità di un impatto. Un evento che, pur senza rappresentare un pericolo diretto per il nostro pianeta, avrebbe potuto generare una spettacolare pioggia di meteore visibile dalla Terra, prodotta dai detriti espulsi dall’urto sulla superficie lunare. Gli scienziati pensavano inizialmente di non poter più osservare l’asteroide fino al 2028, quando sarebbe tornato in una posizione favorevole. Tuttavia un gruppo internazionale di astronomi ha individuato all’inizio del 2026 una finestra osservativa estremamente ridotta che avrebbe potuto consentire un’ultima misura della sua posizione. La sfida era complessa: individuare un corpo celeste molto debole e in rapido movimento con uno strumento progettato per studiare oggetti lontanissimi. Il telescopio spaziale Webb, frutto della collaborazione tra Nasa, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Canadese, è infatti pensato per osservare galassie e strutture cosmiche a miliardi di anni luce di distanza e possiede un campo visivo relativamente ristretto. Puntarlo con precisione verso un asteroide così debole ha richiesto calcoli estremamente accurati e un coordinamento internazionale tra i team scientifici. Lo sforzo ha però dato risultati decisivi. Confrontando la posizione dell’asteroide rispetto alle stelle di fondo — le cui distanze sono state determinate con grande precisione dalla missione Gaia — gli astronomi sono riusciti a ricostruire la sua orbita con un margine di errore molto più ridotto. I nuovi dati mostrano che il 22 dicembre 2032 l’asteroide passerà a oltre 20 mila chilometri dalla Luna: una distanza sufficiente a escludere qualsiasi collisione. Il caso di 2024 YR4 rappresenta comunque un esempio importante di come il monitoraggio dei cosiddetti “oggetti vicini alla Terra” (Near-Earth Objects) stia diventando sempre più preciso grazie alla combinazione di telescopi terrestri e spaziali. Anche osservazioni difficili e apparentemente marginali possono rivelarsi decisive per chiarire il destino di un corpo celeste e valutare con maggiore sicurezza eventuali rischi per il nostro pianeta. L'articolo Per mesi è stato 2024 YR4 è stato l’asteroide più temuto: ora sappiamo dove passerà proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rilevata una gigantesca esoluna: “È migliaia di volte più massiccia di qualsiasi satellite del Sistema solare”
Un team internazionale di astronomi potrebbe aver individuato la prima esoluna mai osservata, orbitante attorno al pianeta extrasolare HD 206893 B, un gigante gassoso distante circa 133 anni luce dalla Terra. Lo studio, condiviso sulla piattaforma arXiv e in fase di pubblicazione su Astronomy & Astrophysics, descrive una luna straordinariamente massiccia, potenzialmente migliaia di volte più pesante di qualsiasi luna del Sistema solare, in grado di spiegare l’enigmatica oscillazione rilevata nel movimento del pianeta. Gli indizi della sua presenza derivano da osservazioni effettuate con Gravity, uno strumento di precisione installato sul Very Large Telescope (VLT) nel deserto di Atacama, in Cile. Analizzando il moto del pianeta HD 206893 B, gli astronomi hanno riscontrato una piccola ma misurabile oscillazione avanti e indietro, con un periodo di circa nove mesi e un’escursione paragonabile alla distanza Terra-Luna. “Quello che osserviamo non è un’orbita regolare attorno alla stella, ma un movimento modulato, coerente con la presenza di un oggetto massiccio che attira il pianeta,” spiega Quentin Kral, astronomo dell’Università di Cambridge, in un’intervista a Space.com. HD 206893 B è un pianeta gigante gassoso con una massa stimata 28 volte quella di Giove. La possibile esoluna orbiterebbe a una distanza pari a circa un quinto della distanza Terra-Sole e mostra un’inclinazione orbitale di circa 60 gradi rispetto al piano del pianeta, probabilmente a seguito di interazioni gravitazionali passate. Se confermata, la massa di questa luna raggiungerebbe circa il 40% di