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Scontro tra Kings League e club italiani, Grassani: “Le società possono dire no, i calciatori sono lavoratori. Ma un patto tra le parti è la soluzione migliore”
La crescita della Kings League, competizione a “metà tra calcio e intrattenimento” ideata da Gerard Piqué e diffusa ormai in tutto il mondo, sta creando qualche problema al calcio dilettantistico italiano. Sempre più giocatori, attratti dalla visibilità e dalle opportunità offerte dal nuovo format, scelgono di prendervi parte, mettendo però in difficoltà i club Figc di appartenenza. “Il problema esiste tra Kings League e club dilettantistici o tra questi ultimi e i propri calciatori, che sempre più spesso decidono di giocare la nuova competizione?”, ha dichiarato l’avvocato Mattia Grassani a ilfattoquotidiano.it. I casi di conflitto tra calciatori e società dilettantistiche sono diversi: dal caso Fasano (con Vono e Corvino) a quello di Elia Galligani con Siena e Viareggio. Un intreccio complesso tra ambizioni personali, obblighi contrattuali e limiti regolamentari, che porta così a interrogativi non solo sportivi ma anche giuridici. “Il punto centrale della vicenda è costituito dal fatto che, dal 1° luglio 2023, i calciatori dilettanti che percepiscono compensi dalle società di appartenenza sono considerati lavoratori“, spiega Grassani, avvocato tra i più esperti in Italia in materia di diritto sportivo. Ma “in un sistema del genere, in cui entrambi i contendenti presentano punti di forza e debolezza, ritengo che una sorta di protocollo d’intesa possa rappresentare la soluzione maggiormente praticabile“, ha concluso l’avvocato. Esiste realmente un problema tra Kings League e i club dilettantistici? “La domanda, posta in questi termini, è simile a quella che si pone il marito tradito: deve prendersela con l’amante o con la moglie? In altre parole, il problema esiste tra Kings League e club dilettantistici o tra questi ultimi e i propri calciatori, che sempre più spesso decidono di giocare la nuova competizione ideata dall’ex blaugrana Piquè? Sicuramente, la crescita – e soprattutto la visibilità – della Kings League hanno fatto sì che la stessa sia diventata una “sirena” che attira le attenzioni di molti calciatori appartenenti al settore dilettantistico. E, di conseguenza, questa situazione determina notevole imbarazzo, per usare un eufemismo, nelle società per cui gli atleti sono tesserati, che vedono i propri atleti destinare tempo ed energie a un’altra competizione, con tutti i conseguenti rischi”. Le società dilettantistiche possono impedire legalmente ai loro tesserati di partecipare alla Kings League come è già successo? “Il punto centrale della vicenda è costituito dal fatto che, dal 1° luglio 2023, i calciatori dilettanti che percepiscono compensi dalle società di appartenenza sono considerati lavoratori. Il rapporto di lavoro sportivo in ambito dilettantistico, salvo espresso patto contrario, si costituisce in forma di collaborazione coordinata e continuativa. FIGC, LND e AIC hanno stipulato, il 28 settembre 2023, un Accordo Collettivo che, proprio in ragione della sussistenza di un rapporto di lavoro, regola reciproci diritti e doveri. Tra i quali rilevano, per quanto di interesse in questa sede, l’art. 7.4, secondo cui ‘l’Atleta sarà libero di esercitare eventuali, ulteriori attività lavorative, di natura autonoma o subordinata, purché compatibili con l’impegno assunto con il presente contratto e non in concorrenza ed in contrasto con gli interessi della società e con quanto previsto dalla normativa federale’ e, soprattutto, l’art. 7.8, in virtù del quale ‘l’Atleta può partecipare a gare e/o manifestazioni sportive calcistiche da chiunque organizzate solo ed esclusivamente previa autorizzazione scritta della Società per la quale risulta tesserato'”. Ritengo, dunque, che un “no” della società verso un proprio tesserato a partecipare alla Kings League sarebbe legittimo e il mancato rispetto di tale diniego da parte del