Un nuovo modello di Intelligenza artificiale, addestrato su 600.000 ore di dati,
è in grado di prevedere con 10 o anche 20 anni di anticipo oltre 130 patologie e
il rischio di mortalità, analizzando una sola notte di sonno. A svilupparlo è
stato un gruppo di ricercatori della Stanford Medicine, il quale ha ribattezzato
il modello con il nome SleepFm e lo ha descritto in uno studio pubblicato sulla
rivista Nature Medicine. Mentre scivoliamo nel mondo dei sogni, il nostro corpo
continua a comunicare attraverso una sinfonia di segnali: onde cerebrali,
battiti cardiaci, flussi respiratori e micro-movimenti muscolari. Fino ad oggi,
i medici hanno analizzato questi dati (raccolti tramite la polisonnografia)
principalmente per scovare apnee notturne o insonnia. SleepFm fa un salto
quantico. “SleepFm sta essenzialmente imparando la lingua del sonno“, spiega
James Zou, professore associato a Stanford e tra i principali autori dello
studio.
L’Intelligenza artificiale non guarda solo se si russa o se ci si sveglia, ma
analizza come i diversi sistemi del corpo interagiscono tra loro in frammenti di
appena cinque secondi. È come se l’Ia avesse imparato l’alfabeto della
fisiologia notturna per leggere un romanzo intero sulla nostra salute futura.
I numeri sono impressionanti. L’algoritmo è stato addestrato su una mole di dati
colossale: quasi 600.000 ore di registrazioni provenienti da 65.000
partecipanti, seguiti in alcuni casi per ben 25 anni. Ebbene, nello studio
SleepFm ha identificato ben 130 categorie di malattie che possono essere
previste con una precisione sorprendente. Tra le “profezie” più accurate
troviamo alcune malattie neurodegenerative, come il Parkinson (precisione
dell’89%) e la demenza (85%). Poi anche le patologie cardiovascolari, come
infarti (81%) e insufficienza cardiaca (80%). Possibile anche la previsione dei
tumori, come quelli alla prostata e al seno con un’accuratezza vicina al 90%.
Inoltre, il modello ha previsto la mortalità generale con un indice di
affidabilità dell’84%.
IL SEGRETO DI SLEEPFM
Il segreto di SleepFM, cioè la sua capacità di utilizzare una registrazione del
cervello o del respiro per prevedere un tumore o un infarto anni prima che si
manifestino i sintomi, sta nel “disallineamento”. I ricercatori hanno scoperto
che i segnali più allarmanti emergono quando i sistemi del corpo non sono
sincronizzati: ad esempio, quando il cervello mostra una determinata attività
che non corrisponde al ritmo cardiaco o respiratorio atteso in quella fase del
sonno. Queste piccole “stonature” nell’orchestra del nostro organismo sono i
primi campanelli d’allarme, invisibili all’occhio umano ma chiarissimi per
l’Intelligenza artificiale.
Sebbene SleepFM sia stato addestrato su dati clinici complessi, l’obiettivo
finale è rendere questa tecnologia disponibile per tutti. In futuro, ad esempio,
i dati raccolti dallo smartwatch potranno essere analizzati da una versione
“light” di questo algoritmo. La sfida, tuttavia, non è solo tecnologica ma anche
etica e psicologica: siamo pronti a sapere oggi di quale malattia potremmo
ammalarci tra vent’anni? Per i medici, la risposta è un sì convinto, purché
questo porti a una prevenzione mirata. Sapere di essere a rischio per una
patologia cardiaca permette di cambiare stile di vita e cure decenni prima
dell’evento critico.