quella di Giove, equivalendo a nove volte la massa di Nettuno, rendendola di gran lunga la più massiccia esoluna mai ipotizzata. La scoperta potrebbe avere ripercussioni importanti sulla definizione di ‘luna’ e sulla comprensione della formazione dei sistemi planetari. “Se si confermerà, ci troveremmo di fronte a un oggetto che sfida le categorie tradizionali, aprendo nuove prospettive sui processi di accrescimento e dinamica orbitale nei sistemi extrasolari,” osservano i ricercatori. Finora, la rilevazione di esolune è rimasta teorica o indiretta. HD 206893 B e il suo ipotetico satellite rappresentano un laboratorio naturale unico per studiare la dinamica di sistemi con masse estreme, la stabilità orbitale e le possibili interazioni gravitazionali tra pianeta e satellite gigante. Le osservazioni future, combinando misure astrometriche, spettroscopiche e fotometriche, saranno decisive per confermare la reale esistenza dell’esoluna e determinarne caratteristiche precise, come composizione e struttura interna. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Rilevata una gigantesca esoluna: “È migliaia di volte più massiccia di qualsiasi satellite del Sistema solare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Artemis 2, dopo 50 anni l’uomo torna a orbitare attorno alla Luna
Con la missione Artemis 2 il genere umano si prepara a tornare, dopo mezzo secolo, nell’orbita della Luna. Non si tratterà ancora di un allunaggio, ma di un passaggio storico: per la prima volta dall’epoca delle missioni Apollo, astronauti viaggeranno oltre l’orbita terrestre bassa e raggiungeranno il sistema Terra-Luna, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione spaziale umana. La Nasa ha avviato il percorso di avvicinamento al lancio di Artemis 2, primo volo con equipaggio del programma Artemis. Il 17 gennaio è previsto il trasferimento del razzo Space Launch System (Sls) e della navetta Orion verso la rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, in Florida. La prima finestra utile per il decollo è fissata a partire dal 6 febbraio, anche se la data definitiva dipenderà dall’esito dei test ancora da completare. “Abbiamo ancora importanti passi da compiere nel nostro percorso verso il lancio, e la sicurezza dell’equipaggio rimarrà la nostra massima priorità in ogni fase”, ha dichiarato Lori Glaze, amministratore associato facente funzione per il Direttorato per lo sviluppo di missioni di esplorazione della Nasa, presentando la tabella di marcia della missione. Il trasferimento del razzo verso la rampa rappresenta una tappa cruciale. L’intero sistema di lancio sarà spostato in posizione verticale per circa 6,4 chilometri dall’edificio di assemblaggio Vab (Vehicle Assembly Building) utilizzando il Crawler-Transporter 2, un mezzo speciale progettato per trasportare carichi di dimensioni e peso eccezionali. L’operazione potrà richiedere fino a 12 ore e segnerà l’inizio di una fase intensa di verifiche. Tra i test più importanti figura la cosiddetta “prova generale bagnata”, durante la quale verranno caricati nei serbatoi del razzo circa 2,65 milioni di litri di propellente criogenico. Questa simulazione consentirà di verificare il comportamento dell’intero sistema in condizioni il più possibile simili a quelle reali del lancio. Le prove includeranno anche la simulazione completa della sequenza di decollo e, in alcune fasi, la presenza degli astronauti a bordo della capsula Orion. La missione Artemis 2 avrà una durata complessiva di circa dieci giorni. A bordo voleranno Reid Wiseman e Victor Glover per la Nasa, insieme a Christina Koch (Nasa) e all’astronauta canadese Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese. L’equipaggio compirà un sorvolo della Luna, entrando in orbita lunare prima di fare ritorno sulla Terra. L’obiettivo non è l’atterraggio, ma la validazione dei sistemi di supporto vitale, di navigazione e di comunicazione necessari per le