La crescita della Kings League, competizione a “metà tra calcio e
intrattenimento” ideata da Gerard Piqué e diffusa ormai in tutto il mondo, sta
creando qualche problema al calcio dilettantistico italiano. Sempre più
giocatori, attratti dalla visibilità e dalle opportunità offerte dal nuovo
format, scelgono di prendervi parte, mettendo però in difficoltà i club Figc di
appartenenza. “Il problema esiste tra Kings League e club dilettantistici o tra
questi ultimi e i propri calciatori, che sempre più spesso decidono di giocare
la nuova competizione?”, ha dichiarato l’avvocato Mattia Grassani a
ilfattoquotidiano.it. I casi di conflitto tra calciatori e società
dilettantistiche sono diversi: dal caso Fasano (con Vono e Corvino) a quello di
Elia Galligani con Siena e Viareggio.
Un intreccio complesso tra ambizioni personali, obblighi contrattuali e limiti
regolamentari, che porta così a interrogativi non solo sportivi ma anche
giuridici. “Il punto centrale della vicenda è costituito dal fatto che, dal 1°
luglio 2023, i calciatori dilettanti che percepiscono compensi dalle società di
appartenenza sono considerati lavoratori“, spiega Grassani, avvocato tra i più
esperti in Italia in materia di diritto sportivo. Ma “in un sistema del genere,
in cui entrambi i contendenti presentano punti di forza e debolezza, ritengo che
una sorta di protocollo d’intesa possa rappresentare la soluzione maggiormente
praticabile“, ha concluso l’avvocato.
Esiste realmente un problema tra Kings League e i club dilettantistici?
“La domanda, posta in questi termini, è simile a quella che si pone il marito
tradito: deve prendersela con l’amante o con la moglie? In altre parole, il
problema esiste tra Kings League e club dilettantistici o tra questi ultimi e i
propri calciatori, che sempre più spesso decidono di giocare la nuova
competizione ideata dall’ex blaugrana Piquè? Sicuramente, la crescita – e
soprattutto la visibilità – della Kings League hanno fatto sì che la stessa sia
diventata una “sirena” che attira le attenzioni di molti calciatori appartenenti
al settore dilettantistico. E, di conseguenza, questa situazione determina
notevole imbarazzo, per usare un eufemismo, nelle società per cui gli atleti
sono tesserati, che vedono i propri atleti destinare tempo ed energie a un’altra
competizione, con tutti i conseguenti rischi”.
Le società dilettantistiche possono impedire legalmente ai loro tesserati di
partecipare alla Kings League come è già successo?
“Il punto centrale della vicenda è costituito dal fatto che, dal 1° luglio 2023,
i calciatori dilettanti che percepiscono compensi dalle società di appartenenza
sono considerati lavoratori. Il rapporto di lavoro sportivo in ambito
dilettantistico, salvo espresso patto contrario, si costituisce in forma di
collaborazione coordinata e continuativa. FIGC, LND e AIC hanno stipulato, il 28
settembre 2023, un Accordo Collettivo che, proprio in ragione della sussistenza
di un rapporto di lavoro, regola reciproci diritti e doveri.
Tra i quali rilevano, per quanto di interesse in questa sede, l’art. 7.4,
secondo cui ‘l’Atleta sarà libero di esercitare eventuali, ulteriori attività
lavorative, di natura autonoma o subordinata, purché compatibili con l’impegno
assunto con il presente contratto e non in concorrenza ed in contrasto con gli
interessi della società e con quanto previsto dalla normativa federale’ e,
soprattutto, l’art. 7.8, in virtù del quale ‘l’Atleta può partecipare a gare e/o
manifestazioni sportive calcistiche da chiunque organizzate solo ed
esclusivamente previa autorizzazione scritta della Società per la quale risulta
tesserato'”.
