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“Mia figlia non c’è più e il suo assassino è stato promosso”: la rabbia dei genitori dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia
“Quest’anno mia figlia avrebbe fatto trent’anni. Io non ce l’ho più e devo vedere il suo assassino promosso“. La voce di Antonio Morelli trema un po’ ma gli occhi sono asciutti; 24 anni hanno levigato il dolore ma non hanno cancellato la rabbia per la più grande strage di bambini avvenuta in Italia negli ultimi decenni: il crollo dell’edificio scolastico di San Giuliano di Puglia, dove il 31 ottobre 2002 morirono 27 alunni e una maestra. “Ma non è stato solo il terremoto, gli assassini dei nostri figli stavano in municipio. Compreso il tecnico comunale che non ha fatto un giorno di carcere e è ritornato allo stesso posto di lavoro dove ha commesso i suoi errori per cui i nostri figli sono morti, e ora è stato anche premiato” dice Giulia Gentile, un’altra madre resa orfana dalla tragedia di 24 anni fa. E che insieme agli altri genitori chiede ufficialmente chiarimenti sull’atto con cui il Comune di San Giuliano ha promosso uno dei responsabili della strage colposa, il geometra comunale Mario Marinaro. LE CONDANNE E LE PENE Riavvolgiamo il nastro: la scuola elementare dell’Istituto comprensivo Francesco Jovine fu l’unico edificio a crollare nel piccolo paese in provincia di Campobasso nel sisma del 2002, che raggiunse il nono grado della scala Mercalli. Era stata inaugurata due mesi prima, dopo lavori mal progettati e mal fatti. Ci vollero otto anni ma la sentenza definitiva del 17 maggio 2010, infatti, stabilì che la scuola venne sopraelevata appoggiando un nuovo solaio in cemento armato su quello preesistente, senza effettuare alcun calcolo della portata. Il progetto strutturale esecutivo non fu mai redatto e anche il collaudo non fu mai eseguito, “sostituito da un fraudolento “certificato di agibilità e staticità” – si legge nella sentenza – che consentì sinistramente l’ingresso a scuola di alunni, insegnanti, personale amministrativo e pubblico, fino al giorno del crollo della scuola, meno di due mesi dopo la sua inaugurazione e la sua consegna all’utenza”. Il tutto senza tenere conto che San Giuliano era un territorio a rischio sismico: così quando arrivò la scossa, la struttura collassò. Disastro colposo sentenziarono i tribunali, che condannarono a pene tra i cinque e i sette anni tutti gli imputati: il sindaco dell’epoca, Antonio Borrelli; i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso; il progettista e direttore dei lavori Giuseppe La Serra; e infine il geometra comunale e responsabile del procedimento per l’appalto dei lavori, Mario Marinaro, che venne condannato a cinque anni. LICENZIAMENTO E REINTEGRO “Tre anni furono subito cancellati dall’indulto – spiega Antonio Morelli, oggi presidente del comitato familiari delle vittime di San Giuliano – e il residuo di pena, circa due anni, fu scontato ai servizi sociali in una struttura del paese: questo signore non ha mai fatto un giorno di carcere. Ma non solo: licenziato dal comune, è riuscito a ritornare al suo posto di lavoro”. Anche qui, bisogna ricostruire la storia dal suo lungo iter processuale. Nel 2010 infatti Marinaro viene condannato con sentenza definitiva e il Comune di San Giuliano di Puglia a quel punto si muove di conseguenza: il segretario generale predispone il licenziamento e lo manda alla giunta comunale, guidata dal sindaco Luigi Barbieri, che lo condivide e dà parere favorevole; a quel punto l’atto torna al segretario che lo firma e lo rende esecutivo, licenziando il geometra comunale “per delitto commesso in servizio”. Ma è proprio in questo percorso il vizio di forma che permette al geometra di impugnare il licenziamento: la legge (l’articolo 55 bis del decreto legislativo 165/2001) prescrive che a decidere sanzioni così gravi non sia un singolo dirigente ma una commissione tecnica, senza alcuna intromissione dell’organo politico: la delibera di giunta, che doveva rinforzare la decisione, in realtà ne costituiva il tallone d’Achille. E una norma pensata per tutelare i dipendenti dalle ritorsioni politiche si è trasformata, in questo caso, in uno strumento di impunità. Così prima il tribunale di Larino e poi la Corte