La battaglia politica sul referendum costituzionale questa volta non ha
arruolato calciatori e sportivi. La riforma della giustizia non era tema
facilmente maneggiabile e nessun partito ha voluto puntare su un volto pop,
preso magari dal mondo dello sport. Tanto meno gli atleti hanno pensato di
schierarsi, almeno pubblicamente: pratica ormai in disuso. Tra i pochissimi ad
esprimere la propria scelta, seppur a referendum già concluso, c’è stato Claudio
Marchisio ,
“Il “NO” più bello della giornata”, ha scritto l’ex centrocampista della
Juventus e della Nazionale in una storia su Instagram. Un inequivocabile
festeggiamento per la vittoria del No al referendum, di fronte ai suoi 4,8
milioni di follower. Oggi 40enne, Marchisio dopo il ritiro dal calcio giocato
nel 2019 ha sempre dimostrato un grande interesse per i temi sociali e civili.
All’inizio della sua collaborazione come opinionista sportivo, ha scritto per il
Corriere della Sera diversi articoli anche su temi come lavoro, ecologia, odio e
abuso di potere delle forze dell’ordine. Nella sua bio su Instagram si legge:
“Non amo le barriere, se non sui calci di punizione”. Da tre stagioni lavora
come opinionista per Prime Video.
L'articolo Claudio Marchisio si schiera sul referendum: “Il ‘NO’ più bello della
giornata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tra Italia e Irlanda del Nord è già una battaglia di nervi anche fuori dal
campo, tra dichiarazioni e provocazioni. Ma nell’altra semifinale playoff per
andare ai Mondiali del 2026 tra Usa, Canada e Messico, c’è già tensione anche
“in campo”. Parliamo di Galles e Bosnia, che si affronteranno il 26 marzo. Chi
vince, sfida la vincitrice di Italia–Irlanda del Nord. A pochi giorni dal match
tra le due nazionali, è scoppiata una polemica con protagonista il
centrocampista ex Roma Benjamin Tahirovic, una delle colonne della nazionale
bosniaca e dei danesi del Brondby.
Ma cosa c’entra il Brondby con il match? La squadra danese è allenata da Steve
Cooper, tecnico gallese. Tahirovic infatti nelle ultime quattro partite – che
sono anche quelle di avvicinamento ai playoff – ha giocato soltanto 13 minuti,
scatenando la rabbia del commissario tecnico bosniaco Sergej Barbarez, che si è
scagliato contro Cooper: “Tahirovic mi ha riferito cose al limite
dell’incredibile – ha spiegato Barbarez in conferenza -, che probabilmente sono
strettamente connesse con la nazionalità del suo allenatore di club. Anche
perché Cooper gli ha augurato buona fortuna per tutto, ma non per la nazionale”.
Il ct ha inoltre dichiarato che, secondo quanto raccontato dal calciatore, a
Tahirovic sarebbe stato promesso un ritorno tra i titolari dopo la pausa delle
nazionali. Una scelta quindi secondo il ct della Bosnia legata a fargli perdere
il ritmo partita in vista della sfida playoff, con la Bosnia che appunto sfiderà
il Galles.
Accuse di sabotaggio che hanno alzato numerose polemiche e hanno spinto lo
stesso Brondby a smentire in maniera seccata la questione attraverso le parole
del responsabile della comunicazione del club, Soren Hanghoj, che ha definito le
accuse “una grande speculazione”. Hanghoj ha spiegato che le motivazioni della
scelta sono state già chiarite pubblicamente e “sono di natura disciplinare e
non hanno alcun collegamento con le nazionali”. Secondo fonti bosniache, nelle
ore successive, lo stesso Tahirovic dal ritiro della sua nazionale avrebbe
contattato telefonicamente Steve Cooper per scusarsi, parlando di “false accuse”
e spiegando di essere stato mal interpretato dal ct Barbarez.
