Enrico Montesano è stato ospite di Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini a
“Maschio Selvaggio” su Rai Radio 2. Nel corso della conversazione, è emersa
anche una precisazione rispetto ad alcune narrazioni sul rapporto con Gigi
Proietti, spesso raccontato come conflittuale. “Questa è una leggenda
metropolitana”, ha chiarito. E ha aggiunto: “Se vi fa piacere abbiamo litigato,
ma non è vero, non abbiamo litigato mai”. Montesano ha invece parlato di “una
sana rivalità, ma per far vincere la squadra”, ricordando l’energia creativa di
un’epoca in cui il talento circolava e si misurava dentro un gioco collettivo.
Tra i successi del percorso artico record televisivo legato a Fantastico 1988,
spiegando che a posteriori avrebbe fatto scelte diverse: “Lì ho fatto un
errore”, ha ammesso, ricostruendo il clima dell’epoca: “All’epoca per noi attori
di cinema, la televisione era una deminutio”. E ha concluso con un rimpianto
dichiarato apertamente: “Invece Fantastico dovevo farlo anche l’anno dopo. Sarei
potuto diventare un conduttore presentatore televisivo… E invece ora, (chiude
con ironia,ndr), devo andare a fare serate di qua e di là con la valigia”.
Parlando del rapporto con il tempo ‘’Da una parte aiuta il tempo che passa,
perché sublima certe cose, smussa certe asperità, ma da un’altra parte tu dici
“La vecchiaia è bella, peccato che duri poco”.
Spazio, durante l’intervista, è stato dedicato al cinema contemporaneo e agli
incassi italiani, con un passaggio su Checco Zalone. Montesano ha sottolineato
il valore generale di un successo al botteghino: “Quando un film italiano
incassa dobbiamo fare festa perché va bene per tutto il cinema italiano”. Allo
stesso tempo, ha precisato di non aver visto il film ‘’Buen Camino’’ e di aver
letto soprattutto dei grandi incassi, osservando che gli piacerebbe che qualcuno
parlasse di più del film e di com’è davvero, e non soltanto dei numeri.
Ricordando la “densità” di talento del cinema di un’epoca irripetibile,
Montesano ha collocato la sua generazione: “Io sono un comico di mezzo”,
spiegando: “Sopra di noi c’erano Mastroianni, Sordi, Manfredi, Tognazzi e
Gassman… Era dura sfondare”.
L'articolo “Un rimpianto? Sarei potuto diventare conduttore televisivo e invece
devo andare a fare serate di qua e di là con la valigia”: così Enrico Montesano
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato
3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Memo Remigi che ha raccontato una vita
sentimentale complessa, segnata da relazioni importanti e decisioni mai facili.
Parlando del suo rapporto con sua moglie Lucia, ricorda come la loro storia sia
stata spesso oggetto di commenti e giudizi: “Sì, una vita complessa. Quando le
chiedevano ‘Lucia, come va il matrimonio?’, lei rispondeva sempre: ‘Fra alte e
basse'”.
E ancora: “Sono sempre stato molto responsabile. Non ho mai fatto soffrire le
compagne che ho avuto vicino a me, soprattutto con loro non ho mai formato una
famiglia”.
Spiega come, di fronte alla prospettiva del matrimonio, spesso abbia fatto un
passo indietro: “Nel momento in cui mi chiedevano di sposarmi, io non riuscivo a
‘quagliare’. Avevo già un figlio che per me era ed è tuttora la cosa più
importante. E c’era Lucia, che mi ha sempre lasciato una porta aperta“.
Una delle relazioni più delicate della sua vita, è stata quella con Barbara
d’Urso, conosciuta quando lei aveva diciannove anni: “Parliamo di periodi
giurassici, più di quarant’anni fa. È stato un grande amore, sì, un amore vero,
bello e anche molto pulito. Io avevo vent’anni più di lei, anche se non li
dimostravo”. Un rapporto vissuto “con rispetto e intensità”, durata quattro
anni, nata a Milano, poco dopo l’arrivo di lei da Napoli: “Ci siamo incontrati
lì, a Milano, e io stavo iniziando a farmi una strada. È nata così questa
storia”.
Una decisione presa non senza qualche conseguenza: “In quel periodo mia moglie
mi ha buttato fuori di casa…”.