Ritengo, dunque, che un “no” della società verso un proprio tesserato a
partecipare alla Kings League sarebbe legittimo e il mancato rispetto di tale
diniego da parte del giocatore sia contrattualmente perseguibile, in quanto
violazione degli obblighi di fedeltà ed esclusività della prestazione incombenti
sull’atleta. Lo conferma il caso riguardante Elia Galligani, la scorsa stagione
in forza al Siena F.C. (Serie D) e inserito nel roster dei Black Lotus, squadra
di Kings League nella passata edizione. A seguito della prima partecipazione a
una gara di Kings League, il club toscano pubblicò un comunicato con cui
riferiva di prendere ‘le distanze verso la partecipazione alla Kings League con
la formazione “Black Lotus” del calciatore Elia Galligani in quanto questa
iniziativa non è stata autorizzata dal club. Pertanto, saranno presi
provvedimenti verso il calciatore al fine di tutelare gli interessi e l’immagine
del Siena F.C.’. Il calciatore non è più stato convocato per i Black Lotus”.
La Kings League è considerata una competizione esterna al sistema federale:
questo crea conflitti giuridici?
“La Kings League si pone sicuramente al di fuori del calcio organizzato,
qualificandosi come competizione a metà tra lo sport e lo spettacolo, inteso
come entertainment. Né la FIFA né le confederazioni continentali né le
federazioni calcistiche nazionali organizzano una competizione simile, che
utilizza molte regole proprie del calcio o del calcio a 5, ma si caratterizza
per numerosi aspetti che nulla hanno a che vedere con i regolamenti calcistici,
tanto che non si rinviene alcun riferimento alle regole IFAB nelle norme che
disciplinano le gare della Kings League. Conseguentemente, ritengo che, in
astratto, non ci siano conflitti giuridici tra le due competizioni, ma si tratti
principalmente di un tema di gestione del rapporto di lavoro tra giocatori e
club di appartenenza”.
Come le società possono tutelarsi in questi casi? Con delle clausole
contrattuali?
“L’Accordo Collettivo FIGC – LND – AIC prevede forme di tutela che possono
portare anche alla risoluzione del contratto o alla riduzione dei compensi da
parte delle società dilettantistiche qualora propri tesserati, senza
autorizzazione, partecipino alla Kings League. L’autonomia negoziale dei
privati, poi, potrebbe consentire, qualora il club intenda autorizzare il
giocatore, di disciplinare il rapporto e l’impegno dell’atleta nella Kings
League. Tuttavia, dove non diversamente regolamentato nei rapporti interni tra
le parti, già la semplice partecipazione alla Kings League – a prescindere dalla
percezione o meno di un compenso da parte del giocatore – costituisce, se non
autorizzata, un grave inadempimento contrattuale che potrebbe anche determinare
la risoluzione del contratto di lavoro sportivo dilettantistico tra club
affiliato FIGC e tesserato”.
LND e/o FIGC che tipo di contromisure potrebbero prendere a livello normativo? E
secondo lei interverranno nel breve termine?
“La situazione non è affatto semplice, perché, come detto, la Kings League non è
una competizione che fa parte del ‘calcio organizzato’ e la possibilità, da
parte della FIGC, di disporre sanzioni disciplinari nei confronti di chi vi
partecipa costituisce una vexata quaestio (una questione ampiamente discussa),
che riporta a contenziosi di dimensioni ben diverse, come quando l’Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato la FIGC al pagamento di
una pena pecuniaria di assoluto rilievo, per avere sanzionato atleti di settore
giovanile che avevano disputato tornei calcistici organizzati da diversi enti
(es. enti di promozione sportiva). In quel caso si affermava che ‘le restrizioni
eventualmente derivanti dalla regolamentazione sportiva, quindi, devono essere
valutate in base al contesto nel quale sono state introdotte e agli obiettivi
perseguiti e, in ogni caso, non possono eccedere quanto strettamente necessario
e proporzionato a garantirne il coordinamento con le attività sportive cui sono
connesse, al solo fine di preservare il buon andamento di queste ultime’.