giocatore sia contrattualmente perseguibile, in quanto violazione degli obblighi di fedeltà ed esclusività della prestazione incombenti sull’atleta. Lo conferma il caso riguardante Elia Galligani, la scorsa stagione in forza al Siena F.C. (Serie D) e inserito nel roster dei Black Lotus, squadra di Kings League nella passata edizione. A seguito della prima partecipazione a una gara di Kings League, il club toscano pubblicò un comunicato con cui riferiva di prendere ‘le distanze verso la partecipazione alla Kings League con la formazione “Black Lotus” del calciatore Elia Galligani in quanto questa iniziativa non è stata autorizzata dal club. Pertanto, saranno presi provvedimenti verso il calciatore al fine di tutelare gli interessi e l’immagine del Siena F.C.’. Il calciatore non è più stato convocato per i Black Lotus”. La Kings League è considerata una competizione esterna al sistema federale: questo crea conflitti giuridici? “La Kings League si pone sicuramente al di fuori del calcio organizzato, qualificandosi come competizione a metà tra lo sport e lo spettacolo, inteso come entertainment. Né la FIFA né le confederazioni continentali né le federazioni calcistiche nazionali organizzano una competizione simile, che utilizza molte regole proprie del calcio o del calcio a 5, ma si caratterizza per numerosi aspetti che nulla hanno a che vedere con i regolamenti calcistici, tanto che non si rinviene alcun riferimento alle regole IFAB nelle norme che disciplinano le gare della Kings League. Conseguentemente, ritengo che, in astratto, non ci siano conflitti giuridici tra le due competizioni, ma si tratti principalmente di un tema di gestione del rapporto di lavoro tra giocatori e club di appartenenza”. Come le società possono tutelarsi in questi casi? Con delle clausole contrattuali? “L’Accordo Collettivo FIGC – LND – AIC prevede forme di tutela che possono portare anche alla risoluzione del contratto o alla riduzione dei compensi da parte delle società dilettantistiche qualora propri tesserati, senza autorizzazione, partecipino alla Kings League. L’autonomia negoziale dei privati, poi, potrebbe consentire, qualora il club intenda autorizzare il giocatore, di disciplinare il rapporto e l’impegno dell’atleta nella Kings League. Tuttavia, dove non diversamente regolamentato nei rapporti interni tra le parti, già la semplice partecipazione alla Kings League – a prescindere dalla percezione o meno di un compenso da parte del giocatore – costituisce, se non autorizzata, un grave inadempimento contrattuale che potrebbe anche determinare la risoluzione del contratto di lavoro sportivo dilettantistico tra club affiliato FIGC e tesserato”. LND e/o FIGC che tipo di contromisure potrebbero prendere a livello normativo? E secondo lei interverranno nel breve termine? “La situazione non è affatto semplice, perché, come detto, la Kings League non è una competizione che fa parte del ‘calcio organizzato’ e la possibilità, da parte della FIGC, di disporre sanzioni disciplinari nei confronti di chi vi partecipa costituisce una vexata quaestio (una questione ampiamente discussa), che riporta a contenziosi di dimensioni ben diverse, come quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato la FIGC al pagamento di una pena pecuniaria di assoluto rilievo, per avere sanzionato atleti di settore giovanile che avevano disputato tornei calcistici organizzati da diversi enti (es. enti di promozione sportiva). In quel caso si affermava che ‘le restrizioni eventualmente derivanti dalla regolamentazione sportiva, quindi, devono essere valutate in base al contesto nel quale sono state introdotte e agli obiettivi perseguiti e, in ogni caso, non possono eccedere quanto strettamente necessario e proporzionato a garantirne il coordinamento con le attività sportive cui sono connesse, al solo fine di preservare il buon andamento di queste ultime’. In questo provvedimento si legge, peraltro, che ‘le suddette norme possono ammettere o, al contrario, escludere da detto mercato tutte