Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” da Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda
sabato alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Andreas Muller. Durante la chiacchierata è
emerso anche un periodo di crisi personale: “Sì, ho avuto una sorta di
depressione. C’è stato un momento in cui ho visto completamente buio.
Sicuramente la popolarità, tra virgolette, ha giocato proprio a svantaggio
perché ha influenzato molto quello che già avevo, fino a quel punto non
risolto”.
“Io sono uno che maschera tanto nella vita, ho mascherato tanto, – ha affermato
– ma anche il tatuaggio stesso è stata una maschera. Io sono proprio una persona
semplice, con dei valori. E a un certo punto è crollato tutto il castello di
maschere. Non sapevo più se volevo ballare per il piacere di farlo, se volevo
continuare a ballare perché avevo vinto un programma televisivo e quindi dovevo
per forza continuare a essere quell’Andreas”.
Emerge anche il rapporto con il fratello, che ha avuto un ruolo determinante nel
suo avvicinamento alla danza: “Lui era il ballerino di casa, lui ha sempre
ballato fin da quando era piccolo… In realtà è la sua passione, non è mai stata
la mia. Ovviamente la reazione di un ragazzo a quell’età… Tutto volevo sentire
tranne mio fratello che insisteva nel dirmi di venire a fare danza… Puoi
rispondere: è una cosa da femmine. L’ho detto, assolutamente sì”.
Ma poi la madre ha fatto ragionare Andreas :”Mi ha preso in disparte e mi ha
detto: Fallo felice Daniel, oggi non lo capisci, domani magari realizzerai il
fatto che tuo fratello è diverso ma speciale“. Il resto è storia.
L'articolo “Mio fratello voleva assolutamente che io facessi danza, ma gli
rispondevo che era roba da femmine. Ho avuto una sorta di depressione”: parla
Andrea Muller proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rocco Papaleo si racconta a “Ciao Maschio” di Nunzia De Girolamo, nella puntata
in onda sabato alle 17.05 su Rai 1, e ricorda il momento in cui è entrato in
contatto con il mondo della tv: “Mi ricordo il giorno che è arrivata la
televisione, avrò avuto due o tre anni. Era come se fosse arrivato qualcosa di
straordinario: sono uscito di casa per andare ad avvisare una vicina con cui
avevo un grande rapporto. In fondo, ha cambiato davvero le nostre vite. Non
pensavo potesse diventare un lavoro. Ero vivace, sì, ma non immaginavo che
quella vivacità potesse trasformarsi in una professione”.
Spazio anche al rapporto con la madre, figura centrale nella sua crescita: “Era
una donna ansiosa, molto attenta. Se tardavo anche solo cinque minuti, partiva
una sorta di task force per cercarmi. Però non mi ha mai tarpato le ali, anzi:
era anche molto simpatica”.
E sempre con la madre l’attore e regista si è recato una volta a Lourdes: “Era
andata lì sanissima e si è rotta una gamba. Quando le dissi: ‘Ma Lourdes non
funziona?’, lei mi rispose con una battuta incredibile: ‘La Madonna mi ha dato
un tetto… Chissà cosa mi doveva succedere’. È la forza della fede”.
E ancora, sempre a proposito della figura dei genitori: “Sono stato un padre
debole, forse fin troppo accondiscendente. Oggi mio figlio è grande, abbiamo un
bellissimo rapporto, ma quando era piccolo probabilmente non ho detto tutti i
“no” che avrei dovuto”.
L'articolo “Mamma era ansiosa. Se tardavo anche 5 minuti, partiva la task force
per cercarmi. Era andata a Lourdes sanissima e si è rotta una gamba”: così Rocco
Papaleo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ivan Zazzaroni, ospite a Ciao maschio nella puntata in onda il 14 marzo alle
17.05 su Rai 1, torna su una vicenda che lo ha segnato professionalmente e
umanamente: quella legata alla malattia dell’amico Siniša Mihajlović. “Non so se
sia stato un errore, ma l’ho pagato tanto” dice a Nunzia De Girolamo. “Quando
Sinisa scoprì la leucemia io scrissi soltanto un messaggio molto semplice:
‘Forza Sinisa, forza guerriero’. Era una cosa sentita, perché eravamo amici da
vent’anni”. Eppure il giorno seguente la situazione degenerò. “Qualcuno sui
social iniziò a dire che avevo sfruttato quella storia per vendere copie del
giornale. Si scatenò una polemica e lui stesso disse che lo aveva scioccato
buttare vent’anni di amicizia per uno scoop. Ma quello non era uno scoop: avevo
scritto solo che non stava bene e che avrebbe fatto degli esami”.
