LAKERS IN GRANDE CONFUSIONE?
Troppi alti e bassi. Troppi problemi di roster. Troppe cose che non funzionano.
In alcune partite, il loro talento offensivo è talmente “debordante” che danno
l’impressione di poter dominare. Qualche partita dopo, come per esempio contro
Phoenix a fine febbraio, vanno in grande confusione, si sfaldano, gli ingranaggi
si ingrippano. Alcune considerazioni sparse. I Los Angeles Lakers sono i primi
della classe come percentuale di tiro dal campo (50%), sono settimi nella lega
per efficienza offensiva, ma ventiduesimi per efficienza difensiva. Una tale
discrepanza non è mai un buon segno. Luka Doncic è attualmente il miglior
attaccante della NBA a oltre 32 punti di media. “Jordaneggia” con la palla in
mano, tira in controtempo con un paio di uomini addosso e fa canestro con
nonchalance. È lento, ma nessuno è in grado di impedirgli di prendersi il tiro
che vuole, dove vuole e quando vuole. Tuttavia, difensivamente lo sloveno rimane
non classificabile per voglia e applicazione. In più, il suo lamentarsi con gli
arbitri più che un vezzo è ormai considerato una vera e propria barzelletta.
Austin Reaves ha tanti punti nelle mani (23,6 di media) e sa far canestro in
mille modi. LeBron James, anche a 41 anni, tiene botta e va al ferro meglio di
tanti venticinquenni di belle speranze. Tuttavia, quando Doncic, Reaves e James
sono in campo insieme l’efficienza dell’attacco dei gialloviola sprofonda senza
pietà. Sprofonda tra le peggiori della lega. Lo dicono le statistiche avanzate.
È ovvio che insieme stanno avendo dei problemi. Aggiungeteci l’essenza quasi
totale di protezione del ferro, rotazioni in difesa da bradipo, poca
pericolosità perimetrale (sedicesimi), e la scommessa persa DeAndre Ayton che
“magari fosse Clint Capela, i Lakers ci metterebbero la firma”. Sono sesti a
Ovest, il problema non sono certo i playoff, salvo clamorose scivolate. Ma se ci
si chiede se questi Los Angeles Lakers possano davvero puntare al titolo al
momento la riposta è più un “no” che un “forse”.
SOLIDI QUESTI NEW YORK KNICKS
Qui invece si parla di una squadra che ai playoff farà ballare la rumba a più di
qualche roster che punta molto in alto. Questi Knicks sono davvero solidi, ben
costruiti, anche divertenti da vedere. Intanto, New York difende, sono ottavi
per efficienza difensiva. Ma fanno ancora meglio in attacco, dove sono
addirittura terzi, dopo Nikola Jokic e “la sua piattaforma di gioco” e i Boston
Celtics che “se non torna Tatum forse va bene lo stesso”. Jalen Brunson è la
stella, l’uomo copertina, la fonte ispiratrice. Un giocatore che va oltre i
propri evidenti limiti fisici (a malapena 1.88 m, elevazione modesta…), che però
in campo conosce mille e cento modi per creare spazio tra sé e il difensore. Ha
un buon back up in Alvarado, ma è anche aiutato in attacco da tanta gente che sa
come prendersi le proprie responsabilità. Come Mikal Bridges che difende forte e
colpisce da tre con precisione (oltre il 38%), OG Anunoby che dà una mano con
più di 16 punti di media, oppure Karl-Anthony Towns che non sta avendo la
miglior stagione in carriera, ma sembra in ripresa e sta tirando da tre con il
46,7% nelle ultime dieci partite. Insomma, con i New York Knicks bisognerà prima
o poi fare i conti. E di certo non sarà sempre una eventualità piacevole.
EDWARDS ALLA MIGLIOR STAGIONE IN CARRIERA
Il suo cambio di direzione tra le gambe, chiuso indistintamente con un tiro da
fuori o con una penetrazione al ferro, è talmente esplosivo da poter distruggere
un paio di caviglie avversarie a partita. Tratta la sfera in modo eccellente, ha
un’esplosività alla Dominique Wilkins, anche se sembra ancora più forte
fisicamente. È costruito come un bulldog. Non è semplicemente un fenomeno
fisico, Anthony Edwards. Tecnicamente vale tanto oro quanto pesa. È migliorato
davvero tanto di anno in anno. E se non gli scema la voglia migliorerà ancora.