le imprese concorrenti, anche quelle parimenti efficienti, o, quantomeno, limitare l’ideazione o la commercializzazione di competizioni alternative o nuove dal punto di vista del loro formato o del contenuto. Inoltre, in tal modo, esse possono privare i club di calcio professionistico e i giocatori di qualsiasi possibilità di partecipare a dette competizioni, benché queste ultime potrebbero ad esempio presentare un formato innovativo, nel pieno rispetto, tuttavia, dei principi, dei valori e delle regole del gioco alla base di detto sport’. Pertanto, il contesto giurisprudenziale che si sta affermando limita in maniera importante, a mio avviso, il margine di azione della FIGC e della LND nei confronti di chi partecipa alla Kings League”. Se oggi un giocatore si fa male in Kings League, chi ne risponde da un punto di vista legale? “Se non è una questione regolamentata dal punto di vista contrattuale, certamente non la società affiliata alla FIGC, in quanto si tratterebbe di attività sportiva svolta, addirittura talvolta senza il consenso del club, al di fuori dell’organizzazione di quest’ultimo. Kings League sicuramente sarà dotata di polizze assicurative che proteggano i giocatori da infortuni, in quanto dubito seriamente che, in tali eventi, possa operare la copertura offerta dalla FIGC alle proprie società. Tutto questo, senza nemmeno considerare eventuali problemi contrattuali, nel caso in cui l’infortunio avvenga giocando nella Kings League senza autorizzazione. Ritengo peraltro consigliabile che, dove il club dilettantistico intenda autorizzare la partecipazione del giocatore alla Kings League, questo tema venga definito contrattualmente, nel provvedimento autorizzativo, in modo da escludere qualsiasi responsabilità od onere della società in caso di infortunio del proprio tesserato in occasione di gare della ‘competizione-spettacolo'”. Pensa sia più probabile un accordo tra Kings e Lnd o che si vada sempre più a una battaglia legale? “Ritengo, nell’interesse di tutti, che la soluzione preferibile sia quella conciliativa. Tutto ciò perché, come detto, FIGC e LND non dispongono, a mio avviso, di strumenti realmente obbligatori per impedire la partecipazione dei propri tesserati alla Kings League mentre, dall’altro lato, i club FIGC sono tutelati dall’Accordo Collettivo nei termini già citati e, quantomeno al momento, gli atleti attribuiscono ancora priorità, in ragione delle maggiori risorse economiche disponibili, al calcio a 11 svolto. Conseguentemente, in un sistema del genere, in cui entrambi i contendenti presentano punti di forza e debolezza, ritengo che una sorta di protocollo d’intesa possa rappresentare la soluzione maggiormente praticabile”. Dal punto di vista legale, questo caso le ricorda altri conflitti tra sport “tradizionale” e “nuove competizioni” o è un unicum fin qui? “Il ricordo non può non rivolgersi ai primi anni duemila, quando iniziarono, anche grazie al traino televisivo delle TV tematiche, le competizioni di beach soccer organizzate nelle principali località balneari da enti di promozione turistica, alle quali partecipavano famosi ex calciatori non più in attività, a fianco di atleti ancora tesserati per club italiani o stranieri. In quei casi, poiché si trattava di attività concorrenziale, organizzando, anche la FIGC, competizioni di Beach Soccer, i tesserati vennero deferiti e sanzionati con squalifiche o pene pecuniarie perché partecipavano a manifestazioni calcistiche non autorizzate al di fuori dall’ambito federale. Uno dei casi più famosi riguarda l’ex difensore della Roma Aldair, sanzionato dalla giustizia sportiva, perchè, mentre era tesserato per una società dilettantistica della FIGC, disputò gare estive di beach soccer allestite da realtà estranee al mondo federale. Si trattava, però, di molti anni fa e di uno scenario politico-regolamentare completamente diverso, ragione per cui ritengo che una simile situazione difficilmente potrà ripetersi all’attualità”. L'articolo Scontro tra Kings League e club italiani, Grassani: “Le società possono dire no, i calciatori sono lavoratori. Ma un patto tra le parti è la soluzione migliore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lo scontro tra Kings League e calcio italiano: perché i club ora vietano ai propri tesserati di partecipare allo show
