La “nuova” strategia della Nasa prende forma mentre, sul piano operativo, il
programma Artemis entra in una fase decisiva dopo una lunga serie di rinvii. Da
un lato la scelta di rivedere profondamente l’architettura delle missioni
lunari, con lo stop al progetto Gateway – a causa dei tagli dell’amministrazione
Trump – nella sua configurazione attuale; dall’altro i preparativi ormai
avanzati per riportare astronauti in orbita attorno al nostro satellite.
Il segnale più concreto arriva dal Kennedy Space Center, dove il razzo della
missione Artemis II ha nuovamente raggiunto la rampa di lancio 39B, completando
una delle fasi più delicate prima del decollo. Il Space Launch System, alto 98
metri, con la capsula Orion integrata in cima, è stato trasportato lungo i 6,4
chilometri che separano il Vehicle Assembly Building dalla piattaforma di lancio
in un lento trasferimento durato circa 11 ore. A muoverlo, il gigantesco veicolo
cingolato dell’Agenzia spaziale avanzato a poco più di un chilometro orario. Il
rientro sulla rampa arriva dopo settimane di verifiche tecniche: il razzo era
stato riportato nell’edificio di assemblaggio a fine febbraio per risolvere una
perdita di elio nello stadio superiore, un intervento che ha richiesto controlli
approfonditi prima del via libera definitivo. Ora i tecnici sono impegnati nelle
ultime operazioni di preparazione, in vista di una finestra di lancio compresa
tra il primo e il 6 aprile.
La missione durerà circa dieci giorni e rappresenta un passaggio storico: per la
prima volta dopo oltre cinquant’anni, un equipaggio umano tornerà a orbitare
attorno alla Luna. A bordo della capsula Orion ci saranno il comandante Reid
Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e
Jeremy Hansen, dell’agenzia spaziale canadese. Un equipaggio internazionale che
segna anche il ritorno della cooperazione globale nelle missioni lunari.
Ma mentre Artemis II si prepara al lancio, la Nasa cestina le sue ambizioni.
Durante l’evento “Ignition”, l’agenzia ha annunciato l’intenzione di sospendere
il progetto Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare pensata come punto di
appoggio per le missioni. Una scelta dettata da difficoltà tecniche ma
soprattutto da un cambio di visione: concentrare risorse e tecnologie
direttamente sulla superficie lunare, ma anche dal taglio dei finanziamenti.
L’obiettivo dichiarato è costruire una presenza umana duratura sulla Luna,
superando il modello delle missioni temporanee. Il piano si articola in tre
fasi. La prima prevede un’intensa attività robotica: fino a 30 missioni di
atterraggio a partire dal 2027, con rover, strumenti scientifici e dimostratori
tecnologici per testare soluzioni direttamente sul terreno lunare. La seconda
fase sarà dedicata alla realizzazione delle prime infrastrutture semi-abitabili
e alla creazione di una logistica stabile tra Terra e Luna. Infine, nella terza
fase, si passerà alla costruzione di vere e proprie basi permanenti, con sistemi
avanzati di supporto alla vita. In questo contesto avrà un ruolo anche l’Agenzia
Spaziale Italiana, chiamata a contribuire con moduli abitativi multifunzionali.
Parallelamente, lo sguardo si estende oltre la Luna. La Nsa ha annunciato lo
sviluppo di Space Reactor-1 Freedom, un veicolo interplanetario a propulsione
elettrica nucleare che dovrebbe essere lanciato entro il 2028 verso Marte. Il
progetto, realizzato con il Dipartimento dell’Energia statunitense, punta a
dimostrare una tecnologia considerata cruciale per l’esplorazione dello spazio
profondo: maggiore efficienza nel trasporto di massa e capacità di operare anche
dove l’energia solare non è sufficiente. Una volta arrivato sul Pianeta Rosso,
il veicolo rilascerà droni elicottero simili a Ingenuity, ampliando le capacità
di esplorazione già sperimentate con successo negli ultimi anni.
