A cura di Giulio De Meo e Enzo Fasulo
Gran parte del Sud Italia è stato colpito nei giorni scorsi dal ciclone Harry,
un violento evento meteorologico che ha provocato gravi disagi e danni economici
che superano di gran lunga i 2 miliardi di euro. Tra il 19 e il 21 gennaio sono
state registrate raffiche di vento fino a 120 Km/h, piogge torrenziali e
mareggiate fino ai 9 metri che hanno messo in ginocchio il territorio, causando
allagamenti, frane e l’interruzione di numerosi servizi essenziali. Il fenomeno
ha richiesto l’intervento di ben 1600 vigili del fuoco e ha causato danni
pesantissimi: solo in Sicilia si stimano perdite per circa 2 miliardi di euro.
Il ciclone si è sviluppato come un intenso sistema di bassa pressione alimentato
da forti contrasti tra masse d’aria e da un Mediterraneo insolitamente caldo.
Secondo numerosi studi scientifici, infatti, l’aumento delle temperature globali
e marine sta rendendo i fenomeni atmosferici estremi sempre più frequenti e
intensi: mari più caldi forniscono maggiore energia alle perturbazioni, e quindi
favoriscono lo sviluppo di cicloni mediterranei capaci di produrre
precipitazioni violente e mareggiate distruttive.
Effetti devastanti si sono registrati anche a Niscemi, nell’entroterra
siciliano, che in questi giorni è vittima di una serie di frane e smottamenti
che hanno letteralmente squarciato il tessuto viario. Il fango ha reso
impraticabili le principali vie di comunicazione, isolando intere aree del
centro abitato e mettendo a rischio l’incolumità dei residenti.
L’antimeridionalismo però non si ferma nemmeno davanti alla crisi climatica: si
è assistito, infatti, ad un grande vuoto lasciato dallo Stato. A fronte di oltre
2 miliardi di danni, il Consiglio dei ministri ha stanziato solo 100 milioni,
diviso tra tre regioni. 33,3 milioni per regione, una cifra più che irrisoria
che non potrà mai tutelare lǝ lavoratorǝ, un numero che rappresenta più una
presa in giro che la reale volontà di aiutare la popolazione locale. La notizia
del Sud martoriato da una catastrofe climatica non ha nemmeno trovato spazio nei
media, i telegiornali hanno trattato la questione sbrigativamente, con un
minutaggio misero.
Sui social sono nate diverse iniziative di autofinanziamento, supportate da
artistǝ, organizzazioni e associazioni locali. Per quanto simili azioni siano
lodevoli, è evidente che da sole non possano bastare. Inoltre, nonostante la
drammaticità della situazione, le sezioni commenti di post, TikTok, reel o
articoli si riempiono di insulti e giudizi discriminatori che tendono a
colpevolizzare la popolazione locale. La maggior parte degli utenti tendono a
giustificare l’accaduto, brandendo il tema del presunto abusivismo che
infliggerebbe la totalità del Meridione. Viene da chiedersi: come mai quando
queste disgrazie accadono al Nord, la reazione non è mai quella di giudicare le
vittime ma mostrare empatia, invece ora si esprime giudizio a persone che si
sono ritrovate senza dimora? Evidentemente, parte della Nazione ritiene il Sud
indegno di empatia. Dov’è lo Stato quando il Meridione non serve a fini
propagandistici?
Il tema dell’abusivismo viene infatti usato come un’arma di distrazione di
massa, serve a deresponsabilizzare il governo centrale e a giustificare l’invio
di aiuti insignificanti rispetto a quanto stanziato in situazioni analoghe
avvenute in altre zone del Paese. È una retorica che uccide la solidarietà e
normalizza l’abbandono. Sussiste, nei fatti, un doppio standard che riserva
sostegno e solidarietà solo da Roma in su e colpevolizza le vittime meridionali.
Il ciclone non ha fatto altro che amplificare delle fragilità strutturali,
ovvero che dipendono dalle scelte politiche e dalle gerarchie che si sono
consolidate nel corso del tempo. Citando Gramsci, la questione meridionale è un
sistema di corresponsabilità tra il capitalismo settentrionale e le classi
dirigenti del Sud Italia. È così che il Mezzogiorno si è ridotto in una
posizione subalterna, a un terreno di scambio politico-economico rispetto al
Settentrione.