Un format spettacolare, rapido, con regole innovative, match più brevi, ex calciatori di Serie A in campo (Florenzi per esempio, che si fa chiamare ‘Spizzi’) e presidenti–streamer che scendono in campo per calciare un rigore. Accanto al pallone tradizionale ha ormai preso piede un “altro calcio”: la Kings League, il torneo ideato a livello internazionale dall’ex difensore del Barcellona Gerard Piqué e che esiste in Italia da febbraio 2025. Carte speciali, regole differenti, personaggi molto noti del web come presidenti, match 7 contro 7 (ma a volte anche uno contro uno, due contro due e via dicendo) e un’enorme integrazione con piattaforme come Twitch hanno reso questo format molto attraente per il pubblico più giovane. La Kings League offre facile accessibilità digitale e un modo nuovo di vivere il calcio. Si gioca il lunedì. E nel secondo split anche il giovedì in alcune settimane. C’è un “ma”. E si chiama calcio dilettantistico. Negli ultimi mesi infatti Kings League e società italiane non vanno d’accordo. Il motivo? Tante squadre di Kings League contattano forti calciatori di Serie D ed Eccellenza per tesserarli anche nel loro torneo. E oggi sono più di 50 in totale i giocatori che si dividono tra Kings League e dilettanti. Pochi rifiutano, in tanti decidono di sposare questo nuovo progetto, attratti dalle tantissime opportunità che offre, soprattutto in visibilità. Ed è per questo che quello che inizialmente sembrava solo un fenomeno mediatico o un’attività parallela per alcuni giocatori di D ed Eccellenza, adesso sta iniziando a creare veri e propri casi tra club e tesserati. Da una parte i club di Kings League vogliono alzare il tasso qualitativo delle loro squadre con gente che di mestiere – anche se in categorie dilettantistiche – fa il calciatore. Dall’altra ci sono i club dilettantistici che ostacolano il “doppio impegno“. Non vogliono che i loro tesserati giochino il giorno dopo il match di campionato, non osservando il classico riposo post gara. Non vogliono il rischio di infortuni in un’altra competizione. Non vogliono che i loro calciatori debbano anche affrontare un viaggio la domenica sera o il lunedì mattina direzione Milano, dove appunto si gioca la Kings League. I casi sono tantissimi: dal Fasano al Viareggio, passando per l’Unione La Rocca Altavilla (Serie D). IL CASO FASANO Entrando più nel dettaglio del “problema Kings League” nella Lnd ci sono diversi casi di “scontro” tra club di Kings e dilettantistici, ma negli ultimi mesi – tra i più significativi – c’è quello del Fasano, club del girone H di Serie D che lotta per il vertice e quindi per la promozione in Serie C. Già negli scorsi mesi c’era stata la separazione tra il club fasanese e lo stesso Loiodice: non è dato sapere con certezza il motivo dell’addio, ma tra i tanti c’è proprio la non volontà del club di farlo partecipare alla Kings League. Ne parlò anche il presidente Ivan Ghilardi in diverse trasmissioni pugliesi. Loiodice oggi gioca con il Taranto, in Eccellenza, e contestualmente partecipa anche alla Kings League con i Caesar. E a proposito di Loiodice, a fine dicembre 2025 il calciatore era nella lista dei calciatori che Blur – noto personaggio social italiano e Ct dell’Italia di Kings League – aveva convocato, ma il Taranto non gli permise di andare. Ad annunciarlo fu lo stesso calciatore sui social e poi proprio Blur. Il Ct della nazionale – attraverso una diretta social – disse: “Non abbiamo Loiodice, il Taranto non lo manda. La nazionale italiana è la nazionale più tardiva a dare le liste di convocazione del Mondiale perché mi sono impuntato e ho deciso io di impuntarmi con la Lega e tutti quanti per avere 10 giorni in più per presentare la squadra. Loiodice