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“Vannacci si fa vedere in questo modo virile… Sarà come Mussolini? Sarebbe da capire, perché ha a che fare con l’insicurezza”: le parole di Marina La Rosa a E’ sempre cartabianca e l’imbarazzo in studio
“Vannacci danneggerà più Salvini o Meloni?“, ha chiesto Bianca Berlinguer a Marina La Rosa, ex concorrente del Grande Fratello e opinionista del talk di Rete 4 “È sempre CartaBianca“. Un tema di stretta attualità, dopo la rottura tra il Generale e la Lega, ma La Rosa ha deciso di soffermandosi su altri aspetti e paragoni: “Vorrei dire solo una cosa su questi movimenti autoritari, come quello ci si approccerà a fare che è Futuro Nazionale, in realtà mascherano spesso questa insicurezza con una enfasi muscolare, non a caso Mussolini per esempio si faceva ritrarre a petto nudo per mostrare i muscoli”. “Anche Vannacci si fa vedere in questo modo virile, ci sono tutte queste analogie non casuali come questo forte senso nazionale, abolire tutto ciò che è diverso però sarebbe interessante scoprire anche se Vannacci ha un’altra caratteristica uguale a Mussolini. C’è stata, sembrerebbe, l’autopsia sul corpo di Mussolini – ha continuato l’opinionista – che ha rivelato le dimensioni del pene ed una lunghezza o cortezza di dieci centimetri. Sarebbe interessante sapere anche le dimensioni di Vannacci. Perché secondo me è significativo, io ve lo dico che questo ha a che fare con l’insicurezza”. Parole che hanno suscitato stupore e ilarità in studio. “Su questo non voglio intervenire”, il commento di Berlinguer con il sorriso. “Non ci posso credere. Ho fatto il voto del silenzio, non dico niente”, ha aggiunto Poletti poggiandosi le mani alla testa. “Io penso che il tema sia un pochino più serio, meglio chiudere qua“, il tentativo di Paragone di spostare l’attenzione su altri aspetti del dibattito. > “Sarebbe interessante sapere se Vannacci ha anche un’altra caratteristica di > Mussolini cioè le dimensioni ridotte del pene” > > Marina La Rosa a #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/TzTWKJkFwi > > — È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) February 3, 2026 L'articolo “Vannacci si fa vedere in questo modo virile… Sarà come Mussolini? Sarebbe da capire, perché ha a che fare con l’insicurezza”: le parole di Marina La Rosa a E’ sempre cartabianca e l’imbarazzo in studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Roberto Vannacci
“Ci hanno messo vent’anni ad ascoltarmi ma è successo, i premi a La Ruota della Fortuna non saranno in gettoni d’oro ma liquidati in soldi reali con ritenuta d’acconto”: parla Gerry Scotti
“Ho un annuncio importante da fare. È una cosa che avevo chiesto vent’anni fa. Ci hanno messo vent’anni ad ascoltarmi e ad accontentarmi”, ha detto Gerry Scotti a “La Ruota della Fortuna“. Per poi comunicare l’importante novità: “Dal primo febbraio, i premi nei giochi televisivi La ruota della fortuna e più tardi anche a Chi vuol essere milionario, non verranno più dati in gettoni d’oro ma saranno liquidati in soldi reali con la ritenuta d’acconto”. Il primo concorrente ad aggiudicarsi il montepremi con le nuove regole è stato Paolo, uno studente di ingegneria che ha portato a casa 20 mila euro: “Il primo a prendere questi soldi in soldi reali e non in gettoni d’oro”, ha ribadito Scotti. I quiz, attendendosi a una legge risalente al 1938 che stabiliva il divieto di regalare soldi in contanti nei giochi televisivi, hanno sempre pagato i premi in gettoni d’oro. Una sentenza del Tar ha abolito l’obbligo delle vincite in gettoni d’oro dal 1° gennaio 2019, pur non