L'articolo Artemis II sulla rampa di lancio, intanto la Nasa cambia strategia:
stop al progetto Gateway e presenza umana sulla Luna proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Per mesi è stato uno degli oggetti più osservati del Sistema solare. Ora
l’allarme è definitivamente rientrato: l’asteroide 2024 YR4 non colpirà né la
Terra né la Luna. Le nuove osservazioni effettuate con il telescopio spaziale
James Webb Space Telescope hanno infatti permesso di ricostruire con grande
precisione la sua traiettoria, escludendo anche la possibilità di un impatto con
il nostro satellite il 22 dicembre 2032.
L’asteroide aveva attirato l’attenzione della comunità scientifica all’inizio
del 2025, quando era stato classificato come l’oggetto potenzialmente più
pericoloso individuato negli ultimi vent’anni. Le prime stime indicavano una
remota possibilità di collisione con la Terra, poi rapidamente azzerata con
l’accumularsi delle osservazioni. Rimaneva però un margine di incertezza per la
Luna: prima che l’asteroide scomparisse alla vista in primavera, gli astronomi
avevano ancora stimato circa il 4% di probabilità di un impatto.
Un evento che, pur senza rappresentare un pericolo diretto per il nostro
pianeta, avrebbe potuto generare una spettacolare pioggia di meteore visibile
dalla Terra, prodotta dai detriti espulsi dall’urto sulla superficie lunare. Gli
scienziati pensavano inizialmente di non poter più osservare l’asteroide fino al
2028, quando sarebbe tornato in una posizione favorevole. Tuttavia un gruppo
internazionale di astronomi ha individuato all’inizio del 2026 una finestra
osservativa estremamente ridotta che avrebbe potuto consentire un’ultima misura
della sua posizione. La sfida era complessa: individuare un corpo celeste molto
debole e in rapido movimento con uno strumento progettato per studiare oggetti
lontanissimi.
Il telescopio spaziale Webb, frutto della collaborazione tra Nasa, Agenzia
Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Canadese, è infatti pensato per osservare
galassie e strutture cosmiche a miliardi di anni luce di distanza e possiede un
campo visivo relativamente ristretto. Puntarlo con precisione verso un asteroide
così debole ha richiesto calcoli estremamente accurati e un coordinamento
internazionale tra i team scientifici. Lo sforzo ha però dato risultati
decisivi. Confrontando la posizione dell’asteroide rispetto alle stelle di fondo
— le cui distanze sono state determinate con grande precisione dalla missione
Gaia — gli astronomi sono riusciti a ricostruire la sua orbita con un margine di
errore molto più ridotto. I nuovi dati mostrano che il 22 dicembre 2032
l’asteroide passerà a oltre 20 mila chilometri dalla Luna: una distanza
sufficiente a escludere qualsiasi collisione.
Il caso di 2024 YR4 rappresenta comunque un esempio importante di come il
monitoraggio dei cosiddetti “oggetti vicini alla Terra” (Near-Earth Objects)
stia diventando sempre più preciso grazie alla combinazione di telescopi
terrestri e spaziali. Anche osservazioni difficili e apparentemente marginali
possono rivelarsi decisive per chiarire il destino di un corpo celeste e
valutare con maggiore sicurezza eventuali rischi per il nostro pianeta.
L'articolo Per mesi è stato 2024 YR4 è stato l’asteroide più temuto: ora
sappiamo dove passerà proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un team internazionale di astronomi potrebbe aver individuato la prima esoluna
mai osservata, orbitante attorno al pianeta extrasolare HD 206893 B, un gigante
gassoso distante circa 133 anni luce dalla Terra. Lo studio, condiviso sulla
piattaforma arXiv e in fase di pubblicazione su Astronomy & Astrophysics,
descrive una luna straordinariamente massiccia, potenzialmente migliaia di volte
più pesante di qualsiasi luna del Sistema solare, in grado di spiegare
l’enigmatica oscillazione rilevata nel movimento del pianeta.
Gli indizi della sua presenza derivano da osservazioni effettuate con Gravity,
uno strumento di precisione installato sul Very Large Telescope (VLT) nel
deserto di Atacama, in Cile. Analizzando il moto del pianeta HD 206893 B, gli
astronomi hanno riscontrato una piccola ma misurabile oscillazione avanti e
indietro, con un periodo di circa nove mesi e un’escursione paragonabile alla
distanza Terra-Luna. “Quello che osserviamo non è un’orbita regolare attorno
alla stella, ma un movimento modulato, coerente con la presenza di un oggetto
massiccio che attira il pianeta,” spiega Quentin Kral, astronomo dell’Università
di Cambridge, in un’intervista a Space.com.