non ci sarà. Ci speravamo, ma ha un contratto importante con il Taranto. Non lo lasciano andare perché vogliono risalire in Serie D. Ovvio che non lo lascino. Ci abbiamo provato in tutti i modi”. Ma Loiodice a parte, tornando al Fasano, nelle scorse settimane il club ha prima negato l’autorizzazione al suo top player Vincenzo Corvino di firmare per i Trm (club di Kings League), poi ha risolto il contratto di Riccardo Vono, che ha deciso – al contrario di Corvino – di sposare il progetto Kings. Un altro esempio è quello di Elia Galligani, con il Viareggio (Eccellenza Toscana) che ha deciso di risolvere il suo contratto pochi giorni fa. Il motivo? Il calciatore ha deciso di giocare con gli Zebras in Kings League. Un caso poi diventato scontro a distanza è quello che riguarda Othman Chajari, tesserato con l’Unione La Rocca Altavilla (Serie D). Il club ha multato e messo fuori rosa per un periodo il calciatore, che ha poi deciso di fare marcia indietro e non giocare con i Caesar in Kings. Decisione che aveva scatenato la reazione del noto personaggio social Damiano Coccia conosciuto come ‘Er Faina‘: “Purtroppo Chajari non potrà più giocare con noi. Non per sua volontà, ma per colpa della società che prima gli ha detto una cosa e poi un’altra. Addirittura avrebbe preso una multa e sarebbe stato messo fuori rosa. Chiedo alla società di mettersi una mano sulla coscienza e di togliergli la multa e reintegrarlo in rosa. Il problema è che hanno detto si per un mese e poi due giorni prima della partita si sono tirati indietro. Non è molto rispettoso“, ha esordito “Er Faina”, che ha poi proseguito: “Tante società ci chiedono collaborazioni, ma con altre purtroppo è impossibile discutere. Fossi un club semi sconosciuto, mi farebbe piacere avere una visibilità. Ma è un mio pensiero. Spero che da qui a 5 anni la Kings League possa avere la forza di fare un torneo dove tutte le squadre avranno a disposizione 12 giocatori, con 3 allenamenti a settimana e con stipendi pagati dal movimento. È difficile, ma tanti giocatori in Serie D o Eccellenza non percepiscono chissà che stipendi”. PERCHÉ I CALCIATORI SCELGONO LA KINGS LEAGUE In mezzo alle due parti ci sono i calciatori, che – come già detto – sono spesso attratti da questa nuova esperienza. E i motivi sono diversi. A partire dalla visibilità. La Kings League nasce come un prodotto esclusivamente per le piattaforme digitali: dirette streaming, contenuti social, giocate del singolo che spesso diventano virali. Riassunto in un concetto: esposizione mediatica differente per un calciatore abituato ai polverosi campi di provincia. Un esempio: Nicola Loiodice, fortissimo calciatore che naviga tra Serie D ed Eccellenza, che in Kings League ha fatto vedere giocate stratosferiche e oggi vanta quasi 70mila followers su Instagram, la maggior parte “conquistati” post Kings League. Un altro motivo è quello di provare a crearsi una strada parallela, ma diversa da quella del calciatore professionista. Punto collegato alla visibilità. Andare virali sui social, avere un boom di followers, esporsi a telecamere, trasmissioni e tanto altro, potrebbe consentire anche a un calciatore dilettantistico di crearsi una carriera, perché no, pure da influencer. L’ultimo motivo è l’aspetto economico. Una precisazione: in tantissimi casi, le entrate dei calciatori in questione sono maggiori nei campionati dilettantistici rispetto alla Kings League. Ma anche tutto ciò che percepiscono dalla Kings League non è un fattore da non considerare per il reddito di un giocatore. Al momento non esiste una norma da parte della FIGC o della Lega Nazionale Dilettanti che disciplini in modo specifico la partecipazione dei calciatori tesserati nei campionati dilettantistici alla Kings League. E gli scontri spesso diventano inevitabili. L'articolo Lo scontro tra Kings League e calcio italiano: perché i club ora vietano ai propri tesserati di partecipare allo show proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La trovata di Anthony Lopes per permettere ai compagni di dissetarsi e mangiare datteri | Domeniche Bestiali