In questo provvedimento si legge, peraltro, che ‘le suddette norme possono
ammettere o, al contrario, escludere da detto mercato tutte le imprese
concorrenti, anche quelle parimenti efficienti, o, quantomeno, limitare
l’ideazione o la commercializzazione di competizioni alternative o nuove dal
punto di vista del loro formato o del contenuto. Inoltre, in tal modo, esse
possono privare i club di calcio professionistico e i giocatori di qualsiasi
possibilità di partecipare a dette competizioni, benché queste ultime potrebbero
ad esempio presentare un formato innovativo, nel pieno rispetto, tuttavia, dei
principi, dei valori e delle regole del gioco alla base di detto sport’.
Pertanto, il contesto giurisprudenziale che si sta affermando limita in maniera
importante, a mio avviso, il margine di azione della FIGC e della LND nei
confronti di chi partecipa alla Kings League”.
Se oggi un giocatore si fa male in Kings League, chi ne risponde da un punto di
vista legale?
“Se non è una questione regolamentata dal punto di vista contrattuale,
certamente non la società affiliata alla FIGC, in quanto si tratterebbe di
attività sportiva svolta, addirittura talvolta senza il consenso del club, al di
fuori dell’organizzazione di quest’ultimo. Kings League sicuramente sarà dotata
di polizze assicurative che proteggano i giocatori da infortuni, in quanto
dubito seriamente che, in tali eventi, possa operare la copertura offerta dalla
FIGC alle proprie società. Tutto questo, senza nemmeno considerare eventuali
problemi contrattuali, nel caso in cui l’infortunio avvenga giocando nella Kings
League senza autorizzazione. Ritengo peraltro consigliabile che, dove il club
dilettantistico intenda autorizzare la partecipazione del giocatore alla Kings
League, questo tema venga definito contrattualmente, nel provvedimento
autorizzativo, in modo da escludere qualsiasi responsabilità od onere della
società in caso di infortunio del proprio tesserato in occasione di gare della
‘competizione-spettacolo'”.
Pensa sia più probabile un accordo tra Kings e Lnd o che si vada sempre più a
una battaglia legale?
“Ritengo, nell’interesse di tutti, che la soluzione preferibile sia quella
conciliativa. Tutto ciò perché, come detto, FIGC e LND non dispongono, a mio
avviso, di strumenti realmente obbligatori per impedire la partecipazione dei
propri tesserati alla Kings League mentre, dall’altro lato, i club FIGC sono
tutelati dall’Accordo Collettivo nei termini già citati e, quantomeno al
momento, gli atleti attribuiscono ancora priorità, in ragione delle maggiori
risorse economiche disponibili, al calcio a 11 svolto. Conseguentemente, in un
sistema del genere, in cui entrambi i contendenti presentano punti di forza e
debolezza, ritengo che una sorta di protocollo d’intesa possa rappresentare la
soluzione maggiormente praticabile”.
Dal punto di vista legale, questo caso le ricorda altri conflitti tra sport
“tradizionale” e “nuove competizioni” o è un unicum fin qui?
“Il ricordo non può non rivolgersi ai primi anni duemila, quando iniziarono,
anche grazie al traino televisivo delle TV tematiche, le competizioni di beach
soccer organizzate nelle principali località balneari da enti di promozione
turistica, alle quali partecipavano famosi ex calciatori non più in attività, a
fianco di atleti ancora tesserati per club italiani o stranieri. In quei casi,
poiché si trattava di attività concorrenziale, organizzando, anche la FIGC,
competizioni di Beach Soccer, i tesserati vennero deferiti e sanzionati con
squalifiche o pene pecuniarie perché partecipavano a manifestazioni calcistiche
non autorizzate al di fuori dall’ambito federale. Uno dei casi più famosi
riguarda l’ex difensore della Roma Aldair, sanzionato dalla giustizia sportiva,
perchè, mentre era tesserato per una società dilettantistica della FIGC, disputò
gare estive di beach soccer allestite da realtà estranee al mondo federale. Si
trattava, però, di molti anni fa e di uno scenario politico-regolamentare
completamente diverso, ragione per cui ritengo che una simile situazione
difficilmente potrà ripetersi all’attualità”.
