Nuovi parametri per il calcolo della pensione di reversibilità, che per molti
beneficiari si potrebbe trasformare in un taglio dell’assegno ricevuto
mensilmente. A determinare questo cambio di passo è l’adeguamento dei limiti di
reddito che sono stati imposti dalla legge sul cumulo tra pensione ai superstiti
e redditi propri. Il cambio di passo avviene ad inizio anno a seguito
dell’allineamento al costo della vita del trattamento minimo Inps, su cui basano
i calcoli per effettuare le sforbiciate.
PENSIONE DI REVERSIBILITÀ, COSA PREVEDE LA LEGGE
L’articolo 1, comma 41 della Legge 335/1995 regolamenta il cumulo della pensione
di reversibilità con i redditi propri. Il nuovo riferimento per determinare
l’eventuale taglio è 611,85 euro, il trattamento minimo mensile Inps in vigore
da quest’anno.
Il taglio degli importi si applica unicamente nel momento in cui il reddito
personale del superstite supera alcune soglie annue: non è previsto alcun tipo
di taglio nel caso in cui sia fino a 3 volte il minimo Inps (quindi fino a
23.862,15 euro l’anno). Subisce una sforbiciata del 25% nel caso in cui sia tra
le tre e le quattro volte il minimo Inps – quindi compreso tra 23.862,15 euro e
31.816,20 euro – e del 40% nel caso in cui sia tra le quattro e le cinque volte
il minimo Inps (da 31.816,20 euro a 39.770,25 euro). Il taglio più sostanzioso
arriva per chi ha un reddito superiore a 39.770,25 euro, oltre 5 volte il minimo
Inps: è previsto un taglio del 50%.
CHI NON SUBISCE DEI TAGLI
Il legislatore ha previsto una serie di eccezioni e di tutele importanti: nel
caso in cui all’interno del nucleo familiare siano presenti dei figli minori,
studenti o inabili che hanno diritto alla pensione non viene applicata alcuna
riduzione, indipendentemente dal reddito percepito dal genitore.
Con la sentenza n. 162/2022 la Corte di Cassazione ha stabilito che la
decurtazione delle pensione di reversibilità, in ogni caso, non può mai essere
superiore all’importo dei redditi aggiuntivi che il singolo beneficiario
percepisce. In altre parole il singolo non può mai trovarsi in una situazione
economica peggiore solo per il fatto di aver lavorato o percepito dei redditi.
QUALI REDDITI VENGONO CONSIDERATI
Per il calcolo dei redditi che portano al taglio della pensione di
reversibilità, l’Inps prende in considerazione quelli da lavoro dipendente o
autonomo, le altre pensioni dirette (come la propria pensione di vecchiaia) e
tutti gli altri redditi assoggettabili all’Irpef.
Nel conteggio non rientrano il Tfr (Trattamento di Fine Rapporto), la casa nella
quale si risiede e gli arretrati sottoposti a tassazione separata.
COME CRESCONO GLI ASSEGNI PREVIDENZIALI
Anche le pensioni di reversibilità aumentano, come tutti gli altri assegni
previdenziali. Nel 2026 la rivalutazione è all’1,4% per gli importi fino a
quattro volte il minimo, mentre viene ridotta al 90% per chi riceve un importo
tra quattro e cinque volte il minimo e scende al 75% per le fasce superiori.
È bene sottolineare che quando si tratta di pensioni di reversibilità gli
aumenti non agiscono direttamente sulla quota che spetta al superstite, ma sulla
pensione originaria del titolare, che deve essere poi ripartita tra tutti gli
aventi diritto. Siamo davanti a un ulteriore passaggio che determina degli
effetti differenziati sulle singole quote.
Proviamo a fare un esempio: una pensione passa da 1.000 euro a 1.014 euro per
effetto dell’inflazione. Il coniuge ha diritto a percepire il 60% e quindi
ottiene un incremento pari a 8,40 euro, mentre il figlio che riceve il 20%
riceve poco meno di 3 euro come aumento. Questo ragionamento deve essere
applicato anche alla tredicesima, alla quattordicesima e alle integrazioni al
minimo.
LE PERCENTUALI DI RIPARTIZIONE
Il quadro delle ripartizioni delle pensioni di reversibilità si è ormai
consolidato nel tempo e non sono previste novità. Il coniuge percepisce il 60%
della pensione del defunto, che sale all’80% se è presente un figlio e al 100%
con due figli.
In assenza del coniuge, quando c’è un solo figlio, a lui spetta il 70% della
pensione, se ci sono due figli ad entrambi spetta complessivamente l’80% (che
deve essere diviso equamente tra tutte e due: quindi spetta il 40% ciascuno). Se
ci sono tre o più figli spetta a tutti il 100% della pensione, che deve essere
divisa in parti uguali tra tutti i fratelli.