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anche se non li dimostravo. Mia moglie mi aveva buttato fuori di casa”: lo
confessa Memo Remigi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato
3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Walter Nudo che ha ripercorso
un’infanzia segnata da fragilità e incomprensioni.
“Balbettavo quando avevo cinque anni, sono dislessico – ha affermato – e l’ho
scoperto solo dieci anni fa. Da piccolo pensavo solo di essere un po’ più
stupido degli altri. Non socializzavo, venivo preso in giro. La mia infanzia è
stata tosta, una vera sfida”. Un disagio che, a soli dodici anni, lo porta a
pensieri estremi: “C’è stato un momento in cui credevo che il mondo fuori
sarebbe stato migliore anche senza di me”.
A segnare profondamente la sua crescita è soprattutto il rapporto con la madre,
una donna che, racconta Nudo, aveva rinunciato ai propri sogni: “Col tempo ho
capito che era un’artista mancata, che forse non ha fatto la vita che voleva. Ma
allora ero solo un bambino che voleva essere visto da sua madre. Le ferite più
forti arrivano dai genitori. Dal non essere visti. Quando mamma o papà omettono,
vuol dire che non esistiamo”.
E ancora: “Con tutte le donne che ho avuto, io cercavo mia mamma. C’è stato un
periodo in cui il sesso è stato una droga per me. Andavo con una donna e poi non
volevo più vederla. Anche con tre o quattro donne in poche ore. Era un rifiuto”.
Un modo, oggi lo riconosce, per riprendere un potere perduto: “È come se i
nostri genitori ci avessero tolto il potere di essere noi stessi. Io cercavo di
riprendermelo così. Ho chiesto scusa a tutte le donne che ho avuto nella mia
vita. Erano un mezzo per compensare quella ferita. Quando realizzi una cosa, hai
il dovere di alzarti in piedi e dirlo”.
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andavo anche con 3/4 donne in poche ore. In fondo cercavo mia mamma”: lo
confessa Walter Nudo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Simone Di Pasquale si è raccontato nell’ultima puntata di “Ciao Maschio”, ospite
di Nunzia De Girolamo sabato 13 dicembre su Rai 1. Il ballerino ha ricordato
l’incontro che ha cambiato il suo percorso professionale, quello con Natalia
Titova.
“Avevo 18 anni. Avevo cambiato molte ballerine perché si stancavano di una vita
fatta solo di competizioni e anche per i ritmi serrati tutti i giorni, weekend
compresi. Un coreografo inglese ci mise in contatto. Ci scrivevamo con i fax. Ci
siamo dati appuntamento il 18 gennaio 1998. Lei arrivò da Mosca e io la
aspettavo a Fiumicino con un cartello perché non la conoscevo”.
Da quell’incontro nasce un sodalizio artistico destinato a durare anni:: “È
iniziata una meravigliosa carriera fatta insieme, che ci ha dato tantissime
opportunità“. Un rapporto professionale diventato anche una storia personale:
“Siamo stati insieme quasi sette anni anche come coppia nella vita. Poi ci siamo
separati, ma è rimasto un legame forte. Abbiamo capito che ciò che ci legava non
magari era un vero amore, ma era anche la condivisione di un sogno. Oggi abbiamo
un rapporto bellissimo”.
Poi il boom con “Ballando con le Stelle”: “Avevamo iniziato con quattro puntate.
Poi sono diventate cinque, sei, sette. Solo quando siamo usciti dagli studi e la
gente ci correva dietro per le foto abbiamo capito la forza della televisione e
di questo programma”.
Poi un altro aneddoto, stavolta doloroso: “Il giorno del funerale di mia madre
sono andato in scena a ‘Ballando’. Mia mamma è sempre stata una grande
lavoratrice, una donna che ha resistito a tutto. Lei e mio padre mi hanno
trasmesso la passione per il ballo. Ho sentito che dovevo esserci. Dentro ti
senti strappare tutto quanto. Non è stato per niente facile.Mi avevano messo
nelle condizioni di restare a casa, ma non avrebbe avuto senso“.
L'articolo “Quello che ci legava con Natalia Titova non era un vero amore ma era
anche la condivisione di un sogno”: così Simone Di Pasquale sull’ex fidanzata
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