Questa subalternità è il risultato di una precisa volontà politica che si
manifesta oggi con la negligenza climatica. Il Mezzogiorno paga le conseguenze
di una crisi globale gestita con strumenti inadeguati e discriminatori. Non è
più accettabile parlare di unità nazionale solo quando si tratta di estrarre
risorse, voti o manodopera dal Meridione, per poi voltarsi dall’altra parte
quando lo stesso territorio è vittima di calamità naturali simili.
L'articolo Se i danni del clima sono al Sud la colpa è degli abitanti: così lo
Stato deresponsabilizza se stesso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far
parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire)
nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti
conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa
dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da
Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione,
per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il
cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il
proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai
media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta.
Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo.
Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo
parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo
d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo
veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori
città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di
Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per
mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi.
Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del
disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza
della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno
dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha
avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la
targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”.
L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza,
l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nuovo cedimento del terreno sulla parete della scarpata formatasi sotto le case
di Niscemi dopo l’enorme frana. Le immagini del collasso catturato in presa
diretta durante il volo del drone nella tarda mattinata di domenica 1° febbraio.
L'articolo Frana di Niscemi, nuovo cedimento di terreno in presa diretta: così
il drone cattura il crollo – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è sempre una prima volta nella vita. Non avevo mai avuto l’occasione di
visitare la Sicilia. Qualche giorno prima della partenza era stato diramato un
bollettino meteo con livello di criticità Allarme- Codice Rosso per rischio
idrogeologico ed idraulico fino alle 24 del 17 gennaio. Al mio arrivo, qualche
giorno dopo, la strada da Catania a Modica era in buone condizioni e solo si
notavano i campi attorno saturi d’acqua piovana. Sappiamo che in alcune parti
dell’isola i disagi e i disastri sono stati notevoli. Precipitazioni abbondanti
a parte, Modica è stata risparmiata da disastri, ma il mare non è lontano.
C’è sempre una prima volta nella vita. Un migrante che si è salvato dal
naufragio nella vicina Pozzallo sostiene che ‘la vita non vale niente’. Ha visto
morire alcuni suoi compagni di viaggio e tra questi un bambino. Ricorda il bimbo
che ‘beveva’ l’acqua del mare e ha chiesto a Dio di morire perché la sofferenza
era difficile da portare. Poi, vivo per miracolo, si è detto che doveva
realizzare la sua vita da questa parte per coloro che non sono mai arrivati alla
riva.
‘La vita non vale niente’, ha ripetuto questo giovane che è fuggito dal suo
Paese per attraversare il deserto e il mare, reso amaro assai.
C’è sempre una prima volta nella vita. Proprio accanto al mare di Pozzallo,
adiacente al porto militare, si trova un centro per i migranti che arrivano dal
mare, le mani disarmate. Gli hanno dato il nome inglese ormai confidenziale di
hotspot per renderlo innocuo nel paesaggio lessicale della politica. In realtà
opera come centro di prima accoglienza, identificazione e assistenza sanitaria
per i viaggiatori del mare.
Gli hotspot nascono per differenziare i richiedenti asilo dai cosiddetti
‘migranti economici’. Detto centro è una struttura chiave per la gestione degli
arrivi dal mare nelle Sicilia meridionale.
C’è sempre una prima volta nella vita. Ad esempio assaggiare il cioccolato di
Modica nella stessa città dove questo prodotto si crea e si commercia. Avrei
scoperto più tardi che l’attuale processo di lavorazione era praticato da Maya e
Aztechi che usavano i semi di cacao per l’alimentazione e i loro riti. Modica
seppe valorizzare questo tipo di tecnica in seguito all’occupazione spagnola del
XVI secolo. Anche in questo caso tutto arrivò dal mare. Dall’America prima e
dalla Spagna poi. La dolcezza e finezza ineguagliabile di questo prodotto ha
potuto transitare l’oceano e il Mediterraneo.