HD 206893 B è un pianeta gigante gassoso con una massa stimata 28 volte quella
di Giove. La possibile esoluna orbiterebbe a una distanza pari a circa un quinto
della distanza Terra-Sole e mostra un’inclinazione orbitale di circa 60 gradi
rispetto al piano del pianeta, probabilmente a seguito di interazioni
gravitazionali passate. Se confermata, la massa di questa luna raggiungerebbe
circa il 40% di quella di Giove, equivalendo a nove volte la massa di Nettuno,
rendendola di gran lunga la più massiccia esoluna mai ipotizzata.
La scoperta potrebbe avere ripercussioni importanti sulla definizione di ‘luna’
e sulla comprensione della formazione dei sistemi planetari. “Se si confermerà,
ci troveremmo di fronte a un oggetto che sfida le categorie tradizionali,
aprendo nuove prospettive sui processi di accrescimento e dinamica orbitale nei
sistemi extrasolari,” osservano i ricercatori.
Finora, la rilevazione di esolune è rimasta teorica o indiretta. HD 206893 B e
il suo ipotetico satellite rappresentano un laboratorio naturale unico per
studiare la dinamica di sistemi con masse estreme, la stabilità orbitale e le
possibili interazioni gravitazionali tra pianeta e satellite gigante. Le
osservazioni future, combinando misure astrometriche, spettroscopiche e
fotometriche, saranno decisive per confermare la reale esistenza dell’esoluna e
determinarne caratteristiche precise, come composizione e struttura interna.
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L'articolo Rilevata una gigantesca esoluna: “È migliaia di volte più massiccia
di qualsiasi satellite del Sistema solare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con la missione Artemis 2 il genere umano si prepara a tornare, dopo mezzo
secolo, nell’orbita della Luna. Non si tratterà ancora di un allunaggio, ma di
un passaggio storico: per la prima volta dall’epoca delle missioni Apollo,
astronauti viaggeranno oltre l’orbita terrestre bassa e raggiungeranno il
sistema Terra-Luna, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione spaziale umana.
La Nasa ha avviato il percorso di avvicinamento al lancio di Artemis 2, primo
volo con equipaggio del programma Artemis. Il 17 gennaio è previsto il
trasferimento del razzo Space Launch System (Sls) e della navetta Orion verso la
rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, in Florida. La prima finestra
utile per il decollo è fissata a partire dal 6 febbraio, anche se la data
definitiva dipenderà dall’esito dei test ancora da completare. “Abbiamo ancora
importanti passi da compiere nel nostro percorso verso il lancio, e la sicurezza
dell’equipaggio rimarrà la nostra massima priorità in ogni fase”, ha dichiarato
Lori Glaze, amministratore associato facente funzione per il Direttorato per lo
sviluppo di missioni di esplorazione della Nasa, presentando la tabella di
marcia della missione.
Il trasferimento del razzo verso la rampa rappresenta una tappa cruciale.
L’intero sistema di lancio sarà spostato in posizione verticale per circa 6,4
chilometri dall’edificio di assemblaggio Vab (Vehicle Assembly Building)
utilizzando il Crawler-Transporter 2, un mezzo speciale progettato per
trasportare carichi di dimensioni e peso eccezionali. L’operazione potrà
richiedere fino a 12 ore e segnerà l’inizio di una fase intensa di verifiche.
Tra i test più importanti figura la cosiddetta “prova generale bagnata”, durante
la quale verranno caricati nei serbatoi del razzo circa 2,65 milioni di litri di
propellente criogenico. Questa simulazione consentirà di verificare il
comportamento dell’intero sistema in condizioni il più possibile simili a quelle
reali del lancio. Le prove includeranno anche la simulazione completa della
sequenza di decollo e, in alcune fasi, la presenza degli astronauti a bordo
della capsula Orion.
La missione Artemis 2 avrà una durata complessiva di circa dieci giorni. A bordo
voleranno Reid Wiseman e Victor Glover per la Nasa, insieme a Christina Koch
(Nasa) e all’astronauta canadese Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese.