escludendo questa misura a descrizione delle trasmissioni, ma ritenendo indispensabili l’imparzialità dei criteri di partecipazione, comunicati in modo chiaro e con il giusto anticipo. Si tratta di una novità non di poco conto per i concorrenti. Come spiega il sito QuiFinanza, la vincita in gettoni d’oro comporta una serie di passaggi e problemi burocratici. Ad oggi un gettone d’oro vale circa 1.300 euro, in caso di vincite importanti il concorrente ne riceverebbe moltissimi. Consegnati con un furgone portavalori blindato, con il vincitore che deve custodire e cambiare in denaro. Questo passaggio, da gettoni d’oro a euro, prevede una successiva tassa del 20% sui premi da gioco con un calo ulteriore della cifra conquistata. Con le modifiche annunciate da Scotti, i concorrenti ricevono sul proprio conto corrente un bonifico con ritenuta d’acconto, dunque, con la cifra vinta già tassata. Nelle scorse settimane avevamo segnalato il caso di Vittoria Licari, la concorrente che aveva vinto un milione di euro al quiz condotto da Gerry Scotti. Con la ritenuta fiscale alla fonte del 20%, come imposta sostitutiva, aveva ottenuto 800 mila euro ma con il passaggio ai gettoni d’oro, con l’Iva al 22% sull’acquisto dell’oro e la successiva conversione in denari, immaginando un altro 5%, la cifra reale si era avvicinata a 592.000 euro. Una cifra quasi dimezzata rispetto al milione di euro iniziale. L'articolo “Ci hanno messo vent’anni ad ascoltarmi ma è successo, i premi a La Ruota della Fortuna non saranno in gettoni d’oro ma liquidati in soldi reali con ritenuta d’acconto”: parla Gerry Scotti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gerry Scotti
Punta una pistola giocattolo verso la telecamera: “Se ci chiamate forze dell’ordine ci deve essere un motivo, lo Stato deve poter essere lo Stato”. L’intervento dell’ispettore sindacalista Paolo Macchi a Fuori dal Coro
Un ispettore di polizia esibisce una pistola giocattolo in diretta tv e la punta verso la telecamera, l’inquadratura si abbassa per rendere l’effetto ancora più reale. Lo spettatore è nel mirino. “Guardatela bene, è solo un giocattolo da poche decine di euro ma sono certo che se ve la puntassi alzereste le mani e mi consegnereste il portafogli”, esordisce Paolo Macchi, ispettore di Polizia e dirigente nazionale del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia). Tutto trasmesso in diretta tv su Rete 4 nel talk show “Fuori dal Coro“, condotto da Mario Giordano: “Pensate se a puntarla invece fosse uno spacciatore in un bosco di notte, credo che si potrebbe parlare assolutamente di uso legittimo delle armi, soprattutto se fatto da chi viene armato dallo Stato”, continua Macchi per poi abbassare la pistola. > “Se ci chiamate forze dell’ordine ci dev’essere un motivo. Non ce la farete a > farci arrendere, anche se è sempre più dura!” > > Paolo Macchi, ispettore di Polizia e dirigente nazionale SIULP.#Fuoridalcoro > pic.twitter.com/c0Nr3TKkfU > > — Fuori dal coro (@fuoridalcorotv) February 1, 2026 “Se così non fosse allora disarmateci, è un Paese strano dove gran parte di persone e di politici detestano ancora vedere l’uso della forza e delle armi, arrivando finanche a contestare anche un inseguimento con il fine di farci desistere e di farci arrendere. Mettiamo tutti d’accordo solo quando siamo in ginocchio, a terra, finiti e magari con qualcuno che ci prende a martellate. Se ci chiamate forze dell’ordine – continua l’ispettore il suo intervento – ci deve essere un motivo. Il motivo è che lo Stato attraverso l’uso della nostra forza deve poter esercitare le sue prerogative, deve