LA VICENDA DELLA MALATTIA DI MIHAJLOVIĆ
Secondo Zazzaroni, quella polemica fu alimentata anche da qualcuno del suo
stesso ambiente professionale. “Un collega del mondo del calcio ha buttato
benzina sul fuoco proprio in un momento in cui Sinisa era comprensibilmente
fragile”. Una vicenda che, ammette nel salotto di De Girolamo, ha lasciato un
segno. “Quella storia l’ho pagata per anni, perché è stata usata spesso contro
di me. Poi con lui si è chiarito quasi subito: ci siamo scritti, ci siamo
mandati dei cuori. Però quella vicenda per me è stata una ferita“.
IL LEGAME CON LA MADRE
Nel corso dell’intervista, il giornalista e direttore del Corriere dello Sport
si apre anche su uno dei dolori più recenti della sua vita: la scomparsa della
madre. “La cosa che mi manca di più sono le telefonate, le abitudini. Viveva a
Bologna e quindi negli ultimi anni ci vedevamo meno, ma avevamo un rapporto
straordinario. È stata una mamma che mi ha amato in modo totalmente acritico:
per lei ero sempre il più bello, il più bravo, il più intelligente”. Tra di loro
c’era un altro rito di cui oggi Zazzaroni sente la mancanza: “Mi chiamava sempre
prima di andare in onda a Ballando. Lo seguiva e mi mandava emoticon
divertentissime: a 85 anni mandava emoji come un bambino di quattro anni, con
leoni e animali. L’ultima volta che l’ho sentita mi ha detto: ‘Ivan, sto
benissimo, sono venti giorni che non sto così bene’. Il pomeriggio mi ha
chiamato mio fratello per dirmi che era morta. In quel momento non ci ho più
visto”.
L'articolo “Mi hanno accusato di aver sfruttato la malattia di Mihajlovic per
vendere copie del mio giornale. Ho pagato quella storia per anni”: lo sfogo di
Ivan Zazzaroni proviene da Il Fatto Quotidiano.
“A un certo punto ho capito che il sistema mi stava stretto. Le persone spesso
cambiano radicalmente quando la loro vita non le soddisfa più”. Nicolas
Vaporidis si racconta a Ciao maschio nella puntata in onda sabato 14 marzo alle
17.05 su Rai 1. Tra i temi principali, l’addio al cinema: “Io avevo cercato nel
cinema qualcosa che riempisse quella spinta verso qualcosa di bello e felice, e
lo è stato per molti anni”. Poi qualcosa è cambiato, e a Nunzia De Girolamo
spiega il momento in cui ha capito che quel mondo, dopo vent’anni, non lo
rendeva più felice come un tempo. Durante il Covid la pausa di riflessione che
gli ha fatto aprire gli occhi: “Quando mi sono fermato ho realizzato con grande
lucidità che forse quel periodo della mia vita era terminato, o comunque non mi
dava più la stessa felicità dei primi anni. Avevo bisogno di fare altro”.
LA PATERNITÀ
Oggi Vaporidis si prepara ad affrontare un’esperienza che gli cambierà
inevitabilmente la vita: diventare padre. “La vivo come un uomo che ancora non
lo sa davvero. Ho un’idea molto chiara di cosa significhi, ma mi manca ancora
quel click di cui tutti parlano, quel momento in cui ti mettono tuo figlio tra
le braccia e capisci davvero che la tua vita è cambiata”.
IL RAPPORTO CON IL PADRE
Con Nunzia De Girolamo, l’attore parla anche della propria infanzia e del
rapporto con la figura paterna. “Sono stato più nipote che figlio. La figura
maschile di riferimento per me è stata mio nonno, che è stato una guida durante
tutta la mia infanzia”. Diverso invece il rapporto con il padre: “Non ho mai
avuto una relazione padre-figlio con lui. Non c’era fisicamente e quella
mancanza mi ha portato a cercare altri riferimenti maschili nella mia vita”.