L'articolo Una nuova Intelligenza artificiale prevede con 10 anni di anticipo
oltre 130 malattie e il rischio di morte analizzando una sola notte di sonno:
ecco come funziona proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dopo i 65 anni la doccia quotidiana smette di essere una buona abitudine
automatica e diventa una scelta da calibrare. Con l’età la pelle cambia: produce
meno sebo, si assottiglia, perde acqua più facilmente. Il risultato è che
lavaggi troppo frequenti – soprattutto con acqua molto calda e detergenti
aggressivi – possono fare più danni che benefici, aumentando secchezza, prurito,
microlesioni e il rischio di infezioni cutanee. La domanda, quindi, non è se
lavarsi, ma come e quanto spesso farlo quando la pelle diventa più fragile e
vulnerabile. A spiegare cosa accade davvero alla cute che invecchia è la
professoressa Pucci Romano, dermatologa e presidente di Skineco, Associazione
scientifica internazionale di ecodermocompatibili. “Con il passare del tempo la
pelle cambia e la barriera dello strato corneo – spiega l’esperta – l’ultimo
strato, quello che opponiamo al mondo esterno, produce meno sebo e trattiene
meno acqua. Se il lavaggio non è adeguato e non viene fatto nel modo corretto,
può peggiorare condizioni che con l’età diventano piuttosto frequenti”.
NESSUNO È ESCLUSO
Il problema, però, non riguarda solo gli anziani.
“Di fatto, lavarsi troppo spesso danneggia il film idrolipidico, il pH e il
microbiota cutaneo, che sono i veri protagonisti della barriera della pelle, a
qualsiasi età. Ma con gli anni il danno pesa di più. Acqua troppo calda,
detergenti aggressivi – in particolare quelli ricchi di solfati e che fanno
molta schiuma – possono compromettere questa barriera, che poi ha bisogno di
tempo per ripristinarsi. Da giovani la pelle recupera in fretta, con l’età fa
molta più fatica”.
Esiste allora una frequenza ideale di doccia dopo i 65 anni e valida per tutti?
“Non c’è una regola valida per tutti: la frequenza va sempre personalizzata in
base al tipo di pelle, allo stile di vita e alla stagione. Se si fa attività
fisica o d’estate, quando si suda di più, è normale lavarsi più spesso. In
inverno, invece, soprattutto se la pelle è molto secca, si può ridurre la
frequenza e ricorrere anche a una detersione ‘a pezzi’, limitata alle zone che
ne hanno davvero bisogno”.
ERRORI DA EVITARE
Tra gli errori più comuni tra gli over 65 ci può essere un eccesso di zelo e
cattive abitudini sotto la doccia?
“Sì, acqua troppo calda, docce lunghe, spugne abrasive e detergenti ‘sgrassanti’
sono nemici della pelle matura”.
Un segnale chiaro che si sta esagerando?
“Quando la pelle tira, prude, si arrossa o si screpola”.
LA STRATEGIA SEMPLICE PER PROTEGGERE LA PELLE
Quali regole osservare per preservare la nostra cute?
“Una buona abitudine può essere applicare prima della doccia un leggero
massaggio con un olio vegetale, seguito da un detergente molto delicato. Questo
aiuta a preservare il film idrolipidico e a impedire che la barriera cornea si
danneggi”.
Il discorso diventa però più delicato negli anziani fragili o con patologie
croniche.
“Dermatite atopica, psoriasi, diabete e altre condizioni, più frequenti con
l’età, interferiscono anche con la detersione. In questi casi il consiglio non è
smettere di lavarsi solo perché si hanno più di 65 anni: sarebbe un pessimo
messaggio. In altre parole, il punto non è aumentare o ridurre drasticamente le
docce, ma cambiare approccio. Non bisogna lavarsi di più, ma lavarsi meglio.
Riducendo la temperatura dell’acqua, il tempo di esposizione e scegliendo
prodotti adeguati: la pelle ringrazia. Anche dopo i 65 anni!”.
L'articolo Fare una doccia al giorno fa male dopo i 65 anni, ecco perché. I
consigli della dermatologa Pucci Romano: “In inverno meglio lavarsi a pezzi”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il caso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara, 15 anni, morte in
pochi giorni dopo essere state ricoverate per sospetta intossicazione alimentare
a Campobasso, rimane un enigma. Nonostante gli esami negativi sui campioni di
alimenti e le analisi svolte dal Centro antiveleni, la causa che ha portato alla
tragedia non è ancora chiara. A dieci giorni dal ricovero, il caso resta un
mistero, con gli investigatori ancora al lavoro per comprendere cosa possa aver
provocato la morte di madre e figlia. Sono “negativi” gli esami tossicologici e
microbiologici effettuati allo Spallanzani sul padre e l’altra figlia. Si
attende quindi con ansia una risposta dalle autopsie.