MVP dello scorso All Star Game, Edwards è la vera speranza americana dopo quella
selva di “geni” nati tra il Canada e il Vecchio Continente che hanno messo in
cattiva luce la scuola di basket a stelle e strisce. La stella dei Minnesota
T-Wolves è alla miglior stagione in carriera. Sta segnando quasi 30 punti di
media con il 40,6% dal perimetro. Se non è immarcabile uno che tira così e che
può vantare il suo primo passo a difesa schierata, allora chi può esserlo?
Questa notte ha passeggiato sui Toronto Raptors tirando 5 su 8 da tre punti,
come se fosse un Chuck Person qualsiasi. Minnesota (partita così e così) è terza
a Ovest, e sembra essersi scrollata di dosso la sindrome da “smantellamento
improvviso” della scorsa stagione. Molto bravo, Edwards. Bravo davvero.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
L'articolo NBA Freestyle | Il caos dei Los Angeles Lakers: con Doncic e LeBron
James in campo l’attacco sprofonda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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ALTRO RECORD PER LEBRON JAMES
Kareem Abdul Jabbar si è ritirato all’età di 42 anni, chiudendo la sua ultima
stagione con 10 punti di media. Per uno come Jabbar era quasi come non mettere
alcun punto a referto. Sembrava un eroe, a quell’età, solo per il fatto di
essere sceso in campo per ben 74 gare. A 41 anni, invece, nessuno era mai
riuscito a realizzare una tripla doppia in una partita NBA. Ci è riuscito
stanotte LeBron James nella vittoria sui Dallas Mavericks. E chi sennò? Altro
record. Altra pagina di storia. Per la stella dei Lakers, ben 28 punti, 12
assist e 10 rimbalzi. Ha abbracciato ancora una volta questo sport in modo
totale, come ha sempre fatto nel corso della sua lunga carriera. La sua
comprensione delle dinamiche in campo è irragionevole. La sua visione di gioco
non ha eguali nella storia della pallacanestro.
Che sia un passaggio con l’esterno della mano per agevolare la corsa in
contropiede di un compagno, come quello recapitato ad Hachimura nel primo
quarto. Che sia un penetra e scarica verso il tiratore appostato sulla linea da
tre o un alley–oop per una schiacciata del lungo in taglio dal lato debole.
James vede il campo, il gioco, i compagni e gli avversari con un livello di
consapevolezza senza precedenti. Qualcosa che non si affievolisce con l’età.
Anche uno come John Stockton potrebbe averlo ancora oggi, per dire, quel
“potere”. Il problema è che ci vuole un fisico che gira al massimo per
continuare a esprimere questa capacità tre i migliori del mondo. Ecco perché
James è un giocatore irripetibile. Ha sempre lavorato con serietà, pazienza,
dedizione, ossessione, per proteggere e salvaguardare in tutti i modi il proprio
fisico, la “custodia” per permettere a quel talento di mostrarsi in tutto il suo
splendore il più tempo possibile. Bisogna solo ringraziare. Prescelto.
CHE TIRATORE, TARI EASON!
Che tiratore che è diventato Tari Eason. Merce pregiata nella NBA di oggi, anche
perché è anche un difensore a cui non ti conviene far vedere troppo la palla.
Pensare che nei primi quattro anni a Houston, non è che si fosse proprio imposto
come il nuovo Glen Rice (che negli anni ’90 bruciava una retina ad alzata di
mano…). Eason è attualmente uno dei migliori tiratori della lega. La mette con
il 46%, ma soprattutto dà l’impressione di poter essere pericoloso tutte le
volte che riceve uno scarico. Tira in pratica solo in spot up e ha un movimento
davvero bello da vedere.