poter essere lo Stato. Non ce la farete a farci arrendere anche se è sempre più dura”. Sui social il filmato finisce nel mirino con commenti indignati mentre il sindacato lo rilancia sul suo sito definendo l’intervento “straordinario”. Giordano, dopo le parole di Macchi, insiste: “È sempre più dura perché un poliziotto viene indagato per omicidio volontario perché ha sparato a un delinquente che gli puntava una pistola contro. Io a quel poliziotto darei una medaglia (ne mostra una in video, ndr), il poliziotto che ferma un delinquente e spacciatore con precedenti merita una medaglia perché sta facendo il suo lavoro. Non è neanche legittima difesa, è il suo lavoro quello di fermare un delinquente. Non si indaga un poliziotto per sequestro di persona o omicidio perché spara a uno che gli sta puntando una pistola contro in quella situazione. È normale. Noi siamo dalla parte dei poliziotti, non solo quando sono inginocchiati per terra, ma anche quando sono nel bosco di Rogoredo”. L'articolo Punta una pistola giocattolo verso la telecamera: “Se ci chiamate forze dell’ordine ci deve essere un motivo, lo Stato deve poter essere lo Stato”. L’intervento dell’ispettore sindacalista Paolo Macchi a Fuori dal Coro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rete 4
Mario Giordano
“Dovrei venire con la mia spada”: Can Yaman sbarca a Sanremo 2026 e Carlo Conti lo accoglie travestito da Sandokan
Dall’isola di Mompracem alla Riviera ligure: Can Yaman sbarca a “Sanremo 2026”. L’attore turco sarà il co-conduttore della prima serata del Festival martedì 24 febbraio, affiancherà Laura Pausini e Carlo Conti. Proprio il direttore artistico in un post pubblicato sul suo profilo Instagram aveva lanciato un importante indizio con un fotomontaggio dove appariva vestito da “Sandokan” e un breve messaggio “Co-co”. L’ufficialità è arrivata poche ore dopo, prima con una nota stampa e poi al Tg1 delle 20: “C’è una sfida lì con CarloCan, vediamo dovrei venire con la mia spada. Sono molto contento perché so che è molto importante per gli italiani, qualsiasi cosa che mi avvicina alla cultura italiana mi fa felice”, le prime parole di Yaman che si aggiunge alla lista dei conduttori, con la presenza di Achille Lauro prevista nella seconda serata in onda martedì 25 febbraio. Can Yaman, 36 anni, è diventato noto in Italia grazie alle soap turche in onda su Canale 5 dove, successivamente ha recitato, per due stagioni, in “Viola come il mare” con Francesca Chillemi. Nei mesi scorsi l’exploit in Rai con il ruolo da protagonista in “Sandokan” che avrà una seconda stagione. L’invito all’edizione 2026 coincide con i 50 anni dal primo Sandokan interpretato da Kabir Bedi. Nelle scorse settimane era stato coinvolto in una triste vicenda, era circolata la notizia di un suo arresto in Turchia nell’ambito di un’operazione antidroga nei locali notturni, l’attore era stato rilasciato poche ore dopo. “Voglio precisare che non c’è stato nessun arresto”, ha dichiarato Can nei giorni scorsi al magazine americano “No Intervals”. “È un locale dove vado sempre. È un posto dove le persone mi conoscono, faccio tante foto, non è una novità che io sia lì. Faccio cinquecento foto, giorno e notte. Quindi sapevano che ero lì e quello era un normale controllo di routine”, aveva detto Yaman. Per poi ricostruire quanto accaduto: “La polizia arriva, settantacinque agenti perquisiscono tutti e non trovano niente, mi hanno fermato perché sono famoso. Loro fanno quello, devono controllare. È la loro procedura. Non so perché lo abbiano fatto ma non hanno trovato niente su di me. Il che è normale. E poi mi