IL MIGLIORAMENTO DI GIANNI DI VITA E LE ATTESE PER I FUNERALI
Nel frattempo, dopo giorni di ricovero presso l’ospedale Spallanzani di Roma,
Gianni Di Vita, il marito e padre delle vittime, è stato dimesso. Le sue
condizioni sono migliorate, e i medici dell’ospedale romano, specializzato in
malattie infettive, hanno dato il via libera per il suo ritorno a casa in
Molise. La sua dimissione segna un passaggio significativo nella vicenda, poiché
solo con il suo ritorno sarà possibile fissare i funerali di Antonella e Sara,
la cui morte ha sconvolto la piccola comunità di Pietracatella, in provincia di
Campobasso, dove si svolgeranno le esequie. Nei prossimi giorni verrà proclamato
anche il lutto cittadino per commemorare la tragedia.
IL DOLORE DEI COMPAGNI DI SARA E LE INDAGINI IN CORSO
Mercoledì 7 gennaio è stato un giorno particolarmente difficile per i compagni
di scuola di Sara, che ha frequentato il liceo classico ‘Mario Pagano’ di
Campobasso. La comunità scolastica ha annunciato che ricorderà la ragazza nei
prossimi giorni, ma la sua perdita è già pesante, come testimoniano le parole
degli amici e dei docenti che l’hanno conosciuta. Nel frattempo, le indagini per
fare luce sulle circostanze che hanno causato la morte di madre e figlia vanno
avanti. Gli investigatori stanno cercando di incrociare informazioni provenienti
da diverse fonti, tra cui l’esito delle autopsie, gli accertamenti effettuati
dal Centro antiveleni, gli esami sugli alimenti e i test negativi eseguiti
all’ospedale Spallanzani di Roma. Un ruolo importante nella risoluzione del caso
potrebbe spettare anche a Gianni Di Vita, che, essendo l’unico sopravvissuto,
potrebbe fornire dettagli cruciali per le indagini. Nelle prossime ore, il padre
delle vittime potrebbe essere sentito dalla Squadra Mobile per un ulteriore
contributo alla ricostruzione della tragedia.
I DUBBI SULLA CAUSA DELLA MORTE
Nonostante le analisi, che non hanno rivelato contaminazioni negli alimenti
consumati dalla famiglia, restano aperti diversi interrogativi sulla causa della
morte. I medici avevano inizialmente ipotizzato che l’intossicazione fosse la
causa, ma nessuna prova concreta è emersa per confermare tale teoria. L’assenza
di segni tipici di avvelenamento o di contaminazioni alimentari ha aggiunto
confusione a un caso già drammaticamente complesso. È possibile che ci siano
fattori esterni, o ancora sconosciuti, che abbiano giocato un ruolo nella
tragedia, ma al momento non ci sono risposte.
L'articolo Intossicazione a Campobasso, “esami tossicologi e microbiologici
negativi”. Dimesso il padre, resta l’enigma dei decessi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Quando ho scoperto di essere stata adottata sono svenuta”. A Storie al bivio,
Paola Caruso ha svelato le sensazioni provate dopo la notizia dell’adozione. Nel
salotto di Monica Setta, la showgirl ha raccontato di aver scoperto a 13 anni,
tramite una compagna di classe delle medie, di non essere biologicamente figlia
dei genitori che l’avevano cresciuta. Caruso ha raccontato di essere svenuta e
di avere chiesto delle spiegazioni ai genitori.
Davanti alle lacrime del padre, Paola ha deciso di non approfondire la
questione, comprendendo il dolore di chi l’ha cresciuta: “Non ho ricordi di
adozione, per me loro erano i miei genitori“. E ha sottolineato che “i figli
sono di chi li cresce”. La ricerca delle origini biologiche è arrivata molto
tempo dopo, a 30 anni. Caruso ha avuto un rapporto speciale con la madre
adottiva Wanda: “Chi mi ha dato i valori, chi mi è stata accanto quando stavo
male, è stata lei”. La donna è morta poche settimane fa. La scomparsa della
mamma ha segnato Paola, che ha dichiarato: “È stato un Natale difficile”. La
signora soffriva di Alzheimer e, negli ultimi mesi, la malattia le aveva tolto
anche la voglia di mangiare. Il giorno prima della sua morte si erano sentite al
telefono e Paola aveva promesso di andare a trovarla nei giorni successivi.