Piedi verso il canestro a distanza sempre ampia tra loro, perfetto allineamento
di spalle, gomiti e polsi, che si muovono all’unisono già prima che i piedi si
stacchino da terra per la sospensione, gomito della mano-forte in asse con il
canestro per bilanciare la direzione del tiro. Spettacolare. Magari non farà mai
40 punti (segna 12 di media), non produrrà cifre che si “illuminano” alla fine
di ogni gara, però uno come lui è prezioso per tenere insieme i pezzi di un
attacco. Uno come lui in una rotazione può fare la differenza. Allora come mai i
Rockets sono tra gli ultimi della classe per efficienza offensiva? Altra storia.
NIENTE MALE KENNARD AI LAKERS
Problemi fisici a parte, si può affermare che questi Lakers non passeranno alla
storia per la difesa? Sono diciottesimi per efficienza difensiva, ma vederli in
campo vale più di ogni statistica. Non hanno intimidatori a proteggere il ferro.
Doncic e Reaves non sono certo la reincarnazione di Dennis Rodman e Joe Dumars
in maglia Pistons. LeBron James a 41 anni fa quello che può (a volte tanto…).
Dal campo, però, stanno tirando con un clamoroso 50% (primi nella lega). Dal
perimetro, molto meno bene, sono ventesimi con il 35% complessivo. Il tiro da
fuori è un tema, non il solo, ma è un tema. Luke Kennard arrivato dagli Atlanta
Hawks può risolvere questo problema e dare una spinta all’attacco di Los
Angeles.
Che male non è, per il tanto talento a disposizione, ma nemmeno irripetibile.
Non stiamo parlando di un semplice tiratore da fuori. Stiamo parlando
probabilmente del miglior tiratore da tre degli ultimi cinque anni. Attualmente
primo nella classifica stagionale, con quasi il 50%. Ci sono giocatori che non
hanno questa percentuale nemmeno nel sottomano. Con le difese che flottano tanto
su Luka Doncic, Austin Reaves e LeBron James, con artisti nel servire il
perimetro come lo sloveno e il Prescelto, Kennard può davvero diventare un’arma
in più andando verso i playoff.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
L'articolo NBA Freestyle | LeBron James firma l’ennesimo record a 41 anni, Eason
è attualmente uno dei migliori tiratori della lega proviene da Il Fatto
Quotidiano.
120-120, ultimi secondi di partita. LeBron James riceve palla e anziché tirare,
la scarica all’angolo a Rui Hachimura. Tripla del compagno e vittoria in
trasferta a Toronto dei Los Angeles Lakers. Vittoria emozionante, ma storica. Lo
è perché dopo dopo una striscia di ben 1297 partite con almeno dieci punti
segnati in Nba in regular season, Lebron James ha chiuso con 8 punti a referto.
La striscia di prestazioni consecutive in doppia cifra di LeBron era cominciata
il 6 gennaio del 2007, cioè dopo la penultima gara di regular season della sua
carriera in cui non era riuscito ad arrivare alla soglia dei 10 punti. Era il 5
gennaio del 2007 e nella vittoria 95-86 dei Cleveland Cavaliers a Milwaukee,
Lebron James, ai tempi ancora alla sua quarta stagione in NBA, aveva con 8
punti, 9 assist e 5 rimbalzi.
Una striscia durata 1.297 partite. O se vogliamo declinarlo in altre “unità di
misura”, possiamo dire 18 anni, 11 mesi e 9 giorni o ancora 6.909 giorni o anche
987 settimane. Insomma, la durata della striscia di prestazioni in doppia cifra
di James è semplicemente irreale, tanto più che per comprenderne la portata,
bisogna paragonarla a chi gli sta dietro. La seconda più lunga è quella di
Michael Jordan, che si è fermato a 866.
Una statistica già di per sé davvero impressionante, ma c’è altro: Lebron James
ha giocato più Nba Finals (dieci) che partite con meno di dieci punti (nove).
Numeri che davvero sono sopra ogni logica, che confermano la portata del
giocatore.
L'articolo Più Nba Finals giocate che partite sotto i dieci punti: l’assurda
statistica di Lebron James proviene da Il Fatto Quotidiano.