d’Appello di Campobasso annullano il licenziamento; il sindaco Barbieri fa ricorso in Cassazione, che apre uno spiraglio alle ragioni del Comune: annulla le sentenze precedenti e manda tutti gli atti per la decisione definitiva alla Corte d’Appello di Napoli. Quest’ultima nel 2017 chiude definitivamente la porta ai ricorsi, definisce il licenziamento illegittimo e rimette Marinaro al suo posto nell’ufficio tecnico di San Giuliano di Puglia. “I condannati siamo noi” fu il commento dei genitori dei bambini della scuola Jovine, “noi ogni giorno andiamo in municipio e ci vediamo davanti il responsabile della morte dei nostri figli”. In effetti il geometra riprese il suo posto, dove lo trovò nel 2023 una troupe di La7: al cronista che gli chiedeva se almeno intendesse chiedere scusa ai genitori rimasti senza figli, Marinaro rispose con insulti, calci e spintoni. Il geometra, una volta reintegrato, avrebbe avuto diritto anche agli arretrati di stipendio; oltre alla giustizia penale e a quella del lavoro, però, della vicenda si è occupata anche la giustizia contabile. LA PROMOZIONE, PER IL SINDACO UN “ATTO DOVUTO” La Corte dei Conti del Molise infatti nel 2015 condannò il geometra comunale Marinaro (insieme all’ex sindaco Borrelli e al progettista La Serra) a risarcire le casse comunali di San Giuliano per 2.536.225 euro. Quando il comune andò a riscuotere, però, il geometra risultava nullatenente; ragion per cui pignorò gli arretrati e tutt’ora pignora una parte dello stipendio: a Marinaro viene corrisposto l’equivalente dell’assegno di inclusione (circa 10mila euro l’anno) mentre il resto dello stipendio, compresi gli scatti e gli aumenti, viene pignorato. E qui arriva l’ultimo capitolo di questa storia complessa, scritto dagli uffici comunali di San Giuliano il 17 dicembre scorso. È la data in cui una determinazione dirigenziale, in esecuzione di una delibera approvata dal sindaco Antonello Nardelli e dai suoi due assessori Arduino Ritucci e Maria Luisa Barbieri, “procede alle progressioni economiche orizzontali e del relativo differenziale stipendiale” di tre figure interne all’amministrazione tra cui figura la posizione di Mario Marinaro. Il geometra è stato, per così dire, promosso e incentivato con gli arretrati, riconosciuti a partire dal primo gennaio 2024. Una decisione su cui i genitori esprimono “profonda indignazione e sconcerto” e con una nota ufficiale dell’associazione spiegano che la determina comunale “appare gravemente inopportuna sotto il profilo etico e istituzionale. Riteniamo che tale promozione in un simile contesto rappresenti un segnale profondamente dissonante rispetto al dovere di memoria, rispetto e responsabilità nei confronti delle vittime, dei familiari e delle ragazze e dei ragazzi sopravvissuti che ancora oggi portano con sé le conseguenze di quella tragedia”. “Io lo capisco ma purtroppo mi ritrovo questo dipendente e quello era un atto dovuto” risponde il sindaco di San Giuliano, Antonello Nardelli, che non nasconde una punta di fastidio per la polemica. “Avrebbero potuto chiamarmi direttamente” dice “ma comunque l’amministrazione era obbligata alla progressione orizzontale: io preferirei non avere un dipendente che ha fatto quello che ha fatto, ma me l’ha reintegrato il giudice del lavoro e io devo prenderne atto”. Su una cosa, però, il sindaco Nardelli rassicura: l’aumento di stipendio non andrà in tasca a Marinaro. “Tutta la parte eccedente rispetto alla somma di sopravvivenza viene pignorata, anche queste somme. Lui avrà un vantaggio solo dal punto di vista contributivo in vista della futura pensione: è la norma”. Insomma tutto è in regola, le carte sono a posto, la legge è rispettata. E la giustizia? L'articolo “Mia figlia non c’è più e il suo assassino è stato promosso”: la rabbia dei genitori dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Terremoto
Disastro Colposo
Campobasso
Intossicazione a Campobasso, “esami tossicologi e microbiologici negativi”. Dimesso il padre, resta l’enigma dei decessi