L'articolo “Il cinema non mi rendeva più felice, ero insoddisfatto. Con mio
padre nessun rapporto, la sua mancanza è stata riempita da mio nonno”: così
Nicolas Vaporidis proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È un miracolo che io sia vivo. Ho fatto dei disastri ambientali gravi“. Lo
rivela Enrico Melozzi, direttore d’orchestra e compositore, ospite di Nunzia De
Girolamo a “Ciao Maschio“, nella puntata in onda sabato 21 febbraio alle 17.05
su Rai 1.
I DISASTRI AMBIENTALI DI MELOZZI
Una giovinezza decisamente inquieta per Melozzi, volto noto dell’orchestra del
Festival di Sanremo. “Una volta ho sversato per sbaglio 15mila litri di olio
esausto in un fiume” racconta nel salotto di De Girolamo, “Ho lanciato oggetti
dalla finestra per calcolare il tempo di caduta e ho colpito una bambina. Volevo
buttarmi con una busta di plastica come fosse un paracadute. Ero un cartone
animato”.
UN SOGNO CHIAMATO SANREMO
L’amore per la musica gli ha permesso di incanalare le sue energie. L’obbiettivo
era arrivare a Sanremo: “Ero appassionato del maestro Vessicchio che dirigeva
Elio e le Storie Tese, il mio gruppo del cuore. Volevo fondere tutte le mie
anime in un’unica orchestra: i violini, il corno francese, l’arpa, ma anche le
chitarre elettriche e l’elettronica. Era l’orchestra dove potevo esprimermi
davvero”, spiega, come riporta Il Mattino.
L’INQUIETUDINE SENTIMENALE
Infine, interrogato sulla vita sentimentale, fa sapere: “Sì, sono single. Non so
per quale motivo, probabilmente perché è giusto così. Quando sono solo mi manca
una persona accanto, quando sono con una persona mi manca la solitudine. È
un’inquietudine continua. Faccio in modo che mi lascino, poi sto male perché mi
hanno lasciato. E ricomincio tutto da capo”.
L'articolo “Ho fatto disastri ambientali gravi, ho sversato 15mila litri di olio
esausto in un fiume e lanciato oggetti dalla finestra colpendo una bambina”: le
parole di Enrico Melozzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sanremo è stato un grande punto di svolta, perché da lì ho davvero capito di
aver bisogno di aiuto, di essere malato“. Chi parla è Rosa Chemical, ospite di
Nunzia De Girolamo a “Ciao Maschio“, nella puntata in onda sabato 21 febbraio
alle 17.05 su Rai 1. L’artista ripercorre il momento che ha segnato uno
spartiacque nella sua carriera: la partecipazione al Festival di Sanremo del
2023. Una tappa sicuramente importante a livello professionale, ma che si è
rivelata fondamentale anche sul piano privato, sebbene gli abbia ‘sbattuto’ in
faccia una cruda realtà.
ROSA CHEMICAL RACCONTA LA DEPRESSIONE
“Il Festival per me è stata la svolta, il punto più alto della mia carriera”
racconta Rosa Chemical a Nunzia De Girolamo. “Da artista noto nell’underground
sono diventato mainstream. Devo tutto ad Amadeus, al Festival: gli devo molto.
Ma non ero pronto al caos mediatico che è successo dopo“. Una volta calato il
sipario sul teatro Ariston, il cantante ha affrontato un periodo difficile:
“Sono andato in depressione. Sanremo è stato un grande punto di svolta, perché
da lì ho davvero capito di aver bisogno di aiuto, di essere malato”.
Un “mostro”, come lo chiama lui, che non è nato con il Festival, ma che la
kermesse gli ha forse permesso di guardare in faccia: “Questo mostro nella mia
vita c’è sempre stato. Il punto è che non mi sono mai curato, pensavo di non
aver bisogno di chiedere aiuto. Ora mi sto curando e sto molto meglio. Avrei
dovuto iniziare prima”.
IL BACIO CON FEDEZ
Inevitabile anche parlare del bacio con Fedez sul palco sanremese. Nessun
pentimento a tal proposito, come conferma lo stesso Rosa Chemical: “Sì, lo
rifarei. Se in quel momento l’ho fatto, significa che per me era giusto farlo“.
Ciononostante, alcune critiche, incluse quelle di Renato Zero, lo hanno toccato:
“Un po’ mi è dispiaciuto, devo essere sincero. Però me ne sono fatto una
ragione”. Infine, sulle polemiche che hanno coinvolto Chiara Ferragni e Fedez
dopo il Festival, l’artista è netto: “Se due persone si lasciano non è per un
bacio sul palco. Non mi sento assolutamente responsabile”.