L'articolo Playoff Mondiali, scoppia il caso Tahirovic. Il ct della Bosnia
accusa il tecnico gallese del Brondby: “Cose al limite dell’incredibile”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La prima regola per evitare psicodrammi recita: non prendere gol. Eppure è
proprio il tema della difesa ad agitare il percorso di avvicinamento della
Nazionale alla settimana decisiva del calcio italiano. Giovedì alle ore 20.45 a
Bergamo gli azzurri sfidano l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff
Mondiali. Il primo match da dentro-fuori, sperando di arrivare alla finale
contro Bosnia o Galles di martedì 31 marzo. Da ieri i convocati del ct Gennaro
Gattuso sono al lavoro a Coverciano. Ma al primo allenamento erano assenti
proprio i tre potenziali titolari della difesa: Gianluca Mancini, Riccardo
Calafiori e Alessandro Bastoni. In realtà il difensore dell’Inter si è allenato,
ma a parte.
L’allarme retroguardia è ben noto a Gattuso, che ha visto precipitare la
situazione negli ultimi giorni. Mancini ha accusato un fastidio al polpaccio
durante Roma–Lecce: è uscito all’intervallo, in tempo per evitare lesioni,
stando a quanto emerso dagli esami svolti a Firenze. Il difensore giallorosso
avrebbe un affaticamento muscolare, ma non è detto che riesca a recuperare entro
giovedì. Stesso discorso per Calafiori, che ha giocato circa mezz’ora nella
finale di Carabao Cup persa dall’Arsenal e “ha sentito un dolorino”, stando alle
parole di Gattuso.
Bastoni invece è fermo dal derby e dalla botta alla tibia rimediata commettendo
fallo su Rabiot. Sono passate più di due settimane, ma il difensore nerazzurro
non ha ancora smaltito la conclusione. “È un dolore gestibile“, avrebbe
commentato dopo il test svolto in campo a Coverciano. Più cauto però il ct in
conferenza stampa: “Verrà valutato giorno per giorno“. È una logica che riguarda
anche Mancini e Calafiori, pensando a un potenziale doppio impegno. Gattuso
vuole evitare di giocarsi un cambio affrettato contro l’Irlanda del Nord, ma
ragiona anche in prospettiva di un’eventuale finale, che si giocherebbe in
trasferta e vedrebbe di fronte sulla carta un’avversaria più ostica, che sia
Bosnia o Galles. Meglio avere i tre difensori al 100% per martedì.
Intanto però alla fine bisogna arrivarci. E con quale difesa? Guardando ai
convocati, le alternative sono chiare: Alessandro Buongiorno in mezzo, Federico
Gatti a destra e Giorgio Scalvini a sinistra. Se l’atalantino pare in ripresa,
gli altri due difensori chiamati da Gattuso non stanno invece attraversando un
bel periodo di forma. Al Napoli Buongiorno ha spesso faticato nel corso di
questa stagione, mentre nella Juventus di Spalletti finora Gatti non ha trovato
molto spazio. Eppure potrebbe toccare a loro tre, con Diego Coppola – oggi al
Paris FC – come unica alternativa integra fisicamente.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELL’ITALIA CONTRO L’IRLANDA DEL NORD
Detto del rebus in difesa, la Nazionale di Gattuso contro l’Irlanda del Nord è
praticamente fatta. L’altro incerottato è Sandro Tonali, che però da oggi si
allena e il ct è convinto di avere a disposizione. Davanti, almeno dall’inizio,
spazio alla rodata coppia Kean–Retegui, con Pio Esposito alternativa a gara in
corso. Stesso discorso per Palestra: sull’esterno destro partirà Matteo
Politano, mentre il 21enne del Cagliari è pronto a entrare dalla panchina. Il
primo cambio a centrocampo potrebbe essere Pisilli.
ITALIA (3-5-2), ct Gattuso
Donnarumma
Mancini/Gatti, Bastoni/Buongiorno, Calafiori/Scalvini
Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco
Kean, Retegui
L'articolo Allarme difesa, i tre titolari in dubbio: la grana del ct Gattuso
verso i playoff Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Si darebbe dunque per scontato che il decimo budget del campionato debba
adattarsi alle esigenze dei più potenti, in nome di interessi che,
evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro nazionale“. Il Lens non ci sta.
Il club francese – secondo in classifica a un punto dal Psg – ha pubblicato una
nota ufficiale in cui attacca proprio il club parigino. Il motivo è legato alle
ultime richieste e le ultime dichiarazioni del Paris Saint–Germain, che vorrebbe
spostare lo scontro diretto dell’11 aprile proprio contro il Lens per prepararsi
al meglio per i quarti di finale di Champions League contro il Liverpool.