Il caso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara, 15 anni, morte in pochi giorni dopo essere state ricoverate per sospetta intossicazione alimentare a Campobasso, rimane un enigma. Nonostante gli esami negativi sui campioni di alimenti e le analisi svolte dal Centro antiveleni, la causa che ha portato alla tragedia non è ancora chiara. A dieci giorni dal ricovero, il caso resta un mistero, con gli investigatori ancora al lavoro per comprendere cosa possa aver provocato la morte di madre e figlia. Sono “negativi” gli esami tossicologici e microbiologici effettuati allo Spallanzani sul padre e l’altra figlia. Si attende quindi con ansia una risposta dalle autopsie. IL MIGLIORAMENTO DI GIANNI DI VITA E LE ATTESE PER I FUNERALI Nel frattempo, dopo giorni di ricovero presso l’ospedale Spallanzani di Roma, Gianni Di Vita, il marito e padre delle vittime, è stato dimesso. Le sue condizioni sono migliorate, e i medici dell’ospedale romano, specializzato in malattie infettive, hanno dato il via libera per il suo ritorno a casa in Molise. La sua dimissione segna un passaggio significativo nella vicenda, poiché solo con il suo ritorno sarà possibile fissare i funerali di Antonella e Sara, la cui morte ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove si svolgeranno le esequie. Nei prossimi giorni verrà proclamato anche il lutto cittadino per commemorare la tragedia. IL DOLORE DEI COMPAGNI DI SARA E LE INDAGINI IN CORSO Mercoledì 7 gennaio è stato un giorno particolarmente difficile per i compagni di scuola di Sara, che ha frequentato il liceo classico ‘Mario Pagano’ di Campobasso. La comunità scolastica ha annunciato che ricorderà la ragazza nei prossimi giorni, ma la sua perdita è già pesante, come testimoniano le parole degli amici e dei docenti che l’hanno conosciuta. Nel frattempo, le indagini per fare luce sulle circostanze che hanno causato la morte di madre e figlia vanno avanti. Gli investigatori stanno cercando di incrociare informazioni provenienti da diverse fonti, tra cui l’esito delle autopsie, gli accertamenti effettuati dal Centro antiveleni, gli esami sugli alimenti e i test negativi eseguiti all’ospedale Spallanzani di Roma. Un ruolo importante nella risoluzione del caso potrebbe spettare anche a Gianni Di Vita, che, essendo l’unico sopravvissuto, potrebbe fornire dettagli cruciali per le indagini. Nelle prossime ore, il padre delle vittime potrebbe essere sentito dalla Squadra Mobile per un ulteriore contributo alla ricostruzione della tragedia. I DUBBI SULLA CAUSA DELLA MORTE Nonostante le analisi, che non hanno rivelato contaminazioni negli alimenti consumati dalla famiglia, restano aperti diversi interrogativi sulla causa della morte. I medici avevano inizialmente ipotizzato che l’intossicazione fosse la causa, ma nessuna prova concreta è emersa per confermare tale teoria. L’assenza di segni tipici di avvelenamento o di contaminazioni alimentari ha aggiunto confusione a un caso già drammaticamente complesso. È possibile che ci siano fattori esterni, o ancora sconosciuti, che abbiano giocato un ruolo nella tragedia, ma al momento non ci sono risposte. L'articolo Intossicazione a Campobasso, “esami tossicologi e microbiologici negativi”. Dimesso il padre, resta l’enigma dei decessi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Malattie
Campobasso
Morte dopo la cena di Natale, al via le autopsie: resta l’ipotesi funghi ma attesa per i risultati dei test
Potrebbe essere risolto nelle prossime ore il mistero della famiglia di Campobasso e colpita da tossinfezione Sono iniziate in mattinata, come concordato con la Procura, le operazioni peritali per le autopsie sui corpi di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, decedute tra sabato e domenica scorse all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una cena di Natale. All’obitorio del nosocomio molisano è arrivata puntuale Benedetta Pia De Luca, medico legale di Foggia incaricata degli esami autoptici e delle biopsie per i successivi riscontri di laboratorio. Presenti i legali e i periti delle parti: la famiglia Di Vita e i cinque medici indagati. Dagli accertamenti finora eseguiti – come riporta Repubblica – è stata esclusa la contaminazione da botulino, risultata negativa ai test. Resta invece sul tavolo, seppur non ancora confortata dalle analisi, l’ipotesi di un’intossicazione da funghi, in particolare da amanita falloide, uno dei miceti più pericolosi e facilmente confondibili con specie commestibili. Si tratta di un fungo letale anche in piccole dosi, i