L'articolo Scontro tra Kings League e club italiani, Grassani: “Le società
possono dire no, i calciatori sono lavoratori. Ma un patto tra le parti è la
soluzione migliore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Serie D
Un format spettacolare, rapido, con regole innovative, match più brevi, ex
calciatori di Serie A in campo (Florenzi per esempio, che si fa chiamare
‘Spizzi’) e presidenti–streamer che scendono in campo per calciare un rigore.
Accanto al pallone tradizionale ha ormai preso piede un “altro calcio”: la Kings
League, il torneo ideato a livello internazionale dall’ex difensore del
Barcellona Gerard Piqué e che esiste in Italia da febbraio 2025. Carte speciali,
regole differenti, personaggi molto noti del web come presidenti, match 7 contro
7 (ma a volte anche uno contro uno, due contro due e via dicendo) e un’enorme
integrazione con piattaforme come Twitch hanno reso questo format molto
attraente per il pubblico più giovane. La Kings League offre facile
accessibilità digitale e un modo nuovo di vivere il calcio. Si gioca il lunedì.
E nel secondo split anche il giovedì in alcune settimane.
C’è un “ma”. E si chiama calcio dilettantistico. Negli ultimi mesi infatti Kings
League e società italiane non vanno d’accordo. Il motivo? Tante squadre di Kings
League contattano forti calciatori di Serie D ed Eccellenza per tesserarli anche
nel loro torneo. E oggi sono più di 50 in totale i giocatori che si dividono tra
Kings League e dilettanti. Pochi rifiutano, in tanti decidono di sposare questo
nuovo progetto, attratti dalle tantissime opportunità che offre, soprattutto in
visibilità. Ed è per questo che quello che inizialmente sembrava solo un
fenomeno mediatico o un’attività parallela per alcuni giocatori di D ed
Eccellenza, adesso sta iniziando a creare veri e propri casi tra club e
tesserati. Da una parte i club di Kings League vogliono alzare il tasso
qualitativo delle loro squadre con gente che di mestiere – anche se in categorie
dilettantistiche – fa il calciatore. Dall’altra ci sono i club dilettantistici
che ostacolano il “doppio impegno“. Non vogliono che i loro tesserati giochino
il giorno dopo il match di campionato, non osservando il classico riposo post
gara. Non vogliono il rischio di infortuni in un’altra competizione. Non
vogliono che i loro calciatori debbano anche affrontare un viaggio la domenica
sera o il lunedì mattina direzione Milano, dove appunto si gioca la Kings
League. I casi sono tantissimi: dal Fasano al Viareggio, passando per l’Unione
La Rocca Altavilla (Serie D).
IL CASO FASANO
Entrando più nel dettaglio del “problema Kings League” nella Lnd ci sono diversi
casi di “scontro” tra club di Kings e dilettantistici, ma negli ultimi mesi –
tra i più significativi – c’è quello del Fasano, club del girone H di Serie D
che lotta per il vertice e quindi per la promozione in Serie C. Già negli scorsi
mesi c’era stata la separazione tra il club fasanese e lo stesso Loiodice: non è
dato sapere con certezza il motivo dell’addio, ma tra i tanti c’è proprio la non
volontà del club di farlo partecipare alla Kings League. Ne parlò anche il
presidente Ivan Ghilardi in diverse trasmissioni pugliesi. Loiodice oggi gioca
con il Taranto, in Eccellenza, e contestualmente partecipa anche alla Kings
League con i Caesar. E a proposito di Loiodice, a fine dicembre 2025 il
calciatore era nella lista dei calciatori che Blur – noto personaggio social
italiano e Ct dell’Italia di Kings League – aveva convocato, ma il Taranto non
gli permise di andare. Ad annunciarlo fu lo stesso calciatore sui social e poi
proprio Blur.
Il Ct della nazionale – attraverso una diretta social – disse: “Non abbiamo
Loiodice, il Taranto non lo manda. La nazionale italiana è la nazionale più
tardiva a dare le liste di convocazione del Mondiale perché mi sono impuntato e
ho deciso io di impuntarmi con la Lega e tutti quanti per avere 10 giorni in più
per presentare la squadra. Loiodice non ci sarà. Ci speravamo, ma ha un
contratto importante con il Taranto. Non lo lasciano andare perché vogliono
risalire in Serie D. Ovvio che non lo lascino. Ci abbiamo provato in tutti i
modi”.