L'articolo “A Sanremo ho capito di essere malato, ero depresso e non pensavo di
aver bisogno di aiuto. Il bacio con Fedez? Era giusto farlo”: Rosa Chemical si
racconta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Enzo Paolo Turchi è ospite a “Ciao Maschio“, condotto da Nunzia De Girolamo, in
onda oggi sabato 7 febbraio alle 17.05 su Rai 1. Il coreografo si è raccontato a
tutto tondo, parlando anche delle paure che lo accompagnano: “Col passare degli
anni ti avvicini sempre di più alla fine di un percorso.- ha affermato – E il
paradosso è che in questo momento il mio percorso è bellissimo. Io oggi sono
felice, ho tutto quello che desideravo“.
L’infanzia del coreografo non è stata facile: “In casa non avevamo nemmeno la
luce. Quel buio mi ha lasciato paura e tristezza. Ancora oggi ho paura di
restare solo. Ci resto, perché ormai sono grande, ma mi fa stare male perché mi
ricorda un passato che volevo dimenticare. Con l’età, però, viene tutto fuori”.
“Il perdono più complicato è stato quello verso i miei genitori. – ha continuato
– Solo oggi ho capito la sofferenza che avevano. Da bambino mi dava fastidio
persino sentire le parole ‘mamma’ e ‘papà’. Mio padre l’ho visto pochissime
volte e in casa c’erano scene molto brutte. Io mi nascondevo sotto un tavolo
mentre loro litigavano. È un ricordo durissimo, una cosa che non dovrebbe mai
appartenere a un bambino”.
Ma l’amore con Carmen Russo ha cambiato tutto: “Io la mia vita non la vedo senza
Carmen. Lei è una donna che può sembrare fragile, ma con me è fortissima. Mi ha
dato una forza incredibile. Per me è stata tutto. Il tradimento per me è
imperdonabile, perché è una mancanza di rispetto. Se qualcosa non va, si parla
prima. Se ami davvero una persona e un giorno trova qualcosa che la fa stare
meglio, io soffro, certo, ma sono felice per lei. L’amore è anche questo:
rispetto reciproco, anche quando fa male”.
L'articolo “In casa non avevamo nemmeno la luce e c’erano scene molto brutte.
Quel buio mi ha lasciato paura e tristezza. Mi nascondevo quando i miei
litigavano”: così Enzo Paolo Turchi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Enrico Montesano è stato ospite di Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini a
“Maschio Selvaggio” su Rai Radio 2. Nel corso della conversazione, è emersa
anche una precisazione rispetto ad alcune narrazioni sul rapporto con Gigi
Proietti, spesso raccontato come conflittuale. “Questa è una leggenda
metropolitana”, ha chiarito. E ha aggiunto: “Se vi fa piacere abbiamo litigato,
ma non è vero, non abbiamo litigato mai”. Montesano ha invece parlato di “una
sana rivalità, ma per far vincere la squadra”, ricordando l’energia creativa di
un’epoca in cui il talento circolava e si misurava dentro un gioco collettivo.
Tra i successi del percorso artico record televisivo legato a Fantastico 1988,
spiegando che a posteriori avrebbe fatto scelte diverse: “Lì ho fatto un
errore”, ha ammesso, ricostruendo il clima dell’epoca: “All’epoca per noi attori
di cinema, la televisione era una deminutio”. E ha concluso con un rimpianto
dichiarato apertamente: “Invece Fantastico dovevo farlo anche l’anno dopo. Sarei
potuto diventare un conduttore presentatore televisivo… E invece ora, (chiude
con ironia,ndr), devo andare a fare serate di qua e di là con la valigia”.
Parlando del rapporto con il tempo ‘’Da una parte aiuta il tempo che passa,
perché sublima certe cose, smussa certe asperità, ma da un’altra parte tu dici
“La vecchiaia è bella, peccato che duri poco”.
Spazio, durante l’intervista, è stato dedicato al cinema contemporaneo e agli
incassi italiani, con un passaggio su Checco Zalone. Montesano ha sottolineato
il valore generale di un successo al botteghino: “Quando un film italiano
incassa dobbiamo fare festa perché va bene per tutto il cinema italiano”. Allo
stesso tempo, ha precisato di non aver visto il film ‘’Buen Camino’’ e di aver
letto soprattutto dei grandi incassi, osservando che gli piacerebbe che qualcuno
parlasse di più del film e di com’è davvero, e non soltanto dei numeri.