cui sintomi possono comparire tra le 12 e le 48 ore dall’ingestione, quando fegato e reni risultano già compromessi. Il padre, Gianni Di Vita, avrebbe detto che sono stati mangiati funghi conservati sotto olio. Parallelamente, gli investigatori stanno analizzando avanzi di cibo, prodotti conservati in frigorifero e in dispensa e appunto alcune conserve sequestrate nell’abitazione. Al momento non risultano elementi consolidati, ma in ambienti investigativi viene esclusa l’ipotesi di una contaminazione accidentale di farine con topicidi o altri veleni. Gli accertamenti effettuati anche nel mulino di famiglia non hanno evidenziato tracce di sostanze tossiche, ma soltanto la presenza di esche tradizionali nell’ambito di piani di prevenzione programmati. Le indagini della Squadra mobile di Campobasso proseguono a 360 gradi, con particolare attenzione ai campioni biologici, soprattutto quelli della 50enne Di Ielsi. Restano sotto esame gli alimenti serviti durante le festività, tra cui pesce e funghi. Il cibo, sequestrato dagli investigatori, comprende vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi, questi ultimi confezionati e certificati. L'articolo Morte dopo la cena di Natale, al via le autopsie: resta l’ipotesi funghi ma attesa per i risultati dei test proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cibo
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Madre e figlia morte per intossicazione a Campobasso: spunta l’ipotesi della farina avvelenata
Non si hanno ancora notizie certe sulle cause che hanno portato alla morte nello scorso weekend della 15enne Sara Di Vita e di sua madre, Antonella Di Ielsi. Le due sono state colpite da una tossinfezione che è diventata fatale in poche ore, rendendo inutile il ricovero nell’ospedale di Campobasso. Ora, tra i tanti dubbi e le tante possibilità vagliate dagli inquirenti nel corso delle indagini, spunta l’ipotesi di una contaminazione accidentale della farina con il veleno per topi. Ci si starebbe infatti concentrando – come riferito dall’Asl locale – su una contaminazione chimica nei pasti consumati dalla famiglia nel periodo natalizio. Dalle prime ricerche condotte si è scoperta una disinfestazione compiuta qualche mese fa nel mulino dei parenti del padre della 15enne deceduta, anche lui colpito dall’intossicazione e ricoverato in condizioni stabili allo Spallanzani di Roma. Il mulino produce farina e sarebbe stato interessato dalla presenza di diversi topi, presenza che avrebbe reso necessario l’utilizzo del veleno per la disinfestazione. Si attendono altre notizie anche in base ai risultati degli esami del padre attualmente ricoverato. Intanto sono stati sequestrati diversi alimenti dalla casa della famiglia e sono stati indagati cinque sanitari: tre medici del Cardarelli di Campobasso e due dottori della guardia medica. L'articolo Madre e figlia morte per intossicazione a Campobasso: spunta l’ipotesi della farina avvelenata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Campobasso
Mamma e figlia 15enne morte a Campobasso, il papà trasferito allo Spallanzani di Roma: è grave. Le ipotesi: “Botulino, listeria, epatite fulminante o una intossicazione chimica”
Una cena consumata in casa, martedì 23 dicembre, poi i primi sintomi: forti dolori addominali, vomito persistente, accessi ripetuti al pronto soccorso e dimissioni. Infine, nel giro di poche ore, la morte. È la drammatica sequenza ricostruita da la Repubblica per spiegare quanto accaduto a Sara Di Vita, 15 anni, deceduta nella tarda serata di sabato, e a sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morta poche ore dopo. Entrambe vivevano a Pietracatella, piccolo comune montano della provincia di Campobasso. Il padre, Gianni Di Vita, 55 anni, è stato invece trasportato d’urgenza in elisoccorso allo Spallanzani di Roma, dove si trova ricoverato in Rianimazione in condizioni gravi. I SINTOMI DOPO LA CENA E I DUE ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO Secondo quanto riportato da Repubblica, i primi malesseri sarebbero comparsi dopo una cena consumata in casa martedì scorso, prima delle festività natalizie. Sara e la madre si sarebbero recate due volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, il 25 e il 26 dicembre, venendo in entrambe le occasioni