“Il Lens ha, fin dalle prime richieste, fatto sapere al Paris Saint-Germain la
propria intenzione di non cambiare questa data. Il club aveva anche scelto di
astenersi da qualsiasi comunicazione pubblica su questo tema. Ma le recenti e
ripetitive prese di posizione, interventi e varie proposte ci portano oggi a
intervenire“, spiega il Lens in una nota ufficiale pubblicata nella serata del
24 marzo.
A preoccupare il Lens è la dinamica secondo cui ormai il campionato di Ligue 1
francese sia relegato a un ruolo secondario rispetto alle esigenze e alle
priorità degli impegni europei di “alcuni”, scrive il Lens, con chiaro
riferimento al Psg. “Ci sembra infatti che si stia instaurando una sensazione
preoccupante: quella di un campionato francese progressivamente relegato al
ruolo di variabile di aggiustamento in funzione degli impegni europei di alcuni.
Una concezione singolare dell’equità sportiva, della quale è difficile trovare
casi simili nelle altre grandi competizioni continentali”.
Il match si giocherà tra le due sfide europee di quarti di finale previste per
il Psg, che affronterà prima l’8 aprile il Liverpool in casa, poi il 14 ad
Anfield per il ritorno. “Modificare oggi la data di questa partita
significherebbe, per il Lens, non giocare per 15 giorni e poi dover affrontare
una serie di partite ogni tre giorni. Un ritmo che non corrisponde né a quello
stabilito all’inizio del campionato, né alle possibilità del club”.
Qui la parte chiave del comunicato, con il Lens che non intende “calarsi alle
esigenze dei più potenti“. Il club si trova al momento infatti a un solo punto
dal Psg, anche se con una partita in meno. Lo scontro dell’11 aprile potrebbe
quindi essere decisivo per la Ligue 1: “Si darebbe dunque per scontato che il
decimo budget del campionato debba adattarsi alle esigenze dei più potenti, in
nome di interessi che, evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro
nazionale, già alleggerito nelle ultime stagioni (Ligue 1 a 18 squadre,
abolizione della Coppa di Lega)”.
Il club giallorosso ha concluso la nota parlando di “rispetto” per il campionato
francese: “Al di là di questo caso specifico, la questione fondamentale è quella
del rispetto dovuto alla competizione stessa. È lecito interrogarsi quando, nel
proprio territorio, il campionato sembra a volte essere messo in secondo piano
rispetto ad altre ambizioni, per quanto legittime possano essere. Il Lens rimane
fedele al principio di correttezza, al rispetto delle regole e di tutte le parti
interessate. Principi semplici, per un calcio francese equo e rispettato”,
conclude il comunicato.
L'articolo Il Psg vuole cambiare il calendario a proprio piacimento, ma il Lens
protesta: “Non ci adattiamo alle esigenze dei più potenti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Abbiamo firmato accordi per la dismissione delle nostre partecipazioni in Iveco
Group, Gedi, Lifenet e Nuo”. Nella lettera agli azionisti datata 23 marzo 2026,
John Elkann, ceo di Exor, elenca tutte le ultime vendite del gruppo della
famiglia Agnelli. Ieri è arrivato l’annuncio della cessione di Repubblica e di
Gedi al gruppo greco Antenna. Un punto di non ritorno: dopo un secolo, la
famiglia Agnelli-Elkann ha lasciato definitivamente l’editoria italiana. In
generale, il trend dimostra una dismissione degli impegni sulla penisola. E
quindi negli ultimi mesi in molti hanno ventilato anche una possibile cessione
della Juventus. Un’opzione che però viene smentita seccamente da Elkann.
“Il 2025 è stato un anno difficile per Exor. Il 2026 sarà un altro anno
impegnativo. Tuttavia, siamo fiduciosi nel percorso che ci attende e pronti a
costruire”, afferma Elkann in uno dei passaggi chiave della sua lettera. “Stiamo
semplificando il nostro portafoglio – spiega Elkann – affinando le nostre
priorità e concentrandoci su società di maggiori dimensioni, dove riteniamo che
Exor possa creare il maggior valore”.