hanno lasciato andare in pochissimo tempo”. Can Yaman aveva assicurato di aver collaborato con la polizia fin dal primo momento: “Ho fatto dei test, ho collaborato con loro, gli ho dato subito il mio telefono, la password per accedere e tutto il resto. Loro hanno controllato, mi hanno prelevato un campione di capelli. Mi hanno prelevato il sangue per il test. E poi mi hanno lasciato andare quindi ero libero di andare dove volevo. Sono tornato in Italia il giorno dopo ed era tutto normale”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Can Yaman (@canyaman) L'articolo “Dovrei venire con la mia spada”: Can Yaman sbarca a Sanremo 2026 e Carlo Conti lo accoglie travestito da Sandokan proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Festival di Sanremo
Carlo Conti
“In Italia non va la sanità, ma abbiamo la cosa più importante: ‘el cul puli'”: la letterina di Littizzetto a Macron sul bidet
Esilarante letterina di Luciana Littizzetto all’indirizzo di Emmanuel Macron. Dal tavolo di Che tempo che fa, la comica ha voluto dimostrare al presidente francese l’importanza del bidet, sottolineando che “est arrivé aussi en New York“. In un francese italianizzato Littizzetto ha spiegato che anche se in Italia abbiamo i nostri problemi, come una sanità zoppicante, “abbiamo la cosa più importante ‘el cul pulì'”. Contenuti in streaming su discovery+ (www.discoveryplus.it) L'articolo “In Italia non va la sanità, ma abbiamo la cosa più importante: ‘el cul puli'”: la letterina di Littizzetto a Macron sul bidet proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Luciana Littizzetto
Che tempo che fa
Emmanuel Macron
“Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della cantante Emma Morton
“Il mio maestro di canto e recitazione ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in avanti”. È un racconto sconvolgente quello della cantante Emma Morton. L’artista scozzese ha rilasciato un’intervista a “Noi Tv”, in cui ha raccontato gli abusi subiti dal suo insegnante di canto, pianoforte e teatro dall’età di 12 anni. La cantante ha raccontato di aver visto su Facebook nel 2019 un post dell’uomo che cercava bambini per preparare uno spettacolo teatrale. La donna ha dichiarato: “Una sera ho visto un post su Facebook del mio insegnante di teatro e canto di quando ero piccola, cercava bambini per uno spettacolo. In quel momento la mia vita è cambiata drasticamente, non ho potuto più ignorare e nascondere quella che è stata la mia esperienza con questa persona. Ha abusato sessualmente di me per oltre 10 anni, dai 12 anni in avanti”. Emma Morton ha rivelato che l’uomo, oltre ad abusare di lei, l’aveva allontanata dalla famiglia: “Mi ha isolato dalla mia famiglia, la mia volontà di cantare è sempre stata contrastata da un immenso e inspiegabile disagio. Avevo attacchi di panico, pensieri di suicidio prima di cantare, non dormivo per giorni. Era una sensazione emotivamente pesante”. Morton è diventata famosa in Italia per la sua partecipazione a X Factor 2014. Dopo il tour del 2019, la cantante si è presa un periodo di pausa. Ora desidera tornare a esibirsi. Emma ha dichiarato: “Spero di poter riavvicinarmi al palcoscenico e sentirmi connessa con il pubblico. La cosa che mi è sempre piaciuto e dare conforto nel fare questo mestiere, nonostante tutte le difficoltà attraversate, è stato il contatto col pubblico”. L'articolo “Il mio maestro di canto e teatro ha abusato di me per oltre dieci anni. Avevo attacchi di panico e pensieri suicidi”: la rivelazione della cantante Emma Morton proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Musica Italiana