Ma Loiodice a parte, tornando al Fasano, nelle scorse settimane il club ha prima
negato l’autorizzazione al suo top player Vincenzo Corvino di firmare per i Trm
(club di Kings League), poi ha risolto il contratto di Riccardo Vono, che ha
deciso – al contrario di Corvino – di sposare il progetto Kings. Un altro
esempio è quello di Elia Galligani, con il Viareggio (Eccellenza Toscana) che ha
deciso di risolvere il suo contratto pochi giorni fa. Il motivo? Il calciatore
ha deciso di giocare con gli Zebras in Kings League.
Un caso poi diventato scontro a distanza è quello che riguarda Othman Chajari,
tesserato con l’Unione La Rocca Altavilla (Serie D). Il club ha multato e messo
fuori rosa per un periodo il calciatore, che ha poi deciso di fare marcia
indietro e non giocare con i Caesar in Kings. Decisione che aveva scatenato la
reazione del noto personaggio social Damiano Coccia conosciuto come ‘Er Faina‘:
“Purtroppo Chajari non potrà più giocare con noi. Non per sua volontà, ma per
colpa della società che prima gli ha detto una cosa e poi un’altra. Addirittura
avrebbe preso una multa e sarebbe stato messo fuori rosa. Chiedo alla società di
mettersi una mano sulla coscienza e di togliergli la multa e reintegrarlo in
rosa. Il problema è che hanno detto si per un mese e poi due giorni prima della
partita si sono tirati indietro. Non è molto rispettoso“, ha esordito “Er
Faina”, che ha poi proseguito: “Tante società ci chiedono collaborazioni, ma con
altre purtroppo è impossibile discutere. Fossi un club semi sconosciuto, mi
farebbe piacere avere una visibilità. Ma è un mio pensiero. Spero che da qui a 5
anni la Kings League possa avere la forza di fare un torneo dove tutte le
squadre avranno a disposizione 12 giocatori, con 3 allenamenti a settimana e con
stipendi pagati dal movimento. È difficile, ma tanti giocatori in Serie D o
Eccellenza non percepiscono chissà che stipendi”.
PERCHÉ I CALCIATORI SCELGONO LA KINGS LEAGUE
In mezzo alle due parti ci sono i calciatori, che – come già detto – sono spesso
attratti da questa nuova esperienza. E i motivi sono diversi. A partire dalla
visibilità. La Kings League nasce come un prodotto esclusivamente per le
piattaforme digitali: dirette streaming, contenuti social, giocate del singolo
che spesso diventano virali. Riassunto in un concetto: esposizione mediatica
differente per un calciatore abituato ai polverosi campi di provincia. Un
esempio: Nicola Loiodice, fortissimo calciatore che naviga tra Serie D ed
Eccellenza, che in Kings League ha fatto vedere giocate stratosferiche e oggi
vanta quasi 70mila followers su Instagram, la maggior parte “conquistati” post
Kings League.
Un altro motivo è quello di provare a crearsi una strada parallela, ma diversa
da quella del calciatore professionista. Punto collegato alla visibilità. Andare
virali sui social, avere un boom di followers, esporsi a telecamere,
trasmissioni e tanto altro, potrebbe consentire anche a un calciatore
dilettantistico di crearsi una carriera, perché no, pure da influencer. L’ultimo
motivo è l’aspetto economico. Una precisazione: in tantissimi casi, le entrate
dei calciatori in questione sono maggiori nei campionati dilettantistici
rispetto alla Kings League. Ma anche tutto ciò che percepiscono dalla Kings
League non è un fattore da non considerare per il reddito di un giocatore. Al
momento non esiste una norma da parte della FIGC o della Lega Nazionale
Dilettanti che disciplini in modo specifico la partecipazione dei calciatori
tesserati nei campionati dilettantistici alla Kings League. E gli scontri spesso
diventano inevitabili.