Questa strategia però, assicura il ceo di Exor, non dovrebbe avere ripercussioni
sulla società bianconera. Nella sua lettera, Elkann citata il rinnovo di Yildiz
come pilastro del futuro del club: “All’inizio del 2026, la Juventus ha
prolungato il contratto del talento di nuova generazione Kenan Yildiz fino al
2030, riaffermando il nostro impegno nello sviluppo e nella fidelizzazione dei
più promettenti talenti del club. Questo approccio riflette la nostra
incrollabile fiducia nella Juventus”. Nessuna vendita all’orizzonte, quindi:
“Exor rimane un orgoglioso proprietario del club, continuando un rapporto che
dura da oltre un secolo grazie alla mia famiglia”, rivendica Elkann.
Il ceo anzi rilancia, promettendo il ritorno dei bianconeri a primeggiare in
Italia e in Europa: “Rimaniamo pienamente impegnati – sottolinea Elkann – a
sostenere il successo sportivo e finanziario della Juventus e crediamo che ci
sia un futuro brillante davanti a noi”. La conclusione del passaggio della
lettera sulla Juve è una citazione: “Come disse il leggendario Omar Sivori: ‘Qui
bisogna sempre lottare e quando sembra che tutto sia perduto, bisogna continuare
a crederci, la Juve non molla mai‘”.
L'articolo Elkann vende Gedi ma si tiene la Juventus: “Exor rimane un orgoglioso
proprietario del club, futuro brillante davanti a noi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Sarà “solo” la Coppa di Lega inglese, ma Pep Guardiola aveva tremendamente
bisogno di questo trofeo. Il suo Manchester City ha rialzato la testa battendo
l’Arsenal a Wembley nella finale di Carabao Cup: 2-0, doppietta di Nico
O’Reilly, con primo gol favorito da un erroraccio del portiere Kepa. La squadra
di Arteta sta dominando la premier proprio davanti al City, che in settimana ha
subito anche la stroncatura europea, buttato fuori dalla Champions dal Real
Madrid. Già si parlava di un ciclo al capolinea, chissà che non sia comunque
così. Intanto però Guardiola porta a casa l’ennesimo trofeo, il 19esimo nella
sua gestione al Manchester. E a quest’ultimo il tecnico teneva tantissimo.
La sua tensione è emersa tutta davanti ai microfoni a fine gara. Durante le
interviste post-partita infatti si notavano chiaramente alcuni graffi sul lato
sinistro della testa. Segni che il tecnico spagnolo si provoca grattandosi con
forza la testa rasata durante la partita. Era già successo in passato, ad
esempio dopo una gara di Champions contro il Feyenoord nel 2024: all’epoca il
suo City viveva una crisi ancora più profonda, aveva perso 5 partite di fila e
poi pareggiato 3 a 3 con gli olandesi una partita che pareva in cassaforte.
Adesso invece i graffi sono apparsi dopo una vittoria: segno di quanto Guardiola
stia soffrendo per questo periodo difficile. Dal quale però potrebbe nuovamente
risorgere.
“19 trofei in 10 anni con il Manchester City, nell’era moderna, in Inghilterra e
in Europa. Tanto di cappello a tutta l’organizzazione”, ha rivendicato il
tecnico spagnolo dopo la vittoria contro l’Arsenal. Un mix di orgoglio e di
stizza per le tante critiche ricevute. Anche durante la partita, Guardiola ha
esultato in modo per lui sproposito: dopo il primo gol di O’Reilly ha tirato un
calcio a un tabellone pubblicitario. Dopo il 2 a 0 ha iniziato a correre lungo
la linea laterale, alzando i pugni verso i tifosi. Sempre nel post-partita, ai
microfoni di Cbs Sport gli è stato chiesto il motivo di quei gesti così
eclatanti: “Non siamo gente fatta con l’intelligenza artificiale. Io voglio
esultare”, la lapidaria risposta del tecnico. Anche Guardiola è umano:
celebrazioni e graffi in testa sono lì a dimostrarlo.