Molestie Sessuali
Tv Pubblica
“A Gerry Scotti posso dire solo grazie, mi devo tirare un po’ di pizzicotti per ricordarmi che lavoro davvero con lui I ritocchini? Mi sono rifatta il seno, ma in viso nulla”: così Samira Lui a Verissimo
“Sto vivendo un bel periodo, mi sento amata, voluta bene. È una cosa strana”, ha dichiarato Samira Lui a “Verissimo“, reduce dal clamoroso successo de “La Ruota della Fortuna” al fianco di Gerry Scotti: “Non mi aspettavo il successo de La Ruota della Fortuna, non me ne rendo neanche conto forse. Da bambina sognavo di poter lavorare su un palcoscenico, intrattenere le persone. A Gerry posso dire solo grazie. È un mito prima come persona e poi come professionista”. “C’è un rapporto di stima e di amicizia, ridiamo, ci divertiamo ed è la cosa più bella che si possa ottenere. È raro lavorare in un contesto in cui ci si diverte anche. A volte – ha continuato la showgirl – mi devo tirare un po’ di pizzicotti per ricordarmi che lavoro davvero con Gerry Scotti. Delle volte mi fermo e realizzo che è tutto vero”. Per lei è arrivata una sorpresa, un videomessaggio di Scotti in cui ha sottolineato la sua educazione: “Ho preteso che non fosse solo una bellezza giracaselle, ma anche che mettesse in difficoltà i concorrenti, facesse le sue domande. È stata bravissima a cavalcare questa opportunità. (…) Samira il mio sogno è che tra quarant’anni, quando ti intervisteranno da vera diva della televisione e ti chiederanno ‘com’era Gerry Scotti?’, tu possa dire solo belle cose su di me”. Samira ha smentito anche le nozze con il compagno Luigi Punzo, la loro relazione va avanti da otto anni: “E’ una fake news. Non ci sono state proposte. Credo che arriverà, io sono convinta che lui sia la persona giusta. Vorrei costruire una famiglia con lui”, ha dichiarato la Lui. Nel corso dell’intervista con Silvia Toffanin ha risposto alle critiche sul suo aspetto fisico e alle voci su presunti ritocchi estetici. “Non ho nulla contro la chirurgia. Direi tutto quello che ho fatto. Mi sono rifatta il seno, ma in viso non ho fatto nulla. Ho perso qualche chilo, ho imparato a truccarmi, ho sistemato meglio le sopracciglia che ti cambiano il viso”. L'articolo “A Gerry Scotti posso dire solo grazie, mi devo tirare un po’ di pizzicotti per ricordarmi che lavoro davvero con lui I ritocchini? Mi sono rifatta il seno, ma in viso nulla”: così Samira Lui a Verissimo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Verissimo
Gerry Scotti
“Le critiche costruttive aiutano a crescere, gli insulti e le minacce di morte no”: la denuncia di Irene dopo l’eliminazione a “MasterChef Italia”
Il 29 gennaio è stata a “MasterChef Italia” è stato tagliato il primo traguardo di stagione, la proclamazione della Top Ten di questa edizione. Ma Irene Rescifina è stata eliminata. La studentessa di Giurisprudenza di 20 anni ha quindi abbandonato il proprio sogno di diventare nuovo MasterChef italiano perché è caduta sulla ricetta del riso al salto con rognone dello chef Cesare Battisti. L’aspirante chef ha poi voluto condividere alcuni pensieri con un post pubblicato sui social: “Sintetizzare in poche parole un’esperienza così totalizzante non è facile. – ha scritto – Mille cose vorrei dire e tutte e mille non riuscirebbero a racchiudere l’avventura unica di MasterChef. Inizio con un banalissimo ‘che figata!’ non mi sarei mai aspettata di entrare, e men che meno di arrivare in top 10″. E ancora: “MasterChef è una bolla: fuori la vita continua a correre, lì dentro ogni emozione la vivi e la rivivi, amplificata, tre volte più intensa. Cambi, migliori, cresci giorno dopo giorno. Oggi mi sento una persona diversa, e non parlo solo di cucina. MasterChef è soprattutto persone: amicizie, litigi, pianti e risate”. L’ex concorrente ha poi ringraziato tante persone tra cui i giudici: “Barbieri il piccante, Locatelli il crunchy, Antonino la dolcezza. L’insieme è un piatto perfetto. Grazie a tutti i miei amici. Sono riusciti ad essere presenti, senza invadere i miei spazi. Nonostante io fossi ‘sparita0. Senza invidia ma con tantissimo amore. Grazie alla mia famiglia, il mio tutto. Darei la vita per voi e senza di voi non avrei nemmeno mandato la candidatura.Specialmente nonna: tornare a casa e poterti riabbracciare mi ha resa la nipote più fortunata del mondo”. Poi il discorso dei fa più serio: “Riguardo all’altra faccia della medaglia ho pensato tanto se dire qualcosa o meno. Le critiche costruttive aiutano a crescere, gli insulti e le minacce di morte no. Scrivo piuttosto a chi subisce o ha subito come me, non abbattetevi! Chi vi ama davvero sa chi siete. Vi sono accanto, nei social è più facile diffondere odio, ci si sente legittimati a tutto. Infine, grazie a me stessa. A 20 anni mi sono messa in gioco con positività e voglia di imparare.Ho vissuto questa “figata” fino in fondo, cercando, nonostante tutto, di mantenere quella ‘leggerezza dell’essere’ necessaria per affrontare qualsiasi momento della vita”. L'articolo “Le critiche costruttive aiutano a crescere, gli insulti e le minacce di morte no”: la denuncia di Irene dopo l’eliminazione a “MasterChef Italia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Masterchef
“Non ho mai potuto dire la parola ‘babbo’, è morto quando avevo 18 mesi. Mia mamma ha speso tutti i soldi per provare a curarlo”: Carlo Conti si commuove
Il figlio, l’artista, l’uomo. Carlo Conti si racconta per la prima volta a “Verissimo” nella puntata in onda domenica 1 febbraio, a partire dagli esordi professionali: “Il mio primo contrattino in Rai è datato 1985 con ‘Disco Ring’, lo scorso anno ho festeggiato i 40 anni, anche di fedeltà verso la Rai. Prima avevo iniziato con le radio, facendo un po’ di tutto. Io scherzo sempre dicendo che quelle erano radio private, perché erano private di tutto, c’erano un mixer, un microfono, parlavi. Era un momento bellissimo, abbiamo conquistato l’etere e imparato moltissimo, parlo al plurale perché riguarda me ma anche tanti amici e colleghi che oggi sono i protagonisti della tv”. IL RICORDO DELLA MAMMA LOLETTE Ben presto il discorso si sposta sul piano privato. Silvia Toffanin fa notare come Conti sia molto legato alla parola “babbo” pur non avendola potuta mai pronunciare: “Il mio babbo è morto quando io avevo 18 mesi, la mia mamma è stata molto forte, avrei potuto chiamare babbo la mia mamma perché aveva due attributi notevoli, si è rimboccata le maniche e mi ha tirato su da sola. Mi sono chiesto: ‘Chissà se fosse successo il contrario, se avessi perso mia mamma e mi avesse cresciuto il mio babbo se sarei stato quello che sono, non lo so. Molto merito di quello che sono ce l’ha quella signora lì (spiega osservando con commozione una foto della mamma, ndr)”. Carlo Conti sottolinea una volta di più la forza d’animo della madre: “Abbiamo speso tutti i soldi per curare il babbo, ha avuto un tumore ai polmoni, abbiamo fatto tutte le prove sperimentali possibili negli anni ’60, poi lei diceva che quando non ha avuto più gli occhi per piangere le hanno detto che non c’era più niente da fare. Ha ritrovato grande forza per rimboccarsi le maniche e tirare su questo Calimero, che qualche soddisfazione gliel’ha data”. “Se sono stato un bravo figlio? Non lo so, lei