future missioni che porteranno nuovamente l’uomo sul suolo lunare. Dal punto di vista orbitale, il lancio di Artemis 2 è vincolato a finestre temporali molto precise. La traiettoria è stata progettata per ottimizzare i consumi di carburante sia nel viaggio di andata sia in quello di ritorno, limitando così i margini di flessibilità. Le opportunità di lancio sono concentrate in pochi giorni all’interno di tre periodi compresi tra il 31 gennaio e il 10 aprile. Il primo intervallo utile prevede date possibili il 6, 7, 8, 10 e 11 febbraio; in caso di rinvio, la successiva finestra si aprirebbe non prima del 6 marzo. Con Artemis 2, dunque, l’umanità tornerà a spingersi oltre l’orbita terrestre, riaffacciandosi sullo spazio cislunare. È un passaggio intermedio ma fondamentale: un ritorno intorno alla Luna che segna il ponte tra le imprese dell’era Apollo e le ambizioni future di una presenza umana sostenuta sul nostro satellite e, più avanti, su Marte. L'articolo Artemis 2, dopo 50 anni l’uomo torna a orbitare attorno alla Luna proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un milione di euro di caparra per prenotarsi una stanza nel primo hotel sulla Luna (che non esiste ancora): la scommessa di una startup californiana
Un milione di dollari subito, come caparra. Non per una villa vista mare né per uno yacht, ma per una camera d’albergo sulla Luna. È la cifra massima che la startup californiana Galactic Resource Utilization Space, più semplicemente GRU Space, chiede a chi vuole “assicurarsi un posto nella storia” e prenotare uno dei primi soggiorni turistici sul satellite naturale della Terra. Il progetto è stato lanciato ufficialmente con l’apertura del sito di prenotazioni e porta la firma del fondatore e ceo Skyler Chan, 21 anni, laureato in ingegneria a Berkeley. L’idea è tanto suggestiva quanto prematura: un hotel lunare che, secondo la roadmap della società, potrebbe accogliere i primi ospiti nel 2032. Al momento, però, la struttura esiste solo nei rendering e nei documenti di fattibilità. LE PRENOTAZIONI E LE CIFRE IN GIOCO GRU Space propone due livelli di deposito: 250.000 dollari oppure 1 milione di dollari, “a seconda dell’opzione selezionata”, come si legge sul sito ufficiale. È previsto anche un costo di iscrizione non rimborsabile di 1.000 dollari. La società precisa che “è possibile richiedere un rimborso completo del deposito in qualsiasi momento dopo i primi 30 giorni” e che l’importo versato verrà poi scalato dal prezzo finale del soggiorno. Prezzo che, per ora, resta indefinito ma che difficilmente sarà accessibile: secondo le stime fornite dalla stessa startup, il costo finale “probabilmente supererà i 10 milioni di dollari” a persona. LA TIMELINE: 2029 IL PRIMO PASSO Il piano industriale di GRU Space è scandito da tappe precise. Il primo momento chiave è fissato al 2029, quando è previsto il lancio di una sonda lunare pressurizzata. Questo primo modulo avrà il compito di svolgere esperimenti, raccogliere campioni di suolo e testare la possibilità di trasformare la regolite lunare in materiali da costruzione, una scelta cruciale per ridurre i costi e limitare ciò che deve essere trasportato dalla Terra. Nel 2031 dovrebbe arrivare sulla Luna una struttura più grande e pesante, sempre inviata dalla Terra. Si tratterà di un modulo gonfiabile, pensato come prototipo abitativo, che verrà fatto atterrare all’interno di un cratere o di una cavità naturale, così da sfruttare la conformazione del terreno come protezione dalle radiazioni e dalle escursioni termiche estreme. Un anno dopo, nel 2032, è previsto l’invio del primo vero hotel lunare, una struttura gonfiabile in grado di ospitare quattro persone per periodi limitati. “Non sarà una struttura enorme a cinque stelle, ma un punto di partenza”, spiegano dalla società. L’ARCHITETTURA E L’USO DELLE RISORSE LUNARI Secondo quanto dichiarato da GRU Space, l’hotel sarà realizzato attraverso “un sistema