L’equipaggio compirà un sorvolo della Luna, entrando in orbita lunare prima di
fare ritorno sulla Terra. L’obiettivo non è l’atterraggio, ma la validazione dei
sistemi di supporto vitale, di navigazione e di comunicazione necessari per le
future missioni che porteranno nuovamente l’uomo sul suolo lunare.
Dal punto di vista orbitale, il lancio di Artemis 2 è vincolato a finestre
temporali molto precise. La traiettoria è stata progettata per ottimizzare i
consumi di carburante sia nel viaggio di andata sia in quello di ritorno,
limitando così i margini di flessibilità. Le opportunità di lancio sono
concentrate in pochi giorni all’interno di tre periodi compresi tra il 31
gennaio e il 10 aprile. Il primo intervallo utile prevede date possibili il 6,
7, 8, 10 e 11 febbraio; in caso di rinvio, la successiva finestra si aprirebbe
non prima del 6 marzo.
Con Artemis 2, dunque, l’umanità tornerà a spingersi oltre l’orbita terrestre,
riaffacciandosi sullo spazio cislunare. È un passaggio intermedio ma
fondamentale: un ritorno intorno alla Luna che segna il ponte tra le imprese
dell’era Apollo e le ambizioni future di una presenza umana sostenuta sul nostro
satellite e, più avanti, su Marte.
L'articolo Artemis 2, dopo 50 anni l’uomo torna a orbitare attorno alla Luna
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un milione di dollari subito, come caparra. Non per una villa vista mare né per
uno yacht, ma per una camera d’albergo sulla Luna. È la cifra massima che la
startup californiana Galactic Resource Utilization Space, più semplicemente GRU
Space, chiede a chi vuole “assicurarsi un posto nella storia” e prenotare uno
dei primi soggiorni turistici sul satellite naturale della Terra. Il progetto è
stato lanciato ufficialmente con l’apertura del sito di prenotazioni e porta la
firma del fondatore e ceo Skyler Chan, 21 anni, laureato in ingegneria a
Berkeley. L’idea è tanto suggestiva quanto prematura: un hotel lunare che,
secondo la roadmap della società, potrebbe accogliere i primi ospiti nel 2032.
Al momento, però, la struttura esiste solo nei rendering e nei documenti di
fattibilità.
LE PRENOTAZIONI E LE CIFRE IN GIOCO
GRU Space propone due livelli di deposito: 250.000 dollari oppure 1 milione di
dollari, “a seconda dell’opzione selezionata”, come si legge sul sito ufficiale.
È previsto anche un costo di iscrizione non rimborsabile di 1.000 dollari. La
società precisa che “è possibile richiedere un rimborso completo del deposito in
qualsiasi momento dopo i primi 30 giorni” e che l’importo versato verrà poi
scalato dal prezzo finale del soggiorno. Prezzo che, per ora, resta indefinito
ma che difficilmente sarà accessibile: secondo le stime fornite dalla stessa
startup, il costo finale “probabilmente supererà i 10 milioni di dollari” a
persona.
LA TIMELINE: 2029 IL PRIMO PASSO
Il piano industriale di GRU Space è scandito da tappe precise. Il primo momento
chiave è fissato al 2029, quando è previsto il lancio di una sonda lunare
pressurizzata. Questo primo modulo avrà il compito di svolgere esperimenti,
raccogliere campioni di suolo e testare la possibilità di trasformare la
regolite lunare in materiali da costruzione, una scelta cruciale per ridurre i
costi e limitare ciò che deve essere trasportato dalla Terra. Nel 2031 dovrebbe
arrivare sulla Luna una struttura più grande e pesante, sempre inviata dalla
Terra. Si tratterà di un modulo gonfiabile, pensato come prototipo abitativo,
che verrà fatto atterrare all’interno di un cratere o di una cavità naturale,
così da sfruttare la conformazione del terreno come protezione dalle radiazioni
e dalle escursioni termiche estreme. Un anno dopo, nel 2032, è previsto l’invio
del primo vero hotel lunare, una struttura gonfiabile in grado di ospitare
quattro persone per periodi limitati. “Non sarà una struttura enorme a cinque
stelle, ma un punto di partenza”, spiegano dalla società.