non mi ha mai detto ‘bravo’, però probabilmente, sotto sotto… Non mi dava tanta soddisfazione, ma sono sicuro che sia stata contenta. Mi ha fatto da babbo, faceva mille lavori per tirarmi su, ma non c’è mai stato un giorno in cui tornavo da scuola e la tavola non fosse apparecchiata. Era quel momento in cui io e lei ci ritrovavamo per chiacchierare, ed era importante”. Per amor suo, Conti ha anche tentato la strada rassicurante del posto fisso accettando in un primo momento un impiego in banca: “Finite le scuole, casualmente vinco un concorso in banca e mi son trovato col posto fisso, però tutti i giorni mi obbligavo per 8 ore a fare qualcosa che non mi piaceva”. Da lì la decisione di lasciare: “Quando mi licenziai dalla banca, mia madre è svenuta” racconta alle telecamere di Canale 5. “Ricordo che (mia madre, ndr) capì che qualcosa era cambiato quando feci un programma che si chiamava In Bocca al Lupo. Qui a Canale 5 provarono a batterlo con un certo Passaparola”, scherza con la conduttrice, che proprio a “Passaparola” iniziò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come letterina. L’AMORE PER IL FIGLIO MATTEO Quanto invece al proprio modo di essere genitore del piccolo Matteo, il conduttore, divenuto papà dopo i 50 anni, fa sapere: “Cerco di togliere il telefonino a mio figlio, sembra una convenzione internazionale averlo in prima media, io e mia moglie abbiamo ceduto, dosandolo perché credo sia uno dei problemi delle nuove generazioni. Parliamo di dipendenza dalle droghe, ma quella dal telefonino deve essere osservata con attenzione, è già una dipendenza per noi, inizia a esserlo per le nuove generazioni”. Per godersi di più la famiglia, Carlo Conti ha rivisto le proprie priorità: “Ho fatto una scelta di vita lasciando il preserale, così non ho un impegno quotidiano, ci siamo trasferiti a Firenze e mi godo di più la famiglia. Con il matrimonio sono passato dall’io al noi, e con la nascita di Matteo le priorità sono cambiate, grazie a Dio ho avuto la fortuna gigantesca di poter rallentare il lavoro, visto che le disponibilità economiche non mancano per fortuna, anche se sono partito da zero, anzi forse da meno zero”. IL LEGAME CON LA MOGLIE FRANCESCA Molto riservato sulla sfera privata, Conti accenna comunque al rapporto con la moglie Francesca Vaccaro, a cui è legato da oltre 20 anni: “C’è stata una prima fase di alti e bassi per colpa mia, non ero pronto, volevo essere maturo e consapevole, diciamo così. Antonella Clerici è stata complice, nella fase dei tira e molla io ho detto: ‘Ho capito che la donna della mia vita è Francesca’, lei quindi mi ha detto: ‘O vai e le porti un bell’anellino e le dici ti sposo seriamente, se no non ti presentare’, e così ho fatto. Dopo pochi mesi siamo arrivati alle nozze”. E ancora: “Sono un bravo marito? Devi chiedere a lei, ma credo di sì, almeno ci provo, anche con delle piccole cose e piccoli gesti, svegliarsi la mattina e portare il caffè a letto è un piccolo gesto e io lo faccio. Ho letto, prendete nota, che se uscendo di casa si dà un bacio alla moglie si vive più a lungo, io lo faccio tutte le mattine. C’è molta complicità, ci piacciono le stesse cose, una vita normale, uno dei momenti più belli è la spesa al supermercato insieme”. IL “SEGRETO” DELL’ABBRONZATURA Abituato com’è ai riflettori, Conti dice di non emozionarsi facilmente quando è in scena. Qualche eccezione però c’è stata: “A Sanremo è successo solo due volte, nel 2015 alla mia prima puntata, e nel 2017 quando sono arrivati dal fondo Pieraccioni e Panariello come ospiti, lì ho detto: ‘Guarda dove siamo arrivati’”. La