di moduli abitativi e un processo automatizzato per trasformare il suolo lunare in strutture durevoli”. Il progetto prevede l’utilizzo di robot e stampanti 3D per produrre, direttamente sulla Luna, una sorta di “cemento lunare” a partire dalla regolite, riducendo così il numero e il costo dei lanci dalla Terra. L’ispirazione architettonica dichiarata è il Palace of Fine Arts di San Francisco, anche se per ora si tratta più di un riferimento estetico che di una traduzione concreta in termini di dimensioni o comfort. LE MOTIVAZIONI DI CHAN Sul sito ufficiale dell’azienda campeggia una frase che sintetizza la visione del fondatore: “Il problema non è se diventeremo una specie interplanetaria, ma quando lo saremo. Questo non sarà possibile fino a quando non avremo risolto il problema abitativo”. Chan, che ha raccontato di aver sempre sognato di diventare astronauta, spiega di aver capito presto che il suo ruolo poteva essere un altro: “Portare le persone nello spazio, invece che andarci io stesso”. Nel suo curriculum figurano uno stage in Tesla come sviluppatore software e un progetto di ricerca finanziato dalla Nasa, culminato nella realizzazione di una stampante 3D poi inviata nello spazio. In un’intervista ad Ars Technica, Chan ha chiarito il senso della sua iniziativa: “Se SpaceX sta costruendo un modo per portarci lì, dovrà esserci anche un luogo da visitare o posti dove stare. Siamo convinti che per far avanzare l’umanità verso Marte e la Luna questo sarà il primo problema da risolvere”. TRA AMBIZIONE E REALTÀ GRU Space afferma di aver raccolto fondi da investitori legati a SpaceX e Anduril e di aver sviluppato il progetto all’interno dell’acceleratore Y Combinator. Resta però il dato di fatto: in un momento in cui la Nasa accumula ritardi sul programma Artemis e l’uomo non torna sulla Luna da oltre mezzo secolo, l’idea di un hotel lunare aperto nel 2032 appare, almeno per ora, una scommessa ad altissimo rischio. Nel frattempo, però, le prenotazioni sono aperte. E per chi può permettersi di immobilizzare fino a un milione di dollari su una promessa, la Luna non è mai sembrata così — economicamente — vicina. L'articolo Un milione di euro di caparra per prenotarsi una stanza nel primo hotel sulla Luna (che non esiste ancora): la scommessa di una startup californiana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ecco la “Cold Moon”: il 5 dicembre arriva la Superluna Fredda, lo spettacolo astronomico finale del 2025
Il prossimo 5 dicembre bisognerà alzare gli occhi verso il cielo. Tra pochi giorni, infatti, la notte si illuminerà grazie alla “Superluna Fredda”. L’espressione, non scientifica, indica l’ultimo plenilunio del 2025. Quella del prossimo 5 dicembre sarà, infatti, l’ultima chiamata per ammirare il satellite della Terra più grande e più luminoso rispetto a tutte le altre notti. L’EFFETTO SUPERLUNA La Superluna è un evento che si verifica quando la Luna piena si trova più vicina alla Terra rispetto alle altre notti. La distanza tra il nostro pianeta e il suo satellite varia di mese in mese, con una stima che va, approssimativamente, dai 360.410 ai 406.740 chilometri. Gli scienziati hanno che la Superluna sarà percepita l’8% più grande e il 15% più luminosa. Questo effetto è dato dal Perigeo. Il prossimo 5 dicembre, infatti, la Luna si troverà alla distanza minore dalla Terra. Prossima al solstizio d’inverno, la data coinciderà con il Plenilunio noto come “Luna Delle Lunghe Notti”. LA “COLD MOON” L’espressione “Cold Moon” deriva dai nativi americani. Come riportato dall’Associazione Culturale il Sestante, nel 1700 fu stampato “The Old Farmer’s Almanac”, in italiano “L’Antico almanacco del contadino”. La pubblicazione americana contiene tutte le definizioni utilizzate dalle tribù per indicare le fasi della Luna, suddivise per mesi. Tra queste troviamo la “Full strawberry moon”, ossia la “Luna piena della fragola”, a giugno e la “Full Corn Moon”, la “Luna piena del mais” di settembre. Per il mese di dicembre i nativi scelsero la definizione di “Full cold moon”, da qui la “Luna piena fredda”. L’ULTIMA DELLE SUPERLUNE Il prossimo 5 dicembre si assisterà all’ultima Superluna del 2025. La data coinciderà con il Plenilunio prossimo al solstizio d’inverno, che quest’anno è segnato sul calendario per il 21 dicembre alle 16.04. La Luna Piena di dicembre conclude la sequenza delle Superlune dell’autunno 2025. La “Cool Moon” si aggiunge alle Perseidi di agosto e alle Leonidi di novembre. L’ultimo appuntamento sarà con le Geminidi, il periodo con la media più alta di stelle cadenti potenzialmente visibili. L'articolo Ecco la “Cold Moon”: il 5 dicembre arriva la Superluna Fredda, lo spettacolo astronomico finale del 2025 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Astronauta italiano selezionato per la missione sulla Luna. Chi sarà? Cristoforetti e Parmitano candidati naturali
Il prossimo passo dell’Europa verso la Luna vedrà protagonista un astronauta italiano. Non si sa ancora chi sarà ma i candidati principali sono Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano. Entrambi vantano un curriculum di altissimo livello nell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e hanno già partecipato ai programmi di esplorazione lunare della NASA, come Artemis, e alle attività legate al Lunar Gateway. L’annuncio di un italiano o un’italiana come componente della missione Artemis è stata data durante la Conferenza Ministeriale dell’ESA, svoltasi a Brema: gli altri due europei saranno un o una francese e un tedesco. L’incontro ministeriale, che si svolge ogni tre anni, è un momento cruciale per definire le priorità politiche, scientifiche e finanziarie dell’agenzia spaziale europea. Qui vengono stabiliti i principali investimenti, approvati i programmi futuri e distribuite le responsabilità industriali tra i paesi membri, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Europa nell’esplorazione spaziale internazionale. Luca Parmitano, 45 anni, è stato il primo italiano a comandare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e ha completato missioni di lunga durata nello spazio, accumulando centinaia di giorni orbitando attorno alla Terra. La sua esperienza comprende anche attività extraveicolari complesse, che lo hanno reso un astronauta di riferimento a livello internazionale. Samantha Cristoforetti, 46 anni, è stata la prima donna europea a guidare l’ISS e ha partecipato a missioni di grande rilievo scientifico, distinguendosi per capacità tecniche, leadership e visibilità mediatica. Entrambi rappresentano dunque candidati naturali per portare il tricolore italiano sulla superficie lunare. La decisione finale non sarà però solo tecnica: fattori politici, diplomatici e operativi giocheranno un ruolo chiave. L’ESA dovrà anche coordinare i tempi con il programma Artemis della NASA, che prevede missioni lunari con equipaggio nei prossimi anni. Per questo motivo, la scelta potrebbe dipendere non solo dall’esperienza individuale, ma anche da logiche di collaborazione internazionale e disponibilità operativa. Il programma lunare europeo ha ambizioni a lungo termine: non si tratta solo di mandare uomini sulla Luna, ma di garantire un accesso autonomo e sostenibile alla superficie lunare. Ciò significa progettare e realizzare infrastrutture complesse, dai moduli abitabili alle centrali di potenza, fino a sistemi di comunicazione e navigazione avanzati. Queste strutture saranno fondamentali non solo per missioni scientifiche, ma anche per la futura esplorazione umana di lungo periodo, aprendo la strada a basi permanenti e a nuove opportunità di ricerca e sviluppo tecnologico. L'articolo Astronauta italiano selezionato per la missione sulla Luna. Chi sarà? Cristoforetti e Parmitano candidati naturali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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