L’ARCHITETTURA E L’USO DELLE RISORSE LUNARI
Secondo quanto dichiarato da GRU Space, l’hotel sarà realizzato attraverso “un
sistema di moduli abitativi e un processo automatizzato per trasformare il suolo
lunare in strutture durevoli”. Il progetto prevede l’utilizzo di robot e
stampanti 3D per produrre, direttamente sulla Luna, una sorta di “cemento
lunare” a partire dalla regolite, riducendo così il numero e il costo dei lanci
dalla Terra. L’ispirazione architettonica dichiarata è il Palace of Fine Arts di
San Francisco, anche se per ora si tratta più di un riferimento estetico che di
una traduzione concreta in termini di dimensioni o comfort.
LE MOTIVAZIONI DI CHAN
Sul sito ufficiale dell’azienda campeggia una frase che sintetizza la visione
del fondatore: “Il problema non è se diventeremo una specie interplanetaria, ma
quando lo saremo. Questo non sarà possibile fino a quando non avremo risolto il
problema abitativo”. Chan, che ha raccontato di aver sempre sognato di diventare
astronauta, spiega di aver capito presto che il suo ruolo poteva essere un
altro: “Portare le persone nello spazio, invece che andarci io stesso”. Nel suo
curriculum figurano uno stage in Tesla come sviluppatore software e un progetto
di ricerca finanziato dalla Nasa, culminato nella realizzazione di una stampante
3D poi inviata nello spazio. In un’intervista ad Ars Technica, Chan ha chiarito
il senso della sua iniziativa: “Se SpaceX sta costruendo un modo per portarci
lì, dovrà esserci anche un luogo da visitare o posti dove stare. Siamo convinti
che per far avanzare l’umanità verso Marte e la Luna questo sarà il primo
problema da risolvere”.
TRA AMBIZIONE E REALTÀ
GRU Space afferma di aver raccolto fondi da investitori legati a SpaceX e
Anduril e di aver sviluppato il progetto all’interno dell’acceleratore Y
Combinator. Resta però il dato di fatto: in un momento in cui la Nasa accumula
ritardi sul programma Artemis e l’uomo non torna sulla Luna da oltre mezzo
secolo, l’idea di un hotel lunare aperto nel 2032 appare, almeno per ora, una
scommessa ad altissimo rischio. Nel frattempo, però, le prenotazioni sono
aperte. E per chi può permettersi di immobilizzare fino a un milione di dollari
su una promessa, la Luna non è mai sembrata così — economicamente — vicina.
L'articolo Un milione di euro di caparra per prenotarsi una stanza nel primo
hotel sulla Luna (che non esiste ancora): la scommessa di una startup
californiana proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il prossimo 5 dicembre bisognerà alzare gli occhi verso il cielo. Tra pochi
giorni, infatti, la notte si illuminerà grazie alla “Superluna Fredda”.
L’espressione, non scientifica, indica l’ultimo plenilunio del 2025. Quella del
prossimo 5 dicembre sarà, infatti, l’ultima chiamata per ammirare il satellite
della Terra più grande e più luminoso rispetto a tutte le altre notti.
L’EFFETTO SUPERLUNA
La Superluna è un evento che si verifica quando la Luna piena si trova più
vicina alla Terra rispetto alle altre notti. La distanza tra il nostro pianeta e
il suo satellite varia di mese in mese, con una stima che va,
approssimativamente, dai 360.410 ai 406.740 chilometri. Gli scienziati hanno che
la Superluna sarà percepita l’8% più grande e il 15% più luminosa. Questo
effetto è dato dal Perigeo. Il prossimo 5 dicembre, infatti, la Luna si troverà
alla distanza minore dalla Terra. Prossima al solstizio d’inverno, la data
coinciderà con il Plenilunio noto come “Luna Delle Lunghe Notti”.