L'articolo I graffi in testa e l’esultanza sfrenata, Guardiola esplode per la
vittoria del City: “Non sono fatto con l’intelligenza artificiale” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Se di partite ne mancano otto e di punti a disposizione ce ne sono 24, allora
non ha tutti i torti Marotta a dire che un +6 di distanza per la sua Inter fosse
qualcosa di “inimmaginabile” a inizio campionato. L’aritmetica conta,
probabilmente più di ogni altra cosa. Ma i momenti incidono eccome. E per una
squadra che dal 18 febbraio scorso, cioè dalla sconfitta in terra norvegese
contro il Bodo, ha raggranellato solo 2 vittorie e 3 pareggi in otto partite, il
momento non può che essere catalogato come “difficile”, sempre per citare
Marotta. Per questo chi sta a -6 e -7, Milan e Napoli, un nuovo pensierino alla
parola ‘Scudetto’ lo sta facendo davvero. Soprattutto pensando che al rientro
dalla sosta sarà proprio a Napoli che arriverà il Milan, per una sfida che ha
tantissimi significati. Ma un solo piano.
QUI NAPOLI
Quello di Conte, in primis, è garantirsi il secondo posto. Ma con licenza di
guardare al primo con rinnovata fiducia, dopo un inverno particolarmente
faticoso. Lo può fare perché la sosta arriva forse nel momento migliore per
recuperare quattro elementi che sono mancati tantissimo: McTominay, De Bruyne,
Anguissa e Lobotka. Recuperare completamente, si intende, visto che già di
recente sono tornati in campo per qualche spezzone e, guarda un po’, il Napoli è
tornato a fare punti.
La vittoria contro il Cagliari ha definitivamente rilanciato le ambizioni dei
campani, che se dovessero fare risultato anche contro il Milan andrebbero a 65
punti, superando quelli della scorsa stagione nello stesso momento dell’anno.
Una stagione che, si sa, aveva portato alla vittoria del titolo. Si rivede un
po’ il sereno tra tutte le parti: Conte è rimasto a Napoli nel fine settimana e
già da qualche tempo i segnali anche nei confronti della proprietà circa una sua
permanenza per il prossimo anno sono stati molto distensivi. Ma non c’è fretta.
L’idea dell’allenatore è, come già accaduto in passato, prendere qualche giorno
di riposo personale a Torino, a casa sua, per far dirigere gli allenamenti allo
staff con i giocatori rimasti a Castel Volturno, prima di tornare la prossima
settimana. Quando ritroverà, peraltro, proprio De Bruyne, Lobotka e McTominay,
rientrati dai rispettivi impegni. E con più minuti nelle gambe.
QUI MILAN
Minuti che ha bisogno di accumulare anche Gimenez, rientrato dal lunghissimo
stop post operazione alla caviglia e pronto a offrire il suo contributo a un
attacco che ha bisogno di più alternative tattiche. Il piano di Allegri è
proprio questo, sfruttare il messicano (che finora non ha fatto bene) per
permettere alla squadra di avere un’ulteriore possibilità lì davanti: non solo
Füllkrug come prima punta, ma anche Gimenez, che permetterebbe peraltro di
passare a quell’attacco a tre che Leao e Pulisic da esterni preferiscono.
A Milanello, come a Napoli, l’aria che si respira è serena. Ma allo stesso tempo
carica nel modo più sano del termine. Con il quinto posto distante nove punti,
la sensazione è quella di avere in tasca la Champions, che era l’obiettivo
minimo. Ma che questo aprile possa regalare al Milan nuove ambizioni sembra
fuori dubbio: dopo il Napoli, ci saranno Udinese e Verona, per poi chiudere con
la Juventus. Quando allora forse i conti saranno un po’ più fatti. E chissà se
quello che sembrava “inimmaginabile” all’Inter è rimasto tale. O si sarà
stravolto ancora.
L'articolo I piani di Milan e Napoli per la rimonta sull’Inter: Allegri ha
un’arma tattica, Conte va in ferie e prepara l’assalto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Oggi siamo davanti ad uno scenario, una pletora di esperti tecnici di Var e il
fatto che tutti mi fate la domanda e soprattutto quello che ho potuto leggere
stamattina è che tanti opinionisti, tanti diciamo varisti aggiunti hanno
acclarato che era calcio di rigore”. Senza troppi giri di parole il presidente
dell’Inter Giuseppe Marotta è tornato sull’episodio da calcio di rigore nel
corso della sfida tra i nerazzurri e la Fiorentina nel match terminato 1-1 e
giocato domenica sera.