L'articolo Lo scontro tra Kings League e calcio italiano: perché i club ora
vietano ai propri tesserati di partecipare allo show proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Acqua che non si aspetta, altro che benedetta”, meravigliosa “Dolcenera” come
tante delle canzoni di De André. Raccontava un fatto tragico e un amore quando
fu pensata, senza immaginare che si sarebbe adattata pure alle Domeniche
Bestiali trent’anni dopo (maestro, perdonaci se puoi). E tra sacro e profano,
acqua e qualcosa di simile tratta questo episodio di Dom Best, territorio che al
solito travisa tutto rendendolo il contrario di tutto.
ACQUA CHE NON SI ASPETTA
No, non si aspettava acqua l’allenatore della Reggina, così come il suo
portiere, durante la gara contro la Vigor Lamezia di Serie D, multata di 1700
euro perché “Per avere propri sostenitori nel corso del primo tempo, lanciato
acqua all’indirizzo della panchina avversaria, attingendo l’allenatore in varie
parti del corpo, nonché lanciato una bottiglietta d’acqua semipiena che colpiva
il portiere avversario al braccio sinistro”.
ALTRO CHE BENEDETTA
Sì, perché nelle partite delle Domeniche Bestiali si viaggia sempre sul sottile
confine tra sacro e profano, travalicandolo da un lato, spesso e a volte anche
dall’altro. Come nel caso di Everson, portiere dell’Atletico Mineiro che ha
tirato il calcio di rigore decisivo contro l’America Mineiro nella semifinale di
ritorno del Campeonato Mineiro. Come? Senza acqua benedetta ma con qualcosa di
simile: un rosario tra le mani, che non avrebbe dovuto avere in quanto vietato
dal regolamento. Ha funzionato però: ha segnato. Il pubblico di casa però non è
stato così contento.
ACQUA CHE HA FATTO SERA
Eh già, come il tramonto: fondamentale per chi fa il digiuno del Ramadan per
nutrirsi. E proprio conoscendo la fede di tanti suoi compagni l’estremo
difensore del Nantes, il portoghese Anthony Lopes ha finto un infortunio, a
tramonto avvenuto, durante la partita contro il Le Havre. L’intervento dello
staff medico e dunque l’interruzione della partita ha permesso a cinque suoi
compagni di fede musulmana di interrompere il digiuno avvicinandosi alla
panchina per bere acqua e mangiare qualche dattero.
DOLCE? NERA!
Non era acqua quella piovuta dagli spalti della Pompeiana, squadra di Promozione
Campania, multata di 150 euro perché: “ i tifosi della squadra ospitante per
tutta la durata della gara indirizzavano nei confronti dell’ assistente
arbitrale insulti e lanci di liquidi maleodoranti, probabilmente alcolici,
mentre a fine partita lanciavano verso il medesimo assistente palline fatte di
scotch senza riuscire a colpirlo”.
L'articolo La trovata di Anthony Lopes per permettere ai compagni di dissetarsi
e mangiare datteri | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una reazione spropositata da parte del tecnico della Virtus Francavilla, Roberto
Taurino, che è costata 12 giornate di squalifica. Tradotto: circa tre mesi. Un
lungo stop per un gesto di rabbia che ha subito fatto il giro del web, con il
video (la partita è stata trasmessa in diretta) in cui si vede l’allenatore che
entra in campo a protestare con il direttore di gara con grande veemenza, viene
espulso e schiaffeggia il cartellino rosso dell’arbitro, facendolo volare via.
Il tutto è accaduto domenica, al termine del big match tra Barletta e Virtus
Francavilla (terminato 0-0) valido per la 18esima giornata – la prima di ritorno
– del girone H di Serie D.