LA “COLD MOON”
L’espressione “Cold Moon” deriva dai nativi americani. Come riportato
dall’Associazione Culturale il Sestante, nel 1700 fu stampato “The Old Farmer’s
Almanac”, in italiano “L’Antico almanacco del contadino”. La pubblicazione
americana contiene tutte le definizioni utilizzate dalle tribù per indicare le
fasi della Luna, suddivise per mesi. Tra queste troviamo la “Full strawberry
moon”, ossia la “Luna piena della fragola”, a giugno e la “Full Corn Moon”, la
“Luna piena del mais” di settembre. Per il mese di dicembre i nativi scelsero la
definizione di “Full cold moon”, da qui la “Luna piena fredda”.
L’ULTIMA DELLE SUPERLUNE
Il prossimo 5 dicembre si assisterà all’ultima Superluna del 2025. La data
coinciderà con il Plenilunio prossimo al solstizio d’inverno, che quest’anno è
segnato sul calendario per il 21 dicembre alle 16.04. La Luna Piena di dicembre
conclude la sequenza delle Superlune dell’autunno 2025. La “Cool Moon” si
aggiunge alle Perseidi di agosto e alle Leonidi di novembre. L’ultimo
appuntamento sarà con le Geminidi, il periodo con la media più alta di stelle
cadenti potenzialmente visibili.
L'articolo Ecco la “Cold Moon”: il 5 dicembre arriva la Superluna Fredda, lo
spettacolo astronomico finale del 2025 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il prossimo passo dell’Europa verso la Luna vedrà protagonista un astronauta
italiano. Non si sa ancora chi sarà ma i candidati principali sono Samantha
Cristoforetti e Luca Parmitano. Entrambi vantano un curriculum di altissimo
livello nell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e hanno già partecipato ai programmi
di esplorazione lunare della NASA, come Artemis, e alle attività legate al Lunar
Gateway. L’annuncio di un italiano o un’italiana come componente della missione
Artemis è stata data durante la Conferenza Ministeriale dell’ESA, svoltasi a
Brema: gli altri due europei saranno un o una francese e un tedesco. L’incontro
ministeriale, che si svolge ogni tre anni, è un momento cruciale per definire le
priorità politiche, scientifiche e finanziarie dell’agenzia spaziale europea.
Qui vengono stabiliti i principali investimenti, approvati i programmi futuri e
distribuite le responsabilità industriali tra i paesi membri, con l’obiettivo di
rafforzare il ruolo dell’Europa nell’esplorazione spaziale internazionale.
Luca Parmitano, 45 anni, è stato il primo italiano a comandare la Stazione
Spaziale Internazionale (ISS) e ha completato missioni di lunga durata nello
spazio, accumulando centinaia di giorni orbitando attorno alla Terra. La sua
esperienza comprende anche attività extraveicolari complesse, che lo hanno reso
un astronauta di riferimento a livello internazionale. Samantha Cristoforetti,
46 anni, è stata la prima donna europea a guidare l’ISS e ha partecipato a
missioni di grande rilievo scientifico, distinguendosi per capacità tecniche,
leadership e visibilità mediatica. Entrambi rappresentano dunque candidati
naturali per portare il tricolore italiano sulla superficie lunare.
La decisione finale non sarà però solo tecnica: fattori politici, diplomatici e
operativi giocheranno un ruolo chiave. L’ESA dovrà anche coordinare i tempi con
il programma Artemis della NASA, che prevede missioni lunari con equipaggio nei
prossimi anni. Per questo motivo, la scelta potrebbe dipendere non solo
dall’esperienza individuale, ma anche da logiche di collaborazione
internazionale e disponibilità operativa. Il programma lunare europeo ha
ambizioni a lungo termine: non si tratta solo di mandare uomini sulla Luna, ma
di garantire un accesso autonomo e sostenibile alla superficie lunare. Ciò
significa progettare e realizzare infrastrutture complesse, dai moduli abitabili
alle centrali di potenza, fino a sistemi di comunicazione e navigazione
avanzati. Queste strutture saranno fondamentali non solo per missioni
scientifiche, ma anche per la futura esplorazione umana di lungo periodo,
aprendo la strada a basi permanenti e a nuove opportunità di ricerca e sviluppo
tecnologico.
L'articolo Astronauta italiano selezionato per la missione sulla Luna. Chi sarà?
Cristoforetti e Parmitano candidati naturali proviene da Il Fatto Quotidiano.