L’episodio in questione è relativo a un fallo di mano di Pongracic nel primo
tempo, su un cross dalla destra. Un episodio che non è stato nemmeno preso in
considerazione dal var, senza alcun check e senza replay. “Io mi limito a questa
valutazione. Non facciamo le vittime, io dico che ci deve essere un’uniformità
di valutazioni, il protocollo oggi viene utilizzato, secondo me, non in modo
omogeneo, quindi io sono per l’uniformità da questo punto di vista e per la
centralità dell’arbitro e che certi episodi spesso e volentieri vengono
interpretati in modo molto soggettivo, troppo soggettivo rispetto a quello che
sono invece valutazioni oggettive“, ha concluso sul tema il presidente
dell’Inter Beppe Marotta nella conferenza in Lega Calcio.
“Per cui auspico veramente che nella prossima stagione si riesca a creare un
protocollo omogeneo e che si arrivi anche ad un tipo di arbitraggio, senza
polemica, perché ci sono arbitraggi che portano magari a nessuna ammonizione e
pochi fischi e altri che portano a più ammonizioni e più fischi, quindi anche
queste sono valutazioni che devono essere analizzate per il bene del calcio”.
Il focus si è poi spostato anche sul momento dell’Inter: “L’allenatore che è il
leader del gruppo riesce a fotografare meglio di tutti la situazione,
analizzarla nel migliore dei modi e lo farà con il suo staff, direi però che non
siamo davanti ad uno psicodramma, ad una situazione difficile, come lo sport
spesso ti fa vedere assolutamente. Ripeto è impensabile per me essere qua oggi a
otto domeniche della fine e dire siamo in vantaggio di sei punti, non dobbiamo
cullarci, sappiamo che esistono difficoltà e sappiamo che in alcune circostanze
è più facile fare il cacciatore che la lepre, perché chiaramente in questo caso
le forze degli avversari si moltiplicano e dobbiamo essere più bravi noi
nell’affrontare questo periodo di transizione.”
Nonostante il periodo complicato, Marotta rimane comunque ottimista sul finale
di stagione: “Io devo essere ottimista so che la squadra è una squadra forte, so
che abbiamo a che fare con i professionisti che fanno il loro lavoro nel
migliore dei modi e adesso si tratta di ritrovare la strada che momentaneamente
abbiamo perso“, ha concluso il presidente dopo il pareggio di Firenze.
L'articolo “I ‘varisti’ aggiunti hanno acclarato che era rigore. Mi limito a
ciò”: Marotta sull’episodio in Fiorentina-Inter proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ho scelto io Bergamo e la Figc mi ha accontentato senza problemi”. Per la prima
volta da quando è stata scelta la sede dello spareggio per i Mondiali 2026,
Gennaro Gattuso ha spiegato i motivi della decisione. Lo ha fatto nella prima
conferenza stampa da Coverciano, a tre giorni dalla sfida di semifinale playoff
contro l’Irlanda del Nord. “Per esempio San Siro è divisa e può essere
pericolosa ai primi errori, aver giocato la mia prima partita lì è stata
importante, Bergamo è un catino, speriamo di non aver toppato”, ha spiegato il
commissario tecnico della nazionale italiana.
La giornata si è aperta con la notizia del forfait di Chiesa, considerato non al
meglio dopo i primi test fisici. Al suo posto è stato chiamato Nicolò Cambiaghi:
“Perché non è rimasto? Le teste dei giocatori non sono uguali, quando sento che
uno è titubante devo fare una scelta, non se la sentiva ed è tornato a casa. Io
devo accettarlo, nella vita al di là di una gara i rapporti sono importanti,
penso che non avendo grande conoscenza a livello medico, quando uno non sta bene
non si può insistere, ho sempre pensato così”, ha proseguito Gattuso.
Tra gli altri temi toccati dal commissario tecnico dell’Italia c’è anche quello
relativo al blocco Inter e alle difficoltà che il club sta attraversando
soprattutto da un punto di vista mentale e della personalità: “Su Dimarco fino a
10 giorni fa sentivo grandi paragoni e tuttora continua ad avere ottimi numeri.
Con Barella parlo tutti i giorni, sa che da lui ci si aspetta tanto perché ha
dimostrato di essere un grande giocatore e perciò se ha un calo di rendimento
viene bastonato. Da lui voglio ritmo, intensità, qualità che ha sempre
dimostrato di avere”.