Caruso non ha avuto tempo per salutare un’ultima volta mamma Wanda.
LA SITUAZIONE DI MICHELINO
Paola Caruso ha parlato anche del figlio Michelino. La showgirl ha raccontato
con lucidità le difficoltà quotidiane legate alla situazione del bimbo, che
fatica a camminare dopo la lesione del nervo sciatico a seguito di una puntura
effettuata durante una vacanza con la mamma in Egitto. Michelino ha subito un
danno grave e permanente come aveva raccontato Caruso a Verissimo nel 2024: “Mi
sento impazzire. Non riesco a perdonarmelo. Mio figlio sta pagando per una
decisione che ho preso io”.
Il bimbo, nato nel 2019, ha subito un’operazione delicata negli Stati Uniti per
poter riprendere a camminare, un intervento durato ben sei ore. “Non guarirà mai
del tutto, non cammina bene” ha dichiarato la modella a Storie al bivio. Mamma
Paola ha raccontato di trarre energia dal figlio: “È molto più forte e
intelligente di me, mi supporta sempre. È cresciuto troppo velocemente e questa
è la cosa che mi fa più male”.
L'articolo “Quando ho scoperto di essere stata adottata sono svenuta. È morta
mia madre, è stato un Natale difficile. Michelino? Non guarirà mai del tutto”:
le confessioni di Paola Caruso proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo anni di relativa stabilità, le infezioni sessualmente trasmissibili stanno
tornando a crescere in modo preoccupante. In Italia e in Europa si registra un
aumento significativo di casi di gonorrea, sifilide e clamidia, mentre
riemergono patologie come il vaiolo delle scimmie (monkeypox) e infezioni
enteriche trasmesse per via oro-anale. L’allarme è stato rilanciato nel corso
del Congresso Nazionale della Società Italiana di Malattie Sessualmente
Trasmissibili (SIMaST), dove esperti e clinici hanno parlato esplicitamente di
una “nuova emergenza sanitaria” dovuta a una combinazione di fattori: ripresa
dei contatti sociali post-pandemia, riduzione degli screening e disattenzione
verso la prevenzione.
AUMENTO DEI CONTATTI OCCASIONALI
Ma dietro ai numeri si muovono anche cambiamenti profondi nei comportamenti e
nella percezione della sessualità, soprattutto tra i più giovani. “Possiamo
pensare che dopo la pandemia, c’è stato un ritorno alla socialità relazionale e
sessuale, anche attraverso un maggior utilizzo delle app di dating, e questo
potrebbe aver portato a un aumento dei contatti sessuali occasionali, spesso
senza adeguata protezione, come una sorta di amplificazione dopo la limitazione
dei contatti sociali – spiega al FattoQuotidiano.it la dottoressa Roberta Rossi,
Psicoterapeuta e Sessuologa presso l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma.
Abbiamo inoltre assistito a un abbassamento della percezione del rischio, in
particolare tra i giovani adulti, con sottovalutazione dei pericoli connessi a
un’attività sessuale, probabilmente legata a minore attenzione alla promozione
della salute sessuale. Non dobbiamo dimenticare infatti che durante la pandemia
c’è stata una riduzione degli screening e della sorveglianza sanitaria con
ritardi nelle diagnosi e un aumento dei casi sommersi. Direi che tutti questi
fattori possono aver contribuito a determinare lo stato attuale delle cose”.
DI FRONTE ALLE NUOVE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI
Si parla anche della comparsa o ri-emersione di malattie sessualmente
trasmissibili (IST) “non convenzionali” – come il vaiolo delle scimmie
(monkeypox) o infezioni enteriche trasmesse per via oro-anale nei rapporti
omosessuali uomini con uomini. In che modo, per un sessuologo, queste nuove
modalità di trasmissione cambiano le strategie di informazione e prevenzione che
proponiamo alla popolazione adulta?