C’è sempre una prima volta nella vita. Auguro ai capi di stato che infestano la
cronaca quotidiana, a coloro che si credono immortali e decidono le sorti del
mondo, ai dittatori da strapazzo, ai militari che hanno confiscato il potere, a
coloro che rubano le redini dell’economia, agli intellettuali da salotto, ai
venditori di illusorie consolazioni, ai fabbricanti di armi, ai politici e
commedianti delle geopolitiche imperiali, a coloro che affamano i poveri che
essi o uno dei loro figli si trovi profugo e attraversi il mare.
C’è sempre una prima volta nella vita. La Sicilia, Pozzallo, l’hotspot, il
cioccolato di Modica lavorato a freddo, le minute e fragili solidarietà che come
fili intessono speranze. Perché afferma infine il migrante che arriva dal mare:
‘la vita non vale niente, ma niente vale la vita’.
L'articolo La Sicilia, l’hotspot di Pozzallo e il cioccolato di Modica: così
fragili solidarietà intessono speranze proviene da Il Fatto Quotidiano.
Torna la pioggia e a Niscemi la frana non si ferma, anzi colpisce altri edifici
in bilico. Una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci – a pochi metri
dall’immagine simbolo dell’auto sul precipizio – è crollata. Il funzionario dei
vigili del fuoco di Caltanissetta, Francesco Turco, ha spiegato che il crollo
della palazzina è da “collegare alle abbondanti piogge di questi ultimi giorni
che hanno sicuramente contribuito a erodere ancora di più il terreno sottostante
a quel fabbricato, che era già seriamente compromesso, per cui il peso della
struttura non ha retto più e quindi è venuto giù”. Le piogge, che non accennano
a fermarsi, rendono più grave una situazione già drammatica, accelerando il
movimento franoso che tende a “camminare” verso il centro abitato: un dato che
induce gli esperti a prevedere un allargamento della zona rossa, che al momento
resta ancora a 150 metri.
“Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia“, ha detto la presidente della Corte
d’appello di Caltanissetta, Domenica Motta, commossa durante la cerimonia di
inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto. In platea ad assistere
all’intervento c’era anche il procuratore di Gela Salvatore Vella, che sulla
frana ha aperto un’indagine per disastro colposo ancora a carico di ignoti.
L’obiettivo è ricostruire anni di inerzie e interventi di consolidamento non
fatti e accertare se la mano dell’uomo, attraverso la realizzazione di pozzi o
scarichi abusivi, abbia aggravato una condizione geomorfologica già difficile.
La Protezione Civile continua a seguire l’evoluzione della frana. Un’ordinanza
firmata dal capo del dipartimento Fabio Ciciliano prevede la realizzazione di
un’analisi del rischio idrogeologico nel territorio del comune e di un programma
di indagini geognostiche, geotecniche e di monitoraggio strumentale finalizzato
ad accertare le cause del dissesto e a predisporre di un sistema di
sorveglianza.
Mentre il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha firmato il decreto
di costituzione di una commissione di studio con il compito, fra l’altro, “di
approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso che interessa il
territorio comunale di Niscemi, la velocità del relativo movimento e le
condizioni di rischio residuo“. Il governatore Renato Schifani in settimana
conta di fare il punto con le parti interessate sulla ricostruzione di Niscemi,
per definire dove e come intervenire in tempi rapidi.
Intanto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello
Musumeci ha firmato il decreto di costituzione di una Commissione di studio con
il compito “di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso che
interessa il territorio comunale di Niscemi, la velocità del relativo movimento
e le condizioni di rischio residuo”.
Lunedì intanto riapriranno le scuole. Gli alunni dei due istituti inagibili
saranno ospitati in altri plessi come è stato stabilito in una riunione del
Centro di coordinamento soccorsi istituito nella sala della Protezione civile
della Prefettura di Caltanissetta. Il vicario del prefetto ha comunicato che
“sono state fatte diverse attività necessarie a riorganizzare l’apertura delle
scuole per la giornata di lunedì”. Sono in corso le operazioni propedeutiche
alla piena funzionalità di tutte le classi dove verranno mandati i 323 alunni –
138 della scuola dell’infanzia e 185 delle primarie – dei plessi San Giuseppe e
Belvedere.