strada in effetti non è stata sempre in discesa artisticamente parlando: “Ci sono stati anche alti e bassi, stai per fare un programma per il quale ti han chiamato e invece c’è un altro (conduttore, ndr) all’ultimo momento. Ma io ho fatto tutto con un unico riferimento, il pubblico” spiega. “Quando ho capito che ce l’avevo fatta? Mai, l’ho capito dal conto corrente, lì ho visto che era cambiato qualcosa dai giorni della radio a oggi. Per il resto dentro sono rimasto lo stesso. Credo che la mia normalità sia la mia fortuna, qualcuno la critica, dice che sono troppo normale, ma io sono così”. Nel congedarsi, l’ospite si concede una battuta parlando della sua iconica abbronzatura: “Forse l’avete intuito, una cosa che mi piace è stare l’estate a prendere il sole”. Non farebbe però uso di lampade: “Ho una pelle leggermente scura e non ho la fase del rosso a differenza di voi umani. Uso sempre la protezione, ma se c’è un raggio di sole è mio”. Esilarante l’aneddoto con cui chiude l’intervista: “Al mare, da piccolino, a mia mamma chiesero se fossi stato adottato. Io risentito dissi: ‘Caro signore, sono fiorentino purosangue’”. L'articolo “Non ho mai potuto dire la parola ‘babbo’, è morto quando avevo 18 mesi. Mia mamma ha speso tutti i soldi per provare a curarlo”: Carlo Conti si commuove proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Avevo 9 anni quando il mio papà morì, con lui guardavamo la Juve per vedere te”, “Anche mio padre è mancato, so quanto è difficile”: Alessandro Del Piero a C’è Posta per Te
Hanno perso i genitori a causa della stessa malattia, Sara e Matteo. Il papà quando avevano 9 e 10 anni. La mamma da poco tempo. È Sara ad aver scritto a Maria De Filippi per fare una sorpresa al suo adorato fratello, a C’è Posta per Te: “Mamma si è fatta in quattro per non farci pesare nulla, nemmeno le sue lacrime. Abbiamo imparato a vivere così, con il suo amore come punto fermo. Quando pensavamo che il peggio fosse passato con papà, siamo ripiombati in un incubo spaventoso: la diagnosi, la stessa di babbo. Davanti a quella storia che si ripeteva io mi sono arresa subito, tu no, sei andato avanti e hai continuato a sperare fino all’ultimo”, alcune parole della lettera. Perché Matteo per Sara è stato ed è una figura importantissima: “Sei la persona più importante della mia vita, sono qui per ringraziarti per quello che fai per me. Da quando non c’è papà, sei diventato la mia figura paterna e da quando anche mamma se ne è andata ti prendi cura di me”. E la sorpresa per Matteo è stata gigante: Alessandro Del Piero è entrato in studio, con il ragazzo emozionato tra un “non è vero” e un “mi viene un infarto”. Commosso, il campione ha abbracciaot Matteo: “Anche a me è mancato il papà, so quanto è difficile e come Sara sono uno che fatica a esprimere i propri sentimenti. La vostra storia, vissuta in privato, è bello che venga sottolineata”. E Matteo ha raccontato: “Mi ha sempre fatto vedere la Juve, quello che ci univa a guardarla eri tu. Lui era nato nel 1966 e ti ha visto crescere nella tua carriera. La prima e unica volta allo stadio è stata per questo, mi ha regalato la maglia della Juve. L’ho visto piangere raramente, una volta quando hai detto addio alla squadra”. Per Matteo autografi sui poster che ha in camera e biglietti per un viaggio, da fare insieme a Sara. L'articolo “Avevo 9 anni quando il mio papà morì, con lui guardavamo la Juve per vedere te”, “Anche mio padre è mancato, so quanto è difficile”: Alessandro Del Piero a C’è Posta per Te proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maria De Filippi
Alessandro Del Piero