“Serve una maggiore informazione basata su comportamenti reali, senza giudizio,
spiegando con chiarezza come alcune pratiche possano comportare rischi specifici
e come prevenirli, e un approccio più personalizzato e inclusivo, che tenga
conto del repertorio sessuale della persona. L’educazione alla sessualità
potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per far passare alcuni messaggi di
promozione della salute sessuale nella popolazione più giovane. Mentre per noi
operatori è fondamentale un aggiornamento continuo per mantenere un approccio
non stigmatizzante”.
IL GIUDIZIO PESA ANCORA TROPPO
Quali ostacoli – psicologici, culturali, sociali – riscontra di frequente nel
convincere le persone a sottoporsi volontariamente allo screening e che
strumenti potrebbero aiutare a superarli?
“Gli ostacoli più frequenti riguardano il timore di essere giudicati, a causa
della persistenza di stigma legati alle IST, ma anche al fenomeno della
negazione del rischio, soprattutto tra coppie stabili e tra chi crede che le IST
riguardino ‘alcuni gruppi’, alla mancata informazione legata anche alla poca
diffusione di programmi di promozione e prevenzione nelle scuole e non solo. Per
superare queste difficoltà, si possono programmare campagne di comunicazione che
associno lo screening non alla malattia ma alla cura e al rispetto di sé e del
partner. Diffondere un accesso facilitato ai test, anche anonimi e gratuiti, nei
consultori o con iniziative di test rapidi in luoghi frequentati dai giovani,
eventi, concerti, ecc., ma soprattutto avviare, anziché vietare, corsi di
educazione sessuale dove poter dialogare e promuovere la salute sessuale come
bene fondamentale della persona”.
PARLARSI SENZA IMBARAZZI
Con l’aumento delle IST, anche la dimensione relazionale e psicologica del
comportamento sessuale entra in campo con forza. Quali indicazioni darebbe per
proteggere la propria salute sessuale in un contesto dove le abitudini e le
modalità di incontro sono cambiate rispetto a qualche anno fa?
“Ritengo utile una comunicazione aperta e rispettosa tra partner, per affrontare
i temi della salute sessuale senza imbarazzi o timori di giudizio. Questo
aspetto comunicativo non va sottovalutato anche nelle relazioni occasionali;
anzi, può diventare un biglietto da visita importante per la fiducia e il
rispetto reciproco, a stretto contatto con l’utilizzo del preservativo,
ricordando che esiste anche quello femminile e sapendo che resta il metodo più
efficace contro la maggior parte delle IST. È importante sapere che sono
disponibili le vaccinazioni contro HPV, epatiti A e B, e monkeypox per le
persone ad alto rischio, ovviamente da valutare con un operatore sanitario”.
L'articolo “Le infezioni sessuali sono una nuova emergenza sanitaria in Italia,
c’entrano anche le app di dating. È importante parlarne senza imbarazzo con il
partner”: l’analisi e i consigli della sessuologa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ancora casi di legionella a Milano, dove una persona è morta a causa
dell’infezione: questa volta si teme un focolaio in zona San Siro, dove l’Ats
(l’azienda sanitaria locale) comunica che 11 casi “presentano fattori di rischio
predisponenti per l’infezione da legionella”, probabilmente malattie croniche o
un sistema immunitario debole. Di questi, “una persona è deceduta e,
attualmente, otto sono ricoverate”.
L’allerta è alta soprattutto dopo i casi precedenti registrati nell’area del
capoluogo lombardo, tra il comune di Corsico, nell’hinterland, e le case
popolari di via Rizzoli: sono state avviate le indagini per identificare
l’origine del contagio, sia nelle abitazioni delle persone colpite sia in altri
luoghi sospetti del quartiere.
L’infezione da legionella (legionellosi) avviene esclusivamente tramite
l’inalazione di micro-gocce contaminate e non da persona a persona: il batterio
prospera negli ambienti acquatici, soprattutto in reti idriche, serbatoi,
tubature, docce o climatizzatori.
L'articolo Legionella, nuovo focolaio a Milano: 11 casi a San Siro, un morto e
otto ricoveri proviene da Il Fatto Quotidiano.