Oggi, inoltre, diversi banchi e materiale didattico sono stati trasferiti dagli
istituti inagibili alle aule che ospiteranno gli studenti in questione. Per
ripristinate la viabilità interrotta per la frana, infine, è stato completata la
variante tra le strade provinciali 10 e 12. Una porzione è già percorribile. La
parte restante richiede interventi più complessi e sarà terminata la prossima
settimana.
L'articolo A Niscemi la frana non si ferma, una palazzina di tre piani crolla
nel precipizio. “Colpa delle piogge forti degli ultimi giorni” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Matteo Salvini ha visitato i luoghi del passaggio del ciclone Harry.
Accompagnato da sindaci e personalità locali, tra cui il primo cittadino di
Messina, Cateno De Luca, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha
passeggiato sul lungo mare di varie località, tra qui quello messinese di
Letojanni. “La conta dei danni è di 2 miliardi e mezzo di euro”, ha spiegato De
Luca a Salvini che ha minimizzato con un “eeeh” e un gesto inequivocabile, come
a dire che il conto era esagerato. De Luca ha poi specificato che la stima
comprendeva anche i danni dovuti alla frana di Niscemi dopo la quale oltre 1000
persone risultano tuttora evacuate.
L'articolo Salvini in Sicilia visita i luoghi del ciclone Harry e minimizza:
“Stima dei danni di 2 miliardi e mezzo? Eeeeeh” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nuovi crolli si sono registrati sul coronamento della frana che sta minacciando
il centro abitato di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Altre porzioni di
case si sono sbriciolate ulteriormente negli ultimi giorni, rendendo visibili
gli interni delle stanze e gli arredi. Le immagini girate con il drone nella
mattinata di sabato 31 gennaio mostrano nuovi, evidenti danni rispetto a un paio
di giorni.
L'articolo Nuovi crolli a Niscemi, porzioni di case cedono ancora rendendo
visibili gli interni – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due
frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo
il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore
Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non
conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che
fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro
avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta,
mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si
precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra
siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno
perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della
zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici
scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte
dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al
metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”.
Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e
campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione
ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta
Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima
frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione
civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in
altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia
ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno –
contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un
consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e
professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più
presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho
incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale
didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre
attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo
ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’
che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”,
sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni
ma non la didattica a distanza.
Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è
recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento
mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno
dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di
regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando
ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e
immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono
rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia,
di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la
Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”.
La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni
evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non
rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile
con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo.
Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle
superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta
pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A
garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il
materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi
negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche
laboratorio ma ce la faremo”.
Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono
tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui
di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla
cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a
scuola”.
L'articolo I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le
lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le parole di Salvini sul Ponte? “Io credo che un governo responsabile debba
assolutamente prendere i fondi necessari. Sul Ponte, adesso, sono stati buttati
13 miliardi e mezzo per un progetto fallace, carente e che è stato bocciato. E
ricordiamoci che ci sono anche i fondi scippati alla regione Sicilia e alla
Calabria. Noi abbiamo dato un segnale: un milione di euro col taglio dei nostri
stipendi, un segnale di vicinanza. Al governo invece compete la responsabilità
di una scelta chiara, concreta e immediata”. Lo afferma il presidente del M5s
Giuseppe Conte, parlando con i cronisti, a margine del convegno ‘Le sfide
dell’informazione’ alla Camera dei deputati.
“Io ritengo che il ministro Musumeci, come ogni ministro debba subito venire a
riferire in Parlamento. A riferire anche del fatto se conosceva, e certo che
doveva conoscere la situazione di Niscemi, le denunce che gli erano state fatte
sui rischi geologici. Risponda di questo e poi il Movimento 5 stelle valuterà
nel merito” aggiunge l’ex presidente del Consiglio, rispondendo a una domanda
sull’opportunità di dimissioni del ministro Nello Musumeci.