Alla base della protesta feroce di Taurino ci sarebbe il lungo recupero
assegnato dal direttore di gara e il recupero sul recupero, con il match che
alla fine si è protratto fino al 99esimo. A distanza di 24 ore dall’accaduto,
Taurino ha pubblicato un messaggio di scuse sui social: “Desidero esprimere le
mie più sincere scuse per quanto accaduto al termine della gara di ieri”, si
legge nella lettera. “Il gesto compiuto nei confronti del direttore di gara è
stato frutto della tensione del momento, e non rispecchia in alcun modo i valori
di rispetto, equilibrio e correttezza che considero fondamentali nello sport e
nel mio lavoro quotidiano e che ho sempre perseguito nel corso della mia
carriera sia da calciatore che da allenatore.“
E poi ancora: “Nel mio gesto, assolutamente censurabile, non c’era alcun intento
violento o intimidatorio. Ho già manifestato personalmente il mio rammarico alla
società e rinnovo pubblicamente il mio pieno rispetto per gli ufficiali di gara
e per le istituzioni sportive.“
In conclusione il tecnico aveva dichiarato di accettare ogni decisione e ogni
responsabilità per quanto avvenuto: “Accetto ogni responsabilità per quanto
avvenuto e mi impegno affinché episodi simili non si ripetano. Il calcio deve
essere un esempio di educazione e lealtà e sono il primo a voler rappresentare,
come ho sempre fatto, questi principi con coerenza e serietà”. Scuse che
evidentemente sono servite a poco, visto che il giudice sportivo ha deciso di
punirlo con ben 12 giornate di squalifica. Tornerà a metà marzo.
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L'articolo Arrivata la stangata per l’allenatore della Virtus Francavilla:
maxi-squalifica per aver schiaffeggiato il cartellino rosso dell’arbitro
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Doveva essere una normale partita di Serie D quella nel girone I tra
Castrumfavara e Athletic Palermo – terminata 1-2 in favore della formazione
palermitana – ma è diventata un caso di livello nazionale. Il motivo è il primo
gol della formazione rosanero, segnato dal giovane Zalazar al 19esimo del primo
tempo. Una rete apparentemente anche stilisticamente bella da vedere, che però
in realtà non è nemmeno un gol.
Perché a guardare gli highlights, a velocità normale, il tutto non è facilmente
percepibile, ma se si guarda il video a rallentatore, è chiaro che il pallone
non è entrato tra i pali, ma dall’esterno a causa evidentemente di un buco nella
rete della porta. Un gol che però è stato convalidato nonostante le proteste del
club di casa, con i giocatori furiosi con arbitro e guardalinee. Il match è poi
finito 1-2_ l’Athletic Palermo ha anche raddoppiato qualche minuto più tardi,
ancora con Zalazar. Inutile il gol di De Min per i padroni di casa.
Un episodio che è presto diventato un caso, con il Castrumfavara che ha
denunciato tutto sui propri profili social con un post: “Clamoroso errore a
Favara. Al 19′ del primo tempo è stato convalidato un gol all’Athletic Club
Palermo. Gol subito contestato in campo dai nostri giocatori poiché il pallone è
entrato in rete dopo essere uscito dal campo. Dalle immagini tv si evince che la
palla dall’esterno sfonda la rete”.
COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO
Ma se in campo ci può stare perdersi l’episodio (la prospettiva inganna), il
vero interrogativo è se i due assistenti – come da prassi prima di ogni partita
– abbiano controllato le reti della porta nel pre gara. Il match era infatti
iniziato da poco più di un quarto d’ora e prima di questo gol non ce n’erano
stati altri. C’è adesso attesa per capire il verdetto della Lega e se ci saranno
gli estremi per una ripetizione della gara. Se l’arbitro dovesse ammettere
l’errore, infatti, sarebbe un’opzione molto probabile. La prova tv in Serie D
non ha infatti ufficialmente valenza e solo l’ammissione di colpevolezza del
direttore di gara potrebbe portare a una ripetizione della gara in questione. Se
questo non dovesse accadere, sarebbe un’ulteriore beffa per il Castrumfavara,
visto il filmato abbastanza chiaro. Che però non è una prova ai fini della
decisione finale sul match.
L'articolo Incredibile in Serie D, il pallone entra da un buco della rete ma per
l’arbitro è gol: il video diventa virale. Il cavillo nel regolamento proviene da
Il Fatto Quotidiano.