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le soglie annue di reddito e le percentuali di riduzione proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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L’Agenzia delle Entrate ha ampliato l’ambito di estensione delle esenzioni Irpef
per alcune categorie di pensioni, nello specifico per quelle che vengono erogate
alle vittime del dovere. A fare il punto della situazione è la risoluzione n. 68
del 4 dicembre 2025 attraverso cui sono stati estesi i benefici non solo agli
assegni erogati come conseguenza dell’evento lesivo, ma a tutti i trattamenti
previdenziali percepiti dal soggetto che ne è titolare. Volendo sintetizzare al
massimo l’esenzione Irpef è stata sostanzialmente estesa.
PENSIONI, AMPLIATA L’ESENZIONE IRPEF PREVISTA
Attraverso la risoluzione n. 68/2025 l’Agenzia delle Entrate ha introdotto una
serie di novità relative all’esenzione Irpef per le vittime del dovere:
l’agevolazione non è limitata alla pensione privilegiata o ai trattamenti che
vengono percepiti legati direttamente all’evento lesivo. L’agevolazione viene
applicata a tutti i trattamenti previdenziali dei quali il soggetto in questione
è titolare. Ma cosa cambia ai fini pratici? Fino a questo momento l’esenzione
Irpef era prevista solo e soltanto sulla “pensione privilegiata”, ossia su
quella legata all’evento di servizio. Adesso, invece, il beneficio viene esteso
a tutti i trattamenti pensionistici che il soggetto percepisce, applicandosi
anche alle pensioni di vecchiaia o anzianità, a quelle di reversibilità o
indirette percepite dai familiari superstiti e qualsiasi altro trattamento
previdenziale obbligatorio, anche quando non risulta essere soggetto all’evento
che ha determinato lo status di vittima.
Ricordiamo che la misura coinvolge le persone che hanno ottenuto lo status di
“vittima del dovere”, “equiparato a vittima del dovere” o “familiare
superstite”. Le novità hanno effetto retroattivo e vengono riconosciute a
partire dal 1° gennaio 2017, giorno nel quale è entrata in vigore la Legge n.
232/2016, ossia la Legge di Bilancio 2017. Proprio alla luce di questa novità,
l’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni ai propri uffici territoriali
in modo che possano riesaminare i procedimenti pendenti e gestire i ricorsi
sulla base del nuovo orientamento che è stato preso, andando a recepire la
giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione.
COSA DEVONO FARE I PENSIONATI
Come si devono muovere i diretti interessati a questo punto? L’Inps, in qualità
di sostituto d’imposta deve adeguare i cedolini delle pensioni e non dovrà più
trattenere l’Irpef. A partire dal 1° gennaio 2026 è importante monitorare le
circolari dell’istituto per comprendere quando verrà effettuato il tutto e
soprattutto per capire se la procedura scatterà in automatico: potrebbe essere
necessario presentare una domanda, ma al momento non è stata data alcuna
indicazione in questo senso. Per ottenere i rimborsi relativi al passato,
invece, è necessario presentare un’istanza agli uffici territoriali dell’Agenzia
delle Entrate. E’ possibile chiedere assistenza alle associazioni di categoria o
ai sindacati, che stanno attivando degli sportelli dedicati per assistere i
pensionati nei calcoli e nelle richieste di rimborso. Con questa risoluzione
l’Agenzia delle Entrate ha finalmente colmato una disparità di trattamento che
esisteva tra le vittime del terrorismo – che avevano la possibilità di accedere
ad un’esenzione più ampia – e le vittime del dovere e i loro equiparati, andando
ad uniformare i benefici fiscali previsti per entrambe le categorie.
A CHI SPETTA L’ESENZIONE IRPEF
L’esenzione Irpef sulla pensione è un diritto riconosciuto alle vittime del
dovere, ossia le persone che hanno contratto un’infermità o sono decedute in
servizio. Ne possono beneficiare anche i soggetti equiparati – definiti dalla
Legge n. 266/2005 – e i familiari superstiti (il coniuge, i figli o, in loro
mancanza – i genitori, i fratelli e le sorelle in caso di convivenza).
L’esenzione deve essere richiesta presentando un’istanza telematica tramite il
portale Inps (al quale si deve accedere con le credenziali digitali: Spid, Cie o
Cns) o attraverso gli intermediari abilitati, come i Caf o i patronati. Nella
documentazione è necessario indicare gli estremi del provvedimento di
riconoscimento dello status.
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per i pensionati e i titolari di reversibilità proviene da Il Fatto Quotidiano.