L'articolo Conte ai cronisti: “Meloni in Aula sull’emergenza in Sicilia? Ma
secondo voi ci mette la faccia, suvvia…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La frana di Niscemi infiamma il dibattito parlamentare, con le opposizioni che
chiedono di dirottare i fondi destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto
di Messina verso la messa in sicurezza del territorio e gli interventi di
ricostruzione. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha
però respinto categoricamente l’ipotesi di spostare le risorse stanziate per la
grande opera, replicando alle critiche durante un evento alla Camera. “Perché
sono fondi per investimenti, bisogna conoscere le cose. E poi noi abbiamo quasi
30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, come facciamo? Li blocchiamo?
Troveremo i fondi che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna ma senza bloccare
le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero”,
ha dichiarato il ministro. Salvini ha inoltre sostenuto che l’infrastruttura
sarebbe di supporto anche nelle emergenze, affermando che “in caso di eventi
disastrosi, col ponte anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più
velocemente”. L’ipotesi di dirottare i fondi era già stata derubricata a
“chiacchiera da bar” dal ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che
mercoledì ha accompagnato la premier Giorgia Meloni nella visita all’area
colpita. A rilanciare anche il Comitato Ponte Subito, che definisce “offensivo e
disonesto chiedere di dirottare i fondi previsti per realizzare il Ponte sullo
Stretto ad interventi post frane e maltempo in Sicilia” e accusando la sinistra
di “attività speculativa”.
Le opposizioni però non demordono e considerano il finanziamento del ponte uno
spreco di denaro pubblico di fronte all’emergenza idrogeologica. Per la
segretaria del Pd Elly Schlein, che ha ricordato come a Niscemi vi siano “1.500
persone fuori dalle loro case”, le risorse attualmente bloccate dalla Corte dei
Conti dovrebbero essere spostate “immediatamente per dare sostegno a questi
territori”. Anche il leader del M5s Giuseppe Conte ha sollecitato il governo a
intervenire con fatti concreti, ribadendo che “i soldi ci sono e si possono
prendere da quel progetto faraonico del Ponte che ha fallito”. Marco Sarracino,
responsabile Sud della segreteria nazionale del Partito Democratico, ha
ricordato che la stessa Assemblea regionale siciliana ha approvato un atto per
chiedere di destinare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento
regionale del Ponte a un programma straordinario di ricostruzione e messa in
sicurezza.
Argomenti ribaditi giovedì nell’Aula della Camera, dove è stata chiesta
un’informativa urgente della premier e contestualmente le dimissioni del
ministro Musumeci. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli,
dopo aver chiesto a Meloni di “definanziare il ponte sullo Stretto di Messina e
di marginalizzare Salvini, che rappresenta una vera sciagura per il nostro
Paese”, ha accusato Musumeci di “totale inadeguatezza”, mostrando un documento
della Protezione civile che l’attuale ministro avrebbe avuto “sul suo tavolo”
tra il 2019 e il 2022, quando era governatore della Sicilia, in cui si invitava
a intervenire proprio nelle aree colpite dalla frana. Il M5s ha rincarato la
dose parlando di “conflitto di interessi” per il ministro, mentre i dem hanno
sostenuto che “il male della Sicilia è la cattiva politica di cui quella destra
al governo regionale incarna l’esempio più lampante”. Anche Maria Chiara Gadda
(Iv) ha criticato l’ex presidente regionale affermando che “non poteva non
sapere”.
L’ex governatore della Sicilia Musumeci per ora si smarca annunciando la firma
di un decreto per istituire una commissione di studio per “capire dal punto di
vista amministrativo che cosa è accaduto dopo il 1997” e accertare eventuali
omissioni o sottovalutazioni da parte delle autorità locali. Il ministro ha
precisato che la questione non era mai stata posta alla Regione prima del 2022 e
ha aperto alla possibilità di una ricostruzione altrove. “Il Governo Meloni lo
ha detto con estrema chiarezza: il Comune individui un’area alternativa e noi
siamo pronti a investire”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di fornire
alle famiglie evacuate “un tetto dignitoso” e ribadendo che per l’intervento “i
soldi ci sono”.
L'articolo Niscemi, Salvini nega i fondi del Ponte: “Utile anche per i
soccorsi”. Opposizioni contro Musumeci: “Meloni in Aula” proviene da Il Fatto
Quotidiano.