A proposito di Inter, il tema si è poi spostato su Alessandro Bastoni, che ha
saltato l’ultima partita con l’Inter ma è comunque andato a Coverciano per
provare a recuperare: “Ringraziamo la professionalità di Bastoni: deve curarsi
bene, speriamo di averlo disponibile”. E sugli altri infortunati. “Scamacca ha
un problema all’adduttore, Bastoni uguale, Tonali oggi lavorerà a basso carico,
Mancini affaticamento ma niente a livello strumentale, Calafiori ieri piccolo
dolorino, ma lo avremo”.
Sarà una partita che si giocherà su dettagli, nervosa e che si potrà decidere su
episodi come spesso accade in questi casi: “Facciamo quello che dobbiamo fare,
con spensieratezza. Tutti sanno cosa devono fare. Non soffoco i ragazzi
standogli addosso H24. Serenità. Non posso pensare di stordirli fino a giovedì
con messaggi continui e 10 sedute video al giorno. Bisogna approcciarsi alla
partita sapendo quello che bisogna fare. Inoltre i miei giocatori non sono degli
scappati di casa. C’è gente che ha vinto trofei, scudetti, è arrivata in finale
di Champions e ha vinto un Europeo”.
Infine anche una battuta sul calcio come uno dei pochi sport in cui l’Italia non
eccelle dopo gli ultimi trionfi alle Olimpiadi invernali, nel tennis, nella
pallavolo e in tanti altri sport considerati “minori” nella percezione generale:
“Gli altri vincono e noi no? Non c’è gelosia, solo grande ammirazione. Sono
cicli, per dire noi vincevamo nel calcio mentre nel tennis non eravamo
competitivi. Vedere vincere gli italiani nelle altre discipline mi gasa”.
L'articolo “Ho scelto io Bergamo, San Siro è pericoloso. Con Barella parlo tutti
i giorni”: parla Gattuso proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quando ero più giovane, non sapevo come gestire la situazione. Ci sono stati
momenti in cui ero davvero triste e chiedevo a mia madre se non avrei più potuto
giocare a calcio”. Alisha Lehmann si sfoga e lo fa alla Bbc Sport nel corso di
una lunga intervista. L’atleta svizzera – ex di Douglas Luiz – è una calciatrice
ma anche influencer, visto che vanta quasi 16 milioni di follower su Instagram e
altri 11,8 milioni su TikTok. Motivo per cui a volte la sua carriera da
calciatrice – spiega Lehmann – viene quasi “fraintesa”.
“Il calcio è la cosa che amo di più e a cui ho dedicato più tempo. Mi riposo
benissimo, dormo tutti i pomeriggi e non farei mai nulla prima di un allenamento
o di una partita che possa influenzare la mia prestazione. Ci tengo tantissimo“,
spiega Lehmann che poi precisa: “La gente non ha idea di quanto impegno ci metta
quando dice ‘Oh, lei non è una calciatrice’. A volte è frustrante”, ha
dichiarato a BBC Sport. “La gente non vede tutto l’impegno che ci metto. Pensano
che mi alleni e poi torni a casa a fare video su TikTok, ma non è vero”.
Alisha Lehmann ha giocato in Italia prima con la Juventus – proprio quando il
suo ex fidanzato Douglas Luiz è stato acquistato dalla Juventus – e poi con il
Como l’anno successivo. Oggi gioca con il Leicester: “Sono molto professionale.
Do sempre il massimo in campo e voglio essere il migliore. Se, controllando i
dati dopo l’allenamento, non ho dato il massimo, faccio degli allenamenti extra
per cercare di migliorare. La gente può pensare quello che vuole, ma tutto ciò
che faccio è finalizzato a diventare il miglior giocatore possibile“. In
conclusione un pensiero sulla sua ultima esperienza al Como, in Italia: “Ho
firmato un contratto a lungo termine a Como, ma dopo un mese ho capito che non
mi piaceva e volevo tornare in Inghilterra”, spiega. “Mi trovo benissimo qui, il
calcio è migliore e l’Inghilterra mi sembra casa”, ha concluso la calciatrice
svizzera.
L'articolo “Quando ero più giovane, non sapevo come gestire la situazione.
Chiedevo a mia madre se avrei ancora potuto giocare a calcio”: lo sfogo di
Alisha Lehmann proviene da Il Fatto Quotidiano.