“Acqua che non si aspetta, altro che benedetta”, meravigliosa “Dolcenera” come tante delle canzoni di De André. Raccontava un fatto tragico e un amore quando fu pensata, senza immaginare che si sarebbe adattata pure alle Domeniche Bestiali trent’anni dopo (maestro, perdonaci se puoi). E tra sacro e profano, acqua e qualcosa di simile tratta questo episodio di Dom Best, territorio che al solito travisa tutto rendendolo il contrario di tutto. ACQUA CHE NON SI ASPETTA No, non si aspettava acqua l’allenatore della Reggina, così come il suo portiere, durante la gara contro la Vigor Lamezia di Serie D, multata di 1700 euro perché “Per avere propri sostenitori nel corso del primo tempo, lanciato acqua all’indirizzo della panchina avversaria, attingendo l’allenatore in varie parti del corpo, nonché lanciato una bottiglietta d’acqua semipiena che colpiva il portiere avversario al braccio sinistro”. ALTRO CHE BENEDETTA Sì, perché nelle partite delle Domeniche Bestiali si viaggia sempre sul sottile confine tra sacro e profano, travalicandolo da un lato, spesso e a volte anche dall’altro. Come nel caso di Everson, portiere dell’Atletico Mineiro che ha tirato il calcio di rigore decisivo contro l’America Mineiro nella semifinale di ritorno del Campeonato Mineiro. Come? Senza acqua benedetta ma con qualcosa di simile: un rosario tra le mani, che non avrebbe dovuto avere in quanto vietato dal regolamento. Ha funzionato però: ha segnato. Il pubblico di casa però non è stato così contento. ACQUA CHE HA FATTO SERA Eh già, come il tramonto: fondamentale per chi fa il digiuno del Ramadan per nutrirsi. E proprio conoscendo la fede di tanti suoi compagni l’estremo difensore del Nantes, il portoghese Anthony Lopes ha finto un infortunio, a tramonto avvenuto, durante la partita contro il Le Havre. L’intervento dello staff medico e dunque l’interruzione della partita ha permesso a cinque suoi compagni di fede musulmana di interrompere il digiuno avvicinandosi alla panchina per bere acqua e mangiare qualche dattero. DOLCE? NERA! Non era acqua quella piovuta dagli spalti della Pompeiana, squadra di Promozione Campania, multata di 150 euro perché: “ i tifosi della squadra ospitante per tutta la durata della gara indirizzavano nei confronti dell’ assistente arbitrale insulti e lanci di liquidi maleodoranti, probabilmente alcolici, mentre a fine partita lanciavano verso il medesimo assistente palline fatte di scotch senza riuscire a colpirlo”. L'articolo La trovata di Anthony Lopes per permettere ai compagni di dissetarsi e mangiare datteri | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Arrivata la stangata per l’allenatore della Virtus Francavilla: maxi-squalifica per aver schiaffeggiato il cartellino rosso dell’arbitro
Una reazione spropositata da parte del tecnico della Virtus Francavilla, Roberto Taurino, che è costata 12 giornate di squalifica. Tradotto: circa tre mesi. Un lungo stop per un gesto di rabbia che ha subito fatto il giro del web, con il video (la partita è stata trasmessa in diretta) in cui si vede l’allenatore che entra in campo a protestare con il direttore di gara con grande veemenza, viene espulso e schiaffeggia il cartellino rosso dell’arbitro, facendolo volare via. Il tutto è accaduto domenica, al termine del big match tra Barletta e Virtus Francavilla (terminato 0-0) valido per la 18esima giornata – la prima di ritorno – del girone H di Serie D. Alla base della protesta feroce di Taurino ci sarebbe il lungo recupero assegnato dal direttore di gara e il recupero sul recupero, con il match che alla fine si è protratto fino al 99esimo. A distanza di 24 ore dall’accaduto, Taurino ha pubblicato un messaggio di scuse sui social: “Desidero esprimere le mie più sincere scuse per quanto accaduto al termine della gara di ieri”, si legge nella lettera. “Il gesto compiuto nei confronti del direttore di gara è stato frutto della tensione del momento, e non rispecchia in alcun modo i valori di rispetto, equilibrio e correttezza che considero fondamentali nello sport e nel mio lavoro quotidiano e che ho sempre perseguito nel corso della mia carriera sia da calciatore che da allenatore.