dimesse. Si ipotizzava inizialmente una gastroenterite. Poi, l’improvviso peggioramento delle condizioni cliniche, il nuovo ricovero e il decesso. IL CIBO SOTTO ESAME: “FORSE PESCE O FUNGHI” La famiglia Di Vita è molto conosciuta in paese. Gianni Di Vita è stato sindaco di Pietracatella per due mandati ed è commercialista per molti esercizi della zona. La moglie Antonella collaborava con lui nello studio a Campobasso. Sara frequentava il liceo classico nel capoluogo molisano. La coppia ha anche una figlia maggiore, di 18 anni, che è stata portata in ospedale a Roma solo a scopo precauzionale, non avendo manifestato sintomi. Secondo i primi accertamenti, la ragazza non avrebbe partecipato alla cena del 23 dicembre, ma solo ai pranzi più allargati della vigilia e di Natale. Per questo motivo, spiegano gli inquirenti, sotto esame è finito il cibo consumato quella sera in casa, “forse pesce o funghi”. “Ingredienti molto consumati qui in paese, fanno parte del menu tradizionale natalizio”, raccontano alcuni cittadini a Repubblica. “PENSAVA CHE LA CURA SAREBBE BASTATA” A parlare sono anche gli amici di Sara: “Avevamo sentito Sara per l’ultima volta a Santo Stefano, al telefono”, raccontano Giovanna e Donatella D. e Giuseppe S., amici della ragazza fin dall’infanzia. “Pensava che la pesante cura che le avevano dato in ospedale sarebbe bastata, non pensava assolutamente che le condizioni si sarebbero potute aggravare”. E aggiungono: “Avevamo programmato alcune feste tra amici proprio in questi giorni. Ieri saremmo dovuti andare insieme a un compleanno. Diceva che si sarebbe risolta presto”. IL MEDICO: “UN’EVOLUZIONE CLINICA RARISSIMA” Le cause precise dei decessi non sono ancora chiare. Tra le ipotesi al vaglio: botulino, listeria, epatite fulminante o una intossicazione chimica. A spiegare la gravità del quadro clinico è Vincenzo Cuzzone, responsabile della Rianimazione del Cardarelli di Campobasso: “I quadri clinici hanno avuto un’evoluzione veramente rara che ha portato rapidamente al decesso nonostante le forme di supporto intensive che abbiamo messo in atto”. E aggiunge: “Hanno cominciato ad avere i sintomi dopo un pasto, ma sono notizie frammentarie. C’è stata un’insufficienza epatica e poi una cascata di eventi, uno dopo l’altro, con una rapidità veramente unica che ha portato a un’insufficienza multiorgano”. L’INCHIESTA DELLA PROCURA La Procura di Campobasso ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti. Le indagini sono affidate alla Squadra mobile, guidata da Marco Graziano. Gli investigatori hanno acquisito le cartelle cliniche, ascoltato le persone informate sui fatti e sequestrato i cibi presenti in casa, che saranno sottoposti ad analisi di laboratorio. L’autopsia sui corpi di madre e figlia è stata disposta per mercoledì. IL PAESE IN LUTTO: “NON SI PUÒ MORIRE COSÌ” Pietracatella, poco più di mille abitanti, è avvolta dal silenzio. “Una tragedia che ci lascia senza parole”, dichiara il sindaco Antonio Tommasone. “Il paese adesso è vuoto. Siamo tutti in casa, non sappiamo che dire”. Il primo cittadino ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali e ha annullato tutte le iniziative natalizie. “Conosco Gianni Di Vita da molti anni, ora è consigliere comunale. Parlo a fatica. Sono ore di grande dolore per tutti noi”. Nei bar del paese, oltre allo sgomento, emerge la rabbia. “Vogliamo capire il motivo dell’intossicazione, ma soprattutto se i medici avrebbero potuto salvarle e perché siano state rimandate a casa più volte”, dicono alcuni conoscenti a Repubblica. “Non si può morire in questo modo”. L'articolo Mamma e figlia 15enne morte a Campobasso, il papà trasferito allo Spallanzani di Roma: è grave. Le ipotesi: “Botulino, listeria, epatite fulminante o una intossicazione chimica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Campobasso
Madre e figlia morte dopo aver mangiato pesce, il responsabile di Rianimazione: “Quadro clinico collassato con rara rapidità”