Ricordando la “densità” di talento del cinema di un’epoca irripetibile,
Montesano ha collocato la sua generazione: “Io sono un comico di mezzo”,
spiegando: “Sopra di noi c’erano Mastroianni, Sordi, Manfredi, Tognazzi e
Gassman… Era dura sfondare”.
L'articolo “Un rimpianto? Sarei potuto diventare conduttore televisivo e invece
devo andare a fare serate di qua e di là con la valigia”: così Enrico Montesano
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato
3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Memo Remigi che ha raccontato una vita
sentimentale complessa, segnata da relazioni importanti e decisioni mai facili.
Parlando del suo rapporto con sua moglie Lucia, ricorda come la loro storia sia
stata spesso oggetto di commenti e giudizi: “Sì, una vita complessa. Quando le
chiedevano ‘Lucia, come va il matrimonio?’, lei rispondeva sempre: ‘Fra alte e
basse'”.
E ancora: “Sono sempre stato molto responsabile. Non ho mai fatto soffrire le
compagne che ho avuto vicino a me, soprattutto con loro non ho mai formato una
famiglia”.
Spiega come, di fronte alla prospettiva del matrimonio, spesso abbia fatto un
passo indietro: “Nel momento in cui mi chiedevano di sposarmi, io non riuscivo a
‘quagliare’. Avevo già un figlio che per me era ed è tuttora la cosa più
importante. E c’era Lucia, che mi ha sempre lasciato una porta aperta“.
Una delle relazioni più delicate della sua vita, è stata quella con Barbara
d’Urso, conosciuta quando lei aveva diciannove anni: “Parliamo di periodi
giurassici, più di quarant’anni fa. È stato un grande amore, sì, un amore vero,
bello e anche molto pulito. Io avevo vent’anni più di lei, anche se non li
dimostravo”. Un rapporto vissuto “con rispetto e intensità”, durata quattro
anni, nata a Milano, poco dopo l’arrivo di lei da Napoli: “Ci siamo incontrati
lì, a Milano, e io stavo iniziando a farmi una strada. È nata così questa
storia”.
Una decisione presa non senza qualche conseguenza: “In quel periodo mia moglie
mi ha buttato fuori di casa…”.
L'articolo “La storia d’amore con Barbara D’Urso? Avevo 20 anni più di lei,
anche se non li dimostravo. Mia moglie mi aveva buttato fuori di casa”: lo
confessa Memo Remigi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato
3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Walter Nudo che ha ripercorso
un’infanzia segnata da fragilità e incomprensioni.
“Balbettavo quando avevo cinque anni, sono dislessico – ha affermato – e l’ho
scoperto solo dieci anni fa. Da piccolo pensavo solo di essere un po’ più
stupido degli altri. Non socializzavo, venivo preso in giro. La mia infanzia è
stata tosta, una vera sfida”. Un disagio che, a soli dodici anni, lo porta a
pensieri estremi: “C’è stato un momento in cui credevo che il mondo fuori
sarebbe stato migliore anche senza di me”.
A segnare profondamente la sua crescita è soprattutto il rapporto con la madre,
una donna che, racconta Nudo, aveva rinunciato ai propri sogni: “Col tempo ho
capito che era un’artista mancata, che forse non ha fatto la vita che voleva. Ma
allora ero solo un bambino che voleva essere visto da sua madre. Le ferite più
forti arrivano dai genitori. Dal non essere visti. Quando mamma o papà omettono,
vuol dire che non esistiamo”.
E ancora: “Con tutte le donne che ho avuto, io cercavo mia mamma. C’è stato un
periodo in cui il sesso è stato una droga per me. Andavo con una donna e poi non
volevo più vederla. Anche con tre o quattro donne in poche ore. Era un rifiuto”.
Un modo, oggi lo riconosce, per riprendere un potere perduto: “È come se i
nostri genitori ci avessero tolto il potere di essere noi stessi. Io cercavo di
riprendermelo così. Ho chiesto scusa a tutte le donne che ho avuto nella mia
vita. Erano un mezzo per compensare quella ferita. Quando realizzi una cosa, hai
il dovere di alzarti in piedi e dirlo”.
L'articolo “C’è stato un periodo in cui il sesso è stato una droga per me,
andavo anche con 3/4 donne in poche ore. In fondo cercavo mia mamma”: lo
confessa Walter Nudo proviene da Il Fatto Quotidiano.