“ E poi ancora: “Nel mio gesto, assolutamente censurabile, non c’era alcun intento violento o intimidatorio. Ho già manifestato personalmente il mio rammarico alla società e rinnovo pubblicamente il mio pieno rispetto per gli ufficiali di gara e per le istituzioni sportive.“ In conclusione il tecnico aveva dichiarato di accettare ogni decisione e ogni responsabilità per quanto avvenuto: “Accetto ogni responsabilità per quanto avvenuto e mi impegno affinché episodi simili non si ripetano. Il calcio deve essere un esempio di educazione e lealtà e sono il primo a voler rappresentare, come ho sempre fatto, questi principi con coerenza e serietà”. Scuse che evidentemente sono servite a poco, visto che il giudice sportivo ha deciso di punirlo con ben 12 giornate di squalifica. Tornerà a metà marzo. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Telesveva (@telesvevaofficial) L'articolo Arrivata la stangata per l’allenatore della Virtus Francavilla: maxi-squalifica per aver schiaffeggiato il cartellino rosso dell’arbitro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incredibile in Serie D, il pallone entra da un buco della rete ma per l’arbitro è gol: il video diventa virale. Il cavillo nel regolamento
Doveva essere una normale partita di Serie D quella nel girone I tra Castrumfavara e Athletic Palermo – terminata 1-2 in favore della formazione palermitana – ma è diventata un caso di livello nazionale. Il motivo è il primo gol della formazione rosanero, segnato dal giovane Zalazar al 19esimo del primo tempo. Una rete apparentemente anche stilisticamente bella da vedere, che però in realtà non è nemmeno un gol. Perché a guardare gli highlights, a velocità normale, il tutto non è facilmente percepibile, ma se si guarda il video a rallentatore, è chiaro che il pallone non è entrato tra i pali, ma dall’esterno a causa evidentemente di un buco nella rete della porta. Un gol che però è stato convalidato nonostante le proteste del club di casa, con i giocatori furiosi con arbitro e guardalinee. Il match è poi finito 1-2_ l’Athletic Palermo ha anche raddoppiato qualche minuto più tardi, ancora con Zalazar. Inutile il gol di De Min per i padroni di casa. Un episodio che è presto diventato un caso, con il Castrumfavara che ha denunciato tutto sui propri profili social con un post: “Clamoroso errore a Favara. Al 19′ del primo tempo è stato convalidato un gol all’Athletic Club Palermo. Gol subito contestato in campo dai nostri giocatori poiché il pallone è entrato in rete dopo essere uscito dal campo. Dalle immagini tv si evince che la palla dall’esterno sfonda la rete”. COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO Ma se in campo ci può stare perdersi l’episodio (la prospettiva inganna), il vero interrogativo è se i due assistenti – come da prassi prima di ogni partita – abbiano controllato le reti della porta nel pre gara. Il match era infatti iniziato da poco più di un quarto d’ora e prima di questo gol non ce n’erano stati altri. C’è adesso attesa per capire il verdetto della Lega e se ci saranno gli estremi per una ripetizione della gara. Se l’arbitro dovesse ammettere l’errore, infatti, sarebbe un’opzione molto probabile. La prova tv in Serie D non ha infatti ufficialmente valenza e solo l’ammissione di colpevolezza del direttore di gara potrebbe portare a una ripetizione della gara in questione. Se questo non dovesse accadere, sarebbe un’ulteriore beffa per il Castrumfavara, visto il filmato abbastanza chiaro. Che però non è una prova ai fini della decisione finale sul match. L'articolo Incredibile in Serie D, il pallone entra da un buco della rete ma per l’arbitro è gol: il video diventa virale. Il cavillo nel regolamento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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