“I quadri clinici hanno avuto un’evoluzione veramente rara che ha portato rapidamente al decesso nonostante le forme di supporto intensive che abbiamo messo in atto”. Lo ha detto all’Ansa Vincenzo Cuzzone, responsabile del reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso dove sono morte madre e figlia di 15 anni per una sospetta intossicazione alimentare. “Hanno cominciato ad avere questi sintomi dopo un pasto, ma sono notizie frammentarie raccolte da loro che comunque erano scossi – aggiunge il medico -. C’è stata un’insufficienza epatica e poi una cascata di eventi uno dopo l’altro con una rapidità veramente unica che ha portato a un’insufficienza multiorgano. L’altra sorella sta bene, non ha avuto i sintomi dei familiari. Quel giorno sembra non abbia consumato il pasto con loro. In questi giorni è anche difficile risalire esattamente a quale pasto faccia riferimento l’episodio”. “Noi ieri abbiamo gestito la ragazzina arrivata in pronto soccorso con sintomi generici, come nausea, vomito e dolori addominali – conclude Cuzzone -. Dopo il decesso, e l’evoluzione rapida e improvvisa, abbiamo chiesto alla famiglia di portare anche la mamma in ospedale perché i familiari avevano riferito che avesse gli stessi sintomi. Abbiamo cercato di giocare un po’ d’anticipo, ma questo anticipo non è bastato. Il padre è attualmente ricoverato da noi, in rianimazione, ha una buona stabilità. In caso di evoluzione lo trasferiremo in un centro di riferimento, come lo Spallanzani di Roma o l’ospedale di Napoli”. L'articolo Madre e figlia morte dopo aver mangiato pesce, il responsabile di Rianimazione: “Quadro clinico collassato con rara rapidità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si sente male dopo aver mangiato del pesce durante del Feste: 15enne muore all’ospedale di Campobasso, si sospetta intossicazione alimentare
Una ragazza di 15 anni è morta nella notte all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove era stata ricoverata dopo un malore che si protraeva da alcune ore. La giovane, residente a Pietracatella (Campobasso) e studentessa del liceo classico nel capoluogo molisano, si è aggravata rapidamente fino al decesso. Secondo le prime valutazioni mediche, l’ipotesi principale è quella di una possibile intossicazione alimentare, forse legata al consumo di pesce durante le festività. Al momento, tuttavia, non sono escluse altre cause e le autorità sanitarie hanno avviato accertamenti per chiarire l’origine della tragedia. La quindicenne era arrivata in pronto soccorso con sintomi persistenti, compatibili con un grave disturbo gastrointestinale. Nonostante le cure, le sue condizioni sono peggiorate nelle ore successive. Le cause della morte restano da definire: tra le ipotesi al vaglio c’è una gastroenterite acuta conseguente a intossicazione alimentare, ma saranno gli esami medico-legali a fornire risposte definitive. Per questo motivo è stata disposta l’autopsia, ritenuta indispensabile per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e accertare eventuali responsabilità. Secondo ricostruzioni non ancora confermate, la ragazza avrebbe accusato malesseri già nei giorni precedenti e si sarebbe recata almeno due volte al pronto soccorso. L'articolo Si sente male dopo aver mangiato del pesce durante del Feste: 15enne muore all’ospedale di Campobasso, si sospetta intossicazione alimentare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Faccetta nera” dalle casse della pista di pattinaggio davanti al municipio: polemica a Campobasso. La sindaca: “Comune ignaro”
Pattinare sulle note di Faccetta nera, forse la canzone più simbolica del regime fascista. È successo a Campobasso sulla pista di pattinaggio allestita davanti al Municipio. Faceva parte di una playlist di YouTube ha detto il gestore dell’impianto, ma il fatto ha destato scalpore in città. A denunciare pubblicamente l’episodio, il segretario del circolo Sinistra Italiana di Campobasso, Matteo Fallica. Dopo le proteste dei genitori dei bambini che pattinavano, un amministratore comunale si è immediatamente attivato e il gestore della pista ha successivamente chiesto scusa, parlando di una playlist non controllata. All’Adnkronos la sindaca, Maria Luisa Forte, ha stigmatizzato l’accaduto definendo l’episodio “inaccettabile”. Il Comune, ha sottolineato, è ”totalmente ignaro e incolpevole”. L'articolo “Faccetta nera” dalle casse della pista di pattinaggio davanti al municipio: polemica a Campobasso. La sindaca: “Comune ignaro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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